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DI JAMES HOWARD KUNSTLER
Clusterfuck Nation

È affascinante leggere i commentatori degli organi di stampa mainstream, come il Financial Times ed il Wall Street Journal, affermare strenuamente che “il peggio è passato” (forse…. speriamo… dita incrociate…. Santa Maria piena di grazia…. Etc.) La loro inettitudine sarebbe anche comica se non riguardasse una catastrofe che sta cambiando il mondo. Tutte le nazioni che hanno raggiunto un livello di civilizzazione da “forchetta e cucchiaio” stanno adesso costruendo un vasto network di cyber-connessioni che portano direttamente dalle loro banche centrali alla Morte Nera (terribile astronave da combattimento malvagia in Star Wars – ndt) che si libra sulla finanza mondiale con l’aspetto di una gigantesca aspirapolvere, e che risucchia dollari, euro, zloty, fiorini, corone, qualunque cosa tu abbia. Non appena la pressione di un tasto crea la pixel-moneta, le piccole unitá di scambio elettro-connotate vengono aspirate fuori delle economie terrestri nel buco nero della morte monetaria. Ecco di cosa si tratta nel caso della liberazione su cauzione di 700 miliardi di dollari (pardon, “piano di salvataggio”) e tutte le iniziative ad essa collegate.Per usare un’altra metafora, diciamo che stiamo assistendo alle due fasi di uno tsunami. L’attuale scomparsa di ricchezza nelle varie forme di debiti inesigibili, scommesse non pagate, contratti cancellati, nonché tristi storie in stile Lehman Brothers, é come il mare che si ritira. Le povere piccole scimmiette-uomo se ne stanno sulla spiaggia attonite per la stranezza dell’evento, di come l’acqua si ritiri ed appaia il fondale marino con tutte le sue creature esotiche arenate nella fanghiglia, mentre emergono gli scheletri di storici relitti ed un puzzo di putrefazione inizia ad aleggiare sulla sabbia. Ed ecco la seconda fase, l’onda anomala (nel nostro caso una terrificante inflazione monetaria) ruggendo fragorosamente arriva sulla terraferma, sfracellandosi sulla spiaggia, isolando tutte le case, gli hotel e le infrastrutture mentre travolge le povere scimmiette curiose, troppo impressionate dallo strano spettacolo per cercare di rifugiarsi ai piani superiori. L’onda assassina spazza via tutte le cose per cui hanno lavorato decenni, i loro teneri piccoli effetti ed i loro beni, mentre i sopravvissuti rimangono ad interrogarsi sul cataclisma ed il mare torna nella sua culla di eterna normalitá.

Dunque io credo sia questo ció che ci aspetta: un intervallo di depressione deflazionaria seguito da un’onda di inflazione distruttrice che spazzerá sia debiti che risparmi, ripulendo il panorama finanziario. Non c’è dubbio che la prima fase sia in corso. Ma possiamo stare certi che l’onda anomala di soldi creati incautamente nel giro di poche settimane ri-fluirá attraverso l’economia globale lasciando una scia di miseria e distruzione.

E poi? Le societá mondiali si dovranno confrontare con il compito di ricostruire sistemi di attivitá fruttifere, vale a dire economie reali basate su comportamenti produttivi piuttosto che sulle illusioni truffatrici della Frankenstein-Finanza. Scusatemi se cambio ancora metafora, ma la storia di Frankenstein (il “Nuovo Prometeo”) è un’altra narrativa adeguata per comprendere ció che abbiamo fatto. Abbiamo giocato con il fuoco finanziario e messo al mondo un mostro fermamente intenzionato a farci fuori. Una questione che questa metafora-narrativa pone è: quando la folla inferocita assalterá il castello con le sue torce fiammeggianti invocando il sangue di coloro che hanno creato tale mostro? Abbastanza presto, credo. Puó darsi che in alcuni stati (gli Stati Uniti, se siamo fortunati) ció prenda l’ordinata forma di una metodica persecuzione legale, portando innanzi alla giustizia le persone che hanno perpetrato inganni utilizzando la completa gamma di “prodotti” finanziari che sono marciti in cosí tanti conti (ed hanno rovinato cosí tante persone, istituzioni, governi). Credo sia giá iniziata con la convocazione da parte degli inquirenti dello sfuggente Dick Fuld di Lehman Brothers (d’altra parte ce ne sono centinaia come lui lá fuori, che hanno incassato non dichiaratamente milioni di dollari con attivitá rivelatesi semplicemente colossali bidoni). Non sarei sorpreso se, eventualmente, il Segretario del Tesoro Hank Paulson si ritrovi sul banco degli imputati a rispondere sul perché, al tempo in cui dirigeva Goldman Sachs, c’era un’unitá speciale nella societá dedicata alla vendita detta “short-selling” (operazione finanziaria che consiste nella vendita di strumenti finanziari non posseduti con successivo riacquisto) di Mortgage Back Securities (titoli garantiti da un insieme di prestiti ipotecari), i quali erano a loro volta rifilati da un’altra unitá ad ogni fondo pensione esistente sul verde pianeta di dio.

