Facebook vieta gli annunci no-vax

Il mese scorso Zuckerberg aveva dichiarato: “Se qualcuno sta indicando un caso in cui un vaccino ha causato un danno o che è preoccupato per questo – è una cosa difficile da dire dal mio punto di vista che non dovrebbe essere permesso di esprimere affatto”.

Il potere di Facebook di incidere sull’informazione globale è un dato di fatto ormai appurato, sebbene le sue responsabilità e le sue scelte a riguardo restino opache e il potere arbitrario e coloro che possono mettere pressione alla direzione di facebook resta poco trasparente.

Il mese scorso l’azienda ha anche dichiarato che avrebbe bloccato la pubblicità politica sulla piattaforma per sette giorni prima delle elezioni presidenziali di novembre per aiutare a prevenire la diffusione della disinformazione.

Riguardo ai vaccini, Facebook come promesso non non vieterà, per ora, post contro le vaccinazioni, ma bloccherà la possibilità di sponsorizzarli. Le notizie dovranno faticare senza spinta del capitale per poter circolare. Scrive Adnkronos:

Facebook ha annunciato che vieterà gli annunci che scoraggiano le vaccinazioni, nell’ambito di una stretta contro la disinformazione sulla pandemia da coronavirus. Il bando si applica agli annunci che scoraggiano “esplicitamente” le vaccinazioni, mentre saranno permessi quelli che discuteranno delle leggi o delle politiche governative sulle vaccinazioni. Il provvedimento di Facebook, che coincide con la stagione influenzale, comprende anche una campagna in favore del vaccino contro l’influenza, dando spazio al parere di esperti della salute. “Il nostro obiettivo è far sì che i messaggi sulla sicurezza e l’efficacia dei vaccini raggiungano il più ampio gruppo possibile di persone, vietando allo stesso tempo annunci disinformativi che possano danneggiare gli sforzi per la sanità pubblica”, ha spiegato Facebook.

Il potere di Facebook resta ambiguo e arbitrario, oscuro e non controllato dagli utenti. E le tematiche più scottanti resteranno sepolte da questo controllo che influisce molto sulle nostre informazioni ma non ha, per ora, possibilità di controllo da parte degli utenti che continuano a essere trattati come bambini.