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EXPO 2015. SOLO COSMESI, E PER POCHI

DI CARLO GAMBESCIA

Gioite, gioite! Milano si è aggiudicata l’Expo 2015. Tutti mostrano di essere felici, a destra come a sinistra. Fingendo di non sapere che si tratta di una città in crisi, se non in decadenza sociale, come attesta il recente studio di Aldo Bonomi (Milano ai tempi delle moltitudini, Bruno Mondatori 2006), che consigliamo per un approfondimento.

Ma torniamo a noi. Expo 2015 significa soltanto buoni affari e un’iniezione di denaro fresco per coloro che già godono di rendite di posizione, in particolare il settore edilizio e quello finanziario (che gestirà i fondi). Per il resto nulla cambierà. A cominciare dai problemi legati alla triste vittoria del lavoro nero, all’assenza di vera mobilità sociale, alla costante precarizzazione della vita lavorativa, anche nei cosiddetti “lavori creativi” minori : quelli della “manovalanza” no collars nei settori pubblicitari, editoriali, eccetera. Per non parlare della crescente criminalità, dei ricorrenti conflitti interrazziali e religiosi, e della sempre più cattiva qualità della vita.

Insomma vincono i “già vincenti”, coloro che hanno trasformato Milano, fin dai tempi del craxismo, in ciò che è oggi: una città fruibile solo da coloro che possono permetterselo. Una Milano che è sempre da bere, ma solo per pochi, ricchi, vincenti e fortunati.

E qui il discorso si allarga al ruolo della grande città, in genere, nell’attuale fase di globalizzazione neo-liberista. Questa Milano, con le sue rendite, che riflettono, la natura poco innovativa e parassitaria dell’economia italiana rispetto a quella europea e mondiale, è in grado di competere come città-rete? Mah…
Si ha l’impressione che la politica, come al solito, si parli addosso, e che si limiti a gestire l’esistente. E che la èlite economica (milanese) sia lì pronta ad intascare le rendite politiche, fatte di intrecci finanziari, come ai tempi di Craxi. Puntando su pure operazioni, in fondo, di cosmesi. Come Expo 2015.

Una Milano, insomma, pronta a “beccarsi” con Roma per Malpensa, ma incapace di competere con le grandi città-mondiali, come New York e Londra.
Povera Milano. E povera Italia.

Carlo Gambescia
Fonte: http://carlogambesciametapolitics.blogspot.com/
Link: http://carlogambesciametapolitics.blogspot.com/2008/04/expo-2015-solo-cosmesi-e-per-pochi.html
1.04.08

Pubblicato da Davide

6 Commenti

  1. FORZA SMIRNE

    DI SERGIO BARATTO + COMITATO NO EXPO
    Il primo amore

    Com’è noto, Milano è candidata a ospitare l’Esposizione Mondiale del 2015 . Il responso finale del Bureau International des Expositions è previsto per il 31 marzo 2008. L’altra “finalista” è la città turca di Smirne.
    Il tema/titolo proposto dal comitato milanese, “Nutrire il pianeta. Energia per la vita”, mi pare un piccolo capolavoro di vacua paccottiglia retorica; ma forse, viste le condizioni in cui versa il pianeta, andrebbe piuttosto interpretato come una flautata presa in giro.

    (Che il marketing del Potere sia capace di sublimi sconcezze non prive di sarcasmo, peraltro, non è una novità: anche Stalin durante le purghe degli anni Trenta aveva coniato il leggendario slogan “Vivere è diventato migliore, compagni, vivere è diventato più allegro”.)

    È per me del tutto incomprensibile il meccanismo mentale con cui, evidentemente, gli ideatori dello slogan riescono ad associare il concetto materno di nutrimento con la colata lavica di asfalto e cemento che, si prevede, travolgerà una vasta porzione del Norditalia, dal Piemonte al Veneto. Né riesco a capire in che modo possa nutrire un pianeta già così duramente provato dalla più sfrenata e dissennata antropizzazione.

