GLI ANTIMPERIALISTI NELLA TRAPPOLA IRANIANA

Come Don Chisciotte - Informazione indipendente dal 2003


Un manifestante iraniano ripreso nelle recenti proteste a Teheran contro il regime di Ahmadinejad




Nota editoriale: Questo articolo è stato scritto poco prima delle ultime elezioni iraniane. Gli eventi successivi, che - di fronte ad una assolutamente non ambigua contrapposizione fra un popolo in rivolta, appoggiato da tutte le organizzazioni dei lavoratori e dai comunisti iraniani, e uno stato dittatoriale reazionario e assassino - hanno visto la stragrande maggioranza dei sedicenti anti-imperialisti italiani e stranieri schierarsi compattamente a sostegno del regime iraniano e della sua feroce macchina repressiva, confermano nel modo più tragico le analisi dell'autrice.

Paola Pisi


DI VALERIA POLETTI

uruknet.org.uk

L’eroe dei due mondi Ahmadinejad, acclamato al suo ritorno dalla Conferenza di Durban da una folla ben coreografata, ottiene il plauso di molta parte della sinistra occidentale grazie al ruolo sostenuto dall’Iran a favore di Hamas in Palestina e Hezbollah in Libano, ciò che farebbe della teocrazia iraniana il più luminoso esempio di "oggettivo antimperialismo". Dobbiamo pensare che gli studenti e i lavoratori che in Iran si espongono ad una repressione selvaggia per liberarsi del regime degli ayatollah senza accettare il patrocinio americano non hanno capito niente?

Queste due note vorrebbero essere un invito a riflettere sulle loro ragioni.

Dopo mesi di repressione nelle piazze e assassinii di protagonisti della rivoluzione, l’atto costitutivo della Repubblica Islamica dell’Iran fu ratificato, nell’estate del 1981, con l’esecuzione di 2665 militanti dei Mojaheddin [1] e di altre formazioni della sinistra iraniana [2].

Il Tudeh, partito sedicente comunista, filosovietico, riformista sotto lo shah e collaborazionista con Khomeyni, veniva liquidato con una serie di pogrom successivi tra il 1982 e il 1988 [3].

La santificazione del regime procede da quelle decine di migliaia di giovani bassiji mandati a morire sul fronte della guerra contro l’Iraq laico e progressista, in un delirio nazionalista che cancellava le aspirazioni popolari espresse dall’insurrezione [4].

Mentre si consolidavano le basi materiali della teocrazia capitalista, la tutela intransigente della proprietà privata [5] e la presa di possesso dello Stato da parte dell’apparato clericale [6], i Comitati di lotta contro le cose vietate e le Pattuglie della collera di Dio imponevano l’ordine morale islamico nella società. E non c’è bisogno di ricordare cosa questo significhi. Mentre si rifiutava la riforma agraria alle masse diseredate delle campagne venivano soppressi i sindacati indipendenti e, nel giugno 1981, il regime scatenava una feroce repressione contro i lavoratori: dai 300 ai 500 arresti al giorno, decine di migliaia di oppositori assassinati nelle carceri [7]. Più di 10.000 tra studenti e docenti universitari venivano massacrati in seguito alle proteste del giugno 1981 [8]. Tudeh e Fronte Nazionale schieravano i propri militanti a difesa dello Stato islamico, negando il loro sostegno alle manifestazioni del 1° maggio, in nome della "comune" lotta contro l’imperialismo americano alleato dello shah. È forse da questo slogan dell’epoca, lanciato di fatto contro le aspirazioni delle masse – ai tempi probabilmente pervase da un autentico sentire antimperialista – , che buona parte della sinistra si è lasciata affascinare dalla rivoluzione islamica tanto da preferire la teocrazia degli ayatollah allo Stato laico iracheno? Tanto da diffondere la fandonia dell’accordo tra il partito Baath iracheno e la CIA nonchè quella del sostegno americano a Saddam Hussein trascurando la provata complicità USA-Iran nell’affare Iran-Contras o l’altrettanto provato supporto israeliano all’Iran durante e dopo la guerra Iraq-Iran[9]?

Trent’anni dopo la proclamazione della Repubblica Islamica – cioè, mi permetto di dire, dopo la sconfitta della rivoluzione – l’Iran soggiace ad un regime di terrore, la grande maggioranza della popolazione versa in condizioni economiche disastrose ed è soggetta alla deprivazione dei più elementari diritti dei lavoratori, la discriminazione e oppressione delle minoranze non ha attualmente paragoni nel mondo, le donne sono vittime della più retrograda e vessatoria legislazione sul pianeta [10].

Trent’anni dopo la sconfitta della rivoluzione i Guardiani della Rivoluzione aggrediscono manifestanti e lavoratori in sciopero, uccidono, torturano [11]. Per assicurare la stabilità del regime e per salvaguardare gli interessi di una classe dominante che intende rispettare le compatibilità con il sistema capitalistico occidentale e prosperare a rimorchio dei flussi di investimento dei capitali esteri. L’accelerato processo di privatizzazioni (che interessa in particolar modo le risorse e l’industria strategica) insieme alla possibilità offerta agli investitori esteri di acquisire il 100% di aziende prima gestite dallo Stato non pare proprio indirizzare l’Iran sulla strada dell’antimperialismo (nonostante le altisonanti dichiarazioni di Ahmadinejad), quanto piuttosto rafforzare i già forti legami del regime con il mondo dominato dalle multinazionali [12].

