FINE DI UN'EPOCA ?

FINE DI UN'EPOCA ?

DI GIULIANO SANTORO

facebook.com


E’ finita veramente l’epoca di Silvio Berlusconi? Parto da una sgrammaticatura, cioè da una licenza autobiografica. Quando il serial leader salì al potere avevo diciott’anni. Il presidente cinese non era ancora l’uomo più potente del mondo, l’America latina era ancora governata dalle destre e le Torri gemelle erano ancora al loro posto.

Qualche anno prima, dopo che il telegiornale della sera aveva dato l’annuncio dell’avviso di garanzia a Bettino Craxi, i miei genitori avevano stappato una bottiglia di spumante tenuta in fresco per le grandi occasioni. La piazzale Loreto tutta mediatica di Mani Pulite, le monetine all’uscita del Rafael su un uomo già morto politicamente [«Vuoi pure queste, Bettino vuoi pure queste…»], l’assedio al parlamento dei giovani fascisti e le tele-piazze di Mediaset a favore dei magistrati avrebbero dovuto insospettirci. Ma due anni dopo, tutti pensammo che l’anomalia del Cavaliere alleato al nord con la Lega e al sud con i non-ancora-post fascisti non poteva durare.Mentre ero in una montagna sperduta, in campeggio coi miei amici del liceo nell’ultima estate dell’adolescenza, discesi un sentiero per raggiungere una cabina telefonica. Telefonai a casa e venni a sapere che Roberto Baggio aveva sbagliato il rigore decisivo a Usa ’94 contro il Brasile e che Umberto Bossi aveva scaricato il Berlusca, colpevole di voler tagliare le pensioni e sostenere il famigerato «colpo di spugna» per i «ladri» di Tangentopoli. Allora risalii il sentiero di corsa a informare i miei compagni di accampamento: avevamo una scusa ulteriore per festeggiare la nostra spensieratezza. Bevemmo vino rosso alla luce del fuoco del bivacco prendendoci gioco di Arrigo Sacchi e di Silvio Berlusconi. Ci immaginammo le nostre vite da studenti universitari nella nuova epoca.



Chiunque a diciott’anni pensa di essere al centro di eventi storici irripetibili. Quella volta spiegai ai miei amici che ci trovavamo al centro della storia. Il quadro era semplice: arrivavamo freschi freschi e allegramente spettinati dopo la fine della prima repubblica e in men che non si dica ci trovavamo al riparo dalla calata di Berluskane. I partiti erano al collasso e quella strana forma di militanza, all’incrocio tra i movimenti degli anni precedenti, le controculture e l’auto-organizzazione sociale e persino economica, avrebbe fatto grandi cose. Mi sbagliavo, come molte altre volte è accaduto. Dopo cinque anni di governi di centrosinistra l’uomo di Arcore tornò a palazzo Chigi e le strade di Genova diventarono il teatro di una feroce resa dei conti verso una generazione intera. La vittoria del centrodestra nel 2001 servì a consolidare un’egemonia che fino a quel momento avevamo percepito come strisciante. Nel luglio del 2002, la legge sull’immigrazione che ancora oggi porta il nome dei due eterni nemici-amici Bossi-Fini sancì una volta per tutte che le regole della produzione valevano molto di più di qualsiasi diritto umano. Ci trovavamo oltre qualsiasi simulazione liberale o liberista. Non si affidava alla fantomatica «mano invisibile» del mercato il compito di fare incontrare le due curve della domanda e dell’offerta di forza-lavoro. Semplicemente, si stabiliva che chiunque volesse godere del diritto a esistere come persona in Italia dovesse accettare le condizioni di lavoro che gli venivano proposte unilateralmente. Ci saremmo accorti che tutto ciò non riguardava solo i migranti.



