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EFFETTI COLLATERALI DI ECONOMIE (E POLITICHE) SPIETATE

DI PAOLO BARNARD
Golem L’Indispensabile

Nella maggioranza delle persone la percezione dell’insicurezza è quasi sempre alterata, è, oserei dire, una commedia. Fra il menù medio di una mensa aziendale e il rumeno che incrociamo per strada, la prima è un killer di massa, il secondo è uno 0,1% di probabilità di esserlo.

Fate solo la proporzione fra i decessi annui per malattie cardiovascolari o tumori all’apparato digerente e quelli per mano di assassini stranieri e capite subito di cosa parlo. E non mi si dica che l’alimentazione al lavoro è una scelta del cittadino mentre il ceffo straniero no, poiché sappiamo tutti che la presenza degli immigrati nel nostro Paese è tanto una nostra scelta/necessità quanto quella di mangiare di corsa cibi preconfezionati. Esistono fisiologicamente insidie nei primi quanto nei secondi.
Eppure quel tizio losco ci fa paura mentre la fettina con mozzarella su un lago di sugo al glutammato no. E così è in tante altre componenti del nostro vivere: per numero di morti e feriti il semaforo rosso violato batte il rumeno cattivo 1000 a 1; il fumo passivo, i drink serviti in discoteca, le polveri fini, le infezioni/errori ospedalieri letali ma occultati, la diagnostica tardiva per liste d’attesa, gli indulti fraudolenti… battono qualsiasi ceffo straniero con punteggi umilianti, e sono tutti fenomeni in cui le vittime non sono certo consenzienti. Ma è lui, il (presunto) migrante cattivo, a terrorizzarci.

Passo al successivo quesito di Colombo, e cioè se informazione e politica aiutino ad avere la giusta percezione della sicurezza. No, ovviamente, per il semplice motivo che se lo facessero dovrebbero poi accettare di sovvertire in ogni suo anfratto la struttura stessa del nostro vivere. Non lo vogliono loro, e meno di loro lo accettiamo noi cittadini. E poi l’ex magistrato ci chiede se il tema del pericolo comune sia affrontato per il rilievo che ha o se succede talvolta che sia enfatizzato per scopi che con la sicurezza del cittadino hanno poco a che fare. Ebbene, la manipolazione del rischio, e di conseguenza della nostra paura, è divenuto uno dei più fiorenti business della fine del XX secolo e del nuovo millennio. Oltre alla nascita di una vera e propria industria della security (dagli ammenicoli per la casa prodotti da aziendine locali ai colossi come l’americana Blackwater), abbiamo assistito al trionfo della Politica della Paura, e cioè di quel giochetto gestito dai governanti che consiste nel pompare minacce reali ma obiettivamente contenute fino alla psicosi di massa, con la solita complicità dei media come sempre acritici e asserviti al potere.
La Guerra al Terrorismo dopo l’11 di settembre 2001 ne è un esempio strepitoso. Il maggior studio oggi disponibile dedicato al fenomeno suicida islamico, ci dice che il totale dei morti da ascrivere ad al-Qaeda dal 2001 alla fine del 2005 è stato di circa 3.700 in tutto il mondo, di cui, come è noto, quasi 3.000 in un solo episodio e il resto distribuito in quattro anni su quattro continenti (Iraq e Afghanistan esclusi in quanto teatri di guerra a tutti gli effetti). L’Occidente in particolare, nel medesimo periodo, ha visto solo 71 attentatori suicidi in azione contro di esso. (1)

Ciò dimostra due cose. Primo, che la letalità complessiva per gli occidentali degli ‘islamofascisti’ impallidisce di fronte a quella di un singolo farmaco fraudolentemente approvato, il Vioxx (un inibitore Cox-2 della Merck di cui l’azienda conosceva i pericoli), ritenuto oggi responsabile di qualcosa come 35.000-55.000 morti solo negli USA e in un periodo che ricalca esattamente quello del maggior attivismo di al-Qaeda. (2)

