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E SE PER USCIRE DALLA CRISI SERVISSE UNA GUERRA ?

DI MAURO BOTTARELLI
ilsussidiario.net

Autobomba a Londonderry, la violenza torna nell’Irlanda del Nord pacificata a suon di miliardi di sterline dalla devolution voluta da Tony Blair. Non preoccupatevi: l’MI5, il servizio segreto interno britannico, lo diceva da giorni che le minacce in tal senso erano chiare. Modalità classica dell’atto simbolico: telefonata anonima in codice un’ora prima dell’esplosione, evacuazione del luogo, intervento degli artificieri, un bel botto e tutto finito.

Non pensate al ritorno dei “troubles” degli anni Settanta-Ottanta: preparare un’autobomba in Irlanda del Nord è come preparare un caffè in Italia. Piuttosto, è il timing a far riflettere. Esattamente come quello che vede il Dipartimento di Stato americano mettere in guardia per il rischio di attentati in Europa, allarme rilanciato due giorni fa da Fox, più che una televisione la centrale della contro-informazione repubblicana e delle grandi consorterie.Di colpo, dopo mesi e mesi di silenzio, è tornato a farsi sentire anche Osama Bin Laden, il placebo di ogni paura, il principe di ogni emergenza. E sempre nelle stesse ore, l’oro ha toccato i massimi storici a 1331 dollari l’oncia, con i caveau che si riaprono e gli investitori che si gettano a capofitto: i grafici parlano di un punto di resistenza a 1355 dollari l’oncia, quindi il rally non appare ancora molto lungo. Come mai?

Forse perché la corsa verrà congelata da qualcosa che permetterà al metallo aureo di compiere fino in fondo il suo ruolo di bene rifugio che tesaurizza le crisi. C’è un forte rischio all’orizzonte: una nuova guerra, reale o minacciata poco cambia. L’ipotesi di un’opzione bellica contro l’Iran, infatti, sta smettendo di essere il chiodo fisso solo degli apparati militari e civili intermedi statunitensi e sta per trasformarsi nel main issue per riuscire a far ripartire il paese, devastato dal debito pubblico, dalle banche ancora piene di assets tossici ed esposte alla leva e dalla politica suicida della Fed. C’è infatti una costante nella storia economica degli Stati Uniti da più di un secolo a questa parte ed è la stretta correlazione tra interventi militari e ripresa dell’economia: guardate i grafici allegati e lo capirete da soli, pensate che istituti governativi come il National Bureau of Economic Research parlano chiaramente di “wartime expansions” nelle bibliografie dei loro studi grafici.

Il nesso tra guerra ed espansione economica è quindi accertato e assolutamente ricorrente, a partire dal secondo conflitto mondiale che fu la reale dinamo della ripresa Usa dopo la crisi del ‘29. Lo ha confermato un paio di anni fa, il premio Nobel per l’economia, Peter North: «Non siamo usciti dalla depressione grazie alla teoria economica, ne siamo venuti fuori grazie alla Seconda guerra mondiale». Durante il New Deal rooseveltiano la spesa pubblica civile era cresciuta dai 10,2 miliardi di dollari del 1929 ai 17,5 del 1939, peccato che nello stesso periodo, il Pil calasse da 104,4 a 91,1 miliardi di dollari e la disoccupazione salisse dal 3,2% al 17,2% della forza lavoro complessiva.

Dal 1939 lo scenario cambia: il sistema economico è dapprima tonificato dalla vendita di armi agli inglesi e ai francesi (ma anche ai nazisti) e poi definitivamente rimesso in carreggiata con l’ingresso diretto degli Usa in guerra, Pil in crescita e disoccupazione a zero. Stesso discorso per la guerra di Corea, panacea per combattere il ritorno in recessione degli Usa nel 1949. Nell’estate dell’anno dopo, l’esplosione del conflitto garantisce una fortissima spinta al riarmo: i Paesi della Nato triplicano in soli 3 anni le loro spese militari, che passano infatti dai 38 miliardi di dollari del 1949 ai 108 miliardi del 1952.

