FINE CORSA

DI GIULIETTO CHIESA
Megachip

Alcune note utili, forse, per affrontare il problema della transizione a un’altra società, che sia compatibile con la sopravvivenza del genere umano. Né più né meno. E non perché, stanti così le cose, come si dirà tra qualche riga, il nostro destino sia quello di essere eliminati dalla faccia del pianeta per manifesta incompatibilità con la natura di cui siamo parte impazzita, in quanto incapace di convivere con la sua entropia.

1) La prima considerazione-constatazione è che l’umanità ha già raggiunto, da oltre 25 anni, la situazione di “insostenibilità”. Il termine usato dal Club di Roma, nel suo update del 2002, è “overshooting”. Siamo in overshooting da 25 anni. E’ una situazione che non si era mai verificata nella vicenda, lunga 5 miliardi di anni, della ecosfera.

Dal 1980 in avanti, circa, i popoli della Terra hanno utilizzato le risorse del pianeta, ogni anno, più di quanto esse siano in condizioni di rigenerarsi.

Cos’è esattamente l’overshooting? E’ “andare oltre un limite”, anche senza volerlo. In primo luogo perché non lo si sa. Ciò avviene – dicono gli scienziati del Club di Roma – in condizione di crescita accelerata, oppure quando appare un limite o una barriera, oppure a causa di un errore di valutazione che impedisce di frenare, ovvero quando si vorrebbe frenare ma non ci sono più freni disponibili.

Overshooting contiene anche un altro aspetto: che, a un certo punto, si verifica un “picco”, doppiato il quale non si può più tornare indietro. Dove si trovi questo picco, questo Capo di Buona Speranza, è molto difficile da calcolare, perché siamo dentro problemi di altissima complessità

Siamo esattamente in una situazione in cui tutti e quattro questi aspetti sono in funzione. Inoltre si calcola che ci vorranno oltre dieci anni prima che le conseguenze dell’ overshooting diventino chiaramente visibili. E ci vorranno 20 anni prima che l’overshooting diventi un’idea comunemente accettata. Bisognerà agire in questi limiti di tempo.

Ma è già evidente oggi che l’attuale architettura istituzionale della politica e dell’economia mondiale non è in grado di risolvere il problema del freno.

Quanti conoscono questa situazione? Un numero insignificante di specialisti. Pochi governanti di questo pianeta. Ecco perché questa situazione deve trovare posto in una rivista che si occupa di comunicazione e di informazione: perché questa situazione non viene comunicata e, quando lo è, è comunicata male e in forme ingannevoli.

Per esempio perfino l’opinione dei gruppi più avanzati, intellettualmente e culturalmente (per esempio Al Gore e i suoi consiglieri) è che noi “corriamo il rischio” della insostenibilità. Cioè nemmeno i più avveduti sanno che ciò è già accaduto. Di conseguenza si prendono decisioni gravemente errate.

2) Cosa occorrerebbe fare, da subito?

a) Sviluppare a ritmi forzati la ricerca scientifica e tecnologica in direzione del risparmio energetico, della riduzione dell’aumento demografico del mondo povero, dell’aumento del consumo alimentare dei poveri e della crescita delle loro condizioni di vita (perché questo riduce la natalità), dell’aumento della produzione di energie alternative, della riduzione dell’inquinamento ambientale e degli scarti: in poche parole andare verso la riduzione dell’impronta umana sull’ecosistema, sulla biosfera.

b) Pianificare gl’interventi sull’unica scala che conta, cioè su scala planetaria. Cioè dotarsi di un’architettura decisionale mondiale (si spera democratica) in grado di realizzarli. Solo una tale architettura può ampliare l’orizzonte temporale della programmazione degl’interventi e consentire effetti di lunga durata per il governo della crisi.

c) Organizzare il cambiamento di abitudini di miliardi di persone. Ciò richiede un drastico mutamento dei sistemi di informazione e comunicazione, delle istituzioni educative in generale. Mutamento che non può essere spontaneo o casuale, e che va dunque organizzato dai poteri pubblici e democratici. E’ evidente che esso influirà sugli assetti proprietari del sistema mediatico, e anche per questa ragione sarà duramente osteggiato.

