GIULIO, ERA TUTTI LORO

GIULIO, ERA TUTTI LORO

DI MARCO TRAVAGLIO

ilfattoquotidiano.it

Uno straniero atterrato ieri in Italia da un paese lontano durante la lunga veglia funebre per Andreotti a reti unificate, vedendo le lacrime e ascoltando le lodi dei politici democristi e comunisti, berlusconiani e socialisti, ma anche dei giornalisti e degli intellettuali da riporto di tutte le tendenze e parrocchie, non può non pensare che l’Italia abbia perso un grande statista, il miglior politico di tutti i tempi, un padre della Patria che ha garantito al Paese buongoverno e prosperità, e ciononostante fu perseguitato con accuse false da un pugno di magistrati politicizzati, ma alla fine fu riconosciuto innocente e riabilitato agli occhi di tutti nell’ottica di una finalmente ritrovata pacificazione nazionale. La verità, naturalmente, è esattamente quella opposta. Non solo giudiziaria. Ma anche storica e politica.È raro trovare un politico che ha occupato tante cariche (7 volte premier, 33 volte ministro, da 13 anni senatore a vita) e ha fatto così poco per l’Italia: nessuno – diversamente che per gli altri cavalli di razza Dc, da De Gasperi a Fanfani a Moro – ricorda una sola grande riforma sociale o economica legata al suo nome, una sola scelta politica di ampio respiro per cui meriti di essere ricordato.

Andreotti era il simbolo del cinismo al potere, del potere per il potere, fine a se stesso, del “meglio tirare a campare che tirare le cuoia”. Il primo responsabile, per longevità politica, dello sfascio dei conti pubblici che ancora paghiamo salato. Un politico buono a nulla, ma pronto a tutto e capace di tutto. Il principe del trasformismo, che l’aveva portato con la stessa nonchalance a rappresentare la destra, la sinistra e il centro della Dc, a presiedere governi di destra ma anche di compromesso storico, a essere l’uomo degli Usa ma anche degli arabi. Un politico convinto dell’irredimibilità della corruzione e delle collusioni, che usò a piene mani senza mai provare a combatterle, perchè – come diceva Giolitti e come gli suggeriva la natura – “un sarto che deve tagliare un abito per un gobbo, deve fare la gobba anche all’abito”.



Eppure, o forse proprio per questo, era il politico più popolare. Perchè il più somigliante a quell’“ italiano medio” che non è tutto il popolo italiano. Ma ne incarna una bella porzione e al contempo la tragica maschera caricaturale. Se però Andreotti spaccava gli italiani, affratellava i politici, che han sempre visto in lui – amici e nemici – il proprio santo patrono e protettore.



La sua falsa assoluzione, in fondo, era anche la loro assoluzione. Per il passato e per il futuro.


Per questo, quando le Procure di Palermo e Perugia osarono processarlo per mafia e il delitto Pecorelli, si ritrovarono contro tutto il Palazzo. Il massimo che riusciva a balbettare la sinistra era che, sì, aveva qualche frequentazione discutibile, ma che stile, che eleganza in quell’aula di tribunale dove non si era sottratto al processo (il non darsi alla latitanza già diventava un titolo di merito). Fu parlando del suo processo che B. diede dei “matti, antropologicamente diversi dalla razza umana” a tutti i giudici. Fu quando si salvò per prescrizione che Violante criticò l’ex amico Caselli per averlo processato e la Finocchiaro esultò per l’inesistente “assoluzione”. Anche i magistrati più furbi e meno “matti”, come Grasso, si dissociarono dal processo e fecero carriera.




Oggi le stesse alte e medie e basse cariche dello Stato che l’altroieri piangevano la morte di Agnese Borsellino piangono la morte di Giulio Andreotti. Ma non è vero che fingano sempre: piangendo Andreotti, almeno, sono sincere.



Enrico Letta, alla notizia che la Cassazione aveva giudicato Andreotti mafioso almeno fino al 1980, si abbandonò a pubblici festeggiamenti: “Quante volte da bambino ho sentito nominare Andreotti a casa di zio Gianni. Era la Presenza e basta, venerata da tutti. Io avevo una venerazione per questa Icona!”. E giù lacrime per l’“ingiustizia” subìta dalla venerata Presenza anzi Icona, fortunatamente “andata a buon fine” tant’è che “siamo tutti qui a festeggiare” (un mafioso fino al 1980).



L’altro giorno Letta jr. è divenuto presidente del Consiglio. È stato allora che il Divo ha capito di poter chiudere gli occhi tranquillo.


Marco Travaglio

Fonte: www.ilfattoquotidiano.it

7.05.2013




via http://triskel182.wordpress.com/

Commenti (43)

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    1. totalrec 8 maggio 2013

      Makkia, so che stai ripetendo ad minchiam cose sentite in giro e che quindi parlare con te è una perfetta perdita di tempo, ma:


      1) Falcone e Borsellino, al di là della loro pelosissima mitizzazione, avevano ben poco a che fare con Mani Pulite, di cui si sta parlando. Certo, citarli a cazzo fa sempre il suo bell'effetto;


      2) Gli statisti che citi saranno grandi o piccoli, a seconda dei punti di vista, ma sono pur sempre statisti. Attualmente tu vedi qualche statista in giro?


