Home / ComeDonChisciotte / FINANZA ISLAMICA

FINANZA ISLAMICA

A CURA DI GIOVANNA CANZANO
politicamentecorretto.com

Intevista a Stefano M. Masullo*

…“una volta risolti i problemi di carattere fiscale e normativo, il nostro paese potrà svolgere un ruolo centrale nel mediterraneo. L’Italia, infatti, oltre ad avere una bilancia commerciale di svariati miliardi di dollari con i paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo, svolge un ruolo chiave nel dialogo euro-arabo, rappresentando il paese del G7 più vicino al mondo arabo. L’interesse verso la finanza islamica si pone, dunque, come una questione di posizionamento strategico-politico, anche in relazione alla nascita dell’Unione per il Mediterraneo che punta a coinvolgere economicamente i quarantatre paesi del mediterraneo meridionale e orientale, attraverso la loro cooperazione in specifiche attività pubbliche e private”… (Stefano M . Masullo) Nell’attuale panorama economico e finanziario internazionale che ruolo può giocare l’introduzione dell’islamic banking?

MASULLO – In una prospettiva di sviluppo di lungo periodo può giocare un ruolo chiave l’introduzione dell’islamic banking, il settore più redditizio di tutto lo scenario finanziario internazionale che, grazie al suo costante collegamento con l’economia reale, sembra offrire una valida alternativa in termini di stabilità all’eccessiva finanziarizzazione odierna o meglio, allo scollamento creatosi tra attività finanziaria e legale, causa ed effetto della crisi.

Quale è il messaggio alternativo della finanza islamica?

MASULLO – Il messaggio alternativo della finanza islamica deriva dalla forte dipendenza dai testi sacri e dalla loro notevole influenza sul diritto. L’islam, pur riconoscendo l’opportunità di una crescita del valore della moneta nel tempo, ne vieta la sua realizzazione nel prestito permettendola solo come parte integrante di una transazione reale. Rifuggendo l’interesse, il mondo islamico basa il sistema finanziario sul concetto della Shirkah, ossia la condivisione dei profitti e delle perdite di qualsiasi attività imprenditoriale. Tecnica, questa, accreditata in letteratura per avere effetti particolarmente positivi sugli aggregati dell’economia reale, sullo sviluppo e sulla distribuzione del reddito. Tali caratteristiche portano le istituzioni finanziarie Sharia-compliant ad allontanarsi dalla figura di “debt holder” propria del modello convenzionale, per avvicinarsi di più a quella di “equity investor”, spingendole così ad assumere caratteristiche più simili alle merchant bank. Le peculiarità del sistema islamico richiedono uno sforzo maggiore verso l’armonizzazione degli standard prudenziali e di vigilanza, al fine di limitare gli arbitraggi regolamentari e assicurare regole minime comuni su cui fondare l’ordinato funzionamento del sistema finanziario globale. Al riguardo, sembra auspicabile una estensione al sistema tradizionale di alcuni comportamenti tipici del sistema islamico.

Come opera l’islamic banking nello scenario internazionale?

MASULLO – Nello scenario internazionale, l’islamic banking si presenta con caratteristiche diverse nei vari paesi in cui è operativo, in base al grado di islamizzazione del sistema finanziario ritenuto opportuno dai rispettivi governi. Al riguardo, nella maggior parte delle esperienze nazionali, si è optato per un sistema di dual-banking, in cui i due differenti sistemi finanziari condividono lo stesso ambiente macroeconomico con interessanti reciproche interdipendenze. In una prospettiva di lungo periodo, gli oltre quindici milioni di musulmani presenti sul territorio europeo, la forte liquidità a disposizione dei paesi arabi e la risposta molto positiva dell’islamic banking alle recenti crisi rendono lo sviluppo della finanza islamica una necessità anche per il vecchio continente. La situazione europea vede il persistere del ruolo di Londra come mercato occidentale leader del settore, ma altre importanti iniziative si registrano in paesi come Francia e Italia.

Anche in Italia si iniziano a valutare le enormi opportunità che offre il settore islamico?

MASULLO – Il nostro paese sembra iniziare a prendere coscienza delle enormi opportunità che l’implementazione del settore islamico offre, soprattutto da un punto di vista strategico-politico, alla luce della recente nascita dell’Unione per il Mediterraneo, potenzialmente foriera di eccezionali possibilità cooperative per l’asse italo-arabo.

La finanza islamica ha una stretta dipendenza dai testi sacri?

MASULLO – La cornice di riferimento dell’etica commerciale islamica, è infatti, da un millennio la Sharia, termine arabo usato per indicare la legge divina contenuta nel Corano e nella Sunna. Il Corano contiene l’insieme delle rivelazioni che il Profeta Maometto afferma di aver ricevuto quattordici secoli fa da Allah ed è destinato ad ogni uomo sulla terra a prescindere dalla sua fede religiosa. La Sunna, invece, seconda fonte della legge islamica, è costituita dagli atti e dai detti del Profeta, trasmessi negli Hadith. Nell’analisi delle fonti religiose, un ruolo centrale è quello del Fiqh, la giurisprudenza islamica, che permette una lettura appropriata ed una corretta interpretazione della volontà divina. Sembra evidente a questo punto, come risulti difficile gestire l’islamic banking solo con le leggi del sistema bancario-finanziario capitalistico, troppo lontano dal preciso utilizzo del denaro dettato dalla legge coranica. Nei paesi in cui la Sharia è legge di stato, come in Iran, Sudan, Pakistan, si è giunti alla completa islamizzazione del sistema bancario, con la scomparsa delle banche convenzionali. Negli altri paesi a maggioranza musulmana, invece, i due tipi di istituti bancari convivono in un esempio di dual banking. In realtà, la legge cranica nell’enunciare i principi economici, si presta a varie interpretazioni critiche dei testi sacri, lasciando spazio ai differenti punti di vista delle diverse scuole di pensiero.

I cinque pilastri dell’Islam fondamenta della fede islamica, sono condivisi in tutta la popolazione musulmana?

