Home / ComeDonChisciotte / EOLICO: AL CENTRO IL PIANO B PER L'ECONOMIA

EOLICO: AL CENTRO IL PIANO B PER L'ECONOMIA

DI LESTER R. BROWN
Earth-policy.org

Per anni, solo uno sparuto gruppetto di paesi ha dominato lo sviluppo dell’energia eolica, ma la globalizzazione industriale sta cambiando le cose ed oggi sono oltre 70 i paesi impegnati nella crescita di questo settore. Fra il 2000 e il 2010, la produzione di energia elettrica generata dal vento è cresciuta massicciamente, passando da 17’000 MW a quasi 200’000.

Se si considera la percentuale di elettricità fornita dall’eolico, al primo posto arriva la Danimarca, col 21%. In Germania, tre Laender del nord già raggiungono o addirittura superano il 40%, mentre la Germania nel suo insieme è all’8% – ma questa cifra è in rapida ascesa.
Nello stato americano dell’Iowa, la rete di centrali eoliche installata negli ultimi anni consente ormai di produrre il 20 % del fabbisogno elettrico.
Sul piano unicamente quantitativo, gli Stati Uniti sono in testa con una produzione di 35’000 MW. Seguono Cina e Germania con 26’000 MW ciascuna. Il Texas, da tempo il maggior produttore di petrolio fra gli stati americani, è diventato ormai anche il maggior produttore di elettricità dal vento. Possiede 9’700 MW di energia eolica già in rete, mentre altri 370 sono in costruzione e molti di più in progettazione. Se tutte le centrali eoliche previste entro il 2025 saranno
completate, il Texas disporrà di ben 38’000 MW da questa fonte – l’equivalente di 38 centrali a carbone. Il che fornirebbe circa il 90 % del fabbisogno locale di elettricità per 25 milioni di
abitanti.

Nel giugno del 2010 si sono avviati i lavori dell ‘Alta Wind Energy Center (AWEC) sul Tehachapi Pass, 75 miglia a nord di Los Angeles, in California. Con i suoi 1’550 MW, sarà la più grande centrale eolica degli USA. Questa AWEC è parte di un progetto d’insieme volto a produrre 4’500 MW di energia da fonti rinnovabili, abbastanza da fornire elettricità a circa 3 milioni di famiglie.

Dato che le pale eoliche occupano solo 1% del territorio coperto da una centrale, contadini e allevatori possono continuare a coltivare cereali e a pascolare bestiame sui terreni della centrale stessa. In pratica, si raddoppia così il rendimento di quei terreni, dai quali si trarranno ormai simultaneamente elettricità e grano, mais o bestiame. Senza nessun investimento supplementare da parte loro, contadini e allevatori possono contare su un reddito in royalties fra i 3’000 e i 10’000 $ l’anno per ogni pala eolica posta sui loro terreni. Nelle Great Plains degli Stati Uniti, i diritti percepiti per le pale eoliche rappresenteranno per migliaia di allevatori un reddito molto superiore a quello derivante dalla vendita di bestiame.

Se consideriamo la capacità produttiva di un terreno in termini di energia, i generatori eolici rappresentano un caso a sé. Ad esempio, se un acro (ca. mezzo ettaro) di terreno nel nord dell’Iowa può produrre 1’000 dollari di etanolo l’anno se coltivato a mais, lo stesso acro potrà fornire 300’000 dollari di elettricità se usato come sede di generatori eolici. Si comprende agevolmente che le centrali di questo tipo attraggano l’interesse di molti investitori.

Per quanto sia notevole il ritmo di crescita della produzione di energia eolica negli USA, ancor maggiore è l’espansione che il settore conosce in Cina. Il paese dispone, sulla terraferma, di una quantità di energia eolica sufficiente per moltiplicare di 16 volte il suo attuale consumo di elettricità. Oggi la maggior parte dei 26’000 MW tratti dal vento è prodotta da centrali relativamente piccole, fra i 50 e i 100 MW, il cui numero è in rapida crescita. Oltre a queste però la Cina ha creato il programma Wind Base che prevede la costruzione di sette megacentrali eoliche, da 10 a 38 gigawatt, in sei diverse province (1 gigawatt rappresenta 1’000 MW).
Una volta completate, queste enormi centrali avranno una capacità produttiva superiore a 130 gigawatt: per dare un’idea, la stessa potenza si potrebbe ottenere costruendo una centrale a carbone ogni settimana per due anni e mezzo.

