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Giornalista ucciso in Iraq dopo aver investigato sugli squadroni della morte

di James Cogan

Il 24 giugno Yasser Salihee, un corrispondente speciale iracheno per l’agenzia stampa Ridder è stato ucciso da un unico proiettile che lo ha colpito alla testa mentre si avvicinava ad un checkpoint che era stato messo su da truppe americane ed irachene vicino a casa sua. Si crede che il colpo sia stato sparato da un tiratore americano. Secondo i testimoni non sono stati sparati colpi di ammonimento.
L’esercito americano ha annunciato di aver aperto un’inchiesta sull’uccisione di Salihee’. Il Knight Ridder ha però già dichiarato che “non c’è motivo di credere che la sparatoria possa aver a che fare con il suo lavoro di giornalista”. In realtà invece, il suo ultimo incarico lascia credere che di motivi ce ne siano.
Il mese scorso Salihee stava raccogliendo le prove su alcune forze irachene che, appoggiate dagli americani, avevano compiuto degli omicidi extragiudiziari di presunti membri e sostenitori della resistenza antioccupazione. Le sue ricerche seguivano un servizio di maggio del New York Times, che mostrava come l’esercito americano avesse modellato i commando di polizia del ministero degli interni iracheni, conosciuti come la Brigata Wolf, sullo stampo degli squadroni della morte scatenati negli anni ottanta per fermare i ribelli di sinistra in El Salvador.
La Brigata Wolf è stata reclutata durante il 2004 dall’esercito americano e dal governo provvisorio, installato dagli Stati Uniti, con a capo Iyad Allawi. La maggioranza dei suoi funzionari e del personale ha militato nelle forze speciali della Guardia Repubblicana di Saddam Hussein, veterani di omicidi, tortura e repressione. L’unità è stata utilizzata contro la resistenza nelle città ribelli come Mosul e Samarra, e nelle ultime sei settimane, ha svolto un ruolo fondamentale nella massiccia soppressione ordinata dal governo iracheno a Baghdad, dal nome in codice “Operazione Fulmine”.
Il 27 giugno il Knight Ridder ha pubblicato i risultati delle sue ricerche in un articolo scritto a quattro mani da Salihee e il corrispondente Tom Lasseter. I giornalisti hanno individuato “più di cento casi in meno di una settimana” di corpi arrivati agli obitori di Baghdad di persone che erano state viste l’ultima volta nelle mani dei commando di polizia.
Secondo il direttore dell’obitorio centrale di Baghdad, gli uomini erano “stati uccisi in modo metodico“. L’articolo riporta che “le mani erano state legate o ammanettate dietro la schiena, gli occhi bendati e sembrava che fossero stati torturati.
Spesso sembra che questi uomini uccisi siano stati frustati con una corda, sottoposti ad elettroshock o colpiti con un oggetto contundente e uccisi spesso da un’unica pallottola in testa.”
Un negoziante di Baghdad Ovest ha raccontato a Salihee di essere stato incarcerato il 13 maggio dalla polizia insieme ad un uomo chiamato Anwar Jassim . “Mentre eravamo detenuti ci hanno bendato ed ammanettato. Il secondo giorno i soldati hanno detto ‘È morto’. Solo più darti abbiamo capito che era Anwar.” In base alle cartelle mediche dell’obitorio Yarmuk, dove la polizia ha scaricato il suo corpo, Jassim aveva una “ferita da sparo sulla nuca, tagli e contusioni sull’addome, sulla schiena e sul collo.”
I commando di polizia hanno testualmente detto al direttore dell’obitorio di lasciare il cadavere “in modo che i cani possano mangiarlo, siccome è un terrorista e se lo merita”.
In un secondo episodio, un generale di brigata del ministero degli interni iracheno ha raccontato che durante un raid il 14 maggio suo fratello è stato prelevato in un quartiere operatio sunnita alla periferia ovest di Baghdad. Il suo corpo è stato trovato il giorno dopo e riportava segni di tortura. Alcuni testimoni hanno detto al generale che i rapitori “sono arrivati su una Toyota Land Cruiser bianca della polizia, portavano le uniformi e i caschi antiaerei del commando di polizia” ed erano armati con pistole Glock calibro 9mm.
Armi bianche Glock vengono utilizzate da molte agenzie di forze dell’ordine americane e sono state fornite alle forze di sicurezza irachene dall’esercito americano.

