Giorgio Agamben: L’Impero europeo

Cittadini di seconda classe
Giorgio Agamben

Di Giorgio Agamben, quodlibet.it

Milosz ha osservato una volta che la condizione degli scrittori dell’«altra Europa» (così chiama la Mitteleuropa) era «appena immaginabile» per i cittadini degli stati dell’Europa occidentale. Parte di questa eterogeneità veniva dalla mancanza di stati nazionali e dalla presenza in loro luogo, per secoli fino alla fine della Prima guerra mondiale, dell’Impero asburgico. Per noi che siamo nati in uno stato nazionale e non distinguiamo l’essere italiano dall’essere cittadino italiano, non è facile immaginare una situazione in cui essere italiano, ungherese, ceco o ruteno non significava un’identità statuale. Il rapporto col luogo e con la lingua dei cittadini per i cittadini dell’impero era certamente diverso e più intenso, libero com’era da ogni implicazione giuridica e da ogni connotazione nazionale. L’esistenza di una realtà come l’impero asburgico era possibile solo su questa base.

È bene non dimenticarlo quando vediamo oggi che l’Europa, che si è costituita come un patto fra stati nazionali, non solo non ha né ha mai avuto alcuna realtà al di fuori della moneta e dell’economia, ma è oggi ridotta a un fantasma, di fatto integralmente assoggettato agli interessi militari di una potenza ed essa estranea. Tempo fa, riprendendo un suggerimento di Alexandre Kojève, avevamo proposto la costituzione di un «impero latino», che avrebbe unito economicamente e politicamente le tre grandi nazioni latine (insieme alla Francia, la Spagna e l’Italia) in accordo con la Chiesa cattolica e aperta ai paesi del mediterraneo. Indipendentemente dal fatto che una tale proposta sia o meno tuttora attuale, vorremmo oggi portare all’attenzione degli interessati che se si vuole che qualcosa come l’Europa acquisisca una realtà politica autonoma, ciò sarà possibile solo attraverso la creazione di un’Impero europeo simile a quello austro-ungarico o all’Imperium che Dante nel De monarchia concepiva come il principio unitario che doveva ordinare come «un ultimo fine» i regni particolari verso la pace.

È possibile, cioè, che, nella situazione estrema in cui ci troviamo, proprio modelli politici che sono considerati del tutto obsoleti possano ritrovare un’inaspettata attualità. Ma per questo occorrerebbe che i cittadini degli stati nazionali europei ritrovassero un legame con i propri luoghi e con le proprie tradizioni culturali abbastanza forte da poter deporre senza riserve le cittadinanze statuali e sostituirle con un’unica cittadinanza europea, che fosse incarnata non in un parlamento e in commissioni, ma in un potere simbolico in qualche modo simile al Sacro Romano Impero. Il problema se un tale Impero europeo sia o meno possibile non c’interessa né corrisponde ai nostri ideali: nondimeno esso acquisisce un significato particolare se si prende coscienza che l’attuale comunità europea non ha oggi alcuna reale consistenza politica e si è anzi trasformata, come tutti gli stati che ne fanno parte, in un organismo malato che corre più o meno consapevolmente verso la propria autodistruzione.

Di Giorgio Agamben, quodlibet.it

Giorgio Agamben è un filosofo italiano. Ha scritto diverse opere che spaziano dall’estetica alla filosofia politica, dalla linguistica alla storia dei concetti, proponendo interpretazioni originali di categorie come forma di vita, homo sacer, stato di eccezione e biopolitica.

06.02.2023

Fonte: https://www.quodlibet.it/giorgio-agamben-l-u2019impero-europeo

Commenti (27)

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    1. casalvento 7 febbraio 2023

      I tedeschi sono immobili con la pistola puntata alle tempie e così in Asia i giapponesi, con Shinzo Abe, prima spaventato, che abbandona la politica per 'ragioni di salute', ma che poi con incosciente coraggio torna sui suoi passi, per una politica di autonomia dagli usa e coabitazione con Cina e Russia, e cui sparano. Chissà chi è stato? Come il magistrato svedese che indaga sull'attentato al gasdotto russotedesco, che improvvisamente muore per una 'puntura di vespa' e viene cremato lo stesso giorno. Chissà chi è stato?

