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GIUSTIZIA INGIUSTA

DI GIULIANO CORA’
Movimento Zero

Renato Vallanzasca è un delinquente. Ha rapinato, sparato, ucciso, più volte e in modo atroce. Ha provocato devastazioni alla società e dolore insanabile a tante famiglie.

Renato Vallanzasca ha sessant’anni. Ne ha passati in carcere trentacinque, e dovrà restarci per sempre, condannato com’è a vari ergastoli. La sua unica figlia si è suicidata alcuni anni fa. Sua madre ha novantacinque anni. Aveva chiesto la grazia, e il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano gliel’ha negata (una decisione che non stupisce da parte di chi, già nel PCI, era “uomo d’ordine”, e che certo non può essere migliorato, ora che è stato elevato alla più alta carica dello Stato. Ma questo è un altro discorso).

Quello che indigna e spaventa, in questa vicenda, è l’insopportabile afror di forca che si leva dal rifiuto, lo spaventevole sventolio di cappi che esso emana. E’ una decisione, quella di Napolitano, che manifestamente va a rispondere – vorrei sperare inconsciamente – al giustizialismo da quattro soldi che spazza da tempo il Paese, con la sinistra che fa la parte dello sceriffo per rincorrere la destra. Rom, lavavetri, rapinatori, pedofili, e poi ladri comuni, spacciatori, puttane e compagnia bella: da più anni e da più parti si leva ormai, contro di loro, l’invocazione di una moratoria, sì, ma della legalità.. Per gli Amato e i sindaci benpensanti ex comunisti il carcere è poco: la pena di morte, ci vuole, magari fucilati in piazza, la domenica mattina, e addebitare i proiettili alla famiglie, come si diceva ai tempi delle BR. E per sopperire all’inefficienza di uno Stato troppo lassista e buonista, qualcuno su sta già organizzando per amministrare la giustizia in proprio: sempre più spesso piove benzina sugli accampamenti Rom, ed attendiamo gli squadroni della morte che di notte vadano in giro ad eliminare mendicanti e ragazzi abbandonati, esseri inutili e dannosi. Così la pensa – è inutile negarlo – la gran parte degli “italiani brava gente”.

Andava punito, Renato Vallanzasca? Vanno puniti tutti quelli che come lui causano dolore agli uomini e danno alla comunità? Certamente. Ma se è evidente che la pena di morte non è né un deterrente al crimine né una ‘punizione’ giusta e logica, tanto più evidente risulta che non lo sia nemmeno il carcere. A che serve tenere chiusa in una cella una persona per cinque, dieci o vent’anni? Forse a fargli frequentare un corso di specializzazione in alta criminalità? A farlo diventare un omosessuale coatto? A trasformarlo in un tossico? A riempirlo di rabbia cieca e di vendetta, così che poi possa costituire una lombrosiana dimostrazione che i delinquenti è meglio ammazzarli tutti? E, sia pur accettando di ragionare secondo questa logica bottegaia, in che modo questo ‘risarcisce’ la società e il singolo del male patito?

Cos’è, questa: Giustizia, o la versione per adulti delle bacchettate sulle dita e delle scudisciate sul culo di vittoriana memoria? O non è altro che la vecchia, cara legge del taglione? E’ un punto di vista ammissibile anche questo, perché no: ma allora, se non altro per coerenza – virtù molto poco praticata in Italia – cancelliamolo dalla Costituzione quell’articolo che dice che la pena deve tendere non alla punizione ma alla rieducazione del condannato. Troviamo dunque un risarcimento effettivo.

Chi è colpevole di un crimine lo ripaghi lavorando, in uno di quei lavori che la gente normale chiama “usuranti”: fonderie, raffinerie, cantieri edili, spegnimenti di incendi, manutenzione di zone montane eccetera. E così per anni, imparando la fatica del vivere. Chi ha causato sofferenza la ripaghi vivendo la sofferenza quotidianamente, assistendo anziani non autosufficienti, malati terminali, nei pronto soccorso, sulle strade, imparando il dolore del vivere.

