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EMENDAMENTO D'ALIA E' CENSURA WEB

DI MARCO BAZZONI
italiopoli.ilcannocchiale.it/

Il Senatore Gianpiero D’Alia, con il suo emendamento all’articolo 50 del ddl n.773 (pacchetto sicurezza), già approvato dal senato, con una scusa sacrosanta (bloccare chi inneggia alla mafia, al terrorismo e alla violenza) si prepara a mettere il bavaglio alla rete.

Andrebbe ricordato che il reato di apologia e di istigazione a delinquere è già previsto e punito dal codice penale, quindi chiunque ne venga accusato, viene processato, e se colpevole, condannato.
Ovvio che il fine non è quello, ma di limitare la libertà di espressione e di opinione in rete.

In pratica, sempre se questo emendamento non verrà ritirato, e quindi approvato definitivamente dalla Camera dei Deputati, se su un blog, social media, ad esempio Youtube o Facebook, ci sono commenti, articoli che commettono apologia di reato e istigazione a delinquere, esempio invitare ad non osservare una legge considerata sbagliata, e non vengono rimossi entro 24 ore, il provider è obbligato dalla legge a oscurarli, pena una sanzione da 50 mila a 250 mila euro:

Nella foto: Giampiero D’AliaQuesto emendamento è incostituzionale, perchè va contro l’Articolo 21 della costituzione che dice: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione…”.

Se l’emendamento D’Alia non verrà stralciato, anche in Italia la libertà d’informazione su internet, sarà limitata a livelli della Cina.
C’è un blog che Vi invito a visitare, ed è quello di Stefano Quintarelli, che in un suo post, analizza nei dettagli l’emendamento D’Alia.

In una nota di poco fa, il Senatore D’Alia, sull’agenzia Apcom, risponde al post di Antonio Di Pietro  che accusava questo emendamento di censura, dicendo che il suo emendamento non censura il web.
Invece ha ragione Di Pietro!!!
Inoltre D’Alia, sempre nella sua nota di agenzia, arriva addirittura a dire che i blog di Beppe Grillo e di Antonio Di Pietro sono pieni di sciocchezze, non avendo il minimo rispetto per le centinaia di migliaia di persone che accedono ogni giorno a questi blog.
C’è ne fossero di blog così!!!

Saluti.

Marco Bazzoni
([email protected])

Fonte: http://italiopoli.ilcannocchiale.it/
Link: http://italiopoli.ilcannocchiale.it/?r=81145
13.02.2009

IL MERDA WALL DI D’ALIA CONTRO INTERNET

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Il Senatore D’Alia intervistato da Alessandro Gilioli

Il senatore D’Alia dell’UDC vuole oscurare la Rete. Ha proposto un emendamento, approvato in Senato, a un disegno di legge di Brunetta che obbligherà i provider a oscurare siti, blog o social media come YouTube e Facebook su richiesta del ministero degli Interni per reati di opinione, ad esempio un filmato o un gruppo che invitano a non osservare una legge considerata ingiusta. Senza nessuna sentenza della magistratura. Questo, oggi, avviene solo in Cina. In una dittatura. I cinesi hanno eretto contro l’informazione di Internet un “Golden Wall“, si sono ispirati alla Muraglia Cinese. D’Alia vuole costruire un “Merda Wall“, si è ispirato allo psiconano.
Il vero concorrente di Mediaset è YouTube. Mediaset non la comprerei neppure se me la regalassero. La pubblicità sta abbandonando la televisione e l’informazione si fa in Rete. Mettere Internet sotto il controllo del potere esecutivo vuol dire chiuderla di fatto e tappare la bocca ai cittadini liberi.
Marco Pancini di Google ha dichiarato:”No, le leggi ad Aziendam che poi hanno un impatto su tutto l’ecosistema non si possono fare. E bisognerebbe evitare di portare l’Italia a livello dei peggiori paesi del mondo in fatto di reati d’opinione“.
L’Italia stessa è ormai un Paese ad Aziendam e in quanto a perseguire reati di opinione non siamo secondi a nessuno.
Lo Stato è nostro e noi ce lo riprenderemo.

Partecipa all’iniziativa “Free Blogger” con una tua foto con la scritta Free Blogger.