Ma la parte del leone la fanno gli Stati Uniti, le cui spese militari nel biennio 1952-1953 giungono al 15% del Pil. Altra crisi, altra guerra, altro regalo. Nel 1961, quando John F. Kennedy raggiunse la presidenza, gli Usa erano da tempo in piena crisi economica. La risposta fu quella dell’aumento della spesa pubblica, peccato che ci si dimentichi di aggiungere è che l’82% di questo incremento fu ascrivibile alle spese militari: il valore delle armi vendute dagli Usa aumentò in 6 anni di ben sei volte. Ma sarà in particolare la guerra del Vietnam – e le relative spese militari, tornate a superare il 10% del Pil – a ridare slancio all’economia americana. Che infatti, a partire dal 1964, conoscerà una delle più lunghe fasi espansive della sua storia (sfuggendo alle recessioni che in quegli stessi anni attanagliano l’Europa).

E poi la presidenza Carter con l’occasione offerta dall’invasione sovietica dell’Afghanistan (24 dicembre del 1979): già nel numero di Business Week del 21 gennaio 1980 si parlava esplicitamente di “New cold war economy” e si ipotizza una sensibile crescita della spesa per armamenti. Cosa che avvenne puntualmente. Ma l’accelerazione divenne frenetica con l’arrivo di Ronald Reagan e la creazione di un nuovo incubo bellico, le guerre stellari a cui opporre lo “scudo stellare”. Le spese per la difesa aumentano dal 1981 al 1985 del 7% all’anno, mentre la quota delle spese militari all’interno del bilancio federale cresce dal 23% al 27%: ancora una volta, le spese per gli armamenti vengono giocate in chiave recessiva.

Ma la fine dell’Urss e della contrapposizione tra i blocchi non ferma la logica del “warfare bettere than welfare”: il “grande satana” non è più il comunismo ma Saddam Hussein, ex grande alleato dell’Occidente nella guerra contro l’Iran, che nell’agosto del 1990 ha la geniale intuizione di invadere il Kuwait. La risposta è una guerra, dapprima attraverso bombardamenti, poi con un intervento terrestre diretto dell’esercito americano (16 gennaio-28 febbraio 1991). In questo caso, la guerra è un toccasana non solo per l’industria bellica, visto che attraverso la missione gli Usa consolidano la presa sulle risorse petrolifere del Golfo Persico.

Il politologo americano, Samuel Huntington, l’inventore dello “scontro di civiltà”, sintetizzò così la posta in gioco e i risultati della guerra: «Al termine del conflitto, il Golfo Persico era diventato un lago americano». Il mese successivo alla fine della guerra non solo si concluse l’ultima recessione americana (tolta quella attuale, ovviamente), ma per l’ultima volta gli straindebitati Stati Uniti poterono vantare un avanzo delle partite correnti, qualcosa come 3,7 miliardi di dollari. E poi, la prima grande guerra dell’epoca della lotta al terrore.

«Che cosa può ridurre drasticamente il deficit delle partite correnti americane, e per questa via eliminare i rischi più significativi per l’economia degli Stati Uniti e per il dollaro? La risposta è: un atto di guerra». Questo è il testo di un report di Morgan Stanley, caricato sul sito dell’azienda alle 7.30 di martedì 11 settembre 2001: un’ora dopo, i dipendenti della banca d’affari conobbero quell’atto direttamente nei loro uffici situati nelle Twin Towers. Insomma, la guerra – o meglio, la paradossale necessità di una guerra come dinamo economica – era nell’aria prima dell’attacco contro New York e il Pentagono. Nel gennaio del 2001 un report del Foreign Policy in Focus avvertiva che le spese militari americane erano risalite, dai 291 miliardi di dollari del 1998 ai 310 miliardi di dollari previsti per il bilancio 2001: tale ammontare equivaleva al 90% circa della spesa media sostenuta dagli Stati Uniti negli anni della guerra fredda ed era pari al 16% del totale delle spese previste dal bilancio americano (e al 50% di quelle discrezionali). Non solo: la cifra spesa dagli Usa per gli armamenti era maggiore di quanto spendevano per tale voce tutti gli alleati e tutti i possibili “nemici” degli Usa messi insieme. E adesso, sosteneva il rapporto in chiusura, «molti americani si interrogano sull’utilità di dare ulteriore risorse a questo settore, in assenza di minacce credibili alla sicurezza degli Stati Uniti ed alla relativa pace che prevale nel mondo».

