Home / ComeDonChisciotte / GIOCO DI OMBRE. SALVATE L'EUROPA PER FAVORE

GIOCO DI OMBRE. SALVATE L'EUROPA PER FAVORE

DI GUSTAVO PIGA
gustavopiga.it

What do you see? – Sherlock: Everything. That is my curse. Cosa vedi? – Sherlock: Tutto. E’ la mia maledizione.

Who are you? – Sherlock: Concerned Citizens.

Chi siete? – Sherlock: Cittadini che vogliono essere coinvolti.

Sherlock Holmes 2, Gioco di ombre.

Voi sapete che in questo momento i 17 Paesi dell’euro più altri Paesi (non il Regno Unito) dell’Unione Europea hanno deciso dopo il vertice di Marsiglia del 9 dicembre di aggiungere al trattato un Patto Fiscale (Fiscal Compact)? Penso di sì anche se la stampa non è che se ne stia occupando molto in questi giorni di feste.

Sapete anche cosa comporterà nei dettagli? Certamente no perché nulla circola. Qualcosa trovate sul sito del Consiglio Europeo. Ma non tutto. Per esempio non trovate qualcosa che apparentemente ci sarà, la regoletta che ogni Paese che abbia un rapporto debito pubblico su PIL superiore al 60% (come l’Italia) dovrà impegnarsi a ridurlo ogni anno per 1/20 della distanza dal valore di riferimento. Per capirci: siamo oggi al 120%, del 60% superiore al valore di riferimento del 60%? Bene (mica tanto), ogni anno dovremo ridurlo del 60/20= 3 % ogni anno. Cioè ogni anno ci dobbiamo impegnare a ridurre di circa 40-50 miliardi il nostro debito (di più se siamo in recessione, con il PIL che cade).

Per capirci ancora meglio, la cosa sarebbe addirittura più dura di quel pareggio di bilancio che con il nostro appello a Monti abbiamo cercato di scongiurare. 3% di PIL di debito in meno ogni anno non è nemmeno pensabile poterlo fare con sole manovre di austerità rigoriste, anche se queste saranno – dopo l’approvazione di questa regola – addirittura più dure di quanto non lo sarebbero state con il solo obiettivo del bilancio di pareggio. Di fatto saranno un modo per obbligare i prossimi governi (e questo) a vendere i gioielli di famiglia, privatizzare il privatizzabile, da aziende strategiche a servizi pubblici locali a patrimonio pubblico. Nel momento peggiore per vendere, quando l’economia non tira. A casaccio, sotto la spinta dell’emergenza.

Insomma, questo patto fiscale è una rivoluzione vera e propria, se dovesse essere approvato con questi contenuti. Molti di noi, io per primo, sarebbero contrari perché aggrava la recessione e ci spinge a privatizzare non perché ci abbiamo ragionato sopra ma perché obbligati dalla fretta, come avvenne nei primi anni 90, una mossa rivelatasi col senno di poi disastrosa, visto che non solo non ha portato grande crescita, ma ha anche impedito di fare quello che più conta per i consumatori, le liberalizzazioni del settore (settori che, una volta privatizzati, erano in mano a privati che non ebbero nessuna intenzione di avallare liberalizzazioni che, introducendo maggiore concorrenza e minori profitti, le avrebbero danneggiate. E così è andata). Molti di noi dunque vorrebbero esprimere un parere su di ciò, come giusto che sia in ogni democrazia.

Ed in effetti, come è corretto, pare (l’ho saputo da una fonte, mica perché è informazione pubblica) che i governi nazionali possono esprimere il proprio parere al riguardo presentando degli emendamenti. Ottimo, direte. Certo.

C’è un problema. Piccolo piccolo. La scadenza per consegnare gli emendamenti, mi dice sempre la mia fonte, è questo 29 dicembre, tra 3 giorni. Nessuno lo sapeva, vero? Già. La stampa o non lo sapeva o come a volte accade, non si rende conto dell’importanza della cosa. Oppure, lo sa bene, ma preferisce commentare a posteriori, quando è troppo tardi. Comunque sia è difficile essere come lo Sherlock Holmes del film, capaci di vedere tutto. Ma Dio sa se ce n’è bisogno. Ma torniamo a noi: che si può dire in 3 giorni nel dibattito per aiutare il nostro Governo a decidere per bene quali emendamenti meglio rappresentano i nostri interessi nazionali? Poco. Ma c’è di peggio.

