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E’ TEMPO DI UNA NUOVA TEORIA DEL DENARO

DI ELLEN BROWN
webofdebt.com

Il motivo per cui il nostro sistema finanziario viene a trovarsi periodicamente nei guai, con ondate periodiche di depressione come quella contro la quale combattiamo oggi, può essere ricercato in un’errata percezione non solo delle regole che stanno alla base del sistema bancario e del credito, ma della natura stessa del denaro. Durante la nostra adolescenza economica, eravamo abituati a guardare al denaro come a un “oggetto”, qualcosa di indipendente dalla relazione che esso mira ad agevolare. Ma oggi non vi sono più oro o argento a supporto della nostra moneta. Essa viene invece creata dalle banche quando concedono prestiti (ciò include le banconote della Federal Reserve o dollari, che sono creati dalla Federal Reserve, una corporazione appartenente a banche private, e poi prestati all’economia). Virtualmente, tutta la moneta oggi circolante ha origine come credito o come debito, cioè come un semplice impegno legale a pagare qualcosa nel futuro.

Denaro come relazione

In un’illuminante dissertazione intitolata “ Verso una teoria generale del credito e della moneta”, pubblicata su The Review of Austrian Economics (vol. 14:4, pagine 267-317, 2001), Mostafa Moini, professore di economia presso l’Università di Oklahoma City, sostiene che il denaro non è mai realmente stato un “bene” o un “oggetto”. Esso è sempre stato una mera “relazione”, un impegno legale, un concordato credito/debito, il riconoscimento di un debito dovuto unito alla promessa di ripagarlo.

Il concetto di “denaro come bene” può essere fatto risalire all’utilizzo di monete in metallo pregiato. L’oro è ampiamente accreditato come la più antica e più stabile valuta mai esistita, ma questo in realtà non è vero. Il denaro non è iniziato con le monete d’oro per poi evolversi in un sofisticato sistema contabile. E’ iniziato invece come sistema contabile per poi evolversi nell’utilizzo di monete di metallo pregiato. Il denaro come “unità contabile” (cioè come ricevuta di somme a debito e a credito) ha anticipato il denaro come “unità di valore” (“bene” o “oggetto”) di molti millenni; la civiltà sumera e quella egizia, che utilizzavano questo sistema di contabilità nei pagamenti, non sono durate qualche centinaio di anni (come è avvenuto per alcune civiltà che utilizzavano l’oro), ma migliaia di anni. I loro antichi sistemi di pagamento simil-bancari erano sistemi pubblici, gestiti dal governo con gli stessi criteri con cui oggi vengono gestiti i tribunali, le biblioteche e gli uffici postali.

Nel sistema di pagamento in uso presso gli antichi sumeri, ad ogni bene veniva attribuito un valore in termini di peso ed esso veniva confrontato con altri beni a partire da queste unità di misura. L’unità di peso era lo “shekel”, che in origine non era una moneta ma un’unità di misura standardizzata. La parola “she” significava “orzo”, il che fa pensare che l’unità di misura originaria fosse riferita al peso dei cereali. Ogni altro bene veniva confrontato con essa in base al peso: tot “shekel” di frumento equivalevano a tot mucche, che equivalevano a tot “shekel” d’argento, e così via. I prezzi dei beni più diffusi erano stabiliti dal governo; Hammurabi, sovrano e legislatore di Babilonia, aveva tavole dei prezzi assai dettagliate. Anche l’interesse era fisso e invariabile, il che rendeva la vita economica molto prevedibile.

I cereali venivano immagazzinati nei granai, che servivano come una specie di “banca”. Ma i cereali erano deperibili, così a un certo punto l’argento divenne il riferimento standard per rappresentare le somme dovute. Un contadino poteva andare al mercato e scambiare i suoi beni deperibili con un certo peso in argento, per poi tornare, quando lo desiderava, a riscuotere il suo credito verso il mercato, ottenendone altri beni di cui aveva bisogno. Ma la moneta era ancora una semplice ricevuta che certificava l’esistenza di un debito e il diritto a poterlo successivamente riscuotere. Un po’ alla volta, le ricevute in argento diventarono ricevute in legno, poi ricevute in carta, infine ricevute elettroniche.

