Giudizio morale

immagine_di_bivio_ferroviario

(Antonio Segura Ferns)

Quando una società finisce al centro di una nebulosa morale, prodotta da tre secoli di immobilismo filosofico che pretende di fondare il "cogito" umano esclusivamente sul giudizio morale, una linea di argomentazione molto efficace per gli interlocutori sociali è quella del "male minore": davanti alla carenza di precise esigenze morali, appare imperativo evitare i "mali maggiori" e raggiungere il "bene possibile". In seguito, quando la storia viene raccontata, questa scelta viene spesso giustificata - se non addirittura scagionata - anche se non ha avuto un successo comprovabile e nemmeno un fallimento visibile.

Di per sé, la teoria del "male minore" rientra nel quadro dell'utilitarismo morale: in ogni caso, si confrontano i "pro" e i "contro" dei possibili esiti di ogni situazione e il giudizio morale si preoccupa solo di ottimizzare il risultato desiderabile, scegliendo il maggior "bene possibile" con il "minor male" inevitabile. Questa presentazione puramente formale del giudizio morale nasconde, al di sotto della sua evidente "ragionevolezza", il vero problema: quali sono i "beni" e i "mali" in gioco, in breve, qual è il concetto di Bene - e, quindi, quello di Verità - che viene assunto come valore supremo, e, al tempo stesso, come significato ultimo in senso metafisico del giudizio morale. Data questa premessa, di ordine trascendentale, si può quindi applicare il giudizio categorico alla situazione da giudicare: tempo, luogo, quantità, qualità, ecc. E facendo sempre attenzione a non confondere l'"importante" con l'"urgente".

L'assolutizzazione di uno di questi dogmi convenzionali, elevandolo alla stregua di un trascendentale incondizionato, genera un'ideologia, un "ismo" - temporalismo, localismo, universalismo, eccetera - cioè una weltanschauung - una "costruzione del mondo" - evidentemente non nella realtà esistenziale, ma piuttosto nella mente umana. Pertanto, la dialettica che si genera da tale stravolgimento nell'impostazione di fondo, è infinita: la labilità del mondo ideale, contrapposta all'ineluttabile potenza e "testardaggine" del mondo reale, fa sì che ogni decisione morale possa sempre essere "giustificata" (!) sulla base di possibili "beni maggiori" o "mali minori".

Analisi categorica del giudizio

Questa elasticità permette di "saltare" senza difficoltà da una situazione all'altra come riferimento assolutizzante nel giudizio ideologico senza togliere la razionalità "formale" delle conclusioni nel giudizio del "male minore": in attesa di una certa categoria costituita come centrale, le proposizioni, i giudizi e i sillogismi del discorso che si formulano sulla realtà contemplata, scorrono con facilità e con una logica impeccabile, che conferisce loro credibilità. Ma... alla fine si rivelano inconciliabili con ragionamenti analoghi fatti sulla base di concezioni ideologiche diverse, che nella loro sfera sono tanto razionali quanto i primi. In questo modo, sorgono contraddizioni insolubili tra i vari aspetti e rivendicazioni dell'unica relazione sociale tra gli uomini stessi.

Ad esempio: se si assume il "tempo" come centro del discorso, il problema del "male minore" e del "bene possibile" si sviluppa tra "ora" e "dopo" nel terreno scivoloso della confusione tra "importante" e "urgente": ciò che "ora" appare come il massimo "bene possibile" o l'inevitabile "male minore", può rivelarsi alla fine un "male maggiore" e una totale assenza di bene, in un futuro più o meno prossimo, che si sarebbe potuto evitare con un'altra decisione iniziale. Per esempio: "scendere a compromessi", in nome di un bene auspicabile come la pace sociale, con situazioni ingiuste o dottrine fortemente dissennate, come accadde agli inizi della politica nazista nella Germania pre-hitleriana, finì per rivelarsi un disastro totale nel 1945. E la storia è piena di esempi di questo tipo.