    1. Gino 7 febbraio 2023

      mia traduzione della parte finale di
      http://thesaker.is/why-shinzo-abe-was-assassinated-towards-a-united-states-of-europe-and-a-league-of-nations/
      By Cynthia Chung for the Saker blog

      «
      Why Shinzo Abe was Assassinated

      L'ex primo ministro giapponese Shinzo Abe è stato assassinato l'8 luglio 2022, e anche se più non fosse nella posizione di primo ministro del Giappone al momento del suo assassinio (avendo servito dal 2006 al 2007 e dal 2012 al 16 settembre 2020) essendo stato comunque il primo ministro più longevo nella storia giapponese, continuava pertanto ad esercitare grande influenza all'interno del Giappone, nella definizione delle sue politiche.
      La notizia dell'assassinio di Abe venne ricevuta in tutto il mondo, da entrambi gli estremi, con una mescolanza di forti emozioni. Alcuni furono inorriditi dalla sua morte e lodarono ciò che aveva fatto per il Giappone come qualcosa di quasi santo. Altri festeggiarono invece estaticamente la sua morte, pensando che da lui nessun bene potesse venire, a causa dei suoi tentativi di far rivivere il lato oscuro del passato imperiale del Giappone, e a causa inoltre delle sue manifestazioni pubbliche in omaggio ai fascisti giapponesi della seconda guerra mondiale. Quando la notizia era ancora fresca e la frenesia della confusione al suo apice, molti persino incolparono la Cina dell'orchestrazione della sua morte, pensando che fossero chiaramente i cinesi a beneficiare di un tale evento.
      È vero che Abe si era dato una missione molto pericolosa e distruttiva, riportare il Giappone al suo status di impero imperialista. Fu inoltre un insider corrotto che spinse la pericolosa privatizzazione del governo giapponese, facendo in tal modo aumentare il divario tra ricchi e classe media. Tuttavia è troppo semplicistico celebrare la sua morte come un trionfo assoluto. Come possiamo vedere chiaramente sette mesi dopo l'assassinio di Abe, il Giappone non è affatto diventato più pacifico e pronto al dialogo con i suoi partner orientali, quanto piuttosto molto più bellicoso e fermo nella sua cooperazione con le richieste sempre più frenetiche degli occidentali alla guerra. Il Giappone ha poi anche fortemente interrotto il movimento verso una maggiore cooperazione economica e politica con Russia e Cina, che stava ancora andando avanti quando Abe fu in vita.
      È anche interessante notare che Abe venne assassinato settimane prima del tour circense della Pelosi a Taiwan. Sebbene la provocazione della Pelosi non sfociò in un confronto militare, ciò nonostante non possiamo dire che non fosse questa la sua intenzione, né che le cose non avrebbero potuto svolgersi in modo molto diverso, in termini di confronto militare tra Cina e Stati Uniti.
      Il lettore dovrebbe ricordare che nel 2014 il Giappone aveva cambiato, o "reinterpretato“, la sua costituzione dando più poteri alle forze di autodifesa giapponesi, permettendo loro di "difendere altri alleati" in caso di guerra dichiarata contro di essi. Gli Stati Uniti, ovviamente, sostennero pienamente tale mossa.
      Questa "reinterpretazione" della sua costituzione effettivamente inserì il Giappone nella NATO.
      Nel dicembre 2022, il Giappone ha annunciato una nuova strategia di sicurezza nazionale. Questa nuova strategia raddoppierebbe la spesa per la difesa. Il Giappone prevede anche di investire in capacità di counter-strike, tra cui l'acquisto di missili da crociera Tomahawk statunitensi e lo sviluppo di propri sistemi d'arma.