La mia fonte mi ha detto un’ultima cosa. Che al Ministero dell’Economia, dove stanno studiando gli emendamenti da proporre, gira la voce che non se ne debba assolutamente parlare con l’esterno. L’esterno. Cioè noi. Noi cittadini.

Badate bene, non è questione se c’è o se non c’è la regola devastante del ventesimo ogni anno di debito PIL da ridurre. Anche se non ci fosse qui siamo alle prese con un problema non indifferente di democrazia. Certo se ci fosse anche la clausola del ventesimo di debito e noi non ne sapessimo nulla potremmo certamente parlare di un gravissimo errore di questo Governo, se di errore involontario si tratta. Altrimenti di vero e proprio aggiramento del Parlamento.

Avete 3 giorni per manifestare e per richiedere di conoscere quali emendamenti il nostro Governo presenterà riguardo alla proposta di nuovo Trattato dell’Unione. Trovate voi i mezzi, io faccio fatica a fare appelli ogni 3 giorni. Ma il momento è cruciale e se di Europa trattasi deve trattarsi di una Europa dei popoli e democratica e non di stanze chiuse e piene d’ombra anche se illuminate. Altrimenti addio Europa.

Gustavo Piga
Fonte: www.gustavopiga.it
Link: http://www.gustavopiga.it/2011/gioco-di-ombre-salvate-leuropa-per-favore/
25.12.2011

Pubblicato da Davide

  • borat

    capirai…

  • backtime

    L’Europa e’ fallita, ma prima dell’Europa è FALLITA la Germania.

    Fonte: http://www.ragionpolitica.it/cms/index.php/201112244965/germania/la-germania-maschera-il-suo-deficit-reale.html

    La notizia avrebbe del surreale, se non fosse stata confermata da Eurostat, dalla Facoltà di Scienze Economiche di Friburgo e dalla fondazione berlinese «Marcktwirtschaft» (Economia di mercato): la Germania ha il debito pubblico in assoluto più voluminoso di tutta Europa. Già la Primavera scorsa Eurostat quantificò il debito pubblico esplicito della Germania in 2080 miliardi di euro: il primo debito dell’eurozona a sfondare la soglia dei 2000 miliardi.

    Ma la situazione è ben più grave e pericolosa: se è vero, infatti, che il debito pubblico esplicito tedesco ammonta al 85,8% rispetto al Pil, il debito implicito arriva al 111,8%, portando il divario di sostenibilità ad un inaudito 197,6 %. Ne consegue che il fabbisogno di consolidamento tedesco arriva al 4% netto all’anno. Ma che cosa intendiamo per debito implicito e debito esplicito? Il primo rappresenta il bilancio dello Stato e degli enti periferici, il secondo la spesa per previdenza, sanità, assistenza sociale. Parlando di cifre reali ai 2080 miliardi di cui sopra se ne devono sommare almeno altri 5000 per avere una fotografia chiara dello stato effettivo del deficit tedesco: oltre 7000 miliardi di debito reale. Una cifra che pone la Germania sull’orlo del collasso nonostante la sua tanto decantata virtuosità.