    Pochi dubbi invece sul fatto che nutrirà abbondantemente più di una famiglia. Quali? I grandi gruppi bancari, LegaCoop, Cabassi, Pirelli, Zunino, Caltagirone, Ligresti, Compagnia delle Opere…
    L’Expo milanese, così come è stato pensato e progettato, promette di essere un faraonico affare per i soliti pochi e un immenso scempio del territorio per tutti. In un’area, è bene ricordarlo, tra le più inquinate e congestionate d’Europa. Nel nome della speculazione e del diritto alla libera circolazione della merce.

    La merce, tutta la merce, nient’altro che la merce.
    La sua movimentazione è diventata essa stessa una merce, l’ennesimo prodotto immateriale nel cui nome i già precari equilibri sociali e ambientali vengono sacrificati. Di più: è l’ennesima necessità storica. Il nuovo imperativo del pensiero unico neoliberista: la logistica.
    Come fili di una sconfinata ragnatela, lunghe strisce d’asfalto si protendono sulla pianura lombarda. Le auto e i tir hanno una sete divorante di nuovi corridoi.
    Ogni filo d’asfalto porta con sé capannoni, outlet, centri commerciali. Ciascuno di questi a sua volta porta con sé nuove auto, nuovi tir, nuove nubi di polvere sottile. Il tessuto sociale residuo si sfilaccia e si disfà. Anche le campagne e i piccoli paesi diventano hinterland, vengono inghiottiti dallo sprawl o più semplicemente si trasformano in periferia stepposa.

    Dati i nomi e l’entità dei soggetti summenzionati, gli interessi ruotanti attorno all’affare Expo sono chiaramente enormi. Di qui, l’esigenza di una propaganda a tappeto che identifichi l’Expo con le magnifiche sorti e progressive e ne celebri – più ancora delle ovviamente innumerevoli virtù – l’assoluta mancanza di vizi. Nelle rappresentazioni della realtà del discorso ufficiale, il progetto Milano Expo è grandioso e senza macchia. Il coro unanime degli entusiasti – enti locali, meno locali e per niente locali, sindaci e governatori, centrodestre e centrosinistre, giornali e telegiornali – canta talmente forte che le pochissime voci stonate proprio non si sentono.
    Mi riferisco a quello sparuto gruppo di sfrontati – gente che per preconcetto pensa male di ogni cementificazione, apocalittici disintegrati pronti a demonizzare ogni nuova tangenziale – che, sotto forma di comitato No Expo, ha prodotto un breve ma documentato dossier per spiegare perché l’Expo 2015 a Milano sarebbe un disastro. Nei giorni scorsi, il dossier è stato consegnato agli ispettori del BIE.
    Qui sotto ne riporterò alcuni brevi estratti: il mio consiglio è ovviamente di scaricarlo, leggerlo nella sua interezza (sono otto pagine) e farlo girare. Lo si può trovare qui sotto forma di articolo, senza grafici, e qui (*)in versione completa in formato PDF.

    Prima di cedere loro direttamente la parola, vorrei dire ancora due piccole cose.
    In apparenza l’Expo può sembrare una bega “locale”, una questione di milanesi e per milanesi.
    Non è così. Come non è così per molte altre questioni calde degli ultimi anni – l’allargamento della base americana di Vicenza o i cantieri dell’Alta Velocità in Val di Susa, tanto per citare i due casi più noti. Niente di tutto questo rappresenta solo una faccenda locale. È un trucco, non bisogna cascarci. Né bisogna credere al nuovo spauracchio che i portavoce del neoliberismo si sono inventati: oggi è il NIMBY, Not In My Back Yard, “Non nel mio cortile”. I megafoni obbedienti dei mass media e delle istituzioni hanno sempre bisogno di un feticcio su cui esercitare l’arte dello sputo.
    Non esiste nessun NIMBY. Esiste il NIABY: Not In Anybody’s Back Yard. Non nel cortile di chiunque.
    I problemi connessi al progetto dell’Expo riguardano tutti.

