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EGREGIO DIRETTORE HO LETTO CON INTERESSE…

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

DI EUGENIO CALIA

Egregio Direttore ho letto con interesse l’articolo di fondo apparso in prima pagina sul Corriere della sera il 23-11-05 a firma di Francesco Giavazzi. Se me lo consente avrei delle osservazioni da fare.
L’articolista ha presentato un quadro economico USA, in cui afferma che l’aumento del prezzo del petrolio (ma c’erano degli “esperti” analisti che solo un anno e mezzo fa, affermavano che il greggio si sarebbe assestato sui 30 dollari al barile) ha indotto un “incremento dell’inflazione dal 2% al 4,3%. La Fed aumentando di alcuni punti i tassi d’interesse, ha impedito che questo aumento si trasferisse ai salari che però crescono solo del 2%”. Afferma inoltre che “in questo straordinario paese, i redditi delle famiglie però restano invariati, in quanto i lavoratori reagiscono al taglio nei salari orari (quindi a perdita del loro potere d’acquisto), semplicemente lavorando più ore. Più ore di lavoro a salari ridotti, per non innescare ulteriore inflazione e riduzione dei consumi.”Ma non pago di queste allucinanti esternazioni, suggerisce ai paesi europei che per indurre a lavorare di più a un salario ridotto, è necessario un brusco rallentamento dell’economia e un ulteriore aumento della disoccupazione (come dire: pochi posti di lavoro da offrire, per molti che pur di averlo accettano qualsiasi condizione).

Io sono molto preoccupato che un insigne cattedratico ed economista, presente in svariati salotti televisivi e sui giornali, faccia delle affermazioni di questo tenore. E le faccia anche su un giornale così importante come il Corriere della Sera, che dovrebbe avere anche un’eminente funzione divulgativa e formativa nei confronti dei suoi lettori. Ciò potrebbe voler dire che siamo vicini ad una crisi economica, finanziaria e politica senza precedenti (che sia simile a quella avvenuta nel 1929?).

Vorrei che il sig. Giavazzi mi spiegasse cosa ha di così straordinario, un paese che ha un debito con il resto del mondo superiore a 3000 miliardi di dollari, pari a circa il 30% del PIL. Solo tre paesi come la Cina, il Giappone e l’Arabia Saudita in primis, coprono circa il 40% del debito USA e quasi il 30% di quello delle aziende private. Ciò vuole dire che ogni singolo cittadino americano, compresi i neonati, ha un debito pubblico sulle proprie spalle di circa 12000 dollari. Ma come è possibile che il primo paese al mondo, la prima potenza planetaria si sia ridotta così e continui a sperperare denaro in inutili e costose guerre e continui ad andare avanti con il consenso del resto del mondo e in particolare dell’Europa? La risposta provo a dargliela io ed eventualmente lei mi corregga, se dovessi sbagliare. Grazie al sistema economico e finanziario orchestrato dalla Fed e dalle altre Banche Centrali, gli USA possono pagare i loro debiti commerciali emettendo, al solo costo di stampa, titoli di Stato e Obbligazioni. Per gli USA sarebbe stato impossibile avere un deficit commerciale così alto, se fosse ancora in vigore lo standard aureo (ovvero la moneta agganciata alla riserva aurea depositata nella Banca Centrale), poiché si sarebbero esaurite le riserve d’oro, causando una riduzione del credito e una ovvia recessione. Per evitare tutto questo nel 1971 l’allora presidente USA R. Nixon, decise di abolire gli accordi di Bretton Woods (1944), sganciando il dollaro dall’oro, poiché già in quel periodo (primi anni settanta) le riserve d’oro coprivano molto meno dell’1% dei dollari circolanti.