MASULLO – Il primo  pilastro dell’Islam è rappresentato dalla proibizione del prestito a interesse legato al fattore temporale, Riba, che, equiparato all’usura, è visto alla stregua di uno sfruttamento e un’ingiustizia. Queste stesse restrizioni hanno operato per secoli anche nel cristianesimo, per poi gradualmente piegarsi alla pressione dei riformisti e ai bisogni del commercio. La Riba rappresenta, comunque, solo il primo dei cinque principi base islamici, che influiscono direttamente sulla vita quotidiana della popolazione musulmana vietando alcuni comportamenti, con conseguenze notevoli anche sulle pratiche economiche. Le altre limitazioni riguardano il divieto di intraprendere iniziative Gharar, attività con alla base una irragionevole incertezza; Maisir, molto simile alla speculazione; Haram, attività in settori esplicitamente proibiti dal Corano, come la distribuzione e produzione di alcol, tabacco, armi, carne suina, pornografia e gioco d’azzardo. Il quinto ed ultimo pilastro della religione islamica è la Zakat, ossia, l’obbligo religioso di “purificazione” della propria ricchezza, che ogni musulmano deve adempiere per potersi definire un vero credente. Spesso vista come elemosina, la Zakat, non ha alcun elemento di volontarietà. Nasce, infatti, come un prelievo sui beni superflui di ciascuno e serve a rendere lecita e fruibile alla comunità la propria ricchezza materiale. Tutto ciò si concretizza in un pagamento di una quota-parte dei guadagni, che viene ridistribuita in favore delle categorie più svantaggiate della società islamica. Le banche islamiche, vista la proibizione della Riba, hanno dovuto implementare un metodo alternativo di allocazione delle risorse, che tradizionalmente si è concretizzato soprattutto nella tecnica della condivisione delle perdite e dei profitti. Nell’islamic banking il profitto può essere legittimato esclusivamente dalla componente di rischio, in quanto, secondo la Sharia, il guadagno non è ammissibile, a meno che non sia connesso all’assunzione di rischi. Si tratta, dunque, di un nuovo e diverso rapporto tra il creditore e debitore. La compartecipazione, comunque, è un concetto comune a più religioni e comunità, ma è in questa cultura che è divenuto fondamento della vita economica oltre che sociale, portando molti osservatori a riconoscere una potenziale maggiore equità della finanza islamica. In un sistema centrato sulla compartecipazione, chi presta denaro non richiede interesse, ma prende parte a quelli che saranno i risultati dell’attività, in percentuale sugli utili futuri. Allo stesso modo, l’erosione del capitale, in caso di perdite, sarà sopportata da entrambe le controparti.

Su cosa si basa questo modello di partecipazione?

MASULLO – Tale modello di partecipazione si basa essenzialmente su due elementi fondamentali: il rapporto di fiducia tra chi mette a disposizione i capitali e chi li utilizza, condividere le stesse sorti impone la creazione di una relazione proficua e duratura basata sul reciproco interesse; l’impossibilità della formazione di sacche di ricchezza a discapito solitamente dei più deboli e con minori capacità di contrattazione. In un’economia completamente islamica, dunque, essendo le relazioni economiche legate da rapporti di condivisione dei risultati economici, più un’impresa produce profitti, più la banca finanziatrice ottiene a titolo di remunerazione del finanziamento. Contestualmente, inoltre, i depositanti acquisiscono un ammontare di ricchezza, tanto maggiore quanto maggiori saranno gli utili dell’istituzione finanziaria. Si verrebbe così a creare un automatico processo di allocazione della ricchezza, che nell’economia occidentale risulta eventuale ed impantanato in tutta una serie di accordi, compromessi, conflitti di potere. Il confronto sulla distribuzione della ricchezza spinge ad affermare la maggiore equità sociale della finanza islamica, al di là di quelle che siano le convinzioni religiose, politiche e culturali. In questo senso, la maggiore attenzione che una banca islamica deve avere riguardo alla solidità del progetto e alle competenze gestionali dell’imprenditore, rende il merito creditizio relativamente meno importante.

Le banche islamiche posso finanziare progetti non finanziabili dalle banche convenzionali?

MASULLO – I progetti non finanziabili dalle banche convenzionali, possono essere egregiamente finanziati dalle banche islamiche attraverso la tecnica del profit loss sharing, che può servire da stimolo al progresso economico nei paesi in via di sviluppo. In questo senso, la maggiore attenzione che una banca islamica deve avere riguardo alla solidità del progetto e alle competenze gestionali dell’imprenditore, rende il merito creditizio relativamente meno importante.

Che rilevanza assumono la corporate governance e il governo societario?

MASULLO – In ottica prettamente gestionale, le tematiche come la corporate governance e il governo societario, assumono maggiore rilevanza nella realtà islamica, visto il carattere religioso alla base del finanziamento e l’addizionale strato di governo derivante dagli Sharia Supervisory Boards. La caratteristica comune a tutte le istituzioni finanziarie è la presenza di tale comitato indipendente, costituito da esperti di diritto e finanza islamica, che vigila ex-ante, sulla conformità della gestione alla Sharia. In materia di corporate governance, è inoltre indubbiamente riconosciuta, anche nel mondo finanziario islamico, l’indispensabilità del risk management. Il sistema bancario islamico, nonostante le differenze significative in materia, non sembra voler rinunciare a confrontarsi col principio “convenzionale” della regolamentazione del capitale, alla luce della posizione di assoluta preminenza che l’Accordo di Basilea ha conquistato a livello internazionale.  Si può cercare di descrivere le fasi e le soluzioni adottate per rimodulare il conventional banking verso l’introduzione della finanza islamica. Naturalmente una scelta così importante quale può essere l’introduzione dell’islamic banking deve essere motivata da adeguate necessità in termini di domanda. Infatti, proprio la richiesta di tali prodotti, come visto precedentemente, è in costante sviluppo. Quest’ultimo è dovuto al crescente interesse degli investitori islamici guidati soprattutto da sigenze di diversificazione geografica del loro portafoglio. Chiaramente, lo sviluppo ed il recepimento di normative in materia di implementazione di un sistema finanziario islamico necessitano di addetti ai lavori altamente preparati in materia, per provvedere alla domanda dei consumatori che vogliono rispettare i dettami del corano.

Quali sono le aree di maggiore rilevanza per l’introduzione di una banca islamica?

MASULLO – Le aree di maggiore rilevanza nella fase di introduzione di una banca islamica sono quattro: la conformità alla sharia, la netta separazione dei fondi islamici da quelli convenzionali, la creazione e la diffusione di standard di contabilità e l’aumento del numero delle campagne di  consapevolezza. In materia di conformità alla Sharia ci si affida agli Sharia Scholars, ovvero esperti di legge islamica, con la funzione di certificare che l’attività bancaria avvenga nel rispetto dei principi islamici. Tali esperti, dividendosi nelle varie istituzioni, promuovono una coerenza generale dei servizi offerti. La prima misura da intraprendere se si desidera offrire prodotti islamici è quindi la nomina di uno Sharia board, che consente di minimizzare il rischio Sharia. Un ruolo importante in materia di indirizzo è quello delle diverse istituzioni multilaterali internazionali create per favorire lo sviluppo dell’islamic banking. Tali istituzioni, pur non avendo poteri vincolanti, godono però di alta considerazione da parte dei policy-makers internazionali. Un secondo punto da affrontare con chiarezza durante le prime fasi dell’implementazione è la netta egregazione dei fondi islamici da quelli convenzionali. Si tratta, in questo caso, di un principio base stabilito per mantenere la purezza morale di tutte le transazioni islamiche. La terza variabile da considerare è il panorama contabile. Purtroppo, infatti, la rapida espansione dell’islamic banking non è stata accompagnata da uno stesso sviluppo di regole di contabilità internazionalmente riconosciute, non favorendo l’impressione della massima trasparenza del settore islamico. Riguardo la trasparenza, inoltre, l’informazione che i depositanti e gli investitori hanno sui rischi sarà determinante per lo sviluppo dell’islamic banking. Occorre, quindi, che il consumatore sia informato e in questo senso potrebbero risultare molto utili  le campagne di consapevolezza.