Vi sono alcuni corollari a queste considerazioni:

Corollario n.1. Tutti questi temi programmatici richiederebbero decenni per essere realizzati. Cioè bisognerà non dimenticare che, anche se cominciassimo oggi stesso a proporre cambiamenti, ci vorrà molto tempo prima che si producano effetti. In altri termini l ‘overshooting peggiorerà nel corso del prossimi vent’anni.

Corollario n.2. Non abbiamo altri trent’anni a disposizione. Il sistema economico-sociale in cui viviamo non reggerà, senza grandi cataclismi (sociali, politici, militari) entro questo lasso di tempo.

Corollario n.3. Occorrerà rendere consapevoli grandi masse popolari, in tutti i continenti, ma soprattutto nel mondo occidentale, che i limiti dello sviluppo sono già stati raggiunti. Il fatto che non lo si veda ancora non è che la conferma che il sistema mediatico nasconde la realtà invece di renderla nota e spiegarla.

Corollario n 4. Non stiamo discutendo dell’eventualità che qualcuno, da qualche parte, decida di ridurre la crescita. La crescita, nei termini in cui è avvenuta nel corso dell’ultimo secolo, sarà fermata non da decisioni umane ma dagli eventi che derivano dalla natura dell’ecosfera, cioè dalle leggi della fisica e della chimica.

Corollario n 5. Le resistenze al cambiamento saranno enormi. In primo luogo tra i padroni del nostro tempo, le corporations, e i governi. Agli uni e agli altri sarà richiesto di perdere molto e di sottostare a condizioni e discipline che rifiuteranno di rispettare. Si imporrà una visione del “Bene Comune”, contro la quale verranno scagliate mille risposte corporative, di interessi particolari che non accetteranno di essere messi in forse. Ma non sarà solo il problema di élites egoiste. Anche miliardi di individui non vorranno, non sapranno, rinunciare alle loro abitudini, fino a che gli eventi non ve li costringeranno.

Corollario n. 6. La possibilità che scenari di grande mutamento, improvvisi, non preceduti da adeguata informazione e preparazione, provochino ondate di panico, apre la strada a forti pericoli di instabilità e a formidabili pressioni per soluzioni di guerra.

Un ulteriore aspetto della questione deve essere evidenziato.

Molte risposte fino ad ora formulate a questo tipo di considerazioni affermano che vi sono due meccanismi in azione che potranno risolvere, se non tutte, almeno una parte rilevante delle attuali e future contraddizioni. Si tratterebbe della tecnologia e del mercato. E di una combinazione di entrambi. Entrambi, in effetti, possono esercitare una influenza, ma nessuno dei due, singolarmente e insieme, sarà sufficiente. Per diversi e concomitanti motivi. La tecnologia sostitutiva e integrativa dei processi in corso non è in grado di fare fronte alla rapidità della crisi. Gli aggiustamenti tecnologici necessari per produrre mutamenti nella qualità dello sviluppo (cioè verso la sostenibilità almeno parziale, cioè verso il restringimento dell’ overshooting , sicuramente non verso la sua eliminazione) richiedono tempi non inferiori ai 30-50 anni per entrare in funzione. Le tecnologie costano. Le tecnologie richiedono anch’esse ulteriori flussi di energia e di materiali. Cioè, mentre cercheranno di alleviare i problemi, ne creeranno altri. In parole più semplici: crescita della popolazione mondiale, crescita geometrica dello sviluppo dei consumi, crescita della domanda di energia in presenza di costi crescenti di estrazione dell’energia fossile organica e inorganica, saranno tutti fattori che non potranno essere fermati dalla sola crescita tecnologica (neppure nell’ipotesi ottimale che, per essa, si trovino le immense risorse necessarie) .