Di questi 130 gigawatt, 7 saranno prodotti nelle acque costiere nella provincia dello Jiangsu, una fra le più industrializzate del paese. In totale, la Cina progetta centrali offshore per 23 gigawatt. Il più grande complesso offshore , la Donghai Bridge Wind Farm (102 MW), presso Shangai, è già operativo.

In Europa, dove già si producono 2’400 MW da impianti offshore, si progettano altre centrali di questo tipo per un totale di 140 gigawatt, soprattutto nel Mare del Nord. Da centrali eoliche situate nelle acque dei mari europei si ritiene possa essere tratta una quantità di energia in grado di soddisfare il fabbisogno del continente, moltiplicato per sette.

Nel settembre del 2010, le autorità della Scozia hanno annunciato che il vecchio obiettivo di produrre nel 2020 il 50 % dell’elettricità da fonti rinnovabili era superato e che si mirava ormai ad un 80%. Per raggiungere addirittura il 100% nel 2025. Gran parte di questa nuova capacità produttiva sarà rappresentata da centrali eoliche offshore.

In Danimarca, si sta cercando di portare al 50% la quota di energia elettrica dall’eolico, puntando soprattutto sulle centrali offshore. I pianificatori danesi hanno d’altronde rovesciato i termini del problema rispetto alle politiche energetiche convenzionali: prevedono di usare il vento come approvvigionamento di base in elettricità e di ricorrere ai carburanti fossili solo per supplire a insufficienze temporanee.

La Spagna, con 19’000 MW per 45 milioni di abitanti, ha ottenuto nel 2009 il 14 % della sua energia elettrica dall’eolico. Il giorno 8 novembre di quello stesso anno, i forti venti consentirono ai generatori eolici di fornire per cinque ore consecutive il 53 % del fabbisogno nazionale di elettricità. Il giornalista del London Times Graham Keeley scrisse allora da Barcellona che “le grandi pale eoliche che costellano la regione Castilla-La Mancha – dove Cervantes ambientò il suo Don Chisciotte – come altre aree della Spagna, segnarono un nuovo primato nella produzione di energia ricavata dal vento”.

Nel 2007, quando la Turchia lanciò un bando per la costruzione di centrali eoliche, giunsero ad Ankara proposte di impianti in grado di produrre l’impressionante cifra di 78’000 MW, molto più della sua capacità produttiva totale, che ammontava a 41’000 MW. Dopo aver selezionato le offerte più allettanti per 7’000 MW dall’eolico, il governo turco sta ora rilasciando i permessi di costruzione.

In Canada, paese ricco di venti, le province di Ontario, Quebec e Alberta sono in testa per quanto riguarda gli impianti già operativi. Ontario, la più popolosa del paese, ha ricevuto domande per i diritti di sfruttamento di impianti offshore sulle sponde dei Grandi Laghi che fornirebbero circa 21’000 MW. Le autorità si propongono di rinunciare a tutte le centrali a carbone entro il 2014.

Sulla sponda statunitense del lago Ontario, lo stato di New York ha già richiesto offerte analoghe, e altrettanto progettano di fare i sette stati posti sulle rive dei Grandi Laghi.

Il Piano B elaborato dall’Earth Policy Institute per salvare la nostra civiltà consta in definitiva di quattro elementi: stabilizzare il clima, far rivivere i naturali sistemi di difesa del pianeta, stabilizzare la popolazione e eliminare la povertà. Al centro di questo piano vi è un programma di vasto impatto volto a creare 4’000 gigawatt (cioè 4 milioni di MW) di energia eolica entro il 2020. Quanto basta per coprire oltre la metà del fabbisogno mondiale di energia elettrica previsto dal Piano B per l’Economia. Ciò richiederà un raddoppio della capacità produttiva ogni due anni, ben oltre il raddoppio triennale registrato nell’ultimo decennio.