Quando è possibile la conversione all’islamic banking?

MASULLO – La conversione all’islamic banking risulta possibile in diverse forme, in base alla volontà dell’intermediario stesso e al suo interesse nel settore. Generalmente le istituzioni finanziarie convenzionali preferiscono, durante la fase iniziale, sondare le potenzialità del mercato attraverso un progetto pilota che prende la forma delle islamic  windows. Le finestre islamiche, infatti, permettono di soddisfare i bisogni base della clientela di una società islamica, offrendo principalmente depositi e strumenti trade-finance per piccole e medie imprese. Una volta implementato un’islamic window, e avendolo portato avanti per un periodo di tempo necessario a garantirsi una clientela base, l’istituzione finanziaria può decidere se stabilire una controllata islamica o convertirsi in una banca completamente islamizzata. Il vantaggio di optare per la controllata è la possibilità di continuare a servire i clienti convenzionali, mentre quello di scegliere per la conversione in una banca completamente islamica sono le significative ricadute positive in termini di credibilità. In conclusione, vi è un acceso dibattito in materia di coerenza con la Sharia, riguardo all’istituzione delle banche islamiche con capitali provenienti da banche convenzionali. In questo caso, infatti, non risulta assolutamente garantito che i fondi in questione siano originati da attività conformi all’Islam. Al riguardo, spesso la soluzione adottata è stata quella di permettere la formazione della nuova istituzione islamica in ogni caso, purché deliberi future donazioni caritatevoli come via di purificazione dei fondi.

Come era l’interazione tra economia-religione-etica nell’Europa?

MASULLO – Nel vecchio continente è stata sempre molto viva l’interazione tra economia, religione ed etica. La storia economica europea è, in effetti, un esempio di come l’intreccio dell’attività economica e finanziaria con i credo religiosi e le tradizioni sia sempre stato in costante evoluzione e finalizzato a fornire risposte adeguate all’evolversi della società. La presenza araba in Europa tra l’ottavo e l’undicesimo secolo, soprattutto in Spagna, Francia, Portogallo e Italia, è stata un esempio di società votata alla cultura, alla tolleranza e alla prosperità economica grazie soprattutto ai fiorenti commerci fra oriente ed occidente. Tali connessioni storiche, sommate alla recente spinta verso la globalizzazione in termini sia di flussi migratori musulmani verso l’Europa sia di internazionalizzazione dei mercati, rinvigoriscono l’interesse per la finanza islamica da parte del vecchio continente. Non sembra casuale, quindi, la domanda di finanziamenti e di prodotti bancari conformi alla Sharia venuta recentemente alla luce in numerosi paesi europei. La risposta istituzionale in materia sia da parte dei governi che delle autorità di controllo del sistema bancario, si è rivelata molto differente nelle varie nazioni. Regno Unito, Francia e Germania hanno risposto, seppur con intensità diversa, a tali necessità. In altre realtà, invece, il grande interesse in materia è stato frenato dall’atteggiamento di prudente attesa che, come nel caso italiano, ha limitato quasi totalmente lo sviluppo di questo alternativo sistema finanziario. Le potenzialità future di tale domanda sono riscontrabili nel fatto che l’Islam sia oggi la religione in più rapida ascesa a livello mondiale e che tale sviluppo sia accompagnato, soprattutto nei paesi europei, anche da un aumento della classe media musulmana.

I clienti musulmani europei preferiscono la gestione Halal dei propri affari finanziari?

MASULLO – E’ difficile, quindi, non ipotizzare per il prossimo futuro la crescita della finanza islamica in Europa, spinta inoltre dalla preferenza, sempre più decisa, del cliente musulmano europeo alla gestione Halal dei propri affari finanziari. Ad oggi, sono circa quindici i milioni di musulmani residenti nel vecchio continente, con un ammontare totale di risparmio gestito, stimato in quattordici bilioni di dollari nel 2020. In questo senso, gioca un ruolo importante anche il crescente interesse per i prodotti finanziari islamici mostrato anche da parte della popolazione non musulmana, vista la sicurezza che i prodotti Sharia compatibili offrono sia in termini etici che di collegamento con il sistema reale. Tutte queste variabili hanno spinto le autorità competenti in materia, negli ultimi anni, ad accogliere e cercare di soddisfare tutte le richieste della comunità musulmane europea, spesso ignorate in passato. Inoltre, la crescente richiesta di prodotti islamici da parte di investitori professionali per ragioni di diversificazione di portafoglio, ha spinto verso la visione dell’islamic banking come una lucrativa opportunità di business. La prova tangibile delle potenzialità del settore islamico e di una sua, seppur limitata, maturità raggiunta si è avuta in questo ultimo periodo di completa instabilità dei mercati internazionali. Sembra, infatti, che “il business della finanza islamica non sia stato toccato dalla tempesta subprime. Anzi, la crisi del credito potrebbe favorire l’espansione dei prodotti finanziari compatibili con le leggi islamiche anche al di fuori dei mercati asiatici e dei paesi del golfo, grazie al loro collegamento costante con l’economia reale. Una conferma a questa tesi arriva dall’andamento dei principali indici azionari del settore islamico. Nel 2007, infatti, il DJIM e il DJIM Europe si sono apprezzati rispettivamente, del sedici e del venti per cento, rendimenti di gran lunga superiori ai rispettivi indici americani. Nello stesso anno, infatti, il DJUS ha registrato un aumento nell’ordine del sei per cento. Dopo queste considerazioni, sembra lecito concludere che i prodotti finanziari islamici si stiano spostando nell’Europa continentale, con diversa intensità nei vari paesi, da prodotti di nicchia a prodotti di più ampio espiro. Inizia a diffondersi nell’opinione pubblica europea la considerazione, del sistema di relazioni economico finanziarie regolamentate dal diritto islamico come una solida e praticabile alternativa, o meglio un’aggiunta al sistema finanziario convenzionale.

Come si comporta la lobby bancaria tradizionale?

