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EMILIA: LAVORARE SOTTO RICATTO, MORIRE CON LA LIBERATORIA

FONTE: ILSIMPLICISSIMUS (BLOG)

Si era detto che la manomissione dell’articolo 18 non avrebbe cambiato molto le cose, che forse non sarebbe stato un toccasana per l’aumento dell’occupazione come nell’ottuso verbo dei professorini, così ignoranti da non conoscere nemmeno la letteratura economica che ridicolizza questa tesi e mettendosi così al livello della Carlucci, ma nemmeno avrebbe aggravato più di tanto la condizione dei lavoratori.

In quel che rimane della sinistra funziona ormai un solo ufficio: quello per la ricerca degli alibi e per insegnare a fare bene spallucce.

Questi signori che al Senato votato per lo scasso di un minimo di diritti del lavoro, non hanno nemmeno pensato a quanto possono pesare gli elementi simbolici. Sono decenni che sono lì a seppellire simboli in cantina, a cercare di dimenticarli, a nascondere sotto cumuli di parole e di falsa concretezza la cattiva coscienza. Hanno persino dimenticato il significato di simbolico e giurano di non saperne nulla, senza e senza se. Anche un po’ senza testa, ma questo per la politica attuale è uno svantaggio di poco conto.

Invece gli elementi simbolici hanno una straordinaria potenza. E una volta scardinatone uno ecco che crollano anche tutte le concretezze fasulle e le spallucce si trasformano in artrosi. La certezza viene dall’Emilia dove si è scoperto che parecchie aziende da una parte impongono col ricatto agli operai di tornare in fabbrica, dall’altra pretendono la firma di una liberatoria che solleva i datori di lavoro da ogni responsabilità. E’ questo il modo di interpretare le disposizione della Protezione civile che, un po’ per la fretta, un po’ perché il governo non vuole spendere soldi, specie quelli destinati premiare i biscazzieri, ha dato ai titolari delle aziende tutta la responsabilità in merito all’agibilità e alla stabilità dei capannoni rendendoli liberi di fare perizie private. Immagino assolutamente oggettive, come accade in Italia. Ma si sa che ormai da tempo l’unica responsabilità di cui le aziende vogliono caricarsi è il profitto così hanno scaricato ogni onere sui dipendenti.

La Cgil ha diffuso come prova una lettera della Forme Physique di Carpi, in cui la richiesta di liberatoria è chiara e senza appello, nonostante i contorcimenti del titolare per inventarsi gustose giustificazioni. Magari un modo per esercitarsi in dattilografia. Eccola qui sotto il documento che senza se e senza ma è un atto di accusa verso chi non ha ritenuto di difendere diritti e dignità.

Fonte: http://ilsimplicissimus2.wordpress.com
Link: http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2012/06/05/emilia-lavorare-sotto-ricatto-morire-con-la-liberatoria/
5.06.2012

Pubblicato da Davide

10 Commenti

  1. Bisogna smettere di vivere in un sistema basato sul profitto, ma quando lo dici ti prendono per il solito eremita sognatore…e allora teniamoci la schiavitu’ del 2012.

  2. “la certezza viene dall’Emilia dove si è scoperto che parecchie aziende da una parte impongono col ricatto agli operai di tornare in fabbrica,”
    senza contare il martellante pressing dei media nel ritorno alla normalità, non farsi sconfiggere dalla paura, essere più forti del terremoto, squallida retorica per tornare a lavorare senza se e senza ma che c’è da pagar le tasse

  3. delle parole di Nadia (operaia dell’Eurostets): «in una tenda puoi andare a dormire ma mica a lavorare… Ma si lavora per vivere, mica per morire…»

    delle parole del cugino di un operaio rimasto sotto le macerie di un capannone della Haemotronic di Medolla): «Biagio non era per niente convinto di tornare al lavoro, ma non voleva perdere il posto…»

    delle parole di due operai meridionali della Haemotronic di Medolla: «i soldi, tutto per il soldi… lavorare come cani e morire come cani».