«Non accade solo in Italia» ci dicevamo, ascoltando le tesi di chi descriveva la fine dell’egemonia della grande fabbrica, disegnava le sofisticate forme di controllo e costruiva mappe nel labirinto dei lavori disegnato dal pacchetto Treu. La puzza di muffa dell’iper-sfruttamento si accompagnava a cose nuove, come nel resto dell’Occidente che ballava sulla bolla telematica senza accorgersi di essere sull’orlo della crisi. Ma solo in Italia accadeva che la figura totalizzante di Berlusconi dilagasse. Ogni reazione per essere davvero efficace deve sapersi muovere nel campo della rivoluzione. La regoletta marxiana del 18 Brumaio di Luigi Bonaparte e le analisi di Antonio Gramsci sulla «rivoluzione passiva» hanno trovato conferma nell’epoca berlusconiana, che si è mossa con disinvoltura sui terreni aperti dalle insorgenze del Novecento: la fine del lavoro salariato, la liberazione sessuale, la fine del monopolio dei mass media.

Nei giorni scorsi Bifo ha scritto, in una delle sue note acute che leggi tutte d’un fiato, che «i salvatori della patria che si delineano all’orizzonte, i Fini e i D’Alema non sono meglio dell’orco obnubilato dal delirio pornografico-senile. Sono peggio». Bifo dice: D’Alema è quello dei bombardamenti in Serbia e Fini quello della macelleria messicana del luglio 2001. Soprattutto, osserva che «non si esce dalla barbarie senza passare per la Resistenza». La storia di Tangentopoli dovrebbe insegnarci che le rivoluzioni «dall’alto» sono foriere di disastri peggio di quelle che hanno combattuto. E dovrebbero farci preoccupare di quanto avverrà nei prossimi mesi. Come è stato detto nella grande assemblea «Uniti contro la crisi» che si è tenuta alla Sapienza all’indomani del grande corteo della Fiom del 16 ottobre scorso, non basta far fuori il tiranno per risolvere i problemi. Il dibattito di scuola sull’efficacia del tirannicidio serve a inquadrare la situazione attuale. Dobbiamo chiederci anche se l’inutilità del tirannicidio, ovviamente mediatico e simbolico, conosca qualche eccezione.

Ma ci siamo accorti negli anni di come la capacità di Berlusconi fosse quella di utilizzare le stesse modalità di successo dei tormentoni di «Striscia la notizia» [il programma più visto della televisione italiana, negli anni zero], i codici linguistici dei cinepanettoni di De Sica e Boldi [i film più visti nelle sale italiane, negli anni zero] e l’ammiccante sciovinismo delle canzoni di Gigi D’Alessio [il cantante neomelodico ma di massa cioè la voce più ascoltata nelle banlieues d’Italia, negli anni zero]. Ci sono volte, casi rari, in cui una persona riesce davvero a catalizzare nella sua figura l’attenzione del popolo e in cui l’attenzione sulla struttura sociale e collettiva del potere deve tener presente anche la natura umana e individuale del potente. L’anomalia berlusconiana ha prodotto in questi lunghi sedici anni un’altra anomalia, per certi versi più inquietante e più duratura. Molte persone hanno conosciuto la loro formazione e si sono affacciate verso lo spazio pubblico in questi anni di trasmissioni a reti unificate. Tanti e tante hanno costruito la loro soggettività politica nell’opposizione a una persona fisica, ai suoi eccessi e alle sue mostruose gaffe istituzionali, tralasciando il fatto che Berlusconi è [stato?] effetto di qualcosa.