Né pare testimoniare alcuna inclinazione antimperialista la storia e l’attualità dei rapporti internazionali della Repubblica Islamica.

Nonostante la violenza verbale della campagna propagandistica contro il "grande satana" (Stati Uniti) e contro Israele, l’Iran di Khomeyni aveva interessi convergenti con gli alleati diabolici. Per l’uno e per gli altri il nemico assoluto in Medioriente era il nazionalismo arabo, laico e progressista, in grado, soprattutto dopo la vittoria della rivoluzione in Iraq, di ingenerare in prospettiva ravvicinata un processo di sviluppo economico e sociale autonomo che avrebbe investito l’intera area – penalizzando e forse mettendo in crisi l’egemonia statunitense – e che avrebbe portato l’Iraq a dotarsi di un apparato militare capace di costituire un pericolo concreto per il "piccolo satana". La Repubblica Islamica ha ottenuto prezioso sostegno finanziario e militare tanto dagli Stati Uniti quanto da Israele durante la guerra con l’Iraq [13]: fino da allora la teocrazia iraniana, eliminata ogni possibile opposizione interna, mirava ad espandere la sua influenza politica e religiosa sul mondo arabo, e rappresentava il miglior antidoto alla febbre antimperialista (non semplicemente antiamericana) che, con punte più e meno accentuate, tendeva a pervadere gli arabi ex-colonizzati.

Nella prima Guerra del Golfo la neutralità iraniana veniva ottenuta dal governo iracheno in cambio della firma del trattato di pace notevolmente vantaggioso per l’Iran [14], ma l’"errore" sarà corretto dagli ayatollah con la piena collaborazione assicurata agli americani in occasione dell’aggressione contro l’Iraq nel 2003.

Dopo avere attivamente collaborato con gli Stati Uniti nel sostenere le milizie musulmane bosniache durante la guerra in Jugoslavia [15], ed avere affiancato il "grande satana" nell’aggressione americana all’Afghanistan [16], l’Iran è stato attore chiave nell’agevolare la guerra americana contro l’Iraq (a partire dal falso dossier sulle inesistenti "armi di distruzione di massa"), nell’affiancare le truppe di invasione con la penetrazione di milizie addestrate per condurre una guerra coperta contro la Resistenza irachena, per compiere azioni di terrorismo sotto falsa bandiera, per annichilire la volontà di resistenza della popolazione civile con barbari massacri dei fiancheggiatori della Resistenza armata, ma anche con azioni pianificate di "pulizia etnica" contro sunniti, cristiani, sciiti laici, palestinesi, e con violenze ed eccidi per imporre la shari'a. Le Badr Brigates (milizia dello SCIRI, il Consiglio Supremo per la Rivoluzione Islamica) e il Mahdi Army di Moqtata al-Sadr hanno fatto di gran lunga più morti che non i bombardamenti americani [17].

Insediato nel governo fantoccio iracheno servo di due padroni con il beneplacito degli Stati Uniti, l’Iran sostiene apertamente il regime afghano [18], e non manca di appoggiare le fazioni settarie integraliste sciite in Pakistan [19], Paese in via di destabilizzazione in funzione degli interessi geopolitici statunitensi e degli appetiti delle grandi compagnie coinvolte negli affari dei gasdotti [20] oltre che oggetto dei bombardamenti americani.

A dispetto degli infuocati scambi di accuse reciproche, dunque, esiste una più che discreta sintonia tra il "grande satana" e la teocrazia che governa il "Paese degli Ari", un vero bastione antimperialista secondo i "nostri" commentatori [21]!

Quanto allo zelo nel difendere i Palestinesi intrappolati a Gaza, piacerebbe sapere per quale motivo i Palestinesi intrappolati nell’Iraq occupato sono stati invece perseguitati e massacrati dalle milizie filo- iraniane [22]. Forse perché rimasti partigiani dello Stato laico e impermeabili alla islamizzazione forzata? Ma nemmeno per i palestinesi dei Territori occupati gli ahyatollah dimostrano grande considerazione: nonostante le ripetute proteste del Comitato per il Boicottaggio e il Disinvestimento in Israele, l’Iran intrattiene ottime relazioni di affari con Veolia e Alstom, le multinazionali impegnate nella costruzione delle colonie israeliane in Cisgiordania e Gerusalemme est [23].

Vero vincitore della seconda Guerra del Golfo, l’Iran non intende mancare l’occasione di accedere alla spartizione del mondo arabo approfittando della relativa debolezza degli Stati Uniti (più che mai invischiati in guerre che non riescono a vincere) e del progressivo raffreddamento delle relazioni USA-Israele.

Con la fine dell’URSS e dopo la distruzione dell’Iraq, infatti, il ruolo dello Stato ebraico, argine all’espansione sovietica in Medioriente e avamposto militare contro ogni speranza di unificazione araba, tendeva a perdere la sua ragione strategica. Non si può negare che, all’interno degli Stati Uniti, abbia continuato ad operare a favore dei piani israeliani in questi anni una cosiddetta "lobby ebraica", ma è impensabile attribuirle una influenza decisiva sulle scelte dell’Amministrazione in fatto di politica estera: le ragioni del capitalismo e dell’imperialismo non si fondano sulla difesa di interessi particolari di un nucleo, per quanto agguerrito e potente, ma sulla dinamica della mondializzazione capitalista, e non si affidano a think-tank, per quanto influenti, espressione di una pedina che è parte non determinante del sistema di dominio.