    Infine, qui (**)si può trovare (in formato PDF) un illuminante, interessantissimo documento ufficiale dell’Expo 2015 (datato luglio 2007). La sua lettura è illuminante: ne riporto qui di seguito due brevi brani. Presi singolarmente sembrano inerti; accostati l’uno all’altro lasciano affiorare all’improvviso, come in un film di Indiana Jones, il loro significato esoterico:
    «La genuinità (…) di prodotti agro-alimentari è innanzi tutto una necessità sociale, oltre a rappresentare un importante valore economico. Centrale è il ruolo del territorio, in quanto la qualità e la genuinità del cibo vanno di pari passo con la tradizione consolidata nelle attività di coltivazione e di allevamento dei popoli e delle comunità locali, frutto d’esperienze millenarie sulle quali oggi si innestano forti innovazioni scientifiche e tecnologiche.
    (…) L’Expo intende offrire un momento di confronto alla comunità scientifica internazionale per fare il punto sulle più recenti innovazioni che tutelano la salute del consumatore finale, con particolare riferimento (…) al ruolo svolto dalle bio-tecnologie, unito a una riflessione sull’utilizzo di Organismi Geneticamente Modificati (OGM), per meglio comprendere i loro potenziali effetti sulla salute.»

    *

    Dal sito del Comitato No Expo e dal dossier intitolato “Expo 2015: una grande opportunità o una sciagura da evitare?”:

    «Il Comitato No Expo (…) è nato per opporsi ad un progetto che vede concordi tutte le istituzioni dal Comune di Milano al governo Prodi. Un progetto che nasce col peccato originale di una gigantesca speculazione fondiaria ed immobiliare, destinato a portare a sintesi la ridefinizione di tutti gli assetti territoriali attraverso il proliferare di tangenziali, bretelle, autostrade, linee ad alta velocità, centri direzionali, centrali elettriche e centri commerciali. (…) Sarà un affare enorme, un grande evento commerciale simbolo dell’economia globalizzata, del prevalere dei mercati sulla politica e la società.
    – 4 miliardi di euro d’investimenti (1,4 mld di euro pubblici)
    – milioni di mq di nuove aree cementificate
    – 160.000 visitatori attesi al giorno per 180 giorni
    – realizzazione del Tav e di nuove autostrade (Brebemi, Pedemontana)
    – 2 nuove tangenziali a Milano, Broni-Casale e Boffalora-Malpensa
    – terzo teminal a Malpensa
    – alberghi, parcheggi, poli logistici di servizio
    Una macroregione che va da Torino a Verona, già oggi tra le più inquinate e congestionate al mondo, alterata in maniera irreversibile.»

    «…L’Expo sarà l’occasione per attirare concentrare e spartire decine di miliardi di euro (si parla di un volume complessivo di 34 mld di business vari), consolidando quel sistema affaristico e di potere che da qualche anno sta coprendo Milano e provincia di quartieri esclusivi, centri commerciali e operazioni immobiliari varie che niente hanno a che vedere con uno sviluppo sostenibile del territorio. Un sistema trasversale agli schieramenti politici, che detta lo sviluppo urbanistico della metropoli suddividendosi gli interventi relativi a tutte le grandi trasformazioni urbanistiche che stanno interessando la città sulle ex aree industriali e sui terreni agricoli della cintura metropolitana. Esempi di nomi dei protagonisti? Ente Fiera, LegaCoop, gruppi della Grande Distribuzione, Cabassi, Pirelli, Zunino, Caltagirone, le grandi banche, Ligresti, Compagnia delle Opere, Assolombarda, Camera di Commercio. Ognuno di questi attori, coinvolto a vario titolo nell’operazione Expo, è parte di una nuova mappa del potere, di una nuova stratificazione sociale, culturale, economica, che porta avanti il disegno di un nuovo modello di città funzionale a logiche di profitto finanziario anziché a valutazioni di impatto ambientale, sociale o lavorativo.

    …Oltre al territorio immediatamente circostante, l’Expo 2015 sembra presentarsi come occasione per accelerare una serie di interventi legati ad infrastrutture per la mobilità, completando la saturazione di un territorio ampio che va dal Piemonte al Veneto, dalle Prealpi al Po. L’obiettivo emergente è un grande conglomerato dedito alla logistica e allo smistamento di merci, alla loro commercializzazione in spazi sempre più grandi e diffusi. La Val Padana e i suoi circa 10.000.000 di abitanti potrà essere trasformata in un grande centro intermodale per i trasporti, con autostrade che solcano la superficie in ogni direzione collegando centri commerciali, interporti, grandi infrastrutture; mentre i nostri diritti alla salute, ad un territorio libero dal cemento, ad una mobilità sostenibile, a beni comuni fruibili, puliti, accessibili… dimenticati.

