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FARE SHOPPING A NEW YORK

DI FRANCO DEL MORO
ilprimoamore.com

I nemici della saggezza convenzionale
non sono le idee ma la marcia degli eventi.

John Kenneth Galbraith

Era un evento previsto e atteso, e si è verificato lo scorso anno: il numero delle persone che vivono nei centri urbani ha superato quello delle persone che vivono nelle aree rurali (parola che ha un brutto suono, ma che in realtà è sinonimo di campagna, montagna, collina, costa…).

Poco più di un secolo fa il 98% delle persone viveva in campagna per un motivo molto semplice: la campagna porta in linea retta alla terra, dunque al cibo e alle materie prime per gestire una casa, ovvero alla sopravvivenza; la città offre invece opportunità diverse, anche più stimolanti se vogliamo, ma che per essere trasformate in cibo (e casa, e calore, ecc…) devono essere sottoposte a transazioni ulteriori.

Tuttavia in città si svolgono quelle attività sociali, fra cui anche la maggior parte delle attività intellettuali e culturali, che normalmente chi è affaticato dal lavoro nei campi e nelle stalle tende a trascurare. Potremmo dunque pensare che dato che più del 50% della popolazione mondiale vive attualmente in città gli interessi culturali siano al centro delle attività quotidiane di una persona su due, e dato che la migrazione continuerà (nel 2020 le persone urbanizzate saranno il 70%), il nostro sarà allora un pianeta di intellettuali e artisti?

Guardatevi intorno e datevi la risposta da soli.

* * * 

Questa inarrestabile migrazione verso le città fa sorgere due domande: 1) perché nell’inconscio collettivo dell’intero pianeta c’è questo fortissimo desiderio di inurbarsi? 2) chi produrrà il cibo per sfamare tutti i cittadini quando il resto del pianeta sarà per lo più disabitato e/o cementificato?

Per quanto riguarda la prima domanda, l’architetto Aldo Loris Rossi, in occasione del congresso mondiale dell’Unione Internazionale Architetti, tenutosi a Torino nel 2008, ha redatto un documento fondamentale (1) che inizia con queste parole:

«Dal dopoguerra la terza rivoluzione industriale fondata sull’onnipotenza della tecnoscienza, l’energia atomica, l’automazione, l’informatica, ha ristrutturato l’intero ciclo produttivo in senso post-fordista, liberando l’umanità dal lavoro manuale.
Questa rivoluzione ha spinto impetuosamente verso la globalizzazione, la società massificata, l’economia consumista e le megalopoli determinando la più grande espansione demografica, economica e urbana della storia. Tale crescita esponenziale è resa possibile da un modello di sviluppo che considera la Natura come una riserva illimitata.»

In questo documento si auspica una pacificazione fra “tecnosfera” (il mondo umano) ed “ecosfera” (il resto del mondo), ovvero una nuova alleanza con la natura che si persegua con la realizzazione di eco-metropoli.

Gli intenti sono ottimi, e consola sapere che anche fra i boia comincia a circolare qualche dubbio sulla pena di morte (2)… ma come fare a sviluppare un nuovo paradigma culturale fintanto che non solo la vita sociale ma anche l’interesse dei media resterà concentrato unicamente su quello che succede nei grandi centri urbani?

Fra l’altro, va rilevata una significativa quanto perniciosa tendenza a magnificare, fra tutte, la città di New York, la cui immagine sta diventando nel terzo millennio quella che Berlino era per il nazismo del secolo scorso: l’apice della civiltà, l’ombelico del mondo.

La capitale ariana del pianeta.

Fateci caso: ogni giorno New York (e in particolare il suo centro, Manhattan) ci viene propinata senza scampo da giornali, telegiornali, cinema e libri come il nuovo paese delle meraviglie e, in maniera diretta e indiretta, esaltata in particolar modo l’importanza di quella specifica attività che lì, più che altrove, pare renda felici: fare shopping.

Inevitabilmente questo addestra la popolazione mondiale a ritenere tutte le città, ma in particolare questa, il vero fulcro delle attività umane (e dello shopping), con il risultato che una enorme quantità di “persone comuni”, soprattutto giovani, mette New York in cima alla lista dei posti ambiti dove vivere, mentre la gente “che conta” già hanno il loro loculo niuiorchese, perché non possono sopportare l’idea di vivere senza questo ambìto attestato di prestigio e superiorità.

Esattamente come ai tempi c’era chi si tingeva i capelli di giallo per sembrare più ariano.

