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E BRAVO GIULIO !

In esclusiva per www.comedonchisciotte.org

DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.com

“Vi sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante se ne sognano nella vostra filosofia”
William Shakespeare – Amleto – Atto Primo – Scena Quinta.

Continuando di questo passo, siamo certi che Giulio Tremonti scoprirà che le galline fanno le uova e che le rose profumano. Dandogli ancora tempo, arriverà a capire come facciano le mucche e fare il latte e, magari, perché il Sole scalda.
L’uomo del Monte x 3 non la smette mai di stupirci; va là – italiani! – ve lo dico io come si vive meglio: con il posto fisso [1]! Lo crediamo bene: lui ce l’ha!
Adesso che abbiamo risolto tutto con il posto fisso, forse non ha più senso parlare di reddito di cittadinanza, d’energia rinnovabile, di truffa sulla moneta…non serve più a niente…oppure sarebbe meglio proporre schede gratis per i telefonini e una moratoria per tutte le infrazioni stradali causate dall’alcolismo? Dai, Giulio.
Ma…sbagliamo o questo Giulio Tremonti è la stessa persona che, solo un anno fa, firmò i famosi decreti dei “100 giorni”, quelli che hanno visto nascere, nella scuola, le classi di 30-40 persone e che hanno cacciato sulla strada decine di migliaia d’insegnanti? O abbiamo sognato? Il sospetto che ci siano in giro dei replicanti – signori miei – a questo punto non è più fantasia.

Oppure, nel miglior stile sovietico, Giulio ha fatto autocritica. Comprendiamo.
Non va più di moda sbattere la gente in Siberia…no…però – a questo punto – vorremmo vedere i fatti. Altrimenti, il replicante che parlava al convegno della Banca Popolare di Milano – facendosi credere il Ministro dell’Economia della Repubblica – in una baita sopra Sondrio dovrebbe andarci da solo. E restarci.
Il lavoro non è un argomento “gettonato”, eppure trascorriamo spesso più tempo al lavoro che con i nostri familiari: ora, se a parlare di lavoro è uno scrittore, passi, ma quando a farlo – ed in modo così esplicito! – è un Ministro dell’Economia, dovrebbe trarne le conseguenze. Oppure scegliere la parte d’Amleto e recitarla fino in fondo, sempre che riesca a reggere il ruolo.
Siccome non crediamo una parola delle riflessioni del nostro bel Amleto da Sondrio, proveremo noi a parlare di lavoro: come sappiamo farlo, visto che non siamo ministri economici.

Come si può parlare di lavoro, di quel che è diventato il lavoro, di cosa potrebbe (e dovrebbe) essere il lavoro, sul perché lavoriamo, per quanto tempo, come…
Quante ore fai? Quanto prendi? Ti fai il culo?
Ecco, forse in questo modo tutti capirebbero – come fanno in TV, che la vincono sempre – però il Web è il luogo dove pochi, fra quelli che non sanno leggere un grafico, arrivano: dunque, parlare di lavoro senza le pelli di salame agli occhi, dovrebbe essere ancora possibile. Sempre che s’abbandoni la triplice domanda appena esposta.

Il primo aspetto da valutare, per quanto riguarda la natura del lavoro, è il fabbisogno energetico: più è elevato, meno lavoro manuale esiste. Le immagini dei cinesi che costruivano le strade a forza di braccia sono oramai storia, come le nostre di quasi un secolo fa: difatti, anche il loro fabbisogno energetico è schizzato alle stelle.
La gran parte dell’energia consumata va a sostituire la forza muscolare umana ed animale, mentre una quota certamente minore viene utilizzata per sostituire l’intelligenza umana, dai semplici computer alla miriade di schede elettroniche utilizzate nelle macchine di processo, ossia nell’enorme “cascata” tecnologica che, partendo dalla macchina che vernicia automaticamente le autovetture, giunge alla macchina che ha costruito quella macchina.
Il fenomeno è noto e possiamo analizzarlo meglio partendo da un dato relativo agli ultimi 30-40 anni: l’occupazione nelle grandi imprese è scesa all’incirca di un punto percentuale l’anno, mentre la produttività è cresciuta pressappoco del medesimo valore.
Senza spilluzzicare i decimali, potremmo semplicemente affermare che le macchine fanno le cose più in fretta dell’uomo e costano di meno: perciò, gli uomini dovrebbero lavorare sempre di meno. Non me lo invento io: basta rileggere Marx, invece ci viene chiesto di lavorare sempre di più. E poi manca il lavoro: per forza! Se lo fanno le macchine…

L’equilibrio ha retto fin quando il capitalismo di matrice keynesiana ha vissuto, ossia fino alle grandi ristrutturazioni industriali degli anni ’70, giacché la “spinta” sindacale era sorretta da molti fattori, quali il gran numero di lavoratori sindacalizzati, l’assenza di un’informazione pianificata in modo spietatamente orwelliano, la presenza di 160 divisioni sovietiche di là dell’Oder.
Ciascuno di quei fattori aveva il suo peso e contribuiva a destinare ai lavoratori una quota consistente dell’aumento di produttività, che si trasformò per decenni in diminuzione dell’orario di lavoro ed in aumento reale delle retribuzioni, mentre il trattamento previdenziale ed assistenziale era sicuramente più favorevole rispetto all’oggi ed a quello che il futuro prospetta.
Se vogliamo scendere un attimo fra gli esempi, ricordiamo che la sanità era praticamente gratuita, che in ospedale s’andava anche “per analisi”, ossia per stilare una diagnosi precisa, e non solo per nascere, per morire o per qualche accidente improvviso. Oggi, ti fanno correre come un pazzo fra le varie strutture, e ti paghi praticamente tutto.

Il trattamento previdenziale era diversificato fra il settore pubblico e quello privato, ma in ogni modo molto vantaggioso rispetto all’oggi: nel pubblico, le famose “pensioni baby” erano un espediente della classe politica per salvaguardare la fedeltà dei ceti medi, mentre chi aveva lavorato nel settore privato – ed aveva iniziato a lavorare presto – a circa 50 anni terminava la propria vita lavorativa, giacché bastavano 35 anni di contribuzione.
Da ultimo, la generazione nata negli anni 20-30 del ‘900 riuscì spesso ad acquistare o costruire una casa, a far studiare i figli, a concedersi quello che oggi è considerato quasi un lusso: due o tre settimane di vacanza, magari in tenda o roulotte, ma vacanze erano.
A fronte di quella situazione – idilliaca, se paragonata all’oggi – il debito pubblico era attestato intorno al 60% del PIL: quindi, quando narrano che sono stati lavoratori le “idrovore” del bilancio pubblico, raccontano solo frottole.

Il punto di “viraggio” di quella situazione possiamo allocarlo fra il 1980 ed il 1990: l’elezione di Ronald Reagan non fu la causa scatenante del processo di mutamento, bensì il suo giungere a maturazione.
La “Guerra Fredda” aveva concesso enormi investimenti alla ricerca militare, soprattutto per quanto riguardava la miniaturizzazione dell’elettronica (missili, ecc), la quale fu gran dispensatrice di una nuova gestione del lavoro, nel quale la fatica umana diventava un nemico da sconfiggere non tanto per questioni etiche, quanto perché meno redditizia. Difatti, proprio negli anni ’80, la FIAT assorbì la COMAU (robotica industriale) e, dopo pochissimi anni, segmenti importantissimi delle catene di montaggio (si pensi alla verniciatura, con quel che si trascinava appresso per problemi di nocività) furono completamente automatizzati.
Fin qui l’aspetto tecnologico e produttivo, che toccava ogni ambito del lavoro, dall’agricoltura ai servizi, passando – ovviamente – per l’industria, i trasporti, la sanità, ecc.
Rimaneva il problema di non cedere più i benefici della maggior produttività ai lavoratori, e non era faccenda così semplice da risolvere.

L’aspetto internazionale del problema è stato, a nostro avviso, poco valutato: ricordiamo che Enrico Berlinguer, prima delle elezioni del 1976, candidamente affermò che «se il PCI avesse vinto le elezioni, l’Italia sarebbe stata naturalmente schierata nel Patto di Varsavia
Ovvio che quella fr
ase non può essere presa per oro colato – i mezzi per ovviarla erano molti, il Cile insegna – però la presenza sovietica nel Pianeta richiedeva sempre attenzione sul fronte interno.
Il grande “sogno” di un nemico sconfitto e nella polvere fu realizzato dall’amministrazione Reagan, mentre – precedentemente – la “trappola afgana” di Brezinskji ne aveva creato i prodromi. La fulminea, nuova impostazione americana della difesa – ricordiamo la “Marina delle 600 navi” – condusse l’URSS ad aumentare le spese militari fino al 16,5% del proprio PIL, mandando a catafascio la programmazione sovietica. Zeppi d’armi di tutti i tipi, con l’industria pesante completamente assorbita a costruire “bisonti” di cielo, mare e terra, i russi attendevano per mesi il motore di ricambio per il frigorifero, ed imprecavano.
Terminiamo qui la trattazione dell’aspetto geopolitico del problema – non perché manchino gli argomenti! Le spese militari che giunsero al 7% del PIL statunitense (UE circa 1-2%) con inevitabili ricadute, la “liberazione” al capitalismo selvaggio di tante nazioni prima legate al carro di Mosca, che si rivelò un boomerang proprio per l’industria a stelle e strisce, ecc… – e ci fermiamo qui soltanto perché ci condurrebbe lontano dai nostri obiettivi.

Gli eventi di quegli anni – l’avvento dell’elettronica a basso costo, il crollo dell’URSS, la nuova “informazione libera”, che solo oggi osserviamo nella sua completa acquiescenza al potere – crearono le basi per il passaggio a quello che viene definito “Turbocapitalismo”, “Liberismo selvaggio”, eccetera.
La differenza precipua, rispetto al capitalismo di matrice keynesiana, risiede in un semplice principio: il lavoratore non è più considerato un attore del processo produttivo, non deve accampare diritti, le rappresentanze sindacali possono essere comperate un tanto al chilo od ignorate, nel nome del supremo interesse nazionale. Il che, incrina quella “repubblica fondata sul lavoro” che recita il primo articolo della Costituzione, giacché i Costituenti pensarono al mondo del lavoro come ad un universo dialettico, non un diktat determinato dal “supremo interesse nazionale”, che sa tanto di Ventennio.
Ovvio che questo “interesse nazionale” è un pio eufemismo: si tratta della somma fra gli interessi delle classi dominanti (finanza, industria, ecc) e di quelli dei loro lacché, la Casta politica. Il che, apre uno scenario che riguarda il debito pubblico.