    …Non è difficile immaginare lo scenario post Expo: urbanizzazione intensa del territorio a nord-ovest di Milano, saturazione delle aree residue attorno alla Nuova Fiera, realizzazione di nuove infrastrutture e nuove residenze, erosione delle aree verdi (Parco delle cave, Parco di Trenno, Parco Agricolo Sud Milano), ed infine “valorizzazione” del territorio. Ma per chi?
    È un progetto ad impatto ambientale enorme, economicamente costoso. Prendiamo il caso della terza pista di Malpensa. Oggi Malpensa è in crisi, inutile e inutilizzato come hub, soffocato dalla concorrenza di almeno altri dieci aeroporti sparsi lungo la direttrice Torino-Trieste. Come si può pensare di ingrandirlo? E quando si concluderà l’Expo cosa succederà? Cosa ci faremo con la terza pista? Gare di auto?»

    «L’Expo, come si legge nel programma, si configura come un luogo dove le multinazionali potranno tranquillamente tornare all’attacco per esporre i vantaggi degli OGM e farci credere che sono un mezzo per lottare contro la fame nel mondo.
    Ma la fame nel mondo non è legata principalmente alla scarsa resa dei terreni e dei semi, bensì alle sovvenzioni all’agricoltura in Europa e negli USA che consentono massicce esportazioni di alimenti dal Nord del mondo verso i paesi più poveri; direttive che hanno l’effetto principale di buttare fuori dal mercato le economie locali, così che si arriva al paradosso per cui il riso locale costa di più di quello in arrivo dall’occidente. Il risultato è la distruzione dei mercati locali e la spinta obbligata a comprare OGM che devono essere comprati ogni anno, mentre i semi naturali posso essere ripiantati. Questo è stato finora l’atteggiamento dei Paesi ricchi e delle multinazionali, il che ci sembra perfettamente compendiato nel titolo “Nutrire il pianeta”.»

    Sergio Baratto
    Fonte: http://www.ilprimoamore.com
    Link: http://www.ilprimoamore.com/testo_787.html br>
    7.02.08

    (*) http://www.noexpo.it/article.php3?id_article=28
    (**) http://www.noexpo.it/article.php3?id_article=12

  2. Ragazzi per una volta sola non sparate a zero su ogni cosa che si prova a fare in Italia. Lo so anch’io che in quel piatto ci mangeranno in tanti, ma insomma, ci mangerebbero comunque. Ci sono paesi (tipo est Europa) dove non ci sono più infrastrutture, industrie, paesi interi si sono svuotati, e la malavita è lo stesso dilagante. Non si risolve il problema delle infiltrazioni malavitose negli appalti pubblici non facendoli. E’ bene invece sorvegliare, invece che le cose siano fatte bene, ma iniziare già adesso a spaccare le vetrine non mi sembra produttivo.

  3. Sono d’accordo con Marceddu,
    Ben venga l’Expo 2015.
    Milano è una grande città e l’Italia è un grande Paese. certò è gestito malissimo ed è governato da cani, e questo è anche colpa nostra per tanti motivi.
    Chiniamo troppo la testa e facciamo poco per cambiare.
    Comunque l’Expo ci potrà portare qualche cosa di positivo nelle infrastrutture e in un po’ di lavoro indotto.
    La piaga del lavoro nero avanza se anche noi stiamo sempre zitti e non denunciamo i misfatti, i costi e i prezzi aumentano perchè continuiamo a comprare tanti oggetti inutili invece di rifiutarci di consumare il superfluo…insomma il pantano in cui viviamo è anche un po’ colpa nostra.
    Marcusdardi

  4. MILANO EXPO 2015. SIAMO TUTTI MANOVALI

    DI DEBORA BILLI
    Petrolio

    Che gioia, che felicità. A Milano l’Expo 2015.

