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ENNESIMA CRISI DI MERCATO O COLLASSO DEL SISTEMA ECONOMICO?


DI DANNI SCHECHTER
Alternet

Nonostante siano raddoppiati i pignoramenti dei beni ipotecati, e i prezzi del gas e degli alimenti salgano alle stelle, nei quotidiani d’informazione e a Washington si parla solo di business.

La domanda che è sorta alla fine dello scorso luglio, quando sono state confiscate altre due banche, è: stiamo per essere inghiottiti in un ulteriore crollo del nostro sistema economico o possiamo fare in modo di limitarne i danni o addirittura di aggirare il problema?

Sappiamo che ciò che sale, prima o poi scende ma quello che è sceso tornerà mai su?

La situazione attuale non promette niente di buono — ma, persino ora, i candidati alla presidenza dei due maggiori partiti politici parlano di tutto tranne che della crisi economica dilagante. Discutono di terrorismo e dell’Afghanistan e su come liberarsi dell’Iraq, ma non della realtà che devono affrontare quotidianamente tanti americani: una stretta che sta lasciando molti di noi in rovina, disgustati e nella morsa di debiti sempre più ingenti.Finora i catastrofisti si sono trovati ai margini, nei blog finanziari, nelle campagne di Ron Paul, di Ralph Nader o dei Green [Verdi]. I media principali si sono occupati di altro sottovalutando il disastro imminente. Mentre i pignoramenti raddoppiano e i prezzi del gas e degli alimenti salgono alle stelle, si parla sempre solo di business sia nelle pagine di economia sia tra gli esperti di politica che preferiscono discutere le copertine del New Yorker piuttosto che della crescente disperazione di molti americani.

Ad un anno dalla crisi il Congresso ha finalmente approvato una legge sull’edilizia abitativa, stanziando la maggior parte dei fondi per sostenere due agenzie immobiliari con più di un miliardo e mezzo di dollari. I mercati si stanno liquefacendo di fronte alle sempre più grandi batoste azionarie, le banche stanno stralciando sempre più miliardi e la disoccupazione cresce.

Esperti del settore come George Soros sostengono che questa è la peggiore crisi finanziaria dopo quella di Wall Street. Altri temono un’altra crisi. Questo pessimismo è stato registrato dal Newsweek, quotidiano di proverbiale saggezza, che ora dice: “E’ peggio di quello che pensate” scrivendo “Questa svolta negativa sarà probabilmente più lunga della recessione di otto mesi del 2001. Mentre il sistema finanziario U.S.A. ha fatto rapidamente scoppiare le bolle azionarie, c’è sempre voluto più tempo per stralciare il buco dei crediti inesigibili. Questo vento di prua che porta l’economia ad un punto morto – una crisi immobiliare e finanziaria, l’innalzamento del costo dell’energia e degli alimenti – negli ultimi mesi invece di diminuire si è rinforzato. Ad aggravare le cose c’è la doppia crisi del mondo finanziario – la stretta creditizia e il boom mondiale delle materie prime – che smorza qualsiasi sforzo per la ripresa”.

Abbiamo due sfide da affrontare: capire la gravità della minaccia incombente e decidere cosa potrebbe o dovrebbe essere fatto. Potremmo anche valutare che cosa dovrebbero dire i media e cosa dovrebbe proporre la classe politica.

Sulla crisi dei pignoramenti [delle case in caso di insolvenza nel pagamento del mutuo], per esempio, sono stato a Washington per 5 giorni con la NACA, Neighborhood Assistance Corporation of America [Organizzazione americana d’assistenza tra quartieri], che si è riunita in un grande albergo con lo scopo di consigliare i proprietari di casa a rischio a richiedere prestiti più abbordabili.

