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GIOVANNI PAOLO II: UN PAPA NELLA PEGGIORE TRADIZIONE

DI JOHN KLEEVES

Articolo rimosso su richiesta di Kleeves.

Pubblicato da Davide

  • Truman

    Giovanni Paolo II, il grande restauratore

    di Leonardo Boff

    Il pontificato di Giovanni Paolo II è stato lungo e complesso. Quali sono state le caratteristiche fondamentali di questo papato? La restaurazione e il ritorno a una ferrea disciplina.

    Giovanni Paolo II non si è caratterizzato per la riforma, bensì per la controriforma. Ha frenato il processo di modernizzazione che negli anni Sessanta investì la Chiesa, e ha ritardato il confronto con due gravi questioni che sono aperte da quattro secoli.

    La prima questione è legata alla nascita di altre chiese, come conseguenza della riforma protestante del XVI secolo che ruppe l’unità della Chiesa romano-cattolica obbligandola a tollerare altre confessioni considerate scismatiche ed eretiche.

    La seconda grande questione è costituita dalla tecnoscienza, dalle libertà civili e dalla democrazia. Questa nuova cultura non si concilia con l’organizzazione istituzionale della Chiesa: una monarchia assoluta in contraddizione con la democrazia e il rispetto dei diritti umani.

    Quali sono state le strategie del Vaticano dinnanzi a questi due grandi problemi? Sulla questione delle chiese evangeliche, l’idea del Vaticano era quella che mirava a restaurare l’antica unità ecclesiastica sotto la sola autorità del Papa. L’atteggiamento verso la società moderna è stato di critica e di condanna del progetto emancipatorio e di secolarizzazione con l’obiettivo di ricreare l’unità culturale sotto l’egida dei valori morali cristiani.

    Entrambe le strategie hanno fallito. Le altre chiese sono cresciute e hanno preso piede in tutti continenti. La società moderna, con le sue libertà, la sua scienza e la sua tecnica si è convertita in un paradigma per l’intero mondo. La Chiesa cattolica si è vista trasformata in un bastione di conservatorismo religioso e di autoritarismo politico. La convocazione di un concilio ecumenico per affrontare queste due questioni irrisolte fu opera del buon senso di Giovanni XXIII. Il Concilio Vaticano II (1962-1965) fu orientato non all’anatema ma alla comprensione, non più alla condanna ma al dialogo. Inaugurò il dialogo rispetto alle altre chiese, presupponendo l’accettazione della loro esistenza.

    Rimaneva una terza grande questione da affrontare: i poveri, la grande maggioranza dell’umanità. Fu merito della Chiesa latinoamericana ricordare che non esiste solo un mondo moderno sviluppato ma anche un mondo sottosviluppato che suscita un interrogativo scomodo: come annunciare Dio come Padre in un mondo di miserabili? Ha senso annunciare Dio come Padre soltanto se si è capaci di strappare i poveri alla miseria, se si è in grado di trasformare la realtà migliorandola. Questo fu quello che fecero i settori più dinamici in America latina, animati da alcuni profeti come Helder Camara (il vescovo dei poveri delle favelas di Rio n. d. t.). La missione era schierarsi con i poveri contro la povertà.
    La svolta animò molti cristiani e li spinse ad entrare nei movimenti sociali di liberazione e perfino in fronti armati. Numerosi vescovi e cardinali assunsero un ruolo di rilievo contro le dittature militari e nella difesa dei diritti umani, intesi principalmente come diritti dei poveri.

    Giovanni Paolo II fu eletto Papa mentre questo processo era in corso. Il suo pontificato si è contraddistinto fin dal principio nel contrastare le tendenze innovatrici allora dominanti. Nella posizione assunta da Giovanni Paolo II furono sicuramente determinanti la sua origine polacca e i circoli della curia romana, messi ai margini ma non sconfitti dal Concilio Vaticano II. A Roma il nuovo Papa incontrò la burocrazia vaticana, conservatrice per sua natura, che la pensava come lui. Si costruì così un potente blocco Papa-curia con l’obiettivo di imporre la restaurazione dell’antica disciplina.

    Le caratteristiche personali di Giovanni Paolo – la sua figura carismatica, il suo innegabile potere di fascinazione, la sua abilità di drammatizzazione mediatica – aiutarono a realizzare nella miglior maniera possibile questo progetto.

