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FACENDO A PEZZI MOCHIE

Una breve Storia del Consumo di Carne nel Mondo, dall’Eden a Mattole

– QUARTA E ULTIMA PARTE

DI ALEXANDER COCKBURN

È ora il momento della Parabola del maiale

Non molti anni fa, nel Nord Carolina, i grandi industriali del suino fiutarono un’opportunità per il loro stato di ‘diritto al lavoro’. Nella tradizionale zona del suino del mid-west, c’erano ancora associazioni e leggi contro alcune forme di business agricolo, che proteggevano i medi e piccoli allevatori. Oggi nel Nord Carolina l’industria del suino è governata allo stesso modo in cui veniva controllata la produzione di polli trent’anni fa, attraverso un’integrazione verticale introdotta da Purdue ed altri, che ha annientato un milione di piccoli allevatori di polli in tutto il paese. [33] Ora, le pianure costiere e l’altopiano del Nord Carolina sono butterate da grandi industrie e mattatoi di suini. La gente che vive lì finisce per ammalarsi a causa del fetore di letame di suino proveniente dalle lagune profonde venticinque piedi, che hanno avvelenato la falda freatica e travasato liquami di azoto e fosforo nei fiumi, quali il Neuse, il Tar-Pamlico e l’Albemarle.Il gas di ammoniaca appesantisce l’aria, proprio come accade nel nord Europa – provocando, in Olanda, danni maggiori di quanto facciano le industrie o le automobili – dove, almeno, le lagune aperte sono state bandite e il letame dei suini deve essere ‘iniettato’ nel terreno coltivato, piuttosto che gettato sopra di esso, come si è abituati a fare negli Stati Uniti.
Nel Nord Carolina è come se l’acqua di scolo di quindici milioni di persone fosse stata fatta sgorgare in voragini aperte e spruzzata sui campi, senza quasi alcuna restrizione. Ecco dove va a finire il letame di sette milioni di suini.

I piccoli produttori di carne suina sono finiti in bancarotta o sono diventati produttori ‘a contratto’ per i giganti, che sostengono i costi d’avviamento. L’economia di massa produce meno possibilità di lavoro dell’attività legata ai polli o dell’industria del tabacco, attività che sta progressivamente rimpiazzando. Per sfuggire alla furia popolare e ai controlli della legge, i magnati dell’industria dei suini hanno anche acquistato la protezione dei politici o si sono essi stessi buttati in politica, dove hanno scritto e approvato leggi a loro favorevoli. Il più noto in quest’arte è Wendell Murphy, dirigente della Murphy Farms, la più grande industria suina del paese, che ha venduto 200 milioni di dollari di carne suina nel 1994. Murphy si è unito ai legislatori statali nel 1982 e subito c’è stato un costante incremento di leggi a protezione degli interessi dei maiali e dei polli.


In Nord Carolina ai legislatori è permesso ricavare denaro dalle leggi, dagli emendamenti o dai voti che offrono, fin tanto che possono dichiarare che tali possibilità di profitto non appannano la loro capacità di giudizio. Si presume che Murphy sia stato più che lucido mentre supportava o faceva approvare in fretta leggi che esentavano la sua attività dal pagare l’IVA, le tasse di verifica, la tassa di proprietà sul frumento e le multe per inquinamento, oltre a sollevarlo dal rispettare le leggi sulla suddivisione del territorio. Sono state avanzate e ratificate anche leggi che imponevano pene dure per gli attivisti per i diritti degli animali. Nel 1993 dopo che Murphy aveva lasciato l’assemblea, uno dei suoi dirigenti è rimasto lì per promuovere, per altro con successo, una legge che impediva agli studiosi ambientalisti di accedere ai documenti del dipartimento di agricoltura dello stato, riguardanti le zone e la grandezza delle fattorie in cui si allevano maiali. Nel 1991, quando Murphy era ancora investito della carica di tribuno nell’attività legata ai suini, i legislatori della Nord Carolina hanno approvato impudentemente un Atto del Senato 669 che autorizzava la nc Pork Producers Association a raccogliere una imposta sul suino che poteva essere usata per cercare di influenzare i legislatori dello stato, portare avanti processi civili e perseguire scopi proibiti coi soldi ricavati da un controllo federale.