A metà degli anni ’70, il debito pubblico iniziò a “correre”: ovviamente, la colpa fu addossata ai lavoratori (scala mobile, ecc), mentre sfuggì completamente che l’Italia aveva moltiplicato a dismisura la spesa pubblica non nella fornitura di servizi alla collettività, bensì per creare un vasto elettorato – fedele poiché retribuito – mediante la de-localizzazione.
La riforma regionale del 1970 doveva decretare la fine delle Province – della serie: o l’impianto di stampo napoleonico (Province), oppure quello di matrice tedesca (Regioni), poiché mantenerli entrambi sarebbe stato troppo costoso – ed invece avvenne il miracolo. Le Province furono “salvate” assegnando loro una “quota” del personale scolastico (un vero e proprio non sense) ed altre competenze che riguardavano la caccia e la pesca. Di più: nacquero le comunità montane e le circoscrizioni, altre idrovore di soldi pubblici.
Per citare un solo esempio, prima della polverizzazione delle competenze, sul fiume Po aveva voce in merito un solo ente: il Magistrato del Po. Oggi, sono 28 diverse amministrazioni, con il gran caos che ne consegue.
Infine, poiché ancora non bastava, ecco spuntare una miriade di fondazioni ed enti – alcune già esistenti, altre creati ex novo – per avere una sorta di “cassa di compensazione” per i “trombati” oppure per parenti, amici, mammasantissima di turno. Tutto ciò, lo possiamo osservare ogni anno nel consueto “assalto alla diligenza” che è la Finanziaria: ridotti al lumicino i provvedimenti d’assistenza sociale, si moltiplicano le “fondazioni” che ricevono denaro, la stampa pagata direttamente dalla politica, ecc.

Si tratta del necessario frutto per nutrire un elettorato fasullo, certo della propria sicurezza sociale soltanto grazie al voto ed all’appoggio politico: anche le famose pensioni d’invalidità, di democrista memoria, sono tornate a crescere.
In fin dei conti, solo 30 italiani su 100 si sono recati, alle ultime elezioni europee, a sorreggere i partiti di governo: sommiamo tutta la Casta con i suoi aggregati (fondazioni, enti inutili, consulenze, ecc) famiglie, parenti ed amici e capiremo che una buona fetta di quei voti sono comprati.
E il lavoro? E i lavoratori?

Il primo passo, sconfitto l’orso sovietico, fu quello di fare man bassa per tutto ciò che c’era d’appetibile: la famosa “riunione” sul Britannia è storia nota, meno le condizioni di quello che fu “appetito”.
La Società Autostrade – finanziata per decenni dall’ANAS, soldi pubblici, di noi tutti – era una fiorente società pubblica: basso indebitamento, occupazione in calo dell’1% l’anno (tessere autostradali al posto degli esattori, poi Telepass), bilancio ampiamente in attivo: passata di mano per un piatto di lenticchie.
La barzelletta che hanno raccontato per decenni fu che lo Stato, in economia, era uno sfracello: difatti, si guardarono bene dal privatizzare ciò che non conveniva o doveva mantenere un ruolo sociale. Oggi, tentano nuovamente la stessa carta, con le continue pressioni per privatizzare Italcanieri, un’azienda pubblica, florida ed in espansione. Zeppa di “posti fissi”, quelli che oggi – 19/10/2009, teniamolo a mente, magari domani cambiano replicante… – piacciono tanto a 3Monti.

Dopo quelle belle trovate – siccome lo Stato s’era privato di fonti di reddito, ed i boiardi di Stato reclamavano ampia “libertà d’impresa” – giunsero gli accordi sindacali del 1993, i quali sancirono anch’essi il principio del “supremo interesse nazionale”.
Il recupero salariale dell’inflazione fu affidato alla cosiddetta “inflazione programmata”, la quale fu una presa per i fondelli come mai se n’erano viste: “programmo” un tasso d’inflazione (lo desumo dalle analisi dei “guru” economici, me lo faccio dire dal Mago di Forcella, lo invento di sana pianta…) e la differenza sarà – in seguito (!) – recuperata. Ovvio che, quel “seguito”, assommava altra inflazione ed altre perdite di valore delle retribuzioni le quali, dalla fine della scala mobile, hanno perduto circa il 30%, forse più, del loro valore reale.
Tutti gli attori di quella sciagurata rapina ai danni dei lavoratori furono sontuosamente premiati: l’artefice (Ciampi) con la Presidenza della Repubblica, mentre quelli che facevano il “palo” (i sindacalisti venduti) con le presidenze di “succosi” enti. Ma non bastava ancora.

Si narra che l’appetito vien mangiando: ecco allora – benedetto da tutti: Treu, Maroni, Bassanini, Sacconi, ecc – il grande escamotage per privare i lavoratori dell’ultimo appiglio che rimaneva loro per mettere insieme il pranzo con la cena: il contratto di lavoro. Entra in scena la “flessibilità”: come?
Si prende un accurato studio sul lavoro svolto da un docente universitario (Biagi), si opera un sapiente “taglia ed incolla” per prendere tutto ciò che può essere favorevole agli imprenditori e s’eliminano tutte le garanzie per i lavoratori. Quando, poi, il professore si lamenta che il suo lavoro è stato stravolto, che non era quello il frutto del suo pensiero, lo si abbandona e gli si toglie la scorta. Lui, ancora si lamenta perché ha ricevuto minacce: a quel punto, delle “provvidenziali” Brigate Rosse lo ammazzano e, quello che è oggi Ministro delle Attività Produttive (Scajola), lo definisce un “rompicoglioni”. In qualsiasi Paese europeo, un simile elemento – dopo un’uscita del genere – non sarebbe mai più entrato in un’aula parlamentare, ma siamo
in Italia.
Ha così inizio l’odissea di tanti giovani, i quali non hanno più ferie pagate, accantonamenti pensionistici, liquidazioni: il bello della faccenda è che, sulla carta, questi diritti ancora esistono mentre, nella realtà, sono stati completamente depotenziati. Quale sarà la pensione di un lavoratore a progetto? Ha solo da sperare nell’assegno sociale.
A quel punto, il disegno d’appropriarsi totalmente degli incrementi di produttività era quasi completato: mancavano ancora due tasselli.

Il primo è la necessità di un vasto sottoproletariato, qualcuno che sia ancor più ricattabile e sul quale (possibilmente) scaricare la rabbia e la frustrazione: ecco all’orizzonte le barche dei migranti, i nuovi schiavi non si devono più rastrellare nella savana! Basta dar fuoco alla savana: arrivano da soli!
Nell’agro casertano e nel foggiano, in agricoltura, si sono consumate pagine da piantagione dell’Alabama del secolo scorso, con tanto di guardiani armati. La stampa qualcosa ha riportato [2], ma basta qualche velina, più il solito rumeno delinquente (al pari del delinquente italiano), per saldare tutti i conti. Mica i giornalisti delle testate di regime e delle TV di partito li strapagano per niente.
Una volta trovato qualche milione di capri espiatori, ecco la nuova puntata: bisogna aumentare l’età della pensione! I conti sono in rosso!

In realtà, prima della controriforma Damiano, l’INPS era in attivo per la parte previdenziale di 1 miliardo di euro l’anno, dopo la riforma Damiano (dati 2007) per ben 17 miliardi di euro. Eppure, altre nubi s’addensano sui lavoratori: l’ultima “puntata” del reality pensionistico è stato portare (da oggi al 2018) a 65 anni l’età di pensionamento delle dipendenti pubbliche. Perché solo quelle pubbliche? E’ ovvio che, giuridicamente, non sta in piedi. La risposta di Sacconi (ma…parlerà con Tremonti? Con quale dei replicanti? Boh…) è stata molto interessante e ci apre uno scenario che, per la definizione odierna di “lavoratore”, è quasi un incubo.
«Perché hanno un lavoro sicuro.»
Ora, stabilire che chi ha un lavoro sicuro debba lavorare più di altri ci sembra un poco stiracchiato, giacché – con questa bella uscita – si fa passare il concetto che un lavoro sicuro sia quasi un privilegio. Da oggi, grazie al buon Giulio, sappiamo che è tornato una buona cosa. Ne siamo felici.

Eppure, lavorare semplicemente tutta la vita (se lo si desidera) in un’azienda, non ci sembra chissà quale concessione: milioni d’italiani delle generazioni precedenti l’hanno fatto. Erano anch’essi privilegiati?
Il furbo Sacconi vuole far credere che il lavoro “normale” – quello che tutti dovrebbero avere, perché “giusto”, “coerente” con lo sviluppo infinito della spirale produzione/consumo, utile a mantenere “giovane” il lavoratore perché vive stimoli sempre nuovi, ecc – sia quel claudicare fra un lavoretto di qualche mese ed un “progetto” di settimane. Il tutto, ovviamente, inframmezzato da periodi di disoccupazione: chi non gode di questo trattamento è un privilegiato, e dunque deve pagare dazio. Purtroppo, questa è stata la vulgata imperante fino a ieri, giacché tutti i media e le forze politiche lo sorreggevano, ma da oggi…
La Costituzione Italiana prevede ben altro per il lavoratore, e pare che il buon Giulio – recatosi da Napolitano per altre questioni – ne abbia ricevuto una copia in omaggio e, finalmente, l’abbia letta. Sentitamente, ce ne rallegriamo.
Ecco quel che Tremonti deve aver scoperto:

Art. 35. La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni. Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori. Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro. Riconosce la liberta di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell’interesse generale, e tutela il lavoro italiano all’estero.

Art. 36. Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa e stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

Art. 37. La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione. La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato. La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.

Art. 38. Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale. I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale. Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato. L’assistenza privata è libera.

A leggere questi articoli, c’è da chiedersi in quale Paese viviamo. Signor Presidente della Repubblica: cos’ha da dire al riguardo dei contratti di flessibilità, con l’art. 36 – “Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi” – correlato con gli attuali ritmi del lavoro “flessibile”, nel quale le ferie sono, spesso. semplice disoccupazione?
Signori giudici della Corte Costituzionale, cos’avete da dire riguardo all’art. 38 – “I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria” – in special modo per chi rimane disoccupato? E ancora, l’art. 35 – “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa” – dov’è finita la dignità di mantenere la propria famiglia con 800 euro il mese?

Adesso, caro Giulio, affermi che “la Costituzione non è stata pienamente applicata”: scusa, da una ventina d’anni a questa parte, dove hai vissuto? E le pensioni?