      Era proprio la grande visione di Abe del Giappone, che esso tornasse ai suoi giorni di “gloria" imperiale, ad essere problematica per la visione della Società delle Nazioni, perché se il Giappone si vedeva alla pari con altri grandi imperi, o forse anche più grande, ciò significava che alla fine non intendesse piegare il ginocchio. Cioè, Abe non era disposto a vendere il Giappone come una satrapia; tuttavia, questo era proprio ciò che il diktat occidentale essenzialmente chiedeva al Giappone. Sotto questo diktat occidentale al Giappone viene ordinato di accettare il suo destino, di crollare economicamente e sprofondare nella disperazione, diventare sempre più militarista ed estremista per infine condurre una carica kamikaze in una guerra con la Cina e la Russia, che porterà alla rovina la civiltà giapponese. Non sembra che Abe stesse per portare avanti per il Giappone una visione talmente dura.
      Emanuel Pastreich ha scritto un articolo perspicace intitolato " L'assassinio dell'arciduca Shinzo Abe”, il cui titolo già dice tutto. [L'articolo è anche sotto titolato “Quando i globalisti attraversarono il Rubicone: l'assassinio di Shinzo Abe"]
      Pastreich scrive: "[Abe] era già il primo ministro più longevo della storia giapponese, e aveva in programma una terza candidatura come primo ministro, quando è stato colpito”.
      Inutile dire che le potenze dietro il World Economic Forum non vogliono leader nazionali come Abe, anche se conformi all'agenda globale, perché sono in grado di organizzare la resistenza all'interno del proprio stato-nazione.
      Nel caso della Russia, nel 2019 Abe negoziò con successo un complesso trattato di pace con la Russia, un trattato che avrebbe normalizzato le relazioni e risolto la disputa riguardante i Territori settentrionali (le isole Curili). Fu inoltre in grado di garantire contratti energetici per le imprese giapponesi e di trovare opportunità di investimento in Russia, anche se Washington nel frattempo aumentava la pressione su Tokyo per le sanzioni.
      Il giornalista Tanaka Sakai osserva che ad Abe non è stato vietato di entrare in Russia, dopo che il governo russo aveva invece vietato l'ingresso a tutti gli altri rappresentanti del governo giapponese.
      Abe aveva anche impegnato seriamente la Cina, consolidando i legami istituzionali a lungo termine e perseguendo negoziati di accordo di libero scambio che nel quindicesimo round di colloqui (9-12 aprile 2019) avevano raggiunto una svolta. Abe aveva libero accesso ai principali politici cinesi venendo da loro considerato affidabile e prevedibile, nonostante la sua retorica fosse aspramente anti-cinese.
      L'evento critico che probabilmente innescò il processo che infine ha portato all'assassinio di Abe fu il vertice della NATO a Madrid (28-30 giugno).
      Il vertice della NATO è stato un momento in cui gli attori nascosti dietro le quinte stabilirono la legge per il nuovo ordine globale. La NATO venne posta su una pista veloce per evolvere da alleanza difensiva europea a potenza militare, lavorando con il Forum economico globale, i miliardari e i banchieri di tutto il mondo, diventando un "esercito mondiale", funzionando proprio come la Compagnia britannica delle Indie Orientali in altra epoca.
      La decisione di invitare al vertice della NATO i leader di Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda è stata una parte fondamentale di questa trasformazione della NATO.
      Queste quattro nazioni sono state invitate ad unirsi, ad un livello senza precedenti di integrazione della sicurezza, tra cui la condivisione di intelligence (esternalizzando a grandi multinazionali tecnologiche), progettando l'uso di sistemi di armi avanzate (che devono essere amministrati dal personale di multinazionali come Lockheed Martin), esercitazioni congiunte (che creano un precedente per un processo decisionale oppressivo) e altri approcci ‘collaborativi’ che minano la catena di comando all'interno degli stati nazione.
      Quando Kishida tornò a Tokyo il primo luglio, non c'è dubbio che uno dei suoi primi incontri avvenne con Abe. Kishida spiegò ad Abe le condizioni impossibili che l'amministrazione Biden aveva chiesto al Giappone.