Finito il lavoro, passerà le sue giornate in un piccolo appartamento che gli verrà assegnato, di cui pagherà l’affitto. Alla fine il prezzo pagato sarà stato equo, e se una minima speranza di ”rieducazione” e – concedetemi il termine solo apparentemente retorico – di redenzione ancora potrà esistere, la si troverà solo pagando un riscatto come questo. Tutto il resto è ferocia e stupidità.

Giuliano Corà
Fonte: http://www.movimentozero.org/mz/
03.10.2007

VEDI ANCHE: MASSIMO FINI – PERCHE’ VALLANZASCA ADESSO MERITA LA GRAZIA

Pubblicato da Davide

  • castigo

    Cos’è, questa: Giustizia, o la versione per adulti delle bacchettate sulle dita e delle scudisciate sul culo di vittoriana memoria? O non è altro che la vecchia, cara legge del taglione? E’ un punto di vista ammissibile anche questo, perché no: ma allora, se non altro per coerenza – virtù molto poco praticata in Italia – cancelliamolo dalla Costituzione quell’articolo che dice che la pena deve tendere non alla punizione ma alla rieducazione del condannato. Troviamo dunque un risarcimento effettivo.

    in un caso come questo nessuna di queste opzioni è praticabile.
    uno così deve essere tenuto FUORI della società, non fosse altro per rispetto nei confronti delle persone che ha fatto soffrire.

    Chi è colpevole di un crimine lo ripaghi lavorando, in uno di quei lavori che la gente normale chiama “usuranti”: fonderie, raffinerie, cantieri edili, spegnimenti di incendi, manutenzione di zone montane eccetera. E così per anni, imparando la fatica del vivere. Chi ha causato sofferenza la ripaghi vivendo la sofferenza quotidianamente, assistendo anziani non autosufficienti, malati terminali, nei pronto soccorso, sulle strade, imparando il dolore del vivere.

    e tu pensi DAVVERO che vallanzasca, folgorato sulla via di damasco, si metta di buon grado ad accudire persone delle quali non glie ne è mai fregato nulla…. forse se obbligato, ma dubito assai che possa trarne un qualche giovamento, se non addirittura una lezione di vita.

    Finito il lavoro, passerà le sue giornate in un piccolo appartamento che gli verrà assegnato, di cui pagherà l’affitto. Alla fine il prezzo pagato sarà stato equo, e se una minima speranza di ”rieducazione” e – concedetemi il termine solo apparentemente retorico – di redenzione ancora potrà esistere, la si troverà solo pagando un riscatto come questo. Tutto il resto è ferocia e stupidità.

    così, nel tempo libero, potrà riprendere ad ammazzare e rapinare allegramente…. ma LOL…..

  • consulfin

    Scusa, ma se le cose stanno come dici tu, non c’è speranza. E, se non c’è speranza di recuperare una persona, a che serve tenerla in carcere per tutta la vita? Una volta che un ergastolano esce dal carcere con “in piedi in avanti” è forse raggiunto l’obiettivo della collettività? dello stato? e qual è questo obiettivo? far partecipare tutti alla vita collettiva e rieducare chi non “sa” parteciparvi? o semplicemente isolare chi non si inserisce secondo le norme che la società si è date, tenendo i fuorilegge in una segreta finchè non si decidono a lasciare questa valle di lacrime di loro “spontanea volontà”? Se l’obiettivo dello stato è quest’ultimo, francamente non riesco a capirne il senso: chi non si adegua lo si isola, per sempre, e lo si lascia vivere finchè, appunto non si decide a morire. Per fare che?
    è come isolare il nonno perché sbava a tavola mettendolo in cantina quando arrivano gli ospiti.
    Quell’isolato è pur sempre un uomo. Un uomo che è stato fatto nascere in un mondo in cui vigono regole non scritte da lui. Lui le ha trovate belle e pronte. Non ha potuto discuterle. Non le ha accettate e, pertanto, le ha violate. Per questo è stato condannato.
    Cosa bisogna fare con/di lui? Insegnargli a rispettare le regole? Tollerare la sua condotta? Sopprimerlo, perchè si è stabilito che chi si comporta come lui è “dannoso”?
    Non vorrei buttarla in filosofia ma l’argomento è della massima importanza – stiamo discutendo di vite ed esistenze umane – pertanto vorrei chiedere: un uomo (ma anche una moltitudine di uomini organizzati) ha il diritto di stabilire cosa deve avvenire dell’esistenza di un altro? Io sostengo di no. E, sostenendo questo, mi pongo anche contro il comportamento di Vallanzasca che ha influito (negativamente) sulle vite degli altri (anche se, per quel poco che so, mi risulta che non abbia mai ammazzato nessuno, ma potrei anche sbagliarmi).
    Chi è dell’idea contraria, perchè vuole tenere un essere umano in cattività? Perchè vuole tenerlo lontano dagli affetti, fargli sapere che accadono cose che lo riguardano ma su cui non può fare nulla perchè altri uomini lo tengono rinchiuso a “tempo indeterminato”? Per fargli capire che ha sbagliato? Perché sia da esempio per altri?
    Perché?

