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EGITTO.MA QUALE ”RIVOLUZIONE D’EGITTO” ?

DI ALBERTO B. MARIANTONI
mirorenzaglia.org

Dopo quasi una vita trascorsa nel Vicino e Medio Oriente (Maghreb e Machreq), può darsi pure che io stia invecchiando. E magari, con l’inesorabile trascorrere del tempo, stia ugualmente rincoglionendo, arrivando addirittura a smarrire, senza volerlo e senza saperlo, non soltanto il significato ed il senso del reale ma, perfino, la semplice professionalità dell’ordinaria osservazione, della banale indagine, dell’elementare analisi e della più rudimentale valutazione degli avvenimenti della cronaca… Ma santo Iuppiter! Per quanto riguarda la cosiddetta “rivolta popolare” contro le attuali strutture della Repubblica araba d’Egitto (in arabo: Gumhuriyya o Jumhuriyya Miṣr al-Arabiyya), credo che, questa volta, i soliti noti stiano davvero esagerando…

Come nel recente caso della presunta e, fino ad ora, non ancora verificata “rivoluzione dei gelsomini” in Tunisia, ho la ferma e fondata impressione che, anche in Egitto, i soliti furbacchioni di US-Israel – con il tradizionale e servile supporto politico e diplomatico dei loro sempre obbedienti e striscianti Valvassini europei – stiano giornalisticamente cercando – non solo di venderci “lucciole per lanterne”… ma addirittura – di farci passare, tutti, per degli emeriti scemi o dei semplici e sprovveduti mentecatti! Non so come poterlo esprimere altrimenti, ma io, ad esempio, avendo già avuto, nel corso della mia lunga carriera, la casuale ed imprevista opportunità di vivere, in prima persona e sul luogo degli avvenimenti, l’inaspettata, travolgente e generalizzata esplosione della Rivoluzione iraniana (1978-1979) – con milioni e milioni di cittadini che, per mesi, sfidando intrepidamente il sistematico e criminale impiego delle armi automatiche da parte della polizia e dell’esercito, continuavano comunque ad affluire sulle strade e le piazze delle principali città del Paese, per chiedere, a furor di popolo, la partenza dell’allora Shah d’Iran Reza Pahlavi, il ritorno dall’esilio dell’Ayatollah Khomeini e l’instaurazione, in quel Paese, di una Repubblica islamica – mi resta tremendamente difficile riuscire ad immaginare (o anche sperare…) che ciò a cui abbiamo assistito le scorse settimane in Tunisia e quanto, in questi giorni, stiamo ancora osservando in Egitto, possa essere minimamente paragonato – per il momento… – ad una qualsiasi forma di spontanea e sentita rivoluzione popolare.

Per potere escludere a priori questo genere di eventualità, infatti – e nonostante le numerose e senz’altro innocenti vittime (in Egitto, per ora, si parla di più di 100 morti e di all’incirca duemila feriti, poliziotti compresi) di cui resta profondamente triste e doloroso doverne fare un bilancio – è sufficiente paragonare le qualche migliaia di dimostranti (al massimo, all’incirca 10 o 15 mila manifestanti – su un totale di all’incirca 15/16 milioni di abitanti che conta ordinariamente al-Madīnat al-Qāhira – la “città soggiogatrice” – o al-Qâhira o Cairo e non… “il” Cairo, per cortesia!) – concentrati alternativamente all’interno di qualche specifico e limitato settore del centro della capitale, come Al-Tahrir Square, Kornish el-Nil, Kobri 6th October, Gohar al-Kaed, Al Sheikh Rihan e/o Abdeen Square) ad altri autentici e documentati accadimenti della storia di questo Paese. Ad esempio – senza parlare delle famose “rivolte del pane” del 1977, del 1980 e del 1990 – le oceaniche ed impressionanti maree di popolo (si parlò, allora, di più di 3 o 4 milioni di persone) che ebbero spontaneamente a radunarsi per le strade e le piazze della capitale egiziana, in occasione dei funerali del Presidente Gamāl ʿAbd el-Nāsser (1970), o di quelli della celebre e popolarissima cantante, musicista ed attrice egiziana Oum Kalthoum, nel 1975.