Questa iniziativa, rivolta alla stabilizzazione del clima, implica la messa in opera di 2 milioni di pale eoliche di 2 MW ciascuna. Produrre due milioni di queste turbine nei prossimi dieci anni può apparire un progetto troppo ambizioso, ma lo è molto meno se si considera che attualmente il mondo produce ben 70 milioni di automobili l’anno.

Contando 3 milioni di dollari per ogni pala eolica installata, quei 2 milioni di turbine rappresenterebbero una spesa globale di 600 miliardi di dollari l’anno da oggi fino al 2020. Cifra da paragonare con la spesa per il petrolio e il gas che è destinata a raddoppiare, passando dagli 800 miliardi del 2010 a 1,6 trilioni nel 2015.

Lester R. Brown
Fonte: www.countercurrents.org
Link: http://www.countercurrents.org/brown220411.htm

15.03.2011

Traduzione a cura di ABATTAGLINO per www.comedonchisciotte.org

Pubblicato da Truman

  • vic

    Anni fa’ si parlava anche di un eolico che sfrutterebbe i jet stream, le correnti a getto che soffiano costantemente nell’alta atmosfera.

    La Danimarca ha molto vento e zero montagne, logico che sfrutti il vento.
    Ricordiamoci che pero’ l’aria e’ sempre aria, pesa mille volte meno dell’acqua e dunque contiene meno energia cinetica a parita’ di velocita’. Insomma dove c’e’ acqua che scorre e’ piu’ saggio sfruttare lo scorrimento dell’acqua che non quello dell’aria. Uno svantaggio costruttivo delle pale eoliche e’ che le torri devono essere dimensionate per il vento piu’ forte previsto anche se poi a quelle velocita’ li’ le pale non rendono tanto senno’ si spezzerebbero, insomma va a finire che quando c’e’ piu’ energia la lasciano scappare quasi tutta.

    Dunque un altro eolico alternativo potrebbe essere quello che sfrutta i venti fortissimi oltre i 120 km orari. Venti che normalmente creano grossi problemi alle turbine a vento tradizionali. Questo tipo di venti soffia solitamente in montagna, ma non e’ costante. I russi hanno un brevetto per delle torri eoliche senza pale esterne. In pratica l’aria entra nella torre e genera all’interno un vortice da cui viene prelevata l’energia, immagino con delle turbine adeguate. Potrebbe essere l’architettura piu’ adeguata per le situazioni di vento forte?

    Probabilmente sotto la pressione del mercato, anche dal lato ingegneristico salteranno fuori ulteriori soluzioni eoliche.

    Da non dimenticare l’eolico passivo (l’incanalamento delle correnti d’aria, cosa che avviene in modo naturale su certi passi di montagna) o l’eolico termico che potrebbe essere una possibilita’ per generare energia in piccolo, in un edificio molto alto per esempio. Tutte soluzioni da provare, laddove ne potrebbe valer la pena.

  • ericvonmaan

    Voglio ricordare, a proposito di eolico, che già negli anni 90 l’Enel aveva fatto degli studi approfonditi individuando diversi siti offshore in acque italiane, al largo di Puglia, Sicilia e Sardegna se non ricordo male, caratterizzati da una elevata costanza di vento e da caratteristiche geografiche (fondali ecc) molto adatti a grandi parchi eolici. Da quegli studi (pubblicati sotto forma di riassunto online qualche anno fa, mi pare proprio qui su CDC) l’Enel stessa dichiarava di poter coprire oltre il 100% del fabbisogno elettrico nazionale con questi impianti.
    Ora se consideriamo 1)il costo di progettazione di una centrale nucleare 2)il costo di costruzione 3)il costo di mantenimento (personale, controlli costanti e costosissimi, manutenzione, riparazioni ecc) 4)il costo del carburante 5)i costi collegati allo stoccaggio e smaltimento delle scorie 6)i costi di smantellamento a fine vita della centrale 7)i costi delle coperture assicurative… e non cito nemmeno i rischi per la salute umana in caso di incidenti… mi chiedo quante mega torri eoliche si possano fare con tutti questi soldi!
    Credo sia solo una questione “politica” come sempre, non tecnica.
    L’elettricità eolica può essere affiancata da centrali a gas per coprire i periodo di bassa produzione dovuti a poco vento, perchè le centrali a gas possono essere avviate, spente, accelerate o frenate a seconda delle esigenze, non come una cenbtrale nucleare che deve sempre andare a manetta.
    Ma mi chiedo quanto ne sappiano i nostri cari politici di queste cose… o forse ne sanno ma semplicemente favoriscono gli interessi di chi deve guadagnare con il nucleare.