MASULLO – Al riguardo, la lobby bancaria tradizionale non ha alcun interesse a perdere quote di mercato e, quindi, la sua posizione monopolistica nei mercati finanziari europei a favore delle istituzioni finanziarie islamiche. Tuttavia, come visto, nello stesso tempo, non può permettersi di non considerare l’importante realtà del risparmio islamico. In questo senso, la soluzione di compromesso sembra essere stata raggiunta attraverso l’implementazione, nella quasi totalità dei casi europei, delle islamic windows da parte delle istituzioni convenzionali. In occidente, in particolare in Europa, il sistema bancario islamico ha catturato l’attenzione della comunità finanziaria e delle autorità regolamentari negli ultimi decenni del ventesimo secolo. La questione è stata affrontata diversamente nei vari paesi, ma tuttavia resta l’Inghilterra la nazione ad aver maturato l’esperienza più significativa in materia, rappresentando un modello da seguire nell’adozione dell’islamic banking per i paesi a maggioranza non musulmana. Il Regno Unito è stato capace di attrarre le maggiori banche islamiche oltre che per la numerosa popolazione musulmana residente, conseguenza delle forti relazioni storiche con vari paesi orientali, anche grazie alle notevoli capacità degli operatori del settore finanziario e all’importanza a livello internazionale del mercato inglese. A livello geografico poi, l’alternativa inglese risulta allettante se confrontata con quella americana, peraltro sfavorita dagli attuali rapporti politici con alcuni paesi islamici. La somma di tutte queste variabili ha portato ad un naturale indirizzo del mondo musulmano verso l’Inghilterra.

Quando nasce l’islamic banking in Inghilterra?

MASULLO – Formalmente, la nascita dell’islamic banking in Inghilterra risale al 1982, con l’istituzione dell’Al  Baraka International Bank a Londra. Da quel momento e nel corso degli anni, gli inglesi hanno affrontato l’implementazione della finanza islamica evitando ogni discussione di carattere religioso o culturale. L’islamic banking è stato considerato  semplicemente un’innovazione finanziaria, emersa nell’ambito dell’industria dei servizi finanziari. Si è, infatti, evitato una legislazione che fosse legata a uno specifico credo religioso, mantenendo l’importante principio dell’unica licenza bancaria, a differenza di altri paesi, che come visto hanno invece optato per un sistema di dual banking. Il processo d’implementazione di una istituzione finanziaria islamica nel Regno Unito risulta, quindi, uguale a quello di una qualsiasi banca convenzionale. Questo perché si è ritenuto opportuno non introdurre la categoria della banca islamica ma solo modificare opportunamente la normativa esistente al fine di consentirle di operare. Due problematiche hanno catalizzato particolarmente l’attenzione, la neutralità fiscale dei prodotti Sharia compliant e il principio della tutela dei depositi. I primi interventi per garantire una tassazione neutrale ai due diversi sistemi finanziari si sono avuti con il “Finance Act” del 2003 e le successive modifiche del 2005. E’ stata, infatti, prima introdotta l’abolizione della doppia imposta di registro nelle transazioni immobiliari assimilabili al contratto Murabaha e poi creata la nozione di «reddito finanziario alternativo, alla quale si è conferita la medesima deducibilità fiscale degli interessi passivi. Senza mai citare nomi di strutture contrattuali islamiche, il legislatore inglese ha definito delle nozioni generiche, specificando però precise condizioni entro le quali è possibile far rientrare i principali contratti islamici. In questo senso, fu riconosciuto al canone di un’Ijara immobiliare o di un Musharaka, la stessa deducibilità fiscale degli interessi passivi di un mutuo. In materia di tutela dei depositi, invece, un ruolo importante è stato quello della Islamic Bank of Britain, istituita nel 2004. Al riguardo la normativa inglese richiede l’obbligatorietà del rimborso affinché si abbia un deposito. Tuttavia, come ribadito nel testo, ciò contrasta con i principi base della finanza islamica, che condiziona il rimborso al risultato dell’attività imprenditoriale collegata. Il problema è stato agevolmente superato con l’inclusione, nella legislazione inglese, di alcune specifiche clausole nel contratto di deposito. Nella Islamic Bank of Britain, infatti, iltitolare di depositi d’investimento si espone al rischio di vedere intaccato il valore nominale del deposito. Tuttavia, nel caso in cui ciò avvenga, la banca ha la possibilità di mitigare la perdita del depositante, diminuendo o rinunciando all’incasso di commissioni o attingendo direttamente ad un fondo destinato alla stabilizzazione degli utili. E’ importante, però, sottolineare come la banca in questione sia comunque tenuta ad offrire al depositante un pagamento per l’ammontare della perdita subita. Nel caso in cui il depositante decidesse di accettare l’offerta ricevendo dalla banca il corrispettivo per la perdita subita, non sarà più considerato coerente con i principi islamici. Con queste specifiche clausole si è riusciti a preservare sia il principio di partecipazione ai profitti e alle perdite sia quello di tutela dei depositi. L’istituzione dell’Islamic Bank of Britain ha favorito, inoltre, la nascita di una realtà operativa retail, che visti gli attuali due milioni di musulmani residenti nel paese, presenta un ottimo mercato domestico potenziale che chiede di essere seriamente considerato. Oggi, alcune conventional banks operanti nel paese, offrono ai clienti britannici un’ampia scelta di prodotti e servizi. Particolare interesse riscuotono l’investment banking, il project finance, il private banking e alcuni finanziamenti retail, soprattutto nella forma della Musharaka decrescente. In questa figura contrattuale, il prenditore progressivamente acquisisce le attività del prestatore, pagando contestualmente un canone di affitto. Gli attuali venti bilioni di dollari in attività Sharia-compliant, fanno del mercato inglese l’ottavo centro finanziario islamico al modo ed il primo nei paesi occidentali.

Quali sono gli obiettivi attuali del governo britannico in materia di finanza islamica?