Se passiamo dalla centralità ideologica alla "qualità", allo stesso modo ci possono essere incompetenze specifiche, qui e ora, che inevitabilmente devono sacrificare uno dei termini del problema, anche se entrambi sono stati ideologicamente presentati come irrinunciabili, se si vuole risolvere il problema concreto in questione. A seconda che venga scelta l'una o l'altra come la decisione "buona", le altre saranno automaticamente considerate più o meno buone o cattive. E questo senza negare la bontà intrinseca di ciascuna scelta, ma sacrificandola in cambio di un'altra considerata "a caso" come migliore o più praticabile; o come minore, e più inevitabile, nel caso del male. Per esempio: con riguardo alla competizione tra la libertà di informazione e il diritto all'onore; o tra la prima e il diritto alla privacy, si nota che questi due casi danno continuamente origine a tensioni costituzionali nella Spagna di oggi. Il caso più "dolente" - nel senso letterale del termine - è il responso della Corte Costituzionale sul tema dell'aborto: il "nascituro" viene dichiarato - testualmente - protetto ... ma può essere legalmente ucciso in alcuni casi in cui i suoi diritti "inalienabili" di persona umana biologica si scontrano con altri diritti rivendicati e a cui egli è completamente estraneo.

Per quanto riguarda il problema del "dove", tutto dipende da quanto estendiamo l'ambito della nostra responsabilità. E, ovviamente, questa sfera è tanto più diffusa quanto più è ampia. Così, può essere giustificato tanto l'agire laddove non abbiamo competenza alcuna, quanto il sottrarsi a una responsabilità immediata. Questo giudizio di "responsabilità locale" è oggi particolarmente importante quando, con gli attuali mezzi tecnologici, il mondo appare come un'unità esistenziale globale in contrapposizione ai particolarismi nazionali. Anche la contrapposizione fra "bene comune"/"bene privato" finisce per cadere sotto questa ideologia di contrapposizione che è alla base dell'attuale polemica tra discorso socializzante e società civile.

Certo è che la complessa possibilità di giocare contemporaneamente nel giudizio morale con tutte queste categorie - tempo, qualità, spazio, ecc. - fa sì che si possano sempre trovare "ragioni" in grado di giustificare la scelta fatta e, conseguentemente, anche l'errore commesso: il responsabile, in ogni caso, sarà sempre scusato sulla base del "male minore" o del "bene possibile" della decisione presa a suo tempo.

Aspetti sociali

Dal punto di vista sociale, è evidente che tale riduzionismo funziona come una rampa ben oliata lungo la quale la "morale pubblica" - e persino quella interiore - finisce per sfociare nel male "assoluto". È naturale: ogni situazione specifica non viene confrontata con il punto di partenza iniziale, ma con quella immediatamente precedente, da cui differisce di poco. Ma, nel corso del tempo, l'accumulo di questi "pochi" cumulativi raggiunge quello che è il Male, senza aggettivi. E la cosa peggiore è che tale "iter" è generalmente legittimato socialmente - e persino giuridicamente - a ogni passo in ragione di "piccole" concessioni "prudenziali" (!).

Alla fine, è la dialettica universalismo/particolarismo a essere in gioco; a volte si valuta il bene/male dando priorità all'immediato e concreto esistenziale, al particolare-prima-di-noi che ci riguarda qui-e-ora. In tal caso, nella logica del loro sviluppo, le concessioni del "male minore" finiscono per cadere in quella che Hegel chiamava "astuzia della ragione": "i fini particolari lottano l'uno contro l'altro e una parte di essi soccombe". Ma è proprio attraverso la stessa lotta, attraverso la rovina del particolare, che si produce l'universale" (1), cioè si ripristina il vero giudizio sul bene e si vede il "costo umano" della scelta fatta. Al contrario, quando si sceglie il possibilismo in termini di universali teorici ignorando il particolare reale, si gioca alla pura elucubrazione teorica e, allora, si verifica ciò che C. Fabro (2) attribuisce all'essenzialismo della cultura "illuminata": "il pensiero moderno è stato caratterizzato dalla progressiva rimozione del singolare, e quindi della persona umana, a favore dell'universale astratto". I risultati di ciò "sono le categorie di non-autenticità, del disobbligarsi e dell’irresponsabilità" (ibidem), oggi chiaramente visibili.

Nella realtà delle cose non può accadere in altro modo: poiché l'immanenza filosofica post-cartesiana fa a meno della realtà esistente, sacrificata al "cogito", al pensiero umano che è quello che dà la realtà formulata in nozioni, in "idee chiare e distinte" (Cartesio) che esprimono l'unica realtà accettabile dalla ragione umana, per forza (la natura di una sostanza individuale o di un essere completo è quella di avere una nozione così finita che è sufficiente per arrivare a comprenderla e per permettere la deduzione di tutti i predicati del soggetto a cui questa nozione è attribuita)" (3). Questo brutale riduzionismo - eliminazione della realtà esistente da parte della nozione compresa - implica necessariamente che "l'attribuzione dei predicati" dipenda dal punto di vista adottato dalla "mente conoscente" e da quale dei predicati si costituisca come centrale, prevalendo sugli altri possibili. Da questo, a sua volta, dipenderà cosa sia la "verità" - qui sostituita dalla "certezza" secondo l'apprezzamento di Heidegger - e il "bene", ora ridotto da Stuart Mill a mera "utilità": è, dunque, l'ingresso nelle ideologie…