Eliminato il comune nemico, l’Iraq, dalla scena mediorientale, sono venute anche a cadere le motivazioni dell’alleanza sotterranea tra lo Stato sionista e quello teocratico riportando le due potenze regionali ad una situazione di fronteggiamento e confronto di interessi contrapposti. Se Israele mira a gestire intere aree di produzione e gli scambi commerciali nel "Grande Medioriente", l’Iran si propone di dilatare la propria influenza politica nella regione lasciando alle multinazionali occidentali il privilegio di sfruttare risorse e forza lavoro (come si evince dal nuovo corso delle privatizzazioni): i due progetti sono palesemente incompatibili.

Con la guerra del 2006 contro il Libano il governo israeliano intendeva innanzitutto colpire i tentacoli della piovra iraniana per frenarne le mire espansionistiche e, come obiettivo massimo, creare pregiudizio alla ipotizzabile futura alleanza tra Stati Uniti e Iran. Inserendosi nello scontro l’Iran si proponeva di impedire un eventuale avanzamento del cosiddetto "processo di pace": la "pacificazione" tra Israele e i maggiori Stati arabi avrebbe evidentemente allontanato la prospettiva di penetrazione politico-militare iraniana nel mondo arabo.

A prescindere dal maggiore o minore consenso che Hezbollah e Hamas possano raccogliere all’interno dei loro Paesi e delle ragioni che li oppongono allo Stato sionista, entrambe le organizzazioni hanno assolto perfettamente il compito loro assegnato, quello cioè di predisporre un casus belli per l’aggressione israeliana.

Fermata nella sua campagna militare dal veto statunitense, Tel Aviv incassa una sconfitta politica e vede ulteriormente ridimensionata la sua importanza quale alleato strategico degli Stati Uniti, ma ottiene di dividere ulteriormente, indebolendolo, il fronte della resistenza antisionista. È del resto evidente che, al di là dell’effettivo valore sul campo delle milizie di Hezbollah e degli errori di strategia militare di Israele, quest’ultimo non avrebbe avuto eccessive difficoltà (oltre che nessuna remora) a polverizzare il Paese dei cedri e la sua resistenza: tanto in Libano quanto a Gaza la campagna sionista è stata fermata dal veto statunitense (e da quello della cosiddetta "comunità internazionale") a dimostrazione che non è Israele a dettare le condizioni.

Hezbollah entra stabilmente nella compagine governativa libanese e garantisce al suo sponsor iraniano una tribuna da cui lanciare una intensa campagna propagandistica di promozione dei precetti religiosi e politici dell’Islam.

Teheran, con l’operazione libanese ma ancor di più con la "vittoria" di Hamas a Gaza, ottiene una base territoriale nel cuore del mondo arabo, una base da cui muovere per portare l’attacco dell’Islam politico dentro le maggiori nazioni arabe, dentro l’Egitto e l’Arabia Saudita, e vede notevolmente accresciuto il suo ascendente sulle masse arabe.

La mobilitazione delle comunità sciite, sobillate dagli agenti iraniani, che inneggiano alla secessione in Arabia Saudita [24], e i progettati attentati a firma della Fratellanza Musulmana (alleata di Hezbollah) in Egitto [25] non sono certo semplici operazioni di propaganda, e meno che mai azioni rivoluzionarie: non appoggiano movimenti popolari contro gli odiosi regimi fino ad ora complici degli americani favorendo l’unità delle organizzazioni di opposizione, ma cercano di scatenare violenze settarie dentro nazioni arabe, violenze che hanno lo scopo di fomentare una guerra civile tra il popolo, colpendo sì i governi, ma per portare questi Paesi in uno stato di destabilizzazione che agevoli interventi di forze esterne. Possiamo facilmente predire che, in un simile scenario, non saranno solo le forze iraniane ad intervenire! Non è nemmeno difficile preconizzare che si possa arrivare anche per questa via a quello smembramento delle nazioni arabe auspicato dagli agenti mondiali dell’imperialismo e dal capitale transnazionale interessato alla realizzazione del cosiddetto "Grande Medioriente" – cioè l'area compresa tra Egitto e Turchia a occidente, Afghanistan e Pakistan a oriente – verso il quale sono rivolti gli appetiti dei grandi investitori oltre che delle maggiori compagnie petrolifere nel mondo. È così che l’Iran assolverebbe al suo ruolo "oggettivamente antimperialista"?

Difficile dire, sulla scorta delle considerazioni fatte sopra, che siano le sorti della Palestina e dei palestinesi a stare cuore ai dirigenti politici iraniani o che sia il fanatismo antiebraico (l’antisionismo ha ben altra dignità) di Ahmadinejad a motivare gli aiuti in armi e denaro forniti ad Hamas: l’esportazione della "rivoluzione islamica" ha altri e più vasti orizzonti e, a quanto pare, non crea pregiudizio ad una alleanza di fatto, ancora per poco celata, con il "grande satana" capitalista e imperialista.

