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FINANZA E SISTEMI DI CONTROLLO PER UNA DITTATURA ECONOMICA

DI NANDO DICE’
laquintastagione.com

Per non ripetere l’errore dei borbone e dei vecchi meridionalisti che credevano che il sud fosse un’ “isola”, e che da soli si potessero cambiare le cose o fermarle, dobbiamo renderci conto che siamo inseriti in un contesto mondiale che come una piovra agisce e come una piovra sfrutta perseguendo l’unica uguaglianza che conosce “l’uguaglianza dello sfruttamento”. Comprendere però non servirà se non useremo la nostra comprensione in una premessa per agire. Nel 1930 a Basilea, nella Banhofplatz al n° 2, venne fondata la BRI (la Banca dei Regolamenti Internazionali) da allora in poi tutti i governatori di banche centrali al mondo si riuniscono una volta al mese li per decidere….

Nella foto: la sede della Banca dei Regolamenti Internazionali a Basilea
Non lo sappiamo, in quanto essendo una istituzione “seria” nulla trapela e non ci sono verbali di quelle riunioni, né si può sbirciare dalle finestre. Potremmo dar sfogo all’immaginazione, ma sarebbe tutto inutile nessuna indiscrezione, nessuna fuga di notizie, neppure il Gabibbo e striscia la notizia potrà mai convalidare o confutare la nostra immaginazione, quindi atteniamoci a quello che sappiamo.

Sappiamo sicuramente che nessun membro del BRI si è mai candidato alle elezioni in nessuna competizione elettorale al mondo o se l’ha fatto non è stato tanto orgoglioso della sua appartenenza da dirlo.

Sappiamo sicuramente che la BRI ha fondato vari comitati che controllano e regolano i rapporti bancari (CBVB comitato di Basilea sulla vigilanza bancaria – CSFG Comitato sul sistema finanziario globale – CSPR Comitato sui sistemi di pagamento e regolazioni) ma soprattutto sappiamo che nel 1944 danno l’impulso fondante a Bretton Woods[1], dove nasce la Banca Mondiale[2], una banca, gestita da privati. Essa mediante una sua sotto struttura, la Società finanziaria internazionale, distribuisce i prestiti su scala mondiale, finanziando nei[3] paesi in via di colonizzazione gli investimenti delle multinazionali che sono gli azionisti della stessa banca. Tutte le banche nazionali, e quindi i governi, contraggono prestiti presso la B.M. che quindi naturalmente limita le economie locali per favorire quelle dei suoi azionisti, le multinazionali. Incamerando interessi e ampliando le attività economiche e finanziarie dei suoi azionisti, negli stati debitori la banca lucra (come abbiamo spiegato in precedenza) al punto tale che nessuno stato (anche gli USA[4]) sarà mai in grado di liberarsi dalle catene del debito. Ma una diversa politica monetaria e dei cambi, su scala nazionale poteva danneggiare gli azionisti della B.M. quindi sempre a Bretton Woods venne creato il Fondo Monetario Internazionale, una sorta di ufficio cambio a livello planetario, con il compito di “mantenere una precisa interdipendenza monetaria atta ad evitare rivalutazioni o svalutazioni danneggianti la B.M”. Per evitare la rottura della dipendenza monetaria il F.M.I. deve omologare i deficit degli stati costringendoli a ridurre la spesa pubblica, quindi a: Ridurre il numero ed il salario dei dipendenti pubblici, parcheggiare i giovani più tempo possibile fuori dal mondo del lavoro ma sempre a spese delle famiglie, far entrare i nuovi occupati nel mondo del lavoro con “salari d’ingrasso” per le aziende, “libero caporalaggio riconosciuto”, diminuire i servizi, svendere patrimoni, eliminare le sovvenzioni alle imprese secondo uno schema a maglie preciso, aprirsi alle multinazionali e privatizzare tutto, ma proprio tutto[5].