Pochi mesi e la necessità si è palesata. Anche perché le spese militari sono a tutti gli effetti una forma di spesa pubblica per il rilancio dell’economia: rappresentano una forma di deficit spending, ossia una delle forme attraverso cui lo Stato finanzia l’economia (nel caso, anche indebitandosi) e rappresentano soprattutto la forma più conveniente. Il warfare, chiamiamolo “stato di guerra”, è infatti facilmente spendibile anche in chiave keynesiana, visto che di fronte alla sicurezza nazionale nessuno opporrà pregiudiziali liberisti di intrusione statale nell’economia. Inoltre, le spese per gli armamenti intervengono sull’economia in maniera oligopolistica visto che il settore è protetto dalla concorrenza straniera: in tal modo i sussidi alla Difesa non devono fare i conti con altri soggetti e i loro effetti si traducono invariabilmente in commesse per le imprese americane.

Basti pensare all’esempio della gigantesca commessa per la fornitura del nuovo caccia militare “Joint Fight Striker” e allo “strano” atteggiamento tenuto recentemente dagli Usa verso Finmeccanica. Detto questo, poi, l’indotto delle aziende alimentate dalla spesa bellica è molto più ampio di quello delle imprese che producono armi in senso stretto, basti pensare al gigante del cibo in scatola Campbell, reso tale dalle commesse belliche e non dai fagioli al sugo stufati usati per le colazioni. Pensiamo poi al settore aerospaziale, l’industria dell’elettronica (hardware e software) e l’industria dei nuovi materiali: non a caso, dopo l’attentato delle Twin Towers i titoli di molte società informatiche sono cresciuti in poche settimane anche del 30-40%.

E che dire del fatto che, stando ai dati dell’Istituto Internazionale di Studi Strategici, gli Usa nel 1998 hanno prodotto oltre il 40% delle armi vendute nel mondo? O del fatto che negli Stati Uniti il settore militare gode, sin dal primo accordo Gatt del 1947, della “national security exception”? In altre parole, le pratiche protezionistiche e di sussidi all’export che non sono consentite per gli altri settori, sono invece lecite per l’industria delle armi. E ancora, le armi si possono utilizzare anche “per conto terzi” come accaduto nel caso della Guerra del Golfo, per la quale gli alleati degli americani (tra cui l’Arabia Saudita) hanno dovuto pagare, in qualità di “contributo alle spese”, qualcosa come 189mila miliardi di lire, pari al 90% delle spese sostenute dagli Stati Uniti (guarda caso, nel 1991 la bilancia dei pagamenti americana segnava un attivo).

Infine, un evento bellico è utile anche perché offre un terreno ideale per lo sviluppo di nuove e più sofisticate armi. In Afghanistan è stato sperimentato il missile aria-terra Agm-142, la nuova bomba da 7 tonnellate “Daisy-Cutter” e, soprattutto, è stato sperimentato l’utilizzo di due diversi tipi di aerei teleguidati ad altissima tecnologia, il “Predator” e il “Global Hawk”. Non a caso, in un articolo pubblicato due anni fa sull’Economist, il sottotitolo era il seguente: “Il conflitto in Afghanistan è un campo di sperimentazione per la tecnologia degli aerei privi di pilota”.