    Voglio ricordarmi delle parole di Michail, un operaio polacco che si è salvato dal crollo di un capannone della Bbg di Mirandola: «Avevo trovato casa e lavoro e ho perso tutti e due, non c’è più futuro in Italia per me e mia moglie».

    Voglio ricordarmi dei musulmani che pregano per Mohamed, operaio della Meta di San Felice, «che non voleva tornare a lavorare, lo hanno obbligato».

    E ricordarmi di Kumar che, come ripete il rappresentante della comunità dei sikh, «è dovuto andare a lavorare perché non poteva perdere il posto».

    E ricordarmi di Pavel, romeno, che si è salvato dal crollo del capannone della Meta, e dice: «Non mi hanno obbligato, ma come fai a dire di no quando anche il padrone va dentro?»

    Perché in queste parole, in questi brandelli di storie e spaccati di esistenze c’è in nuce un pezzo di biografia del nostro paese, del paese reale.

    ps. Vorrei che queste testimonianze prese dai giornali e qui pubblicate fossero intese come un modo di custodire una memoria ancora viva che ci riguarda tutti, perché domani probabilmente non se ne ricorderà più nessuno.

    Evelina Santangelo
    Fonte: http://www.nazioneindiana.com
    Link: http://www.nazioneindiana.com/2012/05/30/un-pezzo-del-nostro-paese/
    30.05.2012

  4. Su 24 vittime del terremoto in Emilia, più della metà sono operai. Tornati al lavoro troppo presto, dentro capannoni troppo poco sicuri. Ai lavoratori è stato chiesto di pagare il prezzo più alto per la crisi, e lo stanno pagando anche con la vita.

    Come mai?

    Dei complottisti che s’ingegnano a spiegare le ragioni fantageofisiche del terremoto, dei millenaristi fuori tempo massimo che studiano gli allineamenti astrogeologici, ce n’è uno che voglia spiegare questo, che voglia rispondere a questa domanda del millennio?
    Come mai, come mai, sempre in culo agli operai?

    Perché a ogni crisi si cercano i soldi sempre dove ce n’è di meno, si chiede di pagare sempre a chi ha già pagato, si spedisce a morire per primo, in una trincea o in un capannone, sempre chi ha già avuto una vita più dura?

    Se la differenza di classe è solo un’illusione ottica data dall’allineamento fra Urano e Stocazzo, perché dei morti sotto le macerie più della metà sono operai?

    Come mai, anche senza terremoti, quello dei morti sul lavoro sembra sempre un bollettino di guerra?

    Perché è una guerra.

    Una guerra negata dai media mainstream, come tutte le guerre contemporanee chiamate ”missioni di pace”, una guerra le cui vere ragioni predatorie vengono spacciate per l’imprescindibile difesa di dogmi altisonanti, come per le guerre di tutti i tempi. Nel cinquecento si moriva per la Consustanziazione. Oggi si muore per il Pareggio di Bilancio.

    Una guerra di classe, che sta diventando un massaro di classe, perché, come in tutte le guerre contemporanee, alll’aggredito non viene riconosciuto il diritto di provare a difendersi, senza essere bollato come terrorista.

    Se il terremoto non si può prevedere con esattezza, lo sfruttamento dei lavoratori invece sì, e con una precisione matematica. Eppure anche quello dai più è ormai considerato un’ ineluttabile conseguenza delle leggi di Natura, un sottoprodotto delle congiunzioni astrali.
    Eppure la verità è là fuori. Chi possiede denaro e potere li mantiene e li accresce sfruttando il lavoro altrui. A prescindere da nazionalità, religione, o segno zodiacale. Se la terra trema, chi possiede denaro e potere delocalizza.

    E i lavoratori muoiono.