Per tentare, però, di capire ciò che sto cercando di trasmettere all’ignaro ed abusato uomo della strada italiano o europeo, proviamo a porci qualche domanda…

Dove sono, oggi, per le strade e le piazze di Alessandria, Cairo, Suez, Ismailia e Porto Said, i militanti e gli aderenti dei principali partiti, da sempre all’opposizione del regime di Hosni Moubarak (Muhammad Hosnī Sayyid Selaaem Mubārak), il generale-presidente, gia soprannominato, al tempo di Sadat, la “Vache qui rit”? Tanto per citarne qualcuno: il Partito Unionista per il Progresso Nazionale o National Progressive Unionist Party (Hizb al Tagammo’ al Watani al Taqadommi al Wahdwawi’), il Partito Nasserista Arabo Democratico o Arab Democratic Nasserist Party (Hizb al-Arabi al-Democrati al-Nasseri), il Nuovo Partito della ‘Delegazione’ o New Wafd Party (Hizb al-Wafd-al-Gadid o al-Wafd al-Jadid), l’Associazione dei Fratelli musulmani o Society of the Muslim Brotherhood (Jama’at al-ikhwan al-muslimin), il Partito del Fronte Democratico o Democratic Front Party (Hizb al-Gabha al-Democrati), il Partito Socialista arabo egiziano(Hizb Misr al-arabi al-ishtaraki), il o Egyptian Arab Socialist Party Partito Nazional-Liberale egiziano o Liberal Egyptian Party (Hizb al-Masri al-Liberali), il Partito Liberale o Liberal Party (Hizb al-Ahrar), il Movimento egiziano per il cambiamento o Egyptian Movement for Change (al-Haraka al-Masreyya men agl al-Taghyeer), il Partito Socialista Laburista o Socialist Labour Party (Hizb Al-Omal), il Partito del Giovane Egitto o Young Egypt Party (Hizb Misr El-Fatah), il Partito della ‘Comunità dei credenti’ o Umma Party (Hizb al-Umma), etc.

Oppure, dovremmo credere che i “veri” ed “autentici” oppositori ufficiali del Regime di Hosni Moubarak siano soltanto coloro che continuano ad essere scandalosamente promossi e sbandierati dalla quasi totalità delle televisioni di tutto il mondo? Vale a dire, gli adepti “laico-centristi” del Partito di Domani o Tomorrow Party (Hizb al-Ghad) del Sig. Ayman Nour (che sì e no può contare su qualche migliaio di aderenti in tutto l’Egitto)… O magari, gli amici, i parenti ed i compari del Dr. Mohamed Mustafa El-Baradei, l’ex Direttore generale (1997-2009) dell’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica di Vienna (AIEA) e Premio Nobel per la Pace nel 2005? Un “personaggio” quest’ultimo che, fino ad ora – oltre al fatto di essere rimasto totalmente assente dal suo Paese da circa 30 anni e di poter costantemente ed inalterabilmente vantare il ruolo di fedele ed ossequioso maggiordomo delle diverse Amministrazioni statunitensi – è passato alla storia per la sua politica dei “due pesi e delle due misure”: severo, emmerdeur ed intransigente con le congetturate e mai scoperte “istallazioni nucleari irachene” del regime di Saddam Hussein, nonché con quelle, fino a prova del contrario, civili e pacifiche dell’Iran di Mahmoud Ahmadinejad; cieco, servile ed estremamente accomodante, invece, nel 2004, con quelle di Dimona, in Israele, i cui responsabili politici, per non entrare in merito alle sue eventuali richieste di ispezione del sito nucleare, non lo fecero nemmeno accedere alla dogana dell’aeroporto Ben Gurion di Tel-Avil (Namal HaTe’ūfa Ben Gūryōn) e lui, buono buono, come se nulla fosse avvenuto, si fece silenziosamente e remissivamente riaccompagnare alla scaletta del medesimo aeromobile con il quale era giunto. Come “oppositore di servizio”, insomma, non c’è che dire… Possiede indubbiamente tutte le “carte” in regola!