  • consulfin

    Scusa, ma se le cose stanno come dici tu, non c’è speranza. E, se non c’è speranza di recuperare una persona, a che serve tenerla in carcere per tutta la vita? Una volta che un ergastolano esce dal carcere con “in piedi in avanti” è forse raggiunto l’obiettivo della collettività? dello stato? e qual è questo obiettivo? far partecipare tutti alla vita collettiva e rieducare chi non “sa” parteciparvi? o semplicemente isolare chi non si inserisce secondo le norme che la società si è date, tenendo i fuorilegge in una segreta finchè non si decidono a lasciare questa valle di lacrime di loro “spontanea volontà”? Se l’obiettivo dello stato è quest’ultimo, francamente non riesco a capirne il senso: chi non si adegua lo si isola, per sempre, e lo si lascia vivere finchè, appunto non si decide a morire. Per fare che? è come isolare il nonno perché sbava a tavola mettendolo in cantina quando arrivano gli ospiti. Quell’isolato è pur sempre un uomo. Un uomo che è stato fatto nascere in un mondo in cui vigono regole non scritte da lui. Lui le ha trovate belle e pronte. Non ha potuto discuterle. Non le ha accettate e, pertanto, le ha violate. Per questo è stato condannato. Cosa bisogna fare con/di lui? Insegnargli a rispettare le regole? Tollerare la sua condotta? Sopprimerlo, perchè si è stabilito che chi si comporta come lui è “dannoso”? Non vorrei buttarla in filosofia ma l’argomento è della massima importanza – stiamo discutendo di vite ed esistenze umane – pertanto vorrei chiedere: un uomo (ma anche una moltitudine di uomini organizzati) ha il diritto di stabilire cosa deve avvenire dell’esistenza di un altro? Io sostengo di no. E, sostenendo questo, mi pongo anche contro il comportamento di Vallanzasca che ha influito (negativamente) sulle vite degli altri (anche se, per quel poco che so, mi risulta che non abbia mai ammazzato nessuno, ma potrei anche sbagliarmi). Chi è dell’idea contraria, perchè vuole tenere un essere umano in cattività? Perchè vuole tenerlo lontano dagli affetti, fargli sapere che accadono cose che lo riguardano ma su cui non può fare nulla perchè altri uomini lo tengono rinchiuso a “tempo indeterminato”? Per fargli capire che ha sbagliato? Perché sia da esempio per altri? Perché?

  • marko

    “anche se, per quel poco che so, mi risulta che non abbia mai ammazzato nessuno”

    Basta leggere Wikipedia:

    “Dopo l’evasione ricompone la sua banda con la quale metterà a segno una settantina di rapine. Lascerà dietro di se anche una fila di cadaveri, due preti, quattro poliziotti, un vigile urbano, un medico e un impiegato di banca . Passa inoltre dalle rapine ai sequestri di persona (quattro, di cui due mai denunciati). Una delle sue vittime è Emanuela Trapani, figlia di un imprenditore milanese, che verrà tenuta prigioniera per circa un mese e mezzo, dal dicembre 1976 al gennaio 1977, e quindi liberata dietro pagamento di un riscatto di un miliardo di lire. Subito dopo questo episodio e l’uccisione di altri due poliziotti, stanco, ferito e braccato, cerca rifugio a Roma, dove viene di nuovo catturato. Ha appena compiuto 27 anni.”