Il maiale è potere in Nord Carolina. Nel 1988 quando un caro e singolare amico dell’industria del maiale, del pollo e del tacchino – il Senatore Harold ‘Bull’ Hardison – era in corsa per la nomina Democratica a vice governatore della Nord Carolina, Murphy gli diede 100,000 dollari. Qualche giorno dopo, Hardison ottenne altri 100,000 dollari da Marvin Johnson, dirigente della Raeford Farms, una delle più grandi aziende produttrici di tacchino di tutto il paese. Il massimo contributo legale, in queste elezioni primarie, è di 4,000 dollari. Il ‘Bureau of Investigations’ dello Stato scoprì questi pagamenti illegali ma nel 1993 annunciò che, dati i due anni di prescrizione previsti dalla legge, Murphy e Johnson non potevano essere perseguiti. Hardison aveva fatto la sua parte proponendo una legge che proteggeva i magnati del suino dalle leggi ambientali e dall’IVA. Ma gli uomini del maiale della Nord Carolina hanno un amico che sta ancora più in alto nella catena politica: il nostro senatore Lauch Faircloth, un repubblicano che possiede in parte la Coharie Farms, la tredicesima più grande azienda produttrice di carne suina del paese. Faircloth possiede anche più di 1 milione di dollari di bestiame in due mattatoi. Ora al Congresso si è sistemato come presidente del Sottocomitato del Senato per l’Acqua Pulita, le Terre Umide, la Proprietà Privata, e la Sicurezza Nucleare.

Proprio come Don Tyson, il re del pollo dell’Arkansas, i magnati del pollo della Nord Carolina hanno il posto cucito addosso, anche senza Murphy come rappresentante eletto. John M. Nichols, il Repubblicano alla guida della commissione della Camera per la Salute e l’Ambiente del Nord Carolina, è anche membro del comitato alla Camera per l’Agricoltura. Ora sta costruendo una fattoria nella Contea di Craven, dove si alleveranno maiali per Murphy. Leo Daughtry, il leader di maggioranza alla camera della Nord Carolina possiede un interesse parziale alla Johnson County Hams, che tratta circa 60,000 prosciutti l’anno. Il vecchio posto di Murphy è ora occupato da Charles Albertson, un cantante country professionista, in passato dipendente del nostro Dipartimento dell’Agricoltura, che ha raggiunto la sua posizione con l’aiuto dei soldi dei maiali. Dopo due mandati alla Camera del Nord Carolina, si è innalzato alla porpora senatoriale nel 1993, dove è stato immediatamente nominato presidente del comitato dell’Agricoltura, delle Risorse Marine e dell’Ambiente Naturale.