Secondo, che il loro esercito è sparuto a dir poco.
Confrontate quei numeri con il panico da apocalisse imminente sparato a tutto gas dagli spin doctors della Casa Bianca e di Downing Street, come Thomas Friedman o Alan Dershowitz o Alastair Campbell, ma anche dal nostro implacabile master of doom Magdi Allam, in un balletto semaforico impazzito di allarmi gialli, rossi, verdi, blu, e con la fola delle migliaia di cellule dormienti di micidiali kamikaze islamici che certamente sarebbero entrate in azione in tutto l’Occidente scatenando decine di 11 settembre. Grazie a Dio nulla di ciò è accaduto, mentre morivamo come mosche per la sete di lucro di una multinazionale farmaceutica.
Ma qualcuno ha mai sentito Bush, Blair o Prodi dichiarare una Guerra al Farmaco selvaggio o all’informatore farmaceutico stragista? No, la Politica della Paura, come tutta la politica, non prevede la verità obiettiva dei fatti.
Ai tre rimanenti quesiti di Colombo mi sento di rispondere così: il guaio sta tutto nel fatto che in questo torbido problema di immigrazione e sicurezza nessuno degli attori vuole dire la verità. Mentono tutti, e così si va al disastro.
Gli attori sono: i nostri pubblici amministratori, i gruppi di immigrati sotto accusa, i media, i cittadini del Paese ospite.
Mi sbarazzo subito degli ultimi due. I giornalisti mentono perché quello è divenuto il loro mestiere, salvo casi peregrini ahimè, e altro non vale la pena aggiungere qui. I cittadini italiani sono mendaci quando negano un’evidenza che hanno stampata negli occhi da tempo: e cioè che senza immigrati, regolari ma anche clandestini, questo Paese sarebbe in guai seri. Chiuderebbero le cucine della maggioranza dei ristoranti, non sapremmo più come raccogliere frutta e verdura, come pulire i nostri uffici, i nostri anziani non autosufficienti sarebbero allo sbando, e tanto altro.
I nostri pubblici amministratori invece nascondono alla cittadinanza che soluzioni nazionali al problema immigrazione e sicurezza semplicemente non esistono. Proprio nel senso che è inutile persino ventilarne, perché gli aspiranti immigrati sono troppi, troppo disperati e impossibili da fermare. Le cretinate della destra italiana in tema di soluzioni equivalgono letteralmente a chi volesse difendersi dalle zanzare nelle valli comacchiesi spiaccicandole al muro con la palettina.

Ciò che invece andrebbe fatto da un governo responsabile (e morale) è di raccontare agli italiani come sia accaduto che miliardi di persone al mondo siano state ridotte a tali livelli di disperazione economica da rischiare qualunque orrore pur di sfuggire alla miseria. La verità, qui, significa ammettere, e letteralmente raccontare ai cittadini attraverso i media, che il pane di tanti stranieri ce lo siamo mangiato noi sottraendoglielo a casa loro, riducendoli alla fame, quando non ammazzandoli. E cioè che il nostro imperante Neoliberismo, con l’Organizzazione Mondiale del Commercio, la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, la Commissione Europea, il Fondo Europeo di Sviluppo, gli EPA (Economic Partnership Agreements), gli accordi bilaterali di libero scambio, i cosiddetti aiuti al Terzo Mondo, e tanti altri meccanismi da noi escogitati, sono responsabili di crimini inauditi contro quell’umanità dolente, crimini al cui confronto l’Olocausto nazista è, senza esagerare, una piccola cosa. Le cifre annue in termini di malnutrizione, di morti per fame e malattie o per le guerre che il Neoliberismo sostiene, non lasciano dubbi in proposito. (3)
Gli abbiamo tolto tutto, incluso il diritto all’autodeterminazione, alla gestione della propria economia, gli abbiamo legato le mani e i piedi e li abbiamo pure massacrati a volte, e quando alla fine i depredati approdano da noi a chiederci le briciole, solo le briciole di ciò che era loro, noi facciamo le Bossi-Fini, i decreti Veltroni e li odiamo anche.

Prego, Dottor Sottile, lei che queste cose le sa benissimo, le snoccioli sulla prima pagina del «Corriere della Sera» invece di turlupinarci. Racconti anche come i suoi illustri colleghi, Jeffrey Sachs (il gran cerimoniere della transizione della Polonia al Libero Mercato) o Joseph Stiglitz (ex capo economista della Banca Mondiale), ci stanno oggi spiegando il perché della crescente disperazione dei cittadini dell’Est Europa, che dai soffocanti regimi comunisti sono passati al sadismo del Libero Mercato. Ci sono dati sul crollo degli standard minimi vitali da far accapponare la pelle, in Russia, in Ucraina, in Polonia, in Moldavia, in Romania, e tutti a partire dal 1989 in poi, ma il «Corriere» mai e poi mai che ce li snoccioli. Quello che ci raccontano sono altri dati, quelli sulla crescita economica dell’Est europeo, tutti meravigliosamente promettenti, ma sapete come li calcolano? Da seduti nelle suite a cinque stelle di Mosca o di Praga, o nei Ministeri, e senza mai ficcare il naso in una singola casa moldava o fare una singola domanda a una badante ucraina. Li ho visti in azione questi “sicari economici”, (4) a Lusaka, a Dar es Salaam, che raccontavano al «Financial Times» quanto crescessero le economie africane, mentre io in Tanzania in un distretto di 600.000 abitanti trovai un solo ambulatorio con una sola siringa di vetro per tutti, e, mi dissero, le cose andavano peggiorando.