In tutti i casi, per ritornare alla suddetta e congetturata “rivoluzione” egiziana, non vi sembra, magari, un po’ strano che – fino ad oggi – sulle strade e le piazze di Alessandria, Cairo, Suez, Ismailia e Porto Said non si sia udito nemmeno un oppositore lanciare un solo slogan ostile agli USA o ad Israele, ma si sia soltanto sentito ritmare, tra un “abbasso Moubarak” ed un “vattene Rais-dittatore”, esclusivamente bread, freedom, dignity (in inglese) e, qualche volta, in arabo, aish, horreya, karama insannayia (pane, libertà, dignità)?

Ma dico, di fronte al suddetto genere di “oppositori” che fine avrebbero fatto, in Egitto, gli all’incirca 15 milioni di affiliati al Partito Nazionale Democratico o National Democratic Party (Hizb al-Watani al-Democrati) dell’attuale Presidente Hosni Moubarak?

Per di più, come mai fino ad oggi – oltre le città succitate – non vengono assolutamente segnalati scontri o disordini, ad esempio, (tra Alessandria e Cairo), a Damanhur, Desouk, Tanta, Mit, Yazid, El-Matareya, El-Qantara, El-Sharqiya, Banha, Zifta, Leontopolis, Al-Minshat al-Jadidah, Kafr Saqr, Faqous, Hiya, Zagazig, Kafr el-Dawwar, Biltan, Hissa, Mit Kinana, MitSuhayl, Mit Gabir, Al Jawsaq, Inshas el-Rami, Zawanti, Al-Qalyubiyah, Abu Ghalib, Shatanuf, Umm Dinar, Dhat al Kawn, Mansuriya, Ausim, Shubra El-Kheima, Kafr Hamra, Khana? Oppure, (al Sud di Cairo), a Kafr Tuhrmis, 6th October City, Maadi, Shabramant, Tura, Umm Khunan, Hawamdiya, Saqqara, Barshen, Helwan, Maraziq, Bardshein, Tabbin, Dahshur, Miniya, Barmasht, Ikhsas, Atf, Hai, Aiyat, Fahmiyim, Lisht, Saff, Abu Far, Maharraqa, Widy, Gerza, Kuddaya, Atfih, Maidum, Abd el-Gilil, Al-Fayyum, El-Maimun, Beni Suef? O ancora, (un po’ più a Sud), ad al-Ghadaqah (o Hurghada), Asyut, Bûr Safajah, Al-Kharijiah, Luxor, Aswan, etc.?

Ed, in fine, quali sarebbero gli “uomini nuovi” del “nuovissimo corso” dell’attuale regime di Hosni Moubarak, sfacciatamente voluto da Washington già dal 30 Dicembre 2008 (come rivelato da Wikileaks)? Il Primo ministro, Maresciallo dell’Aria, Ahmed Mohamed Shafik, già Ministro dell’Aviazione civile nei precedenti governi? Il nuovo vice-Presidente, il Tenente-Generale Omar Suleiman (detto Sliman), dal 1993 ininterrottamente Responsabile del famigerato Gihaz al-Mukhabarat al-Amma, il temutissimo ed onnipresente Servizio segreto militare egiziano e degli altri servizi del Paese, come l’Idarat al-Mukhabarat al-Harbyya wa al-Istitla ed il Gihaz Mabahith Amn al-Dawla?

Ma fatemi il piacere…

Io, ovviamente, per il momento, non so cosa ci sia “dietro” tutta la sceneggiata ufficiale che si sta svolgendo, in questi giorni, in Egitto.

Una cosa, però, la ritengo certa… L’Egitto, con i suoi all’incirca 83 milioni di abitanti ed il 40% della popolazione che vive largamente al di sotto dei limiti sopportabili di povertà (si parla di meno di 2.000 dollari l’anno, pro-capite), è una vera e propria “bomba ad orologeria”.

I furbacchioni di US-Israel – per definizione campioni dell’americanissimo gioco del bigliardo, “Pool Palla-8” – hanno avuto la “splendida” idea di tirare la “prima palla” nel mucchio o, se si preferisce, nel tuttora opaco e dormiente coacervo delle infinite, ingiuste e mai accettate o digerite rinunce e frustrazioni di questo popolo.