Così come non è per feroce odio razziale di origine religiosa che Israele aggredisce Libano e Palestina con bombe al fosforo, ma per cinico calcolo strategico, come è naturale che avvenga per un Paese colonialista, capitalista e razzista. "Secondo il viceministro della Difesa israeliano Ephraim Sneh, la guerra con Teheran non è una questione di se, ma di quando […] il Libano è semplicemente il preludio a una guerra ben più ampia con l’Iran’" [26]. Allo stesso modo possiamo leggere l’aggressione a Gaza. E pare ridicolo sostenere che l’efferatezza dei crimini israeliani nella regione siano frutto di una cultura religiosa. La spietatezza non è prerogativa dell’ebraismo, né inclinazione esclusiva dei sionisti: si tratta di terrorismo contro la popolazione civile identico a quello praticato, con la complicità tra gli altri dello Stato italiano, dagli anglo-americani in Iraq e in Afghanistan, perché il terrore è l’arma per vincere la resistenza di un popolo. La colonizzazione e l’occupazione della Palestina è in sé un’aberrazione della storia e un atto criminale contro i diritti umani.

In realtà, benché sia già nei calcoli lo scontro diretto con l’Iran [27], Israele teme ben di più la prospettiva non lontana di una destabilizzazione globale del Medioriente. Il conflitto generalizzato neutralizzerebbe l’egemonia militare dello Stato degli ebrei, e un teatro con più attori ostacolerebbe l’accesso ai centri produttivi e ai mercati arabi all’asfittica economia del Paese (che non sarebbe, allo stato attuale delle cose, in grado di sopravvivere in assenza dei consistenti aiuti americani). Lieberman, nel discorso delle 1100 parole in occasione del suo insediamento nella carica di ministro israeliano degli Esteri, ha infatti affermato che i veri problemi per il "mondo libero" arrivano "dal Pakistan, dall’Afghanistan, dall’Iran e dall’Iraq - e non dal conflitto israelo-palestinese" [28]. E in una intervista al quotidiano russo Moskovski Komsomolets ha dichiarato che è molto più concreto il pericolo che l’arsenale atomico pakistano possa cadere nelle mani dei fondamentalisti islamici rispetto a quello rappresentato dall’atomica iraniana [29]. Mentre è evidente che Israele ha ora un nemico in comune con i Paesi arabi "moderati" (Egitto, Arabia Saudita, Marocco, Giordania) minacciati dall’espansionismo sciita iraniano, e, dunque, ha interesse a non compromettere le proprie relazioni con essi [30].

Da parte sua l’ Amministrazione Obama non solo ha avviato trattative con il governo degli ayatollah e con quello siriano [31] e ha reso pubblico l’intendimento di arrivare ad un disgelo nelle relazioni USA-Iran con il plauso della Unione Europea [32], ma ha anche associato l’Iran al programma di "ricostruzione" dell’Afghanistan [33].

È palese la divaricazione crescente tra la politica estera di Washington e quella di Tel Aviv: sullo sfondo si profila una sorta di sconvolgimento delle alleanze, una situazione in cui grandi e medie potenze faranno scontrare sul campo i propri satelliti, ogni genere di fazioni armate locali e organizzazioni terroriste. E la Russia? Potrebbe essere l’ago della bilancia o sbilanciarsi a favore di Israele. Cosa che potrebbe fare la differenza tra un conflitto mediorientale combattuto per procura da attori regionali e un conflitto mediorientale di più vaste proporzioni.

È ancora lecito aderire all’"Ahmadinejad fans club" in nome della sua pretesa difesa della causa palestinese?

Indubbiamente la Repubblica Islamica costituisce un elemento di disturbo verso l’attuale egemonia statunitense in Medioriente e i suoi interessi a medio termine si contrappongono a quelli dell’"entità sionista", ma attribuirle per questo un ruolo "oggettivamente antimperialista" – come sostiene attualmente la più parte dei commentatori del movimento contro la guerra – contraddice la più elementare e fondamentale ragione della lotta contro l’imperialismo: l’antimperialismo è un progetto di emancipazione di una società dal dominio economico e politico esercitato da una potenza capitalista su un popolo, è un movimento nato con le guerre di liberazione nazionale anticoloniali e fondato tanto sul principio di autodeterminazione quanto su quello della dissoluzione del vincolo di dipendenza dal modello di sviluppo della potenza dominante. In altre parole, è intrinsecamente legato alla lotta contro il dominio del capitalismo. E contro la guerra imperialista, da chiunque condotta.

Un ruolo contingentemente antiegemonico, come al massimo può definirsi quello dell’Iran degli ayatollah, giocato non certo con la finalità di emancipare le popolazioni mediorientali dallo sfruttamento capitalistico ma per assoggettarle ad un dominio teocratico che incarna l’assolutismo reazionario come mai si è verificato nella storia, è il ruolo del peggior nemico degli antimperialisti come delle masse proletarie e popolari.

Lo testimonia il grande e variegato (oltre che estremamente coraggioso) movimento di opposizione interna alla Repubblica Islamica [34] e il movimento nelle università [35]; lo rende evidente il moltiplicarsi degli scioperi in tutti i settori della produzione. Lo dichiarano inequivocabilmente le organizzazioni della resistenza iraniana, Mujahedeen-e-Khalq [36] e Hands off the People of Iran [37] in primo luogo, ma anche le associazioni studentesche [38] e il Partito del Lavoro dell’Iran [39].

Perché gli antimperialisti nostrani non fanno riferimento a queste formazioni e non si impegnano a fianco delle masse popolari oppresse dell’Iran piuttosto che confidare nelle virtù "rivoluzionarie" dell’idolatria? Perché non reagiscono alla censura e all’esclusione decretata da Stop the War contro l’organizzazione dell’opposizione iraniana Hands off the People of Iran colpevole di aver criticato il governo di Teheran [40]?