    “Nel carcere di Novara, nel 1981, contribuisce a mettere in moto una rivolta carceraria in cui perderanno la vita alcuni “infami” (i pentiti) fra cui un giovane membro della sua banda, Massimo Loi.”

    Un violento, privo di ideali politici, opportunista capace di ammazzare. Francamente, il suo destino non mi commuove. Poteva pensarci prima.

  • castigo

    Scusa, ma se le cose stanno come dici tu, non c’è speranza. E, se non c’è speranza di recuperare una persona, a che serve tenerla in carcere per tutta la vita?

    se non c’è speranza di recuperarla le si impedisce di danneggiare ancora le persone oneste.
    non mi pare poi così complicato da capire.
    se sei recuperabile ti si recupera, altrimenti ti si isola impedendoti di fare del male.

    Una volta che un ergastolano esce dal carcere con “in piedi in avanti” è forse raggiunto l’obiettivo della collettività? dello stato? e qual è questo obiettivo? far partecipare tutti alla vita collettiva e rieducare chi non “sa” parteciparvi? o semplicemente isolare chi non si inserisce secondo le norme che la società si è date, tenendo i fuorilegge in una segreta finchè non si decidono a lasciare questa valle di lacrime di loro “spontanea volontà”? Se l’obiettivo dello stato è quest’ultimo, francamente non riesco a capirne il senso: chi non si adegua lo si isola, per sempre, e lo si lascia vivere finchè, appunto non si decide a morire. Per fare che? è come isolare il nonno perché sbava a tavola mettendolo in cantina quando arrivano gli ospiti.

    ci sono programmi di riabilitazione e quant’altro.
    A volte funzionano, a volte no.
    Ma se NON funzionano, è certo che non si mette in libertà un assassino.

    Quell’isolato è pur sempre un uomo. Un uomo che è stato fatto nascere in un mondo in cui vigono regole non scritte da lui. Lui le ha trovate belle e pronte. Non ha potuto discuterle. Non le ha accettate e, pertanto, le ha violate. Per questo è stato condannato. Cosa bisogna fare con/di lui? Insegnargli a rispettare le regole? Tollerare la sua condotta?

    sono le regole basilari della comune convivenza civile.
    tra le quali quelle relative all’integrità della persona.
    rispettare la proprietà altrui, poi, mi pare un’altra di quelle regole che, pur avendole trovate pure io “belle e pronte”, mi sono impegnato a rispettare perché tutelano anche me.
    Certo è che se tu fai della sopraffazione del prossimo la regola della tua vita, c’è solo da augurarsi che incontri qualcuno ben in grado di difendersi…..

    Sopprimerlo, perchè si è stabilito che chi si comporta come lui è “dannoso”? Non vorrei buttarla in filosofia ma l’argomento è della massima importanza – stiamo discutendo di vite ed esistenze umane – pertanto vorrei chiedere: un uomo (ma anche una moltitudine di uomini organizzati) ha il diritto di stabilire cosa deve avvenire dell’esistenza di un altro? Io sostengo di no.

    Appunto, si parla di vite umane, e quindi sarebbe bene considerare quelle spente dal tuo eroe….

    E, sostenendo questo, mi pongo anche contro il comportamento di Vallanzasca che ha influito (negativamente) sulle vite degli altri (anche se, per quel poco che so, mi risulta che non abbia mai ammazzato nessuno, ma potrei anche sbagliarmi).

    Non “potresti”.
    Ti sbagli proprio:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Renato_Vallanzasca

    Chi è dell’idea contraria, perchè vuole tenere un essere umano in cattività? Perchè vuole tenerlo lontano dagli affetti, fargli sapere che accadono cose che lo riguardano ma su cui non può fare nulla perchè altri uomini lo tengono rinchiuso a “tempo indeterminato”? Per fargli capire che ha sbagliato? Perché sia da esempio per altri? Perché?

    Per impedirgli, come non finirò mai di ribadire, di uccidere ancora.
    E se ti par poco…..

