E ORA NON DITE CHE LA SVIZZERA E' XENOFOBA...

E ORA NON DITE CHE LA SVIZZERA E' XENOFOBA...

DI MARCELLO FOA
blog.ilgiornale.it

E ora, per cortesia, non dite che gli svizzeri sono egoisti, xenofobi o addirittura razzisti. Non lo sono affatto. La Svizzera è e resta uno dei Paesi più democratici, tolleranti, altruisti al mondo. Solo che, in tempi di continua sottrazione di sovranità nazionale, continua a credere nelle virtù della democrazia e soprattutto della democrazia diretta, che permettere al popolo di esprimersi su qualunque argomento, anche quelli meno graditi al governo e all’istituzioni.

Così questo fine settimana i cittadini svizzeri – anzi, il popolo elvetico – è andato alle urne e contro ogni previsione e, soprattutto, contro il volere dei principali partiti, del governo, delle associazioni economiche, sei sindacati, ha deciso di approvare l’iniziativa lanciata dell’Udc, il partito conservatore di Blocher, contro “l’immigrazione di massa” ovvero contro gli accordi con l’Unione europea che hanno di fatto liberalizzato il mercato del lavoro svizzero, aprendolo ai cittadini dell’Unione europea.

Questo significa che da domani la Svizzera chiuderà le frontiere e che gli oltre 60mila frontalieri italiani che lavorano nel Canton Ticino perderanno il posto di lavoro? Ovvio che no.

Il popolo svizzero ha dato mandato al Consiglio federale – ovvero al governo federale – di rinegoziare i trattati esistenti e di introdurre leggi che fissino dei contingenti di manodopera in funzione “agli interessi globali dell’economia elvetica”. Tempo: tre anni. Poi si vedrà. Anzi, prima si vedrà. Non sarà necessario aspettare così a lungo per capire la portata di questo voto e l’esito finale che, verosimilmente non sarà in sintonia con il volere del popolo elvetico.

Mi spiego: la decisione elvetica è storica perché anticipa il sentimento che un numero crescente di popoli europei provano nei confronti dell’Unione europea e delle organizzazioni sovranazionali. Un sentimento che troverà piena espressione alle prossime elezioni europee. Gli svizzeri pur vivendo nel benessere, sentono di non essere più pienamente sovrani, di non controllare più il proprio destino. Vedono consuetudini e contratti sociali che sembravano incrollabili, erodersi continuamente, secondo modalità opache, anzi impalpabile. Una sensazione che è particolarmente evidente sul mercato del lavoro, soprattutto nelle zone di frontiera e alla guida di grandi società, che sono ancora nominalmente svizzere ma che in realtà sono condotte e controllate da stranieri. In Svizzera non c’è crisi, ma c’è, da tempo, un disagio fortissimo, un senso di smarrimento, un bisogno di affermazione di identità che ora è emerso prepotentemente. Non è stato un voto razionale, ma emotivo. Non è stato un voto “contro” ma un voto “per”; sì difendere se stessi e la propria identità.

Verosimilmente, però, sarà un voto inutile; anzi, forse addirittura controproducente. Già, perché non è difficile immaginarsi il seguito.

Poche settimane fa il Commissario al mercato interno Ue, Vivane Reding, aveva avvertito il popolo elvetico che “la Svizzera non può scegliere ciô che le piace” con dichiarazioni di rara arroganza. E ora l’Unione europea non potrà certo permettere che la strategia di imbrigliamento della Confederazione elvetica (considerata dal tedesco Schulz ormai “un membro passivo della Ue”) possa venir compromessa.

Già da domani inizierà il fuoco di fila dell’Unione europea a furia di pressioni, minacce, ricatti. Anche il mondo economico elvetico è contrario alla revisione degli accordi. Ecco perché alla fine verosimilmente tutto resterà come prima. E l’oligarchia europea si prodigherà per trasformare, ancora una volta, una sconfitta, in una vittoria. Ovvero per dimostrare di essere più forte della democrazia, di poter piegare alla propria volontà anche popoli – come quello francese, olandese e, in passato, quello svizzero – che si illudono di essere liberi e sovrani.

Marcello Foa

Fonte: http://blog.ilgiornale.it

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09.02.2014

Commenti (24)

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    1. Tao 10 febbraio 2014


      Non esiste al mondo un popolo odioso, inutilissimo all’umano progresso delle arti e delle scienze e delle tecniche, come quello elvetico o svizzero che dire si voglia. Oggi, dotatosi di questo strumento di governo che è amato soltanto dai Radicali italiani degli anni Settanta, cioè il referendum, questo supposto popolo era chiamato a pronunciarsi su due quesiti, che in sé non sono tanto quesiti quanto esiti: l’iniziativa “Contro l’immigrazione di massa”, promossa dalla destra conservatrice e tesa a stabilire quote all’immigrazione, e l’altra lieve e delicata iniziativa detta “Il finanziamento dell’aborto è una questione privata”, che vuole ritirare i costi delle interruzioni volontarie di gravidanza dalle spese coperte dall’assicurazione malattie di base. Sul primo quesito, ovviamente gli svizzeri si sono pronunciati per le quote: essi vigilano i loro preziosi confini! Genialmente onomatopeuti quanto ontologicamente ambigui, questi comunardi del franco svizzero e della speculazione sui denti d’oro dei morti nelle camere a gas naziste militeranno inflessibili su quelle zone a cui hanno voluto irrazionalmente dare il nome di “cantoni”, proprio come il gioco dei quattro cantoni, visto che la Svizzera è grande come l’area che serve per giocare a “Mondo”, a “Un due tre, stella!”, a “Palla prigioniera”. Sì! Il loro mondo è così, proprio come quello dei giochi dei bambini, a cui siano tolti però l’innocenza, il divertimento, il piacere e il gioco stesso. Contro le infingarde truppaglie di negri puzzolenti che assediano le loro coste, i cittadini elvetici manterranno etnicamente puliti i Grigioni, la Sciaffusia, la Turgovia, l’Argovia – nomi autentici di questi cantoni, in cui dovrebbe evidentemente vivere gente come il Gran Mogol delle Piccole Marmotte e invece è insediato l’OGM europeo più angosciante, viperino, ipocrita, insignificante, deleterio e antipatico dell’intero globo terracqueo.

