Elezioni europee 2024: in viaggio come una barca nel bosco

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Continua la serie di articoli inerente le prossime elezioni amministrative ed europee previste per l’ 8 e 9 giugno prossimi, dove si dà spazio a tutte le opinioni, come è giusto e come CDC è abituato da sempre a fare. Nel rispetto reciproco di chi scrive, di chi legge e di chi commenta.

Come avrete notato, non si dà spazio ad alcun partito (niente interviste/cronache politiche ecc..), ma soltanto alle libere opinioni della comunità di CDC sull’utilità o meno del voto e su cosa significhi.

Il fatto di non dare spazio ai partiti in lizza è una scelta precisa. Come è una scelta precisa dare spazio a tutte le posizioni legittime e argomentate in ambito astensione/non astensione.

Siamo consapevoli che il tema del voto è divisivo: pubblicare articoli in ogni direzione (andare a votare/non andare a votare) non significa schierarsi per l’una o l’altra scelta, ma vuol dire dare spazio ad un dibattito che nella società italiana, o quello che ne rimane, dimostra di esserci, anche se magari cova sotto la cenere o viene espresso ormai via digitale attraverso mezzi e apparecchi elettronici, visto che sembra purtroppo l’unica partecipazione che attecchisce.

Ognuno poi farà le proprie libere scelte. Si prega di mantenere un tono ed un dibattito civile e rispettoso delle opinioni di tutti, come è tradizione e prassi di questo spazio web.

La tesi del  voto, così come del NON voto è stata e sarà ampiamente trattata ancora, come è giusto che sia.

Basta andare QUI e si possono trovare tutti gli articoli, che rispecchiano ogni orientamento.

Chiunque voglia contribuire puo’ scriverci a [email protected]

La Redazione

Di Davide Amerio per ComeDonChisciotte.org

 

C’è un motto, tipicamente piemontese, molto usato nella regione: quando qualcuno ti chiede “come va?”, e tu sei nel pieno di problemi che non riesci più a gestire, ma non hai nemmeno voglia di raccontare i fatti tuoi, rispondi “Bene! Come una barca in un bosco!”.

L’ossimoro è evidente. Viaggiare con una barca in un bosco è impossibile (a meno che questa non sia dotata di ruote, ma non è questo il caso): si resta pertanto fermi, e non si sa più cosa fare e dove andare.

Il panorama politico nazionale ed europeo offre un orizzonte stagnante, e non sono poche le persone indecise sul da farsi con il proprio voto: chiudersi nel continuo “Aventino” del non voto, oppure fidarsi…ma di chi?

Nelle ultime ore tiene banco, sui media, l’incontro tra la presidente Giorgia Meloni e il presidente della Campania Vincenzo De Luca: uno scontro tra “titani” attorno alla definizione di “stronza” (perla offerta dal De Luca nei confronti della Meloni), e la risposta piccata della Presidente del Consiglio che si presenta a lui come “stronza” durante il saluto. Ovviamente le tifoserie di parte si scatenano, e sui social è un fiorire di Meme.

Uno dei pochi (se non l’unico) che sembra accorgersi di questa iperbole di cafonaggine nello scontro politico è Marco Travaglio, il quale bacchetta soprattutto la sinistra – di Conte e di Schlein, – per non essere adeguatamente intervenuti con una chiara condanna di queste espressioni, cui è abituato in particolare il De Luca verso chi non gli aggrada.

Non si tratta di “politicamente corretto” o di sdegno per la volgarità di per sé, quanto della putrescenza di un linguaggio politico che, privo di sostanza e reali contenuti, sostituisce la povertà di idee con l’offesa, l’insulto, la messa in ridicolo. Novelli ciarlatani che occupano poltrone politiche, e nei “talk show”, pronipoti di quel Marchese del Grillo (“io so io… e voi non siete un…) regalatoci da Alberto Sordi con la sua magistrale intelligenza e ironia.

Il fenomeno odioso venne sdoganato definitivamente con la pandemia, cui non hanno saputo sottrarsi nemmeno certi colleghi di Travaglio (tipo Andrea Scanzi e Selvaggia Lucarelli), che hanno insultato, e augurato le peggio cose a coloro che si rifiutavano di subire passivamente il “sacro siero” di Big Pharma; e di credere alla narrazione ufficiale fondata sul “se non ti vaccini… ti ammali… e muori” scandita a reti e cervelli unificati dall’incappucciato della finanza Mario Draghi.

