FRANCESCO COSSIGA E LA LEGGENDA METROPOLITANA DEL PICCONATORE

FRANCESCO COSSIGA E LA LEGGENDA METROPOLITANA DEL PICCONATORE

DI MASSIMO FINI

ilfattoquotidiano.it/

Che Francesco Cossiga sia stato “il picconatore” della Prima Repubblica, come hanno titolato ieri tutti i giornali, di destra e di sinistra, è una leggenda metropolitana che non si capisce come si sia potuta creare. Se “picconò” mai qualcosa fra il 1990 e il 1992, quando era Capo dello Stato, fu proprio quello che allora veniva chiamato “il nuovo che avanza”: la Lega, la Rete, Leoluca Orlando, Mani Pulite.


La telefonata a Miglio


Prima delle elezioni del 1990, violando ogni regola di imparzialità imposta dalla sua carica, attaccò pesantemente la Lega allora agli albori e qualche mese dopo definì i leghisti “criminali”. Inaudita è la telefonata intimidatoria che fece a Gianfranco Miglio, il principale consigliere di Bossi, come qualcuno ricorderà, il 26 maggio 1990, pochi giorni dopo le elezioni, e che lo stesso Miglio ha raccontato in un libro: “Rovinerò Bossi facendogli trovare la sua automobile imbottita di droga; lo incastrerò. E quanto ai cittadini che votano per la Lega li farò pentire: nelle località che più simpatizzano per il vostro movimento aumenteremo gli agenti della Guardia di Finanza e della Polizia, anzi li aumenteremo in proporzione al voto registrato. I negozianti e i piccoli e grossi imprenditori che vi aiutano verranno passati al setaccio: manderemo a controllare i loro registri fiscali e le loro partite Iva; non li lasceremo in pace un momento. Tutta questa pagliacciata della Lega deve finire” (Io, Bossi e la Lega, Mondadori, 1994, p. 28).

E Miglio così proseguiva: “Confesso che la sorpresa provocatami in questa sfuriata mi lasciò senza parola. Cossiga era per me un amico ma era anche il Presidente della Repubblica! Mi avevano detto che piccoli operatori economici in odore di leghismo, avevano ricevuto insistenti ispezioni della Finanza; ma se addirittura il custode della Costituzione era pronto ad avallare atti illeciti a danno di cittadini colpevoli soltanto di avere un’opinione politica diversa da quella dominante, dove andavano a finire le garanzie dello Stato di diritto?”.


Cossiga non ha mai querelato Miglio per queste affermazioni gravissime che denunciavano atti (la telefonata intimidatoria con i suoi corollari) che andavano ben oltre la violazione clamorosa del galateo istituzionale ma che non possono essere definiti altrimenti che criminali e che non hanno precedenti, nella pur nebulosa storia dell’Italia repubblicana e che in qualsiasi altro Paese avrebbero provocato l’avvio immediato di un procedimento di impeachment. Ma gli scricchiolanti partiti della Prima Repubblica, che stavano per essere abbattuti dai colpi di maglio della Lega e di Mani Pulite, si guardarono bene dal muovere orecchia, plaudirono anzi alle iniziative antileghiste e anti-magistratura così come oggi altri partiti, diversi nei nomi ma non nella sostanza, e le più alte cariche dello Stato lo beatificano come “Padre della Patria” e definiscono “insigne costituzionalista” un uomo che ha sistematicamente violato, e nei modi più gravi, la Costituzione (sia detto di passata: docente di Diritto Costituzionale Francesco Cossiga non ha mai scritto un rigo in materia se non, nel 1950, una nota sulla Rassegna di diritto pubblico che conteneva un clamoroso errore sulle attribuzioni dei Pubblici ministeri e nel 1969, fatto credo unico, il Consiglio di Facoltà dell’Università di Sassari, su richiesta degli studenti, gli revocò la cattedra dopo che il futuro “Presidente emerito” era stato bocciato due volte agli esami per diventare ordinario, per salvarlo gli inventarono una cattedra di “Diritto costituzionale regionale”).