Pensate a quanto siamo fessi. Fessi e strabici. Da ritenere l’orrenda megalopoli americana superiore e finanche più bella di Parigi, Praga, Madrid, Zurigo, Amsterdam, Dublino, solo per citare alcune grandi città europee. E anche Berlino, effettivamente, pare essere oggi crogiuolo di vita e creatività assai più di quanto non lo fosse ai tempi del mingherlino coi baffetti.

Anche nel nostro piccolo Paese è facile constatare come la vita politica e culturale ruoti intorno soltanto a quello che accade fra Roma e Milano, passando per Torino.

Questo perché i centri di potere (politici e mediatici) sono tutti concentrati in queste tre città e dunque ciò che avviene lontano dalle corti patrizie del potere, è irrilevante.

* * *

La provincia è una zona grigia, percepita come invisibile e insignificante dagli scranni del potere, proprio come ai tempi del feudalesimo in cui a nessuno importava nulla di quello che accadava al di là del fossato che divideva la corte dal resto del feudo, a meno che non ci fosse da riscuotere tributi.

I nuovi vassalli (ormai lo sapete perché lo ripetiamo ogni volta) sono sostanzialmente tre sole categorie di individui: i politici, i giornalisti, i personaggi mediatici. Sono i pochi che hanno tutto, a fronte dei molti che non hanno niente.

Per quanto riguarda la seconda domanda, nessuno conosce la risposta. La città è onnivora ed energivora: brucia risorse assai più di quante ne produce. Sarà interessante vedere cosa succederà quando i pomodori si venderanno in gioielleria e la frutta sarà quotata in borsa, e chi mangerà cosa.

L’idea dell’eco-metropoli è bella, ma piuttosto utopica. È già difficile gestire un eco-villaggio figuriamoci una eco-metropoli, sembra davvero una contraddizione in termini, come dire una discarica profumata o un leone vegetariano…

È più probabile che assisteremo al ritorno degli “orti di guerra”, quelli che nacquero in conseguenza della carestia della Seconda Guerra Mondiale che spinse i cittadini a sfruttare ogni spazio erboso delle città per coltivare ortaggi (avete sicuramente visto anche voi quelle immagini di repertorio che mostravano gli orti in Piazza Duomo a Milano negli anni ’40), e forse per questo la moglie di Barack Obama recentemente ha detto di voler fare un orto nel giardino della Casa Bianca…

Che bello, ma saranno sufficienti per sfamare tutti?

Eduardo Galeano (3) racconta di aver visto scritto su un muro di Buenos Aires (una delle città più affollate del mondo) una proposta alternativa: “Combatti la fame e la povertà! Mangiati un povero!”.

Speriamo resti solo una battuta.

* *

Questi nuovi assetti del formicaio umano stanno cambiando anche la natura dei futuri conflitti, giacché a differenza delle guerre del secolo scorso che si combattevano su tutto il territorio di una nazione, le prossime saranno concentrate solo nelle città. Del resto se il 60% di una nazione vive in tre soli centri urbani, e il 100% delle sue attività operative è in queste città, anche lo stratega meno dotato scoprirebbe che basta attaccare queste tre città per mettere in ginocchio quella nazione.

La guerra di resistenza combattuta dai nostri nonni sulle montagne, nei boschi e nelle colline, è già diventata come gli scontri a cavallo con lancia e scudo del medioevo: storia del passato.

L’11 settembre 2001 è stata una prova generale, per testare il sistema. Il sistema ha reagito esattamente come chi lo controlla aveva previsto: il potere è stato legittimato dall’opinione pubblica a fare quello che il giorno prima gli sarebbe stato impedito: “portare la democrazia” laddove faceva comodo, ovvero imporre con la forza il modello capitalista e il pensiero unico del mercato anche a chi non l’aveva chiesto. A suon di bombe naturalmente.

Tuttavia ai giorni nostri godono di una certa vitalità anche correnti di cultura alternative, che parlano di ‘decrescita’, ‘ritorno alla natura’, ‘ecologia profonda’, ‘riduzione dei consumi’, e altre cose molto belle… ma che però sembrano servire soltanto ad alimentare sogni e desideri dei cittadini con sensi di colpa, più che autentiche scelte di vita, giacché allo stato dell’arte nessuno sembra realmente interessato a cambiare il modello capitalista per tornare a un non meglio definito primitivismo… conoscete forse qualcuno che vuole davvero spalare letame o mungere le capre tutti i giorni prima di coricarsi, e rinunciare ad andare al cinema, al ristorante o al mare nei fine settimana?