L’articolo faceva riferimento anche ad un terzo caso. Il corpo di Saadi Khalif era stato portato all’obitorio Yarmuk dal commando di polizia alcuni giorni dopo che era stato prelevato da casa sua dalla polizia il 10 giungo. Il fratello di Saadi ha detto al Knight Ridder: “Il dottore ci ha detto che era stato immobilizzato e torturato prima che gli sparassero. Sembrava che fosse stato trascinato da una macchina.”
Un articolo apparso il 29 giugno sul British Financial Times ha fornito ulteriori prove delle atrocità del commando di polizia. Mustafa Mohammed Ali, del quartiere di Abu Ghraib, alla periferia ovesti di Baghdad, ha raccontato ai giornali di essere stato prelevato dalla Brigata Wolf il 22 maggio, durante la preparazione dell’Operazione Fulmine. Ha affermato di essere stato tenuto prigioniero per 26 giorni.
L’articolo riporta: “Ha passato il primo giorno in un recinto di filo spinato insieme a centinaia di altri detenuti, senza cibo, né acqua, né bagno. Il quarto giorno sono cominciati gli interrogatori. Il signor Ali dice che i commando della Brigata Wolf hanno attaccato dei fili elettrici al suo orecchio e ai suoi genitali, e che generavano corrente con un telefono militare a manovella.”
In base alle cifre del Financial Times, solo 22 delle 474 persone sequestrate dalle loro case durante il raid della Brigata Wolf nella zona di Abu Ghraib sono ancora detenute. Quelle rilasciate affermano di aver subito abusi sistematici. “Le detenzioni di massa e la tortura indiscriminata sembrano essere il mezzo principale utilizzato per reprimere un’insurrezione che potrebbe durare ‘cinque, sei, otto, 10, 12 anni’ secondo Donald Rumsfeld, il segretario alla difesa degli Stati Uniti,” ha commentato il giornale.
Alla luce delle prove raccolte da Salihee, le discrepanze significative nelle cifre ufficiali sull’Operazione Fulmine a Baghdad fanno ulteriormente preoccupare sul destino dei detenuti. I primi di giugno il governo iracheno ha dichiarato che erano state detenute 1200 persone. Pochi giorni dopo, il 6 giugno, questa cifra è stata riaggiustata scendendo a sole 887, senza nessuna spiegazione. Alcune delle morti di cui si parla nell’articolo del Knight Ridder coincidono con questo periodo.

