FIERO DI ESSERE POPULISTA

FIERO DI ESSERE POPULISTA

DI ALESSIO MANNINO

ilribelle.com

Che paura, il populismo. Re Giorgio, essendo re e non solo presidente della repubblica, ha invitato gli italiani a recarsi alle urne per sconfiggere «i populismi». Soltanto ventiquattr’ore prima aveva detto che non sarebbe entrato a gamba tesa nel dibattito politico, cosa che per altro fa da almeno tre anni facendo e disfacendo governi sulla testa degli elettori, che devono “ubbidir votando” e cuccarsi i Monti, i Letta e i Renzi per volontà sua, di Sua Maestà quirinalizia.

Ma cos’è, questo populismo? E’ il socialismo rurale nella Russia della seconda metà dell’Ottocento: non direi, è leggermente datato, ci ha pensato Lenin buonanima a seppellirlo con le sue aristocrazie proletarie. E’ il coevo People’s Party statunitense degli Stati centrali e agricoli: neanche questo, di recente negli Usa è stato affibbiato il marchio al Tea Party reo di costituire una destra non allineata ai grandi interessi finanziari. E’ il movimento argentino fondato dal simpatizzante fascista Peron e reso quasi mainstream da sua moglie Evita: la coppia Kirchner che ne è la replica degli anni 2000 è denominata così perché ha ripudiato il liberismo eterodiretto dall’Fmi restituendo sovranità al paese.

E’ il ventennio berlusconiano in Italia fondato sulla concentrazione del potere mediatico e sul suo uso e abuso dell’immaginario (la “massaia” del qualunquista Mike Buongiorno, gli yuppies, il mito del benessere e del successo): nemmeno, con Berlusconi siamo all’illusione pura che malcela i propri affari e gli affari propri, che è quanto di più terra terra esista sulla faccia della Terra.

Lasciamo perdere la Storia, che non è magistra vitae di niente per il semplice fatto che non viene studiata. Il termine è una di quelle parole manipolate, vilipese, stirate e stiracchiate, interpretate in mille modi a seconda di come faccia comodo. I politologi liberali, spacciati per seri e scientifici quando non sono che ideologizzati al cubo almeno quanto i loro sconfitti avversari marxisti, ne fanno un sinonimo di “demagogia”, cioè un consapevole raggiro del popolo per accaparrarsene il favore e conquistare il potere. In questo senso, oggi nell’Europa che si accinge a rinnovare la tribuna simbolica del parlamento di Bruxelles sono accusati di demagogia Grillo in Italia, Farage in Inghilterra, la Le Pen in Francia, solo per stare ai più famosi.

Populista sarebbe chi, in sostanza, si appella al popolo “buono” contro l’establishment “cattivo”. E rincorre tutti gli istinti, specialmente i più bassi, del popolaccio minuto e straccione, per definizione scontento. Messa infantilmente così, non è un’analisi: è una caricatura. Piena di snobismo e orrore per l’incolto e l’inclita, per chi non ha studiato, per la gente supposta non solo ignorante, ma anche stupida, animalesca, irresponsabile, anche un pochino brutta a vedersi. Diciamo pure repellente, con quel sudore che le cola sulla fronte e quelle manacce sporche di lavoro. Con quella sua inspiegabile incapacità di comprendere che se viene spremuta di tasse e subissata di obblighi internazionali, è per il suo bene. Bifolchi ingrati, questi uomini e queste donne della strada: invece di portare gioiosamente il fardello e rendere grazie all’Euro, al rigore, ai mercati, all’economia padrona e ai partiti suoi servitori, s’incarogniscono pure, gli screanzati. Hanno la faccia tosta di credersi nel giusto e nutrire un radicato senso di vomito per politici, banchieri, grand’industriali, gazzettieri, camerieri e comari che se la cantano e se la suonano e intanto arraffano, spartiscono, carriereggiano e puttaneggiano. Col consenso di chi dà loro credito, che è ancora un parte consistente, benché sempre più minoritaria, dello schifatissimo “popolo”.

Ma gli altolocati non sopportano l’idea che esista una fetta altrettanto rilevante di popolino che la fiducia in loro l’ha persa e si rifugia nell’astensione o, crimine dei crimini, nel voto alle forze “populiste”. Osano mettere in discussione la moneta unica delle banche, la sudditanza ai gangsters delle Borse, i sacri parametri del Pil e del deficit, perfino in qualche caso la stessa democrazia delegata ed elitaria. Sono pericolosi agenti del caos, distruttori e nichilisti, nemici della patria (“chi critica è disfattista”, ha detto un noto premier democratico in puro stile autoritario).

Populista, adesso, vuol dire una cosa sola: essere contro l’oligarchia al potere (la trojka finanza-politica-media) e per il popolo, inteso come cittadinanza di liberi e uguali, che il potere se lo riprende per rifondarlo sul principio di sovranità, diretta e senza autorità superiori. Il popolo è sovrano, no? Dunque il populismo è un diritto e un dovere.

Alessio Mannino

Fonte: www.ilribelle.com

Link: http://www.ilribelle.com/la-voce-del-ribelle/2014/5/23/fiero-di-essere-populista.html

23.05.2014

Commenti (27)

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    1. Hamelin 23 maggio 2014

      Il termine popolo non dovrebbe essere piu' usato con la nascita degli stati moderni a democrazia a suffragio universale .

      Non siamo piu' nel feudalesimo dove c'era il popolo ( dai servi della gleba agli artigiani ) , la nobiltà ed il clero .

