ECCO PERCHE' ALL'ITALIA CONVIENE USCIRE DALL'EURO

ECCO PERCHE' ALL'ITALIA CONVIENE USCIRE DALL'EURO

DI ALBERTO BAGNAI

liberoquotidiano.it

La nuova lira si potrebbe svalutare del 30% sulle monete forti, ma nell’arco di almeno un anno. E i nostri prodotti tornerebbero competitivi sui mercati mondiali

Che nell’euro così com’è molte cose non vadano nessuno ormai lo contesta. Il dibattito si sposta su come riformare la moneta unica o come abbandonarla. Quest’ultima opzione suscita grandi timori, non tutti fondati. Prima di parlarne, osservo che il punto dirimente è quello politico, non quello tecnico. Faccio un esempio: per i tedeschi entrare nell’euro ha significato abbandonare una valuta forte, il marco. Perché questo non ha causato panico? Semplicemente perché si era raggiunto un consenso intorno all’idea che l’euro avrebbe comunque portato benefici.Allo stesso modo oggi per gli italiani tornare alla lira significherebbe abbandonare una valuta forte, l’euro. Se però ci si convincesse, a torto o a ragione, dei benefici di un’uscita dall’euro, si creerebbero le condizioni politiche per una transizione senza panico.

Come ho spiegato ne Il tramonto dell’euro, l’obiezione secondo cui l’uscita è impossibile perché i trattati non la prevedono è infondata. La convenzione di Vienna stabilisce che un trattato può essere risolto, anche in assenza di clausole espresse, quando mutino i presupposti in base ai quali esso è stato concluso (è il principio rebus sic stantibus). L’attuale disastro fornisce una base giuridica sufficiente per un recesso. Lo ammette la stessa Bce in un documento del 2009.

Un altro principio è quello della Lex monetae: uno stato sovrano ha il diritto di decidere in quale conio sono definiti i contratti che cadono sotto la sua giurisdizione. Nel nostro codice civile questo principio è disciplinato dagli articoli 1277 e seguenti. L’uscita avverrebbe quindi tramite una ridenominazione in nuove lire dei contratti regolati dal diritto italiano. A quale cambio? L’opzione più semplice da gestire è che si usi un cambio uno a uno. Lo stipendio passerebbe da 1500 euro a 1500 nuove lire, la rata del mutuo da 500 euro a 500 nuove lire, ecc.



Ma allora non cambierebbe niente? No, qualcosa cambierebbe: il passaggio al nuovo conio sarebbe seguito da un riallineamento del cambio sui mercati valutari. Una rivalutazione dei Paesi «forti» e una simmetrica svalutazione della nuova lira, che restituirebbe respiro al nostro export con effetti positivi su reddito e occupazione.



La svalutazione non ci schiaccerebbe sotto il costo delle materie prime? Non è detto. Secondo gli studi più recenti (li trovate nel mio blog, bagnai.org), il riallineamento atteso è dell’ordine del 30%, distribuito lungo l’arco di almeno un anno. Certo, in capo a un anno le materie prime costerebbero un 30% in più. Ma le materie prime sono solo una componente del costo del prodotto finito. Ad esempio, il riallineamento del cambio non influirebbe sul costo del lavoro in valuta nazionale.



E poi, chiedo, un imprenditore preferisce pagare un po’ di più le materie prime, ma ricominciare a fatturare, o essere «protetto» dalla valuta forte che però gli impedisce di vendere all’estero? I tanti suicidi cui assistiamo danno una risposta fin troppo eloquente.



Nel caso dei carburanti, poi, la componente fiscale è preponderante. Per questo motivo si osserva che solo un terzo di una svalutazione si traduce in un incremento del prezzo alla pompa. Con una svalutazione del 30%, l’incremento atteso del prezzo alla pompa sarebbe di circa il 9%, distribuito in più di un anno (ne abbiamo avuti di maggiori con l’euro).



Secondo gli studi occorre un anno perché il 36% di una svalutazione si trasferisca sui prezzi interni. Ha torto chi dice che se svalutassimo del 30% saremmo tutti più poveri del 30% in una notte! Del resto, da un anno a questa parte l’euro ha guadagnato circa l’8% sul dollaro. Vi sentite molto più ricchi? No, perché la spesa di tutti i giorni non la fate negli Usa, ma in Italia.

D’accordo, si obietta, ma comunque il debito estero andrebbe pagato in valuta forte, e saremmo schiacciati dall’onere del debito! Non è corretto. Solo i contratti regolati dal diritto estero subirebbero questa sorte. Non ricade fra questi la maggior parte dei titoli pubblici. Va bene, ma allora i mercati, penalizzati dalla svalutazione, non ci isolerebbero, rifiutandoci altro credito? Non è detto. Molti avrebbero voglia di tornare a investire in un paese che riprendesse a crescere, e se ora abbiamo bisogno di capitali esteri è perché l’austerità di Monti e Letta ha distrutto reddito, risparmio e produttività degli italiani.