Tralasciando le ordinate persecuzioni legali, le quali possono senza dubbio diventare anche dure e crudeli, esiste la possibilitá di agitazioni socio-politiche (rivoluzione, violenza, guerra civile, guerra tra stati, tutto l’assortimento di nefandezze umano-scimmiesche che affliggono la razza umana).
Nonostante la nostra amata nozione di eccezionalismo, che ci è stata instillata per farci affrontare le comuni vicissitudini della storia, noi che viviamo negli Stati Uniti non siamo affatto immuni da ció.
In ogni caso, la persecuzione legale tramite tribunali, se da una parte soddisferá, forse, la nostra sete di giustizia (o, nel caso particolare, vendetta), non è un’attivitá economicamente produttiva. Quindi si presenta di nuovo il problema: che faremo? Nella migliore delle ipotesi riusciremo a riorganizzare la nostra societá e la nostra economia ad un regime energetico minore (e probabilmente anche con un minor livello di governance). Il problema è che sará un livello enormemente piú basso. Penso che saremo fortunati se tra cinquant’anni avremo solamente qualche ora di elettricitá al giorno da utilizzare.

La storia dell’energia e la sua ancella, il cambiamento climatico, sono entrambe in attesa dopo l’attuale crollo finanziario. Ed entrambe implicano necessariamente che le impostanzioni economiche attualmente in disfacimento non siano ricostruite, né come erano prima, né tantomeno simili. Il risultato piú auspicabile sono societá in grado di attuare su piccola scala un’agricoltura organica e processi manifatturieri “process-intensive”, nel contesto di network sociopolitici locali. Con la speranza, in tale cambiamento, di rimanere civilizzati. Personalmente, anche riconoscendo l’appeal (che ha su altri, non su di me) della narrativa “singularity”, che prevede l’umanitá effettuare un improvviso salto evoluzionario verso una specie di cyborg-nirvana, ritengo ció una penosa fantasia che non ha alcuna possibilitá di realizzarsi, considerata la nostra dfficilissima situazione.

Ritornando al breve termine, al “presente”, potremmo dire che si presenta il problema di come gli Stati Uniti possano passare attraverso un’elezione ed i primi mesi di un nuovo governo, mentre il crollo continua. Io voto per Mr. Obama. Ma mentre credo che sará un presidente di gran lunga migliore del vecchio e confuso cane pazzo che McCain è diventato, sono dispiaciuto per chiunque sará nominalmente “in carica” nell’anno che viene. Ció che di meglio il Presidente Obama puó fare è offrire una riasscurazione ad un pubblico completamente impreparato allo sconvolgimento che ci attende. Mr. Obama non avrá sicuramente “denaro da spendere” su alcuno dei promessi programmi di supporto sociale che ha infinitamente discusso. Ma potrebbe chiaramente articolare la realtá che stiamo affrontando, e non necessariamente chiedere “sacrificio”, come nei piú banali appelli, ma qualcosa di piú e migliore: coraggio e spirito di risoluzione, intelligenza e resistenza, gentiliezza e genrositá (a persone a lungo inabituate a confrontarsi con i migliori aspetti della propria natura). Ha giá cominciato a dare l’esempio mostrandosi in pubblico con le maniche rimboccate. Il cambiamento che si è sentito nall’aria per tutto l’anno (del quale Mr. Obama ha a lungo parlato) sta arrivando in proporzioni piú grandi di chiunque si aspettasse. Spero che saremo pronti farci i conti.

James Howard Kunstler
Fonte: http://jameshowardkunstler.typepad.com/

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20.10.08

Traduzione per www.comeodnchisciotte.org a cura di MOTRO

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