Controllati il valore e i flussi monetari, controllati i prezzi, controllati i cambi monetari si è poi passati al controllo dei flussi mercantili. Nel 93 il GATT[6] si trasforma in WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio) una sorta di grande controllore doganale, che controlla le dogane di tutto il mondo sostituendosi ad esse, con la scusa di volerle eliminare[7]. Essa a parole dice di volere il libero scambio ma nei fatti applica il libero scambio delle merci decise dagli azionisti della Banca Mondiale. Non importa se quella merce viene prodotta nei lager industriali del secondo mondo, o nei gulag di periferia del terzo, sfruttando bambini di 9 anni o che distrugga la natura o che distrugga il tessuto sociale ed economico dei paesi in cui viene venduta, o che faccia male alla salute, o che contenga OGM, se essa è “raccomandata” dal WTO questa merce, attraverso il controllo-ricatto che questi organismi hanno sui vari stati attraverso le banche, verrà consumata. La cosa abominevole è che se producono profitto anche gli uomini saranno “consumati”, perché la definizione di “merce” del FMI non si limita alle cose non viventi. Fra i fondatori della B.M. c’era l’economista John Maynard Keynes[8] celebre per aver ripreso il motto “l’economia sarà il cavallo, la politica il carro”[9] e per aver proferito all’atto dell’istituzione dello scippo di sovranità monetaria agli stati “Un governo può sopravvivere con il signoraggio quando non può sopravvivere con nessun altro mezzo”. Parafrasandolo abbiamo abbozzato i nomi di qualche briglia, ora passeremo alle staffe. Nell’interregno fra economia e politica esistono delle organizzazioni intermedie tutte formate da privati e senza legittimazione popolare che influenzano, dirigono o dettano, decisioni con conseguenze politiche.

Questi gruppi di pressione hanno “gusti hobby ed interessi” differenti che a volte li fanno litigare, al punto di farsi “dispetti” sulla pelle dei popoli, ma sono unite da precise regole di fondo. Il credo capitalistico, l’internazionalismo[10], il disprezzo delle identità, il dirigismo economico, la non curanza verso l’ecosistema, la voglia di potere, il credersi portatori di civilizzazione[11]. Il Cfr[12], La Trilateral, il gruppo Bilderberg[13], i Clubs, G7 (oggi G8), forum di Davos[14], il comitato di Bali (per le supervisioni bancarie), la IOSCO (che organizza le commissioni nazionali emettitrici di titolo obbligatori), la ISMA, la ISO (che definisce ed uniforma gli standard industriali) le loggie massoniche, sono fra i gruppi più importanti, ma tutti regolano o influenzano la politica del mondo e quindi anche la nostra. Per non parlare di quelle società che dietro il paravento di certificazione delle contabilità delle imprese invece impongono il modo di fare impresa alle imprese ed agli stati trasformati in imprese. Il “carro” mediante questi gruppi di potere viene gestito nella direzione voluta ma bisogna anche prevedere che nessuno cerchi di deviarlo, quindi va tenuto sotto controllo ma non bisogna farsi controllare. In questo senso è sintomatico l’inquadramento istituzionale del Trattato di Maastricht in cui la BCE ha solo diritti da “personalità giuridica” e d’autonomia ma non è una istituzione della comunità Europea (che sono: Parlamento-Consiglio- Commissione- Corte di giustizia- Corte dei conti) quindi pur avendo per statuto il riconoscimento e la possibilità di agire in ogni stato non ha doveri verso di essi.

A parziale chiusura di un paragrafo che di per sé dovrebbe essere un volume, diremo che gli azionisti della B.M. sono gli stessi delle società che strumentalizzano (forniscono strumenti) la National Security Agency (NSA) oggi Special Colection Service (SCS) una struttura di controllo dell’informatica e delle telecomunicazioni che già nel 1992 impiegava ventiseimila poliziotti telematici e duecentomila collaboratori esterni. Basti dire che il progetto ECHELON, che avrebbe fatto rabbrividire Orwell non era che solo la parte di interesse commerciale del suo progetto globale. Il sud non deve secondo i loro piani, né cambiare direzione del carro, ma neppure democraticamente scendere.

Nando Dicè
Fonte: www.laquintastagione.com/
Link: http://www.laquintastagione.com/wp/?p=2326
10.02.2011

NOTE

[1]Località americana dello stato New Hampshire ai confini col Canada.

[2]In un primo momento chiamata: Banca Internazionale per la ricostruzione e per lo sviluppo (IBRD). Nella parte propagandistica questa operazione di controllo del mondo venne spacciata per l’unica (le soluzioni dei liberisti sono sempre UNICHE) risposta del progresso, alla “grande depressione” causata, secondo loro, dalla diversificazione dei tassi di cambio, dalle barriere commerciali e dalla confusione (leggasi libertà) monetaria dei vari popoli.

[3]Si faccia attenzione, nei e non per i paesi in via di sviluppo, come vogliono farci credere. Per non dimenticare si può fare riferimento all’intervento USA in Somalia in “aiuto” alle popolazioni colpite dalla guerra civile. Tale operazione “umanitaria” conosciuta al mondo come lo sbarco “segreto” dei marin’s ripresi dalle telecamere di tutto il mondo iniziò anni prima attraverso una società americana (la Conoco) che in Somalia trovò il petrolio, continuò con uno stanziamento del FMI di 500 milioni di dollari per lo sfruttamento del petrolio e per un oleodotto e finì con l’occupazione delle riserve petrolifere da parte degli azionisti delle B.M e con il controllo della politica di quel popolo da parte delle direttive del “piano di aggiustamento strutturale” somalo emesso dal F.M.I.. E la popolazione che si era andati ad aiutare? Muore ancora di guerra civile ed oggi anche d’inquinamento. Ecco il destino dei sud.