Come ha scritto in questi giorni giorni Wu Ming 1 , «’Berlusconi’ è una metonimia, l’effetto-per-la-causa», leggerlo per «indicare l’Italia attuale, il Paese che ha prodotto il personaggio». Uno dei motivi per cui avremmo dovuto combattere da subito la banalità antiberlusconista, è che il fenomeno Berlusconi e le forze sociali da esso innescate sono una meravigliosa risorsa analitica, un libro aperto da analizzare per interpretare le trasformazioni degli ultimi anni. Ecco perché, insieme ai rischi che Fini – quello della legge sull’immigrazione e di Genova – venga accolto come un liberatore, dobbiamo approfittare del momento che si apre. Forse, adesso invece di frignare di fronte a YouTube quando il premier rompe il protocollo reale di fronte alla regina Elisabetta [non Tulliani, quell’altra], qualcuno potrà occuparsi di cose più serie. Se non fosse che rischieremmo di sporcarci le labbra di cerone, dovremmo dare un bacio sulla fronte a quest’uomo che ci ha dato l’occasione di comprendere cosa è diventato il potere. Bisogna quindi guardare negli occhi il nostro nemico e riconoscervi i tratti salienti della contemporaneità. Sempre che qualcuno non ritenga sia ancora il caso di sciorinare l’elenco dei fallimenti di Berlusconi, magari almanaccando processi e gaffes presidenziali o diffondendo su Facebook il monologo di un comico divenuto capopopolo, illudendosi che serva ancora a qualcosa-



Giuliano Santoro

Fonte: www.facebook.com

Link: http://www.facebook.com/notes/giuliano-santoro/fine-di-unepoca/462267817009

9.11.2010

Commenti (31)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Mostra commenti 20 caricati
    1. calliope 11 novembre 2010

      Punire banchieri e speculatori??????
      ma dove??? chi??? madoff??? solo perchè ha truffato i suoi sodali???
      ma va là danà.

    1. ventosa 11 novembre 2010

      Non avevo capito il senso del tuo commento precedente.
      Ed anche se io punto sulla presa di coscienza individuale che, spero e credo, possa convergere in obiettivi condivisi, concordo col tuo commento. Certamente, è quasi naturale che sia più facile condividere gli obiettivi tra soggetti appartenenti ad una stessa qualsivoglia classe e, dato che quella più vessata è anche la più numerosa, ho fiducia che(non so quando) cosituirà la famosa massa critica necessaria a spostare gli equilibri. Qual'è l'ostacolo maggiore? Il fatto che una massa, in quanto tale, "deve essere" guidata(o coordinata, se preferisci). Per questo, se non si cresce individualmente(la coscienza individuale di cui ti parlavo prima), saremo destinati a passare da un pastore ad un altro, ma sempre gregge rimarremo.
      Saluti.

    1. redme 11 novembre 2010

      capisco ciò che dici...per quanto riguarda la schedatura sono già schedato da molto tempo e me ne vanto...sul "meno peggio" prova a vederla in modo diverso: consideralo come sintesi di un determinato momento storico e quindi come nuova tesi di partenza, sempre che tu abbia ben presenti i tuoi obbiettivi (per me di classe)...e poi sai indicarmi uno più manipolato di chi và a lavorare e vota berlusca?...ciao

    1. ventosa 11 novembre 2010

      Mah. Sai Red, non ho certezze e mi tengo stretti i miei dubbi. Però, soprattutto su siti come questo, il fetore di discorsi che anche lontanamente mi ricordano "il meno peggio" non li sopporto. In relazione al commento precedente, prova a vedere la cosa in modo diverso: se qualcuno ti definisce "antiberlusconiano", ti ha già definito, schedato e collocato; invece ti dico che sono favorevole all'allontanamento di Silviuccio(non sto a ripeterne i motivi per motivi di capienza del server), argomentandolo. Credi che sia la stessa cosa(ah, potenza delle tecniche di comunico-manipolazione...)?
      Saluti

    1. Tetris1917 10 novembre 2010

      condivido.....anche se per natura non mi piace alimentare polemiche inutili, ma secondo me un po' di ritorno all'antico non guasterebbe a CDC

    1. dana74 10 novembre 2010

      ps chi è sto santoro qua?
      Parente?

      Ah ma non ho capito, quindi il neoliberismo va bene purché non sia gestito da berlusconi?

      Quindi la politica estera pro Israele va bene purché non sia gestita da Berlusconi?