Perché il movimento contro la guerra, invece di dare voce ai blogger iraniani che quotidianamente rischiano la vita per denunciare le atrocità commesse dal regime, le giustifica in nome del diritto ad una "diversa civiltà giuridica", oltre ad accogliere al suo interno personaggi come George Galloway che si pronuncia contro l’asilo politico ad un gay iraniano condannato a morte [41]?

Si tratta dello stesso movimento contro la guerra che, dopo averne avallato la diffamazione, ha approvato il linciaggio e l’assassinio di Saddam Hussein e degli esponenti del governo antimperialista iracheno.

Personalmente non ho altro da aggiungere se non che l’uso sistematico della tortura, l’avvilimento delle donne, l’assassinio degli studenti e dei lavoratori, l’impiccagione di adolescenti gay e di giovani donne mi riempie di pre-politica indignazione.

Valeria Poletti

Fonte:www.uruknet.org.uk

Link:
http://www.uruknet.info/?p=s10044&hd=&size=1&l=i

23.06.2009


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Commenti (64)

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    1. nessuno 26 giugno 2009

      Fonte:(parziale) http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=9288

      Ahmadinejad viene presentato sempre più come un "nuovo Hitler", mentre giganti eurasiatici del calibro di Turchia e Russia, a margine della riunione della Organizzazione della Conferenza di Shanghai gli riconoscono la rielezione (e poi sarebbero loro, due terzi d’Eurasia, che “si isolano”…).
      Un presidente che è amato dalle classi popolari perché incarna i valori della "tradizione", detestato dalle classi già agiate (simili a quelle mandate a ''spentolare' a Caracas nel 2002, aizzate dalla Cia e dalle tv private) che vorrebbero diventarlo sempre di più!
      Il Presidente iraniano – nella neolingua dei megafoni dell’informazione – sarebbe addirittura ‘reo' d'aver aumentato pensioni e stipendi, il che ha dato lo spunto, per i soliti in malafede, di dire che "è in campagna elettorale da 3 anni": insomma, non è importante cosa si fa, ma "chi fa cosa"!
      Quanto al posizionamento dell'Iran in politica estera, un'inversione di rotta farebbe molto comodo a Usa e soci.
      La linea seguita sin qui è quella giusta, compreso il "nucleare iraniano", che nasconde la vera posta in gioco, quella energetica (quindi, politica con la P maiuscola).
      Ecco cosa sono gli “studenti e gli operai” di cui vaneggiano vecchie ciabatte dell’”antimperialismo” totalmente a digiuno di geopolitica.
      L'autore:
      Enrico Galoppini
      saggista e traduttore dall'arabo, diplomato in lingua araba a Tunisi e ad Amman, ha lavorato nell’ambito di progetti internazionali (ad es. in Yemen) ed ha insegnato per alcuni anni Storia dei Paesi islamici presso le Università di Torino e di Enna.
      È nel comitato di redazione della rivista di Studi geopolitici “Eurasia” (www.eurasia-rivista.org). Particolarmente interessato agli aspetti religioso e storico-politico del mondo arabo-islamico, alla storia del colonialismo, all'attualità politica internazionale, ma anche ai viaggi e a fenomeni di costume, collabora o ha collaborato a riviste e quotidiani tra cui "LiMes", "Imperi", "Eurasia", "Levante", "La Porta d'Oriente", "Kervàn", "Africana", "Meridione. Sud e Nord del mondo", "Diorama Letterario", "Italicum", "Rinascita". Tra le sue pubblicazioni: "Il Fascismo e l'Islàm" (Edizioni All'Insegna del Veltro, Parma 2001), Islamofobia (Edizioni All'Insegna del Veltro, Parma 2008). A mio avviso questo signore è sicuramente più titolato di quanti , pur non avendo uno straccio di cattedra e di conoscenza , continuano a denigrare l'Iran

    1. BSMLLHTL 26 giugno 2009

      ecco il video!!!

      http://www.nkusa.org/activities/Demonstrations/20090419-Cohen.cfm

    1. BSMLLHTL 26 giugno 2009

      ebrei non-sionisti una fantasia?
      èh sì certo...infatti sul sito Neturei Karta c'è un video in cui Chi spiega le differenze tra religione ebraica e sionismo è Babbo Natale in persona...travestito da Rabbino, però!!!...mi pare ovvio...

    1. reza 26 giugno 2009

      Anche io avevo creduto a questa fantasia sui "ebrei non-sionisti" ma ora , dopo 4 anni di governo di ahmadinejad, sono certo che NON ESISTONO e che LA LORO POLITICA, ANCHE SE SEMBRA CONTRARIO, PORTA L'ACQUA AL MULINO SIONISTA DANNEGGIANDO L'ISLAM ED IL RESTO DELL'UMANITA' TRASCINANDOLI SUL BARATRO DELLA GUERRA E DELL'INSICUREZZA, NAZIONALI E INTERNAZIONALI.

    1. BSMLLHTL 26 giugno 2009

      Il genere di ebrei che AHMADINEJAD ha ricevuto è quello dei NETUREI KARTA...gli ebrei dichiaratamente anti-sionisti e contro lo stato d'Israele!
      Dovresti essere meno approssimativo nel dare informazioni...ma si sa: la negligenza è il rifugio dei pigri o dei disinformatori di professione, a te la scelta di appartenenza ad una delle due categorie!