La rivoluzione del credito

Il problema delle monete d’oro stava nel fatto che di esse non vi era quantità sufficiente per far fronte alle necessità del commercio. Il rivoluzionario progresso dei banchieri medievali fu che essi riuscirono a creare una moneta flessibile, in grado di tenere il passo con un traffico mercantile in vigorosa espansione. Ci riuscirono grazie all’utilizzo del credito, qualcosa che avevano creato consentendo prelievi allo scoperto sui conti dei loro clienti. Grazie a ciò che verrà poi chiamato “riserva frazionaria”, i banchieri rilasciavano ricevute cartacee chiamate banconote per maggiori quantità di oro di quelle che realmente possedevano. I mercanti loro clienti sarebbero così salpati con le loro mercanzie e sarebbero poi tornati con oro o argento, saldando i conti e permettendo ai registri bancari di tornare in equilibrio. Il credito così creato era fortemente richiesto in un’economia in rapida espansione; ma poiché si fondava sulla presunzione che il denaro fosse un “oggetto” (oro), i banchieri erano costretti a prodursi in un gioco delle tre carte che li cacciava periodicamente nei guai. Essi scommettevano sul fatto che i loro clienti non sarebbero mai venuti tutti insieme a chiedere la restituzione del proprio oro; ma quando facevano male i loro calcoli o quando la gente diventava sospettosa per qualche motivo, avveniva un assalto alle banche, il sistema finanziario collassava e l’economia sprofondava nella depressione.

Oggi la moneta cartacea non è più convertibile in oro, ma il denaro viene ancora percepito come un “oggetto” che deve “essere lì” prima che il credito possa essere concesso. Le banche si dedicano ancora alla creazione di denaro, estendendo il credito bancario, che si trasforma in deposito sul conto di chi richiede il prestito, che si trasforma in disponibilità di cassa. Tuttavia, per poter liquidare tutti gli assegni in uscita, le banche devono prendere il denaro a prestito da un gran numero di depositi dei loro clienti. Se non hanno depositi a sufficienza, devono prenderlo a prestito dai mercati o da altre banche.

Come osserva l’autrice britannica Ann Pettifor:

“Il sistema bancario… ha fallito nel suo obiettivo principale: quello di agire come meccanismo per immettere denaro nell’economia reale. Invece, il sistema bancario ha ribaltato la propria funzione, diventando un meccanismo per ottenere prestiti”.

Le banche risucchiano denaro a basso interesse e lo restituiscono come denaro ad alto interesse, sempre ammesso che lo restituiscano. Le banche controllano i rubinetti del denaro e possono negare credito ai piccoli operatori, che finiscono per fallire a causa dei prestiti contratti, per consentire ai grossi operatori che hanno accesso al credito a basso interesse di acquistare a poco prezzo gli attivi disponibili.

Questo è uno dei “buchi” sistemici del modello attuale. Un altro sta nel fatto che il denaro che le banche prendono a prestito per sostenere i crediti che concedono viene da prestiti a breve termine. Come l’istituto di credito sull’orlo del fallimento di Jimmy Stewart in La vita è meravigliosa, le banche “richiedono prestiti a breve termine per concedere crediti a lungo termine” e se il mercato monetario improvvisamente resta a secco, le banche si ritrovano nei guai. Questo è quanto è avvenuto nel settembre 2008: secondo quanto dichiarato a C-Span dal repubblicano Paul Kanjorski nel febbraio 2009, c’è stato un assalto da 500 miliardi di dollari ai mercati monetari.