      Quindi il nucleare, ah già lo gestisce Veronesi del Pd quindi va bene.

      Quindi le grandi opere vanno bene purché non le gestisca la mafia di Berlusconi?
      Giusto, visto che nel Pd ed Idv vige la legalità spinta immagino vadano bene.

      Quindi mentre tutto il resto d'Europa e del mondi si è convertito alla giustizia sociale, al rispetto della natura, a punire banchieri e speculatori il problema in Italia permane dato che c'è Berlusconi.

      Tolto lui, risplenderà il sole.

      Al solito, sostanza zero.

    1. andyconti 10 novembre 2010

      il problema e' che CDC si sta riempiendo di pseudogiornalisti..sarebbe meglio che scrivessero solo i lettori....

    1. dana74 10 novembre 2010

      dai tranquilli, voteremo tutti Pd ed Idv ed i nostri problemi d'incanto spariranno, niente più corruzione, niente mafia, ecologia spinta e niente più disastri territoriali.
      basta solo cambiar partito e non sapremo nemmeno più cosa sono le consorterie, le lobbies.
      Confindustria e banche? Con Pd, Idv, Casini Vendola e così via saranno sicuramente richiamati all'ordine.

    1. calliope 10 novembre 2010

      e lo credo bene, gli operai dell'hinterland milanese erano tutt'altra cosa da quelli inquadrati nel PCI bolognese, non ci scordiamo che il PCI nazionale non vedeva di buon occhio quello che chiamavamo MOVIMENTO.
      Cmq è proprio vero, una volta che sei stato sulle barricate non ne scendi mai più. Quasi quasi mi commuovo... CIAO.

    1. ranxerox 10 novembre 2010

      A mio parere con Berlusconi cade la foglia di fico che finora ha coperto le nostre vergogne e viene allo scoperto la guerra per bande che dall'inizio degli anni '90 si disputa il ruolo di cane da guardia del padrone. Guai a noi che anzichè la luna combattiamo il dito che la indica.

    1. Tetris1917 10 novembre 2010

      Questo Santoro dice:Mentre ero in una montagna sperduta, in campeggio coi miei amici del liceo nell’ultima estate dell’adolescenza, discesi un sentiero per raggiungere una cabina telefonica. Telefonai a casa e venni a sapere che Roberto Baggio aveva sbagliato il rigore decisivo a Usa ’94 contro il Brasile e che Umberto Bossi aveva scaricato il Berlusca, colpevole di voler tagliare le pensioni e sostenere il famigerato «colpo di spugna» per i «ladri» di Tangentopoli. Allora risalii il sentiero di corsa a informare i miei compagni di accampamento: avevamo una scusa ulteriore per festeggiare la nostra spensieratezza


      Se la memoria non mi inganna, pur avendone bevute di bottiglie di vino rosso in montagna, Berlusconi cade a dicembre del 94 (http://it.wikipedia.org/wiki/Silvio_Berlusconi#Campagna_elettorale_ed_elezioni_del_1994) e Baggio sbaglia il rigore il 17 Luglio del 94. Probabilmente in montagna da Luglio a Dicembre, avranno bevuto una cantina intera, oppure la telefonata sara' durata 7 mesi......

    1. ranxerox 10 novembre 2010

      Prova a chiederlo a Bifo di come ci supportavano gli operai, almeno a Bologna, quando Zangheri ce li ha sguinzagliati contro perchè scavalcavamo i lugubri a sinistra. La chiesa comunista aveva, ed ha tuttora, terrore di ciò che andava oltre i suoi dogmi e si gettò definitivamente in braccio al Capitale. Non so cosa tu abbia percepito a Milano, io non l'ho vista come dici tu.