MASULLO – Gli obiettivi attuali del governo britannico in materia di finanza islamica sono chiari e consistono, nel mantenere la posizione leader di Londra come centro finanziario internazionale, continuando ad ampliare il range di prodotti finanziari a disposizione dei consumatori e nell’assicurare che a nessuno venga negato di intraprendere qualsiasi attività finanziaria, a causa di discriminazioni religiose. La scelta legislativa inglese, riguardo al principio della licenza bancaria unica, sembra aver indirettamente influito sulla scelta comune alla maggioranza delle istituzioni finanziarie convenzionali riguardo l’adozione delle “Islamic  Windows”. Queste comode finestre sul mondo delle islamic banking, permettevano, infatti, una prima analisi della reale domanda del settore islamico. Tale formula operativa, si è rivelata  un fattore chiave, nel recente sviluppo della finanza islamica nel Regno Unito. In conclusione, le ultime novità legislative del paese in materia di islamic banking riguardano l’introduzione della possibilità di emendare la legislazione in materia finanziaria attraverso la legislazione secondaria, in modo tale da assicurare maggiore flessibilità al sistema. Proprio tale flessibilità dovrebbe aiutare il settore islamico a raggiungere obiettivi importanti, in termini di standardizzazione di prodotti e servizi, spesso mancati in passato. Il recente sviluppo esponenziale del settore e i problemi derivanti dalle differenti interpretazioni degli Sharia Scholars, non sembrano, infatti, aver favorito la standardizzazione delle procedure inglesi, in materia di islamic banking. Il governo di Londra intende rimuovere gli ultimi ostacoli tecnici che impediscono l’emissione di ‘bond islamici’, prodotti finanziari che rispettano la sharia, la legge islamica.  Lo ha comunicato il Ministero del Tesoro; secondo molti banchieri islamici – nel Paese ci sono cinque  banche islamiche – il Parlamento votera’ il mese prossimo per  definire i ‘sukuk’ come bond, piuttosto che come veicoli di  investimento, e cio’ favorira’ lo sviluppo di questo mercato. Nel rispetto della legge islamica, i sukuk non prevedono il  pagamento di interessi, ma dal punto di vista regolatorio sono stati finora difficili da classificare. Il provvedimento che il  governo presentera’ in parlamento ridurra’ i costi legali e  rimuovera’ gli ostacoli alla loro emissione.Sarah McCarthy-Fry, sottosegretario al Tesoro ha spiegato che  ”il governo intende migliorare la competitivita’ del Regno  Unito nei servizi finanzari mantenendo la posizione di leader  nella finanza islamica internazionale, e facendo si’ che  chiunque, a prescindere dalla fede religiosa, abbia accesso a  prodotti finanziari con prezzi competitivi.

In Europa quanti musulmani vi risiedono?

MASULLO – L’attuale popolazione musulmana del vecchio continente si aggira sull’ordine dei venti milioni di persone, la metà dei quali residenti nelle due grandi comunità francese e tedesca. Il primo paese europeo in termini di musulmani residenti è la Francia, anche se alcuni problemi di stima scaturiscono dal divieto di censire la popolazione della Repubblica francese in base al carattere religioso.
Canzano 18 – Cosa succede in Francia?

MASULLO – I sei milioni di musulmani attualmente presenti sul territorio transalpino si collegano ai flussi migratori provenienti soprattutto da Algeria, Marocco e Tunisia. La Francia mantiene, infatti, una forte influenza economica e politica in questi paesi, frutto delle sue forti connessioni storiche e culturali con il mondo arabo in generale. Senza entrare nel merito dell’integrazione sociale, alcune caratteristiche qualitative della popolazione musulmana oltralpe risultano importanti: la metà dei musulmani residenti sono cittadini francesi a tutti gli effetti e spesso si tratta di immigrazione oramai di seconda o terza generazione. Peculiarità queste, che aumentano in maniera esponenziale la necessità dei servizi finanziari richiesti, soprattutto nel settore immobiliare. Tutte queste riflessioni sembrano, dunque, giustificare l’enorme interesse in materia di finanza islamica da parte del governo transalpino, interesse rinvigorito dalla recente richiesta di licenze per operare nel paese, da parte di tre tra le più importanti istituzioni finanziarie islamiche: la Qatar Islamic Bank, la Kuwait Finance House e Al-Baraka Islamic Bank. Al riguardo, è sembrato molto positivo il parere dell’attuale ministro francese dell’economia e delle finanze  Christine  Lagarde, che punta a rilasciare le dovute autorizzazioni già entro il  2010 . In materia di finanza islamica, l’obiettivo dichiarato del governo francese è quello di implementare vigorosamente il sistema Sharia-compliant, con un’attenzione particolare al segmento wholesale che rappresenta il business principale del settore islamico a livello globale. In una prima fase si punterà, quindi, soprattutto ai settori dell’investment e corporate banking e, solo in un secondo momento, si svilupperà l’allettante segmento retail. Tale pianificazione mira a portare in Francia una quota significativa della liquidità orientale per competere, nel lungo periodo, con Londra, per la leadership del settore a livello europeo. L’obiettivo della leadership europea potrebbe sembrare poco realizzabile, visto l’attuale significativo svantaggio francese in materia di islamic banking ma, con una più attenta valutazione, considerando le posizioni di partenza e le potenzialità, se ne rivaluta la credibilità, almeno per quanto riguarda l’obiettivo di lungo periodo. In questa direzione, la Francia sta lavorando molto per recuperare il terreno perso cercando di suscitare interesse nella comunità finanziaria francese sviluppando una più approfondita conoscenza in materia. Al riguardo, un ruolo fondamentale è stato quello dei primi due forum nazionali sull’islamic banking. Nel primo, del 2007, si è infatti chiarito alla comunità finanziaria francese, quali potessero essere i risvolti positivi, in termini di attrattiva internazionale, dell’implementazione dell’islamic banking nel mercato parigino. Nel secondo, tenutosi l’anno passato si sono, invece, analizzate le variabili su cui lavorare, affinché l’implementazione del settore islamico possa avvenire senza problemi. Attualmente il dibattito francese è incentrato sulle questioni politiche e regolamentari, per rendere possibili i necessari aggiustamenti tecnici alla legislazione francese in modo da ridurre i classici impedimenti di carattere fiscale e legale allo sviluppo della finanza islamica. In questa importante prima fase d’attuazione del sistema islamico, il Ministro Lagarde, supportata da una commissione di esperti finanziari, sembra voler dar vita ad un nuovo percorso attuativo basato sulle necessità della popolazione francese. E’ stata, infatti, proprio la forte comunità musulmana, attraverso varie associazioni, a spingere la politica ad una maggiore considerazione del settore in termini di riforme utili ad introdurre strumenti di finanza islamica. Al riguardo, nel 2007, l’autorità responsabile del mercato finanziario francese ha autorizzato la creazione di schemi di investimento collettivo Sharia-compliant, autorizzati in base al rispetto di particolari criteri come l’investimento in settori Halal e l’applicazione di alcuni ratio finanziari. Al riguardo, risultano escluse le compagnie con debito totale in bilancio superiore ad un terzo della loro capitalizzazione media dell’ultimo anno. Sotto il punto di vista tecnico, la piazza di Parigi sembra assicurare le necessarie competenze per riuscire a creare sinergie eccezionali tra il sistema islamico e quello convenzionale. La velocità con cui l’islamic banking si svilupperà nel territorio francese, dipenderà molto, quindi, dall’operato del governo e da come questo settore innovativo verrà percepito dalla popolazione.