Il grande difensore


In compenso, se picconava “il nuovo che avanza”, Cossiga difese fino all’ultimo i socialisti che dell’ancien régime e delle sue sozzure, delle sue tangenti, delle sue prevaricazioni erano considerati l’emblema. “Perché li difende?” gli chiesi una volta che mi aveva invitato al Quirinale dolendosi per alcune critiche che gli avevo mosso. “Oh bella – rispose – perché i socialisti difendono me”. Che non mi sembra un bel modo di ragionare per un Presidente della Repubblica. Del resto nella Prima Repubblica, e proprio nel suo centro, la Democrazia Cristiana, aveva fatto tutto il suo “cursus honorum”. Lui stesso ammise, in un momento di rara lucidità, di essere “un puro prodotto dell’oligarchia”.
Forse l’averlo confuso con un “picconatore” deriva dal fatto che negli ultimi due anni del suo settennato si mise a insultare, nel modo più gratuito e sguaiato, uomini politici e non, con cui aveva vecchie e nuove ruggini personali: “piccolo uomo e traditore” (il dc Onorato), “cappone” (il dc Galloni), “zombie con i baffi” (il pds Occhetto), “poveretto” (il dc Flamigni), “analfabeta di ritorno” (il dc Zolla), “mascalzone, piccolo e scemo” (il dc Cabras), “cialtrone e gran figlio di puttana” (Wallis, caporedattore della Reuter) e, infine, un onnicomprensivo “accozzaglia di zombie e di superzombie” appioppato all’intero Parlamento.


Da allora si aprirono le cateratte e furono una serie di messaggi trasversali, cifrati, allusivi, intimidatori, secondo il suo miglior stile. Ricattò il governo con una grottesca e inapplicabile “autosospensione”, minacciò undici volte le dimensioni, minacciò una crisi perché due parlamentari si erano permessi di concedere un’intervista a La Repubblica, giornale a lui sgradito.



Finito il suo mandato si sperò che di Francesco Cossiga non si sarebbe sentito parlare più. E invece ha continuato a mestare, a mandare messaggi trasversali, a creare partitini (l’Udr, l’Upr, l’Associazione XX settembre, il Trifoglio) che otterranno sempre percentuali di albumina, senza però dismettere mai quell’aria di arrogante superiorità che non si capisce bene su che si fondasse se non sul suo delirio narcisistico che tutto riportava a sé, tutto riferiva a sé, come se il mondo intero ruotasse intorno alla sua augusta persona. È stato un vecchio malvissuto. E noi non saremo così ipocriti da scrivere ora, perché è morto, cose diverse da quelle che scrivevamo quando era vivo.

Massimo Fini

Fonte: www.ilfattoquotidiano.it/

Link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/19/che-francesco-cossiga-sia-stato-“il/51299/

19.08.2010

Commenti (32)

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    1. martiusmarcus 22 agosto 2010

      Solo i cattolici e i perbene rispettano i morti? Pare che il primo segno, il primo barlume di civiltà per il genere umano sia stato proprio quello, forse milioni di anni fa. Curioso che siano bastati internet e l'istruzione obbligatoria a cancellare tutto e riempire il mondo di inutili saputelli privi di qualsiasi spinta morale.

    1. airperri 21 agosto 2010

      Esatto. Quale attivita' sarebbe sensata con i tempi che corrono? Uno stato dormiente che a fine mese ti bussa alla porta, in vestaglia e pantofole, e ti chiede il 50% del tuo ricavato, altrimenti ti manda in rovina.
      Purtroppo in Italia e' palude da eoni ormai. Un paese in mano a vecchi bavosi che si scannano per poltrone e incarichi, alternando nepotismi e mignotte come successori.
      Mi auguro che tutti questi vecchi politici , medici, professori, avvocati, vigili urbani e chi piu' ne ha piu' ne metta se ne vadano a marcire all'inferno lasciando spazio a gente piu' giovane e in forze. Sostanzialmente fanculo l'italia paese in mano a mummie.
      Dimenticavo, con tutto che e' un caro amico di amici in comune, pardon, era.. Affanculo pure Cossiga ! che ci scavino la fossa con quel cazzo di piccone.