  • Affus

    perchè si è permesso alla società di farlo soffrire 35 anni quando lo si poteva far soffrire solo un minuto ?
    L’ipocrisia della società sinistra non ha limiti !

  • icemark

    Articolo totalmente sbagliato. Va bene la rieducazione, il rinserimento, ma una persona così, come ne ha l’opportunità, ricomincia a rubare ed uccidere (vedi http://it.wikipedia.org/wiki/Renato_Vallanzasca).
    Una persona così non deve “soffrire solo un minuto”, ma per tutto il resto della sua vita, in galera, che sia d’esempio. Se poi dopo 30 di gabbia c’è la “folgorazione sulla via di Damasco” è un altro discorso, ma i fatti recenti (l’ex BR Fiancone) non mi fanno ben sperare.
    Comunque vorrei sapere come controlli una persona di quel tipo, mentre fa “uno di quei lavori che la gente normale chiama “usuranti” ….. passerà le sue giornate in un piccolo appartamento”; un poliziotto per ogni detenuto in semilibertà? O un collare con GPS e carica esplosiva?

  • zeppelin

    massì… diamo lavoro a centri di recupero, psicologi, sociologhi e chi più ne ha più ne metta… mettiamo un esercito di associazioni a guardare uno che fa finta di lavorare in fonderia, mentre a guardare chi in fonderia ci lavora per guadagnarsi il pane ci pensa il caporeparto… “psicologi finiti, ci dispiace, tutti a guardare ex-delinquenti“!

    ma chi scrive ‘ste cose lo vorrebbe a potar piante nel proprio giardino?

    che farsa “ripagare il crimine”! un truffatore, un ladro può “ripagare” un crimine. un assassino no.

    neanche a farlo apposta il buon Maurizio Blondet esce giusto giusto oggi con un articolo; cambia il nome ma non il caso: http://www.effedieffe.com/interventizeta.php?id=2296

  • NerOscuro

    Uno può leggere questo articolo e pensare: “Caspita ha proprio ragione, lo scopo del carcere è rieducare il delinquente, quindi dobbiamo farlo uscire perché le galere non sono posti dove si rieduca.” Al che se ne deduce che le carceri devono essere svuotate o riempite di criminali “comçi-comça”. Se già non vi siete sbudellati dal ridere al pensiero ci penserà sicuramente il prossimo criminale scarcerato per decorrenza dei termini/indulto/amnistia o perché “va recuperato”.
    No, lo scopo del carcere è proteggere la società, questo è il suo primo obiettivo. Il recupero del criminale è un lusso che a volte ci possiamo permettere di rischiare (con i criminali minori) e a volte no. E se il carcere non è proprio un bell’ambientino indovinate il perché: sarà colpa del cappellano, del secondino, del direttore oppure dei criminali stessi? Di sicuro un Vallanzasca non aveva molto da imparare in quell’Università del Crimine che è la prigione. Semmai posso supporre che abbia occupato una cattedra da ordinario, visto che il suo nome è ancora sinonimo di super delinquente efferato. A quanto pare, anche un tizio come Vallanzasca merita qualcuno che si occupi del suo benessere, scriva belle parole per lui e ne perori la grazia. Che non ce lo faccia dimenticare, insomma, come invece avremmo voluto.

  • consulfin

    Non mi hai convinto mio caro “castigo”. E io non sono “delitto”, quindi Vallanzasca non è il mio eroe, come invece tu affermi.
    Se le cose stanno come dici, non capisco a cosa serve il carcere. è molto più umano, è molto più naturale infliggere la pena di morte. Subito. Sul posto, al momento della sentenza, davanti al giudice. Oppure, come immagino potrebbe fare un branco di fiere, allontanarlo spingendolo verso un “terreno impervio” in modo che il condannato, salvata la pelle, possa cercare di inserirsi in altri “branchi” da cui, naturalmente, potrebbe di nuovo essere espulso. Quest’ultima modalità è purtroppo ormai quasi impossibile adottarla, se si esclude la foresta vergine. Pertanto…