Per quanto concerne il mercato, esso ha proceduto fino ad ora in direzione della totale insostenibilità. E’ il mercato ad avere prodotto questa situazione insostenibile. Il mercato implica una crescita esponenziale (proporzionale a ciò che è già stato accumulato), che è racchiusa nella logica del prodotto Interno Lordo. Ma una crescita esponenziale non può procedere indefinitamente in un qualsiasi spazio finito con risorse finite.

In altri termini, l’economia capitalistica, esattamente come la popolazione, non sempre cresce, ma entrambe sono strutturate per crescere e, quando crescono, lo fanno in modo esponenziale. Questo modo non è sostenibile.

Chiedere al mercato di risolvere questa equazione è una cosa priva di senso. Esiste una grande confusione, e un grande equivoco, su questa questione, nel quale gli economisti cadono sistematicamente perché non riescono a distinguere tra denaro e le cose materiali reali che il denaro rappresenta.

L’economia fisica (le merci, i servizi, e la loro produzione) è una cosa reale.

L’economia del denaro è un’invenzione sociale che non è soggetta alle leggi fisiche della natura.

Dunque, riassumendo, il problema non è se la crescita dell’impronta umana sull’ambiente (effetto della crescita esponenziale) si fermerà: la sola questione è quando e in che modo.

Il Club di Roma trae questa conclusione, che io ritengo assolutamente fondata: “Se noi saremo capaci di anticipare queste tendenze, allora potremo esercitare un certo controllo su di esse, scegliendo tra le varianti disponibili. Se noi le ignoreremo, allora i sistemi naturali sceglieranno la via d’uscita senza riguardo al benessere dell’Uomo”.

Un’ultima notazione. Secondo una studio recentissimo dell’Unione Europea, soltanto per fare fronte al riscaldamento climatico in atto, le risorse mondiali necessarie, ogni anno che verrà, oscilleranno tra le due cifre di 230 e 614 miliardi di euro.

La quota europea di questa spesa – che, si noti, concerne soltanto le spese per fare fronte alle esigenze di adattamento e di riorganizzazione sociale e industriale – sarà pari, mediamente, ogni anno, a 70 miliardi di euro. Tutto ciò in condizioni normali. Si immagini soltanto cosa potrebbe significare, in una prospettiva di medio termine, lo spostamento di 200 milioni di persone, previsto dalle organizzazioni delle Nazioni Unite, in caso di mutamenti climatici catastrofici.

E si tenga presente un dato emerso negli ultimi mesi. Dato che ci informa che, se non fossimo folli, potremmo risolvere molti dei problemi qui esposti: la sola guerra irachena è costata (secondo diverse e autorevoli valutazioni) dai tre ai cinque trilioni di dollari.

Giulietto Chiesa
Fonte: www.megachip.info
Link: http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=8173
27.10.08

Editoriale di Giulietto Chiesa comparso sul n. 4 della rivista “Megachip”

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13 Commenti
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reza
reza
27 Ottobre 2008 , 13:46 13:46

Un aumento di consapevoleza umana ne comporta automaticamente uno nella sfera dell’autocontrollo degli individui. Nel mondo vi sono civiltà e culture che in questo momento stanno praticando questo e si trovano in fase di risveglio (forte) mentre l’occidente è già in decadenza. E’ ovvio che questa “coscienza di se stessi” o consapevolezza umana di cui andiamo parlando, non è espressa dalla carta d’identità e non si tratta nemmeno di una conoscenza biologica anzi, l’uomo è intrinsecamente una creatura autocosciente ma si tratta di una stadio elementare di autocoscienza; è quella naturale che è ben differente dalla coscienza sviluppata. Milioni uomini nel mondo hanno perso la prima mentre ancora non hanno raggiunto la seconda quando nel mondo reale, e non nel mondo disegnato secondo varie filosofie o ideologie politiche, vi è un unico tipo di libertà ed è uno solo la giustizia: IL POTERE DI DOMINIO SU SE’ STESSI. La critica principale che si potrà rivolgere agli occidentali(questo riguarda solamente quelli illuminati altrimenti la maggioranza fa parte dei milioni di cui sopra) è quella di essere adepti al culto di una cultura fondata sulla coscienza esterna che conduce all’oblio di sé. Nell’ambito di questa cultura, luomo è in grado di conoscere… Leggi tutto »

luigirosa
luigirosa
27 Ottobre 2008 , 14:58 14:58

Speriamo che l’arresto non sia troppo doloroso…!