    1. Tonguessy 21 agosto 2010

      Tranquillo che anche i cavalli muoiono. Te li ritrovi tutti con cotanto cavaliere riversi nel fiume, gonfi d'acqua. L'attesa e' un piacevole diversivo. Oh, certo l'attivita' ne risente, ma quale attivita' sarebbe sensata con i tempi che corrono? Ribuona domenica.....

    1. ranxerox 21 agosto 2010

      Guarda che questi son longevi, se aspetti loro campa cavallo. E l'attesa snerva.

    1. Hrani 21 agosto 2010

      Io Cossiga me lo ricordo bene quando faceva il "picconatore".

      Un giorno assaliva il CSM il giorno dopo ce l'aveva con i giornalisti, un giorno contro i sindacati e l'altro
      contro questo o quel partito... faceva il matto.

      Non passava giorno che non alzasse qualche polverone mediatico contro qualcuno per poi dimenticarsene
      nel giro di qualche ora.
      Tanto che ci fu più di uno che ci credette davvero alla pazzia senile.



      A ben guardare, la folla dei giornalisti lo compiaceva con sperticate analisi del suo folle comportamento, senza mai
      soffermarsi ad analisi più concrete.

      Il fatto è che un comportamento del genere andava letto in un'unica ottica: stava cercando di sviare l'attenzione dei media
      da qualcosa.
      E, guarda caso, Cossiga aveva incomimciato a dare fuori da matto proprio quando stavano uscendo
      le prime rivelazioni riguardo GLADIO, la rete dormiente di paramilitari pronti a tutto nel caso di chiamata atlantica;
      rete che disponeva di armi ed esposivi.

      Nelle indagini del magistrato cominciava a delinearsi il sospetto che armi ed esplosivi fossero stati usati
      per compiere alcune stragi di civili italiani.
      Poi, una sera, il TG3 (unico, come al solito) diede una strana notizia: sconosciuti si erano introdotti
      nella sede (distaccata?) del ministero (non ricordo quale), rompendo una finestra ad un piano alto(quindi dei professionisti) e,
      andando a colpo sicuro avevano scassinato un mobile asportando dei documenti...

      Dal giorno dopo Cossiga era rinsavito: fine del picconatore matto e rientro nel ruolo istituzionale... misteri d' Italia.

    1. funnydark 21 agosto 2010

      amen

    1. Tonguessy 21 agosto 2010

      Seduto sulla riva del fiume osservo il corpo che viene trascinato via dalla corrente, riverso. Oggi e' toccato a Kossiga. Domani tocchera' al Berlusca. La corrente si e' gia' preso mezzo Bossi. Detesto i lavori lasciati a meta'.

      Mi hanno dato la democrazia che e' un concetto con cui non riesco neanche a pulirmi il culo. Preferisco staremene seduto ad aspettare il prossimo che passa riverso.

      Buona domenica.

    1. Santos-Dumont 21 agosto 2010

      Il commento trasuda perbenismo cattolico targato "rispetto per il morto".
      Plauso invece a Fini, vero picconatore della situazione..

    1. stendec555 21 agosto 2010

      chi era dunque il vero 'fascista'? cossiga o miglio? allora la lega sì che faceva paura...poi hanno inventato forza italia e la "discesa in campo" di berlusconi. e il picconatore s'è calmato. amen.