Ecco il grasso impero dei suini nel Nord Carolina. Le sue lagune trasudanti circondano oscuri depositi d’animali intrappolati in gabbie metalliche larghe a malapena quanto il loro corpo; con le code tagliate, vengono fatti ingozzare di grano, fagioli in salsa di semi di soia e prodotti chimici finché, nel giro di sei mesi, pesano circa 240 libbre (=108.86 Kg) e possono essere spediti ai mattatoi per essere uccisi, spesso per mano dei detenuti del carcere della contea che hanno ottenuto il permesso di lavorare. Vicino alla città di Tar Heel, nel mattatoio della Carolina Foods di Smithfield, metà della forza lavoro è composta da immigranti Latino Americani; del rimanente, molti sono carcerati. Le scrofe vengono uccise dopo circa due anni o comunque quando diminuisce la loro capacità di riprodursi. Ci vogliono forse da otto a dieci persone per mandare avanti una industria suina, si devono tener sotto controllo duemila tra scrofe, cinghiali e porcellini. Una fattoria di ‘finitura’ computerizzata, dove i maiali vengono fatti ingrassare, potrebbe richiedere un custode part-time per controllare l’attrezzatura e ripulire il tutto tra l’arrivo e la partenza delle schiere di maiali. In queste fabbriche il rumore è spaventoso, e molti operai indossano tappi per gli orecchi per attutire lo stridere e il rumore prodotto dal continuo schiantarsi degli animali all’interno delle gabbie. Quando il Raleigh News and Observer uscì con una reportage sui magnati dei suini del Nord Carolina all’inizio del 1995 – a seguito di un articolo all’avanguardia del Southern Exposure del 1992 – ai lettori fu detto che potevano chiamare il numero del Raleigh, 549-5100, interno 4647 e ascoltare una registrazione di questo terribile rumore. Ci siamo quindi avviati verso una necropoli, partendo dalla visita di Olmsted a Porcopoli, risalente a circa un secolo e mezzo fa.

L’arte incontra la carne molto tempo prima.

Circa 20,000 anni fa, un’artista dell’era paleolitica disegnò un uro – bue selvatico – dal pigmento nero sulle pareti di una caverna a Lascaux, vicino a quello che oggi si chiama Montignac, nel dipartimento della Dordogne in Francia. Disegnò l’uro – antenato dei tori da combattimento Spagnoli, e dei buoi dalle corna lunghe – lungo diciotto piedi (=5.59 m), col contorno prima abbozzato con delle piume d’uccello, poi inciso con la parte piatta di una pietra. L’artista preparò la superficie con grasso ed olio, quindi vi soffiò sopra dell’ocra in polvere attraverso un tubo osseo. Alla galleria d’arte di Lascaux c’è il ritratto di un uomo che giace privo di vita. Evidentemente era stato attaccato da un uro che aveva esso stesso una lancia conficcata nel fianco e le interiora che gli fuoriuscivano dal ventre. Di fronte a lui, su di un palo, c’è un uccello. All’interno della caverna ci sono molti disegni di animali gravidi. Di sicuro qui l’arte era uno strumento di magia, l’espressione di un rituale; una magia priva di falsità, tristezza e pentimento, ma piena di speranza; un’arte impegnata, secondo le parole di Arnold Hauser, al fine di ‘assicurarsi la via per la gioia futura.’

Le relazioni tra gli uomini e le altre creature nel periodo paleolitico restano misteriose. Riflettendo su come cacciatori e allevatori percepissero i loro ambienti, Tim Ingold cita un esempio:

Tra gli Indiani Cree del Canada del Nord, si crede che gli animali si presentino intenzionalmente di fronte al cacciatore per essere uccisi. Il cacciatore si ciba della loro carne, ma l’anima dell’animale resta libera di essere di nuovo vestita di carne. Qui, come tra molti popoli del nord, la caccia viene vista come un rito di rigenerazione: il consumo della carne segue l’uccisione così come la nascita segue il rapporto sessuale, ed entrambi gli atti sono parte integrante del ciclo riproduttivo, rispettivamente degli animali e degli esseri umani. Tuttavia gli animali non torneranno mai dai cacciatori che in passato li hanno trattati male. Si tratta male una animale quando non si segue la giusta disposizione delle sue ossa, o si causa ad esso un dolore e una sofferenza non necessari al momento dell’uccisione. Soprattutto, gli animali sono offesi dalle uccisioni inutili: ovvero l’uccisione in sé, compiuta non per soddisfare necessità nutrizionali. Sono offesi anche se la carne non viene condivisa con tutti i membri della comunità che ne hanno bisogno. Solo così carne e altri prodotti utili non andrebbero mai sprecati. [34]