Sarebbe quindi molto interessante che il sig. Giavazzi, potesse in qualche altro articolo approfondire altri scottanti argomenti. Per esempio perché le banconote circolanti hanno un valore reale quasi nullo e dobbiamo essere noi cittadini a riconoscerglielo utilizzandole? Perché non spiega alla gente che non deve essere un obbligo lavorare 12-13 ore al giorno, per mantenere lo stesso reddito familiare dell’anno precedente, ottenuto però con 8-10 ore di lavoro? Perché non dice che con il liberismo totale, di cui lui è un fautore, gli Stati cessano di essere delle comunità di persone e diventano soltanto delle Aziende, votate esclusivamente alla produzione, all’esportazione e al consumismo. Lei dovrebbe dire a tutti se desidera che uno Stato diventi un’Azienda che licenzi ed elimini i soggetti poco produttivi. E dovrebbe avere il coraggio di dire se anche l’Europa dovrebbe allinearsi a ciò che già impera in USA. Sarebbe anche molto utile, che l’illustre economista, finalmente affrontasse con coraggio il fenomeno del Signoraggio Bancario, che ufficialmente non esiste e nessuno ne vuole parlare sui mass media. Come mai? A chi giova non renderlo di pubblico dominio? Eppure l’argomento è collegato proprio al debito pubblico (ovvero dei cittadini), compreso quello italiano, di cui fa cenno il sig. Giavazzi nell’articolo. Perché non ci spiega nei confronti di chi è questo debito? Chi lo induce? Da competente economista qual’è, lei sa benissimo che il Signoraggio è la differenza tra il valore nominale della moneta e il suo costo di produzione (ovvero carta e inchiostro, quindi pochi centesimi di €). E chi è che emette le banconote? Non sono più gli Stati ma le Banche Centrali (tutte in mano a privati compresa Bankitalia). Quindi lo Stato (tutti i cittadini) ha demandato alla Banca Centrale il diritto di emettere moneta e gli paga l’affitto di queste monete con Bot e Cct, che tra l’altro noi cittadini acquistiamo, e quindi s’indebita giorno dopo giorno, anno dopo anno. E s’indebita nei confronti delle Banche private, che non hanno alcun interesse a estinguere quel debito, anzi lo alimentano ulteriormente. E questo debito viene scaricato sull’ultima ruota del carro, cioè il cittadino, attraverso il pagamento di tasse che continuano sempre ad aumentare.

A questo quadro appena descritto, aggiungiamo una rivalutazione dell’euro sul dollaro di oltre il 40% dalla sua emissione, la sistematica riduzione della circolazione monetaria interna (e non si dica che è causa dell’inflazione, perché i minori consumi ci dicono che siamo in piena deflazione) con molte famiglie che hanno difficoltà ad arrivare alla fine del mese. A questo punto forse possiamo comprendere che la soluzione per recuperare il proprio reddito, non è aumentando le ore lavorative giornaliere. Il problema non si risolve portando la produzione nei paesi del terzo mondo, solo perché laggiù la manodopera costa meno, e quindi in questo modo riduciamo in casa nostra il numero degli occupati, costringendoli a ridurre le “pretese” per un giusto salario a compensa del lavoro prestato.

Ma allora se dovesse malauguratamente esplodere una seria crisi economica e politica (ci sono tutti i segni premonitori) chi ci guadagnerebbe e chi eventualmente ci andrebbe a perdere?

La storia probabilmente ci viene incontro. Caro sig. Giavazzi lei sicuramente conosce molto meglio di me, che non sono un economista, tutti i fatti e gli avvenimenti che hanno portato alla crisi del 1929 (a proposito lei sa che il futuro governatore della Fed, Ben Shalom Bernanke (nella foto), è il maggior esperto dell’economia americana negli anni della Grande Depressione? Sarà una coincidenza?) Mi può quindi spiegare perché nel 1929 le banche hanno ritirato improvvisamente dal mercato circa 18 miliardi di dollari, cancellando le aperture di credito e chiedendone anzi, la restituzione? Il logico fallimento a catena ha consentito alle Banche (i veri beneficiari) di entrare in possesso di migliaia di aziende e industrie. Quindi se oggi dovesse accadere una crisi simile, sarebbe controllata da banchieri e alta finanza. Lei è sicuramente a conoscenza che il prossimo 1° gennaio 2007, entrerà in vigore il Trattato Europeo interbancario denominato Basilea 2, con cui le banche daranno un rating di solvibilità ai clienti privati. Che sia solo l’inizio per le banche di rientrare dalle loro esposizioni?