Romano Prodi dovrebbe raccontare a Porta a Porta del ricatto che la sua Commissione Europea (CE) tentò nell’aprile del 2002 durante i negoziati cosiddetti GATS sulla liberalizzazione dei servizi, dove a Paesi come la Malesia, il Messico, l’India o l’Indonesia veniva ingiunto di svendere i gioielli di casa alle nostre società multiservices, ricattandoli con lo strapotere dei sussidi miliardari all’agricoltura europea che schiaccia la loro (in India il tasso di suicidi fra i contadini è epidemico). E mentre lo stesso Prodi mantiene oggi zeppi i nostri CPT (centri di permanenza temporanea) con gli immigrati africani o curdi in miseria, e colpevoli di aver tentato una migrazione da Paese a Paese, la sua CE infilò nei sopraccitati negoziati una clausola sull’intra-corporate labour mobility, che tradotto significava libera migrazione ovunque per gli Yuppies aziendali europei, ma non per il panettiere del Burkina Faso. (5)
Giuliano Amato, e i sindaci delle nostre città, dovrebbero dire il vero, e cioè guardare in faccia gli italiani e chiedergli: “Se voi aveste dovuto vendere il primo figlio in schiavitù per nutrire il secondo, e se ora vi toccasse di vendere anche quest’ultimo per non farlo morire di diarrea, cosa fareste? Rimarreste lì dove siete o tentereste di andarvene?” oppure “Se voi foste i gestori di una panetteria a Tunisi e un cugino del dittatore Ben Ali entrasse in bottega e vi dicesse ‘da oggi io sono il tuo socio di maggioranza, se no sono bastonate’, cosa fareste? Rimarreste lì?” o ancora “Se vostro padre nel villaggio romeno avesse un cancro alla prostata e stesse urlando di dolore giorno e notte senza traccia di morfina né di cure decenti, e se i vostri figli avessero la grappa come unica alternativa alla disoccupazione, cosa fareste? Stareste lì ad ascoltare i gemiti e a vedere la vostra prole diventare cirrotica a trent’anni?”. Ed è questo il motore dell’immigrazione, l’unico esistente. Che ce lo dicano i politici, chiaro e tondo.
Le soluzioni sono unicamente internazionali, e cioè basta con questa rapina che si chiama Libero Mercato. Cittadini europei, volete risolvere il degrado da immigrazione? Fermate il flusso dei disperati, che inevitabilmente porta con sé elementi rabbiosi, psicotizzati, pericolosi, e sempre li porterà, poiché è assai più facile diventare bestie quando dall’età di 2 anni si vive in condizioni da animali. Ma questo significa che dobbiamo accettare di pagare i prezzi per un mondo meno in disequilibrio, significa restituire il maltolto, punto.
La “botte piena e la moglie ubriaca” è la filosofia assurda del Libero Mercato, e cioè “rapiniamo le risorse di milioni di persone, sfruttiamole nei cantieri da noi o negli sweat shops da loro, ma che poi non ci vengano a rompere le balle”. Così non è sostenibile. O ci teniamo il nostro furto e la loro immigrazione, oppure optiamo per la restituzione della ricchezza sottratta (permettendogli un reale sviluppo) e per la pace, pagandone il prezzo. Il furto e la tranquillità insieme non li possiamo avere, spiacente. La scelta è nostra, e questi sono i veri termini del dibattito sull’immigrazione e sulla sicurezza.