La ‘via per la gioia futura’ fu in seguito assicurata dall’addestramento degli animali, che si rivela essere l’argomento principale dei Testi Sacri del Medio Oriente, la maggior parte dei quali consistono nel vantarsi della grandezza delle mandrie e dei greggi. Nella metà del diciannovesimo secolo, con la nascita dei moderni mercati di derrate alimentari, la fattoria di sussistenza a conduzione familiare e la pastorizia erano sulla strada della distruzione. Ma i valori appartenenti alla vita dell’azienda agricola di famiglia restano un ingrediente importante della cultura del consumismo: non ‘Murphy Hog Industries’ (Industrie Suine Murphy), ma ‘Murphy Farms’ (Aziende Agricole Murphy). Non i ‘Mattatoi di John’, ma ‘Il Contadino John’ di Los Angeles. Quindi, citando di nuovo le parole di Hauser, i ‘bisogni della vita quotidiana oggi necessitano il nostro utilizzo della magia dell’arte al fine di occultare l’esistenza dei mattatoi. I nostri ‘bisogni’ consistono in un continuo supporto di carne, che non può provenire da una caccia incerta, e nemmeno da una piccola fattoria familiare con Peter il maiale e Daisy la mucca, bensì da un contenitore di plastica ben refrigerato, dove la carne resti dissociata da un qualsiasi contesto animale, e sia accompagnata dalla confortante rassicurazione che possa sempre essere acquistata col denaro. Il moderno disegnatore della caverna dipingerebbe una carta di credito e un supermercato della catena Safeway. Ma in linea di massima, l’arte non ha fatto la transizione dallo stato pre-industriale, quando il 90 per cento del mondo si dedicava all’agricoltura e il 10 per cento ad ‘altro’, col secondo che viveva dell’eccedenza del primo. Da questo mondo vengono la maggior parte dei nostri valori e sentimenti sugli animali che abbiamo addomesticato per lavoro, per compagnia, e per ricavarne cibo.

L’artista britannica Sue Coe, che ora vive a New York, ci accompagna verso il nostro mondo moderno. In termini di storia dell’arte gli unici dipinti precedenti di questo tipo risalgono al Giorno del Giudizio, l’Inferno, per esempio realizzato da Coppo di Marcovaldo nel Battistero di Firenze. Coe presenta l’impianto di produzione della carne del mattatoio dipinto come il giorno del giudizio, senza paradiso, solo il purgatorio dei pascoli e le fiamme infernali della morte.



(Sue Coe)

E infine, un’annotazione personale.

Ho scritto queste ultime parole e sono uscito coi miei amici Karen e Joe Paff per tritare la carne di due pecore che si trovavano sul retro del furgone di Joe, di fronte a casa mia: una per il mio congelatore, l’atra per i Paff. I nostri vicini, Greg e Margie Smith, le hanno allevate nei loro campi a un paio di miglia più giù verso il Mattole River.

Mangiando Mochie

A differenza di Sue Coe, non sono vegetariano. Una volta mi ha mandato una sua stampa meravigliosa dal titolo ‘Uomo Moderno Inseguito dal Fantasma della Sua Carne’, un uomo tallonato da una schiera accusatoria di maiali, polli, mucche e pecore. La schiera al mio seguito dovrebbe essere molto lunga, inizierebbe con la cornacchia che mia madre accalappiò durante un Blitz su Londra, continuando con una balena – di nuovo in tempo di guerra, a Londra – per poi fare la conoscenza dei manzi che ho aiutato a consumare, allevati dai macellai locali nelle loro aziende agricole, intorno alla città Irlandese del sud di Youghal, dove sono cresciuto.