Per il momento… quindi – come sottolineavo all’inizio – in Egitto, nessuna forma di spontanea e sentita rivoluzione popolare. Ma domani, chissà?

Il vero “vaso di Pandora” del mondo arabo-musulmano, infatti, leggermente manipolato e studiatamente dischiuso in questi giorni dai suddetti “aspiranti stregoni”, potrebbe pure inaspettatamente, irresistibilmente ed irreversibilmente scoperchiarsi davvero!

Alberto B. Mariantoni
Fonte: www.mirorenzaglia.org
Link: http://www.mirorenzaglia.org/?p=17570
31.01.2011

Pubblicato da Davide

  • Rossa_primavera

    Se non si definisce rivoluzione quella avvenuta in Egitto nei giorni
    scorsi,che ha messo fine alla ormai trentennale dittatura o regime
    di Mubarak costringendolo ad una fuga precipitosa e repentina,non
    saprei cosa si possa allora definire tale.Una rivoluzione non e’ tale solo
    se c’e’ un numero spropositato di morti,in fondo sono stati poco piu’ di
    cento dice il sagace Mariantoni,ma se raggiunge il suo scopo e cioe’
    l’abbattimento di un tiranno e del suo regime come e’ puntualmente
    avvenuto in Egitto.Si puo’ discutere sulle cause e sugli eventuali burattinai di questa rivoluzione ma non metterne in dubbio la sua
    esistenza.Una certa parte della critica italiana sembra sempre escludere
    a priori che nel mondo arabo e islamico esistano dittatori e dittature:
    esistono anche li’ come esistono e sono sempre esistite nel resto del
    mondo e le dittature cadono in due modi,o sotto il peso di una sconfitta
    militare o sotto l’incalzare dei forconi del popolo,cioe’ con una rivoluzione come in questo caso.

  • geopardy

    I fratelli mussulmani sono presenti eccome, solo che le nostre tv ci fanno vedere solo El Baradei (anche lui travolto dagli idranti della polizia, comunque) in azione, non chiedono alla gente come la pensa, vero anche che in fase di transizione la fartellanza ha dichiarato di accettare quest’ultimo come mediatore, una qualche ragione ci sarà.
    Ribadisco, secondo me, tantissimi sono della fratellanza, ma hanno scelto di non utilizzare bandiere e sono frammisti alla moltitudine, in fin dei conti sono i più vicini alle fasce deboli della popolazione e sono molto attivi con le loro reti di solidarietà, non avrebbero alcun bisogno in questa fase di alzare bandiere o stendardi.
    Quasi tutti pregavano per strada, non mi sembra un atteggiamento proprio delle eventuali forze laiche identitariamente filo-occidentali.
    A proposito di El Baradei Mariantoni dice cose non molto precise sulla sua conduzione dell’Aiea.
    Egli si espresse chiaramente nel caso Iraq, dicendo che non c’era prova alcuna della presenza di armi di distruzione di massa lì (figuriamoci atomiche), ma non venne, naturalmente, ascoltato.
    Nel caso Iran ha sostenuto a più riprese che non c’erano prove che il nucleare iraniano fosse a scopo bellico (non fu riconfermato alla carica, che io sappia).
    Se ne evince una personalità abbastanza onesta e non proprio un burattino
    .
    Sul fatto che non ci siano slogan anti-Usa e Israele (non posso dirlo con certezza, non capisco l’arabo), ho già scritto in merito in altri commenti, potrebbero semplicemente aver cambiato strategia, dal momento che più volte sono scesi in strada in tanti a bruciare bandiere americane in passato, ottenendo più assoggettamento e dura repressione, figuriamoci oggi sarebbero subito tacciati di essere affiliati ad Al Qaeda, mica sono scemi come pensiamo, lì, si concentrano sul vassallo ora non su chi lo pilota (spiazzandolo).
    Di bandiere, dai vari servizi presenti anche su youtube, non c’è traccia di chicchessia, ma neanche di colorazioni particolari nel vestirsi
    Questa è, comunque, una primissima fase, poi, si vedrà.
    Ho scelto questa chiave di lettura, in corenza con certe mie determinate analisi, ma possono essercene molte altre, naturalmente, ho scelto la strada non cospirazionista (non la ritengo cavalcabile per tutte le situazioni).
    Di una cosa sono sicuro, non è nell’immediatissimo che ne vedremo i veri effetti.
    Nell’immediato futuro la maggior parte degli egiziani si sentirà un sol corpo e si aiuteranno a vicenda senza discriminazioni (sono morti l’uno a fianco l’altro ed hanno lottato insieme) dopo 30 anni di crescenti repressioni, diamogli tempo di abituarsi all’aria più libera.
    Aspettiamo almeno le elezioni, vedremo chi le vincerà e come si comporterà in seguito.
    Se poi le risposte attese non dovessero arrivare, credo, che tutti a quel punto getteranno realmente la maschera.
    Ciao
    Geo