L'ideologia come metafisica

Berlinger (4) osserva che "se si esaminano in profondità le pretese totalitarie che l'ideologia manifesta nei confronti della filosofia, allora essa può essere caratterizzata solo come una metafisica secolarizzata". Così nella dialettica ideologica tra l'uno e l'altro "ismo", una Verità è sostituita da un'opinione multipla: la prima immutabile e non negoziabile, la seconda modificabile in grado o misura, e quindi negoziabile in base a un giudizio "economico" circostanziato su cosa sia, in ciascun caso, e quanto costi in termini di utilità a confronto. È evidente che questo rientra nella logica del "male minore" e del "bene possibile", con le conseguenze di cui sopra.

Cantero (5) spiega come la mancanza di un principio oggettivo, che parta da una reale "natura umana" e non sia costruito a partire da una base ideologica - a priori, abbia incontrato difficoltà insormontabili nella "Dichiarazione dei diritti dell'uomo" promulgata dall'O.N.U., che alla fine è stata strutturata come una reazione consensuale empirica, senza alcun ordine gerarchico tra di essi. Dalle diverse prospettive filosofiche di Cantero, F. Fukuyama (6) si giunge allo stesso ragionamento: "L'incoerenza del nostro attuale discorso sulla natura dei diritti umani nasce da una crisi filosofica più profonda che riguarda la possibilità di comprendere l'essere umano". In un modo o nell'altro, questo è diventato un tema centrale del discorso attuale, che interessa la filosofia sociale, l'antropologia, la filosofia del diritto e la ricerca e l'interpretazione storica.

Essa riguarda anche altre relazioni: ad esempio, le relazioni della "natura" umana con la natura, cioè l'intera problematica ecologica attuale. Ad esempio, la dialettica, in'ultima analisi esclusiva, tra lo sviluppo economico di alcune aree e la conservazione dell'ambiente: "Qual è il "male minore" in questo caso? Lo stesso vale per la dialettica del discorso "sociale" contro quello "economico", nel quale, peraltro, c'è una asimmetria costitutiva tra i due termini, perché il "sociale" umano ricade interamente sotto la "legge della libertà" degli individui, il "deve essere" piuttosto che il "può essere" della "legge della necessità" delle "cose" - consumo e produzione - che, per la sua natura limitata, non è pacifica, ma esclusiva: materialmente c'è-o-non c'è.

Nell'interazione economico-ecologica della Natura con la "natura" umana c'è anche, da parte di quest'ultima, necessariamente una dialettica di priorità che alla fine determina quale sia il "bene possibile" o il "male minore". Infatti, nelle scelte economiche, l'uomo come produttore e consumatore, pur essendo soggetto alla "legge della libertà", deve tenere conto nelle sue azioni dei fattori condizionanti della capacità di accettare rischi, della propensione al lavoro o al tempo libero, al risparmio o alla spesa, sia negli individui che nelle società: data la "limitazione" - condizione intrinseca dell'economia - le opzioni presentate saranno alternative escludenti - "aut-aut" (-0-0-) - poiché non è possibile in ogni coppia averne di sommative - "et-et" (-y-y-) -.

In ogni caso, il risultato sarà coerente con la decisione presa, sia in termini di risultati che di rinunce. Ed è ovvio che in ogni caso c'è un giudizio che valorizza quello che è il "male minore" o il "bene possibile", che non cambia i risultati, in modo che gli errori, non cambiando i risultati, saranno prima o poi evidenti.

Come sintesi finale, si può dire che nella dialettica - la scienza del dialogo - sociale ormai costituita come base delle relazioni umane in sostituzione dell'ordine dell'essere, universalmente accettato come riferimento ultimo, ci sarà sempre una scelta esclusiva tra il "mio" bene - maggiore o minore - e la concezione comunitariamente valida, raggiunta per "consenso": negli eventuali scontri sociali non c'è spazio per la mediazione; se il comune viene "imposto" sarà a costo dell'"alienazione" personale dei dissenzienti; altrimenti, "anomia" sociale. E la presunta soluzione di cercare un "programma minimo" accettato da tutti implica la riduzione, per esclusione, delle questioni conflittuali.

