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FATTORI DI CONVERSIONE E ALGEBRA UMANA

DI MARCO D’ERAMO
ilmanifesto.it

Un israeliano scambiato per 1.027 palestinesi. Due israeliani scambiati per 81 egiziani. Ovvero: un palestinese vale 0,00097 israeliani. In termini di peso, un palestinese vale 77 grammi di un israeliano di 80 kg. Un egiziano invece valedi più: ben 0,0246 israeliani (un israeliano è scambiato per 40,5 egiziani), ovvero pesa 1,975 kg di un israeliano di 80 kg.
Ma in quest’algebra umana, si possono effettuare altre operazioni: applicando la proprietà transitiva, si scopre che 41 egiziani valgono (per Israele) 1.027 palestinesi. Ovvero: 1 egiziano equivale a 25,045 palestinesi. In termini di peso, un palestinese vale 3,19 kg di un egiziano di 80 kg.

Non è la prima volta nella storia che si usano tavole di conversione. Per esempio, se togliere una vita rende negativa l’unità e la fa precedere da un segno meno (-), allora per la Germania nazista, durante la guerra, – 1 tedesco equivaleva a – 10 cittadini occupati (cioè ogni tedesco ucciso doveva esere risarcito da 10 morti nemiche): così il 24 marzo 1944 alle Fosse ardeatine 335 romani furono uccisi per «bilanciare» la morte di 33 soldati tedeschi il giorno prima.

Anche nell’attuale caso del Medio Oriente, si può supporre che il fattore di conversione stabilito per scambiare i prigionieri valga anche col segno meno. Approssimativamente è già vero: cioè già oggi è dell’ordine delle migliaia di morti palestinesi il fattore di conversione per la morte di unità israeliane.

Bisognerebbe proporre di estendere l’uso del fattore di conversione ad altri conflitti e in base ai risultati ottenuti ridisegnare la carta del mondo, un po’ come fanno da tempo i cartografi dell’École des Hautes Études en Sciences Sociales a Parigi, che dilatano o contraggono le superfici degli stati e dei continenti in proporzione al loro Pil, o alla loro parte nel commercio internazionale: con questi criteri l’Italia diventa grande come un terzo d’Africa e l’Africa si riduce a un mignolino.

Si potrebbe applicare l’algebra umana alla guerra in Iraq e vedere a quanti morti iracheni equivalgono i 4.796 soldati americani uccisi o, se si considera quella guerra come cieca (e per altro ingiustificata) vendetta per l’11 settembre 2011, aggiungervi anche le 2970 vittime di quegli attentati. Si scoprirebbe che anche qui il fattore di conversione è dell’ordine di grandezza del centinaio, cioè di un centinaio di iracheni uccisi per ogni americano morto.

Non sempre quest’algebra umana è cosciente e precisa. Più spesso è inconscia e all’ingrosso. Così, una catastrofe in Africa non è nemmeno presa in considerazione se non viene declinata in milioni di vite (africane): ben lo sanno le ong che devono raccogliere fondi per i sinistrati e che a questo scopo gonfiano ormai da anni le dimensioni dei disastri nel Terzo mondo, che altrimenti cadrebbero nell’indifferenza generale: segnalo l’interessante articolo di David Rieff sull’ultimo numero di Foreign Policy, dal titolo espressivo: «Milioni muoiono.. o forse no. Come pompare i disastri è diventato un grande business globale». Come si vede, l’algebra umana è una disciplina in pieno, e promettente, sviluppo.

Marco d’Eramo
Fonte: www.ilmanifesto.it
19.10.2011

Pubblicato da Davide

  • uomospeciale

    Sai che novità …
    Da sempre ci sono vittime di serie “a” ed altre di serie “b” oppure “c”
    Ma pure tra di noi in occidente senza scomodare gli stati esteri o situazioni limite come le guerre.

    Tanto per fare un esempio pratico, quanto più scandalo fa una donna morta ammazzata o vittima di un episodio di violenza mortale ed odioso qui in occidente rispetto ad una vittima uomo…?

    E forse che i giornali e i media trattano gli episodi di violenza subiti dagli uomini allo stesso modo e dandogli la stessa enfasi e con lo stesso sensazionalismo riservato alla vittime femminili?

    Ovviamente no.

    E probabilmente questo è un comportamento insito nel D.N.A. del genere umano basti vedere i titoli sui giornali per certi fatti di cronaca, titoli del tipo:

    ” Bomba sul mercato, muoiono 25 persone tra le quali anche 4 DONNE! ( i 21 uomini tirino pure le cuoia sereni, tanto son merda di cane…)

    Oppure:

    – “Decine di dispersi nel tragico naufragio tra di loro anche 6 DONNE!!…”

    Quindi anche qui da noi, e tra di noi, ci sono vittime di serie “A” e vittime di serie “C”
    E tanto per chiarire direi che la vita di una donna qui da noi vale circa quanto quella di 6-8 uomini.

    “Prima le donne e i bambini” è una frase che la dice lunga su chi deve vivere o morire, e da notare che nella frase medesima, le donne vengono ancora prima dei bambini.

  • alecale

    questo articolo è mediocre , nulla di nuovo .
    Quello che vedo io è che , israele impone a tutti i governi dell’ alleanza di non scendere a patti coi terroristi , neanche e permesso simpatizzare ….

    per cui, perchè loro lo fanno ? e perchè in maniera cosi mastodontica ?

  • Tonguessy

    Non ci sono solo le guerre a determinare fattori di conversione. Lo si fa dappertutto, anche da noi. Se iun’auto investe una persona di successo che guadagna milioni di euro al mese, l’assicurazione pagherà cospicue somme di indennizzo. Se un’auto investe un povero pensionato l’assicurazione pagherà pochissimo.
    Ricordiamoci poi Bhopal ed il risarcimento di 1000$ a vittima. Tanto vale un indiano. Ed un israeliano invece?

  • davide1987

    siam sicuri che non sia il contrario?

    a me risulta che un israeliano valga 1027 palestinesi.