
DI GIULIETTO CHIESA
La Stampa
Se davvero all'origine degli assassini di Anna Politkovskaja e del colonnello Litvinenko ci fosse Vladimir Putin, ci troveremmo di fronte a un record di masochismo, ovvero autolesionismo, da Guinness dei primati.
Anna Politkovskaja è stata ammazzata il giorno del compleanno del Presidente russo. Un amico russo mi ha detto: «L'hanno ammazzata di pomeriggio, proprio in tempo per far arrivare il cadavere sul tavolo della festa, quando si alzano i boccali». Colpisce la coincidenza, lo sfregio. Ma forse non è solo una coincidenza, e non è certamente una sola coincidenza.
Due vertici importanti, cruciali, dove Russia ed Europa s'incontrano per decidere il futuro dei rapporti strategici, in un momento indubbiamente difficile: entrambi vengono preceduti di poche ore da un assassinio che sembra fatto apposta per gettare una luce sinistra sul Presidente russo. Un signore, per giunta, che sa per antico mestiere come, all'occorrenza, si fanno queste cose. Ed è dunque altamente improbabile che commetta con tanta leggerezza due errori così grossolani, consistenti nel gettare tutti i sospetti proprio su se stesso.
Forse sarebbe più logico tenere d'occhio la virata che Putin ha compiuto in questo anno. Ucraina, Georgia, Bielorussia sono stati tre colpi che Mosca ha subito in un anno. Due offensive le ha dovute incassare, una, quella bielorussa, l'ha rintuzzata. Ma a Mosca non sono distratti, come gli sviluppi successivi a Kiev hanno già dimostrato. E hanno carte decisive da giocare, in primo luogo energetiche, per riportare la Russia nel novero dei giocatori mondiali. Ecco, anche, perché ogni punzecchiatura, da qualunque parte venisse, fosse essa Tbilisi, o Varsavia, o Washington, ha ricevuto risposte dure dal Cremlino, sprezzanti, senza complimenti. Detto in altri termini: è finita la «ritirata strategica» di Mosca che ha caratterizzato gli ultimi quindici anni.
Questa virata ha irritato molto gli Stati Uniti e alcuni circoli europei occidentali. Si tenga presente questo dato. Questo Putin non piace più all'Occidente.
Tutti e due gli assassini in questione sfiorano o toccano Boris Berezovskij, l'oligarca che più di ogni altro ha accompagnato l'ascesa al potere di Putin e, più di ogni altro, conosce i suoi segreti. Si ricorda ancora oggi a Mosca la sua telefonata con il terrorista Shamil Basaev all'inizio della seconda guerra cecena, allora pubblicata dal Moskovskij Komsomolets. Forse ci fu più d'un nesso tra la seconda guerra e qualcuno degli oligarchi di Mosca, nel senso che furono loro a inscenarla e a pagarla. Se Scotland Yard volesse lavorare bene, la prima cosa da fare sarebbe sentire, con molta attenzione, proprio Boris Berezovskij. Un panorama comunque inquinato. Dare credito a voci così equivoche non è ragionevole.
E c'è un altro punto da tenere in conto. Vladimir Putin è al termine del suo secondo mandato. Teoricamente non può più ripresentarsi. Lui non ha ancora detto cosa vuol fare. Ha solo lasciato capire che continuerà a esercitare un'influenza decisiva sugli affari dello Stato russo. Non ha scelta. E il fatto che non abbia scelta potrebbe essere proprio confermato da questi due «strani» e «troppo tempestivi» assassini. Che potrebbero indicare l'inizio di una furibonda lotta per togliere di mezzo proprio il nuovo aspirante interprete della grandezza russa.
Giulietto Chiesa
Fonte: http://www.lastampa.it
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27.11.06
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Tao 27 novembre 2006
La storia secondo cui il presidente russo Vladimir Putin avrebbe “ordinato” l'assassinio di Alexander Litvinenko a Londra è talmente screditata che persino qualche giornale britannico, come il Daily Telegraph, si è cominciato a chiedere se il giornalista non sia stato “sacrificato” proprio per scatenare una campagna contro Putin. I fatti salienti del caso:
1. I tempi: il caso Litvinenko è esploso subito dopo che Russia e Inghilterra hanno sottoscritto un trattato straordinario che renderà possibile l'estradizione dell'oligarca russo Boris Berezovsky e del leader dei ribelli ceceni Ahmed Zakayev. La notizia della morte di Litvinenko è giunta il 23 novembre, nel momento in cui ad Helskinki si teneva il vertice Russia-UE con la partecipazione di Putin. Il caso non poteva ottenere maggiore risonanza.