Sul punto entra in gioco questa Europa, non dei popoli, bensì delle Multinazionali, con Lobby al seguito, e del neoliberismo finanziario con i suoi sacerdoti. Le amichevoli relazioni (complicità?) della Von der Layen con Pfizer, certo non si addicono a chi riveste un simile ruolo istituzionale. La stessa persona è stata recentemente denunciata alla Corte Penale Internazionale per “complicità in crimini di guerra in Palestina” da parte dell’Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Ginevra. Il silenzio europeo sulle azioni del governo israeliano è assordante.

Se in Italia il peggior governo degli ultimi anni si sta adoperando per distruggere lo stato sociale e l’economia italiana, nonché attuare l’ennesima picconata alla Costituzione (premierato, giustizia, sanità, autonomia differenziata), in Europa le scelte scellerate nel sostegno indiscriminato alla politica USA e Nato, ha distrutto qualsiasi credibilità nel sistema del concerto europeo.

La nostra Costituzione è chiaramente invisa a una classe politica dedita allo spergiuro: giurano fedeltà ma poi la tradiscono. E non potrebbe essere diversamente. La Costituzione (insegna il troppo dimenticato Federico Caffè) traccia un percorso ben preciso in favore del “bene comune”: uno spirito Liberale e Socialista la pervade con l’estensione dell’art. 3 comma 2: “E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

La logica neoliberista, con il suo favore al globalismo dei mercati, all’accantonamento dello Stato quale soggetto “arbitro” e “pianificatore” dell’economia, alla devozione del “vincolo esterno”, e alla sottrazione di sovranità, è quanto di più lontano dal senso della legittimità costituzionale.

Il rischio di un brutale conflitto in Europa, oltre i confini ucraini è attuale e preoccupante, in quanto potrebbe essere utile a mascherare i fallimenti delle politiche intraprese sino a questo momento, Macron in testa. Non sarebbe certo la prima volta che accade nella storia.

Governo italiano complice di questa situazione: dall’invio delle armi per compiacere Usa e Nato (senza l’“Iva” per favorire le industrie belliche, mentre l’Italiano mediamente deve pagare il 22% per beni normali), al manganellamento “democratico” degli studenti che chiedono Pace per il Medio Oriente, e si oppongono a governi guerrafondai come quello di Zelensky e di Netanyhau (sul quale pende il mandato di arresto addirittura del Tribunale Internazionale di Giustizia).

Il governo italiano esulta per i dati sull’occupazione: tacendo sul particolare che il miglioramento è per lo più dovuto alla diminuzione del denominatore (la platea di persone in età lavorativa) su cui si fonda il calcolo.

In Europa la BCE, per una strana coincidenza in prossimità delle elezioni, taglia finalmente i tassi di interesse, dopo che l’intera economia europea volge alla stagnazione, anche grazie alle inutili e scellerate sanzioni alla Russia che, nella perversa logica atlantica, avrebbero dovuto “ammazzare” Putin.

In Italia il Giorgetti segue la linea Draghi impedendo la circolazione dei crediti fiscali maturati con il Bonus 100 il quale, certo non privo di difetti, e migliorabile sicuramente, ha però movimentato l’economia post pandemica. Il blocco della circolazione dei crediti fiscali mette e metterà in croce migliaia imprese del comparto e molti cittadini che non vedranno il rimborso dei crediti.

Mentre in Europa la quota minima di salario è materia ordinaria, in Italia è tabù. Ma ci si può consolare con Brunetta (acerrimo nemico di ogni sostegno pubblico) che prenderà oltre 200 mila euro di stipendio annuale per essere diventato presidente di un organismo che lui stesso avrebbe voluto abolire, ma oggi diventato improvvisamente necessario (da quando lui lo presiede).

Una Europa che sembra ancorata al detto “Si vis pacem para bellum” (se vuoi la Pace prepara la guerra), ignorando la storia del XIX e XX secolo in cui l’equilibrio di potenza tra le nazioni ha sempre condotto alla “Trappola di Tucidide” con conseguenze drammatiche.