    Malgrado i giornali e le TV esultino, e i politici, sempre più avulsi dalla realtà, si litighino il “merito” dell’operazione, la popolazione se ne sbatte bellamente. Lo credo: cosa viene in tasca, a noi? L’unico nostro coinvolgimento consisterà nel dover pagare di tasca nostra le cementificazioni, i grattacieli, le indispensabili “arterie”, i 530 mila metri quadri di parcheggi. Che poi vien da chiederci, a noi qui in questo angolino, quanta gente ancora userà l’auto nel 2015 da riempire 530 mila metri quadri e arterie annesse.

    Non solo. Pagheremo tutte le revisioni dei costi, che lieviteranno fino a quadruplicarsi, pagheremo le bustarelle, le corruzioni, il cemento e il calcestruzzo della mafia, gli espropri, le campagne elettorali degli amministratori locali. Pagheremo la manutenzione di edifici fatiscenti già nel 2016, le commissioni di liquidazione, le richieste di risarcimenti, i magistrati che indagheranno e i poliziotti che intercetteranno.

    Pagheremo anche in termini di parchi distrutti, di falde inquinate, di rifiuti buttati chissà dove, di verde pubblico che scompare, di terre strappate all’agricoltura.

    Ma calma, prima di protestare: avremo ben il nostro tornaconto! Ed il tornaconto è… 70.000 posti di lavoro. Vien da chiedersi come mai in questo Paese, che vanta fior di laureati, diplomati, tecnici, artisti e navigatori i posti di lavoro abbiano sempre a che fare col cemento. Ci hanno preso per una manica di manovali. Dovremmo esultare al pensiero di prendere tutti la cazzuola in mano e rimestare sabbia, ringraziando Iddio per l’elemosina. Che poi è tutta da vedere, che la cazzuola non finiranno col prenderla i rumeni al nero in subappalto.

    I più fortunati faranno le hostess e i centralinisti precari a 700 auro al mese, per tutto il 2015. Poi, a casa. Questi sono i “posti di lavoro” che offrirà l’ennesimo scempio all’italiana. Mi sono divertita a fare un conticino: l’investimento è di 20 miliardi di euro. I posti di lavoro sono 70 mila. 20 miliardi diviso 70 mila fa = 285 mila euro a cranio. Io sarei d’accordo a fare un assegnuccio a questi lavoratori, sistemarli per un bel pezzo, e risparmiarci lo scempio di Milano.

    Voi che ne dite?

    Debora Billi
    Fonte: http://petrolio.blogosfere.it/
    Link: http://petrolio.blogosfere.it/2008/04/milano-expo-2015-siamo-tutti-manovali.html
    2.04.08

  5. nel sud più o meno fanno già così.
    se arrivano i soldi (poniamo 100) per fare una bonifica invece di spenderne 20 per dare lavoro a 20 persone per 5 anni li spendono tutti i stipendi.
    così occupano non 20 ma 100 lavoratori per 5 anni.
    il problema?
    non restano soldi per fare ma terialmente la bonifica.
    ma nn fa nulla.
    il lavoro nn fatto non dà problemi, mentre i 100 lavoratori sono 100 voti in più….

  6. L’EXPO DELLE MERAVIGLIE
    Indymedia Lombardia

    Abbiamo costruito modelli di simulazione in collaborazione con la Berkeley University, sul dossier Expo.
    (qui alcuni resoconti)
    http://www.quidtum.co.uk/PDF/Territorio-Expo.pdf
    i risultati sono, in sitesi:
    – il dossier è in gran parte falsificatorio: i numeri corrispondono ad una quasi totale cementificazione indiscriminata dell’area
    – l’area è per lo più privata e i soliti noti la vedono rivalutare del 2000 % senza alcuna immediata ricaduta sulla città
    – la meravigliosa ‘via d’acqua’ che dovrebbe collegare lo scolmatore Olona con i Navigli è irrealizzabile ( ci sono oltre 40 m di dislivello che comporterebbere numerose chiuse….)
    la via d’acqua diretta al polo espositivo tagliera’ in due Parco delle Cave e Bosco in citta’.
    http://www.milanoexpo-2015.com/imgup/File/Ann%20Chapter%2009.pdf

    cosa più grave di tutte:

    – nel dossier ( a differenza di tutte le altre Expo eurpoee degli ultimi anni) non esiste un programma di riuso dell’area e delle attrezzatture che, un minuto dopo la chiusura, rischiano di diventare una città fantasma dalle dimensioni colossali.