    1. nessuno 25 giugno 2009

      Scusa Reza ma sono esterefatto

      Prima asserisci che ahmadinejad e un ebreo convertito, io è la prima volta che lo sento, però ci stà non sono onnisciente

      Adesso scrivi che lo stesso e il suo regime da addosso ai palestinesi e sono pappa e ciccia con i sionisti?

      Devo dirti che tutto quello che scrivi sembra dettato da un'odio profondo verso questa gente e sopratutto molto inverosimile

      Ad ogni modo altri leggeranno quanto hai scritto qui mi auguro ci sia qualcuno che confermi quanto hai asserito

    1. Adelphi 25 giugno 2009

      Non intendevo questo, volevo dire che solo in giornalacci di terza categoria vedrai trattati gli USA come la Vergine Maria.

    1. slump 25 giugno 2009

      Mah...

      Io ho come l'impressione che anche in questa vicenda (iraniana) ognuno cerchi solo le cose che servono per raffoprzare la propria pregiudiziale posizione e tralasci tutto il resto: umanamente tipico ma senza grosse possibilità di sviluppo.

      Come può un occidentale, laico, che si dice anche antimperialista, cioè antiamericano (nel senso della politica americana) essere però filo-iraniano? Cioè filo un regime teocratico e liberticida? Oppure come può definirsi anti-iraniano, dell'Iran attuale di Amadinejad e Kamenei e dunque a favore degli USA, della GB ecc. Cioè dei peggiori aggressori e guerrafondai degli ultimi venti anni (tralasciamo prima)?

      Come si vede c'è da diventare matti, la schizofrenia è dietro la porta.

      Non aiutano certo rigurgiti antisemiti o prese di posizione tranchant.

      Quanto a me nulla da dire: nel mondo vince sempre il più forte, anche se non sappiamo definire cosa sia la "forza", sappiamo però che ha sempre ragione.

    1. reza 25 giugno 2009

      Forse è scoop per qualcuno,ma non posso dire per tutti,poiché molti in occidente ripetevano "se non è pagato da loro per fare ciò che fa,allora èuno di loro".

      ahmainejad riceve la visita degli ebrei da tutto il mondo da quando è presidente dell'Iran, cé un via e vai continuo tra lui e questi ebrei che si dichiarano "non sionisti".

      Sul piano pratico,ahmadinejad e khamenei, con il loro broglo elettorale con cui il governo dell'Iran è stato regalato ancora ad ahmadienjad, hanno aiutato Israele,meglio che tutte le potenziali sioniste, per fare uscire Netanyahu dall'isolamento in cui era finito per le richieste di Obama sui palestinaesi e,infatti, il primo riconoscimento per ahmadienjad presidente,anche se si prospettava la ribellione degli iraniani di fronte ad una prepotenza del genere, è arrivato de facto dal capo di mussad israeliano e poi da netanyahu, quando ambedue hanno dichiarato che per loro andava bene ahmadienjad ,inoltre, non dimenticare che i giornali israeliani invitavano gli iraniani di votare per ahmadinejad.

      Adesso lo so che i "geni" in politica internazionale su questo sito salteranno dalle loro sedie pr dire "ma il trucco sta proprio in questo che mira a rovinare l'immagine di ahmadinejad" , ma in realtà le cose stanno a 180° e ahmadinejad sta con loro,altrimenti non poteva usare questa violenza sui nostri giovani.

      Basta sapere il farsi e leggere ora i giornali iraniani, quelli rimasti ancora aperti che poi sono tutti controllati dal governo, troverete il meglio del repertorio dei media filo sionisti contro i palestinesi e ancora peggio, i primi escono in Iran e per la gente cé la possibilità immediata di constatare ,mentre spesso per voi non esiste la possibilità di verificare le notizie dei secondi su ciò che accade in Palestina.

      Tutto questo; lo schierarsi di khamenei prima,durante e dopo le elezioni con ahmadinejad, lo schierarsi contro questa mafia del resto della nomenklatura politica iraniana,i risultati falsi che regalano ancora a ahmadienjad la presidenza, le violenze contro chi protesta per questa truffa .................sono tutti li ad indicare che cé un interesse che supera, per volontà dei traditori, l'interesse del Popolo iraniano e questo interesse, sin dalla fine della II° guerra mondiale è stata quella sionista.

      Comunque, per dovere di cronaca aggiungo che, si è alla conoscenza del "circolo Haqqane" sin dall'1979, né era a conoscenza lo stesso Khomeini,il quale fece bandire "l'associazione dei Hojatieh" , i membri di questa associzione si sono nascosti per diversi anni fino a che Khomeini è morto,poi, grazie al carattere dittatoriale di khamenei che negli anni della sua guida ha indebolito le istituzioni repubblicane, questi animali hanno preso di nuovo resprio,fino ad arrivare ad occupare la presidenza della repubblica con ahmadienjad 4 anni fa, negli anni della sua presidenza,ahmadinejad ha sostituito tutti i livelli dirigenziali del paese con gente della sua bottega e oggi, il golpe degli Annusi è stato realizzato contro tutti gli iraniani, ma questo resta un golpe a metà, sono sicuro che,malgrado le apparenze, ahmadinejad e i suoi stanno aspettando un aiuto esterno, mentre gli iraniani non avranno altro aiuto che le proprie forze, comunque sia, a voi non resta altro che aspettare per vedere che quanto sostengo è la realtà dell'Iran di oggi, ma credo che i media qui lavorano il doppio di quei bastardi annusi in Iran per non far capire a voi cosa realmente succede , anche io leggo i giornali e guarda laTV; dal BBC al Sky al CBS al FoXnew che CNN e robba varia, ivi compreso i media italiani che passano notizie riciclate e di terza o quarta mano , coprendosi con lacrime di coccodrillo sui manifestanti iraniani , propagano lo stesso un tipo di informazione elaborato che mira ad un unico scopo finale che è quella di preparare le menti ad un futuro isolamento totale(tipo l'Iraq) dell'Iran per poi attaccarlo, mentre in Iran si manifesta(morendo) per salvare la Rivoluzione dalle sporche mani degli annusi.