La preoccupazione di contrastare le “forze sovraniste” è assolutamente falsa. La sovranità appartiene al popolo”, cita la nostra Costituzione, laddove popolo era inteso in una accezione metaforica inclusiva dei diversi soggetti componenti la comunità. Oggi la sovranità viene derubricata a sovranismo per delegittimare l’aspirazione di qualsiasi popolazione nel far valere la propria identità.

Nella retorica opaca dell’inclusione è avvertibile uno scopo subdolo, volto a privare le persone della propria storia personale dentro una “fluidità” che non ha nulla da spartire con il proprio genere sessuale, o con quello che si desidera assumere per sentirsi pienamente realizzati, nonostante la natura avversa.

Scopo della filosofia neoliberista, di cui è infarcita questa Europa, è l’annullamento dell’individuo in una sola classe identitaria con due valenze: quella di consumatore e quella di prestatore d’opera. Facile manovra all’interno di un sistema europeo che non è né pienamente federale, né pienamente confederale, ma continua in una via di mezzo, una terra di nessuno, dove lo scettro del comando rimane saldamente in mano alle solite nazioni, e viene ceduto saltuariamente solo al prezzo di ricatti.

Una Europa neoliberista schizofrenica e paranoide, che riesce, nello stesso lasso di tempo, a parlare di politiche “green” (sulla pelle dei cittadini agendo sulla casa e sull’automobile), e di “economia di guerra”. Non ci possono essere politiche “ambientali” dentro una “economia di guerra”; ancorché esse siano realmente rivolte a contrastare i fenomeni di danno all’ambiente, e non semplicemente a consentire al Capitale di rigenerare sé stesso.

All’interno dell’Italia il livello politico si presenta pressoché inadeguato alle sfide da affrontare. Il Parlamento europeo ha sempre assunto la veste di un “poltronificio” per piazzare i “trombati” in patria. Se la destra si rifugia dietro un banale e becero “nazionalismo”, la sinistra (perlomeno il suo “maggior” rappresentante) continua ad essere privo di un progetto politico che torni a concepire il mutamento dell’attuale sistema economico in uno nuovo modello che rispecchi la linea Liberale e Socialista tracciata dalla nostra Costituzione, dentro una cornice di eguaglianza, equità, e reale progresso sociale.

Che dire poi dell’ipocrisia e della presa in giro del proprio elettorato, di quei “leader” che si candidano alle elezioni europee sapendo benissimo che non potranno mai sedersi su quegli scranni? (anche se, a onor del vero, una parte di questi elettori pare gradire l’essere afferrati nel deretano continuamente).

In questo panorama desolante chi andrà, comunque fiducioso o ligio al dovere democratico, a porre schede dentro le urne delle votazioni, dovrebbe porre attenzione a quei soggetti politici che davvero ritengono più importante il detto “se vuoi la Pace… costruisci la Pace”, piuttosto che a quei velleitari guerrafondai de’ noialtri abbruttiti nello spirito, quanto nel linguaggio, privi di idee realmente innovative per la società.

Le barche non possono veleggiare dentro i boschi di sterpaglie…

Di Davide Amerio per ComeDonChisciotte.org

Continua la serie di articoli inerente le prossime elezioni amministrative ed europee previste per l’ 8 e 9 giugno prossimi, dove si dà spazio a tutte le opinioni, come è giusto e come CDC è abituato da sempre a fare. Nel rispetto reciproco di chi scrive, di chi legge e di chi commenta.

Come avrete notato, non si dà spazio ad alcun partito (niente interviste/cronache politiche ecc..), ma soltanto alle libere opinioni della comunità di CDC sull’utilità o meno del voto e su cosa significhi.

Il fatto di non dare spazio ai partiti in lizza è una scelta precisa. Come è una scelta precisa dare spazio a tutte le posizioni legittime e argomentate in ambito astensione/non astensione.

Siamo consapevoli che il tema del voto è divisivo: pubblicare articoli in ogni direzione (andare a votare/non andare a votare) non significa schierarsi per l’una o l’altra scelta, ma vuol dire dare spazio ad un dibattito che nella società italiana, o quello che ne rimane, dimostra di esserci, anche se magari cova sotto la cenere o viene espresso ormai via digitale attraverso mezzi e apparecchi elettronici, visto che sembra purtroppo l’unica partecipazione che attecchisce.

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Pubblicato da Katia Migliore per ComeDonChisciotte.org

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