Vale a dire: tralasciando ciò che è veramente importante per l'uomo. E così, "soppesando i valori e i beni che devono essere perseguiti, ci si concentra piuttosto sulla riproposizione riconosciuta tra gli affetti buoni o cattivi, in vista del bene maggiore o del male minore, che sono effettivamente possibili in una data situazione...

Le teorie teleologiche, pur riconoscendo che i valori morali sono stabiliti dalla ragione e dalla rivelazione, non ammettono - ci avverte ora il Papa (Veritatis splendor, 75) - che sia possibile formulare una proibizione assoluta di certi comportamenti che, in qualche circostanza e cultura, possano contrastare con quei valori.

Antonio Segura Ferns è stato un chimico, economista e filosofo spagnolo, è stato per due mandati consigliere nazionale della Comunione Tradizionalista. Fondatore e presidente della sezione di Siviglia della Società Internazionale Tommaso d'Aquino (SITA), era diventato docente della Facoltà di Filosofia dell'Università di Siviglia.

NOTE:

  1. - F. Hegel, Lezioni sulla Filosofia della Storia
  2. - Fabro, Riflessioni sulla libertà, Maggioli, 1983, pag. 210
  3. - Leibniz, Prima formulazione del sistema, § 8
  4. - R. Berlinger, Le ideologie, simbolo del nostro tempo
  5. - Cantero, La concezione dei diritti umani in Giovanni Paolo II
  6. – Fukuyama, “La fine della Storia e l’ultimo Uomo”

Commenti (44)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Mostra commenti 44 caricati
    1. R66 3 ottobre 2022

      Provando a pensare ad un soggetto nel mentre si legge l'articolo, ad esempio alla persona ritenuta più pessima al mondo, il quadro sembra funzionare.
      Rileggendolo cambiando soggetto, ad esempio un medico o un'infermiera, funziona ugualmente.
      Ricambiando di nuovo e ponendo colui che vota il partitino "antiqualcosa" e che va nelle piazze in nome di non si sa quale bene universale, inesorabilmente funziona di nuovo.
      Qual'è quindi la differenza tra i vari soggetti se il pensiero è identico?
      Come scrivo da una vita: il potere di impatto.
      Il fallito "salvamondo" ne ha meno rispetto all'affermato "rovinamondo", ma non è da meno nelle intenzioni e soprattutto non ne ha alcun merito diretto. 😉

    1. AlbertoConti 2 ottobre 2022

      A naso mi pare di cogliere una certa confusione tra morale e politica.
      La morale si fonda su valori, la politica su compromessi con la realtà.
      La politica necessita di ideologie, a loro volta fondate su valori, ma questo implica una pluralità di vedute sociali.
      I valori si misurano percettivamente, soggettivamente e al presente, e questo fonda una cultura popolare a seguito di condivisione, con la sua storia in continua trasformazione, difficilmente riducibile a statiche indicazioni dogmatiche, tipiche delle religioni. (eccezion fatta per i pochi valori universali)

      Mi pare altrettanto evidente che la percezione valoriale, per essere autentica, deve trarre energia vitale da una coscienza evoluta, matura nei limiti della storicità, e possibilmente anche oltre, spiritualmente trascendente. E questo nasce esclusivamente da un'esperienza esistenziale libera e autentica, sedimentata in cultura personale, continuamente relazionata alla società di appartenenza.

      Stiamo soffrendo di infantilizzazione sociale coatta, e questo spiega molte cose, sbandamento morale in primis.

    2. CptHook 2 ottobre 2022

      infantilizzazione sociale coatta

      Ottima...