Lo scenario prospettato da questo articolo vi inquieta? Perché mai, sono almeno settant’anni che la storia si ripete ciclicamente! Si vis pacem (economica), para bellum. È il capitalismo, bellezze! E tutti noi, volenti o nolenti, ne facciamo parte. Quindi, per favore, bando alle ipocrisie: quelle macchine di morte garantiscono il pane ai figli di milioni di operai americani e rappresentano il prezzo che tocca pagare per ripartire. Se invece preferite aspettare le miracolose ricette di Fed, Fmi e soci…

Mauro Bottarelli
Fonte: www.ilsussidiario.net
Link: http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2010/10/6/FINANZA-E-se-per-uscire-dalla-crisi-servisse-una-guerra-/1/117464/
6.10.2010

Pubblicato da Davide

  • wiki

    che si tratti della comune ( solita ??) strategia di creare un “”emergenza”” ( l’ennesima guerra…al terrorismo o sta volta ai fantasmi ed alle streghe…)… per imporre dei provvedimenti autoritari ed anti democratici ???

  • VeniWeedyVici

    Io mi convinco sempre di piu’ che tutti sappiano a cosa stiamo andando incontro, ma a tutti va bene cosi’. A quelli ai quali non andra’ bene, ci pensera’ la legge marziale in tutto il West. Non si fiata, in riga soldato! Che le destre in Europa siano salite con un intento ben preciso e sinergico?

  • stefanodandrea

    Articolo ottimo

  • Osservatore1

    si, certo.
    Putroppo.

    ps prova account test post

  • luigiza

    Non ho capito la funzione del E se nel titolo.
    E’ palesemente superflua

  • alinaf

    In molti lo pensano già da parecchio tempo. Il capitalismo quando non è più in grado di creare, ( ed ora c’è un momento di vera e lunga stanca ) distrugge per risorgere dalle sue ceneri. E’ sempre stato così . Ciao.

  • MATITA

    Attenzione perchè questa volta la guerra potremmo averla “in casa”.
    Non è detto che sia una guerra lontana e della quale fregarsene mentre comodi si va al ristorante,al mare, all’ipermercato mentre altri pagano con
    la vita

  • buran

    Articolo interessante, con un unico appunto da fare seppur su un dettaglio: perchè utilizzare l’odioso e coloniale toponimo “Londonderry” al posto del corretto “Derry”?

  • eleo

    Ma siamo già in guerra!

  • rollino71

    Gli USA sono avvezzi da sempre a difendere i propri mercati a suon di bombe, nulla di nuovo. L’articolista parla di settanta anni di consuetudini identiche. Questa è la pax statunitense. Anche da noi, dopotutto, sono successe le stesse cose. Ma in Italia si è perduta la memoria. Anche noi, abbiamo avuto i nostri pappagalli verdi marcati “made in USA”. Ora, ci toccherà affondare nel fango insanguinato di questi mostri senza volto.

  • vic

    Questo Bottarelli ragiona da ottimo cinico, come probabilmente si deve essere in campo finanziario.

    Si dimentica pero’ di presentare il conto che deve pagare il contribuente americano per tenere in piedi una macchina da guerra spropositata, una ricerca fuori di testa per lo sviluppo di aggeggi sempre piu’ demoniaci. Non e’ tutto, quanto e’ il conto che devono pagare in sofferenze, in DNA rovinato per sempre, in vere e proprie rapine, i popoli che si beccano la guerra cosiddetta intelligente?

    E quanto e’ il conto da polluzione nucleare, fin dai lontani tempi delle sperimentazioni in atmosfera e sotterranee. Le migliaia di tonnellate di uranio sparso in giro sono allucinanti. I metalli pesanti sono fra i peggiori veleni, bastano microgrammi per mettere ko un organismo. Immaginiamo se poi sono radioattivi. Sono sufficienti tracce di uranio inspirate nei polmoni per distruggere lentamente un organismo e rendere la sua progenie letteralmente mostruosa. Grazie Bottarelli del tuo cinismo nel presentarci lucidamente il rilancio economico tramite la guerra, ed oggi la guerra e’ questo: uranio disperso al vento, bombe atomiche grandi come pillole, inquinamento di terra, aria ed acqua. Militarizzazione degli oceani, del sottosuolo e dello spazio.