Le riforme pensionistiche italiane (sempre con la scusa del debito pubblico, da loro creato ad hoc, sul quale campano tutti: politici, imprenditori e banchieri) sono peggiori di quelle francesi e tedesche, le quali hanno sì l’età della pensione a 65 anni, ma sono completamente diverse come impianto generale.
In Francia, ad esempio, si può andare in pensione a 60 anni (uomini e donne) scegliendo un minor assegno, mentre in Germania, chi ha avuto periodi di disoccupazione, può andarci a 61 con una riduzione della prestazione. Ovviamente, queste riduzioni sono calcolate sulle loro retribuzioni, ben diverse dalle nostre.
Qualcuno sa, ad esempio, che la maternità in Europa rientra nel calcolo previdenziale, con la riduzione dell’età pensionabile (in genere, un anno per figlio)? Che in Spagna si va in pensione a 61 anni con 30 anni di contributi?

Porre de iure un numero d’anni di lavoro, altrimenti non si potrà andare in pensione – in Italia! – è una barzelletta: quanti anni di lavoro perso, in nero, con truffe d’ogni genere hanno subito gli italiani? Dopo aver chiuso un occhio su tutte le nefandezze del passato, nel 2007, Damiano pose l’asticella a 37 anni di contribuzione
per il 2012. Mettere insieme 37 anni non è proprio da tutti, e così si lavora fino a 65: un bel trucco delle tre carte. Se qualcuno, nel frattempo, crepa è tutto grasso che cola per le loro pensioni da nababbi, maturate in 36 mesi, non anni. Compresa quella di Giulio.
Dunque, privare il lavoratore della possibilità di scegliere – almeno nell’arco 55-65 anni, con diverse opzioni sulla fuoruscita: orario ridotto negli ultimi anni, assegno decurtato, ecc – ci porta fuori dal concetto di previdenza e ci fa entrate in quello di “fine pena”, che ha a che fare più con una condanna penale che con il “lavoro” immaginato dai Costituenti.

Senza quasi rendercene conto, per foraggiare i ceti che li sostengono, ci hanno condannati – tutti – a 37 anni: perché? Non avendo mai affrontato, colpevolmente ed in mala fede, la separazione della previdenza (pensioni) dall’assistenza (ad esempio, la cassa integrazione), è ovvio che nei periodi di “vacche magre” si deve allungare la vita lavorativa per far cassa, da destinare ai miseri sussidi che percepiscono i disoccupati.
Quando, poi, tornano periodi di vacche…diciamo “non fameliche”, perché “grasse”…l’appetito del ceto politico reclama la sua parte, e viene immediatamente compensato trasferendo gli aumenti di produttività al gran calderone della spesa pubblica (soprattutto periferica), mediante la quale – con la consueta pratica tangentizia – campano tutti, imprenditori e politici.
Di là degli aspetti morali o delle pruderie, cos’ha mostrato la vicenda di Berlusconi, delle “escort” e di Tarantini? Che, nel “libro paga” sessuale del faccendiere pugliese della sanità, c’erano tutti: assessori di Vendola compresi. E chi ha pagato migliaia di euro alla D’Addario? Noi, con le nostre tasse: per questa ragione tutti devono essere “soddisfatti”, perché una voce fuori del coro farebbe saltare la baracca.

L’ultimo afflato è quello di legare l’età della pensione all’aspettativa di vita, perché qui s’oltrepassa un altro limite.

Art. 600 (Riduzione in schiavitù o in servitù):
Chiunque riduce una persona in schiavitù o in servitù è punito con la reclusione da otto a venti anni. Agli effetti della legge penale si intende per schiavitù la condizione di una persona sottoposta, anche solo di fatto, a poteri corrispondenti a quelli del diritto di proprietà, o vincolata al servizio di una cosa. Agli effetti della legge penale si intende per servitù la condizione di soggezione continuativa di una persona costretta mediante violenza, minaccia o abuso di autorità all’accattonaggio o a rendere prestazioni sessuali o lavorative. La pena è aumentata se i fatti di cui al primo comma sono commessi a danno di minori di anni diciotto o sono diretti allo sfruttamento della prostituzione”. [3]

Riflettiamo un attimo sui termini dell’art. 600: Agli effetti della legge penale si intende per servitù la condizione di soggezione continuativa di una persona costretta mediante…abuso di autorità…a rendere prestazioni…lavorative.
Se in Italia esistesse ancora un sindacato – ossia, se tutte le forze sindacali avessero pari dignità, e non solo la “Triplice” + l’UGL le quali, a parte la CGIL, sono soltanto dei centri servizi e non hanno quasi più seguito sindacale – queste decisioni dovrebbero derivare da accordi stipulati fra le controparti. E non potremmo sostenere quel “abuso di autorità”.
Se, invece, gli accordi sono una truffa, i referendum confermativi pure – al referendum per l’approvazione della “Riforma Damiano” non riuscii a votare, perché aprirono i seggi solo in luoghi “sicuri” – rimane solo l’imposizione de iure, appena camuffata.

Quando il bel faccione di Bonanni compare in televisione – “segretario della CISL” – nella vulgata imperante quello è un segretario sindacale: nel loro database [4] indicano gli iscritti alla CISL nel 2008 in un numero spropositato: 4.427.037. Se fosse vero quel dato, un quarto dei lavoratori dipendenti italiani sarebbero tesserati CISL! Ma chi credono di prendere in giro? Per mettere insieme un simile numero, non basta conteggiare i morti: si deve aggiungere anche il cane del morto!
Se, invece, credete che queste siano balle, guardate i collegamenti in nota su Youtube [5], con una precisazione che riguarda la oramai “nota” imparzialità di questo network: un paio d’anni or sono, erano presenti filmati tratti dalle assemblee interne della FIAT Mirafiori, dove si vedevano i sindacalisti della “Triplice” fuggire dalla presidenza dell’assemblea, incalzati dagli insulti degli operai. Ovviamente, quei filmati sono oggi introvabili, mentre campeggiano decine di filmati “embedded” dei sindacati di regime.

Per il disastro del sindacalismo italiano vale lo stesso discorso fatto per i politici: la grande finanza li ha fatti accomodare nel salotto buono, dove se ne stanno tranquilli e buonini, mentre a prendersi le randellate del liberismo ci vanno altri, quelli che dovrebbero difendere. Stessa cosa per i servizi legali della “Triplice”, che riescono a farti perdere anche le cosiddette “cause vinte in partenza”.
La componente sindacale attiva, oggi in Italia, è rappresentata soltanto da una minoranza della CGIL e, soprattutto, dai COBAS-SdL: l’unica voce che ancora parli il linguaggio dei lavoratori.
Per finire, ricordiamo che Guglielmo Epifani faceva parte della “componente socialista” della CGIL – e lo ha ricordato recentemente Gianni de Michelis “Alla Cgil c’è Epi­fani, che nel PSI è sempre stato alla mia destra, prima demartiniano poi craxiano [6] – accomunandolo per appartenenza politica ad altri “socialisti” dell’epoca: Brunetta, Sacconi, Cicchitto. C’è bisogno d’aggiungere altro? Con quale spirito il buon Epifani affronterà una trattativa, avendo come controparte gli amici di un tempo?

Per queste ragioni, che sono soltanto la somma di combine economico-politiche del medesimo ceto, si calpestano i diritti del lavoratori e la Costituzione – caro Giulio, che oggi cerchi di fare lo gnorri – precipitando chi lavora nell’incubo di chi è oramai senza diritti e senza nessuno che possa farli valere: un servo.
Legando la vita lavorativa all’aspettativa di vita, non apparteniamo più all’universale dei lavoratori – ossia diritti e doveri, codificati ed accettati dalle parti – bensì a quello dei servi, e gli oligarchi potranno (fosse la prima volta, ricordiamo i falsi dati promulgati da Brunetta sulle assenze nel pubblico impiego, smentiti dall’ISTAT stessa) “inciuciare” per bene i dati per farci lavorare quanto desiderano.
Indicare un numero di anni fisso per accedere alla pensione, non tiene in conto le differenze fra gli italiani: c’è chi preferirebbe andarci prima con un assegno minore, chi dopo con più soldi. Da cosa dipende? Da moltissimi fattori: avere oppure no una casa di proprietà, le condizioni di salute, figlio o non figli e di quale età, problemi personali, desideri personali, ecc. In fin dei conti, si riduce la diversità fra gli esseri ad una tabula rasa, nella quale tutti devono scontare la stessa pena. E, non dimentichiamo, con uno sviluppo tecnologico che tende a ridurre fortemente la forza lavoro.
E, questa, in che altro modo si può chiamare se non servitù?

Dopo aver fatto a pezzi anche la Costituzione, c’è stato qualche risultato positivo? Il debito pubblico è tornato a correre (andiamo verso il 120% del PIL), l’industria italiana è a pezzi, manca totalmente la capacità di promuovere la ricerca e l’innovazione – che, ricordiamo, era in gran parte patrimonio delle grandi aziende pubbliche (nomi come Ansaldo e tanti altri non dicono nulla?
) – mentre, un Paese di vecchietti al lavoro e di giovani disoccupati, affonda.
La totale acquiescenza ai desideri dei poteri industriali e finanziari, non produce migliorie: sicuri di poter ottenere sempre una “revisione” al peggio degli accordi, gli imprenditori italiani guardano più all’accordo con la Casta politico-sindacale che a cercare nuove vie. In altre parole, invece di percorrere la via dell’innovazione – la quale è praticabile solo con personale di qualità, e dunque ben trattato [7] – scivolano a far concorrenza alla Cina od all’India. Il che, è una battaglia persa dall’inizio: difatti, Francia, Germania, e oggi anche la Spagna, non si curano troppo della concorrenza sui beni di scarso contenuto tecnologico od artistico, bensì cercano nuove vie, ossia vendere bene il primato tecnologico, proprio ai Paesi che producono beni di largo consumo.

La cosiddetta opposizione, poi, sul lavoro – che, ricordiamo, è uno degli aspetti più importanti della vita – ha partorito tanti topolini da riempire una fogna. Nessuno degli “oppositori” si pone il problema di fondo: è possibile pensare ad uno sviluppo sempre in crescita, nei secoli dei secoli? Gli infiniti sono soltanto astratti concetti matematici: nella realtà, le Scienze non ammettono processi infinitamente in crescita, giacché il primo fattore limitante (energia, popolazione, cibo, ecc) fa crollare il castello di carte.
Il problema concettuale che gli eredi del PCI si trovano ad affrontare è la revisione del loro pensiero, che da dogmatico non è mai riuscito a diventare dialettico, aperto alla critica: crollata l’URSS, la “chiesa” sovietica, tutto quello che riguardava quel mondo era da dimenticare. Bisognava, ovviamente, trovare una nuova “chiesa” alla quale appartenere: la trovarono nelle ricette liberiste, che tutti sposano da Vendola a D’Alema, da Ferrero a Bersani.