    1. costantino 10 novembre 2010

      1) i fallimenti di berlusconi sono i fallimenti dell'opposizione. Che ha perso le elezioni e quando le ha vinte ha iniziato a litigare il giorno dopo non essendo d'accordo su nulla eccetto che berlusconi fosse il male assoluto.
      2) berlusconi ha preso i voti di dc e psi e se li è messi in saccoccia. Se putacaso domani a NY e londra decidessero che i produttori di pasta italiani devono fallire cosa pensate ? che da dopodomani chi mangia la pasta si metterà a mangiare il riso ? no. Spunterà qualcuno che dirà: la pasta la faccioe ve la vendo io. E una bella fetta degli italiani (a cui il riso non va giù) compreranno la nuova pasta dal nuovo produttore.
      3) vediamo se lo capisce chi sta al parlamento (anzi al raglia-mento) ma ne dubito. Uno che l'ha capito è Renzi.

    1. Farazdaq82 10 novembre 2010

      No, la storia era un po' diversa, Tao , e per certi versi più educativa:
      "Mentre tutti i siracusani si auguravano la morte del tiranno Dionigi per l'eccessiva severità dei modi e la ferocia di animo, soltanto una vecchia ogni giorno pregava gli dei affinchè il tiranno non morisse. Quando Dioniso venne a saperlo, incuriosito per l'immeritata benevolenza, fece chiamare la vecchia e chiese il perchè facesse questo. Allora quella: lo faccio ben consapevolmente. Quando ero giovane e i siracusani erano oppressi da un crudele signore, io pregavo per la sua morte. Quando quello fu ucciso, un tiranno ancora più malvagio prese il potere e noi chiedevamo agli dei la sua fine. Ora sei venuto a governarci tu, che sei malvagio quanti altri mai e crudelissimo. E per tale ragione, nel timore che alla tua morte ti succeda uno ancora peggiore, prego gli dei che ti conservino a lungo. "

    1. redme 10 novembre 2010

      ..sei sicuro che hai aperto solo gli occhietti?...

    1. redme 10 novembre 2010

      ...sei un furbacchione eh...peccato che sono solo 40 anni che dico e faccio queste cose...magari se esci di casa e spegni il pc ti accorgi che la città è piena di gente che occupa le case, che fà attività nei quartieri, che cerca di organizzare una difesa comune,...e poi non mi hanno preso al GF e così mi vendico...

    1. Diapason 10 novembre 2010

      E' già accaduto.

      Incapaci di cavalcare il nuovo, torneranno al vecchio: creeranno la premessa legale con una legge elettorale che predichi bipolarismo ma razzoli multipartitismo applicato, potendo così andar su in più di uno o due, a braccetto.

      Ovviamente ogni tanto litigheranno, per farci vedere che loro di certo non sono una associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata all'estorsione e allo sfruttamento di una intera nazione.

      Ma torneranno sempre intorno ad un tavolo di trattative quando uno di loro spingerà la recita dell'orgoglio oltre un certo limite di tolleranza.

      Riavremo il pentapartito prima di quel che si possa immaginare.

      ...Giusto il tempo di dire "Napolitano".

      Però, se posso peccare di ottimismo: "più di uno" significa occasionale divergenza di interessi, significa "un servizio segreto a te, uno a me", significa "una compagnia telefonica a te, una a me", significa "una rete a te, una a te e una a me".
      Preferisco.

    1. ventosa 10 novembre 2010

      Pretendere che un delinquente paghi per le sue malefatte, significa essere "anti"? Ma fammela, Cortesia...

    1. Nijen 10 novembre 2010

      Pur sperando che si finisca presto, devo dire che hai ragione... mi e' bastato pensare ad un triumvirato Fini-Casini-D'Alema per realizzare, ancora una volta, che forse non abbiamo ancora toccato il fondo!

    1. cortesia 10 novembre 2010

      Antiberlusconiani ossessionati, vi state svegliando? State aprendo gli occhietti? Io l'ho fatto un anno e mezzo fa, e da allora vivo meglio.

Visualizzati 20 di 31 commenti approvati.