    – nel 2000 è stata approvata la Convenzione europea del Paesaggio ratificata e quindi resa operativa ed obbligatoria dal 2006 in Italia
    http://www.bap.beniculturali.it/attivita/tutela_paes/convenzione.html

    – il concetto di paesaggio è allargato a TUTTO il territorio, compreso quello urbanizzato, in riferimento imprescindibile a COME E’ PERCEPITO DALLE POPOLAZIONI ( “Paesaggio” designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni )

    – ne deriva l’obbligo da parte di tutti gli enti attuatori di politiche urbane di interpellare le popolazioni, nelle forme e nei modi più efficaci per : sensibilizzarli sul paesaggio in cui vivono e sui paesaggi ‘latenti’ da sviluppare, attivare pratiche di PARTECIPAZIONE ALLE SCELTE.

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    avreste assegnato l’expo ad una citta’ che inaugura i padiglioni della nuova fiera nel 2006 (allora ancora in mezzo ai cantieri, inaugurazione elettorale) e che nell’aprile 2008 non ha ancora completato gli svincoli autostradali per accedervi (cosa che fa provocare code di piu’ di dieci km per l’accesso alla fiera, come accaduto per l’eicma di settembre scorso)?
    E’ solo uno degli esempi…

    il coordinamento che goldmund vede imho e’ dettato dalle grosse fette di torta da spartirsi, perche’ come diceva lo slogan della locandina messa nei negozi durante la visita degli ispettori del bie “tutti hanno diritto a mangiare” (slogan profetico) 😉

    L’ampliamento dello Stadio di San Siro per i mondiali del ’90 fu definito dall’allora assessore Falconieri come “l’Oxford degli appalti”.
    Qui si potrebbe definire “l’intero sistema universitario americano degli appalti”…

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    il fututro collasso di Milano:
    http://www.francoangeli.it/riviste/sommario.asp?IDRivista=63

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    noi non abbiamo vinto niente, perso forse si, anzi per quanto mi riguarda perderemo tanto di quel territorio agricolo e vedere la citta’ e i dintorni sacrificati agli interessi del BIE e dei nostrani politici e dei loro amici.
    Che senso ha pretendere un quartiere fieristico nuovo, quando ce n’e’ uno recentissimo a fianco? Che senso ha costruire fiere su fiere per poi abbatterle o lasciarle li’ a marcire?
    Chi si ricorda la vicenda del tendone per la stampa al di fuori di san siro per i mondiali del ’90, poi piantato a marcire alla Barona con la falsa promessa che sarebbe divenuto un centro sportivo polivalente?

    Dicono che l’expo avra’ una ricaduta positiva per la citta’, che Milano avra’ un volto nuovo. Rifaranno il volto anche alla Comasina, a Quarto Oggiaro in mano alla ‘nrangheta, al Gratosoglio, alle periferie dimenticate da anni dal comune? O i loro interessi si fermeranno ai terreni di Ligresti & Cabassi (tanto per fare due nomi), a gigantesche cattedrali nel deserto che poi faranno la fine di tanti palazzoni di Ligresti sui quali campeggia da anni la scritta “Affittasi uffici”?
    Come potra’ una classe politica che ha dato finora determinate dimostrazioni (ad esempio limitarsi a svolgere il compito di notai per gli interessi di cementificatori e speculatori edilizi) invertire la rotta di 180 gradi? Per puro spirito missionario nei confronti di chi la citta’ la vive veramente? Onestamente lo trovo molto difficile da credere…

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    “E il premio Nobel Al Gore ha dichiarato di sostenere la città.
    ‘Milano – ha detto l’ex vice presidente degli Stati Uniti – sta mettendo in pratica politiche per diventare una delle città più amiche dell’ambiente’ “
    – fonte: sito ufficiale Expo.

    Fonte: http://lombardia.indymedia.org
    Link: http://lombardia.indymedia.org/?q=node/4839
    3.04.08