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Giuliana nel mirino

DI JERRY FRESIA, Z NET

Un ufficiale superiore dell’esercito Americano in Iraq, il generale George Casey, ha affermato che gli Stati Uniti non hanno ricevuto alcun segnale, da parte degli ufficiali italiani, che avvertisse anticipatamente del tragitto percorso dal veicolo che trasportava Giuliana Sgrena e l’ufficiale ucciso Nicola Calipari.
Personalmente, da ex ufficiale dell’intelligence dell’Air Force americana, direi che tale affermazione è semplicemente ridicola.
Persino pensando alle attrezzature utilizzate dai servizi segreti per la raccolta di informazioni di intelligence di ventotto anni fa, è ragionevole ritenere che gli Stati Uniti abbiano intercettato tutte le comunicazioni telefoniche fra gli agenti italiani in Iraq e Roma, che tali scambi telefonici siano stati controllati in tempo reale e che la posizione precisa del veicolo della Sgrena sia stata nota in qualsiasi momento, anche senza un avvertimento anticipato da parte degli ufficiali italiani.Nei primi anni settanta, il mio lavoro consisteva nel controllare le informazioni raccolte nella penisola coreana, ed era mia responsabilità segnalare con un telefono sicuro gravi stranezze e anomalie alla Casa Bianca.

A quel tempo, la fotografia satellitare era ancora agli albori, ma già allora, nei briefing circolava una battuta, che eravamo in grado di identificare una pallina da golf in qualsiasi angolo del globo, ma non potevamo dirne la marca… Oltre alla fotografia satellitare, sarei portato a supporre che, come in Corea, si ricorra a molte altre modalità di raccolta delle immagini, come dispositivi aerei con o senza pilota, costantemente posizionati su zone chiave (come l’aeroporto di Baghdad), e in grado di fornire immagini in tempo reale del traffico su strada.

Allora, si lavorava anche per poter riuscire ad intercettare in tempo reale le conversazioni vocali sfruttando le vibrazioni prodotte dalla voce umana sui vetri di una stanza o, con più facilità, di una macchina. Dal 1974, gli Stati Uniti possedevano però un mezzo ancora più importante: l’intercettazione di tutte le conversazioni telefoniche “terra-aria”. È pertanto inconcepibile, a mio parere, pensare che gli Stati Uniti non stessero monitorando le conversazioni fra gli agenti italiani e Roma, in particolar modo le conversazioni al cellulare in un ambiente ostile dove le chiamate al cellulare vengono usate per innescare esplosivi. Possiamo veramente credere che, in una zona vicina ad un aeroporto, una zona, secondo gli Stati Uniti, altamente ostile, gli americani non stessero tenendo sotto controllo i segnali fra cellulari? Anche supponendo che tali conversazioni fossero criptate elettronicamente, la posizione dei segnali sarebbe stata comunque un’informazione importantissima per i servizi segreti.

Negli ultimi ventotto anni, si può solo pensare che le attrezzature dell’intelligence americana siano notevolmente migliorate. Le domande che ci stiamo ponendo, allora, sono quelle sbagliate. Come abbiamo visto, è ragionevole ritenere che, primo, gli Stati Uniti stessero raccogliendo in tempo reale informazioni d’intelligence satellitari e aeree (sia fotografiche che elettroniche), e che, secondo, un mio “equivalente” dei giorni nostri in Iraq stesse monitorando tali informazioni e il traffico dei veicoli su strada (e presumibilmente anche le conversazioni all’interno di tali veicoli) in un raggio di vari chilometri attorno all’aeroporto se non all’intera città. Eventuali anomalie sarebbero state immediatamente segnalate al comando. La domanda allora, è un’altra: quali comunicazioni sono intercorse fra il comando e chi ha sparato al veicolo della Sgrena?

Ritengo inoltre che una chiara motivazione per impedire che la Sgrena raccontasse la sua storia è abbastanza evidente. Ricordiamo solo che il primo obiettivo del secondo attacco alla città di Fallujah fu il General Hospital di al-Fallujah. Perché? Gli Stati Uniti furono obbligati ad interrompere i loro attacchi proprio a causa delle notizie fornite dall’ospedale di un numero enorme di vittime civili. In altre parole, il controllo delle informazioni provenienti da Fallujah sulle conseguenze dell’assalto americano, e in particolar modo dal punto di vista delle vittime civili, divenne un elemento critico per il procedere delle operazioni militari. Ora, in un rapporto del ministro della sanità iracheno, veniamo a sapere che gli Stati Uniti hanno usato, contro la popolazione civile di Fallujah, gas come l’iprite, o gas mostarda, il gas nervino e il napalm, e la stessa Giuliana Sgrena ha fornito prove fotografiche dell’uso di bombe dirompenti (cluster bomb in inglese) e delle ferite riportate dai bambini. Ho cercato tali rapporti fra gli archivi dei media principali, ma invano. La maggior parte dei cittadini americani ignora quello che l’esercito sta facendo nel loro nome, e deve continuare ad ignorarlo, per permettere agli Stati Uniti di continuare la loro guerra contro il popolo iracheno.

L’informazione, che provenga dai servizi segreti o dalle testimonianze raccolte da giornalisti coraggiosi, può essere l’arma più potente della guerra in Iraq. Da questo punto di vista, il veicolo su cui viaggiavano Nicola e Giuliana non era semplicemente un veicolo che conduceva un ostaggio verso la libertà. È del tutto ragionevole supporre che, nell’immoralità della guerra, ed in particolare di questa guerra, quel veicolo era considerato un obiettivo militare.

Traduzione di Angela Melegari,ZNet

Articolo originale:http://www.uruknet.info/?p=10315
Fonte:www.uruknet.info/
link:http://www.uruknet.info/.?p=10561&hd=0&size=1&l=x
18.03.05

Pubblicato da Davide