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FRATELLI DI TAGLIO

DI MARCO TRAVAGLIO

Andata al governo per tagliare le tasse, la Caserma delle Libertà s’accontenta di tagli decisamente più prosaici: «Castrazione chirurgica per gli stupratori», propone il ministro Calderoli, che fa il dentista e dunque dev’essere persino laureato, «l’unica terapia è un bel colpo secco di forbici da giardiniere». C’è chi parla di fascismo, ma noi ci dissociamo. I fascisti certe cose le fanno. Questi si limitano a dirle. Non sono fascisti. Hanno solo bisogno di affetto. Carenze sessuali. La dura vita del politico sacrifica i piaceri della carne per quelli della devolution. Così è tutto un fiorire di riferimenti fallici, metafore sessuali, richiami a Priapo (che, sia detto per i ministri padani, non è il re di Troia). «La Padania», il giorno del referendum, pubblica in prima pagina la gigantografia di una coppia nella posizione del missionario. Titolo: «Indicazioni di voto. Loro si astengono e forse stanotte faranno un figlio. Alla vecchia maniera». Giuliano Ferrara, sul «Foglio», ringrazia Ratzinger e Ruini: «Ci hanno chiesto di godere la vita fingendo che abbia un senso, ci han chiesto (con giudizio) di fottere». Non si sa quando mai il Papa abbia chiesto al Platinette Barbuto di fottere. Ed eventualmente come lui pensi di ottemperare.
Intanto a Pontida il grande Bossi ringrazia pubblicamente il presunto ministro Castelli: «Grassie Roberto, ci hai salvato bloccando la legge europea che proponeva la pedofilia, grassie a nome dei padri di famiglia». Castelli gli ha sorriso con la consueta espressione penetrante, ancora affaticato dalla pugna contro i pedofili di Strasburgo e Bruxelles. Il fatto è che in Europa nessuno ha mai proposto leggi pro-pedofili, dunque Castelli anche volendo non poteva bloccare un bel niente. Ma a loro piace credere che tutto ciò sia avvenuto davvero: i loro incubi sono popolati di pedofili finlandesi e lituani che insidiano i loro marmocchi. «La specialità del Belgio è la pedofilia!», tuonò il Senatur nel 2002 quando il presidente belga dell’Ue criticò il nostro regimetto. Poi, per meglio insegnare all’Europa i sacri valori della famiglia, si portò il figlio come portaborse e il fratello carrozziere come assistente di Speroni. Lui, alle Pontida degli anni ruggenti, esordiva con la clausola di stile «noi ce l’abbiamo duro». E salutava virilmente Margherita Boniver che accusava la Lega di banda armata: «Ehi, bonazza, siamo armati, ma di manico!». Seguiva, a titolo esplicativo, il gesto dell’ombrello. La signora capì al volo: ora è al governo con la Lega.

Il cosiddetto ministro Castelli è un celodurista sui generis: lui di duro ha soprattutto la cervice. Con quel po’ po’ di squilibrati che lo circondano armati di manici e cesoie, non trova di meglio che rilanciare i test psicoattitudinali per i magistrati, almeno per quelli che criticano il governo. Come il procuratore di Bologna Enrico De Nicola che ha da ridire sull’elogio del sommerso fatto dal premier nell’ultima tournèe europea. «Forse – dice il sagace Guardasigilli – Berlusconi intendeva solo che il sommerso può essere sintomo di vitalità di un paese». Come il «convivere con la mafia» di Nullardi: «L’han crocifisso per una frase, ma voleva dire che la mafia è un fenomeno endemico». Ecco, evasione e lavoro nero sono sintomi di vitalità, la mafia fa parte del paesaggio, dunque l’elettrochoc bisogna farlo ai giudici.

Al Priapo Pride non poteva mancare il Cavalier Ganimede, non nuovo a uscite sul tema. La battuta a Clinton durante il G8 di Napoli ’94 sulla «luna piena che invoglia a fare figli». L’invito agli azzurri «a non insidiare le donne altrui, tranne quelle dei magistrati». L’elogio del premier danese Rasmussen («è più bello di Cacciari, lo presenterò a mia moglie, povera donna, con quel che si dice in giro»), il discorso di Wall Street («venite a investire in Italia, non ci sono più comunisti, ma tante segretarie disponibili»), l’assalto a suon di baci a una corpulenta operaia russa in una fabbrica di Mosca sotto lo sguardo terreo di Putin. L’altroieri l’anziano gagà, memore degli esordi sulle navi da crociera dove – come dice Biagi – «faceva ballare le vecchie», ha svelato i retroscena di uno dei suoi successi internazionali: la scelta di Parma per l’Agenzia alimentare europea: «La ragione diceva Finlandia, poi ho rispolverato tutte le mie armi e le mie arti di playboy facendo la corte alla presidente della Finlandia, con una serie di sollecitazioni amorevoli». Pare che le abbia mostrato il suo nuovo toupè. La signora non ha saputo resistere.

Marco Travaglio
Fonte:www.unita.it
Link:http://www.onemoreblog.org/archives/006742.html
23.06.05

Pubblicato da Davide