      3) Gli uomini-chiave che citi, puoi tranquillamente citarli senza ironia, per motivi anche troppo evidenti.


      Travaglio e i magistrati golpisti puoi tranquillamente tenerteli. Più gente di merda ti tieni chiusa a casa tua, meglio è per tutti.


      (GF)

    1. gianni72 7 maggio 2013

      Travaglio si legge le carte???? Aspetta che smetto di ridere. Travaglio pubblica pezzetti di carte, che portano acqua all'impianto accusatorio, fregandosene della Costituzione che lui fa finta di venerare. Nient'altro.
      Fosse per me vieterei la pubblicazione su qualsiasi giornale, rivista o quotidiano di atti inerenti un processo fino all'ultimo grado di giudizio e se la persona processata è innocente ne ordinerei l'immediata distruzione dentro il tribunale stesso. Ma so che è improbabile quindi mi accontenterei della galera per i giornalisti che pubblicano intercettazioni prima dell'inizio del processo, a rinvio di giudizio acclarato.

    1. makkia 7 maggio 2013

      Sì ma deciditi: si può dire qualcosa agli italiani dopo "l'inizio del processo" o solo dopo "la conclusione del processo" (terzo grado di giudizio, I presume)?

      E dopo la fine del processo, in caso di assoluzione, si può o no?

      Pubblicare le intercettazioni quando sono depositate agli atti (quindi sono, appunto, atti pubblici), immagino sia gravissimo.

      Fra l'altro Travaglio fa una cosa quasi scomparsa nel giornalismo italiano: si legge le carte. Che orribile individuo!

      Fa... aspetta... come si chiamavano? Ah, sì, inchieste.

      Come si permette!?

      I miliardi di Grillo in Costarica e il fatto che la Minetti porti o meno le mutandine... QUELLO è giornalismo, cazzo!

    1. makkia 7 maggio 2013

      Magistrati miserabili come Falcone e Borsellino. Grandi statisti come Craxi e Andreotti (mettiamoci anche Don Giussani e Mussolini, dài). Importanti uomini-chiave come Cossiga, Gelli, Agnelli e Cuccia.

      Mi sa che mi tengo i magistrati e Travaglio. I tuoi idoli li lascio volentieri a chi ha acume a vagoni.

    1. gianni72 7 maggio 2013

      Infatti non più tardi di ieri travaglio ha scritto un articolo su andreotti che cesare lombroso a confronto era un educanda. Sarò contro il sentire comune ma concordo con te. Il primo passo per avere una parvenza di classe dirigente sarebbe quella di mettere in galera qualsiasi giornalista che divulghi intercettazioni prima dell'inizio del processo (tanto lo sappiamo benissimo che sono i magistrati a passarglieli, ma non è dimostrabile e i giornalisti si trincerano dietro il segreto professionale), togliendo così a quelli come travaglio l'arma delle pubblicazioni denigranti per qualsiasi persona che, fino a prova contraria e fino alla conclusione del processo, è innocente.

    1. totalrec 7 maggio 2013

      Sei sicuro, vero, che non ha mai aderito a nessuna consorteria?


      "Aderito" non credo proprio. In compenso è sempre stato un maestro nel trattare con tutte le consorterie di potere esistenti in Italia e all'estero (mafie comprese, ovviamente, sia quelle autoctone che quelle opportunamente istituite dai "liberatori"). E' pura follia scandalizzarsi per questo: trattare con i centri di potere reale è quel che ogni politico di qualsivoglia statura deve saper fare se vuole fregiarsi del titolo di "politico". La differenza (immensa) con i "governanti" attuali è che i compromessi andreottiani avevano per fine, per scenario e per presupposto di riferimento una nazione dotata ancora di un residuo di sovranità; dunque avevano natura politica. Gli atti dei governanti attuali hanno per unica ragion d'essere la svendita di ciò che rimane della suddetta sovranità. Non sono azioni politiche, sono decreti locali che attuano una politica decretata altrove, in spregio e in sfacelo degli interessi italiani.


      (GF)

    1. tersite 7 maggio 2013

      Ma no, probabilmente era nella p2 nell'elenco di nomi rimasto coperto, Ha fatto enormi favori al vaticano, trattato con mafie, coperto certi brigatisti, la sua grande, storica amicizia con Vitalone o la morte di Lima come tanti altri fatti, stanno lì a dimostrarlo. Poi...che valesse 10 dei nostri attuali politici....credo sia vero! Pasolini fece il suo nome tra i mandanti delle famose stragi.

    1. lucamartinelli 7 maggio 2013

      Sei sicuro, vero, che non ha mai aderito a nessuna consorteria?