Ma ci sono anche altre soluzioni, che vengono prese in considerazione per “risolvere”le crisi economiche. Anche qui la storia ci viene incontro e ci dice che la soluzione più semplice sono le guerre. Ma non solo le guerre tipo l’Iraq, ma anche contro il “Terrorismo”, contro i Tumori, l’Aids, la Sars, l’Influenza Aviaria, etc.
Queste guerre da un lato mettono in moto un’effimera produzione industriale (armi, farmaci, vaccinazioni, etc.) e dall’altro inducono nelle persone, attraverso una forte pressione data dai mass media, la Paura e il Terrore. In questo modo gli individui sono come paralizzati e di conseguenza più facilmente “gestibili”. Quindi tramite il controllo dell’economia mondiale, si stringono in una tenaglia i paesi e i loro cittadini inducendoli a pensare, attraverso la paura, che l’unica soluzione è la Guerra.

Non so se sono riuscito a toccare tutti i punti e a descrivere in modo esauriente il contesto Nazionale e Internazionale. Probabilmente non ho approfondito diversi aspetti tecnico economici, anche per mancanza di tempo o per mia incapacità. Tra l’altro non so neanche se lei leggerà questa mia lettera, in quanto ritengo che non ci siano molte persone col coraggio di pubblicarla su un giornale o su una rivista. Sono però sicuro che persone come lei, che hanno la possibilità di parlare tramite i media a milioni di persone, hanno una grande responsabilità nel dover divulgare e trasmettere informazioni oneste e corrette e non di parte. Sarebbe fondamentale che uomini liberi, esperti e onesti economisti insieme a giuristi coraggiosi, si alleino per dare vita ad un gruppo, libero da condizionamenti ideologici e faziosi, che miri a denunciare e a condannare tutti i responsabili di questa distruzione dell’Umanità, in modo da indurli a rinunciare a queste losche attività contro le persone comuni e contro la libertà e lo spirito d’iniziativa di ognuno.
Sono sicuro però, che chiedere a lei tutto questo sig. Giavazzi, sarebbe chiederle veramente troppo.

Saluti

Eugenio Calia
Torino 28-11-05

Pubblicato da Davide

  • Sancho_Panza

    “….in questo straordinario paese, i redditi delle famiglie però restano invariati, in quanto i lavoratori reagiscono al taglio nei salari orari (quindi a perdita del loro potere d’acquisto), semplicemente lavorando più ore.”

    Nel nostro straordinario paese invece difficilmente ad un aumento delle ore lavorate corrisponde la riscossione dello straordianario, che comunque resta limitato per legge a non più di 4 ore settimanali, se non ricordo male, di conseguenza l’aumento del lavoro non comporta un aumento del salario. Tanto per criticare l’unica cosa che non aveva notato il Sig Calia la cui analisi condivido in pieno.

  • marko

    Molto bella l’analisi in questo articolo, condivido appieno. Il dramma del libero mercato è che alla fine non è libero e non è mercato. Mi spiego: i monopoli o quasi tali impediscono un corretto svolgersi delle teorie sulla formazione dei prezzi. E quindi addio libertà. Inoltre, esistono tantissimi “beni” non monetizzabili: un decimo di grado di aumento di temperatura globale, un mal di denti, una serata tra amici, una buona dormita, quanto costano? Ed ecco che il concetto stesso di mercato va a farsi benedire.

    Come dicevano nel ’68:
    “produci, consuma, crepa”