E, per concludere, vorrei proporre una riflessione ai “sancta sanctorum” del signoraggio come unico male: spero di non scatenare un dogmatismo pari a quello dei sostenitori della “crescita infinita”.
Nessuno nega la truffa sulla moneta e, se qualcuno non la conosce, troverà molti siti [8] che la spiegano (meglio sarebbe leggere ciò che scrisse il prof. Auriti): il problema è un altro.
Stabilito che l’emissione monetaria concede un privilegio, oggi goduto dai banchieri, qualora l’emissione tornasse totalmente allo Stato, esso sarebbe goduto da Berlusconi, Fini, Casini, D’Alema, ecc. Contenti così?
Si porta ad esempio Hitler, che effettivamente riportò la potestà monetaria allo Stato, ma come usò quelle risorse? Qualcuno ricorda, per caso, che condusse la Germania al peggior disastro della sua Storia?

Se il debito pubblico, schizzato alle stelle dopo la riforma regionale, il Britannia, la cessione della Banca d’Italia alle banche private, gli accordi sindacali del 1993, ecc, fosse soltanto un dato economico, potremmo chiederci come risolvere il problema del debito per uscirne definitivamente. In realtà, il debito è stato artatamente creato come una spada di Damocle da presentare, ogni giorno, nel piatto degli italiani. In altre parole, se non ci fosse, lo inventerebbero: l’hanno fatto. E’ un dato politico, non economico.
Nel nome del debito, l’oligarchia riesce a far passare ogni bruttura: possiamo credere che la sanità gratuita degli anni ’70, le pensioni d’anzianità con 35 anni di contributi, l’età pensionabile a 55-60 anni (donne e uomini) dipendessero dall’assenza del debito? E se così fosse, chi ha creato quel debito? Perché?
Qui, bisogna intendersi: nessuno nega che l’espropriazione dell’emissione di moneta abbia creato una voragine, ma la ragione di quella scelta è anzitutto l’arma di ricatto che, nelle generazioni, potranno esercitare sui lavoratori. Perché, ad esempio, non si toccano mai le succose “consulenze”, le missioni di guerra all’estero, gli stanziamenti per le “fondazioni”…e si finisce sempre per limitare il potere d’acquisto dei lavoratori e per togliere loro dei diritti?

Perciò – pur concordando che il problema della moneta esiste, e che deve essere sempre più conosciuto – qualsiasi rivoluzione che ci liberi da questa cappa d’oligarchi non potrà che partire dalla ribellione su due temi convergenti: riportare il lavoro alla sua dignità, sancita dalla Costituzione, e ricondurre i lavoratori alla loro, che significa tornare a sedersi intorno ad un tavolo per avere un rapporto dialettico fra esseri umani, non fra feudatari e servi della gleba. L’alternativa?
Andarsene. Oppure, credere all’ennesimo affabulatore: San Giulio da Sondrio.

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.com
Link: http://carlobertani.blogspot.com/2009/10/e-bravo-giulio.html
19.10.2009

Copyright 2009 © Riproduzione vietata, salvo assenso scritto dell’autore da richiedere a [email protected]

1] Fonte: www.repubblica.it

[2] Vedi : http://www.peacelink.it/migranti/a/22949.html
[3] Fonte: www.giustizia.it

[4] Fonte: http://www.cisl.it/Sito-Iscritti.nsf/PagineVarie/Iscritti%5E2008R
[5] http://www.youtube.com/watch?v=MbSmaj7qj2Q oppure
http://www.youtube.com/watch?v=Fcr6PTqGYJ4
[6] Fonte: www.corriere.it

[7] “Puoi raggiungere risultati altamente superiori con un team molto motivato, che dispone di macchinari vecchi e fatiscenti dislocati in un vecchio capannone, rispetto a quello che riuscirai a raggiungere con un team demotivato e privo di stimoli, che ha accesso alle migliori attrezzature e infrastrutture.” Reinhold Würth, imprenditore tedesco che ha costruito, partendo da una ferramenta, un’azienda di levatura mondiale, che occupa 51.000 dipendenti e che spazia dai sistemi di fissaggio ai pannelli solari.
[8] Vedi, ad esempio: http://www.signoraggio.com/index2.html

Pubblicato da Davide

  • katalaves

    Premetto: non sono uno scrittore nè un giornalista,nè uno storico, ma spero che il mio punto di vista sia comprensibile. Il solo scopo del mio commento è quello di cercare di prevedere cosa ci può riservare il futuro andando avanti di questo passo.

    …..E se così fosse, chi ha creato quel debito? Perché?

    Questa è la domanda a cui tutti dovremmo trovare una risposta, ma prima bisogna porsi una domanda molto più semplice:
    Qual’è l’obiettivo di un grande capitalista spregiudicato? Risposta: Essere il numero uno, possedere tutto anche a scapito degli altri.
    Torniamo alla domanda principale: Perchè?
    Perchè affamando la gente, togliendole istruzione, dando insicurezza e monopolizzando l’informazione si possono condurre le persone per i propri scopi (quelli dei grandi capitalisti).
    I loro scopi sono semplici. Il grande risiko mondiale non ha mai cessato di esistere. Le guerre di oggi sono soltanto le prove in vista del grande confronto. Ogni nazione manda sul fronte contingenti minimi rispetto alle guerre del passato, con (ahimè poveri) soldati che per una “lauta” (rispetto ad un lavoro in un call centre o in un cantiere) retribuzione partono per il fronte con l’unico obbiettivo di riportare a casa la pelle. Ma il futuro a noi riservato (e specialmente ai nostri figli che saranno i diretti interessati )è ben diverso:
    Un popolo affamato, ignorante, esasperato forma un esercito patriottico con una causa comune.
    Con una famiglia ridotta alla miseria, con l’abile manipolazione che crea il giusto odio e con il giusto capro espiatorio, si possono ottenere milioni di soldati pronti a rimetterci la pelle per qualche spicciolo e magari un mantenimento minimo per la famiglia in patria.
    L’espropriazione in vista da parte delle banche di aziende, case terreni potranno essere adibiti ad usi bellici (produzione alimenti per l’esercito, case per i reduci, basi etc.)
    Videogame violenti, telegiornali bombardanti notizie di guerra sono i preparativi per le menti.
    Giovani sempre meno istruiti,assetati di facili guadagni,senza una professione, senza un lavoro…tutti cani affamati che non temeranno il bastone.
    Le vere guerre che ci aspettano non si combatteranno solo con armi intelligenti, ma con grandi dispiegamenti di soldati che si fonderanno con le popolazioni conquistate. Le grandi conquiste non sono state ottenute soltanto radendo al suolo il nemico, ma invadendolo in tutto e per tutto. E’ necessario, per conquistare defitivamente un popolo avversario, l’influenza fisica del popolo conquistatore, la permanenza sul territorio anche dopo lo scontro. Per questo dico che le guerre di oggi sono ‘prove’. Il 99% dei soldati di oggi ha ancora 1000 motivi per tornare a casa al più presto con i soldi in tasca (Soldati professionisti). In una guerra mondiale, con grande dispiegamento di fanteria, crea i presupposti noti della colonizzazione e costa molto molto meno.
    In Afghanistan, Iraq si formano i tenenti, i colonnelli, si provano gli schemi, le nuove armi…
    Tantissimi soldi sono stati sottratti ai popoli per creare avanzatissime armi tecnologicge.
    La stessa creazione della moneta e del falso benessere hanno permesso ai potenti prima di dotare le persone di intelletto, creare ricercatori e poi scremarne il meglio per i loro scopi. Sono convinto che se avessimo speso un decimo dei soldi spesi per le mostruosità belliche a quest’ora avremmo sconfitto cancro, aids e alzheiner.
    Comunque, ora che gli armamenti sono pronti, via con il ripianamento. Che ognuno torni al suo posto…ovvero il popolo davanti col fucile in mano.
    Ora i megalomani devono solo ‘fare le squadre’: “io sto con gli Inglesi, gli Americani e con i Tedeschi”…”allora io mi metto con i Russi i Cinesi e i Giapponesi” e poi “noi” partiamo.
    A mio parere è solo questione di anni …pochi anni.
    Mai come al giorno d’oggi vige il sacro proverbio:
    “Sire, Sire, il popolo piange” ed il re chiese “Ma pagano?” – “Sì, vostra maestà” – “E allora lascia che piangano!”

    P.S. Il potere, la proprietà, la terra appartengono da centinaia e centinaia e centinaia di anni alle stesse generazioni, quelle che decidono le guerre.

  • Santos-Dumont

    Pur condividendo l’analisi di Bertani, rimango molto perplesso per la conclusione francamente troppo ottimistica:

    Perciò – pur concordando che il problema della moneta esiste, e che deve essere sempre più conosciuto – qualsiasi rivoluzione che ci liberi da questa cappa d’oligarchi non potrà che partire dalla ribellione su due temi convergenti: riportare il lavoro alla sua dignità, sancita dalla Costituzione, e ricondurre i lavoratori alla loro, che significa tornare a sedersi intorno ad un tavolo per avere un rapporto dialettico fra esseri umani, non fra feudatari e servi della gleba. L’alternativa?
    Andarsene. Oppure, credere all’ennesimo affabulatore: San Giulio da Sondrio.

    Davvero, Bertani, crede che ci siano ancora margini di confronto dialettico con quella gente?

  • fengtofu

    previsione purtroppo azzeccata, al “quando” non do più di 4 anni, una bella mondializzazione delle orribili guerricciole presenti con tutti dentro, a sprecare vite per cause sballate e inventate, su entrambi i fronti. E al sicuro, colle amanti sui letti di lana come recitava la vecchia canzone pacifista, i pennivendoli, gl’intellettuali progressisti, i massoni di tutto il pianeta, e spacciatori e puttane e preti e ministri e banchieri e tutti i parassiti…..e tu popolo bue a crepare, credendo alla Democrazia e a Babbo Natale.

  • lino-rossi

    la super bufala del paleo signoraggismo potevi risparmiarcela.

    la questione monetaria è problema serio, ma non certamente affrontato con le premesse deliranti (ma soprattutto ignoranti) del signoraggismo.
    Gesell e Keynes mettono l’uomo prima del capitale; gli altri, più o meno anarcocapitalisti, fanno il contrario, sostenendo che quando i capitalisti possono sguazzare ne beneficiano anche tutti gli altri per “sgocciolamento” (briciole – sic). Quando comincerai ad inquadrare il problema monetario nella sua vera essenza il tuo contributo potrà essere proficuo. oggi crea solo incredulità e sdegno.

  • mickey

    Credo che Giulio Tremonti sia uno dei personaggi politici più competenti in materia, stimato all’estero, educato e discreto. Ha parlato in più di un’occasione della necessità di umanizzare l’economia, non alienandola dall’etica e dai valori. Credo che dobbiamo tenercelo stretto.

  • oldhunter

    … nel senso che il peggio non è mai morto!