[4]Il noto direttore del programma di geoeconomia presso il Center for Strategic and international Studies di Washington E. N. Luttwak scrive: “Quando gli USA diventeranno un paese del terzo mondo? Tra non molto, entro il 2050, a preparare la situazione che porterà l’America verso condizioni da Terzo Mondo è la pura e semplice forza della demografia: La percentuale di americani poveri è in crescita, come sono in crescita anche la concentrazione di ricchezza nelle mani dell’1% più ricco, nonché la percentuale di americani che godono di una ricchezza e di un reddito tali da denunciare che la classe media è in declino o che non esisterà. Questo sono le basi al tipico modello da terzo mondo.” Cera una volta il sogno americano Rizzoli

[5]Il primo “privatizzatore” in Italia fu Andreotti su forte pressione del ministro G. Carli legato a confindustria nel 1991. La parola d’ordine dell’epoca era “privatizziamo per diminuire il debito pubblico”. Oggi capiamo che era un’altra colossale bugia. Dal 1991 la risposta giusta per la domanda dell’esame d’ammissione di ogni governo è stata “privatizzare”. Dieci anni prima nel luglio 81 il ministro Andreatta sancì la definitiva “libertà” di Bankitalia dal ministero del tesoro.

[6]General Agreement on Tariffs and Trade (liberalizzazione delle tariffe e del commercio)

[7]Proprio il contrario della politica borbonica che istituì un forte regime protezionistico doganale, vietò l’esportazione delle merci prodotte al sud se il mercato interno non era saturo, impose la trasformazione dei beni nei luoghi di produzione. Limitò le speculazioni con il “calmiere al ribasso” cioè i prodotti della terra non potevano essere pagati al di sotto del prezzo stabilito da stato.

[8] Gli accordi di Bretton Woods si basarono su due progetti. Entrambi liberisti e con poche variazioni a tema. Quello di Harry Dexter White, delegato Usa e quello di Keynes, delegato inglese. Venne approvato il piano, manco a dirlo, di White. In quanto più convergente con il modello di sviluppo neoliberista del “Washington Consensus”.

[9]Riprendendo forse inconsapevolmente l’analisi di E. Zolà sulla sudditanza dell’economia su una politica non incarnante valori etici nella modernità.

[10]Essi hanno col tempo dimostrato la validità delle teorie che vedevano nell’internazionalismo comunista l’altra faccia del capitalismo. Sintomatica è che gli stessi no global si sono adeguati innanzi al punto fermo dell’internazionalismo (capitalistico o comunistico non importa) definendosi New Global. Restano quindi “No Global” solo le forze identitarie a cui il nuovo meridionalismo è fautore.

[11]Gli USA sono la potenza egemone nel mondo ma in Fondo non sono altro che il punto di arrivo della civilizzazione anglosassone, animata dal mondialismo ecumenico e dall’uniformismo giacobino. Fondamentalmente non è l’imperialismo americano il motore ideologico del mondialismo ma la ideologia Wasp (Bianca, anglosassone e protestante) di cui il CFR è portatore

[12]Council for Foreign Relations. Clubs iper capitalista fondato dai Rokefeller che attraverso i suoi membri (Nixon, Kissinger, Soros…) guida di fatto la politica estera degli USA.

[13]Di tale gruppo non si conosce il nome, lo si definisce Bildeberg dal nome dell’hotel svizzero in cui fecero la prima riunione. Esso rappresenta davvero l’elite del pensiero globalizzante, basti dire che se nella Trilateral sono presenti elementi di secondo piano rispetto ai centri di potere, nel Bildergerg hanno accesso solo uomini dal potere vero dagli Agnelli a salire. “Non è corretto definirlo come il vero centro del potere, lo è tuttavia di sicuro il dire che si colloca al centro del potere” Adinolfi. Il prof. Joshua Paul della Georgetown University nel 2000 ha pubblicato dei documenti inediti del gruppo in cui si dimostra che sin dal 1948 la fondazione Ford e quella Rockefeller premevano al suo interno per l’ unificazione monetaria europea. A dire il vero è nostra speranza che se almeno non ha migliorato il nostro modo di vivere l’euro da sistema di controllo delle economie nazionali si possa trasformare in competitore internazionale del dollaro.

[14]Si riunirono i “padroni del mondo” per decidere che da quel momento in poi si sarebbe applicata la legge delle 3 D : Dereglementation (liberalizzazione), desintermediation (senza mediazione), decloisonnement (senza barriere).