      Capaci di mutare geneticamente perfino il messaggio del Cristo, facendolo interpretare da uno svizzero col cognome da snack, tale Zwingli, il quale sosteneva che il Messia aveva parlato soltanto di grano e depositi aurei, gli elvetici parlano molte lingue e il loro sì non è mai sì, così come il loro no non è mai no. Essi balbettano un tedesco valligiano roboante tanto quanto i campanacci delle mucche d’alpeggio ben tornite che usano come arredo urbano di quel fazzoletto di terra e di erba sempre rasata che sarebbe la loro nazione. Biascicano un francese che fa ridere i francesi, come se uno volesse recitare Baudelaire masticando della raclette. Ordiscono un italiano colorito sì, ma solo di marrone color letame e legno per parquet, enfiando il peggio del varesotto e combinandolo con tutto l’orrore che i luoghi lacustri hanno prodotto e produrranno sempre nella storia dell’uomo. Capaci di tanto ardore dialettale, più che dialettico, le popolazioni elvetiche hanno inciso nella vicenda universale con imprescindibili scoperte: gli orologi, il cioccolato e l’usura. Il loro contributo all’umanismo universale si limita all’esistenza leggendaria di un cretino che spara una freccia con una balestra contro una mela che ha messo sul capo del figlioletto, dal che si desume che sono esistite delle balestre svizzere, delle pedagogie montessoriane svizzere e degli alberi di melo svizzero.

      La loro concezione del mondo è tarata, nei due sensi possibili: ha la tara e si tara sui referendum. La tara svizzera è possibile toccarla con mano invadendo a tradimento il pratino di una tenuta elvetica in stile Heidi, la quale si rifiutava di essere elvetica e infatti si dotava di passaporto austriaco, e con lei suo nonno. Le mucche elvetiche sono armate di kalashnikov nelle corna, per tutelare la sacra proprietà privata di uno scollinamento in cui vivi e muori in un giorno e mezzo, poiché la comunità elvetica emette antipatia e noia esistenziale come radon.

      Se non fosse per l’emigrazione, dei capitali finanziari e dei capitali umani, la Svizzera non esisterebbe. Invece da sempre offre di sé l’immagine di un posto linfo e mengeleano, intonso e intossicato, come una Brianza al quadrato, il che equivale a un Texas alla quadrupla. Hanno speculato sugli orrori, sulla morte, sugli sterminii. Non producono un cazzo a parte il gruviera, non hanno una materia prima a parte l’ignoranza per l’umanistico, non fanno mercato se non rionale. Non danno niente e succhiano tutto: sarebbero “True blood”, se il loro sangue non fosse falso, così come il suolo che pretendono di possedere in maniera notarile e fascista. Insultano gli immigrati così come certi popoli del nord gioiosamente lanciano per sport in aria tronchi di abete. Hanno umiliato povera gente, levando ad altra povera gente le mutande e i depositi bancari. Sono terrificanti. Io non ne voglio frequentare nessuno. Se il tedesco è l’atto, l’elvetico è la possibilità: una staminale che non riesce a trasformarsi in neurone, mentre Vannoni nel frattempo è andato ad aprire un conto segreto. Perfino i paradisi fiscali si rifiutano di figurare accanto alla Svizzera. Del resto, anche in termini fiscali, non è possibile che “paradiso” e “Svizzera” si tengano insieme nella medesima espressione.

      Il voto del referendum odierno, promosso dalle falangi nazionaliste che promuovono la tutela del corno svizzero, è uno degli atti più odiosi, tra i moltissimi, che al centro dell’Europa hanno avuto manifestazione negli ultimi decenni. Spero che, fottendosene delle quote immigrazione, l’Alto Volta e i due Sudan decidano di invadere e pacificamente occupare questo fazzoletto alpigiano dedito al gran nocciolato e ai dobloni.

      Giuseppe Genna
      Fonte: www.giugenna.com
      Link: http://www.giugenna.com/2014/02/09/february-09-2014-at-0713pm/ [www.giugenna.com]
      09.02.2014

    1. Giaurro 10 febbraio 2014

      I popoli non meritano un caxxo. O, magari, quello soltanto si', dietro una previa ma non troppo premurosa imburrata.

    1. Farkas 10 febbraio 2014

      Alla ue non piace la Democrazia e la Sovranità dei Popoli . A loro
      interessa la sodocrazia -usocratica :t'inculo con con i gay ,
      la teoria di genere e immigrazione di massa e nello stesso tempo di
      infilo le mani nei portafogli delle persone con le banche al governo
      . L"'Unione" dei depravati e pervertiti . L'inversione dei valori di
      Nicciana memoria . Solo un nuovo 1848 europeo ci potrà salvare dalla
      ue.Aspettiamo la scintilla .
      Ps Ottimo
      articolo

    1. Hamelin 10 febbraio 2014

      Veramente un ottimo articolo!
      Bravo Foa!

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