The Washington Post, situato proprio nella strada dove si raccoglievano le circa 20000 persone in fila alla ricerca di un aiuto, non ha detto niente se non dopo la fine dell’avvenimento. Ma, a loro credito, si deve dire che quando ne hanno parlato hanno riconosciuto che questo sforzo da parte di un gruppo di cittadini no-profit era stato più efficace nel rispondere alla crisi di quelli effettuati da tutte le agenzie governative messe insieme.

Scrive Steven Pearlstein, colonnista finanziario del Post:

Sono giunti in aereo e in treno, auto e metropolitane, prima dell’alba per continuare fino a tarda notte, portando cartelle piene di carte e buste a documentare la loro difficoltà finanziaria e i loro calcoli sbagliati.

“Risultava evidente come tutto era ben organizzato ed eseguito. All’esterno c’erano molti volontari e personale dell’organizzazione – 350 giunti da tutto il paese – che fornivano informazioni, consigli e simpatia a quelli che aspettavano in fila.

“Nello spazio di 30-60 minuti, i consulenti ben addestrati e ottimisti riuscivano a superare le perplessità dei loro nuovi clienti, strappando promesse per uno stile di vita più frugale ed elaborando nei loro computer i dettagli finanziari rilevanti. Alla pressione di un tasto, il sistema del NACA mostrava quanto il cliente poteva affrontare nei pagamenti mensili del mutuo e automaticamente richiedeva alla compagnia di gestione del mutuo di modificare il prestito. A seconda del servizio e del prestito, in pochi giorni o addirittura ore si poteva ottenere una risposta. In circa la metà dei casi il risultato è probabile che sia un prestito a rata fissa sotto-mercato con un taglio di centinaia di dollari dalle loro rate mensili.

Ecco un esempio di quello che può essere fatto da un’organizzazione di giustizia economica che unisca i servizi e i gruppi di pressione. Tutto questo è accaduto a tre isolati dalla Casa Bianca. Mentre vi è stata la visita degli ispettori federali, nessuno dei progressisti o dei sindacati ha mostrato solidarietà anche se i quartieri generali dell’AFL-CIO [American Federation of Labor and Congress of Industrial Organizations: la confederazione sindacale statunitense] si trovavano ad un solo isolato.

Gli individui hanno bisogno di essere aiutati ma tutti noi abbiamo necessità di cambiare. Ci troviamo di fronte a solo un altro degli errori del mercato, l’ultima bolla scoppiata in un ciclo di affari volatili o ad un sistema in deterioramento sull’orlo della bancarotta? Possiamo risolvere tutto questo con un infuso tipo Alka-Seltzer di nuove tasse o regole?

O ha ragione Gerry Gold, l’editore economico del britannico A World to Win quando afferma: “L’urgenza di costruire un movimento per rimpiazzare il capitale, non per salvarlo, non sarà mai sottolineata a sufficienza. Questo vuol significare un programma importante per estendere la proprietà sociale in tutti i settori dell’economia, per porre fine alla distribuzione dei profitti agli azionisti e per sostituire il sistema di vendita di lavoro in cambio di salario con un processo decisionale collettivo riguardo la distribuzione del reddito di una organizzazione”.

Vane speranze? O vi sarà la catastrofe, aggravata dal riscaldamento globale, dalle guerre senza fine e dalla diminuzione delle risorse? Se Obama o McCain dovranno aggiustare quello che si è rotto, sarebbe bene ne iniziassero a parlare. E una volta che lo faranno, chi di loro sarà eletto sarà capace di superare l’inerzia del Congresso e il potere dell’industria finanziaria e delle multinazionali?

Se il resto di noi si accorge di quello che sta avvenendo, ne parleremo meglio e ad alta voce. Ricorda, quando vedi qualcosa, dì qualcosa [ when you see something say something: erano scritte affisse dappertutto dopo l’11 settembre]. E’ tempo di fare più che parlare.

DANNI SCHECHTER
Fonte: www.alternet.org
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28.07.08

Traduzione a cura di www.comedonchisciotte.org

Pubblicato da Truman