    Non sanno piu che nemico inventare. Von Brown era convinto che i prossimi finti nemici, dopo la veramente famigerata Russia comunista, sarebbero stati in ordine: i terroristi, poi’ gli asteroidi ed infine gli alieni. L”isteria contro Iran, Corea del Nord e cosiddetti paesi dell’asse del male rivela una campagna pubblicitaria per obnubilare le menti, in primo luogo dei politici, in seconda battuta degli addetti ai media. Gli USA stanziano per le spese militari piu’ di tutto il resto del mondo messo assieme. Ricordo che nel resto del mondo non c’e’ solo la Corea del Nord, ma anche la Cina, l’India, la Russia egli ex imperi coloniali occidentali.

    Ben pochi sono innocenti. L’inquinamento da nucleare militare dell’Iran e’ assolutamente ridicolo se paragonato, per dirne una, all’inquinamento causato dai circa 170 test nucleari effettuati dai francesi nelle loro terre (abitate) d’oltremare. I grandi dispensatori di dollari fasulli, di verita’ ancora piu’ fasulle, stanno letteralmente strozzando i loro cittadini, succhiando loro la linfa per nutrire un complesso militare-industriale allucinante. I media si guardano bene dal parlare della militarizzazione degli oceani o dello spazio. Oh, certo, ci difendono dai cattivissimi Nord Coreani che sognano di inviare nello spazio terribilissime armi.

    Intanto sono a disposizione di tutti quelli che non vogliono chiudere gli occhi, storie documentatissime di strani interventi di stranissimi aggeggi con misteriosi fasci che andarono regolarmente a mettere fuori uso missili balistici a testata nucleare dentro i loro silos. Questo successe sia negli USA che nell’ex URSS. Con enorme costernazione ed ammutolimento delle forze militari preposte ai siti.

    Bottarelli, con il tuo articolo contribuisci a diffondere il cinismo. Non e’ colpa tua. In ambito finanziario il cinismo e un must. Lo sanno tutti, ormai. La questione e’: come uscire da questa trappola cinicamente ottusa?

    Dico la mia: certamente non con la mentalita’ italiana diffusa, che e’ sotto gli occhi di tutti. Ci vuole una mentalita’ ben diversa, basata sul reciproco rispetto invece che sulla presunta furbizia da quattro soldi. I grandi gremi non danno per nulla l’impressione di coltivarlo il reciproco rispetto, anzi.

    Meno ancora gli ambienti finanziari, i quali sarebbero prontissimi a far saltar per aria continenti interi, pur di specularci sopra una scommessa vinta. Cinicamente, e’ ovvio.

    E’ l’umanita’ ad essere malata, tremendamente malata, di testa avantutto. Con in testa quelli che pensano di rimanere impuniti per sempre, chissa’ poi per quale dono divino! Adesso siamo al punto che hanno dei droni sofisticatissimi in grado di bombardare (con tanto uranio) chiunque ed ovunque. Intanto in casa loro le autostrade si riempiono di buche, non da bombardamento, ma da incuria, perche’ mancano i fondi per la manutenzione. E’ l’incubo americano che avanza inesorabilmente. Non resta che cominciare a distanziarsi nettamente, per lo meno da quel loro modo di ragionare, incentrato su bombe, esplosioni ed appunto cinismo a megatoni.

    Perdinci, siamo al punto che perfino la ricerca di base e’ un bombardamento solo. Tutto nacque da un’esplosione. Una subparticella di spazio piu’ minuscola di un atomo esplose e diede origine al tutto. Questo ci insegnano con prove evidentisime, seppur lontanissime miliardi di anni luce. La vera ricerca sui segreti della natura si fa’ unicamente disponendo di macchinari energeticamente incredibili, che fanno scontrare ed esplodere l’essenza della materia. E’ un mantra continuo di mentalita’ esplosiva. Non per niente esiste la locuzione “bombardamento pubblicitario”. Vi siete accorti che sta crescendo una nuova generazione che ha paura del silenzio? Come si fa a riflettere con calma senza silenzio? Non bisogna riflettere. Quando si e’ impauriti dal bombardamento si va per istinto. Gia’.