    1. totalrec 7 maggio 2013

      Il miglior commento, come sempre, è quello di Piero Laporta:


      "Scomparso Aldo Moro, il suo atlantismo trascolorò lentamente verso un’acre avversione per quegli ambienti che oggi, lo sappiamo, sono all’origine di tutti i nostri guai. Il martirio della Iugoslavia lo trovò schierato dalla parte dei serbi. Oggi sappiamo che aveva visto giusto. Non fu mai membro di Bilderberg o altre simili consorterie, cui invece si prostituirono troppi fra quanti gli succedettero. Non fu l’unica differenza tra costoro e Andreotti: egli fu uno statista, gli altri sono omuncoli, come li vediamo, abbigliati da proconsoli prezzolati."


      http://www.pierolaporta.it/un-vuoto-colmato-da-tempo/

    1. totalrec 7 maggio 2013

      Probabilmente la "verità su Andreotti" non la conosceva del tutto nemmeno Andreotti. Figuriamoci se può conoscerla Travaglio o addirittura i miserabili magistrati italiani, le cui finalità perseguite attraverso l'operazione "Mani Pulite" dovrebbero essere ormai lampanti anche ai più carenti di acume. Tutto ciò che Travaglio sa fare è spacciare per politica il suo desolante moralismo da portinaia; e non si capisce bene se lo faccia perché proprio non ci arriva a capire cosa sia la politica - e quali compromessi richieda - o perché lo paghino per non capirlo (e non farlo capire).


      Non è questione di distinguere tra "meglio" e "peggio", è questione di separare ciò che è politica da ciò che non lo è. Andreotti, con tutte le sue magagne, era politica. Dopo di lui, la politica è sparita da questo paese. Ed è sparita anche grazie a chi, come il buon Marco nazionale, si è prodigato per sostituirla con un puritanesimo beghino, ideato appositamente per tenere sotto tiro e distruggere al momento opportuno - su disposizione altrui -tutto ciò che di politica abbia anche soltanto la parvenza.


      (GF)

    1. Georgejefferson 7 maggio 2013

      La Germania?...Mi piace cosi tanto che ne preferisco 2 ad una sola

    1. andyconti 7 maggio 2013

      Il talento di questo mezzo uomo fu quello dei Savoia, Badoglio, D'Alema, Berlusconi, Letta, ecc., il talento degli italiani medi. Non ando' al funerale di Dalla Chiesa perche' Dalla Chiesa, Falcone, Borsellino, Mattei, Pertini, Berlinguer,Moro,ecc. non erano italiani ma stranieri nati casualmente in questo pur splendido Paese, cosi' come sono stranieri in patria tutti coloro che (una minoranza) non trovano nemmeno il fiato per commentare quello che sta succedendo, che e' successo e che succedera' in questa triste storia politica italiana.

    1. andyconti 7 maggio 2013

      E ti pareva, per forza doveva esserci quello del tanto meglio tanto peggio. Trovami allora un altro giornalista che parla cosi' della verita' su Andreotti, altrimenti ti potro' dire anch'io "Travaglio non sara' il massimo della vita....".

    1. totalrec 7 maggio 2013

      Andreotti non sarà stato il massimo della vita, ma oggi come oggi darei dieci politici scelti a caso dalla marmellata parlamentare per un solo politico come colui. E ci aggiungerei una ventina di Travaglio, tanto per favorire la conclusione dell'affare regalando qualche spicciolo.


      (GF)

    1. lucamartinelli 7 maggio 2013

      Vero, ci sono anche 2 monumenti in memoria del fatto: il primo è a Pisa, all'aeroporto Galilei e l'altro a Roma. Saluti

    1. geopardy 7 maggio 2013

      Quando il potere ufficiale della dc cadde in disgrazia per via di tengentopoli, lui prevedette che la dc sarebbe rimasta al potere fino al 2020, come dargli torto?

      Speriamo non un anno di più.

      Geo

    1. geopardy 7 maggio 2013

      Meglio di così non potevamo pretendere.

    1. geopardy 7 maggio 2013

      Ci vuole, comunque, del talento, per rimanere in sella per 46 anni. In pratica li ha cresciuti tutti lui questi nostri cari politicanti.

      Geo

    1. geopardy 7 maggio 2013

      in vari paesi e città ci sono vie intestate ai "Martiri di Kindu".
      Alcune le ho viste di persona, ma non mi ricordo i luoghi d'Italia di dove mi trovassi.

      Geo

    1. lucamartinelli 7 maggio 2013

      Certamente, il fatto di Kindu fece scalpore e ne parlarono tutti i media. Ricordo che il nostro maestro appese in aula le foto dei 13 aviatori insieme alla bandiera listata a lutto. Ieri ricordavo anche che Andreotti da universitario era iscritto alla Fuci. Conobbe quindi molto presto l'assistente spirituale, il futuro Paolo VI, personaggio controverso per i suoi legami con la Cia. Leo Zagami racconta nel 3° volume delle sue "confessioni di un illuminato" che l'allora mons. Montini fece avere agli americani, tramite la Nunziatura Apostolica di Tokio, le piantine della capitale nipponica che gli yankee usarono per bombardare la città. Certo che non sono notizie carine ma sono fatti ormai storici. Buona giornata

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