Infine, mentono anche alcune comunità di stranieri cosiddetti problematici, i quali non accettano una verità lampante: il fatto che a parità di status sociale qui in Italia, di povertà originaria e di diversità, alcune etnie o nazionalità di migranti sono meglio accettate di altre. I Rom non si raccontano, e non ci raccontano, la verità sul perché il loro tasso di non-gradimento da parte degli italiani è pressoché totale, mentre i filippini hanno lo stesso tasso ma di segno completamente opposto. Perché?
Se è vero che – in attesa di soluzioni lungo le linee tracciate in precedenza, di un sistema carcerario che sappia riabilitare e non abbruttire, e di politici capaci di dirci il vero – va urgentemente affrontato il problema dello scontro fra certe culture presenti in Italia e la nostra, allora chiamiamoci tutti al centro. Significa proporre alle comunità di immigrati più problematici di farsi carico di verità scomode su se stessi, e agli italiani di fare la stessa cosa. Ai Rom in particolare direi: riconoscete che sovente il vostro collante socioeconomico è la brutalizzazione delle donne e dei bambini, perché senza di essa non potreste tenerli in strada a rubare, a mendicare, e a prendersi insulti e rancore dalla mattina alla sera. Agli italiani dico: offrite un’accoglienza decente a costoro, alloggi, scuole, sanità, lavori, in cambio dell’adesione di tutti a principi compatibili col rispetto dei cittadini e dei diritti umani fondamentali. Se poi nonostante questa offerta di incontro al centro una delle due parti dovesse persistere negli errori o rifiutarsi di cambiare rotta, allora sapremmo almeno dove puntare il dito. E se i recalcitranti del caso fossero proprio gli immigrati, allora avremmo almeno un tantino meno torto. Ma mica tanto.

Paolo Barnard
Fonte: www.golemindispensabile.ilsole24ore.com
Link: http://www.golemindispensabile.ilsole24ore.com/index.php?_idnodo=10959&page=1
12.11.07

Note

1. Prof Robert Pape, University of Chicago, «Suicide Terrorism and Democracy: What we learned since 9/11», The Cato Institute, 2006.
2. Si vedano gli studi condotti dal dott. David Graham della US Food and Drug Administration nel 2005; il rapporto pubblicato dal «New England Journal of Medicine» nell’ottobre 2005; e l’inchiesta nello stesso periodo del «Wall Street Journal».
3. Dati disponibili tratti da: l’inchiesta I Globalizzatori, Report RAI 3, 09/06/2000, di Paolo Barnard, www.report.rai.it – Public Citizen: Trade Watch, USA – The Transnational Institute, Amsterdam, Olanda – The World Trade Organization: The Marrakech Treaty – Corporate Europe Observatory, Amsterdam, Olanda – The Economic Policy Institute, Washington DC, USA – Friends of the Earth, Bruxelles, Belgio – Corporate Watch, USA – Oxfam UK – Global Policy Forum Europe, Bonn, Germania – Institute for Policy Studies USA– et al., e da studi di autori fra cui: Joseph Stiglitz, Jeff Faux, Noam Chomsky, Greg Palast, Susan George, Richard W. Behan, Alexandra Wandel, Peter Rosset, Dean Baker, Barry Coates et al.
4. Definizione tratta dall’autodenuncia di uno di loro, l’americano John Perkins autore di «Confessions of an Economic Hitman», Berret-Koehler Inc. 2004.
5. Denuncia del Corporate Europe Observatory che ha ottenuto una copia del memorandum sul GATS della CE nel 2002, ripresa poi dal The Guardian di Londra in «A privatizers hit list», 18/04/02.

Pubblicato da Davide

  • myone

    Se lasciate una persona, con i suoi diritti, la sua casa, il suo lavoro, la sua famiglia, e la sua libertà di vivere come gli pare, trascorre i suoi anni cosciente che qualcosa ha vissuto, ha goduto delle semplici e fragili sensazioni di sentimenti e di appagamenti. Questa persona, vive per sé stesso, rimane sano, equilibrato, e arriva alla fine dei suoi giorni, forse pago, e rende pure volentieri lo spirito alla vita senza pensare o chiedere di piu’, ma con la convinzione, che le cose vissute, sono cosi forti alla fine e vere, che non moriranno mai, e con loro, pure lui, e che lo accompagneranno e sosterranno, anche in una dimensione che non conosce, ma che sa’ che non finisce.

    Se prendi la medesima persona sana, e la metti nel contesto del mondo, del nostro mondo, e se vuoi, lo fai focalizzare nel semplice ma complicato vivere, e gli fai un sunto giornaliero, nel tempo, del bene o del male, del complicato o del troppo saputo, davanti a una tv, dove il tutto si fa notizia e sunto, o, gli vuoi allargare gli orizzonti, facendolo navigare dove il pensiero e’ meno fazioso,succube, e più libero di scelta come informazione, come puo’ essere internet, … bene, questa persona, schianta, e la sua sanità, diventa malattia con turbe frustrante, non capacitandosi nemmeno piu’, se l’ allacciarsi le scarpe, comporta un moto a sinistra o a destra, e se il tutto, ha un senso in altre dimensioni, dove l’ equilibrio e’ legato a un’ infinità di cose, che continuano a darti soluzioni e problemi allo stesso momento, e se questo, sia il risultato della sua quasi schizzofrenia.