E lo sviluppo del settore islamico in Germania?

MASULLO – Lo sviluppo del settore islamico in Germania, ha avuto invece, sorti differenti rispetto alla realtà francese. I cinque milioni di musulmani residenti nel territorio tedesco, per la maggior parte di origine turca, non sono riusciti a mantenere alto l’interesse del governo in materia. A tal proposito, nel recente passato, la Germania si era distinta per interventi pioneristici nell’islamic banking, come la prima emissione europea di sukuk nel 2004, di ammontare pari a cento milioni di euro, avvenuta nello stato federale della Saxony-Anhalt. Questa iniziativa, però, nonostante la risposta positiva in termini di sottoscrizione, non ha trovato il giusto seguito, perchè non favorita dall’attuale linea politica tedesca, caratterizzata da un progressivo calo d’interesse per il settore islamico, in controtendenza rispetto agli altri paesi europei. La mancanza di interesse politico in materia di islamic banking sembra scaturire soprattutto da problemi di educazione al mercato ed indirizzo del mercato stesso. Nel campo dell’educazione del mercato, il ruolo delle autorità tedesche sembra, in questa fase, insufficiente a favorire lo sviluppo del settore islamico mentre sotto il punto di vista dell’indirizzo del mercato, molte istituzioni finanziarie tedesche sono operative nel settore, operando però, solo oltre i confini nazionali. Al riguardo, la Bundesbank non ha rilasciato alcun tipo di licenze in materia, obbligando tutte le operazioni Sharia-compliant effettuate sul territorio nazionale, ad essere strutturate in collaborazione con banche islamiche estere. Il generale disinteresse politico teutonico, comunque, non sembra aver limitato molto l’ammontare degli investimenti arabi sia nel mercato di capitali sia nel settore immobiliare tedeschi. Inoltre, il carattere meno discriminatorio del sistema giuridico tedesco rispetto alle esigenze dell’islamic banking, inteso soprattutto a livello di ingerenza fiscale, sembra aver favorito la crescita delle operazioni di finanza islamica, strutturate principalmente sotto forma di Sukuk, Mudaraba e Musharaka. In conclusione, la forte componente musulmana in Germania, il suo potenziale economico a livello mondiale e gli effetti della recente crisi finanziaria, non potranno che favorire lo sviluppo dell’islamic banking sia come risposta ai bisogni della comunità musulmana residente sia come alternativa, in termini di diversificazione, per la totalità della popolazione tedesca. Risulta chiaro, dunque, come la quota di mercato attuale della finanza islamica in Germania sia molto lontana dal suo. Gli investimenti arabi nel settore immobiliare tedesco ammontano a più di 400 milioni di euro di attività in possesso e altri 300 milioni sono attesi per l’anno in corso. potenziale, considerazione questa, che contribuisce ad alimentare l’interesse in materia.

La situazione italiana e il potenziale mercato dell’islamic banking?

MASULLO – La storia dell’Islam in Italia ha radici profonde che risalgono all’  Ottocento, periodo in cui la Sicilia e altre regioni meridionali subirono la dominazione araba per oltre due secoli. Oggi, l’Italia  ospita quasi un milione e mezzo di musulmani che rappresentano, oltre il trenta per cento della popolazione straniera residente e quasi il tre per cento dell’intera popolazione nazionale. In termini di rilevanza economica, si noti, inoltre, come il sei per cento del  Prodotto  Interno  Lordo italiano sia prodotto esclusivamente da immigrati e come le necessità finanziarie della popolazione islamica residente si siano evolute, parallelamente al più alto livello di integrazione raggiunto, verso più sofisticate tecniche economiche. Da bisogni finanziari base come le rimesse degli emigranti o i servizi di pagamento, si è passati a necessità di più lungo periodo, tipiche di una popolazione di seconda generazione che continua a crescere anche in termini di disponibilità economiche. Con il consolidamento della presenza sul territorio, la comunità islamica ha avviato operazioni di acquisto di proprietà immobiliari, sia private che commerciali, finanziate tramite strumenti bancari convenzionali o attraverso rare soluzioni mirate offerte da istituti di credito nazionali. A livello imprenditoriale, inoltre, nel territorio italiano si contano circa settantamila imprese avviate da cittadini musulmani che necessitano di una maggiore innovazione finanziaria. Lo sviluppo della finanza Shariah-compliant in Italia risponde, dunque, sia ad esigenze di investimento sia a quelle di risparmio da parte della collettività islamica presente a livello nazionale. Nonostante tali connessioni sia storiche che attuali, l’Italia resta uno dei pochissimi primari paesi europei a non aver ancora implementato il sistema finanziario islamico, diffuso ormai in tutte le principali piazze finanziarie globali. In Italia si nota però, un recente significativo interessamento in questo senso da parte sia del mercato che del sistema politico in generale. Le banche italiane stanno, infatti, lentamente prendendo coscienza delle opportunità che l’implementazione del settore islamico offre in termini competitivi, tra le quali una maggiore raccolta bancaria, le potenziali sinergie con l’intero mondo arabo, la maggiore capacità di internazionalizzazione delle imprese e il forte messaggio di integrazione sociale. Come prova di tale interesse in materia, nel 2007 l’associazione bancaria italiana e l’Union of Arab Banks, ossia l’insieme dell’industria bancaria araba, hanno firmato un memorandum di intenti, in base al quale è stata programmata una attiva collaborazione fra le parti. E’ stata prevista, infatti, un’opera di avvicinamento e cooperazione, fra i due sistemi bancari, per cercare di accrescere i già forti rapporti economici tra i paesi arabi e quelli del mediterraneo, Italia in primis. In Italia è stata conclusa, nel 2006, la prima operazione finanziaria islamica in Italia,  una Murabaha applicato ad una operazione immobiliare a Pavia. Nonostante l’indubbio valore simbolico, tale  operazione si è rivelata per la verità molto costosa, visto il permanere in Italia, della doppia imposta di registro sulla Murabaha, a causa del fittizio doppio trasferimento di proprietà dell’immobile. Problematica fiscale, questa, comune ad altri paesi europei. La seconda iniziativa italiana nel settore islamico, riguarda l’implementazione di una transazione Ijara Wa Iqtina e sta richiedendo diversi mesi di analisi giuridica e fiscale per riuscire a soddisfare sia le esigenze della Sharia che quelle del codice civile italiano. Nonostante questi singoli esempi, tuttavia, gli operatori bancari sono stati fortemente sfavoriti dalla mancanza di un quadro normativo di riferimento, indispensabile per lo sviluppo del settore. La diffusione di strumenti finanziari Sharia-compliant in Italia è sicuramente un’esigenza per la competitività del paese e di adeguamento al trend internazionale, ma la loro introduzione ed il loro utilizzo richiedono una adeguata gestione e supervisione per le molteplici difficoltà connesse sia alla loro interpretazione che alla loro implementazione.