  • pallavolo

    Sig. Mariantoni, mi sembra proprio un articolo interessante. Può dirci qualcosa di più ?

  • geopardy

    Scusa,
    una bandiera c’era, era quella egiziana.

  • Rossa_primavera

    A proposito di cose non precise,se ti interessa leggiti l’intervista rilasciata dallo stesso Mariantoni ad una giornalista sulla rivista on line
    chiamata” politicamentecorretto”:una sequela di falsita’ storiche inaudite
    tra le quali un elogio del ventennio fascista ritenuto l’artefice del rilancio
    del popolo italiano tra i grandi del mondo.Assolutamente da non perdere
    e questo la dice lunga sulla credibilita’ del personaggio.Ciao.

  • terzaposizione

    A me sembra più una rivolta che una rivoluzione,vedremo se porterà dei cambiamenti radikali nella società egiziana tali da definirla rivoluzione.

  • Hamelin

    Bell’articolo . Tutto molto probabile .
    Se la mia tabellina è giusta questi preamboli come Egitto e Tunisia serviranno per provocare cio’ che vogliono gli Yankee e Israele ovvero la guerra in medio oriente . Secondo i miei calacoli le avvisaglie dovrebbero essere ad Aprile ed il conflitto vero e proprio a Giugno…

  • IVANOE

    La rivolta in egitto è pilotata. Ho visto recentemente il paese e devo dire che la rivolta che ci stanno sbandieranno i media collusi con il sistema ed il potere sono quelle realtive alle grandi città. dove gente vestita bene ( sembrano tutti occidentali anch dai caratteri somatcii ) manifestano.Ma nel resto del territorio, povero, lontano da tutto cosa succede ? Nulla secondo me.Quella gente araba è troppo preoccupata per sopravvivere per avere il tempo di protestare. E allora la piazza è accesa a comando dai loro stessi capi per accendere un fuoco per evitare che scoppi il vero incendio ( tecinca collaudatissima dagli occiddentali, vedi caso grecia che sembrava un’anno fa che dovesse scoppiare la fine del mondo ed invece la gente si è messa la coda tra le gambe e tutti zitti !!! – così come avviene qui da noi ).
    E’ tutto pilotato dal sistema che è ancora troppo forte e riesce addirittura a fare scoppiare le rivolte nei modi e tempi giusti perchè nulla cambi.Infatti in egitto non cambierà nulla, andrà via Moubarak e stà arrivando questo famoso premio nobel che stranamente quando è rientrato in egitto è stato scortato da oltre 40 guardie del corpo di Moubarak…. ( è tutto dire ).Loro hanno prevenuto la vera rivolta ( perchè l’egitto è veramente con le pezze al sedere ) facendola fare a dimostrantti-dipendenti del regime in modo di dare il contentino al popolo che così pensa nella loro ignoraranza ( ma non è solo quella egiziana ma è anche la nostra ) di sperare in un tenore di vita migiliore, mentre continueranno a morirsi di fame… Quando saranno veri i cambiamenti ? Qiuando nelle nostre case i televisori non faranno vedere immagini di manifestanti perchè vorrà dire che anche ai media non sarà consentito di dire bugie.

  • arlights

    Si pensa ancora alla rivoluzione partita dal popolo???