      [la parte rimanente la si trova nel successivo commento a questo commento]

    2. Gino 7 febbraio 2023

      La Casa Bianca, a proposito, è ora interamente lo strumento di globalisti come Victoria Nuland (Sottosegretario di Stato per gli affari politici) e altri addestrati dal clan dei Bush.
      Le richieste fatte al Giappone erano di natura suicida. Il Giappone doveva aumentare le sanzioni economiche contro la Russia, per prepararsi ad una possibile guerra con la Russia e per prepararsi ad una guerra con la Cina. Le funzioni militari, di intelligence e diplomatiche del Giappone dovevano essere trasferite al blob emergente di appaltatori privati che si riunivano per la festa intorno alla NATO.
      Non sappiamo cosa abbia fatto Abe durante la settimana prima della sua morte. Molto probabilmente si lanciò in un sofisticato gioco politico, usando tutte le sue risorse a Washington DC, Pechino e Mosca—così come a Gerusalemme, Berlino e Londra, per trovare una risposta a più livelli che avrebbe dato al mondo l'impressione che il Giappone fosse dietro Biden fino in fondo, mentre il Giappone cercava invece una distensione con Cina e Russia attraverso la porta sul retro.”
      Siamo onesti qui, dal momento che il pasticcio dovrebbe essere oramai chiaro per tutti, a questo punto; coloro che sono nella posizione di spingere le politiche disastrose del FMI, della NATO, del World Economic Forum non sono il cervello nella stanza. L'imbarazzante figura di meno di due mesi fa dell'ex primo ministro britannico Liz Truss, che nemmeno sapeva riconoscere e distinguere il territorio russo dal territorio ucraino, rispondendo che non avrebbe mai riconosciuto Rostov e Voronezh come russi, è solo uno di tanti esempi che si verificano quasi quotidianamente. Questi sono strumenti perfetti per tali politiche folli proprio per questo motivo, non capiscono quale risultato stanno spingendo in ultima analisi. Sono assolutamente all'oscuro e quindi sacrificabili, come i ritagli di carta che sono.
      La realtà della situazione è che nessuna nazione dovrà sopravvivere a questa situazione di stallo.
      Non si tratta del blocco occidentale contro il blocco orientale. Si tratta della rovina di tutte le nazioni e della formazione di un impero; o, se preferite la formulazione, di un governo mondiale. Ancora una volta la visione è quella della Società delle Nazioni, il sogno bagnato di un gruppo molto piccolo fin dalla prima guerra mondiale.
      Non si tratta della democrazia occidentale o del liberalismo o dei sistemi di valori occidentali. Si tratta, ed è sempre stato, solo della ricostituzione dei sistemi dell'impero. Questo è ciò che riguardava la prima guerra mondiale, questo era ciò che riguardava la seconda guerra mondiale ed è ciò che riguarda la Terza Guerra mondiale.
      [...]
      Una cosa è certa dopo l'assassinio di Abe. Il Giappone si sta muovendo sempre più rapidamente su un percorso molto pericoloso che minaccia di collocarlo ancora una volta dalla parte sbagliata della storia. La domanda è: Germania e Giappone saranno così sciocchi da commettere lo stesso errore due volte? Non credo potranno presumere di poter sopravvivere ad una simile resa dei conti una seconda volta.
      »

    1. casalvento 7 febbraio 2023

      Se si vuole creare una comunità non potrà essere il razionale o la scienza il fondamento ma andrà cercato in ciò che precede e fonda l’ “io soggetto individuale” e quindi il razionale che ne è una mera funzione”.
      La ragione strumentale si fonda sulla ferma credenza (o fede, vedi il paradosso) nell’esistenza del “soggetto mosso da interessi individuali” come origine e fine ultimo della riflessione e della prassi”