Personalmente ritengo che resteranno per lo più propositi ideali, quel genere di cose che si iscrivono nella categorie di ciò che “bisognerebbe” fare, come guardare meno televisione, usare meno la macchina, leggere di più, fare più esercizio fisico… ma che a conti fatti soltanto una percentuale irrisoria di persone fa davvero. Obbiettivi alti, talmente alti che in effetti non ci arriva (quasi) nessuno.

La stragrande massa di persone continuerà ad andare in tutt’altra direzione, magari facendo la spesa ogni tanto in un negozio equosolidale, giusto per non percepirsi ipocrita al cento per cento.

E in questa massa di persone ci saranno due tipologie di individui: chi avrà sensi di colpa e chi no. Ed ecco che per sfruttare le inquietudini dei primi il mercato produce in continuazione efficaci rimedi salva-coscienza: lo scaffale del biologico dentro al grande supermercato… il cellulare etico… i mobili ecologici… la banca solidale… le vacanze ecocompatibili… tutta merce prodotta dal mercato per soddisfare i bisogni degli utenti del mercato con sensi di colpa. Va dato atto agli operatori commerciali che sono gli unici davvero in grado di capire lo spirito dei tempi in cui viviamo, e adattarsi ad essi meglio di chiunque altro fornendo risposte valide a tutti i tipi di quesiti, per tutti i tipi di persone. La traduzione occidentale del concetto di ‘dharma’ è ‘marketing’.

Ecco perché il risultato finale è che non cambierà nulla e la direzione attuale non verrà mutata. Accettate questa idea, per quanto sgradevole sia. Almeno saremo più consapevoli, oltre che più onesti verso noi stessi e il pianeta. Così chi vorrà dimostrare il contrario, dovrà davvero mettersi in gioco con tutto sé stesso, e non soltanto il fine settimana, o nei quindici giorni di ferie in agriturismo o partecipando ogni tanto a qualche manifestazione per la difesa del pianeta… chi vorrà davvero essere coerente con la sua coscienza etica non potrà più ignorare la vera radice del problema: la campagna si sta spopolando perché tutti preferiscono urbanizzarsi, ma una urbanizzazione di massa è la causa principale di tutte le emergenze ambientali e culturali con cui stiamo facendo i conti. Risolvere questi problemi senza mettere in discussione il modello urbanocentrico che si sta affermando a livello planetario significa voler continuare ad avere la botte piena e la moglie ubriaca.

Riassumendo questi sono i punti fermi da considerare per mettere chiaramente a fuoco la questione: nonostante tutte le mode e le culture alternative, gli studi dimostrano che le persone tenderanno sempre più ad insediarsi nei centri urbani. Il capitalismo è l’ideologia più forte e nessuno rinuncerà mai, se non con la forza, al benessere e ai privilegi del consumismo; pertanto l’America, patria del capitalismo e motore propulsore di tutte le forme di consumismo esistenti, diventerà la nazione e la cultura dominante su tutto il pianeta.

Che ci piaccia o no.

Ora che abbiamo tracciato l’identikit del mostro, possiamo cominciare a pensare a come fermarlo.

Sempre che sia proprio questa la cosa che vogliamo davvero fare… 

Franco Del Moro
Fonte: www.ilprimoamore.com
Link: http://www.ilprimoamore.com/testo_1579.html
25.09.2009

(pubblicato sul n. 92 di Ellin Selae – www.ellinselae.org )

Note

1 – “Dalla crisi di Megacity e degli ecosistemi verso eco-metropoli e l’era post-consumista”, documento di Aldo Loris Rossi adottato dal XXIII Congresso mondiale dell’UIA.

2 – Nel documento si evidenziano anche le responsabilità degli architetti, in particolare: “L’autoreferenzialità dell’architettura nella società conusmistico spettacolare”.

3 – Eduardo Galeano, A testa in giù. La scuola del mondo alla rovescia, Sperling & Kupfer Ed.

Pubblicato da Davide

  • TizianoS

    Chiamare New York “La capitale ariana del pianeta” ? Ma non la chiamavano Jew York ?

  • vainart

    Sono d’accordo solo in parte con quello che dice questo articolo. NY non è ormai più vista come la megalopoli del futuro o modello di urbanizzazione, credo che molte città asiatiche come, Shanghai, Tokyo, Hong Kong rappresentino meglio lo sviluppo della metropoli del futuro. NY sta diventando una città del passato come lo sono le grandi capitali europee che pur essendo città “vecchie” rimangono importantissimi centri culturali e di progresso. Per quanto riguarda la società consumistica credo che questa stia ormai plasmandosi in qualcosa di diverso. Non sarà certo più vorace e spietata come negli anni 80 e 90 ma si modificherà in qualcosa di più sostenibile. Volenti o nolenti si dovrà fare i conti col pianeta, le forniture ecc. e si si vuole sopravivere queste sono le condizioni. La “moda” del futuro riuscirà a influenzare sufficientemente i “cittadini” per renderli ecosostenitori… al punto giusto.