    Alessandra Daniele
    Fonte: http://www.carmillaonline.com
    Link: http://www.carmillaonline.com/archives/2012/06/004325.html#004325
    4.06.02012

  5. A delle richieste economiche della mia mia ex-moglie (anche lei lavoratrice autonoma o quasi …) facevo presente già tempo fa che ormai l’unico modo per poter sperare di “portare a casa” un lavoro è quello di offrirlo per la metà di quanto sarebbe decoroso. Sempre che poi si venga pagati, ma va be’, quella è un’altra questione.
    Diversamente il lavoro lo “porta a casa” qualcun altro più disposto a lavorare per l’indecoroso (molto probabilmente perché in grado di far lavorare ALTRI più disperati pagandoli ancor più indecorosamente …).

    Replica della mia ex-moglie:
    Ah be’ certo, bisogna lavorare il DOPPIO chiedendo la METÀ e offrendo una qualità se possibile migliore di prima” … concetto pronunciato come se fosse una cosa del tutto OVVIA.

    Ora, a parte ulteriori discorsi possibili, se questa logica viene data per assolutamente scontata, non c’è scampo. Perché OGGI è la metà di quanto sarebbe “decoroso”. Ma DOMANI cosa impedisce che dalla metà non si passi a un terzo ? Poi a un quarto, un quinto ?.. Se ci si adegua docilmente a questo meccanismo accettandolo come naturale non se ne esce. E a farne le spese saranno sempre i più numerosi elementi deboli e ricattabili.
    Oltre alla “qualità” che infatti tende in tutto e ovunque al più basso possibile.

    Capisco bene che passare da questa constatazione al trovare forme per opporsi ce ne corre e che purtroppo c’è poco da poter accettare o non accettare un simile fenomeno come naturale … Naturale lo è a tutti gli effetti: pare esserci sempre chi è più forte e chi meno, chi ha più fame e chi no. Però qualcosa non torna lo stesso ad assecondare questo meccanismo perverso.

  6. Questo articolo dimostra come le cosiddette persone “di sinistra” (cui sino a poco fa anch’io appartenevo) siano completamente fuori dalla realtà.
    Proviamo un po’ a metterci nei panni dei “padroni” che chiedono le liberatorie. La loro fabbrica è danneggiata, probabilmente avevano già problemi economici vista la crisi, dovranno ora investire ancora per riparare i danni. A questo punto, le scelte sono solo se chiudere direttamente, mandando tutti a casa, oppure almeno non rischiare problemi coi dipendenti nel malaugurato caso un’altra scossa faccia ulteriori vittime e danni.

    Casomai, padroni e dipendenti dovrebbero chiedere allo stato di prestare queste garanzie, oltre a intervenire con efficienza per aiutare a consolidare velocemente i capannoni (basta usare apposite cerniere antisismiche che impediscano alle travi di scorrere e perdere l’appoggio in caso di scossa) e certificarli per consentirne l’uso.

    Invece, che cosa fa la CGIL (che nell’immaginario della sinistra sta diventando l’unico sindacato che realmente protegge i lavoratori, ma che nella realtà sta dando un enorme contributo alla deindustrializzazione dell’Italia)? Denuncia come insopportabili ricatti ai media queste lettere di liberatoria! Voti guadagnati da parte di elettori ingenui alle prossime elezioni (cui vedrete si presenterà), e un altro colpo al futuro delle aziende terremotate!

  7. Abituarsi a cio’ che accadra’ quando il sistema crollera’ e’ un vantaggio rispetto a chi non sapra’ accettare le limitazioni consumistiche.

  8. Allora io per me sono a posto. Mi sono abituato oramai da ANNI a vivere come un quasi nullatenente. Quasi.

    È la mia banca che ancora non sembra avere intenzione di abituarsi al mio regime …

  9. Nessuno credo voglia negare i problemi dei “padroni” … se e quando ci sono. E ce ne sono certamente e non pochi. Anzi.
    Non per niente tra i numerosi suicidi si annoverano quelli di imprenditori che non ce la fanno più.

    Ma questo non cambia molto il giusto punto sollevato dall’articolo.

  10. polemiche enfatizzate ad arte (e nel verso sbagliato) per reiterare il divide et impera