      La EU è un costrutto artificiale, tipico prodotto della ‘ragione strumentale’ (se ho ben capito Chicxulub). Ricordo una proposta di un burocrate della élite di Bruxell di abbandonare le lingue europee ed adottare l’inglese come lingua di tutti gli europei, anche nei loro paesi. Idea funzionale, non c’è dubbio, ma anche suicida, se si guarda al lato non strumentale, ma metafisico, sacro dell’esistenza umana. Perdita di anima.
      Meno mi convince l’idea che questa seconda dimensione necessaria al convivere, sia la sola religione. Credo che vi siano altri ingredienti, come la lingua, che è storia antica, ma anche la storia più recente, che possono costituire il cemento di comunità umane. Dipende dai popoli, dai paesi, con le loro diverse vicende, che però la gente avverte, a dimostrazione che si tratta di energie vive, anche se abbandonate e demonizzate dalla cultura strumentale globalista.

    2. Chicxulub2.0 7 febbraio 2023

      Agamben dice che la prima dimora di una comunità umana non è il territorio ma la lingua
      Non tanto l'italiano o l'inglese quanto la possibilità/capacità da parte del popolo di manipolarla e giocarci liberamente

      Si può pure insistere per decreto a parlare solo italiano ma se si continua come da noi si fa da secoli a considerare la lingua come una istituzione rigidamente ingessata, al contrario di come fanno gli anglosassoni, i francesi e gli spagnoli, non potrà davvero essere la nostra “Patria”

    3. casalvento 7 febbraio 2023

      Ricordo una passeggiata nei boschi finlandesi, dove ho incontrato un veicolo che diffondeva la lingua inglese. L'impero inglese ha usato e usa, oltre alle armi, anche la lingua, che è diventata strumento di mezzo mondo, ma non lingua comune. Forse anche questo uso li ha portati a strapazzarla o forse anche la semplicità sintattica, non so. Mi pare che gli italiani un pò giochino con la lingua: penso a tutti gli oni, ini, etti, ucci che deformano le parole nel parlare quotidiano. Però su altri aspetti della lingua si è rigidi e bigotti. Non so da cosa dipendano queste vicende.

    4. casalvento 7 febbraio 2023

      La comunità europea, fatta di economia e burocrazia e nulla più, non è una comunità, ma una specie di fantasma, della stessa natura dell'ONU, specie ora che la storia e la realpolitik sono tornate. Ora che il tempo delle ideologie è finito, nessuno ci crede più e scomparirà rapidamente. Fondare una comunità europea è impensabile. Sono fenomeni che devono nascere spontaneamente, come avvenuto con le nazioni, purtroppo burrascosamente.

    5. casalvento 7 febbraio 2023

      "L’essenza che dovrebbe generare una comunità necessità della condivisione di valori profondi, non degli oggetti, né può essere regolato alla lunga da norme sterili, come tristemente stiamo vedendo."

      Esattamente quello che penso io. Evidentemente non riesco a spiegarmi. Una comunità viva deve basarsi su 'valori profondi condivisi', religiosi, culturali, significative esperienze storiche comuni, ecc.. I popoli europei hanno una storia comune, ma fatta anche di ostilità reciproche, quindi aggregazioni spontanee sono difficili, ma non impossibili. Certo l'alternativa non è un guscio vuoto di valori come la EU, che porta a una costruzione non viva, burocratica.

    6. casalvento 7 febbraio 2023

      Non sono 'punti in comune', regole in comune. Queste cosette te le da anche la UE e in abbondanza, ma non servono a fare una comunità viva. Serve un identico sentire, una visione comune della vita, che solo una religione, una lingua e una storia comuni possono dare. Sono loro la fonte ispiratrice delle costruzioni umane, che da esse prendono senso.
      Come meglio ha detto Chicxulub, "Se si vuole creare una comunità non potrà essere il razionale o la scienza il fondamento ma andrà cercato in ciò che precede e fonda l’ “io soggetto individuale” e quindi il razionale che ne è una mera funzione."

    7. casalvento 8 febbraio 2023

      "c’è o non c’è il sentire comune?"