  • paolo_67

    E’ vero che molti professano la cultura della decrescita per senso di colpa verso l’iniqua distribuzione delle risorse sul pianeta.Non dimentichiamo però che solo noi cittadini dei paesi “civilizzati” possiamo invertire la marcia in tema di moderazione dei consumi e diminuzione del nostro impatto sull’ecosistema in quanto siamo i maggiori utilizzatori di riserve naturali e produttori di rifiuti. L’educazione e la formazione è centrale in questo processo e ha come cardine la famiglia in primis e gli educatori in seconda battuta. La questione della scarsità delle risorse è un problema fondamentale per la sopravvivenza dell’uomo e l’attuale modello dell’inurbamento esponenziale non è sostenibile per molto tempo ancora con buona pace degli speculatori edilizi e degli architetti…saluti

  • bornpirate

    PAOLO BARNARD SPIEGA COSA NASCONDE IL TRATTATO DI LISBONA

    http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=139

  • vic

    Per i pigri e gli indaffarati, la coda dell’articolo:

    “Il Trattato di Lisbona pone 500 milioni di esseri umani in bilico fra due possibilità: un dubbio progresso, o la probabile caduta in un abisso di dominio degli interessi di pochi privilegiati su un oceano di cittadini con sempre meno diritti essenziali. Sto parlando di te, di me, di noi persone.”

    A chi fosse sfuggito, esistono sul continente piccoli villaggi di Asterix, che vengono assediati affinche’ si facciano maltrattare pure loro da Lisbona/Bruxelles. E se dicono no gli sparano siluri senza tanti complimenti, magari incaricando i peggiori farabutti di farlo.

    Salutino agli Irlandesi, Norvegesi, ecc

  • Tonguessy

    “perché nell’inconscio collettivo dell’intero pianeta c’è questo fortissimo desiderio di inurbarsi?”
    INCONSCIO??? Ma qui siamo in piena area deterministica, non inconscia. Ci sono ben identificati fattori che hanno spinto e continuano a spingere verso l’inurbamento. Il primo è il controllo. Leggevo in uno studio redatto da architetti, antropologi e sociologi che il posto dove è ancora possibile la Democrazia Diretto è il sito con meno di 30.000 abitanti. Al di sopra non può che esistere la dittatura, o la sua versione modernista, la democrazia rappresentativa.

    Questo obiettivo è in realtà lo scopo intermedio: lo scopo principale è il controllo delle risorse e il loro uso per scopi lobbistici. Definito l’obiettivo ecco il piano: inurbare il più possibile. Questo sottrae le popolazioni dall’avere accesso diretto alle risorse (siano queste acqua, cibo, ambiente, relazioni) per imporre dei modelli prestabiliti: tutto deve essere mediato tramite le lobby che governano, che indirizzano, che pianificano. Le famiglie allargate sono esistite fino a che hanno fatto gli interessi dei latifondisti. Agli industriali è più funzionale la famiglia piccola. Insomma torniamo al PIL.

    “La Storia ci insegna che in ogni società che si trasforma da agricola
    ad industriale il PIL ha un’impennata. E’ stato così anche in Italia:
    tra il 58 ed il 63 il PIL aumenta al ritmo del 6,3% annuo, e quegli
    anni del boom economico ci regalano anche i quartieri dormitorio,
    l’abusivismo, lo scempio del territorio, l’inquinamento.

    Parliamo ora della Cina: il sogno del China Daily (quotidiano
    ufficiale di stato) è il «Big Farming» cinese meccanizzato su vasta
    scala grazie alle grandi compagnie dell’agrobusiness. Questo
    “libererebbe” centinaia di milioni di cinesi dalla “schiavitù” del
    lavoro dei campi che possono così raggiungere le città e «dare impeto
    all’urbanizzazione cinese». Quindi grossi miglioramenti del PIL in
    vista.
    Come portare a termine il progetto di inurbamento/aumento del PIL?
    Tramite la svalutazione del lavoro agricolo e la rivalutazione di
    quello urbano. ”
    http://groups.google.it/group/approfondimenti/browse_thread/thread/6fabe7677a2af384?hl=it

    Non c’è assoluamente NULLA di inconscio in tutto questo, solo operazioni accuratamente pianificate.
    Fare shopping a New York è uno degli aspetti per cui una cultura decide che è cool (fico!) avvallare le predisposizioni in atto.