Ma (si obietta) la «liretta» sarebbe attaccata dalla speculazione! Siamo proprio sicuri? Quanto più la lira perdesse di valore, tanto più le merci italiane diventerebbero a buon mercato. Le banche centrali dei nostri concorrenti starebbero quindi ben attente a evitare un eccessivo deprezzamento della nuova lira.

Il discorso andrebbe certo approfondito, ma una cosa spero emerga: viste alla luce della razionalità economica, molte obiezioni sollevate per incutere terrore agli elettori perdono vigore. È giunta l’ora che la lucidità e la valutazione dell’interesse del Paese prevalgano sull’emotività e su un malinteso «sogno» europeo.

Alberto Bagnai

Professore associato di politica economica

(Università D’Annunzio, Pescara)

Fonte: www.liberoquotidiano.it

Link: http://www.liberoquotidiano.it/news/economia/1315427/Ecco-perche-all-Italia-conviene-ancora-uscire-dall-euro.html

22.09.2013

Commenti (36)

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    1. Jor-el 24 settembre 2013

      Già, e mentre noi andiamo piano pianino, Germania e Francia spendono.

    1. Jor-el 24 settembre 2013

      Be', a dire il vero il Governo Monti riuscì quasi a dimezzare la parte del debito pubblico in mano estera (operò quella che si può definire una nazionalizzazione del debito). In questo modo servì con successo i suoi padroni, che lo avevano incaricato proprio di questo.
      Riguardo alle vacanze alle Maldive... Senza lavoro c'è poco da vacanzare. E' ovvio che la lotta contro l'Euro è una lotta contro la rendita, che credevi, che le cose si possano risolvere senza la politica? Bisogna decidere da che parte stare, o di qua o di là. E combattere, perchè loro stanno già combattendo. Il tempo delle analisi economiche è finito.

    1. Georgejefferson 24 settembre 2013

      Grillo sa molte piu cose di Tanti altri sulla moneta.E' piu di dieci anni che segue una strategia di medio termine,nei limiti del possibile.L'isteria del cambio di paradigma e accrescimento culturale a breve termine riceve solo pesci in faccia e non porta a nulla di concreto.

    1. Jor-el 24 settembre 2013

      La risposta è molto semplice. Perchè anche Grillo accetta il paradigma debito pubblico=fonte di tutti i mali. In quest'ottica qualunque forza politica proponesse uno sciopero fiscale andrebbe contro quello che , in questo momento, è falsamente indicato come il pubblico interesse. Fin quando il deficit dello Stato sarà sbandierato come il "debito di tutti" e dichiarato come il peggiore dei mali, finchè non si alzerò qualcuno a dire che BISOGNA AUMENTARE LA SPESA PUBBLICA, che bisogna imporre all'Europa che l'Italia possa sforare il tetto di spesa di dieci, venti volte, avremo sempre le mani legate. E anche i piedi.

    1. clack 24 settembre 2013

      Grande intervento.

    1. Hamelin 24 settembre 2013

      Senza contare la corsa agli sportelli...

      Si vedrebbe un bank run come quello del '29...

    1. Maxim 24 settembre 2013

      Di sicuro l' annuncio dell uscita dall euro produrrebbe nell immediato un uscita in massa di capitali verso le altre nazioni europee . Chi diavolo vorrebbe tenere capitali in un Paese destinato a vedere la nuova moneta svalutarsi ?L' uscita dall euro per chi ha dei soldi da parte sarebbe nell immediato peggio della peggiore patrimoniale .

    1. Giancarlo54 24 settembre 2013

      No. Non ci sono governanti di questo tipo all'orizzonte.

    1. Hamelin 24 settembre 2013

      Bagnai la fa troppo semplice.

      Anch'io sono per l'uscita dall'Euro.

      Ma ci sono tassativamente alcuni punti da sbrigare per fare in modo che non diventi una tragedia.

      In Primis bisogna ricomprarsi il Debito Pubblico in mano Estera.

      Senza fare cio' saremmo ricattati in modo pesante dai detentori stranieri ,oppure defaultare per la quota di debito detenuta da esteri ( soluzione molto giustuzialista che abbatterebbe gli speculatori internazionali , ma con un atto del genere probabilmente ci farebbero Guerra ).