    “Rischio di surriscaldamento dell’economia e aumento dei prezzi alimentari sono le due minacce che incombono sui paesi asiatici. A lanciare l’allarme è stato il direttore del Fondo monetario Internazionale, Dominique Strauss-Khan ad una conferenza a Singapore da dove, a poche ore dalla grande manifestazione indetta dall’opposizione contro il presidente egiziano Mubarak, ha annunciato anche la disponibilità del Fmi ad aiutare l’Egittto a ricostruire la sua economia.”

  • TN

    Ollallà, quanta sicurezza, siamo alle solite due categorie due? Tertium non datur?
    Eppure la storia è piena di “rivoluzioni” manipolate e di dittature instaurate dai poteri che ne avevano interesse (i quali così come ti ci mettono sulla seggiola, poi ti fanno cadere quando non servi più, vedasi Saddam per tutti, ma è solo un esempio).
    Non dico che l’autore dell’articolo abbia ragione su tutta la linea, sarebbe comunque da approfondire. Ma negare a priori che esistano manovre dietro le quinte, mi sembra di un’ingenuità ridicola.
    La vicenda egiziana è complessa, di difficile lettura, perché sono molte le forze in movimento e decisamente troppi gli attori coinvolti, tuttavia possiamo stare certi di una cosa: se anche la rivolta fosse in qualche modo “spontanea” in qualche grado (e non lo credo), i soliti noti la stanno già cavalcando per controllarla e dirigerla sul classico binario morto.

  • TN

    Ah, ecco, i vampiri globali del FMI. Mancano giusto loro.
    Intanto, registriamo un provvidenziale aumento del prezzo del petrolio, vedi mai che si perda l’occasione di fare profitti extra e al contempo far compiere un altro passettino all’umanità verso la schiavitù totale…

  • Tondo
  • geopardy

    L’ho letta dopo la tua comunicazione ed hai ragione.
    Ciao
    Geo

  • Rodriguez

    …la rivoluzione parte dal popolo, ma ha bisogno di una spinta da parte di almeno un “potere forte” che sia schierato con il popolo stesso..
    mi spiego meglio: l’unica vera rivoluzione in questi ultimi anni è quella della R.B.del Venezuela, dove sì il popolo era allo stremo, ma chi ha iniziato la rivoluzione (l’esercito) ha dovuto usare le maniere forti (un colpo di stato “sano”). E’ l’unica via per ribaltare l’ordine constituito in un paese venduto, qualsiasi paese venduto. Il Venezuela era venduto, ma: dal Caracazo del 1989 (rivolta popolare con ancora non si sa oggi quanti morti) al colpo di stato fallito di Chavez, 1992, passarono 3 anni, e poi 6 anni ancora prima che Chavez fosse liberato, facesse la campagna elettorale e il giorno del giuramento giurasse di non rispettare la costituzione del Venezuela, perchè era carta straccia.. queste sono prese di posizione vere, rivoluzioni che ancora vanno avanti oggi.. d’altronde come scisse Mao Tse Tung: La Rivoluzione non è un pranzo di gala, non è una festa letteraria, non è un disegno o un ricamo, non si può fare con tanta eleganza, con tanta serenità e delicatezza, con tanta grazia e cortesia. La Rivoluzione è un atto di violenza.

  • Rodriguez

    …la rivoluzione parte dal popolo, ma ha bisogno di una spinta da parte di almeno un “potere forte” che sia schierato con il popolo stesso.. mi spiego meglio: l’unica vera rivoluzione in questi ultimi anni è quella della R.B.del Venezuela, dove sì il popolo era allo stremo, ma chi ha iniziato la rivoluzione (l’esercito) ha dovuto usare le maniere forti (un colpo di stato “sano”). E’ l’unica via per ribaltare l’ordine constituito in un paese venduto, qualsiasi paese venduto. Il Venezuela era venduto, ma: dal Caracazo del 1989 (rivolta popolare con ancora non si sa oggi quanti morti) al colpo di stato fallito di Chavez, 1992, passarono 3 anni, e poi 6 anni ancora prima che Chavez fosse liberato, facesse la campagna elettorale e il giorno del giuramento giurasse di non rispettare la costituzione del Venezuela, perchè era carta straccia.. queste sono prese di posizione vere, rivoluzioni che ancora vanno avanti oggi.. d’altronde come scisse Mao Tse Tung: La Rivoluzione non è un pranzo di gala, non è una festa letteraria, non è un disegno o un ricamo, non si può fare con tanta eleganza, con tanta serenità e delicatezza, con tanta grazia e cortesia. La Rivoluzione è un atto di violenza.