Securitizzazione: “monetizzare” i prestiti non con oro ma con immobili

I mercati monetari sono parte del “sistema bancario ombra” in cui grandi investitori istituzionali parcheggiano i loro fondi. Il sistema bancario ombra permette alle banche di aggirare i requisiti di capitale e riserve oggi imposti agli istituti di credito, grazie alla possibilità di rimuovere dai registri le somme prese a prestito. I grandi investitori istituzionali utilizzano il sistema bancario ombra perché il sistema bancario tradizionale garantisce i depositi solo fino a 250.000 $ e molti grandi investitori hanno bisogno di spostare quotidianamente cifre molto più alte di questa. Il mercato monetario ha un alto livello di liquidità e a proteggerlo, anziché la garanzia della FDIC (Federal Deposit Insurance Corporation), vi è la “securitizzazione”, cioè il fatto che esso sia garantito da beni reali di qualche tipo. Spesso la garanzia accessoria consiste nelle “mortgage-backed securities” (MBS), cioè le obbligazioni fondate sui mutui, unità di securitizzazione nelle quali il patrimonio immobiliare americano è stato affettato e impacchettato, a mò di salsiccia.

Così come nel corso del 17° secolo una stessa unità d’oro poteva essere prestata più volte contemporaneamente, anche una stessa casa può oggi fungere da “security” per diversi gruppi d’investimento allo stesso tempo. Ciò viene fatto dietro la protezione di una cortina elettronica chiamata MERS (Mortgage Electronic Registration Systems, Inc.) che permette agli immobili di transitare attraverso proprietari multipli e continuamente variabili, aggirando le leggi locali relative alla registrazione. Ma proprio come avveniva nel 17° secolo, questo schema mostra la corda quando più di un gruppo d’investimento cerca di avviare la procedura fallimentare. Così, il modello di securitizzazione si è ormai schiantato contro la dura roccia di centinaia di anni di legislazione statale sugli immobili, la quale richiede requisiti che le banche non rispettano e non possono rispettare, se devono ottemperare alle norme fiscali in materia di obbligazioni garantite da mutui. (Per saperne di più su questo argomento, vedere qui).

I banchieri si ritrovano coinvolti in una frode colossale, non necessariamente perché fossero partiti fin dall’inizio con intenzioni criminali (benché tale circostanza non si possa escludere), ma perché è stato loro richiesto di agire in questo modo allo scopo di procurarsi beni (in questo caso immobili) per garantire i prestiti contratti. E’ così che funziona il nostro sistema: le banche non hanno più lo scopo di creare credito per poi estenderlo a noi, contando sulla nostra futura produttività per ottenerne la restituzione, come facevano un tempo sotto la maschera ingannevole ma funzionale della riserva frazionaria. Invece, esse prosciugano tutto il nostro denaro e poi ce lo prestano a interessi più alti. Con il sistema bancario ombra, esse stanno risucchiando i nostri beni immobili per poi ridarceli in prestito, gravati da interessi composti, sotto forma di fondi pensione o fondi assistenziali. Il risultato è uno schema piramidale matematicamente insostenibile e intrinsecamente votato al fallimento sistemico.

La soluzione del credito pubblico

Le pecche del sistema attuale vengono ormai denunciate da tutti i principali media ed è probabile che esso sia sul punto di crollare. La domanda è: da cosa verrà rimpiazzato? Qual è la prossima logica fase della nostra evoluzione economica?

Il credito deve venire al primo posto. Come collettività noi siamo in grado di creare il nostro credito, senza doverci per forza ingolfare nell’impossibile schema piramidale in cui dobbiamo sempre prendere a prestito da Pietro per pagare a Paolo gli interessi composti. Possiamo evitare la voragine del credito gestito da privati tramite un sistema di credito pubblico, un sistema che scommetta sulla futura produttività dei suoi membri, garantita non da “oggetti” furtivamente spostati avanti e indietro in un gioco delle tre carte sempre a rischio di essere smascherato, ma dalla collettività stessa.

