ECCO COSA PUO' INSEGNARCI SARA TOMMASI…

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DI LUCA PAKAROV
rollingstonemagazine.it

Allora, non cominciamo, calma, perché parlarne? Ci abbiamo pensato un po’ per decifrare l’evento in sé: Sara Tommasi. Sì sì, abbiamo postato un link con il suo video, per guadagnare qualche click, come qualcuno ha fatto notare.

È ovvio, ma ci sono altre mille storie che potrebbero farci risicare qualche click se questo fosse l’obiettivo. Quindi ci siamo detti: facciamo il punto della situazione. Beh, non mi sembra difficile, Sara Tommasi è un fenomeno di costume nazionale. Come gli esodati non possono essere liquidati solo con la parola crisi, e il paragone è volutamente irriverente, così la Tommasi non può essere solo puttana. Me ne sono accorto ieri quando dicevo a un amico che pensavamo di scriverci qualcosa e mi ha risposto: questa tipa, a differenza di molte altre del suo calibro, ha un signor ufficio stampa (cioè, fra glia addetti ai lavori, sa il fatto suo). Basta per scriverci qualcosa? Sì, perché forse sa anche il fatto nostro.

Sara Tommasi attualmente è un “leggero destabilizzatore culturale”, come ha scritto il collega di Vice esagerando, una specie di anticristo. Ci può stare. E anche no. È un fatto, con molta retorica attorno. Si può dire ogni cosa, denigrarla, che è la via più facile, insultarla, che è la maniera più amabile di trattarla, compatirla, ovvero il modo più infingardo di sottometterla al parere benpensante.

Perché l’elemento nuovo, ma comunque per niente originale, nella moderna comunicazione è la possibilità del giudizio solipsistico che poi, per ragionevole ambiguità (a nessuno piace giudicare ma il professor Kant mi pare abbia detto tutto quanto si potesse dire in proposito) definiamo interazione o confronto, in altre parole quella forma ridicola di partecipazione che, fuori da ogni controllo, ci fa esporre le nostre opinioni per essere giudicate a loro volta da altri e ancora a loro volta da altri e così via.

Mi viene da meditare (che parolone!) su qualche conoscente dell’intellighenzia che si bea di non guardare la televisione, finanche di non possederla, ma che ne scrive male appena può. Personalmente la televisione la guardo con piacere, ci trovo parecchi spunti e ora, con il digitale, anche qualità. Mi lobotomizzo il cervello? Può essere, ma anche no se si tratta di un voyeurismo puro, capace di produrre emozioni, belle e brutte. D’altronde Bianciardi ha creato i suoi migliori pezzi proprio guardando la televisione.

Da parte mia ho fatto il supremo sforzo di vedere il film d’Essai della Tommasi in cui è in scena come un baccalà, urla come il manichino di una capretta sgozzata in un recital, ha gli occhi di fuori come un beduino assetato e con la stessa partecipazione di un necrofilo con un’iperattiva, si fa trascinare svogliatamente in qualcosa che non sembra riguardarle. Una lagna che non genera erezioni.

Adesso a qualcuno verrà la voglia di dire, beh, che, te ne intendi? (Eccolo il giudizio!). Beh sì, alle spalle ho una discreta filmografia di genere e, anzi, l’altro ieri, non so in quale canale, mi sono visto pure il patetico film sulla vita di Moana Pozzi che, a questo punto, speravo potesse ispirarmi sulla Tommasi. Ma credo sia tutt’altra vicenda e non mi sento di mescolare il diavolo con l’acqua santa. E comunque gli esperti come Siffredi e Trentalance l’hanno bocciata e di loro, almeno, possiamo fidarci. Su una cosa posso garantire io, avendolo ammesso lei stessa, guardando le immagini, difficile negare che non si sia pippata qualcosa. Di certo l’hanno inculata (pardon, fregata) pure sulla polverina che le hanno venduto.

Uuff… vedete, è troppo semplice, viene spontaneo prenderla per il culo (un’altra volta, cazzo, no anzi, cacchio). Torniamo a bomba. Non si tratta di condannarla o di violentarla ma di cercare di rimanere freddi, impassibili, al cospetto delle migliaia di informazioni inutili che ogni giorno ci piombano addosso. È possibile? Io personalmente mi contengo, ma fino ad un certo punto. Mettiamola così, ragioniamo per estremi, se domani trovassero Sara cadavere in una vasca da bagno in un ricco appartamento di Milano, credete che la vostra curiosità non vi spingerebbe a saperne qualcosa di più? Per quanto inetta e volgare e lontana milioni di chilometri dal vostro modo di vivere, non sbircereste un pochino nella sua storia? In proporzioni diverse la morte dei personaggi famosi amplifica anche il loro grado di appeal nei nostri confronti. C’è il serio rischio di scoprire che avevamo più interesse per Sara Tommasi di quanto immaginassimo.