Testo:

Dall’intervista di Alessandro Gilioli al sen. D’Alia pubblicata su “L’Espresso

A. Gilioli: Io volevo parlare di questo emendamento: innanzitutto, spieghi lo scopo e l’utilità.

D’Alia: L’emendamento introduce l’articolo 50 bis al pacchetto sicurezza, che consente al ministro dell’interno, su comunicazione dell’autorità giudiziaria che procede per delitti di istigazione a delinquere o apologia di reato, attribuisce al ministero dell’interno il potere di disporre che i fornitori di connettività alla rete internet utilizzino gli strumenti di filtraggio nei confronti di quei siti o social network che contenessero, diciamo, dichiarazioni e quant’altro connesse a queste ipotesi di reato.
Cioè, è una norma che serve a cominciare a intervenire nella regolamentazione di internet e questo nasce sostanzialmente dalle vicende che hanno riguardato Facebook, della comparsa su quel social network di gruppi inneggianti a Riina, Provenzano, alle Brigate Rosse eccetera.
E poiché non vi è alcuno strumento, nell’ordinamento, che consenta un intervento immediato qualora ovviamente si ravvisi un’ipotesi di reato, cioè qualora la magistratura stia indagando, il ministro dell’interno interviene con uno strumento di natura squisitamente cautelare che serve ad evitare che vi sia una moltiplicazione di questi siti o di queste manifestazioni illecite sulla rete.
Ovviamente, tutto questo avviene con la possibilità del ricorso all’autorità giudiziaria da parte degli interessati, e comunque attraverso una procedura di natura contraddittoria anche con i gestori dei siti a cui viene notificata una diffida ad oscurare o cancellare quelle parti che sono in contrasto con le posizioni citate.

A. Gilioli: Però, senatore, mi permetta di interromperla. La contestazione che viene fatta è proprio questa: io ho letto bene il suo emendamento, non si parla di cancellare le parti ma di oscurare il sito. Allora si dice: se c’è un gruppo su facebook che incita a Provenzano piuttosto che altre cose, gli effetti del suo emendamento non sarebbero cancellare quella pagina ma oscurare l’intero sito.

D’Alia: Ma mi scusi: se il gestore del sito non si fa carico di cancellare questi soggetti dal sito, è giusto che il sito venga oscurato. Il ministero diffida il gestore, il gestore poi ha due possibilità: o ottemperare e quindi cancellare dal sito i gruppi oppure non ottemperare. Se non ottempera si rende complice di chi inneggia a Provenzano e Riina quindi è giusto che venga oscurato.

A. Gilioli: All’interno di YouTube, per esempio, ci sono diversi video che potrebbero ricadere, forse, all’interno della tipologia da lei enunciata. Se YouTube non cancella quei video viene oscurato l’intero YouTube?

D’Alia: Secondo me si, certo.

A. Gilioli: Ancora un altro caso…

D’Alia: Le faccio un esempio: se su YouTube esce un video, come è successo e peraltro ci sono state diverse polemiche, in cui quattro ragazzi picchiano un loro coetaneo disabile – peraltro, in questo caso siamo in presenza della rappresentazione di un reato non è che siamo in presenza di una apologia: c’è la diretta o la riproduzione di un film in cui viene commesso un illecito penale – è giusto che un sito lo mantenga? Io credo di no.

A. Gilioli: Un altro caso: c’è una discussione online, nei siti, nei forum. Fra utenti del forum può capitare che ci si insulti o anche che ci si minacci. Lei questo lo ritiene una tipologia…

D’Alia: Se io minaccio qualcuno, lo minaccio nella realtà o su internet sempre un reato è.

A. Gilioli: Le faccio un’altra tipologia: io sono ipoteticamente autore di un blog. All’interno del mio blog qualcuno, tra i commentatori del mio blog, mi insulta, minaccia. Io che sono il blog master e quindi ritengo che sia giusto lasciare aperto il mio blog a ogni voce, comprese quelle che mi minacciano e mi insultano, non tolgo queste voci.
Anche in questo caso si rientra nella tipologia?