      Il fatto che certi personaggi come il Re Giorgio Napolitano spingano tanto su questo punto fa sottointendere come loro si ritengano superiori per diritto divino .

      Già solo per questo andrebbe processato .

    1. Hamelin 23 maggio 2014

      Cazzata gigantesca .
      Il popolo non è tutto becero ed ignorante come lei (nobile ed illuminato per diritto divino) lo ritiene .
      Pronto pronto ... Non siamo piu' nell'800...
      Il popolo all'interno di se una variegata schiera di persone tra le piu' e meno colte .

      IL POPOLO E' TUTTA LA NAZIONE ( SE SI È IN DEMOCRAZIA A SUFFRAGIO UNIVERSALE ).

      Usare il termine populista non dovrebbe essere dispregiativo .

      Lo è soltanto per coloro che si ritengono ( per non si sa quale bene motivo ) al di sopra degli altri .


    1. tania 23 maggio 2014

      Penso che “popolo” sia un termine scivoloso , da usare con attenzione , con cognizione . Può infatti essere adoperato per finalità emancipatrici , di sinistra eccetera ma è molto più facile , soprattutto nei momenti di crisi economica , che venga usato con accezioni e finalità liberticide , neofascistoidi , o a difesa dello statu quo eccetera . Quindi a mio parere credo si possano attribuire , al termine “popolo” , due significati negativi e due positivi .
      I due significati negativi ( per me ) . Il primo , il più evidente , che si esprime quando “popolo” è gravato da un’identità chiusa ( e sempre fittizia ) di tipo razziale o nazionale . L’esistenza storica di questo “popolo” esige la costruzione di uno Stato dispotico , che fa esistere con violenza la finzione che lo fonda : la finzione di identità collettive , spacciate come naturali , immutabili , che instillano la sindrome del castello , dell’arroccamento , della logica amico/nemico eccetera . Il secondo significato , forse più discreto ma altrettanto nocivo , è quello che subordina il riconoscimento di un “popolo” ad uno Stato che si suppone legittimo e benevolo , per il solo fatto che organizza la crescita , quando ci riesce , e la permanenza di una classe media , libera di consumare i vacui prodotti di cui il Capitale la ingozza .

      I due significati positivi ( per me , ma sempre da usare con cautela ) . Il primo è la costituzione di un popolo nella prospettiva della sua esistenza storica , quando questa prospettiva è negata dalla dominazione coloniale e imperiale o da un invasore . In questo caso “popolo” esiste nel futuro anteriore di uno Stato inesistente . Il secondo è l’esistenza di un popolo che si dichiara tale in quanto escluso , che lo Stato ufficiale esclude con cura dal “proprio” popolo , quello che riconosce in quanto legittimo ( è il caso degli emarginati , degli esclusi , privi o privati di diritti o di un qualche diritto eccetera ) . Questo popolo afferma politicamente la propria esistenza nella prospettiva strategica di un’abolizione dello Stato esistente .


      Il termine “popolo” acquista quindi un significato positivo solo nell’ottica della possibile inesistenza dello Stato . Nel caso di uno Stato negato di cui si auspica la creazione . O nel caso di uno Stato ufficiale di cui si auspica la scomparsa . Il termine “popolo” , in definitiva , ha un significato positivo solamente quando è adoperato con accezioni emancipatrici , di sinistra : è un termine che acquista tutto il suo valore o nelle forme , transitorie , delle guerre di liberazione , o in quelle , definitive , delle politiche anarcocomuniste.

    1. Valdo 23 maggio 2014

      Chi sei, Scalfari?

    1. Georgejefferson 23 maggio 2014

      A mia opinione.I primi politici etichettati come populisti cercavano l'interesse di tutti,con conseguenza di maggiore emancipazione e tenore di vita dei meno abbienti(con la consapevolezza di un cammino progressivo molto difficile ovviamente) contro le istanze atte di fatto (anche se non di forma,forse) a portare avanti l'interesse di pochi (o elites).
      Nelle autorevoli enciclopedie piu famose (la cultura dominante e' quella della classe dominante) strumentalizzarono queste "comunanze" di ideali presupponendo A LORO insindacabile giudizio che tali "populisti" spingessero alla manipolazione delle coscienze di far credere alle masse che le masse stesse fossero piu sagge e giuste A PRIORI,"a prescindere da...",come fede ideologica.La contro propaganda infatti attacò l'elitismo con la stessa accusa al contrario per difendersi,e cioe che ERANO LORO che portavano alla manipolazione delle coscenze inducendo l'idea che le elites siano piu saggie e giuste A PRIORI,"a prescindere da...".Poi con questo non si vuol dire che tra i "populisti" storici non esistessero farabutti,come anche il fatto che tra le elites non siano mai esistite persone in buona fede,in senso lato.Ora,questa e' la mia opinione,nulla di piu.Si puo pensarla diversamente,ma non e' il ricorso a "libri di testo" sacri,descriventi opinioni altre,che dimostra la "verita oggettiva rivelata",alla stregua di atti di fede,a dimostrazione di una confutazione nei"fatti".Poi chiunque la pensi come vuole ovviamente,in piena libertà.

    1. Servus 23 maggio 2014

      Articolo che approvo in toto: anch'io sono orgoglioso di essere populista.


      E una vaffa a quella m. ex-comunista napolitano, "primus inter pares" dei miei c.
    1. Penta 23 maggio 2014

      Populismo è:
      parlare alla pancia perché sentano i coglioni
      neutralizzare il cervello con la rabbia
      accecare con la propaganda così che non si vedano più le differenze


      per poter trascinare i rincoglioniti col piffero magico

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