      In certi popoli c'è in altri no. Alcuni hanno una forte identità (mi viene in mente il Giappone, se non l'ha perso), ad altri manca del tutto. E' una dimensione del vivere che alcuni possiedono e coltivano ed altri ignorano o addirittura non capiscono. Dipende dalla loro storia. Scusa, ma non posso fare di più. Puoi scoprire da te questa dimensione con opportune letture.

    1. Arian Van Heisen 7 febbraio 2023

      avevamo proposto la costituzione di un «impero latino», che avrebbe unito economicamente e politicamente le tre grandi nazioni latine (insieme alla Francia, la Spagna e l’Italia) in accordo con la Chiesa cattolica....

      Mah.. cosa bisogna leggere questo conosce il Mittleeuropa come un bimbo l' astrofisica..! incredibile
      L' europa possibile è quella concentrica dove le religioni avranno rilevanza prossima allo zero, ma solo le affinità economiche culturali, dove l' Italy fino agli appennini si aggregherà al centro (MittleEu) diventando Cittaddini del CentroEu (sovraniEu) gli altri come Spagna Italia del Sud Portogallo Grecia e paesi Slavi Cittadini Eu periferica (soggetti Eu)

    2. casalvento 7 febbraio 2023

      I germani sono un popolo giovane, rispetto ai mediterranei, quindi con energie, nonostante le batoste. Quindi potrebbero essere un possibile centro di aggregazione europea. Ci sono però anche le differenze linguistiche che hanno grande peso. Vedo tre principali famiglie: la latina, la germanica e la slava. Anche queste entità potrebbero svolgere ruolo aggregatore, portando a tre potenziali entità, che poi tra loro potrebbero trovare utile confederarsi, quantomeno per difesa dai poteri circostanti. Tante le dinamiche possibili, ma inutile parlarne ora che una forza estranea si sta impadronendo dell'Europa. Mi riferisco agli anglo, che usano parte del mondo slavo per annettersi il centroeuropa e dominare l'intero continente.

    1. Primadellesabbie 7 febbraio 2023

      Fare parte di un 'impero', che di questo si tratta checché ne pensiamo o auspichiamo, pretendendo di dotarsi degli strumenti culturali propri del 'regno', di cui lo stato nazionale è un provvisorio e rozzo succedaneo, fa pensare a guerrieri con elmo e armatura schierati contro i missili ipersonici.

      Fa ben sperare che Agamben abbia avuto l'intuizione che la cultura mitteleuropea, proprio per la sua natura e consuetudine con una realtà multietnica, custodisca la potenzialità di ispirazione adatta a consentirci di superare l'impasse nella quale insistiamo disarmati, in attesa di essere completamente travolti.

    1. ric 7 febbraio 2023

      non capisco come un " letterato" faccia un poema per dire nulla d concreto. E' sbagliato il sistema do convivenza dei popoli...sempre uguale , sempre gli stessii errori, sempre le stesse toppe ricucita , smpre gli stessi fallimenti. Unitile andare a strillare che il comunismo ha fallito. . Guardatevi millenni di storia senza regole condivise, secoli di guerre sempre piu' orrende, sistemi che marciscono e rinascono dalla stessa merda in cui sprofondano , ma ci va tanto a dire che e' sbagliato il sistema ?

    2. triny 7 febbraio 2023

      è sbagliato l'uomo che crea ed accetta il sistema.
      chi ha sete di potere e pensa di essere migliore degli altri oggi si dedica alla politica, non certo per il bene delle masse.
      chi accetta qualsiasi decisione è pecora, ma felicemente facente parte del gregge autorizzato.
      i divergenti sono il nemico dei primi e dei secondi.

    3. Astronauta 7 febbraio 2023

      Non e' che e' il pensiero dell uomo sbagliato.
      Cambia la tua mente diceva Siddarta.

    4. Astronauta 7 febbraio 2023

      Il.mondo attuale si fonda sull arroganza.
      Al potere ci sono gli arroganti non i migliori.
      Ma qualcuno li ha votati perche' restino li sempre gli arroganti.
      Per questo non si puo cambiare il mondo.