Quali sono problematiche legate all’apertura di una banca islamica in Italia?

MASULLO – Da un punto di vista civilistico, il problema sostanziale è lo schema di raccolta e prestito della banca islamica che non richiede l’obbligo di rimborso, necessario, invece, nei sistemi bancari convenzionali. In ambito fiscale, inoltre, si presentano numerosi ostacoli operativi, come la doppia imposta di registro su una transazione immobiliare strutturata su una Murabaha e la non deducibilità fiscale degli oneri finanziari di una Ijara immobiliare. Al riguardo, l’impostazione concettualmente corretta sembra essere quella basata sul trattamento fiscale applicato all’aspetto economico delle transazioni e non a quello giuridico. Il modello inglese menzionato prima, avendo già affrontato e risolto tali problemi, può senza dubbio rappresentare un modello a cui ispirarsi. La scelta britannica di non definire una normativa a parte cercando, invece, di inquadrare con flessibilità il fenomeno dell’islamic banking nel quadro normativo esistente sembra, infatti, la più opportuna per i paesi europei. Ad una prima analisi delle condizioni esistenti ritengo che l’implementazione di una banca islamica in Italia, obiettivo di tutte le iniziative elencate, possa largamente favorire il paese, quale ulteriore canale di sviluppo economico-finanziario a disposizione della popolazione nello sviluppo dei suoi rapporti economici con il vicino mondo arabo. Sembra necessario, infatti, vista la globale crisi di liquidità, promuovere investimenti nelle due direzioni ed intercettare una parte di surplus di risparmio proveniente dal mondo islamico. In conclusione, il  posizionamento strategico dell’Italia, la sua fitta rete di piccole istituzioni finanziarie distribuite sul territorio e il più forte movimento di finanza etica in Europa, rendono l’Italia  un candidato naturale per lo sviluppo del settore islamico. Ritengo, a questo proposito, che una volta risolti i problemi di carattere fiscale e normativo,  l ‘ Italia potrà svolgere un ruolo centrale nel mediterraneo  ; il paese  infatti, oltre ad avere una bilancia commerciale di svariati miliardi di dollari con i paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo, svolge un ruolo chiave nel dialogo euro-arabo, rappresentando il paese del G7 più vicino al mondo arabo. L’interesse verso la finanza islamica si pone, dunque, come una questione di posizionamento strategico-politico, anche in relazione alla nascita dell’Unione per il Mediterraneo che punta a coinvolgere economicamente i quarantatre paesi del mediterraneo meridionale e orientale, attraverso la loro cooperazione in specifiche attività pubbliche e private.

Resta sempre aperto il dibattito sulla compatibilità delle attività islamiche con l’attuale sistema di regolamentazione bancario italiano?

MASULLO – Sebbene il dibattito sulla compatibilità delle attività islamiche con l’attuale sistema di regolamentazione bancario italiano resti ancora aperto, la seconda direttiva UE sul settore bancario, grazie al principio del “mutuo riconoscimento” sembra facilitare, almeno in linea di principio, l’apertura di una banca islamica sul territorio italiano. L’utilizzo del passaporto bancario che permette ad un ente bancario autorizzato in un paese europeo di offrire prodotti in tutta l’Unione Europea senza la necessità di disporre di autorizzazione separata sembra, infatti, una valida alternativa in termini operativi. La situazione attuale, vede però, il persistere delle difficoltà del sistema bancario italiano, soprattutto nel confronto con un modello di intermediazione del credito basato su principi di natura religiosa. I prodotti finanziari e i concetti della finanza islamica restano poco conosciuti anche all’interno della comunità finanziaria e imprenditoriale italiana. Si nota, comunque, al riguardo un forte aumento dell’interesse in materia, focalizzato soprattutto sulla risoluzione di importanti questioni interpretative a livello civilistico, come la tutela dei depositi, e sulla qualificazione giuridica-fiscale delle attività islamiche. In conclusione, le varie operazioni arabe in programma in Italia serviranno da volano al settore islamico. Al riguardo, il progetto più importante riguarda Palermo, dove con oltre due miliardi di euro, la Limirless, società degli Emirati Arabi Uniti, punta a risanare il centro storico, gestire il porto e creare nuove aree turistiche. Il tutto rispettando, naturalmente, i principi della Sharia.
 

a cura di Giovanna Canzano
Fonte: www.politicamentecorretto.com
Link: http://www.politicamentecorretto.com/index.php?news=19604
28.01.2010

*Classe 1964, laurea in Scienze Economiche e Master in Comunicazione, Marketing e Finanza, Cavaliere dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme e dell’ Ordine Costiniano di San Giorgio, attivo nel settore finanziario dal 1984, già Rappresentante alle Grida alla Borsa Valori di Milano, autorizzato CONSOB, e Broker registrato al NASD a New York, è specializzato nella consulenza e gestione di patrimoni mobiliari ed immobiliari, nella finanza di impresa, nella pianificazione fiscale, nella comunicazione finanziaria e nella formazione. Ha iniziato a lavorare nella società Consulenti Finanziari SpA, creata da Pompeo Locatelli, in seguito, ha collaborato, per oltre un lustro, nello Studio di Agenti di Cambio Leonzio Combi, costituito a Milano nel 1907, uno dei più importanti in Italia. Dal 1995 fino alla vendita, avvenuta nel 2006, fondatore, presidente e azionista di riferimento, del gruppo di consulenza ed intermediario finanziario ex articolo 106 T.U.B., autorizzato Ufficio Italiano Cambi, Opus Consulting S.p.A., capitale sociale 625.000 euro. Socio fondatore, nel 1996, e tuttora segretario generale ASSOCONSULENZA Associazione Italiana Consulenti di Investimento la prima ed unica associazione di categoria riconosciuta a livello istituzionale in Italia; è inoltre socio fondatore, nel 2008, e segretario generale ASSOCREDITO Associazione Italiana Consulenti di Credito Bancario e Finanziario di cui è presidente Luigi Pagliuca, già presidente del Collegio di Milano e Lodi dei Ragionieri Commercialisti . Rettore Università ISFOA di Lugano, autore di oltre 300 pubblicazioni e di 22 best sellers aziendali, di cui uno, nel 1998   , adottato dall’Università Bocconi di Milano; opinionista presso i più importanti media di settore, quali CNBC Class Financial Network e Bloomberg Television, è stato chiamato come relatore, in Italia ed all’estero, da prestigiose istituzioni quali Marcus Evans, Istituto di Studi Bancari, ISTUD, IUAV Università di Venezia, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano; nel 2002 ha realizzato il primo libro dedicato al Consulente di Investimento. Autore nell’ ottobre del 2001, del primo testo dedicato al Bahrein, è direttore editoriale delle prima rivista svizzera di finanza islamica, Shirkah Finance, risultando uno dei principali esperti italiani del settore; direttore responsabile della testata internet di finanza www.trend-online.com , è altresì vice direttore della rivista dedicata al lusso World & Pleasure Magazine e direttore editoriale Family Office: Patrimoni di Famiglia, la prima rivista italiana multimediale, internet e cartacea, specializzata nella tutela e conservazione dei patrimoni di famiglia   . Ha svolto incarichi direttivi o consulenziali in gruppi bancari, assicurativi, finanziari, industriali quali:  ,  Norwich Union, CIM Banque, Broggi Izar, Henderson Investor, Fleming, Corner Bank, Lemanik, Nationale Nederland, Banca Popolare Commercio Industria,  81 SIM Family Office SpA ,  Prudential Vita, Banca Popolare di Milano, Cassa di Risparmio di Cento, Cassa di Risparmio di Perugia, Socièté Bancarie Priveè, Liberty Financial, FMG Fund Marketing Group, Credito Italiano, IW Bank, ING Group, Colomba Invest SIM, MPS Banca Personale .