D’Alia: Guardi, rientrano tutte quelle ipotesi che sono previste dal codice penale nell’ambito dei delitti di istigazione a delinquere o disobbedire alle leggi. I delitti di apologia di reato, che sono previste dal codice penale o da altre disposizioni. Sono tutte ipotesi che sono ricondotte a fattispecie illecite, che sono già sanzionate nel codice penale e che quindi hanno la necessità di essere sanzionate in tutte le loro manifestazioni. Non è che cambia se io faccio un ciclostile con cui dico che Riina…

A. Gilioli: Scusi senatore, stiamo parlando dei commenti a un blog…

D’Alia: Guardi, i commenti a un blog non è che sono diversi: se in un commento a un blog io dico che le Brigate Rosse hanno fatto bene ad uccidere Moro, questa si chiama apologia di reato. Che io lo faccia sul blog, con un telegramma, su un bigliettino, con un comunicato stampa non cambia: sempre di reato si tratta e va perseguito, e va perseguito colui il quale se ne fa complice pubblicando queste porcherie, ivi compreso se è un gestore di internet tanto per essere chiari.
Io la penso in questo modo.

A. Gilioli: Senta senatore: lei è un frequentatore della rete?

D’Alia: Certo

A. Gilioli: Su facebook ci va?

D’Alia: No, su facebook vado poco perché mi indigna vedere su quel sito che si censurino le mamme che allattano i figli perché si ritiene esteticamente un fatto offensivo, antiestetico e poi si consenta a vari gruppi, ad esempio “Omaggio a Cutolo, chi è parente di pentiti infami e confidenti è pregato di non iscriversi a questo sito dedicato a Cutolo”.
Io non ci vado perché questo sito che censura le mamme, come dichiara peraltro correttamente Articolo 21, e consente queste porcherie è un sito indegno, dal mio punto di vista.
Con tutto il rispetto per chi vi accede.

A. Gilioli: Lei è conscio del fatto che se in Italia si chiude YouTube e Facebook siamo peggio della Birmania?

D’Alia: Guardi, io non sono per chiudere né Facebook né YouTube: io sono perché Facebook e YouTube rispettino le vittime di mafia, del terrorismo e degli stupri.

A. Gilioli: E se non le rispettano?

D’Alia: Se non le rispettano non possono avere il rispetto dello Stato.

A. Gilioli: Quindi vanno chiusi.

D’Alia: E’ evidente.

Fonte: http://www.beppegrillo.it/
13.02.2009

Pubblicato da Davide

  • Tao

    Questo d’alia magari si intende di mafia, ma non sa un cazzo di internet.
    come la maggioranza che ha votato questa legge.

    facebook gli ha risposto effettivamente che questa legge in sostanza è come bloccare tutta le rete ferroviaria italiana solo perché c’è un vagone imbrattato di graffiti.

    è la dimostrazione dell’ottusità in Italia, che si fanno leggi a cazzo.

    berlusconi qualche tempo fa disse che si voleva portare come proposta al consiglio europeo una regolamentazione rivoluzionaria di internet.

    SAREBBE QUESTA?

    mi sta sulle balle un sito o un server, comincio a scriverci a cazzate, fino a quando il ministero dell’interno non interviene.

    QUANDO BASTEREBBE SEMPLICEMENTE IN PRIMO LUOGO DEFINIRE CON CHIAREZZA COSA è LECITO E COSA NON è LECITO e poi perseguire la persona, dato che ogni pc ha il suo ip, che è rintracciabile.

    e questa legge dimostra di come funziona in Italia, e cioè che a decidere le cose, non sono persone esperte sulle cose in questione ma gente che parla per il sentito dire.

    questo d’alia tra l’altro dovrebbe occuparsi di mafia visto che questo nome compare spesso nelle indagini sulla commistione tra politica e mafia…

    che figli di puttana..hanno fatto presentare la legge da uno che non sta ne nella maggioranza ne all’opposizione per evitare lo scontro politico, PERò L’HANNO VOTATA TUTTI..

    e che significa?

    significa che vogliono imbavagliare la rete. perché ad esempio dopo questa legge se scrivo che questo deputato è un mafioso e deficente perché non conosce internet l’admin di comedon o il server sono costretti a tagliare il commento perché altrimenti rischierebbero la chiusura.

    ma non c’è solo questo deficente di politico e la mafia sia del cdx che del csx che hanno votato un provvedimento da dittatura, c’è anche il fatto che intendono imbavagliare skype. perché ha portato via 400 milioni di utenti alle compagnie telefoniche e quindi miliardi e miliardi di profitti, con la scusa che su skype le telefonate non si possono intercettare ed i mafiosi tramite skype commerciano la droga:

    I criminali abbandonano il telefono per internet
    comunicazioni blindate da un meccanismo legale invulnerabile