    5. triny 7 febbraio 2023

      il voto ?
      è una presa per il culo !
      ci sono solo quei personaggi, ammaniglaiti con un qualche potere che per mantenere la loro posizione di privilegio passerebbero su tutto e tutti. un qualcuno di serio lo farebbero fuori politicamente o fisicamente in un batter d'occhio.

    6. Astronauta 7 febbraio 2023

      Ma qualcuno li vota. Considerati i.tempi vogliono la presa per il c...
      De gustibus....

    1. Chicxulub2.0 7 febbraio 2023

      Agamben allusivo più che propositivo

      La sua proposta è ovviamente irrealizzabile e per molti difficilmente comprensibile ma lo scopo è appunto ottenere uno spiazzamento che metta in luce l'impossibilità di continuare a cercare il senso dentro al paradigma della modernità occidentale

      Traduzione dall'agambeniese:

      “L'Impero Latino Cristiano è la nostra unica salvezza ma voi dite che è impossibile

      Quindi secondo voi non ci resta che

      1-o rovesciare il tavolo, cioè, prima di qualsiasi istanza programmatico ideale, mettere sistematicamente i bastoni fra le ruote all'assetto di potere esistente per arrivare al caos (per esempio in Francia impedendo con asinina ostinazione la riforma delle pensioni)

      2-o attendere il crollo sistemico -che Benjamin chiamava “violenza divina”- sperando che dalla formattazione totale della storia nasca una nuova via di interpretare la società umana, in concreto una nuova religione e una nuova filosofia

      Di fronte a queste due alternative apocalittiche -prosegue Agamben- vedete bene che la proposta di un Impero Latino che abbia come auctoritas legittimante la Chiesa Cattolica diventa se non proprio realizzabile, auspicabile, rispetto ai due eventi catastrofici

      Allora iniziamo a muoverci tutti assieme almeno dal punto di vista filosofico e religioso perché le cose non si realizzano se sono “logicamente realizzabili” (quello finisce per essere un adeguarsi supino -e strumentale- al corso della storia) ma solo ed esclusivamente “se le vogliamo insieme in quanto comunità”, se ci crediamo, se “abbiamo fede”

      Per cui, primissimo passo: ricreiamo la comunità e lo si fa tramite un uso comunitario -filosofico, artistico, liberamente manipolativo- del linguaggio [quest'ultima frase, detta testualmente a Venezia di fronte agli “Studenti contro il Green Pass”]”

    2. Chicxulub2.0 7 febbraio 2023

      Non è stata nominata la “cultura cattolica”, la Chiesa qui ha la funzione di auctoritas sine potestate cioè di fondamento della comunità che poi verrà amministrata dalla potestas vera e propria (l'Impero)

      Ossia per fondare una comunità serve una religione e nell'assenza corrente di profeti e messia si prende quello che c'è possibilmente riflettendo sugli errori del passato (che serva la religione è evidente se si pensa agli sforzi frenetici del potere attuale di trovare “il fondamento” mediante surrogati sostitutivi della fede nell'ecologismo, nel gender, nella scienza che, non a caso, mistifica la salvezza [dell'anima] con la salute [del corpo])

    3. Chicxulub2.0 7 febbraio 2023

      La religione non ha fondamenti, “è” il fondamento quindi in un paese nordafricano va benissimo l'Islam al posto del Cristianesimo

      Forse vuoi delle prove scientifiche che la fede salva?
      Non le puoi avere, la fede riguarda il non concettuale cioè viene prima e “fonda” lei stessa il razionale le cui basi quindi sono “necessariamente” nel non razionale
      La ragione strumentale si fonda sulla ferma credenza (o fede, vedi il paradosso) nell'esistenza del “soggetto mosso da interessi individuali” come origine e fine ultimo della riflessione e della prassi