      Come seconda cosa bisognerebbe cambiare politica estera e riallacciare I rapport con I fornitori di materie prime , ma dopo che ci siamo sputtanati con la Libia e Gheddafi dubito qualcuno ci reputi ancora affidabili.

      Bisognerebbe controllare la gestione dei prezzi altrimenti con I ladri che ci sono in Italia l'inflazione volerebbe ( vedasi entrata nell'euro e arricchimento dei commercianti fornitori dove 1,000 Lire diventarono ben presto 1 Euro ).

      Bisognerebbe inoltre dire che svantaggierebbe la possibilità di viaggiare nel mondo ( in quanto il costo si alzerebbe di parecchio...ed all'Estero non ci si potrebbe piu' recare nessuno che non abbia un portafoglio bello grosso , quindi scordarsi vacanze alle Maldive a buon prezzo o in qualsivoglia posto del mondo ).
      Bisognerebbe poi individuare il fatto che l'uscita dall'Euro verrebbe osteggiata da tutti I ricchi Internazionalisti che possiedono soprattutto ricchezza finanziaria in quanto abbatterebbe la loro ricchezza a favore dei un aumento della richezza per I produttori .

      Il nostro mondo va verso chi vive di rendita , chi fa lo schiavo e chi muore di fame .

      Quelli che vivono di rendita combatteranno fino alla morte pur di non mollare lo scettro del potere.

    1. AlbertoConti 24 settembre 2013

      "Perché non si prende la responsabilità di una azione vera e forte che potrebbe bloccare il governo neo-illuminista di Enrico Letta e dei suoi padroni?" == Forse perchè non ha la maggioranza? Forse perchè vuol cambiare il sistema "pacificamente" dall'interno, secondo le sue stesse regole? O forse perchè i due guru sono inadeguati e in fondo vogliono perpetuare il sistema attuale, con qualche lifting? Ai posteri l'ardua sentenza. Tuttavia tra la speranza e la disperazione, meglio la speranza.

    1. AlbertoConti 24 settembre 2013

      I nostri governanti han già deciso trent'anni fa. C'è solo un problema, che non sono "nostri", pertanto vanno cacciati a pedate nel culo. Secondo problema: chi li rimpiazzerà? Ci sono all'orizzonte governanti VERI, che ci rappresentano veramente e fanno i nostri di interessi, contro quell'1% (soprattutto estero) che ci tiene per le palle coi debiti fraudolenti?

    1. bgaluppi 24 settembre 2013

      Bagnai parla di uscire dall'euro da molto tempo. Credo che un'uscita qualche anno fa sarebbe stata auspicabile, comunque con l'euro a queste condizioni non andiamo da nessuna parte.
      Tuttavia, mi permetto di far notare, il nostro problema non è tanto l'euro in sé, ma piuttosto il fatto che siamo in assenza totale di rappresentanti politici che ambiscano all'autodeterminazione dell'Italia. Noi possiamo parlare di uscire dall'euro quanto vogliamo, possiamo fare scioperi del lavoro, della fame, della sete, scendere in piazza... Finché continueremo a pagare le loro tasse inique e anticostituzionali, loro andranno avanti, "per il bene del paese" e "per uscire dalla crisi" e la maggioranza della popolazione li legittimerà. Perché qui è il grande inganno della democrazia attuale: la maggioranza vince, quindi basta assicurarsi che la maggioranza sia ignorante e manipolabile per avere la forma di dittatura perfetta. Loro parlano di "morire per Maastricht", non si fermeranno, lotteranno con tutti i mezzi a disposizione pur di mantenere in piedi la moneta unica europea, esperimento per la futura moneta unica mondiale.
      Cari signori miei, finché ci saranno neo-illuministi al potere, Berlusconi e una destra serva e un Papa gesuita che sembra buono ma in realtà potrebbe dare inizio al disfacimento della Chiesa e del Cattolicesimo dall'interno (vecchio progetto delle sette illuministe), non andremo da nessuna parte. Il Movimento Cinque Stelle? I due padroni del movimento non combatteranno per l'autodeterminazione dell'Italia, prima lo capiscono i grillini e meglio è. Basta guardarsi il video Gaia di Casaleggio, per capirlo, e lì non si parla certo di autodeterminazione ma di deliranti "nuovi sistemi democratici attraverso la rete", cosa assurda proprio perché la rete è il più controllabile dei sistemi e la NSA lo ha ampiamente dimostrato. Come giustamente diceva il buon Gandhi, "rifiutarsi di pagare le tasse è uno dei metodi più rapidi per sconfiggere un governo". Ma Grillo e Casaleggio parlano di tutt'altre cose. Perché Grillo non ha ancora proposto uno sciopero fiscale? Perché non si prende la responsabilità di una azione vera e forte che potrebbe bloccare il governo neo-illuminista di Enrico Letta e dei suoi padroni? Perché non fa quello che potrebbe e dovrebbe fare?
      Quindi, siamo nella totale assenza di rappresentanti che lottino per l'autodeterminazione dell'Italia e finché non capiamo che dobbiamo essere noi a lottare per noi stessi, non andremo da nessuna parte. Per essere sovrani non basta uscire dall'euro, anche se potessimo farlo, ci vuole un passo avanti come popolo che non siamo ancora in grado di fare e chi ci governa lo sa bene. L'Italia non ha ancora combattuto per l'autodeterminazione, come hanno fatto altri popoli (e non mi riferisco alla Francia). Forse adesso è arrivato il momento di farlo.