    I BOSS SI PARLANO SU SKYPE INTERCETTARLI E’ IMPOOSSIBILE

    Di MARCO MENSURATI e FABIO TONACCI
    La Repubbblica

    ROMA – “Di quei due chili ne parliamo poi, su Skype”. Eccola qui la frase simbolo dell’ultima emergenza della giustizia italiana. È stata intercettata due mesi fa dagli uomini della Guardia di finanza di Milano. Al telefono un trafficante di cocaina invita il complice a continuare quella comunicazione usando il software che permette di parlare via Internet. Proprio come ormai da settimane stanno facendo mafiosi, trafficanti di armi e di droga, sfruttatori della prostituzione e piccoli criminali in tutto il paese. Perché le comunicazioni fatte tra due pc attraverso Skype non possono essere in alcun modo intercettate dalla polizia, blindate da uno dei software più misteriosi che ci siano sulla rete e da un meccanismo legale invulnerabile. Per capirsi: se Moggi l’avesse saputo, Calciopoli non ci sarebbe stata.

    Proprietà della Skype Limited (gruppo eBay), questo programma utilizzato da 400 milioni di utenti nel mondo è uno dei principali ostacoli contro cui si stanno schiantando molte indagini penali, anche di primo piano. “Durante la comunicazione – spiega un tecnico che collabora assiduamente con la procura di Milano – Skype trasforma la voce di chi parla in tanti pacchetti di dati digitali che viaggiano in rete. I dati però vengono criptati in base a un algoritmo segretissimo inventato dai programmatori di Skype. Non solo. La procedura di autenticazione da parte degli utenti è invulnerabile, perché il software genera password monouso temporanee ogni volta che si avvia una comunicazione. Ciò rende impossibile agli investigatori ogni tentativo di intercettazione. Skype è riuscita a portare il proprio sistema di sicurezza a livelli militari, assolutamente lontani da quelli degli altri software creati per fare telefonate attraverso Internet, come Eutelia o Ehiweb”.

    Della conversazione nemmeno rimane traccia sui tabulati: le chiamate su Skype sono invisibili, non si può sapere né quando né dove vengono fatte.
    Anni fa, appena intuito il pericolo per le indagini, la prima reazione degli inquirenti fu quella di tenere tutto sotto silenzio. “Per non avvertire la malavita di un’occasione storica senza precedenti”. Ma nel giro di poco tempo, la malavita se ne è accorta, eccome. E adesso, mentre la politica snobba del tutto il problema concentrandosi solo sulle intercettazioni telefoniche di tipo tradizionale, si susseguono negli uffici della Direzione investigativa antimafia riunioni su riunioni per individuare una via di uscita.

    Il primo tentativo è stato quello di chiedere la collaborazione di Skype. Ma l’azienda si rifugia dietro una solida motivazione giuridica: ha sede legale in Lussemburgo e quindi non è soggetta alla normativa italiana del Codice di Comunicazione quella, per capirsi, che “costringe”, su ordine della magistratura, gli operatori a violare la segretezza delle comunicazioni tra due privati cittadini.

    Interrogata direttamente sulla questione, Skype non dimostra in effetti particolare collaboratività. “In considerazione dei risvolti legali del tema e non possiamo rispondere alle vostre domande” scrive a Repubblica Gennaro Nastri, senior account manager dell’azienda, che poi chiude con la formula classica: “La società attualmente coopera con le forze di polizia e le autorità giudiziarie per quanto è legalmente e tecnicamente possibile”.

    Di questa collaborazione, nelle riunioni e nei continui scambi epistolari con gli inquirenti, non c’è però traccia. Tanto che più volte è stata percorsa la via della rogatoria internazionale. “Una strada impervia – spiega Stefano Aterno, docente di informatica forense e criminologia informatica all’università la Sapienza di Roma – capita spesso che Skype dica di non essere in grado o di non voler mettere a disposizione la tecnologia necessaria a decrittare le conversazioni. E il tutto si risolve in una grande perdita di tempo”.

    Gli investigatori stanno allora provando ad arginare il fenomeno in un altro modo: con le intercettazioni ambientali. Individuando cioè i terminali attraverso cui i criminali si scambieranno le informazioni e mettendo le microspie nelle attrezzature (cuffie, microfoni, tastiere). Un sistema rudimentale che di fatto sposta indietro lo stato dell’arte delle intercettazioni di alcuni decenni, quando per controllare un’utenza occorrevano alcuni giorni e attrezzature molto costose.