Oggi vivo nella Contea di Humboldt, nella Valle del Mattole, ad un paio d’ore di macchina da Eureka. Qui gli allevatori portano il bestiame sulle colline, sulla parte più bassa dei fiumi o nell’area del King Range che è controllato dal Bureau of Land Management (Ufficio per la Gestione dei Terreni). Le pecore se ne sono andate così come sono arrivate. Qui c’è soprattutto bestiame, che viene allevato, condotto al pascolo e poi spedito nei grandi allevamenti industriali. Suppongo che in casa mia si consumino un paio di pecore, un maiale e un quarto di mucca ogni anno. Il maiale è uno di quelli allevati da un 4-H kid – Cisco Benemann finora è stato il migliore – proveniente da una località intorno a Ferndale, a un ora dalle colline, poi ucciso e tagliato da un macellaio locale. La mucca degli ultimi due anni è stata chiamata Mochie, allevata da Michael Evenson.


(Alexander Cockburn)

L’anno scorso a Natale ho mangiato un bel pezzo di carne, Michael mi ha riferito che veniva da Mochie e mi ha venduto un quarto di dietro. Mi ha dato questo piccolo pezzo di storia Omerica delle sue origini, che risalgono ai primi anni ’70, quando un gruppo di attivisti della controcultura si diressero a nord dalla Bay Area e si stanziarono al sud di Humboldt. Michael comprò la nonna di Mochie, un vitello di appena un giorno di vita, ad un asta presso Fortuna nel 1972. La mucca produsse buon latte per il piccolo caseificio di Michael composto da tre mucche. A sedici o diciassette anni, aveva avuto quattordici vitelli e si era meritata la pensione. Morì nei pascoli per cause naturali a ventidue anni. Il suo ultimo nato è stata una giovenca, che a sua volta ha partorito quattordici vitelli. Michael la vendette ad una coppia che desiderava avere latte di mucca, e tenne il vitello che la mucca stava per partorire:

Così, l’ animale di cui tu hai avuto una parte era quel vitello che fu dato a me. Da allora non avrei più munto o fatto formaggio. Avevo pochi animali e i pascoli erano in perfette condizioni. Circa sessanta acri. Quando arrivai lì per la prima volta ci siamo immaginati circa quindici acri per ogni mucca ma dopo aver riseminato il terreno, siamo scesi a dieci. Quando risemini, risemini una dieta bilanciata, con erba annuale e perenne, così il terreno è sempre vivo con qualcosa. Una grande varietà. Era un mix di Fred Hurlbutt, un allevatore di Garberville. I miei animali venivano macellati in inverno e il macellaio credeva fossero stati cresciuti col grano. Non allevo gli animali con le granaglie. Troppo concentrato e poco bilanciato. I miei animali hanno sempre vasta scelta per quanto riguarda il tipo di erba da mangiare e il luogo dove dormire. Ho avuto dei recinti ma c’erano pascoli abbastanza generosi e un ampia possibilità di scelta. Ho avuto delle capre negli anni ’60 e mi hanno insegnato che agli animali piace scegliere. Se non sono felici, loro fanno in modo che tu lo sappia. Da me non c’è mai stata nessuna malattia.

I manzi li macello dopo circa due anni. Non mento ai miei animali. Dico loro nel solo modo che conosco, usando l’Inglese, che li sto per macellare. Gli do tutto l’amore e le attenzioni che posso. Poi, una volta macinati diverranno parte del mio corpo, parte del tuo corpo. Fai esattamente la stessa cosa nel tuo giardino.

La coppia a cui ho venduto la madre di Mochie sono due hippies che vivono ad est dell’ Eel River. Lei è un’ostetrica e lui coltiva lattuga. Sono nuovi del luogo e sono loro che hanno chiamato il vitello Mochie. Non ho mai mandato nessun animale in un mattatoio industriale. Mochie aveva ormai quattro anni e aveva iniziato a rompere il recinto e ad andare in giro. Ho usato una 30.30 e gli ho sparato dietro l’orecchio, attraverso l’occhio.’