Sospetti di uccisioni indiscriminate

Le rivelazioni sulla condotta della Brigata Wolf aggiungono credibilità alle affermazioni di Max Fuller, in un articolo intitolato For Iraq, ‘The Salvador Option’ Becomes Reality ( www.globalresearch.ca/articles/FUL506A.html ) e pubblicato dal Centre for Research on Globalisation.
La scoperta negli ultimi nove mesi di decine di corpi abbandonati nei mucchi di rifiuti, nei fiumi e negli edifici abbandonati è stato un tragico sviluppo in Iraq. In molti casi le persone sono state torturate e mutilate prima di essere uccise da un unico colpo in testa. L’esercito americano ha sistematicamente riferito che le vittime facevano parte dell’esercito o della polizia irachena. I media hanno universalmente riportato che le uccisioni di massa erano opera dei terroristi antioccupazione.
Fuller comunque fa notare: “Quello che dà più nell’occhio è che molte di queste uccisioni hanno avuto luogo da quando i commando di polizia si sono attivati in modo operativo e spesso corrispondono a zone dove erano stati inviati.”
A Mosul, per esempio decine di uomini sono stati presi dai commando il novembre scorso, durante un’operazione guidata dagli Stati Uniti per riportare la città sotto il controllo delle forze di occupazione. Nelle settimane successive sono stati trovati più di cento corpi torturati e uccisi. A Samarra, sono state scoperte decine di corpi nei pressi del lago Thartar all’indomani delle operazioni eseguite dai commando in quella città.
Da febbraio fino a fine aprile sono state recuperate più di 100 salme dal fiume Tigri a sud di Baghdad, una delle zone più ribelli del paese. Il governo iracheno all’inizio sosteneva che fossero degli abitanti del villaggio di Maidan che erano stati rapiti dai ribelli. Questo poi è stato dimostrato non essere vero. Le vittime provengono da una serie di città, comprese Kut a nord e Bassora a sud. La polizia locale ha detto al San Francisco Chronicle che molti dei morti erano “automoblisti che passavano da quella zona quando erano stati fermati a dei checkpoint improvvisati da uomini mascherati che portavano fucili Kalashnikov”.
Altri omicidi sono stati scoperti a Baquaba e nella città di Quaim, al confine con la Siria in seguito alle operazioni contro i ribelli da parte delle forze statunitensi e dei loro alleati iracheni. Fuller inoltre sottolinea i sospetti che circondano l’assassinio di ben più di 200 accademici, la maggioranza dei quali era contraria all’occupazione americana in Iraq.
Decine di corpi sono stati trovati negli ultimi due mesi a Baghdad. A maggio, l’Association of Muslim Scholars (AMS), la maggiore organizzazione pubblica sunnita che si oppone all’occupazione, ha accusato la Brigata Wolf di aver “arrestato imam e custodi di alcune moschee, di averli torturati e uccisi, e di essersi liberata dei loro corpi nascondendoli tra i rifiuti nel quartiere Shaab” a Baghdad. Il segretario dell’AMS Hareth al-Dhari ha intanto dichiarato che “questo è terrorismo di stato da parte del ministro degli interni.”
La stessa presenza della Brigata Wolf sottolinea i livello di criminalità dell’occupazione statunitense, e l’inganno assoluto del governo Bush sostiene di portare “liberazione” e “democrazia” in Iraq. Molti dei commando sarebbero stati coinvolti in uccisioni e torture per conto del regime di Saddam Hussein. L’esercito americano li ha reclutati deliberatamente per fare uso della loro esperienza nella repressione di massa e ha immediatamente modellato le loro operazioni sullo stampo di quelle degli squadroni della morte di destra in America Centrale.
Il principale consulente statunitense della Brigata Wolf dal momento della sua formazione fino all’aprile del 2005 è stato James Steele. La biografia di Steel, che lo pubblicizza nell’ambito delle conferenze americane, afferma che “era stato a capo del gruppo militare statunitense in El Salvador, nel punto cruciale della guerra contro la guerriglia” e che “gli sono stati affidati l’esercitazione e l’equipaggiamento di quella che era conosciuta come la migliore forza antiterrorista della regione”. In una campagna di uccisioni e repressione durata 12 anni, le unità salvadoregne, allenate e consigliate da persone come Steel, hanno ucciso più di 70.000 persone.
Nel suo discorso del 28 giugno Gorge Bush ha dichiarato che la sua amministrazione sta lavorando con i ministeri degli interni e della difesa iracheni per “migliorare le loro capacità di coordinare operazioni antiterroristiche” e ”sviluppare le loro strutture di controllo e di comando”. La realtà che sta venendo fuori è che questo significa pagare ed equipaggiare ex killer del regime baathista per terrorizzare, torturare ed uccidere iracheni che si pensa abbiamo dei legami con la resistenza popolare, che un anonimo analista americano ha stimato ammontare a “perlomeno 400.00 fra milizie ausiliarie e personale di supporto” nell’edizione del 27 giugno di Newsweek.

L’uccisione di giornalisti che cercano di documentare o esprimere accuse di omicidio organizzato dallo stato ha accompagnato ogni sporca guerra contro la popolazione civile. Da quando è iniziata l’occupazione dell’Iraq decine di reporter, cameraman e altri collaboratori dei media sono stati uccisi da forze guidate dagli americani in circostanze sospette che non sono state mai indagate in maniera indipendente.
Altri due giornalisti iracheni sono stati uccisi dalla morte di Yasser Salihee. Il 26 giugno Maha Ibrahim, redattrice di una stazione televisiva gestita dal Partito Islamico Iracheno antioccupazione, é stata uccisa da un proiettile quando le truppe americane hanno aperto il fuoco sulla sua macchina mentre stava andando a lavorare con suo marito. Due giorni dopo Ahmad Wail Bakri, direttore di un programma per la televisione irachena al-Sharqiya è stato ucciso da delle truppe americane mentre pare che cercasse di non rimanere intasato in un incidente nel traffico di Baghdad.

Vedi anche:

Washington in crisis over opposition to Iraq war [28 June 2005] US imprisons Iraqi journalists without charges [7 May 2005]
Iraq: Reporters Without Borders condemns US report on killing of journalists [27 November 2004]

Fonte: http://iraqwar.mirror-world.ru/
Link: http://www.wsws.org/articles/2005/jul2005/iraq-j01.shtml

Tradotto per www.comedonchisciotte.org da OLIMPIA BERTOLDINI

Pubblicato da Olimpia

  • abby

    Quando mi trovoa a parlare con qualche americano delle voci che girano su fatti del genere mi rispondono tutti allo stesso modo. Mi dicono che non e’ possibile, e’ vero che alcune cose non sono chiare, ma questo non e’ credibile.