    Il problema, però, è che non sempre è possibile individuare il pc attraverso cui i criminali si scambieranno le informazioni sensibili, anche perché si può accedere a Skype da un qualunque Internet Point e perché il software funziona anche sui telefonini di ultima generazione.

    “E non è ancora stato considerato il più grande profilo di allarme – sorride l’avvocato Aterno – E cioè quello legato alla diffusione e alla duttilità della tecnologia Voip, su cui si basano le telefonate on line”. Anche se qualcuno riuscisse a convincere Skype a collaborare con gli investigatori, nessuno può impedire ad altri di creare e diffondere sul web uno Skype 2.0. Un po’ come è accaduto anni fa con i siti di peer to peer per lo scambio di musica tra utenti in rete.

    Marco Mensurati e Fabio Tonacci
    Fonte: http://www.repubblica.it
    Link: http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/politica/giustizia-10/boss-skype/boss-skype.html

    14.02.2009

    che figli di puttana!

    e poi cosa significa che ha sede in lussemburgo e quindi non si può chiedere i tabulati?

    MA IL LUSSEMBURGO NON STA NELL’UE?

    e allora per ciò che concerne la criminalità non ci sono in europa direttive e regole comuni?

    e poi la stronzata che non si può intercettare perché i messaggi sarebbero criptati..MA NON ESISTONO LE CONNESSIONI? I SERVER?
    quindi i numeri si rintracciano..

    e se addirittura è possibile intercettare conversazioni tramite il telefonino se non si stacca la batteria..a chi la raccontano che skype non si intercetta?

    LE CAZZATE CHE SI INVENTANO PER I SOLDI…
    400 MILIONI DI UTENTI SIGNIFICANO MILIARDI DI PROFITTO PERSO PER LE COMPAGNIE TELEFONICHE…

    e debbono trovare una maniera per bloccare sky soprattutto per evitare che in futuro sempre più persone lo utilizzino, con danni per i profitti dei gestori della telefonia..

    LonanHista

  • nessuno

    I politici italiani TEMONO la rete perché sulla rete girano notizie e non quelle che spacciano loro o i loro servi giornalai.
    Un altro passo avanti verso il compimento del piano di gelli.
    I delinquenti se non sanno usare skipe viaggiano a pizzini mentre i politici ora usano skipe a gogo!!!!!
    Reagire è doveroso, bombardiamo di email gli organi costituzionali.
    Se c’è qualcuno che elabora il testo( io sono notoriamente skulturato e magari eccedo rischiando una denuncia) mi passo la domenica a spedire email.

  • Tao

    LETTERA APERTA A GIAMPIERO D’ALIA


    DI DANIELE MARTINELLI
    danielemartinelli.it

    Dopo l’approvazione al Senato italiano dell’emendamento birmano sulla censura di blog e siti “che incitano all’odio” mi sento in dovere di rivolgere questo pensiero aperto al deputato Giampiero D’Alia dell’Udc, Unione dei condannati e/o dei concubini.

    Intanto ti ricordo che i veri fans di Riina, Provenzano e Màngano non sono 4 babbei su Facebook, ma stanno tutti in Senato, al tuo fianco.
    Oscurare un blog per apologia di reato o incitamento all’odio a discrezione del ministero dell’Interno scavalcando la magistratura, è un’idiozia incostituzionale che non andrà lontano. E soprattutto non servirà a bloccare la Rete perché chi come me ha aperto 5 domini con estensione all’estero, potrà rimanere oscurato mezz’ora, un’ora e poi tornare online come prima e più di prima. Anche in Italia.

    Fino a prova contraria, l’unica cosa che incita all’odio è la tua norma tappa blogger. Fino a prova contraria sostengo che tu, Giampiero D’Alia, stai in Parlamento a spese mie per tenere a battesimo leggi liberticide e incostituzionali. Per questi motivi, fino a prova contraria posso sperare in un tuo barlume di vergogna.
    Se mi stai leggendo mi piacerebbe sapere in poche righe che tipo di apologia sto commettendo.