    1. danone 2 ottobre 2022

      Se stabilisco per me stesso che una mela è rossa, devo considerare questo dato, frutto della mia percezione personale e potenzialmente vero, come un dato soggettivo.
      Se la stessa mela la valutiamo rossa in un numero maggiore di 1 e sempre più consistente di individui, il dato che la mela è rossa acquisterà sempre più realtà oggettiva, quindi il dato stesso acquisterà un grado di verità sempre maggiore al dato soggettivo di partenza, in base al numero sempre più grande di quanti valuteranno rossa la mela.
      Questo per dire che, su questo piano materiale transitorio dove noi ci manifestiamo, non può esserci accessibile nessuna Verità immutabile, ma possiamo accedere a maggiori gradi di verità oggettiva, maggiore è la condivisione comune del dato dell'esperienza soggettiva individuale.
      E' come dire che non possiamo stabilire nessun metro di misura oggettivo comune fra di noi, perchè non possiamo accedere a parametri assoluti di valutazione delle grandezze fisiche reali.
      E' vero che non possiamo, in questa realtà, disporre o recuperare dalla nostra esperienza umana, parametri assoluti di verità immutabile, però possiamo condividere dei percorsi logici comuni, poichè comprensibili all'esperienza soggettiva di tutti, che ci permettono di stabilire riferimenti oggettivi collettivi, non immutabili o assoluti, ma oggettivati da tutti in modo condiviso e certo, e questo basta per stabilire convenzioni chiare, certe, oggettive perchè disponibili all'esperienza soggettiva di tutti in modo uguale, come riferimenti comuni, necessari per orientarci dentro una realtà che condividiamo.
      Se ho capito bene le tesi del difficile articolo, secondo me non può esistere una dialettica reale fra verità immutabili, che sono impossibili da stabilire per noi enti transitori su questo piano, e verità ideologiche di interesse, intese nel modo utilitaristico-economicistico di mercato del male minore, che prevalgono nello stabilire le regole della convivenza sociale.
      Se abbiamo stabilito un percorso logico condiviso di oggettivazione di un riferimento che diventa comune e stabiliamo di rispettarlo per orientarci fra di noi e nella realtà condivisa in cui siamo presenti, ogni tipo di dialettica non avrà più ragione di essere, per lo meno fino a quando non si stabilirà per interesse comune e non di parte, di cambiare comunemente il parametro di riferimento, attraverso un nuovo processo logico di oggettivazione condiviso, che stabilirà il nuovo riferimento oggettivo.
      Se continua una dialettica eccessivamente relativistica che non riconosce l'oggettività di nessun percorso logico condiviso, vuol dire che ci sono in azione non delle istanze legittime alternative di verifica della realtà, ma degli agenti provocatori, manipolatori, ingannatori, collegati a interessi forti privati, ai quali non importa niente di stabilire verità logiche oggettive, ma solo delle verità di mercato e di interesse soggettivo privato, che cercano unicamente di alzare la confusione attraverso la relativizzazione della verità logica oggettivata e condivisa che possiamo collettivamente produrre, solo per portare acqua al loro mulino.
      Ma questo significa che non esistono solo i manipolatori relativizzatori per interesse, ma esistono anche una gran massa di persone, la maggioranza purtroppo, che non sono ancora in grado di comprendere e realizzare in modo cosciente, un percorso logico di oggettivazione del dato della propria esperienza soggettiva, per poterlo condividere con gli altri in modo certo e sicuro, come dato di una realtà che diventa comune perchè più oggettiva e allargata, che solo noi possiamo costruire e tutelare, se ne siamo in grado, per poter organizzare concretamente un vero vissuto evolutivo su questo pianeta, inteso non solo come percorso individuale soggettivo, ma anche come potenziale esperienza sociale condivisa.

    2. CptHook 2 ottobre 2022

      Da te non mi aspettavo niente di meno..., copiato anche questo, grazie...

    3. gianB 2 ottobre 2022

      "... in modo certo e sicuro ..."
      E in questo modo torniamo sempre alla potenziale esistenza di uno scontro tra due parti che entrambe detengono valori e comprensioni della realtá "in modo certo e sicuro" ma diverse.
      Il segreto é invece proprio il non avere la certezza ma bensí essere consapevoli che in ogni veritá che detieni c'é una parte di falsitá.
      Il nostro scopo quindi diviene, non tanto enunciare la veritá, ma piuttosto scoprire la falsitá nella nostra veritá.
      Solo cosí sapremo trovare una nuova strada ....

    4. CptHook 2 ottobre 2022

      Il segreto é invece proprio il non avere la certezza ma bensì essere consapevoli che in ogni verità che detieni c’é una parte di falsità

      Vedi? Alla fine si torna sempre al buon vecchio Socrate...

    5. LuxIgnis 2 ottobre 2022

      Premessa: Tu intendi l'oggettività come una sorta di soggettività condivisa. L'oggettivo in realtà è fuori dalla soggettività. La mela esiste al di la che noi esseri umani ci siamo o no.