Il modello più semplice di credito pubblico è il sistema di valuta della comunità elettronica. Consideriamo ad esempio il sito chiamato “Friendly Favors”. La comunità di internet che vi partecipa non deve partire con un fondo di capitale o con riserve di denaro, come viene oggi richiesto agli istituti bancari privati. Né i membri ricevono prestiti da un fondo monetario preesistente pagando interessi ai proprietari del fondo stesso. Essi creano da soli il proprio credito, semplicemente iscrivendo un debito sul proprio account e segnandolo a credito di qualcun altro. Se Jane cuoce dei biscotti per Sue, Sue iscrive “5 favori” a credito di Jane e ne addebita 5 a se stessa. In questo modo essi “creano” denaro esattamente come fanno le banche, ma il risultato non è inflazionario. Il “più 5” di Jane è controbilanciato dal “meno 5” di Sue e quando Sue ripagherà il suo debito facendo qualcosa per qualcun altro, i conti torneranno. E’ un gioco a somma zero.

I sistemi valutari delle comunità di internet possono essere molto funzionali su piccola scala, ma poiché non commerciano in valuta nazionale, tendono ad essere troppo limitati per imprese e progetti su larga scala. Se mai dovessero ingrandirsi in modo sostanziale, potrebbero far fronte ai problemi relativi al tasso di cambio che affliggono le piccole nazioni. Sono essenzialmente sistemi di baratto, non progettati per fornire credito su ampia scala.

L’equivalente funzionale del sistema valutario delle comunità si può ottenere utilizzando la valuta nazionale, attraverso la creazione di una banca a proprietà pubblica. Trasformando il sistema bancario in un servizio pubblico gestito a beneficio della collettività, è possibile conservare le virtù del sistema di espansione creditizia dei banchieri medievali, evitando al tempo stesso lo sfruttamento parassitario cui gli schemi bancari appaiono inclini. I profitti generati dalla comunità potranno essere restituiti alla comunità.

Una banca pubblica in grado di generare credito in valuta nazionale potrebbe essere fondata da una collettività o da un gruppo di qualunque dimensione, ma fino a quando avremo vincoli di riserve e capitale minimo e altre rigorose normative bancarie di questo tipo, uno stato sarà l’opzione più praticabile. Uno stato può facilmente rispettare questi requisiti senza mettere a rischio la solvibilità della collettività che ne è proprietaria.

Come capitale, una banca di stato potrebbe utilizzare una parte del denaro oggi stanziato in una molteplicità di fondi pubblici. Questo denaro non ha bisogno di essere speso. Deve solo essere spostato dagli investimenti di Wall Street dov’è parcheggiato attualmente nella nuova banca di stato. Esiste un precedente in grado di farci capire che una banca di stato può rappresentare un investimento assai solido e lucrativo. La Banca del North Dakota, che è attualmente l’unica banca del paese di proprietà dello stato, ha un rating AA e di recente ha restituito allo stato un profitto del 26 per cento. Negli Stati Uniti sta crescendo un movimento decentralizzato per esplorare ed implementare questa opzione. [Per maggiori informazioni vedere www.public-banking.com ].

Siamo emersi dalla crisi finanziaria con una nuova consapevolezza: il denaro oggi non è altro che credito. Quando il credito è concesso da una banca, quando la banca è posseduta dalla collettività e quando i profitti ritornano alla collettività, il risultato può essere quello di un sistema finanziario funzionale, efficiente e sostenibile.

Versione originale:

Ellen Brown
Fonte: www.webofdebt.com
Link: http://www.webofdebt.com/articles/new_theory.php
27.10.2010

Versione italiana:

Fonte: http://blogghete.blog.dada.net
Link: http://blogghete.blog.dada.net/archivi/2010-10-31
31.10.2010

Traduzione a cura di GIANLUCA FREDA

Pubblicato da Davide

4 Commenti

  1. Caro Freda, allora come finiremo? La BCE è come la FED privata e presta il denaro che stampa in usura. Ho visto il gioco di Bancopoli e pare che continuando così finiremo rapinati. L’unica cosa che vedo di tripla AAA+ è il debito

  2. la soluzione secondo me?

    per una società molto evoluta: INVOR, MERCOR e DONOR di Rudolf Steiner, con una presenza del “pubblico” assai lieve (la carota).

    per una società in preda a bassi istinti di possesso: GESELL, con una forte presenza del “pubblico” (il bastone).

    in questa fase, dopo 30 anni di barbarie, direi che bisogna necessariamente passare per GESELL. una volta passata la sbornia da mania di possesso si potrebbe azzardare il liberissimo sistema di Steiner.