    Se dico che Rocco Buttiglione ha fatto una figura di merda parlando di coppie gay a Bruxelles incito all’odio?
    Se dico che Totò Cuffaro è senatore della Repubblica con una condanna in primo grado a 5 anni di galera per favoreggiamento della mafia è apologia di verità?
    Se dico che Vito Bonsignore (il cognome non è d’arte è proprio il suo) ha una condanna a 2 anni per tentata corruzione nell’ambito dell’appalto dell’ospedale di Asti e coinvolto nello scandalo di Antonveneta, che apologia è?
    Se dico che Umberto Cesa era il corriere delle tangenti nelle valigette per l’ex ministro dei lavori pubblici Pr(e)ndini, e che dal fresco di una cella di galera disse ai magistrati “Intendo vuotare il sacco” che apologia è?
    Se dico che Aldo Patriciello fa l’eurodeputato con una condanna definitiva per finanziamento illecito che apologia commetto?
    Se dico che Carlo Giovanardi confonde l’assoluzione con la prescrizione e che è il padrino di quella legge assassina che ha portato alla morte un ragazzo rinchiuso in galera per aver coltivato 2 piantine di marjiuana, che apologia è?
    Se dico che Cosimo Mele, fra pere di cocaina, ha mandato a puttane la sua reputazione di maritino tutto casa e chiesa con l’Udc a rimorchio, che apologia è?
    Se dico che tutte queste brave persone sono del tuo inutile partito che verità è?
    Se dico che il tuo Udc è composto da malfattori, inquisiti, condannati e rinviati a giudizio non è politically correct?

    Fai qualcosa di utile D’Alia! Incoraggia la discussione della proposta di legge popolare firmata da 350 mila italiani, che prevede l’esclusione di tutti i condannati dal parlamento, la limitazione a 2 legislature e la legge elettorale con preferenza.
    Con quell’emendamento tappa blogger sei soltanto patetico. Dimostri che per la libertà d’informazione e la trasparenza che la Rete offre tu provi ribrezzo. Lo stesso che proviamo noi cittadini nei tuoi confronti e per gli accoliti che hanno firmato il tuo emendamento fascistocratico.
    Le nequizie che hai raccontato ai microfoni dei telegiornali Raiset non reggono. E’ come se tu pretendessi di far credere che hai tolto i viveri ai profughi perché mangiano senza usare le posate.

    Giampiero D’Alia, spero di incontrarti nei prossimi giorni fra Camera e Senato per porti qualche domanda di approfondimento sull’emendamento ridicolo e inutile che hai tenuto a battesimo. Le tue risposte saranno diffuse al popolo della rete. Che ti piaccia o no.

    Daniele Martinelli
    Fonte: http://www.danielemartinelli.it/2009/02/13/lettera-aperta-a-giampiero-d-alia/
    Link: http://www.danielemartinelli.it/
    13.02.2009

  • CarloBertani

    Testo di una mail inviata a D’Alia (senza, ovviamente, aver ricevuto risposta):————————————————————————————————————–
    Gentile sen. D’Alia,
    la invito a riflettere sulla proposta di modifica da lei sostenuta per quanto riguarda la rete Internet.
    A mio avviso, i reati perseguibili dovrebbero essere più precisamente indicati, ma non è questo il problema.
    Internet è una rete transnazionale, sulla quale non c’è accordo sulla giurisdizione (la conferenza di Casablanca fu un fallimento): chiunque, può acquistare un dominio in un paese estero, e magari risparmia pure qualcosa rispetto all’Italia.
    Quando indico “estero”, includo paesi esterni all’UE, come Russia od Iran, dov’è già oggi perfettamente possibile e legale acquistare domini.
    Il rischio – in un panorama recessivo – è quello di dare il classico “colpo di grazia” al Web italiano, a favore d’altri. Senza nessun vantaggio.
    Ci rifletta.

    La saluto e la ringrazio.

    Carlo Bertani

  • myone

    Applicatelo a senatori, onorevoli, enti pubblici, scuole, televisioni, cinema, giornali, banche, borse, politiche, e sistema in generale, e vediamo che rimane.
    Usate la costituzione, poi decantategli le leggi.
    Non ci rimarrebbe nessuno e tutto andrebbe cancellato. ….
    perche’ nessuno lo toglie e nessuno SI toglie.

    La legge sulla “verità” che si forma nell’ articolo ” di non testimoniare il falso”, in quanto, o non dire, o dire in parte, o dire in falso, principalmente e’ un reato che si attua contro lo stato, in quanto garante del “giusto”.
    eeee…………. cos’e’ verita?

    Tutto questo sistema, istiga al peggio, e il peggio fatto da loro, viene e deve essere preso come il meglio per noi?

    Medico, cura te stesso.