      La verità esiste ed è una ma non può essere né soggettiva né oggettiva. È oltre.
      È difficile riconoscere o vedere la verità, perché è al di là del soggettivo e dell'oggettivo. Nel momento che la si descrive si ricade immediatamente in una delle due parti, dandone un'interpretazione, più o meno fedele, ma pur sempre un'interpretazione e non la verità.
      La nostra mente dominante che è binaria non riesce assolutamente a concepire qualcosa che va oltre, e che una cosa possa essere addirittura contemporaneamente due cose apparentemente opposte.
      Bisogna ricorrere a una mente non-binaria per poterla vedere. Mente che potenzialmente abbiamo nel nostro emisfero Dx.
      Qualche giorno fa ho usato il termine "pangettivo" (che ho trovato in un libro) per indicare questa condizione non-binaria; l'oltre.
      I miti sono un esempio perfetto per illustrare questo termine.
      Un mito è soggettivo e oggettivo (cioè pangettivo) allo stesso tempo. È soggettivo in quanto è una storia, una favola, che cambia di cultura in cultura e quindi non è reale. Ma è anche oggettivo in quanto racconta di un qualcosa che può essere semplicemente un'attitudine dell'animo umano, che è reale. Il mito nasce proprio per questo, per dare una visione della realtà che è impossibile dare altrimenti. Nel momento che si traduce a parole un concetto, immediatamente si esce fuori dalla verità. E quindi si deve inventare una storia che può condurre alla verità. Un mito è reale e non reale allo stesso tempo, è vero e non vero.
      Il problema nasce quando i miti o altro, vengono interpretati letteralmente, rendendoli totalmente falsi. E questo crea confusione e conflitto. Ognuno dice la sua e la ritiene migliore di quella degli altri. Ma in realtà tutti stanno dicendo la stessa cosa solo che non è lì, ma oltre.
      La verità e sempre oltre mai altrove.

    6. danone 2 ottobre 2022

      Se c'è uno scontro fra le parti, a mio modo di vedere, è perchè non si è ancora in grado di integrare il dato di realtà soggettiva, che ognuno produce per se stesso, all'interno di un percorso logico condiviso e comprensibile a tutti, che porti il dato delle singole esperienze personali e soggettive, a coincidere, dopo il percorso logico verificabile e condiviso, ad un risultato che non può essere definito vero in senso assoluto, ma può essere considerato più vero e oggettivo delle singole esperienze personali soggettive di partenza, intese come nostre opinioni personali, e quindi se qualcosa passa questo filtro, ritengo oggettivo considerarlo un dato di realtà verificato più oggettivo, quindi con un grado di verità relativa maggiore, che possiamo prendere a riferimento comune per la nostra utilità collettiva.

    7. danone 2 ottobre 2022

      Tu intendi l’oggettività come una sorta di soggettività condivisa. L’oggettivo in realtà è fuori dalla soggettività. La mela esiste al di la che noi esseri umani ci siamo o no.

      Non la intendo io così, è così.
      Concordo che l'oggettivo è fuori dalla soggettività, e la mela esiste indipendentemente da noi, ma l'unico strumento che noi possiamo utilizzare per esplorare e arrivare a contattare una possibile verità oggettiva in se, è attraverso la nostra ricerca personale soggettiva, essendo noi strumenti dotati di percezione individuale, che non ci da certezze di cogliere verità oggettive attraverso il nostro percepito in quanto tale.
      Bisogna passare da un percorso che ci permetta di verificare i nostri dati di realtà soggettiva, raccolti individualmente, attraverso la condivisione con l'altro, e più è alto il numero di individui che confermano individualmente lo stesso dato, più il dato diventa esperienza comune, quindi quel dato è giusto considerarlo più vero di altri dati che non hanno avuto la possibilità di passare lo stesso percorso logico condiviso di verifica comune.

    8. LuxIgnis 2 ottobre 2022

      Per me è sbagliato il tuo ragionamento ed è anche facilmente confutabile dicendo che molte cose che oggettivamente (nel tuo senso), cioè condivise, erano verità si sono fondamentalmente rilevate delle menzogne.
      L'oggettività non è una soggettività condivisa.
      Se noi non ci fossimo, la terra continuerebbe a esistere con tutte le sue meraviglie. Non ci sarebbe nessuna condivisione e non ci sarebbe nessuno che possa condividere, perché questa idea della condivisione è solo esclusivamente umana. Della mente umana.
      Per oggettivo si intende qualcosa che va al di là della soggettività condivisa o meno.
      Il sole è oggettivo che noi ci siamo o meno.
      Dire che non esiste al di là di noi è solipsismo, e non ha nessun valore.
      C'è una realtà che creiamo noi (soggettività) e c'è una realtà che si crea al di fuori di noi (oggettività).
      Non è propriamente sbagliato il tuo ragionamento in quanto è corretto che non si può cogliere l'oggettività senza ricorrere alla soggettività ma non è quella l'oggettività. Per questo la verità è oltre tutto ciò.
      E questo fa perdere tutti i punti di riferimento.