    Gli steineriani che intravedono nella scuola austriaca di economia il modello di Steiner mi fanno ridere. Essa è agli antipodi di Steiner. E’ vero che Steiner (liberale savio) non crede nello Stato emettitore di moneta, come gli austriaci (liberali maniaci), ma dopo questa similitudine la moneta di Steiner, che nasce, vive e muore, assomiglia assai di più a quella di Gesell che alla moneta merce degli austriaci.

    Se le banche centrali fossero state governate da persone perbene, si sarebbe potuto pervenire a qualcosa di molto positivo (Keynes), ma purtroppo la storia è andata diversamente. Quando il più importante banchiere centrale (greenspan) fece in modo che l’unica regola vigente risultasse essere la mancanza di regole … siamo arrivati alla frutta con le banche centrali. Infatti greenspan era un austriaco; ed un austraico cosa può fare se non creare le condizioni per eliminare le banche centrali? chi l’ha messo lì? reagan, ovviamente.

  3. Cara Ellen, sei molto intelligente, come Alice nel paese delle meraviglie.
    Hai solo dimenticato un “dettaglio”: Bretton Woods e il resto del mondo, che il tuo piccolo-grande paese ha inondato di dollari falsi, spacciati per valore vero. Vero sì a posteriori, ma creato da loro, il resto del mondo, a beneficio del tuo paese, o meglio di una elite di falsari del tuo paese, la stessa che lo ha poi mandato in rovina. Anche in questo bellissimo articolo descrivi tante realtà vere, mescolandole però in un minestrone indifferenziato dal gusto inesistente. Ad esempio: “… Ma oggi non vi sono più oro o argento a supporto della nostra moneta. Essa viene invece creata dalle banche quando concedono prestiti (ciò include le banconote della Federal Reserve o dollari, che sono creati dalla Federal Reserve, una corporazione appartenente a banche private, e poi prestati all’economia). …” Questo è l’ABC delle confusioni che hanno poi conseguenze letali sulla consapevolezza di massa della questione monetaria. Le banconote di carta sono denaro permanente emesso dal nulla, costituiscono la “BASE MONETARIA” sulla quale viene costruito il castello di carta (carta elettronica questa volta) del “denaro-debito”, dei mutui dal nulla dell’intero sistema bancario grazie all’antico trucco della “riserva frazionaria”, esasperato ben oltre i limiti della truffa conclamata con la riduzione tendente a zero della percentuale di riserva obbligatoria. E non mi puoi dire che la banconota FED è un “debito FED” come sostengono i bilanci FED, sei troppo intelligente per sostenere una simile panzana. Gli astronomici “quantitative easing” della FED in questi ultimi due anni sai perfettamente che non sono “eccezioni riassorbibili” di una “straordinaria” espansione della base monetaria in dollari. Sono piuttosto il botto finale di uno spettacolo pirotecnico iniziato nel 1944, nei vecchi tempi del gold standard, e accelerato esponenzialmente dal 1971, inevitabilmente assieme alla “deregulation” dei mercati finanziari, di cui descrivi abilmente alcuni dettagli tecnici. Tuttavia gli ingredienti ci sono tutti, o quasi, in questo articolo: denaro-merce deperibile contro denaro-merce permanente, supremazia del credito nelle epoche di grande espansione economica, interesse fisso di Stato contro interesse fluttuante di “mercato”, economie locali ed economia sistemica, denaro contabile e ruolo dello Stato, ecc. Si tratta solo di cucinare questi ingredienti fondamentali con una ricetta migliore, più universale, degna di chiamarsi equa e sistemica.