  • Rossa_primavera

    Attenzione che io non ho scritto questo,mi sono astenuta dal dire chi
    sono gli eventuali burattinai di questa rivoluzione:ho solo detto che
    questa e’ una vera e propria rivoluzione e che ha abbattuto un regime
    dispotico.Come,perche’ e per conto di chi e’ presto per dirlo.

  • geopardy

    Conflitto tra chi?
    Potresti essere più preciso?
    Ciao
    Geo

  • Hamelin

    Israele ed i suoi vicini .
    Di preciso non so chi attacherà per primo tra Giordania Siria e Libano .
    Credo comunque che attacherà per prima la Giordania in quanto è la piu’ debole e meno difendibile.
    Se le cose vanno secondo il mio tabellino ci sarà la 3WW .

  • Longoni

    Non mi risulta che la dittatura in Egitto sia finita e Mubarak non ha fatto nessuna fuga repentina. Si ritira causa vecchiaia e fa finta di cambiare per mantenere tutto come prima. Il presunto scopo dell’abbattimento del tiranno 82-enne assai malconcio (!!!!) rischia di diventare un falso bersaglio. Invece il suo regime è ancora saldo al potere e senza segni di cedimento. I militari osservano, pronti a riportare la calma se necessario quando il lifting di regime sarà completato.

  • nettuno

    Concordo con Alberto B. Mariantoni. La futura politica americana non si basa più nell’insediare un dittatore amico in una loro colonia, ma vogliono costruire in loco, un bipolarismo che sia per gli Stai Uniti_israele a loro funzionale, tenedo la popolazione incasinata come in Italia con il PD e il PDL .. ma in Italia c’è il TOP – abbiamo il Terzo Polo. Chissà come se la gode il consigliere di Stato Zbigniew Brzezinski

  • Rossa_primavera

    Ma senza i forconi della piazza non avrebbe fatto un passo indietro.
    Quanto a quello che succedera’ dopo staremo a vedere,e’ un po’ presto
    per dirlo.

  • geopardy

    Non escludo che in Israele ci siano frange, anche all’interno del governo, che potrebbero paventare una simile ipotesi, ma sarebbe devastante per tutti e Israele non esisterebbe più neanche entro i confini del 1967 alla fine di tale conflitto (sperando non si usino armi nucleari, altrimenti sono guai per tutti).
    Gli israeliani, quindi, purtroppo tutti gli ebrei (anche quelli contrari alla politica di Israele), sarebbero additati a livello planentario come il problema più grande e di conseguenza, quello a cui abbiamo assistito nella seconda guerra mondiale (nei loro confronti) sarebbe uno zuccherino.
    Le multinazionali pasciono in questo sistema, non credo si lascerebbero sfuggire troppo le cose di mano ed una guerra mondiale con gli strumenti di oggi non possono volerla, sarebbero dei pazzi.
    La tua chiave di lettura, comunque, non credo sia campata in aria, i fatti di Libano e Gaza (2006-2008) non sono incoraggianti circa la logica che governa in Israele.
    La rtengo, tra gli scenari che potrebbero esserci in prospettiva, meno probabile di altre, ma comunque possibile.
    Ciao
    Geo

  • Hamelin

    Le conseguenze di un conflitto del genere non possono essere quantificate , ma se i regimi filoamericani della regione cadranno e verranno sostituiti da filoislamici Israele sarà accerchiata.
    Dal mio canto quindi non la vedo cosi’ improbabile ,anche perchè la logica che governa Israele è dominatrice-imperiale e non appena vedrà occasioni di debolezza altrui o si sentirà “minacciata”…

    Ciao