Michael non ha più carne rossa ora. Uno dei suoi amici, l’ultimo John Iris, che fondò il Wild Iris Institute for Sustainable Forestry, si è ammalato di cancro alle ossa quando era ancora abbastanza giovane. Ha lavorato per l’esercito, nei silos missilistici in Europa, e con le testate nucleari in Vietnam. Ha vissuto a Briceland e ha seguito una dieta macrobiotica. Michael si è unito a lui, mangiando pesce e pollo, ma nulla che provenisse dalla famiglia delle solanacee, come per esempio pomodori e patate. Niente latte, niente carne rossa, ‘anche se avevo il freezer pieno di carne e stavo mungendo una mucca. Mi sentivo meglio. Ora sto realizzando che la mia vita è cambiata perché non ho più due contatti giornalieri con le mucche. Non direi che la vita sia più pacifica. È diventata più turbolenta.’

Tante sono le versioni della vita pastorale nella Mattole Valley. La maggior parte delle persone non hanno la possibilità di contattare Greg Smith perché uccida loro un agnello. Probabilmente la maggior parte di loro non vorrebbero che fosse fatto a pezzi. L’altro giorno, qualcuno è andato dal dirigente del supermarket di Garberville e si è lamentato perché l’uomo del banco carni aveva qualche macchia di sangue sul grembiule. Ma se così fosse, ci sono altre opzioni. Se non ti piace il pensiero di vedere polli privati del becco chiusi in una scatola di filo metallico per tutta la vita, non comprarli. [35] Cerca di capire se è per te possibile fare un pasto che si adatti maggiormente agli standards etici con cui puoi, o almeno aspiri vagamente di riuscire a vivere. Se non vuoi un pezzo di un animale che è stato torturato dai magnati del maiale e poi fatto a pezzi da detenuti, oltre a partecipare a campagne contro tali crudeltà e condizioni, chiedi a te stesso, c’è una via d’uscita ad un livello che va al di là del seguire la dieta antecedente la Caduta solo fin quando i quadri di Sue Coe rimarranno vividi nella tua mente.

FINE

Alexander Cockburn
Fonte:www.counterpunch.org
Link:http://www.counterpunch.org/cockburn08192005.html
19.08.05
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MONIA

Questo saggio è tratto da Dead Meat, con la testimonianza di Sue Coe, sotto forma di illustrazioni e diari riguardanti i mattatoi degli Stati Uniti. Dead Meat è pubblicato da Four Walls Eight Windows Press, a New York, e le immaginii in esso contenute si trovano alla St. Etienne Gallery, 20 West 57th St, New York.

Note

[33] L’allevamento di suini nel Nord Carolina è stato oggetto di qualche buon lavoro giornalistico, in particolare David Cecelski e Mary Lee Kerr’s ‘Hog Wild’ in Southern Exposure, Fall 1992, e un’eccellente serie in cinque parti in Raleigh News & Observer, pubblicato per la prima volta nel 19-26 February 1995, e ristampato il 19 March 1995.

[34] ‘From Trust to Domination’, in Aubrey Manning e James Serpell, eds, Animals and Human Society, London 1994.

[35] Come con i prodotti coltivati in modo organico, ci sono cooperative e organizzazioni amiche, che cercano animali liberi dalle grandi industrie, allevati in modo umano. Questo non ha nulla a che fare con una morale assoluta, ma indica forme di produzione meno distruttive dal punto di vista ambientale, più artigianali e in definitiva più eque. Ad essere sinceri non tiene conto di tutti i diritti di cui dobbiamo risarcirli, ma di sicuro offre un prezzo leggermente più elevato in cambio della loro vita.

VEDI ANCHE:
UNA BREVE STORIA DEL CONSUMO DI CARNE NEL MONDO, DALL’EDEN A MATTOLE – PARTE PRIMA

LA MARCIA VERSO PORCOPOLI – PARTE SECONDA

VEGETARIANI E NAZISTI PER GLI ANIMALI, LA GUERRA LAMPO DEGLI UNGULATI – PARTE TERZA

Pubblicato da Davide