  4. Il problema del denaro.
    L’analisi fatta da ELLEN BROWN circa la necessità di reinventare il denaro, se ha il pregio di essere sostanzialmente corretta, ha il difetto di concludersi con una soluzione assolutamente stupida, perché non centra il vero problema.
    Delle funzioni del denaro, l’unica veramente critica e non risolvibile è quella di riserva di valore.
    Infatti come mezzo di scambio, che siano banconote “fiat” , o con riserva 100%, o auree, o anche scambi elettronici, o buoni della spesa, dal momento in cui circolino sufficientemente veloci da non creare la sensazione di svalutarsi tra uno scambio e il successivo, praticamente quasi qualsiasi cosa potrebbe andar bene come denaro basta al limite che non sia facilmente contraffattibile).
    Come unità di misura del valore è una caratteristica puramente virtuale, derivata dalla precedente, al limite stabilibile per legge o per convenzione.
    Il vero problema, come ho detto, è ottenere un qualche cosa che conservi nel tempo il suo valore.
    Nell’analisi propone l’immobiliare, perché il mattone è storicamente il bene che ha tradito meno, ma è anche vero che la popolazione fino ad ora è anche sempre stata in crescita, quindi con formazione di sempre più famiglie che hanno bisogno di un tetto, oltre a quelle per sostituire quelle troppo vetuste.
    Ma se analizziamo anche gli ultimi 50 o 100 anni non troveremo alcun bene che abbia mantenuto COSTANTEMENTE il proprio valore reale.
    E la ragione è estremamente semplice e banale.
    Per far ciò occorre considerare come la società sia composta da due tipi di consumatori: quelli che possono, grazie al loro tipo di attività, determinare autonomamente il valore delle proprie prestazioni (liberi professionisti, artigiani, imprenditori, commercianti, ecc…) e quelli il cui reddito è determinato da altri (lavoratori dipendenti, pensionati, ecc… ).
    Se la SENSAZIONE del valore della moneta è creata dai prezzi dei beni di più largo e comune uso e consumo, nel momento in cui una loro variazione venga percepita da un numero sufficiente di persone , innesca nei consumatori del primo tipo, un immediato aggiornamento, se i prezzi sono in salita, un ripensamento profondo che può , eventualmente sfociare in una riduzione del loro reddito, se in calo.
    I consumatori del secondo tipo invece avranno variazioni del loro reddito solo dopo che la variazione sia accertata e consolidata.
    Quelli del primo tipo però partecipano a diffondere e consolidare, in caso di aumenti, la sensazione che i prezzi, sempre più in generale, aumentino, il che vuol anche dire che la moneta ha perso valore.
    Le politiche monetarie, su questo fenomeno , hanno ben poca influenza, agendo sulla liquidità possono diffondere la sensazione di una maggiore ricchezza disponibile, e quindi aumentare la richiesta di beni, cosa che a disponibilità di essi immutata porta ad un innalzamento dei prezzi, o aumentare i tassi, rendendo più difficoltoso l’uso del denaro a debito, ecc…. ma poi alla fine, è solo la diffusione della variazione dei prezzi, che crea la sensazione del valore del denaro.
    Allora, l’unico modo per rendere stabile il valore del denaro, di QUALSIASI tipo di denaro, consiste nel mantenere fermi i prezzi, assorbendo in altro modo le variazioni dei prezzi delle materie prime, ma anche svolgendo artificialmente la funzione del mercato che tende ad aumentare la produzione, e quindi soddisfare l’aumentata richiesta, solo quando tale aumentata richiesta ne fa lievitare i prezzi.
    È pertanto vero che nessuna manovra monetaria, può ottenere tale risultato, come nessun agganciamento a beni reali, che di volta in volta variano il loro valore in funzione della domanda/offerta, lo potrà mai ottenere.
    Questa è la ragione per cui, restando in un ambito in cui opera la legge di mercato, in nessun modo sarà mai possibile stabilizzare il valore del denaro, di QUALSIASI tipo di denaro, perché nessun bene potrà mai conservare il proprio valore in relazione a tutti i beni di largo e comune uso e consumo.
    Si potrà forse ridurre la sua variazione, soprattutto verso l’alto, ma non agendo sulle monete, ma sui redditi, in modo da calmierare ogni spinta verso l’alto dei prezzi con una riduzione delle disponibilità e quindi della richiesta, ma mai annullarla e soprattutto con strumenti puramente monetari.