Facciamolo prima. Su Wikipedia leggo che suor Tommasi ha un passato di tutto rispetto, una laurea in economia alla Bocconi (ancora! Con lei è impossibile evitare doppi sensi!), stage di recitazione e tante trasmissioni televisive e cose sconvolgenti come una campagna contro il signoraggio bancario per cui ha dichiarato di mettere il suo corpo a servizio della nazione (che amore di figliola, le avranno spiegato che siamo 60milioni?). E fin qui tutto bene, più o meno.

Ma, nel nostro discorso, chi se ne fotterebbe di Sara Tommasi se non rappresentasse inesorabilmente quel mondo arrivista, servile, rapace e becero con cui siamo costretti a competere ogni giorno? Se anche noi non ci trovassimo continuamente sui blocchi di partenza di una qualche staffetta? Se non stessimo gomito a gomito con chi gioca sleale? Il fatto, probabilmente, è che le mille e mille Sara Tommasi in circolazione, vittime dal deliquio di onnipresenza, ci danneggiano fino al DNA, scalciandoci verso un’involontaria trasformazione antropologica cattiva che ci rende sempre più soli con noi stessi e più schiavi del desiderio, della nostra immagine o del nostro improbabile avvenire.

Cioè la Tommasi ci (mi) incuriosisce poiché, in qualche misura, ci fa sentire attaccati e mossi in direzione dello stesso processo d’imbarbarimento. Ognuno nei propri confini, che siano spostamenti impercettibili, eppure reali, verso un mondo che non rispetta nessuno, nemmeno se medesimo. Lei ne è la raffigurazione più elementare, più maneggiabile (ardaje!), di corta conservazione, per niente erotica ed oscena, proprio nel senso di fuori scena e che rimanda (così funziona il linguaggio televisivo) a una percezione di sé, di noi, psicotica anche quando crediamo non sia un modello che ci appartenga.

Rimane un bersaglio facile facile che emana radazioni. Mezzora fa, prima di mettermi a scrivere, ero su un lungomare qualsiasi di un posto di merda qualsiasi e pensavo a questa faccenda della Tommasi, beh, mi è bastato mettere gli occhiali da vista per osservare non so quante ragazzine (io dico non più di 16 anni e chi con me può confermarlo) con tacchi a spillo, zeppe, vestitini attillati, sguardi fin troppo femminili, che strusciavano su e giù in primo piano davanti ai maschi arrapati parcheggiati sulle sedie dei chioschi.

Guardandole, pure se di solito non vengo considerato propriamente un reazionario, la prima cosa che senza accorgermi ho detto è stato: “Se una di queste fosse mia figlia la gonfierei di legnate”. Ma poi la consapevolezza, c’è un movimento tellurico, un flusso sotterraneo continuo verso certi modelli di puttanaggine (non mi rompete le palle con il femminismo e la libertà e Fracazzo da Velletri) per colpa delle Tommasi ma anche a causa di processi ben più complessi dei complessi della Tommasi. Tutto ciò, si può solo sperare, fino al grande terremoto sterminatore.

Siamo prodotti, cloni, di un sistema di relazioni e, soprattutto, commerciale che ci vuole così. Ognuno con la propria fittizia identità posticcia, fra l’artificiale e il leggermente conscio. In altri contesti lo si chiamerebbe “determinismo”. E con questo articolo dimostro la mia buona fede nell’ERRORE e se ci credessi dovrei sin da subito genuflettermi per qualche atto di dolore, perché sì, faccio parte dello stesso ORRORE, e se siete arrivati fin qui nella lettura, anche voi ne siete complici. Stesso piattume, stessa merda, certo con qualche buco in più integro. Battutina facile e scontata ma ripeto, è quasi impossibile uscirne.

Luca Pakarov
Fonte: www.rollingstonemagazine.it/
Link: http://www.rollingstonemagazine.it/cultura/notizie/ecco-cosa-puo-insegnarci-sara-tommasi/55600
12.07.2012

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