  • berotor

    Alle volte faccio un sogno: gli agricoltori, gli allevatori, i pescatori ecc. si rendono per incanto consapevoli di essere i padroni del mondo perché posseggono ciò che è davvero fondamentale per la vita. E dopo essere stati schiavizzati, umiliati e derubati per millenni, decidono di unirsi e di non vendere più il loro lavoro e i loro prodotti agli altri parassiti umani, ma scambiarselo solo fra di loro.

  • Tonguessy

    Se vivi in città è un incubo, più che un sogno

  • tersite

    non preoccupatevi, tra un po’ ci mettono un bel microcip in testa e ognuno potrà vivere dove e come desidera. siamo una razza superiore, noi, hmh!

  • robocop

    Sono da circa un anno e mezzo promotore dell’iniziativa http://www.ecolcity.it ,
    ed in effetti condivido l’articolo, in questo momento solo una piccola parte dell’umanità ricerca una soluzione del ritorno alle campagne.

    Perché vivere in una pesante realtà, quando si può vivere in un mondo di sogni; ma quanto ancora potremo ancora sognare?

    La festa finirà, quando non ci sarà più energia a basso costo per soddisfare i bisogni di 6 miliardi o più di persone che vorranno vivere all’occidentale.

    Vi invito a comprendere questo:

    1) L’80% delle energia che utilizziamo, viene dai combustibili fossili (materia non rinnovabile).

    2) La densità energetica di un litro di petrolio è pari al lavoro di 12 ore di 100 uomini.

    3) Ogni cittadino occidentale, consuma il lavoro di 100 – 1000 uomini ogni giorno.

    4) Tutti gli scienziati concordano che non esistono facili alternative ai combustibili fossili.

    5) Magari con date diverse 2020 – 2050 – 2100, ma tutti concordano che si arriverà al punto che non sarà più conveniente estrarre il petrolio, perché l’energia per estrarre sarà maggiore di quella estratta.

    6) Sarà anche interessante vedere a quali cambiamenti climatici porterà l’uso di tutta questa energia e l’inquinamento che produrrà lei ed i beni prodotti con essa.

    Consiglio di vedere questo documentario:

    http://www.ecolcity.it/cms/una-fattoria-per-il-futuro-bbc

    Saluti

  • giovanni

    Ciao, ho appena letto l’articolo di Barnard.
    Sarei interessato ad avere indicazioni su eventuali fonti riguardo il Trattato di Lisbona.
    Personalmente avevo sentito dire (solo sentito dire) che fosse prevista
    una specia di pena capitale in caso di emergenze sociali o sommosse
    popolari.
    L’argomento è chiaramente sinistro, in ogni caso Barnard non lo cita
    affatto.
    Qualcuno di più informato ha idee a riguardo?
    Grazie.

  • adriano_53

    chissà per quale motivo miliardi di persone si sono spostate dalla campagna alla città?

    volevano il cinema? lo stadio? il bar sotto casa?

    Volevano andarsene o sono state costrette ad andarsene?
    se non sono partite dalla campagna di loro spontanea volontà, come le si è costrette?

  • MACISTE

    Pensate a quanto siamo fessi. Fessi e strabici. Da ritenere l’orrenda megalopoli americana superiore e finanche più bella di Parigi, Praga, Madrid, Zurigo

    Ma ci sei mai stato a Zurigo, la città dei puffi.

  • redme

    l’inurbamento è un processo ormai antico..iniziò con gli “enclosure act” tra il 1700/1800 e si è espanso nel tempo verso i paesi a minore industrializzazione…ora probabilmente è arrivato al culmine della sua curva ..perlomeno in occidente…nelle città e nel loro interland si svolgono le attività industriali …lo shopping a new york è solo la riedizione dei “cappellini di parigi” dell’800…due considerazioni: in europa ( anche in italia) da alcuni anni la superfice boschiva è in aumento per l’abbandono delle campagne…i prezzi degli immobili in campagna ( in modo diverso da zona a zona)crescono maggiormente di quelli in città (tranne zone di particolare prestigio)…..visto che la fine del capitalismo (purtroppo) non sembra all’orizzonte, assisteremo ad un scambio di luoghi: i poveri in città ( vedi le metropoli del “terzo mondo”) e i ricchi in campagna…..almeno credo..saluti

  • nuovobiopresto

    http://www.survivalinternational.org/films/kalaharicourt

    non c’è più niente da fare…………… ci vogliono tutti in gabbia