    Dunque, cosa fare? Un primo timido passettino potrebbe essere un adieu cordiale alla NATO, per dirne una. L’Ecuador, nel suo piccolo, ha fatto un passo del genere. Possibile che gli italiani, creativi come sono, non osino tanto? Forse centra il cinismo alla Bottarelli, per due soldi si svende anche l’anima, nevvero!

    Prodi annuisce dalla sua bici.
    Tutti annuiscono, incravattati, lisciandosi i furbi capelli impomatati od accarezzandosi i baffetti intelligenti.

  • VeniWeedyVici

    Se scoppiasse la terza guerra mondiale, i paesi “sovrani” occidentali cadranno sotto sanguinose e terribili guerre civili, saranno protagonisti della loro fine mentre l’ impero porra’ fine alla sua esistenza con un attacco suicida all’ Iran, impegnandosi nel terzo conflitto mondiale (2010). Il quarto, come sappiamo, sara’ combattuto con clave e pietre…

  • lucmartell

    Ottimo articolo!,queste sono le cose che,tutti coloro che stanno nella stanza dei bottoni sanno!..di più!, creano,e manipolano!!…l’ultima “situazione” è stata il costruito attentato alle twin tower ,ottimo pretesto,x un assalto alla diligenza Iraq e per bruciare chissà quante scartoffie scomode di finanza creativa e chissà cos’altro,la prova?..sappiamo tutto il “possibile” a conferma dell'”attentato ad personem” e poco o nulla (perchè non esiste) a confermare le campate in aria fantasiose,tesi ufficiali su un attentato di pericolosi terroristi professionisti!.
    Le conseguenze le conosciamo tutti,il fatto è che ormai,sono insaziabili!..anche cose così x loro sono pasticchette dall’effetto placebo,durano poco!,troppo poco!! questo è il loro sistema economico,ed è funzionale,SOLO PER LORO!!.
    Essere manovrati,USATI!,o cambiare radicalmente il sistema globale,a livello sociale ed economico! non serve altro,o meglio tutto il resto è qualcosa,ma non la soluzione!.
    Il mercato è saturo!,come lo era prima dell'”attentato” dell 11 settembre,con l’aggravante dell’indebitamento di stati,sistema finanziario,gente comune…stanno creando le condizioni!…SONO LORO! ad averci portato in questa situazione,a muovere i fili!, cosè che spinge una ragazza/o a prostituirsi,a riempirsi di ovuli di droga,diventare un talebano,un componente di una banda di narcos in sud america,un kamicaze ,o a arruolarsi nonostante una laurea perchè non trova lavoro? (lo sò non per tutti)
    ..la necessità!.. nessuno farebbe di queste cose,se avesse una vita dignitosa,semplice e dignitosa!..chi è nella stanza dei bottoni lo sà, crea situazioni!,..la malattia!!..e tutto questo per poterti VENDERE LA CURA!!!!.
    Ok,giusto siamo d’accordo..e quindi?…bè la prima cosa è prendere coscienza,che l’apparenza e la realtà sono cose diverse,che il sistema che hanno costuito è autodistruttivo per noi gente comune!! questo sistema deve essere cambiato!…quindi non siatene complici!! cominciate da qui!!

    Saluti a tutti:
    Lucmartell.

  • vic

    yes, clave e pietre radioattive, impugnate da un’umanita’ mostruosamente sfigurata.

    L’emivita dell’uranio e’ di miliardi di anni, l’ordine di grandezza dell’eta’ terrestre.
    Altro che combattere le centrali elettriche nucleari, la prima lotta va fatta contro il nucleare militare! Indice dell’aberrazione della mente umana, in primo luogo dell’apparato militare delle cosiddette potenze.

    Che ci fanno le bombe nucleari in territoio italiano? Chi mai le vuole ancora?
    Chi si fida che non ci siano mai incidenti?