  • Eracle

    Carlo Bertani aveva voglia di sfogarsi e lo avrebbe fatto anche se Tremonti avesse detto che il posto fisso non è un valore.
    La storia dell’economia moderna a partire dalla rivoluzione industriale non è qualcosa da attribuire a Tremonti.
    Forse sarebbe il caso di affrontare i problemi una alla volta se veramente si ha intenzione di risolvere qualcosa anzichè piangersi addosso.
    In questo momento Tremonti è una delle poche persone capaci di dire e fare cose sensate. Non è lui il nemico da combattere, specialmente quando dice cose che condividiamo.
    Nell’ambiente in cui si trova non può certo esprimersi come se stesse parlando al bar sotto casa, altrimenti verrebbe screditato e accusato di infermità mentale e tagliato fuori da ogni possibilità di intervento.
    Bertani, bisognerebbe avere l’intelligenza di capire che agire con avventatezza porta solo al disastro, specialmente quando si combatte da soli in mezzo agli eserciti nemici.

    P.S. La funzione della scuola è di formare i bambini, non di creare posti di lavoro. E questo discorso va ampliato a tutti i servizi pubblici i quali esistono per fornire un servizio ai cittadini, non per creare posti di lavoro.

  • IVANOE

    Mi dispiace ma non sapete leggere tra le righe e non avete ancora capito che razza di figlio di buona donna che è tremonti.
    Voi pensate che lui abbia detto una sciocchezza del genere quando è stato messo lì in combutta con altri per distruggere quel poco di autonomia economia che ancora viene gestita dal popolo e cioè quello che lavora ?
    Partiamo dalle ultime dichiiarazioni pilotate da draghi che ha nuovamete e in modo gratuito attaccato le pensioni chiedendo un’ulteriore elevazione dell’età pensianabile ( a questo punto viene da pensare che vogliono mandare al gente a 70 anni !!… e per il momento… )
    In una vecchia e subdola strategia che conosciamo perchè questa gente è capace di comportarsi solo così, ecco che il sig tremonti, creatore della finanza creativa, fa la seconda mossa : sparge su tutta l’opinione pubblica il suo pentimento dicendo improvvisamente che si è sbagliato e che il posto fisso è l’unica strada….per metter su famiglia !!! (pur lui stesso sapendo che ormai il posto fisso a 1000 euro al mese non serve più a nessuno…ma solo per scatenare guerre tra poveri..)…, comunque ecco che tremonti fornisce un’assist alle dichiarazoni di drahi e passando alla fase 3 della loro strategia.
    In sostanza adesso riparleranno del famoso patto tra generazioni e verrà allora svelato il loro progetto o meglio ricatto in fatto di pensioni :
    siccome è necessario elevare l’età di pensionamento per tutti di almeno 5 anni ( per il momento) e soprattutto per i padri che ci stanno per andare il governo farà in modo che i figli prendano il posto fisso al posto del padre quando andrà in pensione…
    Altra fregatura per tutti : i padri non andranno mai in pensione e i figli non lavoreranno mai il posto dei padri e tremonti e draghi faranno come ha fatto prodi… getteranno la spugna facendo le vittime e godendosi la loro lauta pensione…
    tremonti docet…

  • Nellibus1985

    L’analisi sociologica, economica e geopolitica di Carlo Bertani è precisa e convincente. Ciò che desta qualche perplessità è la conclusione, la quale, per quanto plausibile, pecca amio avviso di eccessivo ottimismo. Marx, due secoli fa, parlava di “costoricità” dei cittadini, da affiancare alla “storicità” dei cosiddetti “padroni” (gli imprenditori). In poche parole i lavoratori, venendo meno in blocco ai loro compiti lavorativi, sarebbero morti di fame ma avrebbero costretto i padroni ad alzare i salari o comunque a garantire alla loro categoria condizioni migliori. Fino agli anni settanta la situazione era, semplificando ovviamente, più o meno questa. Ma le cose al giorno d’oggi non stanno più allo stesso modo. Dagli anni ottanta è iniziato un processo di picconamento generale del sistema del welfare, sotto il segno della più sfrenata deregulation, con quieta rassegnazione dei cittadini. Così Ronald Reagan, dopo aver sottoposto loro un intimidatorio ultimatum, diede il benservito a migliaia di controllori di volo statunitensi rei di persistere nel portare avanti uno sciopero di categoria; così Margaret Thatcher, sulla cresta dell’onda per il pugno duro usato nei confronti dei generali argentini, assestò il colpo del ko a migliaia di minatori inglesi dopo un lunghissimo testa a testa; il tutto, si badi, nell’interesse del mercato. Da allora in poi si sono fatti migliaia di passi indietro sia per quanto riguarda i diritti dei lavoratori, sia per quanto riguarda le retribuzioni e, soprattutto, per quanto riguarda la stabilità dei posti di lavoro. Usciremo da questa situazione? Non sono affatto ottimista. Saluti.

  • Tonguessy

    Mi pare fosse il 1999 quando D’Alema dichiarò solennemente che era finita l’epoca del lavoro fisso, dando così la stura al processo di precarizzazione del lavoro salariato. Grazie alle sue conoscenze ottenne un mutuo da Fiorani, Banco Popolare di Lodi, per l’acquisto di IkarusII, la sua barcona a vela da regata. Mutuo che ripagò a suon di 8000€/mese.
    Ecco, quale migliore esempio di cosa può fare un lavoratore precario come D’Alema? La sua specchiata morale è un esempio per tutti i cococo, i suoi acquisti un must per tutti i precari.

  • Tonguessy

    🙂
    http://www.wikio.it/video/1403215
    http://www.nondiremaivideo.com/2009/02/tremonti-scappa-davanti-ad-un-giornalista-americano-perche-loro-si-che-fanno-domande.html

    Lo preferisci quando dà del testa di cazzo al giornalista USA o quando scappa davanti ad un altro giornalista USA?
    O forse quando spiega che la vera ricetta per uscire dall’attuale crisi (che pure aveva previsto) è di tornare alle radici cristiane? E quali sono le vere radici cristiane? Le rape?

  • redme

    che strano i “comunisti” ( intendendo quelli in buona fede) lo dicono da sempre…ma tant’è….

  • Tetris1917

    Il lavoro precario ha la genesi nel 93 con i primi sui laboratori; con la riforma Treu nel 97 prende definitivamente corpo, passando poi con tutte le modifiche del caso fino al 2003 con le direttive applicative sulla legge “Biagi”, detta impropriamente. Per capire e non parlare a vanvera “il lavoro non e’ una merce” Luciano Gallino (“Circa 8 milioni: sono gli italiani che hanno un lavoro instabile. Tra 5 e 6 milioni sono precari per legge, ossia lavorano con uno dei tanti contratti atipici che l’immaginazione del legislatore ha concepito negli ultimi quindici anni.”)
    Quindi il precariato e’ trasversale ai colori politici del nostro parlamento, ma detiene i padri nei fautori del super-sfruttamento e del super-profitto, Tremonti compreso: come giustamente evidenzia C Bertani. Quello che non vogliamo capire e’ che nonostante il torchio sulle spalle dei lavoratori, il saggio del profitto diminuisce sempre piu’, validando la caduta tendenziale. Per cui precariato o non, e tremonti o meno, il capitalismo entra in crisi e ne esce soltanto con la guerra e bruciando posti di lavoro. Fine del pistolotto!

  • RobertoG

    A parte la stonatura sul signoraggio, bufala dalla quale neanche Carlo è ancora riuscito a liberarsi, trovo questa analisi davvero eccellente. Scritta col suo solito stile sobrio ma incisivo (impara Barnard) è permeata di una sorta di pessimismo consapevole ma propositivo. Credo che solo dall’unione di sensibilità come la sua possa crearsi una valida alternativa al potere mafio massonico che ci opprime oggi.

  • maumau1

    ho letto un pò di cazzate negli interventi come questa

    ‘la super bufala del paleo signoraggismo potevi risparmiarcela.’

    lino-rossi come il signor ricciarelli continuano ad affermare che sono bufale che la sovranità monetaria usurpata dalle banche sino bufale..ma senza essere ingrado di argomentare un bel nulla ed infatti non argomentano,per quanto mi riguarda sono dei debunker ma quelli della peggior specie ossia quelli che non argomentano…almeno attivissimo ci prova ad argomentare anche se solo un cerebroleso si farebbe convincere..

  • maumau1

    sarà un ”treccartista” tremonti ,ma ha fiuto…e per certi versi temerario sebbene un pò paraculo..

    intanto è stato l’unico o uno dei pochi nella storia d’italia a voler riportare banca d’italia nello stato ossia riprendersi come dice la costituzione,la sovranità(di cui quella monetaria è la principale,fatevene una ragione lino-rossi e ricciarelli) linee guida stese nel 2003 e questo ovviamente lo portò alla scontro con banchitalia che a noi tramite i media è arrivato come deformato col teatrino di Fazio …in realtà c’era uno scontro banchitalia tesoro che portò alle dimissioni di Tremonti..(nel diktat del filoUSA filo Israele Fini ”o lui o io”)

    uno dei pochi a dire quando non lo dice nessuno neanche il potente Obama,neo santificato ,che le banche devono stare sotto al governo e non viceversa..

    se è tutto cosi’ facile perchè Bersani (Intesa-PD ) tace sfotte Tremonti
    ma il discorso banche manco lo inizia…come non parlano da comunisti di posto pubblico..
    mentre alla sinistra sono diventati tutti liberali e tutti flessibili per inseguire la destra,la destra è tornata al posto pubblico..
    il problema è che a destra ,almeno alcuni di loro,sono più veloci ,tutto qui…ed a sinistra hanno abbassato i loro target e dopo che Prodi ha rubato i tfr degli italiani con i fondi pensione che nella crisi sono scesi di un 20-30% soldi rubati appunto dal tfr degli italiani,non rimane loro che ben poco da predicare..

    Infine è vero sdognò le cartolarizzazione e gli artifici fiscali-finanziari per lo stato(come rendere privata la cassa depositi e prestiti in modo da far risultare inferiore il debito dello stato italiano per non essere bacchettati tutti i giorni dalla UE) diciamo che ha fatto di tutto anche ricorrere a questi metodi a costo di non chiedere altri soldi a banchitalia(bce)…sapendo che sono strozzini.. ed ovviamente non ci sono soluzioni valide di finanziamento finchp la banca centrale non ridiventa pubblica.