    1. castigo 21 agosto 2010

      martiusmarcus:

      Personaggio in linea con la tradizione "machiavellica" e spregiudicata del modo di fare politica in Italia (forse anche tenuta su dalle astuzie "scientifiche" della scuola delle Frattocchie): cosa ha da essere Cossiga di diverso da un Craxi o da un D'Alema? O da un De Mita? Forse il narcisismo e la iattanza, un superomismo da brigadiere dei CC...

      non ha proprio nulla di diverso.

      tutti i citati, infatti, sono stati solamente delle zecche, hanno vissuto e prosperato sulla nostra pelle.

      alcuni sono morti, altri moriranno, e non sarà MAI troppo presto....

      Ma è molto peggio Cossiga di chi lo ha avversato (subendone una sconfitta storica), un Sofri o un Toni Negri? Ne dubito.

      l'unica "sconfitta storica" l'hanno subita gli italiani, che sono stai presi per i fondelli dalla cosiddetta "strategia della tensione".

      e ancora, i citati sono stati solamente degli "utili idioti", o dei complici consapevoli.

      mica crederai DAVVERO che abbiano agito autonomamente.....

      se sì, ti consiglio vivamente la lettura della serie di articoli di HS " ritratto di un uomo in grigio [www.comedonchisciotte.org]" pubblicati proprio su CDC.

      poi riparliamo di chi ha avversato chi.....

      La nazione italiana ha i riflessi lenti, ha almeno bisogno di un mezzo secolo di riflessione per riconoscere i suoi uomini migliori. Faccio due nomi per tutti: Adriano Olivetti, Pier Paolo Pasolini.

      e tu avresti il coraggio di accostare quella blatta infame a questi galantuomini??

      Ha invece un istinto ferino per dare addosso al deceduto: lo spregio al cadavere ancora caldo è la cartina di tornasole di una indegnità di fondo della nostra società civile. D'accordo: tutte le televisioni a fare commemorazioni del Grand'Uomo. Può essere un'attenuante per chi non riesce a star zitto di fronte alla morte, alla morte del degno come dell'indegno.

      è proprio vero, allo schifo non c'è limite, sì??

      cosa dovremmo fare allora??

      unirci al coro degli adoranti oppure far conoscere a tutti i FATTI e le malefatte delle quali si è macchiata questa "persona"??

      no certamente!!

      da morti sono tutti santi, vero??

      per te lo sarà stato anche nonno adolfo......

      Meraviglia che perfino Massimo Fini sia andato fuori tempo e non abbia colto il momento giusto per tacere. Siamo proprio alla frutta.

      tu, invece, mi sa che sei già all'ammazzacaffè.......

    1. martiusmarcus 21 agosto 2010

      Personaggio in linea con la tradizione "machiavellica" e spregiudicata del modo di fare politica in Italia (forse anche tenuta su dalle astuzie "scientifiche" della scuola delle Frattocchie): cosa ha da essere Cossiga di diverso da un Craxi o da un D'Alema? O da un De Mita? Forse il narcisismo e la iattanza, un superomismo da brigadiere dei CC... Ma è molto peggio Cossiga di chi lo ha avversato (subendone una sconfitta storica), un Sofri o un Toni Negri? Ne dubito. La nazione italiana ha i riflessi lenti, ha almeno bisogno di un mezzo secolo di riflessione per riconoscere i suoi uomini migliori. Faccio due nomi per tutti: Adriano Olivetti, Pier Paolo Pasolini. Ha invece un istinto ferino per dare addosso al deceduto: lo spregio al cadavere ancora caldo è la cartina di tornasole di una indegnità di fondo della nostra società civile. D'accordo: tutte le televisioni a fare commemorazioni del Grand'Uomo. Può essere un'attenuante per chi non riesce a star zitto di fronte alla morte, alla morte del degno come dell'indegno. Meraviglia che perfino Massimo Fini sia andato fuori tempo e non abbia colto il momento giusto per tacere. Siamo proprio alla frutta.

    1. castigo 21 agosto 2010

      Cossiga ricordiamolo così [sitoaurora.splinder.com].

      uno di meno.

      peccato ci mettano così tanto a levarsi dalle scatole.......

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