myone
myone
27 Ottobre 2008 , 15:18 15:18

Leggendo ” Giulietto Chiesa ” a onor di cronaca, ieri ho trovato questo sito…

    L’ altra parte della medaglia
lino-rossi
lino-rossi
28 Ottobre 2008 , 0:45 0:45

confondere l’aumento del PIL con l’aumento del depauperamento del pianeta è un errore madornale, anche se fino ad oggi le due coso sono coincise. è possibile sia far crescere il PIL, sia aumentare la popolazione mondiale e, nel contempo, salvaguardare il pianeta (ad esempio: SEKEM: un’iniziativa biodinamica cambia il volto del deserto egiziano, Ibrahim Abuleish – http://www.disinformazione.it).
che schifo il club grembiulato di roma!
confondere lo sviluppo degli americani con lo Sviluppo è un altro errore madornale. con la loro testa predona saremmo troppi anche in due miliardi.

lino-rossi
lino-rossi
28 Ottobre 2008 , 1:03 1:03

paolo attivissimo è uno di quei soggetti grazie al quale è stato introdotto il QI frazionario. siamo al livello della gallina, quella che quando si passa con la vettura scappa a zigzag davanti alla vettura, sempre sulla carreggiata. parlare con lui come parlare con il proprio posteriore. le sue argomentazioni si commentano da sole.

babel63
babel63
28 Ottobre 2008 , 6:14 6:14

Ammiro Giulietto Chiesa come giornalista, tuttavia il dubbio è lecito riguardo a chi lo accompagna (il Club di Roma). Ci si potrebbe fidare di una tribù di cannibali che organizzasse un convegno sulle virtù della dieta mediterranea?

gararic
gararic
28 Ottobre 2008 , 12:34 12:34

babel, ma che idea ti sei fatto del club di roma?

babel63
babel63
28 Ottobre 2008 , 13:55 13:55

Da quello che gira in rete circa il fondatore del Club di Roma, mi sono fatto una pessima idea. L’idea è che questo circolo ristretto sia stato finanziato da Rockefeller. La famiglia Rockefeller è, da sempre, innamorata di Malthus e di Darwin. E se per questa gente il chiodo fisso è la riduzione della popolazione mondiale, be’, le loro analisi io le prendo con le pinze. Non vorrei che queste teorie fossero manipolate per ostacolare lo sviluppo dei paesi emergenti. Il messaggio sembra questo: “Attenzione, se i paesi emergenti emergeranno davvero, allora affonderemo tutti perchè peseremo troppo.”. Verosimile, naturalmente. Tuttavia coloro che finanziano questi circoli sono gli stessi che fino ad ora hanno saccheggiato a destra e a manca. Se davvero fossero rinsaviti perchè continuano a saccheggiare?

Galileo
Galileo
28 Ottobre 2008 , 13:58 13:58

L’uomo è folle.

…e come li risolviamo i problemi, iniettando nel “CUORE” della terra i gas di scarico perchè già non sappiamo più dove metterli, questa non è la nuova idea sostenuta anche dalla Spagna? Non cè`già un progetto che stà in iniziando ad operare in Germania, o da quelle parti?

Se davvero è così, ci stiamo suicidando.