    Infine si sta anche parando il culo visto che sa che le cose andranno molto peggio e che forse non vuole emigrare nè preso a calci quando esce per strada…l’italiano è poco internazionale difficilmente impara le lingue
    torna in Italia anche se sta male e prende 1/5 dello stipendio dell’estero..
    mette radici…
    io con Tremonti ci ho bevuto insieme..eravamo ad un incontro all’ultima elezione con una cinquantina di persone…di forza italia..(sebbene io non lo abbia votato) io ero con un amico in una cena appunto..
    beve grappa..quando non ci sono le telecamere e parla a briglia sciolta..sembra una specie di che guevara e stava parlando a tutti imprenditori un presi di sorpresa,ma non c’erano tv nè giornalisti..eravamo in pochi..
    poi quando va in pubblico in tv dice altro..altrimenti lo ricacciano di nuovo.. o come successo in passato se insisti o ti rovinano o ti fanno fuori.. non ce le dimentichiamo mai!!

    Quindi questa uscita del posto pubblico quando tutti parlano di precari cassa integrazione flessibilità,gli fa onore e visto quello che gli ho sentito dire in quella cena di forzisti preeletorale,non mi meraviglia affatto….per il coraggio e per insegnare alla sinistra che ormai da tempo immemore non difende più i suoi cavalli di battaglia ma gli interessi di banche ed imprenditori(”D’Alema diì qualcosa di sinistra” vale oggi più di ieri non per nulla Bersani è il protetto di D’Alema)

    ciao

  • dana74

    si vede che è scritto da uno che lo STIPENDIO TUTTI I MESI GARANTITO A VITA CE L’HA

    COmplimenti, invece di desiderare, non dico lottare, ma desiderare lo stesso per gli altri, quello che era la normalità prima e che CON LA COMPLICITA’ DEI SINDACATI è stato DISTRUTTO.

    Bravo compagno, vince l’astio per Tremonti e non la solidarietà.

  • Tonguessy

    Il precariato segna la fine del fordismo, ovvero l’attenzione per i salari dei dipendenti (tra le altre cose). E’ una necessità dell’establishment che difende il grande capitale da cui dipende che pretende la moltiplicazione ad libitum dei tassi di crescita. Per mantenere inalterati i tassi di crescita alle elites occorre impoverire le classi sottostanti e ridurre gli appartenenti alle elites stesse, causa limiti di sistema (viviamo su un pianeta che dispone di risorse finite, prima o dopo anche la filigrana finirà). Ecco sparire la classe media, ecco scivolare verso redditi da sottoproletariato la classe operaia.
    Il fatto che il capitalismo già in guerra esca da questa crisi con ulteriori guerre è ancora tutta da dimostrare. Dicono gli esperti che gli imperi si tengono in piedi quando il rapporto costi/benefici (ovvero quanto guadagno porti l’imperialismo nelle casse dell’impero) è positivo. Quali risorse sono in palio? E contro chi andrebbe combattuta la futuribile guerra? Praticamente tutto il mondo è assoggettato alla globalizzazione, la finanza è internazionale, non è più locale come negli anni 30 quando entrare in guerra era ancora una “buona” mossa per rimettere in moto l’economia. La finanza USA dichiara guerra alla finanza cinese che ha in mano i titoli di stato USA? O forse all’Europa?
    Bruciare posti di lavoro fa sempre parte della metodologia del capitale del nuovo millennio. Ristrutturare le aziende vuol dire tagliare i rami secchi come ha brillantemente fatto Cimoli che ha rovinato Trenitalia prima e Alitalia dopo.

  • lucamartinelli

    caro Bertani, innanzitutto esprimo il mio dispiacere per i piccoli bisticci dell’altro giorno. ho apprezzato molto questo articolo, molto esaustivo, anche se non totalmente ma non poteva esserlo giocoforza. i punti affrontati sono certo fondamentali per spiegare la nostra povera situazione. vorrei solo sottolineare che, siccome sono stato io a ricordare cosa fece subito il ministro delle finanze di Hitler, non è che gli avvenimenti bellici voluti da Hitler (solo lui?) tolgano qualcosa all’importanza della sovranita’ monetaria. sono due cose diverse. io sottolineavo cher in 6/7 anni la Germania dal drammatico sfacelo della prima guerra divenne una potenza, e questo è un dato di fatto. secondo piccolo appunto, per me importante: io sostengo da tempo che la nostra è una finta democrazia e faccio risalire tutta la finzione alle clausole segrete dell’armistizio di Cassibile, il cosiddetto “armistizio lungo”, mai reso pubblico. ora noi non sappiamo il tenore di dette clausole, ma sicuramente ne abbiamo visto gli effetti.d’altra parte non si perde una guerra sperando che tutto finisca a tarallucci e vino. faro’ in tempo a vedere pubblicato per intero l’armistizio? buone cose.

  • Affus

    Caro Bertani di che cavolo ti lamenti? In democrazia la gente ti vota solo se gli dai qualcosa; la gente va comprata sennò non ti da il potere, non ti fa restare al potere se non gli dai nulla , vuole essere mentita,adulata , fa parte della democrazia , apra gli occhi ! Per fortuna gli italiani sono molto piu pratici e intelligenti di lei . La gente non vota solo per l’ideale perchè la pancia non va riempita di aria fritta . Ecco che nasce il problema politico: su cosa fondare una convivenza sociale ? Per avere la pancia piena tutti dobbiamo rinuciare a molte idee sulla libertà di ispirazione filomassonica, alla quale si ispira pure la carta dei diritti umani . …. Una convivenza sociale non si può fondare sul lavoro garantito a tutti ma sulla giustizia equa per tutti. Una convivenza sociale si serve del lavoro ma si fonda su una giustizia valida per tutti….. Ad esempio si riflette su come nasce l’autorità umana storicamente . Da dove ha origine l’utorità nella società? Ti metto sulla strada : nasce dall’autorità di un capo famiglia e si estende come modello alla società !!!!! un insieme di famiglie fondano un gruppo sociale ……con una autorità terza e non con la demagogia …. Hai capito allora ? Ci sente su questa lunghezza d’onde ? Se non ci sente non ci venga ad affliggere con le sue filippiche e piagnucolerie !

  • Tetris1917

    Lo sbocco della crisi tramite la guerra, e’ quello che storicamete e’ avvenuto nel secolo scorso. Ora, rispetto ad allora, la situazione e’ certamente nuova e presuppone analisi piu’ approfondite che quattro chiacchiere su CDC. Soprattutto per la globalizzazione degli effetti della crisi. I poli imperialisti che si stanno determinando, spostano l’asse verso la Cina, passando addirittura per l’India. In gioco ci sono sempre ed ancora di piu’ le materie prime. Chi controlla quelle ha in mano praticamente il destino di tutti. Dall’altro lato, ci sta un’America e la vecchia Europa, in via di redifinizione. L’America esce malconcia dalla crisi, ma ha un potere molto intaccato dalle recenti guerre per il petrolio in Iraq, soprattutto per la decadenza del dollaro, che sicuramente ha fatto il suo tempo. Mi viene in mente, la metafora di due lottatori che si tengono per le palle entrambi: la Cina detiene i piu’ grossi capitali in dollari e puo’ decidere le sorti dell’America; ma non puo’ stringerle troppo, perche se crepa il lottatore a stelle e strisce, la montagna di cartamoneta va a puttane. Equilibri precari, che possono saltare anche con un rutto del Pakistan verso l’Iran. Ma staremo a vedere.
    Saluti

  • Tonguessy

    Concordo. Gli scenari futuri, come in qualsiasi situazione caotica, restano imprevedibili. Il battito d’ali di farfalla può cambiare radicalmente gli esiti. Proprio per questo delineare con esattezza come si svolgeranno in futuro gli avvenimenti è operazione rischiosa. Intanto vediamo come passeremo questo autunno, foriero di novità a tutti i livelli.

  • CarloBertani

    Devo alcune precisazioni. Vorrei anzitutto tranquillizzare Affus il quale, in preda al delirio dell’autismo, soffre come un cane, il poveretto. Tranquillizzati: la società dei “capifamiglia” ancora esiste: basta cercarla. Si trova in Papua-Nuova Guinea: là, il concetto di clan retto dai capifamiglia ancora regge ed è vegeto. Una sola premura: sono cannibali.
    Sono stupito dalla veemente reazione di Lino Rossi: tanto è mellifluo e suadente nella corrispondenza privata, così s’atteggia a Superman nei commenti. Lino: se avevi delle perplessità, potevi semplicemente scrivermi, come hai fatto altre volte. Invece, come si dice dalle mie parti, hai voluto fare lo “sborrone”: quello che, nemmeno poi troppo velatamente, insulta. Ti capisco: il tuo problema – Lino – è quello di non riuscire a far comprendere che il signoraggio è una bufala e, per cercare qualche appiglio, t’attacchi – e pure male – a delle argomentazioni para-marxiste che – si nota chiaramente – mastichi poco e male. Lascia perdere, segui il mio consiglio, come del resto hai lasciato perdere di scrivere articoli, perché non ci capiva niente nessuno. Oggi ti limiti a commentare – e questa è già una presa di coscienza, coraggio – ma, nei commenti, ci vuole un po’ di competenza e di misura che ancora ti manca. Coraggio, ancora un passetto: io non rivelerò mai la corrispondenza privata, ma non sfidarmi. Per quanto riguarda i dubbi relativi ad un “tavolo” dove sedersi, era un’affermazione in senso lato, non certo riconducibile a questa classe politica. Come a dire: prima o dopo, dovremo per forza osservare questa società sempre più tecnologica, il suo nesso con il lavoro e trarne le conseguenze. Saluti a tutti. CB

  • myone

    BAsta rompere i maroni, andate voi al potere, e governate come si deve
    ma non vedo nessuno in lista, sapendo che cosa fare.
    Un milione di extraconunitari, per sostenere il lavoro e l’ economia,
    e non so’, quanti milioni di cazzatori di italiani, studiati e disoccupati, precari e sfruttati.
    Si al lavoro continuo e sicuro, per tutta la cita, e pure a part-time, e che soddisfi il sopravviere e il vivere dignitoso,
    e tutti gli itlaiani, occupati per il sistema vita. Questa avrebbe dovuto e dovrebbe essere la regola,
    sia di quando le cose si dovevano fare, e sia delle cose da fare, e che nessuno fara’.
    Cambiare un paese significa adeguarsi al gisuto, creare un modo interno, e lasciare fuori la globalita’ del tutto comune e mezzo guaio.
    Ma sono discorsi difficli, sono solo per persone semplici e intelligenti, cosa che, non fa per ora.
    Come non faceva per addietro, e non fara’ per poi.
    Il resto, e’ tutto un dire e ridire, criticare e non fare, sostituirsi, ripetendosi.

  • IVANOE

    Il tuo commento conferma quanto dice Bertani. Tu sei uno dei replicanti di tremonti uno di quelle persone che hanno avuto la fortuna di entrare negli enti locali inutili, utili soltanto per dare una rendita sicura e una vita facile rispetto a chi và a scavare in miniera… complimenti.