    9. CptHook 2 ottobre 2022

      Ach so! Mi ero dimenticato che qualche volta ti piace abbondare con le virgole ed eliminare gli altri segni...

    10. indipendente 2 ottobre 2022

      La convinzione della morte

    1. gix 2 ottobre 2022

      Il livello delle osservazioni riportate impedisce (almeno a me) una agevole comprensione del pensiero esposto, come spesso accade quando si va sul piano filosofico. Basterebbe prendere atto che in un mondo imperfetto non esiste l'idea di purezza assoluta, il male minore fa quindi parte della condizione umana, ma nei secoli sono stati molti quelli che non hanno accettato tale rivelazione, imponendo il proprio pensiero come assoluto. E' una presunzione inaccettabile quella di avere una soluzione unica per tutti gli aspetti dell'esistenza umana, ed è questo che ha portato alla storia millenaria di sviluppo, regressione, conflitti e aggressioni, povertà e ricchezza, sia materiale che spirituale. D'altronde, altra constatazione inevitabile è che se non ci fosse questa imperfezione della condizione umana, il mondo rimarrebbe immobile senza avere alcuna necessità di provare a migiorarsi, o anche semplicemente a conoscersi. Non è nemmeno detto che il male minore sia una condizione moralmente disdicevole, se il compromesso non riesce per esempio ad evitare gravi conseguenze come la guerra. Il fatto stesso che qualunque compromesso porti comunque, prima o poi, ad un qualche tipo di conflitto o di guerra, sta a significare che può andare bene fino ad un certo punto, poichè anche il male minore, a certe condizioni, diventa inaccettabile. Perciò tutti coloro che propongono la loro purezza in un mondo di impuri, se ne dovranno fare una ragione; la loro purezza non è mai (del tutto) migliore di quella altrui.

    2. CptHook 2 ottobre 2022

      Grazie anche a te, copio ed inserisco nell'originale, magari un giorno ne esce qualcos'altro di buono...

    1. gianB 2 ottobre 2022

      A me sembra di scorgere sostanzialmente il conflitto interiore di un filosofo di tradizione cristiana, dove la perdita delle certezze della Veritá pone l'individuo nella continua necessitá ti trovare un'equilibrio tra le variabili di tempo, spazio, valori presenti e passati. Sempre un dover ripartire da zero quindi e continuamente rifare i conti senza alcun riferimento fisso. Anche la Natura non riesce a dare una Veritá assoluta, ma solo riferimenti da riconsiderare di volta in volta. Conflitto peraltro citato nell'ultimo capoverso dell'articolo.
      Ad un'agnostico le considerazioni espresse da Segura Ferns possono apparire di una certa ovvietá, capisco che non lo é per un credente. L'aspetto interessante, a questo punto, é il cogliere tale "spaesamento" provato dal credente ed il sorgere di una "nostalgia". Si cerca di vincere tale "nostalgia" richiamandosi ai "valori della tradizione" autoconvincendosi che il loro tramonto é stato causato dal Male (per quanto Segura Ferns lo esprima tramite il suo continuo confronto tra "male minore" e "bene possibile"), sia esso insito nella natura umana sia nel sistema sociale (capitalistico) che esso produce. Sostanzialmente con ció si risolve, o si crede di risolvere, il dilemma, e Segura Ferns lo fa esprimendo il dilemma. Ci si nega, in definitiva, alla sfida che abbiamo di fronte, verso il futuro e verso l'ignoto, impauriti, se non inorriditi, da esso.

    2. CptHook 2 ottobre 2022

      Ottima esposizione, quasi da inserire nell'articolo..., anzi, la copio e la aggiungo al documento nel mio archivio. Grazie Gian.

    3. gianB 2 ottobre 2022

      Sono io che ringrazio te della lode.

    4. CptHook 2 ottobre 2022

      Considera che, come devo aver già detto altrove, per me la filosofia si è fermata a Socrate...

