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E TU, QUANTO SEI INDEBITATO ?


Possiamo vivere felici, così dicono le ricerche sul buon umore, purchè la smettiamo di consumare a go-go… visto che questa cosa ormai è possibile solo facendo i debiti… Il fenomeno è chiaro: se non ci sono i soldi per comprare subito l’ultimo oggetto del desiderio si corre a fare debiti (+14% nel 2004). All’obbligo del consumo si è aggiunto il dovere dell’indebitamento. Il “credito al consumo” arricchisce i (già ricchi) banchieri, mentre gli indebitati entrano nella “tossicodipendenza da acquisti”. Le cifre sono impressionanti, ma possiamo ancora farcela, basta pensarci due… no, dieci volte prima di firmare il prossimo contratto capestro.

DI FRANCA ANGI

Il consumismo non è “filosofia del capitale”, è una piaga.
Piaga sociale: tu hai la macchina più grossa della mia, hai la jacuzzi, e allora io sono un fallito, e giù antidepressivi… Piaga etica: io non valgo per quello che sono, ma per quanto è lussuosa la mia casa, per quanto è sottile il mio monitor tv 2 metri per 3, per quanti lifting mi sono fatto.Piaga esistenziale: niente ha più senso al di fuori del numero crescente di oggetti inutili di cui mi circondo. Piaga lavorativa: mi sottopongo a ogni schiavitù fisica e psichica pur di avere il “meglio”, il “più recente”, il “più costoso”.

Piaga familiare: notizia inquietante Ansa, 27 marzo 2005, carabinieri e polizia segnalano un incredibile numero di chiamate per litigi all’interno di nuclei familiari. Come dire che le feste comandate diventano un’occasione di sfogo, tutti stressati… e come non esserlo?

Rate, scadenze, fideiussioni, tassi di interesse, taeg (ho scoperto che vuol dire tasso annuo effettivo globale, cioè quanto costano i soldi!), ipoteche, bollettini…

Guardiamo un attimo le cifre, che parlano da sole.

Il direttore generale dell’ABI, associazione bancaria italiana, Giuseppe Zadra ci informa (Repubblica, 21 marzo 2005), che alla data di fine settembre 2004 gli italiani devono restituire prestiti al consumo (l’acquisto della macchina, altri beni “durevoli”… cioè tutto tranne la mozzarella, prestiti personali e carte di credito) per un totale impressionante: sono indebitati per quasi 60 miliardi di euro, 57.964.000.000, per la precisione. Siccome io ancora ho bisogno di ragionare in lire per capire la portata delle cose, traduco la cifra: SONO OLTRE 112 MILA MILIARDI DI LIRE (112.233.954.280.000).

Con tutti i debiti contratti per consumare di più (consumare, bada bene, non sono i mutui della casa!) ci si costruirebbero interi quartieri.

Questa somma mi spaventa. Ci sono milioni di individui che hanno perso la libertà, quella minimale, che consiste nel poter scegliere cosa fare domani… perché quando ti sei assoggettato alle rate… sei legato a doppio filo e non puoi scappare da nessuna parte.

E le banche? Sono preoccupate per l’esposizione? Macchè… esultano! Gongolano all’idea di spolpare i polli: dice il presidente dell’ABI che gli italiani sono un pezzo avanti rispetto al resto d’Europa, ossia sono già molto più indebitati, ma… si può fare di meglio! Infatti tra poco entra a regime il decreto di dicembre 2003 del Ministero delle Attività Produttive, che dice che anche i poveri potranno indebitarsi (eh, la par condicio..): c’è un fondo apposito che garantisce metà dei prestiti per le famiglie con reddito inferiore a 15.000 euro. Pensa che paradiso: già non ce la fai a campare così, figurati dopo che hai fatto le rate per 48 mesi per la macchina nuova!

E non è finita: è in arrivo anche l’estensione della cessione del quinto dello stipendio ai dipendenti privati, introdotta con la Legge Finanziaria 2005… (poveri co.co.pro., a loro non sono concessi neanche i debiti!). E ovviamente la Commissione Europea non si tira indietro: il 4 novembre 2004 ha varato una nuova direttiva in materia, con l’obiettivo di creare un mercato unico del credito al consumo.

Insomma… la via del legislatore è costellata di tappeti rossi per gli indebitati di oggi e di domani.

Lasciamo perdere per un momento la questione dei tassi di interesse (si fa per dire: con tutta la pubblicità del “prendi ora e paghi tra un anno”… gli interessi diventano uno scannatoio autorizzato), e scendiamo più a fondo, nei cosiddetti “bisogni”…

Ma davvero senza l’home cinema non si può vivere? E senza la berlina da 30 mila euro? E senza la vacanza da pagare a rate, dal modico costo di 12 mila euro x famiglia da quattro? E che dire dell’operazione di liposuzione, della scuola un anno all’estero, dell’ultimo modello di motorino-macchina per dodicenni? Che diamine, tutti prodotti di prima necessità.

Tuttavia, a guardare interessanti ricerche, provenienti tra l’altro dal paese più consumista del mondo, al disopra degli 8.000 euro di reddito annuo pro-capite, il denaro e gli oggetti posseduti non aggiungono neanche un briciolo di soddisfazione, gioia, serenità, orgoglio… niente di niente.

L’assuefazione agli oggetti nuovi è simile a quella delle droghe pesanti: ne servono dosi sempre maggiori per avere quei dieci minuti di esaltazione.

Certo, le prime ore al volante della fiammante e metallizzata bestia che raggiunge i 260 orari possono equivalere a diversi orgasmi consecutivi… ma già il mese successivo, quando arriva il bollettino con su stampato 935,87 euro, a cui sai che ne seguiranno altri 47… mi sa che il gusto si fa meno intenso.

E però la droga è ormai penetrata… vuoi vedere che con la barca mi godo ogni momento come fosse il primo?? E allora che sarà mai… un’altra piccola rata da 2.328,56 euro al mese per sei anni… e via con il motoscafo… dopodiché si passa direttamente agli strozzini e ai pignoramenti.

Questo è il punto: la rincorsa verso l’alto, verso quello che non c’è ancora, non riguarda quelli che la macchinona se la sono comprata in contanti perché la società l’ha messa in bilancio come costi aziendali per scalare le tasse… quelli non fanno le rate, mica sono scemi, sono semplicemente già ricchi, e furbi, quelli la barca non la “possiedono”, ce l’ha la holding con sede alle Cayman, figura nelle spese di rappresentanza, e non è neanche di proprietà, è in leasing, così si scarica le rate…

Il popolo degli indebitati è… appunto, il popolo… abbindolato dal luccichio e dal finto potere delle cose, che ti sembra di possederle ma sono loro che possiedono te, ti strozzano, ti levano l’aria, lo spazio fisico, lo spazio di manovra e il governo della tua vita.

Una volta si andava dalla vicina di casa a chiedere due uova o uno spicchio d’aglio o un limone, se avevamo dimenticato di prenderli nel fare la spesa… Adesso cosa potremmo chiedere… scusa, ce l’avresti un lettore dvd e un 112 pollici a schermo piatto da prestarmi un attimo, chè oggi mi sono dimenticato di comprarlo a rate?

Mi sa che è il caso di pensarci, pensarci bene, e poi ripensarci di nuovo… e poi decidere di smettere, e di farsi una passeggiata in bici (presa a rate!)…

Franca Angi
Fonte:www.zmag.org/Italy/
link:http://www.zmag.org/Italy/angi-quantoseindebitato.htm
6.04.05

Pubblicato da Davide