    Abbiamo i coglioni pieni, di soluzioni e di problemi inerenti alle soluzioni, dove piu’ risolvi, e piu’ complichi, con l’ aggravante, che ogni soluzione, e’ gia’ di per se’, il frutto di un programma iniquo di parte e di fratricidio, legalizzato da pochi, i soliti pochi, che non muoiono mai. Perche’ nelle statistiche mondiali con numeri da capo-giro, non mettiamo mai, nel conto giusto di questo mondo, l’ epurazione di queste poche centinaia di persone mendaci, incapaci, inique, fautori del male sociale, con le loro scelte ipocrite, fatte a danno e sulle spalle, di chi invece, vuole vivere sanamente?

    Chiudiamo la porta a questi virus, siano esse persone, siano esse idee, e sradichiamoli alla radice. F-ottetevi voi la vostra informazione, il vostro pluralismo, il liberalismo, il perbenismo, l’ allucinante vivere del sovrappiù, i continui cambiamenti a speculazioni con il dio denaro, i poteri del c—o, e tutto quello che ci va dietro.

    Terrorismo? Violenza? Dissesti mondiali? Tutto precipita e si fa reale? Ma schiacciamo la testa a questa testa di minchia umana, e facciamolo a occhi chiusi, senza rimpianti e ripensamenti, a chi, il limite, non lo oltrepassa nell’ errore, ma lo fa’ come norma, come credendo, che le liberta’ di pensare e di fare, faccia parte di quello che si chiama liberta’ e progresso. Diamoci una drastica mossa, incutendo il senso del terrore, a chi, il terrore lo impone, infarinato di menzogna e di ipocrisia, ma che tutti vedono, sanno, e pure gli lisciano il pelo, argomentandoci sopra.

    Ma come non si fa’, a non prendere la scelta del terrorismo, quando alla fine, il terrorismo vero e proprio, ha preso questa maschera di verita’? Ha piu’ valore la violenta determinazione, che non una tacita e merdosa verita’ accettata, imposta, continuamente camuffata, e persistentemente mutabile al solito.

    Gia’. Ma siamo nel sistema umano, e quindi, a riscontri di cambiamenti violenti, che stanno per “cambiamenti” , ci troveremo il sistema pre-esistente, che di controparte, provvederà. Eh si, l’ uomo, ha la forma del giusto-ipocrita fuori, e dell’ iniquo ottuso , dentro. Questa mutazione, c’era, ma ora, e’ diventata globale, dall’ alto sino al basso, e in tutte le direzioni. L’ uomo, ha il sacrosante diritto, di distruggersi, perche’ queste sono le sue prerogative, quelle vere, che stanno per quelle false.
    L’ uomo, non ha il diritto di dire, ne di essere, perche’ non sa che vuol dire, dire e essere. L’ uomo, ha la liberta’ di defecare, ma quando il defecare si alza e sale sino alla cosi detta intelligenza, si allarga pure il buco nero, e prende posto a ogni visione delle cose, e si crede pure astronomo, decifrando dove e come la massa critica e la luce interreagiscono fuori dal cosmo, a miliardi di anni luce, dove quella medesima luce, non la sa vedere nemmeno al lume di una comune candela.

    Leggevo un articolo, sulle profezie, sui mutamenti ciclici della terra , secondo antiche religioni, che avevano come base scientifica, calendari astronomici, cognizioni, che nemmeno ci saremmo arrivati noi, se non le avessimo apprese da loro. E tramite queste testimonianze, siamo arrivati a scoperte e a deduzioni, dove sembra, che il nostro tempo sia giunto a una fine, in corrispondenza, di fini ovviamente, da noi non contemplate, ma gia’ vissute e constatate in ere passate.
    Sembra, che non sia propio vero, che l’ uomo, sia la causa del suo estinguersi, dentro alle sue problematiche e nel suo vivere, ma che la natura, quella nascosta, sconosciuta, indecifrabile, ma saputa oltre modo da sé stessa, ci anticipi, ci sovvenga, si proponga, e faccia gia’ tutto da se’, oltre i nostri pensieri e le nostre azioni, che consideriamo migliori, perche’, sa’ gia’ di che razza siamo, anche se, questa razza, l’ abbiamo colorata e fatta passare falsamente, per vera. Mi piace sapere, che non abbiamo nemmeno il merito e il libero arbitrio, di autoestinguerci, ma che questo privilegio, se l’ e’ gia’ preso, il senso stesso di chi governa le cose, al di la della nostra opinione o del nostro credere. Come si suol dire, il diavolo fa i coperchi, ma non le pentole. Questo e’ il punto nostro, paradossalmente, nel saperci capaci di rovesciare il tutto, e nel nasconderlo, nel buco dello struzzo.