  • DexterDrake

    se non ricordo male, anche l’eolico aveva il suo lato negativo; sui grandi parchi eolici (l’articolo che lessi un paio di anni fa citava i parchi statunitensi) si era constatato un cambiamento dei venti ed un conseguente cambiamento del clima locale, questo perchè le pale interferiscono (tolgono energia) con le correnti d’aria.
    dubito che attualmente ci siano le tecnologie per produrre energia a basso impatto ambientale: anzi, dubito che ci sia la determinazione per farlo.

  • pedronavaja

    Due considerazioni.

    La prima. La Spagna, che ha un peso diverso della Danimarca, già oggi produce con l’oelico attorno al 20% del totale del fabbisogno elettrico, ed è praticamente la prima fonte di generazione di energia elettrica del paese.

    La seconda: lo scarso numero di consultazioni dell’articolo, conferma, come in altri casi, che ai frequentatori di CDC di energia rinnovabili, ambiente o quisquilie simili, importa poco, assai meno delle illustrate tesi sui vari complottismi mondiali, siano questi sul terremoto del Giappone, sull’attacco al povero colonnello o sul dinaro d’oro.

  • ericvonmaan

    I grandi parchi eolici vanno fatti al largo, in mare. Così non ci sono problemi di deturpazione del paesaggio, di rumori o ronzii continui ecc. e inoltre il rendimento di un parco offshore è migliore del 30% rispetto a un parco terrestre. Il problema a cui tu accenni esiste ma in misura irrisoria.

  • geopardy

    Fermo restando che l’energia alternativa eolica, specialmente in Italia, è prigioniera di un’organizzazione finanziaria di tipo fortemente speculativo, che porta alla creazione di parchi eolici in zone poco ventose ed a bassissima incidenza produttiva rispetto a quella nominale (il reale potenziale della pala), quando, addirittura (vedi il caso Sicilia), non porti allo stopo delle pale per incapacità di connettersi alla rete, data l’insufficienza della stessa.
    Quello che tu dici l’ho sentito ad una conferenza sull’eolico e riferita da un nostro fisico che lavora nell’acceleratore del Gran Sasso, il quale sosteneva che cominciavano da affiorare forti sospetti di influenza negativa sul corso dei venti, in quei paesi che hanno abbondato nell’eolico.
    Il tutto ipotizzato con il principio della conservazione dell’energia, infatti, essendo le pale sempre più alte e grandi toglierebbero energia ventosa fino ad un’altezza che interagirebbe con la normale distribuzione dei venti ed a livello delle intere regioni dove sono state installati questi mega impianti; aggiungendo a ciò una proliferazione globale, la sommatoria di tutto ciò potrebbe addirittura influire sul clima mondiale in una maniera imprevedibile.

    Praticamente, attualmente non esisterebbe (se c’è a loro non conviene) una soluzione globale alla continua crescita di produzione enrgetica.

    Ciao
    Geo

  • wilcoyote

    I “mulini a vento” per venti forti furono costruiti già dai Babilonesi sotto il re Hammurabi:

    [img]http://www.energoclub.it/files/doceboCms/media/114218533288_turbina_persiana.gif[/img]

    Non sarebbe troppo complicato perfezionarli ed adattarli ai nostri bisogni.

  • vic

    wow!

  • geopardy

    Erano sicuramente per la macinatura del frumento.
    Per quanto riguarda la produzione di energia esiste un limite per i venti, non solo in senso di debolezza, ma anche di forza, infatti con venti forti e a raffica bisoggna disattivare le pale, altrimenti si genera una sovratenzione non accettabile.

    Ciao

    Geo