FERRO E FUOCO A BRUXELLES

FERRO E FUOCO A BRUXELLES

Di Mirko Stelfio

Sono stati giorni di fuoco.

Bruxelles torna a tremare. Ancora una volta le strade che circondano il Parlamento europeo vengono serrate dagli agricoltori europei. Non è un déjà-vu: è una condanna. Se le stesse scene si ripresentano a distanza di pochi anni, significa una sola cosa—le promesse sono rimaste carta, le riforme parole, le soluzioni propaganda.

Si è parlato troppo e male di chi scende in strada con i trattori. Si è preferito il moralismo da salotto all’analisi concreta. La verità è più scomoda: i redditi agricoli in Europa sono una frattura aperta. Da chi sopravvive con cifre da sopravvivenza a chi, in strutture più grandi, riesce ancora a respirare. In mezzo, una classe che si sta dissolvendo. Piccoli e medi agricoltori spinti giù, proletarizzati, schiacciati da costi, vincoli e mercati che non controllano più.

Questa caduta non è un dettaglio sociologico: è dinamite politica. Le classi che un tempo reggevano il sistema ora ne pagano il prezzo. E quando la sicurezza economica evapora, le alleanze cambiano. L’agricoltore impoverito guarda all’operaio, al dipendente, a chi vive del proprio lavoro. La frattura non è tra campagne e città: è tra chi lavora e chi governa senza vedere i popoli.

Mentre nei palazzi di Bruxelles si discute di bilanci e geopolitica—di quanti altri miliardi spedire in Ucraina—qui sotto il terreno sociale si spacca. L’Unione che parla solo il linguaggio del business lascia i lavoratori europei stretti tra incudine e martello: regole senza tutele, mercati senza giustizia, sussidi a pioggia che non arrivano a chi ne ha davvero bisogno.

Il ferro e il fuoco delle proteste non sono folklore. Sono terapia d’urto. Sono il sintomo di un’Europa malata che rifiuta di curarsi. Quando le campagne bruciano, non è vandalismo: è un segnale. Quando i trattori bloccano le arterie del potere, non è caos: è politica reale.

Stare al fianco degli agricoltori oggi significa stare dalla parte del lavoro domani. Le lotte che incendiano il continente non chiedono elemosina: reclamano dignità. E una cosa è certa—il futuro non si negozia nei corridoi, si conquista nelle piazze. L’avvenire si costruisce lottando.

Di Mirko Stelfio

24.12.2025

Commenti (2)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Mostra commenti 2 caricati
    1. Spartan 26 dicembre 2025

      Fra 2 settimane , tutto sarà come prima. Non cambierà nulla. Di , cosi dette, "proteste" , in varie città d' europa, se ne sono viste a decine, negli ultimi anni. Ma Mi sembra che , la rotta, non sia variata di un millimetro

    1. alduccio 26 dicembre 2025

      No problema.
      Ci penserà il Karma a compensare trent'anni di scelte totalmente sbagliate.

Visualizzati 2 di 2 commenti approvati.