    5. lazarovici 2 ottobre 2022

      non è esatto. Si è ripresa con Guglielmo Occam, ma è morta di nuovo: si è lasciata crescere la barba e non usa più il rasoio

    6. indipendente 2 ottobre 2022

      Tutto mentale, e della peggiore risma. Veleno per l'anima. Tieniti alla larga da questi pipponi, se mi posso permettere

    1. CptHook 2 ottobre 2022

      A questo punto aggiungo il mio:

      "Blindo alla supercazzola con scappellamento (a destra) come se fosse antani..." ecc.

    2. CptHook 2 ottobre 2022

      E pensare che uno si scappella, pardon, si scervella per portare un po' di luce a queste menti ottenebrate...

    3. gianB 2 ottobre 2022

      Prendila canticchiando, magari quella che fa " si potrebbe andare tutti allo zoo comunale, a vedere le bestie feroci ..... .... e vedere di nascosto l'effetto che fa .... "

    4. indipendente 2 ottobre 2022

      O Capitano, mio Capitano... non so se ce ne siamo accorti, ma son finiti i tempi! Il mondo ormai è adombrato quasi totalmente dal manto di Satana, e non sarà di certo l'ennesimo pippone che ci darà la Luce. I fardelli pesanti allontanano l'Uomo dalla sua naturale Essenza.

    5. CptHook 2 ottobre 2022

      Dissento fortemente, ma il mondo è bello perché vario...

    6. indipendente 2 ottobre 2022

      Su questo ti sostengo, e ti invito a continuare a contemplare la Bellezza di questo mondo.

    7. CptHook 2 ottobre 2022

      Non riapriamo la vexata quaestio della Bellezza..., io ormai non contemplo più un bel nulla..., sto in finestra, porto qualche modesto contributo, aspetto l'eventuale momento in cui si possa infine passare ai fatti reali e, eventualmente, "armarsi contro un mare di guai e, combattendo, farla finita" (più o meno, mi pare).
      Sai, la mia grandissima fortuna è aver perso qualsiasi paura della morte, ti pare poco?

    8. cruzaros 2 ottobre 2022

      sintesi apprezzabile

    9. CptHook 2 ottobre 2022

      Grazie.

    10. indipendente 2 ottobre 2022

      Dovrei capire cosa intendi per "passare ai fatti reali" anche se ne ho sentore. Sulla paura della morte, sono felice se vivi in serenità. Dovremo tutti passare un esame, tra di noi non dobbiamo dimostrarci nulla.

    11. CptHook 2 ottobre 2022

      Esatto, il sentore è quello..., mica sono soltanto un buon traduttore...

    1. fiurdesoca 2 ottobre 2022

      quante parole per spiegare che il più forte fa quello che vuole e gli altri se lo trovano in c***. temo che la filosofia ormai voglia giustificare solo se stessa.

    2. jos 2 ottobre 2022

      con la filosofia “volavamo” essere migliori, con la quale o senza la quale…

    1. Cachafaz 2 ottobre 2022

      A proposito di giudizio morale, l'interruzione del gas russo ad opera dell'austria, totalmente illegale, e' stata sicuramente orchestrata d'intesa con la germania, cosi tanto per ricordare quanto ci sono amici e come sono corretti, a chi qui dentro si illude.

    2. jos 2 ottobre 2022

      I governi non sono mai amici…di chicchessia…

    3. sbregaverse 2 ottobre 2022

      Il filosofale porta al barricadiero, i miei omaggi pornano alla barricadiera, ma poi che se ne fa il barricadiero di un fucile filosofale che spara scorreggine filosofali ¿?

    4. sbregaverse 2 ottobre 2022

      Sic est sic ovest sic nord sic sud :
      solo CHICCHESS' IO.

    5. indipendente 2 ottobre 2022

      Ciò che tra persone si definisce ipocrisia, tra governi si chiama diplomazia

    6. CptHook 2 ottobre 2022

      Vero, ma necessaria..., come diceva anche il buon Manzoni (mi pare), con la buona educazione si può fare tutto..., anche dare un colpo a uno...

    7. indipendente 2 ottobre 2022

      In quel caso ciò che tra persone si definisce buona educazione, tra governi si chiama ipocrisia.

    1. sbregaverse 2 ottobre 2022

      Che si celebrino gli inni dei cachi.
      (seguro que sí)

    2. sbregaverse 2 ottobre 2022

      Come si fa a martoriare i nostradamus dove i nostradamus sono già martoriati di suo ¿?
      (la risposta è tutta filosofale)

    3. jos 2 ottobre 2022

      occorre una pietra filosofale che trasmuti il volgare metallo in oro…non un mattone…

Visualizzati 44 di 44 commenti approvati.