    1. roberto4321 24 settembre 2013

      Bagnai ha perfettamente ragione, i 10-12 anni di ristagno economico dell'Italia, che ora stanno diventando Grande Depressione, sono coincisi guarda caso con l'ingresso nella moneta unica, la stessa che avrebbe dovuto risolvere tutti i nostri problemi. Lo sanno anche i bambini che già con un Euro sopravvalutato sul dollaro del 20% l'Italia va in affanno, figuriamoci ora che l'Euro è del 35% più forte! Ora ci sono gli ultimi mesi per decidere, vediamo se i nostri "governanti" decideranno di rimanere nell'Euro condannandoci al fallimento.

    1. TizianoS 24 settembre 2013

      Secondo il mio modesto parere, è chiaro che il ritorno ad una moneta sovrana non potrebbe produrre altro che benefici, a patto che la si collegasse ad una manovra per ridurre la disoccupazione, che mi sembra sia il problema principale di questo paese in questo momento, e a cui finora nessuno ha dato una risposta seria.




      A questo proposito, mi sono ricordato di un articolo scritto dal Moderatore Giovanni Zibordi nel novembre 2011 sul suo COBRAF Forum:




      http://www.cobraf.com/forum/coolpost.php?reply_id=321057




      Ecco un estratto dell'articolo:




      Se invece vuoi un esempio storico di successo di come funziona, spiace dirlo, ma la Germania degli anni '30 ridusse la disoccupazione dal 25% al 4% in quattro anni ed ebbe un boom economico che rese Hitler il politico più popolare dell'epoca grazie al sistema del "credito sovrano". Hitler dichiarò: " daremo lavoro a tutti emettendo marchi, ma solo in cambio di un lavoro svolto". Sotto Hjialmar Schacht alla Finanze la Germania che non aveva più oro, non aveva credito sui mercati internazionali ed era in depressione creò una nuova moneta per dare lavoro a tutti, dei "certificati di lavoro" (Arbeitsbeschaffungswechseln) con uno schema di "pre-finanziamento". Il ministero delle Finanze distribuiva questi "certificati di lavoro" che scadevano ogni tre mesi rinnovabili per 5 anni, alle istituzioni finanziarie e agenzie statali. Chi voleva partecipare ai progetti di infrastrutture attingeva a questi certificati presso le agenzie che davano la commessa in cambio del lavoro compiuto. I certificati diventavano una specie di "commercial paper" con cui le aziende si finanziano a breve ora e poteva anche essere scontati alla banca centrale. In questo modo si pagavano le aziende e i salari. Come garanzia il ministro delle finanze poneva una parte delle entrare fiscali. Essendo moneta che poteva circolare solo in Germania e pagabile solo in cambio di lavori tangibili compiuti non creava inflazione. Allo stesso tempo lo stato ridusse il debito pubblico scambiandolo con denaro stampato dal governo. L'economia tedesca ebbe un boom ed eliminò la disoccupazione senza creare inflazione. Il fatto che Hitler abbia scatenato la guerra giustamente oscura tutto il resto. Ma da un punto vista economico senza la guerra sarebbe passato alla storia come un grande successo perché aveva trovato una formula magica.




      Immagino le scandalizzate reazioni al solo richiamo alla politica economica di Hitler, ma questa è la storia di come andò allora.


      Su chi era Hjalmar Schacht vedi:


      http://it.wikipedia.org/wiki/Hjalmar_Schacht

    1. vraie 24 settembre 2013

      prima di cominciare .... una domanda .... cosa ne direbbe Obbbama? e ....
      magari si potrebbe chiedere anche a Putin?
      ah! no ... queste domande le ha già fatte Berlusconi

    1. AlbertoConti 24 settembre 2013

      Considerazioni da "liberal" di destra. Molte di più ci sarebbero da "social" di sinistra. Peccato che manchino gli autori autorevoli. In ogni caso quando serve un CLN non si guarda il pedigree di nessuno.

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