  • IVANOE

    Se era carnevale potevo pensare ad uno scherzo… ma purtroppo penso che tu fai parte di quelle persone che non si sudano la vita… bravo continua così…

  • myone

    Io ci metterei un islamico a fare da moderatore, vi metterebbe a tappeto.

  • Albertino

    complimenti a Carlo Bertani per la chiarezza con cui riesce ad esprimere le sue idee.
    di Tremonti non ho nessuna fiducia,
    è la persona che, quando gli venne chiesto quali misure si potessero adottare per uscire dalla crisi, rispose
    “è tutto scritto nella bibbia”

  • Tonguessy

    Le famose rape, ovvero le radici cristiane

  • MATITA

    volevo commentare quanto scritto da Bertani ma dopo aver dato una lettura,se pur sommaria, ai commenti capisco ancora una volta perchè siamo senza speranza.
    Mi limitero a questo banale pensiero:il controllo dell’emissione della moneta riportiamolo sotto il controllo dello stato,ossia del popolo,anche solo per questione morale e di principio e poi vediamo che succede.evidentemente anche “solo per una questione di principio” sfugge a tutti,ed è li che casca il tutto.A volte le cose vanno pretese anche solo per una questione di giustizia.Se hai un potere espressione di questa volontà morale ,che abbia il coraggio e la forza di appropriarsi della moneta forse avrai anche una classe politica migliore a cui far riferimento,dettaglio che se pur semplice pare sfuggire……a volte occorre pretendere anche e soprattutto per una ragione di ,e mi ripeto,principio e non sempre per tornaconto economico.Se fai riferimento a persone che
    affrontando le questioni partendo da un punto di vista morale forse hai la possibilità di avere interlocutori migliori.

    Certo non possiamo affidare il denaro a questa classe dirigente corrotta e collusa ;alla fine il problema come sempre è proprio li.

    http://85.20.248.212/infotecitalia

  • Albertino

    concordo, con un sorriso amaro. siamo nelle mani di queste persone.fino all’ ultimo condono …..

  • ventosa

    Sacrosanto il punto del controllo della moneta: Proprietà della banca centrale e controllo dell’emissione di moneta risolverebbe anche il problema del signoraggio, così il sig. Rossi potrà finalmente rilassarsi.
    Sempre chiare le analisi di Bertani. Non dovrebbe essere difficile, per chi ha competenza ed argomenti, confutare argomentando invece che denigrare.

  • renatino

    Ora che ci hai (avete) rubato gli ammortizzatori ed gli incentivi per chi ha lavorato e lavora da precario, ora ci vuoi rubare anche quel minimo di lavoro che ci è rimasto!!

    Compliments!!

    Mi ricordo che una volta si diceva: “lavorare meno, lavorare tutti”.
    O confondo slogan?! Ne ho tanti dentro la capoccia…!!

    Se in questo momento particolare ritorna il lavoro fisso siamo belli spacciati!!
    Caro Ministro furbetto, invece di dire baggianate, fai in maniera che chi vive con un lavoro cocopro possa avere le agevolazioni ed i soldi che gli spettano invece di farlo finire senza nemmeno quello!!

    VERGOGNA!!

  • lino-rossi

    più che noi non argomentiamo direi che tu sei pigro. un testo di economia politica l’hai mai letto?
    su questo sito l’argomento è stato affrontato fino alla noia.
    la sovranità monetaria è in capo agli Stati, i quali, per evitare colpi bassi reciproci, hanno deciso di delegare la BCE.
    noi però abbiamo un peso che gli altri non hanno: la nostra banca centrale è privata (per sbadataggine di prodi e ciampi, i privatizzatori).
    sulla questione monetaria sono possibili infinite discussioni interessantissime. l’unica che non ha nessun senso è quella del signoraggio, perchè è completamente fuori strada. te lo dico senza paura di sbagliare perchè sono un ex signoraggista (http://www.disinformazione.it/questione_monetaria.htm) e quindi conosco ogni aspetto della questione.
    http://www.voceditalia.it/articolo.asp?id=1425
    https://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=print&sid=4379
    prova a spiegare come tu hai interpretato la presunta truffa. ti segnalerò dove sbagli.

  • lino-rossi

    hai preso un colpo di sole?
    anche io sostengo che bankitalia debba essere completamente pubblica senza dare un centesimo agli attuali partecipanti. ciò centra nulla col signoraggio.
    ma da piccolo non ti hanno insegnato che prima di parlare bisogna studiare bene l’argomento ed essere sufficientemente sicuri di ciò che si dice? e che comunque bisogna essere pronti a ragionare?
    forza! non è mai troppo tardi.
    perchè non cominci con la Teoria Generale di Keynes? (facendo attenzione, naturalmente, a non fare confusione coi concetti).

  • lino-rossi

    non è la prima volta che ti segnalo l’errore e tu insisti.
    spero che questa volta qualcosa si sia smosso.

    per me puoi tranquillamente pubblicare tutta la corrispondenza intercorsa.

    l’avevamo già intuito in parecchi che hai capito niente dei miei interventi. OK, non mi capisci, ma dove insegni o dove vivi non c’è una biblioteca? non ci sono dei libri di economia politica?

    povero Bertani! è dura la vita senza aver imparato a stare zitti quando non si è sufficientemente preparati.

  • lino-rossi

    l’ignoranza non si cura coi convenevoli. la maleducazione invece si combatte lasciandola fare agli altri. prima o poi smettono, se hanno un minimo di intelligenza.

  • Affus

    Caro Bertani il mio non è un invito a ritornare alla società dei capifamiglia e ai cannibali come vuole fare intendere che io affermi ,ma mi incavolo quando vedo che alla fine il suo moralismo si basa sugli stessi valori i massonici (illuministi ) che hanno in Italia sia a destra che a sinistra intellettuali del suo calibro e che son quelli che stanno facendo franare la società occidentale un po’ alla volta in tutte le sue componenti ….
    In Papua Nuova Guinea,per farti un solo esempio, i cannibali ancora non sono arrivati a formare una famiglia tra maschi e ancora non sono arrivati a fargli adottare figli . Forse hanno altre aberrazioni costitutive dei loro gruppi sociali,ma a questo ancora non ci sono arrivati …..noi invece siamo alle porte !!! E questo grazie a quattro massoni comunisti e cattocomunisti che stilarono una Costituzione della Repubblica Italiana basandola sul lavoro e non sulle persone e la familgia che è il centro ed il nucleo di ogni società organizzata . Perchè si, uno stato,una nazione , non è un’ azienda che deve produrre reddito per tutti e deve saper stare sul mercato ! Lei invece sa parlare solo in questa dimensione ….la costituzione Italiana non è un dogma di fede ma per i risorgimentali come lei lo sarà sempre-.
    Una persona istruita come lei dovrebbe sapere che una società ,uno stato,un gruppo sociale ,è formato da famiglie ,perchè nella storia dell’umanità è stato sempre cosi ovunque vai a parere; non è una fissazione mia , non solo in Papaua Nuova Guinea, almeno che non cambiamo quadro di riferimento e diamo valore alle unioni tra animali perchè, ultimamente, con darwin e figli i nostri modelli sociali di riferimento stanno diventando gli animali che si accoppiano il tempo di avere qualche figlio. ….Ebbene questo modello di società che si basa solo sul lavoro per tutti, ben remunerato , cosi l’azienda funzionerà sempre bene , merita solo di sprofondare nella melma con le sue stesse mani.

  • PIEROROLLA

  • Tonguessy

    Il loro slogan rimane “lavorare niente, lavorate voi”

  • idea3online

    Ma che articolo da pollaio……per chi ha scritto questo articolo abbastanza spennato….per lui è facile…per Tremonti dire queste parole non è stato facile, in quanto hanno il sistema dell’Elite Occidentale al collo, sono sotto attacco….e pure invece di dire che Tremonti è coraggioso a proporre pensieri odiati dalla maggior parte dell’Elite…..l’ARTICOLISTA ha il coraggio di criticare un UOMO come Tremonti……..e Tremonti è bravo ed è cattivo, Tremonti è cattivo ed è cattivo………

    Ma che articolo spennato

  • marcello1991

    prendo spunto da questo post per proporre un semplie calcolo che mi è venuto in mente sul momento… sarà che ho già sonno e sono stanco ma qualcosa non mi torna quindi lo propongo qui, riguarda l’innalzamento dell’età pensionabile:

    supponiamo che il lavoratori italiani siano 20 m.
    supponiamo una distribuzione tra i 20 e i 60 anni uniforme.

    Un’innalzamento di 2 anni da 60 a 62 rappresenta il 5% sul totale dei lavoratori.
    Supponiamo che vista l’età, visto le differenti leggi passate in materia pensionistica solo il 50% prolunghi l’età della pensione si ricava che il 2.5% dei lavoratori continuerà a lavorare.

    Supponiamo poi che la disoccupazione sia al 10%…

    se il numero di posti lavoro non cambia

    la conseuguenza serebbe un aumento della disoccupazione al 12.5 % ….ma non è tanto????

    boo.. c’è qualcosa che non va!

    Saluti

  • radisol

    Giulio Tremonti scopre il fascino del posto fisso: “Non credo che la mobilità di per sé sia un valore, penso che in strutture sociali come la nostra il posto fisso è la base su cui organizzare il tuo progetto di vita e la famiglia”, e ancora “la variabilità del posto di lavoro, l’incertezza, la mutabilità per alcuni sono un valore in sé, per me onestamente no”. Certo, parlava alla Banca popolare di Milano, dove i posti si tramandano di padre in figlio e – va ricordato – nella sua attuale incarnazione il ministro che fu teorico della finanza creativa è diventato da tempo un nostalgico del passato, il primo difensore di un modello economico armonico (e un po’ bucolico) che non è mai davvero esistito.

    ——————————————————————————-

    In questa legislatura Tremonti ci ha abituato a dichiarazioni pubbliche scollegate da ogni conseguenza politica, esternazioni sul commercio internazionale, sui banchieri, sugli economisti, sui petrolieri, sui paradisi fiscali a cui (spesso per fortuna) non seguiva niente di concreto. A cui corrispondevano silenzi su tutto il resto, a cominciare da Alitalia di cui era, come ministro, il primo azionista. Ma i giornali e il dibattito politico rispondono sempre secondo il copione: pensosi editoriali, interviste a cantautori o intellettuali, sempre uno a favore e uno contro.