    Ma come è possibile che la spesa assistenziale e previdenziale raggiunga una tale spropositata entità? E’ necessario sfatare un mito (l’ennesimo, a dir la verità…): il welfare tedesco, tanto ammirato anche e soprattutto dai tecno-europeisti italiani, è tutt’altro che efficiente. Fa acqua da tutte le parti, anzi. Una distinzione preliminare innanzitutto: quella che noi in Italia chiamiamo «pensione» in Germania si divide in due ben distinte categorie, ovvero «Pensionen» e «Renen». La prima, più assimilabile alla nostra pensione, è destinata solo ed esclusivamente agli ex dipendenti pubblici e risulta particolarmente cospicua: 103.700 fruitori (circa il 15,82% dei beneficiati) percepisce oltre i 3500 Euro mensili, seguiti in percentuale dagli oltre 90.000 che percepiscono circa 2700 euro mensili e dai 77.000 (11,75%) che arrivano ai 2250 euro al mese. In coda abbiamo 9600 ex pubblici dipendenti (appena l’1,46%) che arrivano ai 1000 euro mensili. Complessivamente i fortunati «Pensionare» tedeschi sono circa 650.000. Discorso assai diverso per i «Rentner», ovvero i fruitori di trattamento previdenziale generico: il 46% di questi ultimi infatti non arriva a percepire 700 euro mensili. L’8,37% (1.139.178 individui per la precisione) prende meno di 150 euro al mese (!!!). I «Rentner» più fortunati, appena 26.545 (lo 0,20%) arrivano a circa 2100 euro al mese.

    Ora, va da sé che non è immaginabile vivere in un Paese come la Germania, ove il costo medio della vita è molto alto, con cifre esigue al limite del ridicolo (o, meglio, del tragico…), quindi come fanno a campare i poveri (per davvero!) pensionati tedeschi? Semplice: subentra l’assistenzialismo di Stato che integra le magrissime entrate dei «Rentner» al fine di garantire loro la sussistenza e nulla di più. Questo consente al governo di mascherare una spesa corrente effettiva allucinante (circa 5000 miliardi, appunto) come uscita formalmente non incidente sul debito pubblico esplicito dello Stato: una vera e propria cosmesi di bilancio finalizzata a simulare l’adempimento pieno ai parametri di Maastricht. Parametri peraltro ideati e organizzati dalla Germania stessa e che a tutt’oggi non prevedono la valutazione del divario di sostenibilità complessivo (debito esplicito+debito implicito) al fine della valutazione di congruità del bilancio di un paese, ma prendono in esame, guarda caso, solo il debito implicito.

    Ecco come si spiegano la rigidità e il granitico immobilismo della Cancelliera Merkel riguardo a tutte quelle iniziative, ispirate a profonda ragionevolezza ed elementare buon senso economico, che bisognerebbe porre in essere per fare attivamente fronte alla crisi, dal rendere la Bce prestatore di ultima istanza (quindi garante dei debiti sovrani) all’emissione di Eurobond che garantiscano rendimenti se non da Lotteria Italia almeno moderatamente proficui.

    L’apparente severità da parte di Angela Merkel nei confronti degli altri Stati dell’Eurozona, Italia in primis, non è determinata pertanto dal disdoro, tipicamente luterano, nei confronti di coloro che non hanno svolto il proprio dovere, quanto più da una situazione di oggettiva sofferenza economica in cui la (ex?) «locomotiva d’Europa» versa. Sofferenza che non trova certo giovamento nella serie di manovre economiche che, anziché contenere il debito pubblico, lo hanno ulteriormente espanso: ad esempio la manovra finanziaria tedesca per il 2012, approvata pochi giorni fa, aumenta il debito pubblico da 20 a 26 miliardi di euro, prevedendo tra le altre cose un cospicuo aumento di 600 Euro mensili per le ricche pensioni degli alti burocrati di Stato (fonte: Bild Zeitung). Una mossa certamente poco popolare che contribuisce ulteriormente a spiegare la serie infinita di debacle elettorali che il partito della Merkel ha sistematicamente subito durante gli ultimi anni.

    Questo detto, sulla base della valutazione del debito reale, come sta l’Italia? Ebbene, non ci crederete, ma gli stessi organi che hanno evidenziato lo stato di sofferenza della Germania indicano nell’Italia il paese più virtuoso d’Europa! A fronte di un consistente debito pubblico esplicito del 120%, infatti, il nostro debito implicito ammonta solo al 28%, per un divario di sostenibilità complessivo del 148%, comportando così un fabbisogno di consolidamento al 2,4%, circa il 40% in meno rispetto a quello tedesco. Incredibile a dirsi, siamo il Paese in assoluto più stabile di tutta l’Eurozona. In conclusione, quindi, una domanda prettamente politica che tutti dovremmo porci: a fronte di dati oggettivi sostanzialmente contraddittori rispetto alla vulgata corrente che ci ha conculcato l’immagine di un’Italia destinata al «collasso greco», chi ha realmente tratto giovamento da una rappresentazione del nostro Paese così falsa e distorta?