  • Alby-LatoB

    ARTICOLO OTTIMO. SI DEVE RIEDUCARE IL DETENUTO E DARE L’OPZIONE DI LAVORARE ALTRIMENTI STA SEMPLICEMENTE IN CELLA.
    SI POSSONO CREARE LE CONDIZIONI PER LAVORARE IN SICUREZZA PER EVITARE LA FUGA. CON I SOLDI GUADAGNATI UN DETENUTO POTREBBE PORRE LE BASI PER RICOSTRUIRSI UNA VITA QUANDO FINISCE DI SCONTARE LA PENA, O COMUNQUE COMPRARSI UN PANINO AL PROSCIUTTO O UN LIBRO O QUALSIASI ALTRA COSA SE NE HA VOGLIA… PURTROPPO CON IL CLIMA DI GIUSTIZIALISMO CHE C’E’ IN GIRO, DUBITO CHE SE NE PARLERA’ PER QUALCHE DECINA D’ANNI.

    Non dire falsa testimonianza
    e aiutali a uccidere un uomo.
    Lo sanno a memoria il diritto divino,
    e scordano sempre il perdono

    Fabrizio De Andrè – Il testamento di Tito

  • castigo

    Non mi hai convinto mio caro “castigo”.

    non era mia intenzione convincerti di alcunché, sono ben conscio che far ragionare persone come te (e come chi ha scritto l’articolo) è impresa impossibile.
    solo mi premeva ribadire che la realtà dei fatti è un tantinino diversa dalla fantasia che ha guidato le vostre dita.

    E io non sono “delitto”, quindi Vallanzasca non è il mio eroe, come invece tu affermi.

    sei tu stesso ad affermarlo, perorando la sua causa (persa) con cotanta convinzione…..

    Se le cose stanno come dici, non capisco a cosa serve il carcere. è molto più umano, è molto più naturale infliggere la pena di morte. Subito. Sul posto, al momento della sentenza, davanti al giudice.

    è quel che dico anche io.
    siccome però mi dicono che siamo in un paese “civile”, e che in un paese “civile” come il nostro queste cose non si fanno, allora ci tocca tenerci ergastolani in permesso premio che rapinano le banche, detenuti in semilibertà (????) che ammazzano allegramente e tutta una fauna di criminali vari liberati con indulti di varia natura…. compresi un tot di parlamentari drogati e/o condannati in via definitiva.

    Oppure, come immagino potrebbe fare un branco di fiere, allontanarlo spingendolo verso un “terreno impervio” in modo che il condannato, salvata la pelle, possa cercare di inserirsi in altri “branchi” da cui, naturalmente, potrebbe di nuovo essere espulso. Quest’ultima modalità è purtroppo ormai quasi impossibile adottarla, se si esclude la foresta vergine. Pertanto…

    …..pertanto lo si potrebbe mettere in mano ai parenti degli uccisi.
    loro sì che saprebbero cosa farne……

    P.S. delitto e castigo?? ma per piacere……..

  • castigo

    e scordano sempre il perdono

    belle parole, de andrè mi è sempre piaciuto.
    il perdono però, mio caro, va chiesto.
    con rispetto ed umiltà.
    e non è un atto DOVUTO, ma sta al parente del morto di concederlo.
    e se non lo concede, non lo concede, punto.
    e tu non puoi farci proprio nulla.

  • consulfin

    Ho capito il messaggio: chiedo scusa a te ma soprattutto a me per avere non solo pensato ma addirittura anche provato ad intavolare una discussione.

  • Tinaco

    Ci sono alcune imprecisazioni, Renato Vallanzasca ha un figlio, tuttora vivente, ma che non ha contatto con lui….
    E collabora con Don Mazzi , lavora nel sociale , con la Cooperativa il Gabbiano….detto questo ho avuto l’opportunità di conoscerlo in uno dei suoi permessi , certamente non avrei mai creduto potesse accadere se me l’avessero detto anni fa (nemmeno più mi ricordavo di lui)..e inutile dire che io ho conosciuto l’uomo, di quel bandito, ex bandito non ho visto traccia…resta quello che ha commesso, il passato non si cancella, sono passati 40 anni….
    se volete leggere l’attualità , visto che Renato non è più in carcere….
    http://milano.repubblica.it/dettaglio/articolo/1749106