      khamenei ha tradito la Rivoluzione khomeinista e con ciò ha tradito l'Iran ed è solo per questo che procede ad uccidere i nostri giovani, perché chi tradisce diventa ricattabile e oggi khamenei e suo figlio sono nelle mani degli annusi, mentre la gente iraniana li affronta ambedue, ma questi traditori non possono essere sicuri che con la sostituzione dei alti comandi e dirigenti ed schierando i basiji al comando dei comandanti di Tshal prenderanno il potere in modo totale, ecco perché sono in attesa dell'intervento esterno,ma credo che il Popolo iraniano si muoverà prima e cancellerà la loro presenza dalla scena molto presto.

    1. cesare52 25 giugno 2009

      Naturlmente è l'ultim post. Non risponderò che se no mi sporco.

    1. cesare52 25 giugno 2009

      @cara Paola, era un ragazzino anche Lucien Lacombe, il ragazzino che aiutava i nazisti a torturare i partigiani e deportare gli ebrei. Sono tuttie sempre ragazzini che come argomento hanno ilmanganello e l'olio di ricino. Quando non possono aggrediscono verbalmente. Cara Paola l'Italia e gli italiani fortunatamente non sono questa fogna a cielo aperto malodorante che rimpiange i forni crematori e disprezza la gente che si rivolta per avere condizioni umane di vita. Questi sono contro la gente perchè hanno trovato un loro ducetto che promette la guerra, magari anche la bomba atomica. Se ne fregano dei diritti umani loro come in uno oscuro passato marciano al passo dell'oca, per adesso telematicamente aggredendo chiunque cerchi di ragionare, poi chissà... è inutile raginare o portare argomenti davanti a tesi predefinite ti rovesciano addosso i savi di sion, il talmud che poi non è il Talmud, tu smentisci ma è inutile. Ricominciano da capo senza vergogna. L'Italia non è questo, qui dire nazista è ancora un insulto. Il problema è questo sito in cui si può dire in un articolo postato dai gestori del sito che le camere a gas sono una bufala e tra l'altro ironizzare pesantemente sulla morte di una ragazza addirittura negandone la morte in diretta. Ma a me ha colpito molto la derisione che fa tal freda. C'è qualcuo che scherza con il fuoco riesumando la feccia delle fogne al olo scopo dell'audience. Poi per quanto mi riguarda possiamo parlare della crisi dell'antimperialisti, ma da una altra parte. Non so se ci sono gli estremi per ricorrere alla magistratura per denunciare il signor Freda, ma io ci sto pensando.

    1. nessuno 25 giugno 2009

      pisi

      Il ragazzino, perchè mi pare evidente che sia giovanissimo, che aveva postato i finti passi del Talmud e ora mi dà della serva dei sionisti, è completamente innocente: è solo un prodotto, e non certo la causa, di un'informazione alternativa che è diventata (negli USA ancor più che in Italia, se è per questo) pura disinformazione. E' sulle cause che dovremmo interrogarci.
      La ringrazio per il ragazzino spero che altre rappresentanti del gentil sesso la pensino come lei
      Una causa di disinformazione su questo sito è sicuramente lei, io posso aver preso una cantonata sul talmud e non ho difficoltà a ammetterlo
      Lei scrive invece e pubblica articoli su situazioni che conosce "de relato" o per informazioni di personaggi la cui obbiettività di analisi appare decisamente falsa.

    1. nessuno 25 giugno 2009

      Ahmadinejad è solamente da 10 anni che ha questo cognome.Il suo cognome originario è Surchian .
      Lui (come il suo ideologo Mesbah Yazdi e il suo facendiere [come Gainni letta per berlusca] Asgaroladi) è un "Annusi": ebrei divenuti musulmani.

      Questo è uno scoop mondiale
      Reza come mai non l'hai scritto prima?
      Questo cambia di molto le cose
      Adesso sappiamo che in effetti Ahmadinejad è la quinta colonna dei giudei in Iran
      E nessuno in tutto questo tempo ha mai detto nulla?
      Scusa sai iindicarmi se ci sono altre "fonti" che riportano questa notizia?
      Grazie

    1. reza 25 giugno 2009

      Ahmadinejad è solamente da 10 anni che ha questo cognome.Il suo cognome originario è Surchian . Lui (come il suo ideologo Mesbah Yazdi e il suo facendiere [come Gainni letta per berlusca] Asgaroladi) è un "Annusi": ebrei divenuti musulmani.

      Gli "Annusi" non sono conosciuti in occidente ma nel mondo islamico li conoscono bene e tutti i musulmani sanno che essi, a parole, sono quelli che non perdono l'occasione di scagliarsi contro gli ebrei e Israele,ma da un'pò di anni si sta scoprendo che,in realtà,i loro attacchi agli ebrei sono progettati per portare avanti gli interessi del sionismo.