  • Simulacres

    Il tempo della semina sta per volgere al termine e il tempo della mietitura sta per maturare. Legioni e legioni corazzate, serpeggianti e ombrosi volteggiano le profondità del cielo.
    Sono i nostri germogli della pace che ci annunciao tutto ciò che cova sotto e tutto ciò che diventerà, fra un pò e forse ancora un pò… alla lunga, di ‘sto gran luridume e erratico pianeta chiamato Terra. Histerical tears!

  • VeniWeedyVici

    Lotta al nucleare militare, il motivo per cui hanno conferito il nobel per la pace piu’ di regime della storia dell’ umanita’. Neanche nei regimi africani dove il presidente/monarca/capo militare possiede personalmente tutto e sono tutti suoi figli succede una cosa simile. E’ successo nell’ Occidente, tutto l’ Occidente, il migliore dei sistemi possibili e il piu’ pluralista. Il crimine dei giornalisti di tutto il mondo e’ l’ aver avuto una parte attiva nell’ inganno-Obama, che sproloquiava si contro le armi nucleari, ma quelle degli altri!!! Il Nobel per la pace e’ stato un messaggio tanto preciso, quanto brutale, a tutto l’ occidente: voi DOVETE accettare questo, pur sapendo che e’ un inganno spudorato.

  • Simulacres

    Mi pare che tale eccesso di cinismo si addica bene a un uomo che ha letto troppo e capito troppo la marcia letteratura del sentimentalismo imperialista.
    Per conto mio, lo tengo come buon viatico alla riflessione…

  • roberto4321

    2008=1929
    2011=1932
    2018=1939

  • Iacopo67

    Un grosso incremento della spesa pubblica immette denaro in circolazione che provoca un boom economico, ma non è necessario che questa spesa straordinaria sia per forza per le armi, potrebbe essere per qualunque cosa e il risultato sarebbe sempre lo stesso, l’economia riparte. La lobby dell’industria militare è molto potente e ha creato il mito che ci voglia per forza una guerra per uscire dalla crisi, è tutta schifosa propaganda.

  • roberto4321

    ti sbagli, la guerra col suo carico di morti e distruzioni provoca come prima conseguenza dei “buchi” nel tessuto economico e sociale che vengono riempiti da chi, tra i sopravvissuti, è il più lesto ad approfittarne, rimescola in pratica le carte. In più al “fronte” viene applicata su larghissima scala la selezione darwiniana, dove i meno educati, i più cafoni e i più violenti finiscono inevitabilmente in prima linea o destinati alle missioni senza ritorno secondo la logica del “scegliamo il più sacrificabile”, guarda il film “Espiazione” per capire in fenomeno, è brutto da dire ma è così.

  • backtime

    No Bottarelli no, non serve una guerra per uscire dalla crisi, la guerra serve solo ai banchieri che la sovvenzionano e alle fabbriche di armi che le vendono.

    Mentre per uscire dalla crisi, serve una sollevazione popolare di quelle che si alzano come la polvere e quando questa si abbassa vedi solo cadaveri eccellenti, i stessi che ieri pontificavano, ed oggi pendono squartati accanto a banchieri e venditori di armi.

    Il popolo si impegna a non seguirne mai più le orme, elegge nuovi e questa volta onesti rappresentanti e questi si danno da fare, a cominciare col decretare leggi che riducano a servi chi si atteggiava a padrone. Tre mesi e la storia finisce, altro che guerra dei miei stivali.

    Bottare’ fammi una cortesia, non atteggiarti mai più a dottore, visto che poi cureresti i malati con la morte, non sei mica poi tanto differente da chi vorresti spodestato.

    Ma vaffanculo va’ me pari Garibaldi! l’eroe de sta ceppa

  • Iacopo67

    Quello che dici ha una sua logica e in parte lo condivido, sono un darwinista convinto.
    Ma se vuoi dire, se interpreto bene, che questo “rimescolamento di carte” è una causa importante della ripresa economica associata a una guerra, questo non mi convince, perchè i motivi principali penso che siano altri.
    Ho dato un’occhiata su Youtube, ma di “Espiazione” c’era solo il trailer.