2. Tutti gli amici di Litvinenko sono sulla busta paga di Berezovsky. Il suo vicino ed amico Zakayev lo ha portato all'ospedale all'apparire dei sintomi dell'avvelenamento. Ambedue vivono in abitazioni che avrebbero ottenuto da Berezovsky. All'ospedale Litvinenko ha ricevuto la visita di Andrei Nekrasov, il produttore cinematografico impegnato in un documentario sulla Russia insieme a David Satter dell'Hudson Institute. Le public relations di Litvinenko sono state svolte da lord Timothy Bell, anch'egli sulla busta paga di Berezovsky. In passato Bell si è occupato delle PR di Margaret Thatcher, quando questa era domiciliata a Downing Street, e di quelle di lord MacAlpine, quando questi ospitò diversi anni fa il capo dei ribelli ceceni.
3. Tutte le dichiarazioni e interviste rilasciate sul letto di morte da Litvinenko, in cui questi ha accusato Putin di averlo fatto avvelenare, sono state rilasciate ad Alex Goldfarb, un russo che a New York dirige l'International Foundation for Civil Liberties di Berezovsky. Prima di ciò Goldfarb aveva lavorato in una delle tante fondazioni di George Soros.
4. Il ruolo più equivoco in tutta la vicenda è quello di Mario Scaramella, il quale avrebbe incontrato Litvinenko in un ristorante londinese ed avrebbe riferito a Scotland Yard di averlo informato di essere sulla stessa lista della giornalista russa Politkoskaya, recentemente assassinata, assieme naturalmente allo stesso Scaramella e Berezovsky. Una squadra dei servizi russi FSB sarebbe stata messa alle loro calcagna da Putin, ha riferito Scaramella a Scotland Yard. Scaramella ha riferito che le notizie provengono da Evgenij Limarev, ex funzionario del FSB, che vive tra Parigi e Venezia. Ovviamente Limarev ha prontamente negato le asserzioni di Scaramella in una intervista a La Repubblica.
5. Scaramella è parte di una struttura privata d'intelligence che vanta collegamenti con il vice presidente USA Dick Cheney. Egli lavora infatti per la “Environmental Crime Prevention Program” (ECPP) di Washington. Questa, secondo Limarev, “nasce nel 1997 su accordi personali tra soggetti che, nei rispettivi paesi, hanno appoggi istituzionali in materia di intelligence militare, civile, ambientale”. Limarev riferisce che Scamarella gli aveva detto che “possono contare sul team di Cheney alla Casa Bianca”. Attraverso l'ECPP Scaramella ha cercato di coinvolgere sia Limarev che Litvinenko nel fabbricare dei dossier contro i politici contrari alla guerra in Italia, fatti arrivare alla Commissione d'indagine “Mytrokhin” del Parlamento. Scaramella è consigliere di Paolo Guzzanti, presidente della Commissione.
6. Fonti del governo e mezzi d'informazione in Russia hanno indicato in Berezovsky il probabile mandante contro Litvinenko. “Se vi chiedete chi ha beneficiato maggiormente da tutto ciò la risposta può essere soltanto Berezovsky”, ha detto una fonte del Cremlino al Sunday Times il 26 novembre. Komsomolskaya Pravda ha scritto: “Questa morte è nell'interesse di coloro che vogliono rovinare i rapporti tra la Russia e l'occidente”.
7. Alla conferenza stampa che ha dato al termine dell'incontro di Helsinki, il presidente Putin ha fatto riferimento per la terza volta all'assassinio di Paul Khlebnikov (il nipote del banchiere John Train molto vicino a Berezovsky). Ricordando l'assassinio della Politkovskaya, Putin ha detto: “Dobbiamo anche pensare ad altri assassinii di questo tipo. E' stato assassinato anche un altro giornalista, l'americano Paul Khlebnikov. L'indagine è stata aperta e il caso è stato portato di fronte alla giustizia. Purtroppo gli accusati sono stati liberati dalla giuria. La procura ha riaperto il caso. Ma non dobbiamo dimenticare i crimini politici in altri paesi europei”.
Movisol – movimento internazionale per i diritti civili solidarietà
Fonte: http://www.movisol.org
27.11.06