    ———————————————————————————–

    Ma il governo? Tremonti pensa davvero di ridurre la precarietà in Italia? E se sì, come? Si potrebbe intervenire sugli ammortizzatori sociali, per rendere il lavoro provvisorio flessibile e non precario, aiutando chi perde il posto di lavoro. Ma il governo non vuole farlo, Brunetta dice che abbiamo già “il miglior sistema del mondo”. Si potrebbero abolire alcune forme di contratto a tempo determinato, ma significherebbe scardinare una struttura produttiva ormai consolidata da più di dieci anni. E chi la sente poi la Confindustria?

    —————————————————————————–

    Oppure si può lanciare il tema, discuterne fino alla prossima dichiarazione e poi lasciarlo cadere.

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    Intanto Tremonti ha già incassato un duplice risultato: ha dimostrato che in Italia non c’è bisogno di una sinistra, perché il Pdl (e lui nello specifico) può contenere al suo interno tutto l’arco di posizioni culturali, dagli ultraliberisti alla sinistra no-global. Secondo: ha fatto sparire dall’apertura delle pagine economiche di giornali e tg la notizia che l’Antitrust indaga le Poste Italiane per abuso di posizione dominante, proprio le Poste che dovranno essere il cardine della Banca del Mezzogiorno voluta dal ministro.

    ——————————————————————————

    Stefano Feltri

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    http://statoemercato.wordpress.com/

  • DaRiOcK

    e bravo katalaves!

  • venezia63jr

    Ho trovato questo bellissimo articolo sul nostro Giulio,nemico delle banche e difensore dello stato sociale a voi il link :
    http://www.intopic.it/forum/economia/19669/

    Buona lettura.

  • Affus

    Caro Bertani il mio non è un invito a ritornare alla società dei capifamiglia e ai cannibali come vuole fare intendere che io affermi ,ma mi incavolo quando vedo che alla fine il suo moralismo si basa sugli stessi valori i massonici (illuministi ) che hanno in Italia sia a destra che a sinistra intellettuali del suo calibro e che son quelli che stanno facendo franare la società occidentale un po’ alla volta in tutte le sue componenti …. In Papua Nuova Guinea,per farti un solo esempio, i cannibali ancora non sono arrivati a formare una famiglia tra maschi e ancora non sono arrivati a fargli adottare figli . Forse hanno altre aberrazioni costitutive dei loro gruppi sociali,ma a questo ancora non ci sono arrivati …..noi invece siamo alle porte !!! E questo grazie a quattro massoni comunisti e cattocomunisti che stilarono una Costituzione della Repubblica Italiana basandola sul lavoro e non sulle persone e la familgia che è il centro ed il nucleo di ogni società organizzata . Perchè si, uno stato,una nazione , non è un’ azienda che deve produrre reddito per tutti e deve saper stare sul mercato ! Lei invece sa parlare solo in questa dimensione ….la costituzione Italiana non è un dogma di fede ma per i risorgimentali come lei lo sarà sempre-. Una persona istruita come lei dovrebbe sapere che una società ,uno stato,un gruppo sociale ,è formato da famiglie ,perchè nella storia dell’umanità è stato sempre cosi ovunque vai a parere; non è una fissazione mia , non solo in Papaua Nuova Guinea, almeno che non cambiamo quadro di riferimento e diamo valore alle unioni tra animali perchè, ultimamente, con darwin e figli i nostri modelli sociali di riferimento stanno diventando gli animali che si accoppiano il tempo di avere qualche figlio. ….Ebbene questo modello di società che si basa solo sul lavoro per tutti, ben remunerato , cosi l’azienda funzionerà sempre bene , merita solo di sprofondare nella melma con le sue stesse mani.

  • BarnardP

    Complimenti, buon articolo che descrive dove siamo, Ho scritto un suo complemento che descrive chi ci ha fatto arrivare qui. Ciao Barnard

  • maxbla

    La tecnologia genetica e biologica di oggi potrebbe annientare gran parte del genere umano con armi batteriologiche.
    Se ancora non si attua questo e perchè i poteri occulti si divertono a vederci sfruttati e preferiscono un mondo di automi a un mondo di morti.
    Senza schiavi non c’è potere non c’è il senso della libertà
    I potenti si sentono liberi tanto più riescono a schiavizzare.
    Riflettiamo.

  • lino-rossi

    qualora non avessi il tempo per leggere dei libri seri di economia politica, ti sottopongo questo link.

    http://www.finanzaonline.com/forum/showthread.php?t=771153

    altri signoraggisti hanno detto che non si capisce niente, oppure che è tutto falso, come per certi versi hai detto tu.

    vedi tu se è opportuno andare avanti dicendo idiozie.

    attenzione! non contesto una opinione. contesto un plateale errore tecnico. la tua reazione è stata inqualificabile.

  • g10rdan0

    Avessi la possibilità di incontrare il nostro Giulietto Tvemonti, gli direi:

    “Bene! Bravo! Bis! Maaa… nel 2003 lei non era ministro dell’economia?! Maaa… nel giorno in cui gli organi di stampa spandono, disaminano e sviscerano le sue dichiarazione riguardo al posto fisso, com’è che il Parlamento ha ratificato la legge 25 Settembre 2009?! Maaa… quand’è che lei e i suoi compari ci direte finalmente la verità sul vostro ruolo e su chi tira le reali fila della politica?!”

  • Affus

    basta un po’ di acutezza e di buon senso e tutti sanno vedere i difetti di un sistema sociale-politico, non ci vuole la zingara.
    il problema rimane sempre lo stesso: quali sono le medicine giuste per curare l’ammalato ?
    e qui casca l’asino.

  • marimari

    Articolo inrteressante ma un po’ confuso

    Non è condividibile l’ignorare l’importanza della rinazionalizzazione di Bankitalia come sistema per redistribuire gli utili della produzione monetaria in pensioni e redditi di cittadinanza, uno dei tanti modi di ridare dignità non al lavoro ma alle persone. Fazioso al riguardo il paragone con Hitler, bastava tirare fuori le riforme sociali di Mussolini, ma capisco che per certe persone ciò sia sempre un tabù improponibile. Oppure l’esempio della Francia dove con un prefetto nella banque de france formalmente pubblica il governo ha diritto a prelevare per sussidi sociali e investimenti delle sue multinazionali nazionali.

    Poi capiamo tutti che la battuta di Tremonti è contradittoria con l’operato del governo al momenot di sancire il precariato della scuola, ma perché ostinarsi tanto sull’unico che parla di certi argomenti nella cappa di piombo incui ci troviamo? Non può Bersani considerare i nostri come fortemente ricattati (come tutti noi) e costretti a fare determinati tagli (in questo COSTETTI da OCSE FMI EUROPA E CREDITORI INTERNAZIONALI)?

    Poiché infine le parole e le idee sono una cosa, ma la contabilità di stato un’altra e se il governo dipende da quei creditori internazionali per avere la liquidità, è anche logico che riceva dei kiktat su come spenderla (tagli a scuola sanità e a tutto quello che serve alla gente). Non ci arrivi Bertani?
    Nicoletta Forcheri

  • marimari

    Leggere Bertani al posto di Bersani

  • Eli

    Sì, e forse anche “diktat” al posto di kiktak, uahahaha!

  • Eli

    Carlo, per fortuna di quando in quando arrivano le tue analisi, lucidissime, sintetiche, ad amplissimo raggio. Mi conforta sapere che non sono sola a pensarla così, che non sono pazza, e che esistono altri esseri umani in grado di ragionare col loro cervello. Una rarità, di questi tempi. Posso dirti cosa ho osservato nel mio piccolo, come esperienza personale. Avendo iniziato a lavorare a diciannove anni, ed avendo svolto mansioni usuranti, sono andata in pensione relativamente giovane. Ho dunque potuto impiegare il mio tempo in biblioteca a studiare ciò che m’interessava, ho letto centinaia di libri, ho partecipato a decine di manifestazioni (per la Pace, per i metalmeccanici, per i gay e lesbiche), ho potuto coltivare amicizie ed assistere i familiari anziani, ed anche degli anziani non familiari. Sono così diventata una cittadina ed una consumatrice consapevole, essendo molto informata sui vari aspetti della realtà che ci circonda. Insomma, vivo. Ecco, è esattamente ciò che “loro” non vogliono. I cittadini ridotti in servitù debbono lavorare fino a settant’anni, pagare le tasse e comprare i loro scadentissimi prodotti: basta. E possibilmente crepare presto, lasciando intatto all’INPS il malloppo dei loro contributi.
    Non debbono approfondire i propri interessi, non devono partecipare alla vita sociale del paese, non debbono coltivare rapporti amichevoli validi e duraturi. Non debbono migliorare né evolvere. Nel poco tempo libero che rimane loro dal lavoro, o dalla ricerca del lavoro, debbono avere appena il tempo di fare una doccia e dormire, mandando a quel paese pure mogli e figli. Tutt’al più possono concedersi quattro-cinque ore di coda nei sacrosanti “ponti” concessi dal potere politico. L’INPS ha sei miliardi di Euro di attivo, non è necessario né utile aumentare l’età pensionabile, anche se richiesto a gran voce da quella sciamannata della Marcegaglia. E’ però necessario rendere sudditi i cittadini, farli servi della gleba, stanchi, isolati, depauperati nel fisico e nella mente: si dominano meglio.
    Inutile dire che impegno tutte le mie forze nel contrastare questo progetto. Ti saluto con riconoscenza e simpatia.

  • CarloBertani

    Seguendo la tua logica, non rimane altro che alzare il deratano a 90° tutti i giorni, e credere a tutte le fandonie che raccontano. Hai saputo, per caso, che l’Argentina s’è rifiutata di rendere i prestiti al FMI? Ma, Forcheri, lo sei o lo fai? Carlo Bertani

  • LucaV

    E’ bello leggere commenti di chi ti dice di girare a sinistra dove c’è il fosso e di chi ti dice di girare a destra dove c’è un altro fosso.

    NON SO QUALE DELLE DUE SOLUZIONI DI LINUCCIO O DI CARLETTO SIA LA PEGGIORE….FORSE DIPENDE DAL FOSSO…MA CREDO CHE IN ENTRAMBI I CASI, CADENDO, MI FAREI MOLTO MOLTO MALE.
    MI SEMBRA TANTO UNA GUERRA TRA IGNORANTI. L’UNICO ALBO CHE DOVREBBERO FARE…L’ALBO DEGLI IGNORANTI, ALMENO VI SCHEDANO E OGNUNO SA I VOSTRI NOMI.
    TUTTOLOGI DA STRAPAZZO.

  • Santos-Dumont

    hahaha
    Se loro sono tuttologi, lei chi é di grazia? Il vigile urbano della domenica? ROTFL

  • LucaV

    No, sono solo uno che ha aperto gli occhi, che usa la logica e che soprattutto non si fa attaccare l’anello al naso. Lino Rossi ancora si sente male quando viene confutato da me con la logica e la libertà.