Sarebbe interessante vedere che ci dice “Il club di roma” a riguardo di questo.

geopardy
geopardy
29 Ottobre 2008 , 5:04 5:04

In merito alle previsioni del Club di Roma, vorrei riferirvi, che ho avuto modo di vedere un grafico delle previsioni fatte da uno studio commissionato nel 1972 dal suddetto club.
Lo studio era volto a stabilire eventuali limiti della crescita economica, non sono riuscito a pubblicare il grafico nei commenti di questo sito, ma vi assicuro che la previsione dell’inizio della crisi di produzione industriale ed agricola veniva posto poco prima del 2010 (siamo quasi
a l 2009) e dovrebbe raggiungere il culmine intorno al 2020, dopo di cui, saremmo costretti (sarebbe meglio pensarci prima) a rivedere completamente il modello di “sviluppo” esistente.
Questo studio è stato oggetto di campagne diffamatorie negli anni e gli sono state imputate affermazioni false e non esistenti al suo interno.
Potremmo anche criticare, che sono persone di una certa classe sociale, quindi, vederle con sospetto, ma sembra proprio, che ci abbiano azzeccato.
Ciao

babel63
babel63
29 Ottobre 2008 , 10:34 10:34

Qui c’è da capire se esiste una differenza tra chi fa le previsioni e l’oggetto della previsione. Se chi prevede sono coloro che hanno facoltà di intervenire sulle variabili, mi sembra logico che questa gente sa esattamente quello che accadrà, e non quello che potrebbe accadere. È come se il medico forense che fa l’autopsia di un cadavere è colui che ha commesso l’omicidio… Prima di accettere queste tesi sarebbe opportuno capire il vantaggio che ricavano a dire queste cose (non mi riferisco a Chiesa).

geopardy
geopardy
29 Ottobre 2008 , 20:13 20:13

Non so che dirti, sono previsioni di 36 anni fa. Allora la situazione era ben diversa da oggi, c’era metà mondo basato su economie comuniste e socialiste, il consumismo era presente in ragione molto bassa. Non credo, che qualcuno avesse previsto Regan e la Tatcher con così largo anticipo. Lo studio è su base matematico-scientifica e statistica, da quello che ho capito, difficile pensare a manipolazioni dietrologiche. Nessuno, ti assicuro, era in grado di prevedere in così larghissimo anticipo neanche il crollo del comunismo, anzi la battaglia per la supremazia planetaria era assai incerta. Da quello che ho capito hanno vagliato un gran numero di modelli e variabili in base a livelli di risorse adirittura doppie di quelle stimate all’epoca, cosa che non credo si sia verificata in realtà (almeno per le fonti energetiche degli idrocarburi). Nonostante tutti i satelliti e le conoscenze attuali (ad esempio), ancora non si riesce a fare previsioni attendibili oltre i 3-4 giorni nelle previsioni del tempo, quindi, mi sento di escludere una dietrologia così a lungo periodo su di un numero di fattori così vasto. Forse, sono stati soltanto fortunati ed hanno azzeccato un modello oppure è soltanto una coincidenza momentanea e tutto tornerà… Leggi tutto »

geopardy
geopardy
29 Ottobre 2008 , 20:50 20:50

Vorrei portarvi un esempio per stemperare la paranoia dietrologica, che ammetto, ci potrebbe anche satre, anche se, ripeto, a me sembra poco probabile, visto il tipo di studio fatto. Il Club di Roma parla di sviluppo sostenibile per tutti, a quanto possa rammentare del passato. Non è importante, però, infatti in mmerito vi faccio un esempio di mia diretta esperienza e conoscenza. Dalla mie parti, una zona alquanto industrializzata, oltre che molto bella dal punto di vista della natura, c’è una Cassa di Risparmio, alla quale, dalla fondazione di cui è espressione (naturalmente fatta da industriali), venne commissionato uno studio un bel numero di anni fa, riguardante il futuro sviluppo economico della zona. Dallo studio, seriamente e incondizionatamnete condotto (conosco personalmente chi lo ha fatto), risultò un futuro quasi privo di industrie, anticipò la delocalizzazione in atto con ampio margine di tempo. Ne seguì una ricetta economica futura di tutt’altra tinta da quella prettamnete industriale. Bene, la fondazione che, ripeto, è tutta industriale, per non allarmare la gente e continuare la sua opera di sfruttamento incontrastato, ne impedì la pubblicazione. Naturalmente, era tutto vero ed oggi lo sappiamo, aimè, sulla nostra pelle. Lo studio fatto dal Club di Roma, fu… Leggi tutto »