    Ora, mi chiedo. Che si puo’ dire davanti a un articolo cosi? Fare come le maestre alle elementari, e passare contesto su contesto, e dare la soluzione, quando il bambino, e’ viziato come forma e carattere, e ha gia’ in se’, il virus del delinquere moderno, della ribellione lucrosa e dittatoriale, e dell’ ottusita’ globale?

    Meglio vivere sani, nel senso, fai come ti pare e come puoi, usufruisci delle opportunita’, senza chiederti se vanno bene o male, tanto fanno tutti cosi. E se la misura e’ uguale per tutti, allora nessuna colpa. Vero!!! Vero? Ma non credo, che dentro a ogni uomo la cosa stia cosi, pero’, tuttovuol farci credere e pensare, che bisogna per forza adattarsi, a credere chele cose le dobbiamo forzatamente vedere e sentire cosi. Questa feccia di medianita’ e di vivere, ci sommerge continuamente, distruggendo pure quello che sappiamo che e’, che sta dentro ognuno di noi, che ci fa pensare e vedere, ma che in ogni modo, vuol farci cambiare, per forza di cose, di atti, di pensieri, e di continui sberleffi quotidiani di idiozia.

    Una persona come in foto, come rappresentante del rimanente della sua razza, non vale un mozzicone di cicca. Capisco sempre di piu’, come mai le puttane e i miserabili, erano i piu’ considerati e i piu’ votati, a cose migliori.

    Disinquinatevi da tutto questo. Consideratelo il flagello di oggi, e la pena del domani.

  • figliodellanebbia

    Caro Paolo, concordo con tutto quello che ha scritto, la ricchezza di qualcuno proviene spesso dalla miseria di qualcun’altro, ed il flusso migratorio verso l’europa è un fenomeno inevitabile, per cui è necessario che tutti ne traggano il miglior vantaggio possibile, sia noi italiani che gli altri.
    Vorrei porle qualche domanda: perchè i senegalesi, i filippini, equadoregni e le varie badanti ukraine e molti nordafricani non stanno antipatici a nessuno? perchè questi parlano generalmente bene l’italiano, rispettano le regole, lavorano come dipendenti o hanno piccole attività ed hanno interesse a lavorare nella legalità, o quanto meno a non creare problemi?
    Per quanto mi riguarda non ho mai visto nessun ristorante, bar contact center o altra attività posseduta da albanesi, rumeni e rom, così come non ho quasi mai sentito di senegalesi e filippini che gestiscono la prostituzione e rapinano nelle ville o mandano i bambini a rubare.
    Può sembrare strano, ma in tutta la mia vita mi è capitato di fermarmi per strada, in un bar o in un posto pubblico e scambiare qualche parola in italiano con queste persone, e generalmente ne ho avuto una buona impressione. Questo non mi è mai capitato con rumeni, albanesi o rom
    Non mi sembra affatto che in Senegal o nelle filippine si stia meglio che in Romania, o ci siano delle democrazie modello, o il libero mercato non sia ancora arrivato lì.
    La gente comune come me percepisce questo, che non tutti gli immigrati sono uguali tra loro e se c’è la “caccia al rumeno” e non la “caccia all’egiziano” ci sarà un motivo, se alcuni sono benvoluti o rispettati e altri no, ci sarà un motivo.
    Non esiste nessun problema immigrazione in Italia, esistono tre problemi soli: albanesi, rumeni e rom.
    Rispetto, accoglienza e solidarietà per colro che vengono qui per lavorare guadagnare e crearsi una vita migliore, gli altri che se ne tornino da dove sono venuti, tanto Slobo e Arkan non ci sono più..questi cattivoni….ma non ho dubbi che ce la metteranno tutta a trovare qualcun altro che gli vule altrettanto bene….