  • ericvonmaan

    Chiediamoci di quanto sia aumentato il PIL della germania dagli anni 50′ ad oggi. Chiediamoci chi abbia emesso i marchi, prima, e gli euro, poi, per stare in equilibrio con questo PIL. Lo stato? No. Una banca centrale privata, che ha creato denaro dal nulla, girandolo allo stato tedesco per il valore nominale + interessi, facendoselo pagare con dei titoli di stato (cambiali, debito).

    Fino ad’ora, la buona amministrazione pubblica teutonica, la bassa corruzione, il forte export, il costante flusso fiscale, la tradizionale buona reputazione ed affidabilità della germania (= tassi di interesse bassi), hanno permesso al ricco stato di pagare gli interessi allo strozzino senza troppi affanni, ma nel frattempo il debito ha continuato ad accumularsi.

    La situazione internazionale di saturazione del mercato (prima o poi doveva arrivare) sta cominciando a far sentire i suoi effetti anche sulla locomotiva tedesca. I commerci cominciano a stagnare, le prospettive sul futuro non sono più così ottimistiche come in passato. Prima o poi la morsa del debito comincierà a strozzare anche loro, che comincieranno, per riuscire ad “onorare” il debito, ad aumentare il carico fiscale, privatizzare pezzi di stato per fare cassa, tagliare sulle spese ecc, una ricetta che conosciamo già bene e che finirà per peggiorare solo le cose. Tutte cose che sappiamo.

    Se lo stato tedesco, esattamente come aveva fatto dai primi anni 30′ alla drammatica fine della seconda guerra mondiale, avesse emesso MONETA DI STATO, oggi si troverebbe SENZA DEBITO, e in una posizione molto migliore per affrontare la crisi economica e i nuovi scenari. Potrebbe usare la leva monetaria per stimolare l’economia attraverso interventi pubblici mirati, un generale aumento degli stipendi e delle pensioni, opere pubbliche utili (per esempio una incisiva riconversione delle fonti di energìa, svincolandosi dai combustibili fossili ad esempio).
    Ma purtroppo, come noi, i Greci, i Francesi ecc ecc, insomma tutti, dobbiamo bloccare tutto per pagare i “creditori” di un debito che si è formato solo per colpa di un sistema SBAGLIATO di emissione e gestione della moneta.

    Non sono un agente di borsa o un economista della Bocconi quindi non posso parlare di tassi overnight e altri tecnicismi simili, ma so che il sistema è sbagliato, e finchè non si cambia radicalmente non se ne esce.

  • claudia

    se non si possono evitare le privatizzazioni possiamo sempre “comprare noi i nostri gioielli!”
    Sembra un assurdo ma è l’unico modo per ricreare una economia locale virtuosa.
    Dobbiamo chiedere una legislazione preferenziale quando gli acquirenti sono cittadini riuniti in forme giuridiche di tipo cooperativo o simili, in cui ognuno ha diritto di voto.
    In questo modo non solo manteniamo il controllo dei nostri Beni Comuni ma possiamo riattivare forme di industria locale attraverso una gestione focalizzata proprio sulla ridistribuzione di vantaggi.
    Alcuni dettagli sono scritti nel blog del nostro Manifesto

    http://www.europeancommongoods.org

  • backtime

    Guarda che da sempre, chi ha sufficientemente intelligenza per affrontare un discorso logico habisogno al massimo della bocca che lo esprima, mentre chi al posto del cervello ha un registratore di frasi fatte, se non legge, la bocca gli rimane silente, prova ne sia Monti, che avrà anche studiato ed i risultati sono alquanto deludenti, ti basti pensare che una massaia con la quinta inferiore, avrebbe sicuramente fatto meglio.

  • nettuno

    faranno come ha detto gustavo Piga, perchè non ci sono politici onesti a rappresntarci, ma ladri..