      Gli "Annusi" sono in realtà la causa principale della nullità di circa un miliardo e tre cento milioni di musulmani di fronte e pochi milioni di ebrei sionisti, perché rappresentano la quinta colonna del sionismo nel mondo islamico.

      Si direbbe che l'Iran è tornato di trenta anni indietro con gli "Annusi" come signor Surchian detto ahmadinejad, esattamante con era ai tempi dello shah Pah'Levi.

      Che la situazione iraniana sia molto più complicato e complessa di quanto potreste mai immaginare, vi doveva essere chiaro dal momento che in questo sito in molti (sionisti e cretini) hanno messo in dubbio la veridicità dell'assassionio filamato di povera Neda ,mentre i giornali filo ahmadinejad in Iran dal momento dell'assassionio ad oggi, arrampiccandosi sugli specchi, stanno cercando di attribuire la morte della ragazza a chiunque pur di non accettare che lei è stat assassinata dagli "Assuni".

      Tutti in Iran sanno (perché né sono testimoni)che tra i basiji armati, ci sono dei NON-IRANIANI che parlano arabo o ebraico e che sono loro che sparano sulla folla.

      Quanto sta succedendo in Iran è una cosa dovuta e ,al quanto, dolorosa,che il Popolo sta portando avanti per smascherare i propri nemici. Già più di 200 anni fa, quando i padri della Rivoluzione costituzionalista iraniana si erano riuniti nel Parlamento(proprio in piazza Baharestan)per decretare la fine del dominio anglorusso sul nostro territorio, i russi preserò a cannonate il Parlamento uccidendo i Rivoluzionari per poi sostituire i notabili del paese con gli "Annusi" .

      Oggi gli iraniani si sono ribellati proprio a loro,agli "Annusi" come ahmadinejad, come Mesbah Yazdi,come Asgaroladi e come Khamenei e il suo figlio e i l loro mercenari e la banda che da 4 anni sta sofocando l'Iran e gli iraniani.

    1. victorserge 25 giugno 2009

      non sono d'accordo sul tuo intervento.
      per una ragione semplice.
      tu fai un 'analisi dell'iran, cioè di una società che non conosci, come non la conosco io, su basi liberal democratiche, cioè basata sui valori che non appartengono alla loro cultura.
      sai cosa dico, io credo che il nostro problema è appunto di livello culturale, cioè di scarsa conoscenza del meccanismo che regole quel tipo di società.
      ti consiglio di leggere i dannati della terra di fanon; in questo saggio ci sono le chiavi di lettura per la comprensione di quella parte di mondo che non ci appartiene culturalmente e socialmente, cosicché prima di accingerci a dare lezioni di democrazia agli altri potremmo fare una riflessione sul nostro tipo di cultura e sui nostri valori.
      vogliamo sempre che gli altri paesi, soprattutto quelli in via di sviluppo, applichino la democrazia quando noi stessi ne siamo carenti.
      non è una contraddizione?

    1. cloroalclero 25 giugno 2009

      x adelphi: ma anche no

      http://www.disinformazione.it/imperialismo_americano.htm

    1. Adelphi 25 giugno 2009

      Scusa il francesismo, ma ti sei rincoglionito?

    1. cloroalclero 25 giugno 2009

      secondo me dovremmo lasciar perdere la partigianeria e cercare bandoli comuni di una matassa aggrovigliata assai.
      Da quel che ho capito gli iraniani, specie piccolo-borghesi, aspirano (e non ingiustamente) ad uno stile di vita piu' libero e anche piu' consumista.
      Non so che cultura abbiano loro sul "consumismo" e le radici del potere che lo propaganda ovunque: in ogni caso le aspirazioni di questi qui vengono manipolate come qualunque altra aspirazione legittima che ha un fondamento storico in una certa compagine sociale.

      Probabilmente gli iraniani saranno chiamati a decidere se preferiscono un ahmadinejad che (da quel che leggo, io sono abbastanza disinformata sull'Iran) aggiusta la società in modo repressivo garantendo forse una maggiore giustizia sociale o un tipo di società con un maggior divario tra le classi, che affronta un costo della vita molto piu' elevato ma darà a chi potrà permettersela una maggiore libertà di vivere e di consumare.

    1. cloroalclero 25 giugno 2009

      sì vabhe. Considerando che gli USA oltre ad avere la pensa di morte interna, dalla fine della 2 guerra mondiale han fatto guerra a 50 paesi...
      cioè: il pregiudizio per cui l'iran è barbarico e invece l'america di Obama è un campione di civiltà a cui si guarda con speranza & ammirazione è un dto di fatto da cui non si deve prescindere in ogni analisi internazionale.

    1. cloroalclero 25 giugno 2009

      PER CORRETTEZZA
      devo dire che la mia tesi x cui il filmato di neda fosse un fake, in virtu' di una "posteriorità" di un altro filmato che sembrava esprimere qualcosa di diverso
      ERA UNA CAZZATA

      devo ammettere....

      la conclusione è arrivata dopo lunga e capziosa discussione sul mio blog dove un utente ha fatto lo split dell'audio dei due filmati per dimostrare la contemporaneità.

      In ogni caso ho considerato la discussione comunque positiva, perchè con tutte le cazzate che girano in rete mi sembrava giusto (visto che cmq avevo avuto questa percezione anche se sbagliata) sollevare la questione. Ora non ci sono piu' dubbi e va bene così. Niente di manipolato dunque, da parte di nessuno.
      se v'interessa:
      http://www.cloroalclero.com/?p=1542
      ma comunque la questione è chiusa.

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