      Se si vuole creare una comunità non potrà essere il razionale o la scienza il fondamento ma andrà cercato in ciò che precede e fonda l' “io soggetto individuale” e quindi il razionale che ne è una mera funzione

      Salvezza vuol dire appunto comprendere che la nostra totalità di esseri umani non è interamente e solamente nel nostro “io razionale” perché questo rende il dualismo del mondo dicotomico ossia riduce le interazioni fra soggetti a mera volontà di potenza che prevede come unica modalità di rapporto la sussunzione (sconfitta) del soggetto “altro” e che, inevitabilmente, finirà per distruggere lo stesso soggetto che se ne avvaleva credendo di trovarvi la salvezza (perché, se vogliamo, confondeva la salute cioè la propria temporanea permanenza, con la salvezza)

    4. Chicxulub2.0 7 febbraio 2023

      Statuto di che?
      Vuoi la mission scritta come per le aziende?
      E fiducia in cosa, che la religione garantisca la salvezza?
      La salvezza te la dà la fede dove fede significa credere che esista un senso ossia credere che il nostro io mosso da desiderio di permanenza e di potenza non sia l'unica realtà e finalità dell'esistenza

      Parlavamo di politica ma è la stessa cosa: pensi che la società si fondi solo sull'amministrativo cioè l'armonizzazione del fantomatico utile dei singoli individui?
      Bene, pensandola così avrai il contrario cioè quello che vedi adesso: l'incremento parossistico del dominio sfruttamento, l'obliterazione dell'autonomia della classe media e dei lavoratori, un potere che non solo controlla pervasivamente ma opera direttamente sulle soggettività plasmandole e quindi riducendole a nulla (biopolitica)

      Questo succede se la potestas prende il sopravvento assoluto sulla auctoritas ossia se si nega il fondamento metafisico della comunità umana che, come diceva la Thatcher, equivale a negare tout court la stessa esistenza della società per affermare la sola esistenza dei singoli

      Quindi se vuoi essere privato della tua autonomia di soggetto non devi far altro che credere che il soggetto sia l'unica realtà consegnandoti mani e piedi a quel potere che vuole distruggerci

      Se vuoi evitarlo (e magari non vuoi) devi credere in un mondo, e realizzarlo, in cui il fondamento sia oltre il paradigma dell'interesse economico ossia della propria permanenza fine a se stessa, permanenza che implica necessariamente la prevaricazione dell'altro di cui noi sudditi saremo le prime vittime

      Se poi mi dici che non ti fidi e che prima vuoi la prova provata che un mondo siffatto (cioè fondato ontologicamente e non solo onticamente) esista davvero temo che non riusciremo a capirci

    5. Chicxulub2.0 7 febbraio 2023

      Io sto parlando solo di politica ma è ovvio che se non hai letto Schmitt, Foucault, se non sai cosa vuol dire metafisica, ontologia, fondamento, non te ne puoi rendere conto

      Non vedo trambusti, ti sto rispondendo con cortesia e puntualità dopodiché nessuno ti obbliga a essere d'accordo

      E come vedi ho centrato il problema visto che affermi di vedere solo il singolo e ironizzi su quella che erroneamente chiami soluzione collettiva

      Ti ringrazio e ti auguro buona serata

    1. IlContadino 7 febbraio 2023

      Il De monarchia di Dante era finito nell'Indice dei libri proibiti, oggi dovrebbe essere il faro guida di una unione tra grandi nazioni latine in accordo con la Chiesa cattolica.
      Mi è suonato buffo, ho voluto farlo notare

    1. danone 7 febbraio 2023

      Quindi se ho capito bene, anche Agamben auspica in soldoni un sistema politico rappresentativo più centralizzato, invece che più patrie, identità e territori indipendenti?
      Mah, per me non andiamben.

    2. IlContadino 7 febbraio 2023

      Credo che in questo breve scritto Agamben cerchi di dire qualcosa che è quasi impossibile esprimere in un testo così sintetico.
      Della serie: penso ci sia del buono ma non mi riesce di coglierlo.
      Almeno, è quel che ho percepito

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