Pubblicato da Davide

  • backtime

    Quoto Masullo al 100%

    il fatto che ci vogliano far vedere solo il peggio dei mussulmani mostrandoceli come terroristi, mira a nascondere invece, le immense paure che hanni gli onestissimi banchieri sionisti, che se il mondo adottasse le politiche bancarie mussulmane, a loro rimarrebbero solo… le ossa rotte; ben venga!

  • miche1e

    Articolo confusionario, che secondo me rispecchia solo il tentativo di promuoversi come consulente (di banche) in un settore che potrebbe essere promettente.
    La tesi sottintesa è che solo con banche “islamiche” si possa mettere ordine alla deriva finanziaria e speculativa del mondo bancario occidentale. Io vorrei solo osservare:

    • Se l’enorme flusso dei petrodollari degli ultimi 50 anni verso i paesi petroliferi islamici fosse stato impegnato in banche islamiche, non solo la finanza islamica sarebbe la maggiore del mondo, ma dato l’obbligo di co-investire nelle iniziative finanziate, tali banche sarebbero co-proprietarie di mezzo mondo (e magari avrebbero promosso lo sviluppo dei paesi islamici). Ciò non è avvenuto. Qundi, è chiaro che i petrodollari sauditi e simili sono stati investiti in banche occidentali!
    • L’Europa ha iniziato a svilupparsi proprio da quando ha smesso di considerare usura il prestito a interesse. Nel frattempo, ha indirettamente promosso la finanza ebraica, perché gli ebrei potevano invece prestare (ai gentili) senza problemi (ciò non è stato necessariamente un male, sia chiaro).
    • Che occorra reintrodurre regole forti sulla finanza, riducendone il livello di esposizione e di rischio è ovvio. Le regole in realtà esistevano, e sino al 1989 (caduta dell’URSS) funzionavano benissimo e hanno promosso in occidente (e poi in Asia) uno sviluppo senza precedenti. Poi sono saltate, e ci ritroviamo in braghe di tela. Tutto ciò ha poco a che fare con la finanza islamica.
    • Introdurre anche in Italia banche islamiche, per attirare i risparmi di quella parte dei mussulmani residenti che preferisce mettere i propri risparmi seguendo i dettami della propria religione va benissimo. Se fossi sicuro che una banca segue sul serio i dettami islamici (e non finanzia con il surplus i fondamentalisti), potrei investirvi anch’io i miei risparmi. Comunque, preferisco le Casse Rurali e la Banca Etica, che sono qui e ora.
  • nettuno

    In un momento come questo dove si pensa che ci sia la guerra imminente all’iran , la politicamente scorretta GIOVANNA CANZANO , con uno stiilicidio di argomentazione tenta di promuovere l’idea che la barca non affonda e che addirittuta viaggia a verso lidi islamici dove le banche islamiche posso finanziare progetti non finanziabili dalle banche convenzionali . Dimenticano pero che c’è una guerra in atto e che Israele ha fatto calorosi abbracci alla Merkel in cambio del suo aiuto per la guerra imminente , al punto che L’Eni si ritirerà a gioni dal Iran.
    La barca sta affonado mentre c’è chi pensa al gran ballo sul ponte .
    Mettetevi i savagenti piuttosto ! e rimodellete il portafoglio titoli..

  • maumau1

    l’articolo è ridicolo per quanto riguarda il fatto che il mondo bancario occidentale non potrebbe non accettare quello musulmano..
    invero la guerrra all’Iran come quello all’iraq è stato ed p solo un tentativo di proteggere l’esportazione del loro e del metodo finanziario a lui collegato..
    di fatto sia Iraq che Iran avevano minacciato insieme alla Cina di passare ad un paniere di monete..il che causerebbe di schianto il crollo della Fed che non saprebbe a chi vendere i dollari stampati …
    di fatto i capitali arrivano in USA solo perchè è necessario acquistare dollari per le transazioni internazionali e per il petrolio
    naturalmente il dollaro va di pari passo con la finanza..
    ossia gli USA esportano forzosamente il dollato ma anche la finanza ed il sistema bancario con coi moltiplicano i loro guadagni speculano e ricattano paesi potendo anche farli crollare..
    quindi c’è un immensa paura che dopo la sfiducia dei popoli nei confronti della banche occidentali si possa creare una alternativa con banche che non rischiano i capitali dei proprii clienti ,non sono strozzini,e rifiutano strumenti come i derivati…
    ecco quindi che è necessario dipingere il mondo islamico come troglodita,senza diritti civili ,terrorista..che se invece andiamo a contare i morti nè produce n volte di più il sistema occidentale ,sia internamente che esportando morte e distruzione..
    ma i media controllati esclusivamente da gruppi bancari ,per cui sarebbe meglio ad esempio ignorarli del tutto(altro che fondi all’editoria..),coprono tutto questo…che infatti causerrebbe la loro fine..
    ecco a che serve la guerra all’Iran a salvare dollaro e finanza che poi abbia anche immense risorse petrolifere certo aiuta,ci mancherebbe.
    un pò come l’uccisione di Kennedy ,il motivo principale era la stampa di moneta di stato..ma certo era scomodo anche ai produttori di armi del Vietnam,alla Mafia,etc..
    ogni qualvolta avviene un grande evento come una guerra o l’uccisione di un presidente non c’è mai una unica ragione ma un insieme di ragioni e di interessi

    ciao