Galimberti: insegnanti deresponsabilizzati, come i medici (e i nazisti)

Al festiva della filosofia a Modena, Carpi e Sassuolo, ha parlato Umberto galimberti, con un intervento incentrato sulla scuola. Non è la prima volta che il filosofo denuncia la dannosità della scuola e propone alternative che potrebbero farla tornare utile ai ragazzi e alla società: “Si dovrebbe approfittare del Covid per fare investimenti strutturali che la cambino per sempre”.

Prima di tutto per ridurre definitivamente gli alunni per classe, “mai più di 12” secondo il filosofo. Una condizione di base, “se davvero vuole educare i nostri giovani. Sempre più nichilisti, deprivati del futuro e indotti a vivere di notte o a drogarsi e a bere perché di giorno nessuno li riconosce”.

Un’altra raccomandazione riguarda l’insegnamento della filosofia, che andrebbe estesa a tutte le scuole e inserita nei programmi fin dalla prima elementare.

Commentando la dipartita, in questo periodo, di alcuni nomi noti della filosofia contemporanea come Bodei, Gregory, Giorello a Vegetti, Galimberti risponde alla domanda se anche la filosofia stia morendo: “E’ morta. Ma risorgerà a una sola condizione, che voi rimaniate una comunità pensante”. E non si tratta di conoscere: “La conoscenza ce la dà la scienza, ma è la filosofia a detenere la funzione della messa in discussione delle conoscenze e delle idee che abbiamo, non dobbiamo perdere l’abitudine a pensare” e a mettere in discussione quello che ci viene propinato.

Questa capacità deve essere sviluppata fin da piccoli, ed è per che “occorre estendere la filosofia a tutte le scuole e inserirla fin dalla prima elementare, poiché pensare non è un optional”.

Galimberti è stato in passato anche insegnante di liceo, e non ha mai nascosto una forte critica al processo di selezione dei professori: “Dovrebbero essere selezionati con test della personalità per evitare che docenti non in grado di insegnare e di appassionare rovinino in 40 anni di carriera la vita di intere generazioni di studenti”.

Sul ruolo dei genitori a scuola, il filosofo non ha dubbi: “devono essere espulsi dalla scuola perché la loro presenza evita al ragazzino di prendersi le sue responsabilità. I genitori sono interessati alla promozione e il prof per evitare questioni estive davanti al Tar finisce per promuovere tutti. Ma in questo modo non si costruisce una struttura meritocratica…. Questa è la mia riforma della scuola, ma non si farà mail.”

Tra le cose che non vanno nella direzione sperata da Galimberti, sicuramente quella della filosofia a scuola sta andando nella direzione opposta a quella sperata: “si punta a eliminare la filosofia dalle scuole e purtroppo verrà abolito anche lo studio del greco”. Usa poi le parole di Aristotele per spiegare a cosa serve la filosofia: “Non serve a niente perché la filosofia non è una serva”. Viviamo nell’era della tecnica, “ma la tecnica non apre scenari di salvezza, non dice la verità”.

“Non abbiamo più la possibilità di scegliere davanti ai dettami della tecnica. Non posso scegliere se avere e non avere un computer o un telefonino. A mano a mano che scarica su mercato le sue novità tu le devi comprare, penal’esclusione sociale. Non possiamo esonerarci. Se il mondo si svolge nella rete io non posso estraniarmi dalla rete”. Galimberti sottolinea il ruolo ancillare della politica. “La tecnica decide come si fanno le cose – osserva – ma è la politica che dovrebbe decidere se certe cose si fanno. Ma la politica guarda all’economia e l’economia non è l’ultima istanza decisionale perché l’economia guarda alla tecnica, che a sua volta alletta l’economia nei suoi investimenti. Dunque a decidere è la tecnica, non la politica e nemmeno la democrazia. Che non è solo l’esercizio del voto, ma soprattutto la riduzione delle liste d’attesa in ospedale, gli asili nido per liberare le donne”.

Ciò che accade nell’era della tecnica è di rendere le persone meno responsabili: proprio come i nazisti giustificavano le proprie azioni all’interno dell’apparato burocratico dicendo “sto facendo solo i compiti che mi sono stati assegnati”, così anche gli insegnanti oggi “basta che facciano i loro programmi e sono a posto anche se non hanno guardato mai in faccia i loro studenti. È finito lo sguardo clinico, come per i medici che devono obbedire ai protocolli se si vogliono salvare da ogni profilo di responsabilità, se sei un funzionario devi fare quel che ti dicono”.

Ne parliamo nel TG di oggi:

Galimberti, la ricetta: “Docenti selezionati con test personalità, genitori espulsi da scuola e 12 alunni a classe”