    Per realizzare il suo disegno di restaurazione Giovanni Paolo II si è dotato di strumenti adeguati. Ha riscritto il diritto canonico in modo da inquadrare l’intera vita della Chiesa, ha fatto pubblicare il catechismo Universale della Chiesa cattolica ufficializzando così l’esistenza di un pensiero unico dentro la Chiesa. Ha sottratto potere di decisione al sinodo dei vescovi sottomettendolo totalmente al potere papale, ha limitato il potere delle conferenze continentali dei vescovi, delle conferenze nazionali episcopali, delle conferenze di religiosi a livello nazionale e internazionale.

    Ha negato la piena cittadinanza nella Chiesa alle donne, relegate a funzioni secondarie sempre lontane dall’altare e dal pulpito.

    Insieme al suo principale consigliere, il cardinale Ratzinger, il Papa ha professato una visione agostiniana della storia secondo la quale conta davvero solo quello che passa attraverso la mediazione della Chiesa, portatrice di salvezza soprannaturale. Questa posizione lo ha indotto ad una profonda incomprensione della teologia latinoamericana della liberazione che predica la liberazione dei poveri attraverso l’azione dei poveri. Per il cardinale Ratzinger questa liberazione è meramente umana e carente di rilevanza soprannaturale. E’ necessario sottolineare che il Papa ha avuto una visione semplicistica di questo tipo di teologia che ha sempre interpretato con la logica dei suoi detrattori e, oggi lo sappiamo, a partire dalle informazione che la Cia gli sottoponeva, in particolare riguardo l’influenza dei teologi della liberazione in Centro America. L’ha considerata un cavallo di Troia del marxismo che denunciava in ragione dell’esperienza del comunismo nella sua Polonia. Si è convinto che il pericolo in America Latina fosse il marxismo, quando il vero pericolo era ed è il capitalismo selvaggio e colonialista con le sue élites antipopolari e retrograde.

    In Giovanni Paolo II prevaleva la missione religiosa della Chiesa e non la sua missione sociale. Se avesse detto «appoggiamo i poveri e impegniamo la Chiesa nelle riforme in nome del Vangelo», il destino politico dell’America Latina sarebbe stato un altro. Al contrario, ha organizzato la restaurazione conservatrice in tutto il continente: ha cacciato vescovi profetici e ha nominato vescovi distanti dalla vita del popolo, ha chiuso istituzioni teologiche e ha punito i loro docenti.

    C’è stata una grande contraddizione tra l’immagine di questo Papa e i suoi insegnamenti. All’esterno si presentava come un paladino del dialogo, delle libertà, della tolleranza, della pace e dell’ecumenismo. Ha chiesto perdono in varie occasioni per gli errori e le condanne ecclesiastiche del passato. Si è incontrato con i leader di altre religioni per pregare, uniti, per la pace mondiale. Dentro la Chiesa, però, ha ridotto il diritto di espressione, ha proibito il dialogo e ha prodotto una teologia dai forti toni fondamentalistici. Il progetto politico-ecclesiastico assunto dal Papa non ha risolto i problemi posti dalla Riforma, dalla modernità e dalla povertà. Li ha aggravati, piuttosto, ritardando un vero confronto.

    I suoi limiti nello stile di governo della Chiesa, non hanno impedito a Giovanni Paolo II di raggiungere la santità personale. Così è stato, nel segno di una religione “all’antica” con grande devozione verso i santi e in maniera particolare verso la Madonna, verso le reliquie e i luoghi di pellegrinaggio. E’ stato un uomo di profonda preghiera. A volte pregando si trasformava, impallidiva. Altre volte gemeva e versava lacrime. Una volta lo trovarono nella sua cappella privata steso a terra con le braccia aperte a forma di croce, come in estasi, come nella Spagna del XVI secolo.

    A chi spetta l’ultima parola? Alla storia e a Dio. La storia ci dirà qual è stato il suo reale significato per il cristianesimo e per il mondo in questa fase di cambiamento di paradigmi e di passaggio di millennio.

    Leonardo Boff (Teologo della liberazione, nel 1985 fu punito con un anno di “silenzio” e deposto dalle sue funzioni accademiche nel campo religioso dal Vaticano)

    da Liberazione (5 aprile 2005)