Pubblicato da Davide

  • alvise

    Mi piacerebbe un chiarimento.Questi governatori di tutte le banche centrali al mondo, possiamo considerarli i Bilderberg, la Trilateral Commission, o un’altra corporazione per spennare quello che rimane lasciato dalle prime due?Tutti si riuniscono, tutti si incontrano, ed alla fine sono sempre loro.Mutano gli addendi ma il risultato non cambia .

  • lucamartinelli

    Certo, hai ragione. sono sempre “loro”. Sono troppo illuminati e intelligenti per lasciare il potere. Conoscono benissimo le dinamiche psicologiche dei singoli e delle masse. conoscono benissimo le tecniche di propaganda e di condizionamento. Hanno i mezzi per dirti quello che ritengono necessario, a costo di stravolgere la realta’. Come vedi dovremo tenerceli per secoli ancora. E a noi le briciole della loro tavola.

  • alvise

    Come giustamente diceva (ma non ricordo chi), lo schiavo non lo si lascia morire di fame altrimenti non ci sarebbe più nessuno a lavorare per “loro”.Dalla guerra d’indipendenza americana, in poi, di quelli che successivamente si definirono – Stati Uniti Americani – il peso della massoneria è stato, secondo me, tangibile, proprio perchè fagogitata dai massoni inglesi.Col cavolo gli indipendentisti americani avrebbero potuto vincere se non ci fosse stata la connivenza degli ufficiali inglesi e massoni.I generali, colonnelli, e molti ufficiali inglesi, stranamente lasciarono liberi spesso e volentieri, i capi dei coloni rivoltosi.Come strano è il fatto che, non si sa come mai, quando gli inglesi, con una potenza militare preponderante rispetto i rivoltosi, spesso si ritirarono quando avevano la vittoria della battaglia in pugno.Questo perchè alla massoneria inglese non gli pareva vero poter mettere le mani su una nazione appena nata.Da qualche parte ho letto che, c’erano i francesi, nemici degli inglesi, che in realtà aiutarono i coloni a vincere, io penso non sia così, penso piuttosto che gli inciuci ci sono sempre stati, ed il coinvolgimento degli ufficiali inglesi, massoni, sia stato determinante.Ho sottolineato questo escursus storico, perchè ogni tanto mi sorge un pensiero.Potremo un giorno avere un aiuto dalla massoneria come la ebbero i coloni americani?Pensiero svanito come una bolla di sapone nell’aria.Impossibile, ormai le nazioni sono già belle pronte per succhiarci il sangue.

  • dana74

    una delle migliori sintesi che abbia mai letto sul sistema di potere, davvero un ottimo “saggio”.
    Per salvare le conscienze ed i cervelli dei ragazzi a scuola sarebbe un bel punto di partenza per cancellare la propaganda inculcata negli istituti tecnici commerciali e affini

  • consulfin

    sì, l’articolo è interessante ma queste cose le so. Ammesso che poi la realtà sia effettivamente così.
    Mi ritengo relativamente informato sui detentori effettivi del potere. Forse pecco di presunzione, ma penso di sapere più di quanto non sappia in media la collettività.
    il problema è: a che mi serve?
    Sì, so che Soros, in Goldman Sachs, in Coca Cola, Monsanto… hanno interesse a muovere le cose del mondo in un certo modo. A volte mi sembra anche di capirne in anticipo i disegni. Ma a che mi serve?
    I libici, in questo preciso momento, si stanno facendo ammazzare pur di rivoltarsi contro i loro vertici, ma a che serve?
    La strada per cambiare le cose dove si trova? Come si trova?
    è la rivoluzione? ma la rivoluzione in un solo paese ha senso? (vecchie questioni, eh?) Mi sembra difficile rivoltare un regime ed instaurarne un altro, opposto a quello richiesto dalle “relazioni internazionali”. Allora si dovrebbe concepire una rivoluzione globale, ma si può? Se sì (ne dubito), come impedire che “qualcuno” ci metta sopra il cappello?
    Prendiamo il caso libico. Lì si trova un petrolio di ottima qualità che attualmente è considerato risorsa nazionale. Come impediranno (ammesso che riescano a far cadere il regime dittatoriale) che “qualcuno” si impadronisca della ricchezza che, ad esempio, ha permesso al governo libico di calmierare i prezzi alimentari meglio che nei paesi vicini? A noi hanno detto che la “nuovo pignone” era meglio privatizzarla, e noi non abbiamo battuto ciglio: perché non dire ai libici che il petrolio è meglio privatizzarlo?
    Cercate di capirmi: non sostengo che è inutile informarsi ma che l’informazione deve essere utile per l’azione e, soprattutto, per un’azione efficace.
    Che fare? [scusate la citazione] Tornare al pezzo di terra e mandare al diavolo il mondo intero ha senso?