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DUE VIRGOLETTE DI TROPPO

DI CARLO BERTANI

Oggi, 20 febbraio 2007, Televideo annuncia che nei giorni scorsi è spirata l’ennesima vittima della “Sindrome dei Balcani”: un giovane militare è morto – dopo aver subito quattro interventi chirurgici – per il linfoma di Hodgkin, causato da esposizione alle polveri d’Uranio Impoverito, il materiale con il quale sono costruiti molti tipi di proiettili e testate per missili.

Il militare italiano deceduto è il numero 45, mentre quelli ancora malati – fra le sole forze armate italiane, e per i quali il destino è incerto – sono 513: a darne notizia è stato lo stesso Osservatorio Militare che si occupa del fenomeno, per bocca del Mar. Domenico Leggiero.

La vicenda dell’Uranio Impoverito è assai complessa, perché coinvolge in pieno l’epistemologia delle scienze – ossia la determinazione dei metodi d’indagine, la loro applicazione e la valutazione delle risultanze sperimentali – ma come per altre vicende, nel Bel Paese, si preferisce usare ogni mezzo per tacitare le vicende scomode ai potenti, ai politici ed ai militari. La stessa ignavia è applicata ad un altro fenomeno assai dubbio, ossia all’inquinamento elettromagnetico – che, sia chiaro, è una “bufala” perché se non dimostrato scientificamente non esiste, parola di Tullio Regge! – mentre, chissà perché, nel pieno trionfo delle trasmissioni via etere, in Gran Bretagna stanno eliminando tutti i modem e router Wi-Fi nelle scuole e li stanno sostituendo con i vecchi metodi di trasmissione via cavo.

Sull’Uranio Impoverito esiste oramai una letteratura ampia e verificabile: dalle varie “relazioni Mandelli” al bel libro di Giulia di Pietro edito da Malatempora (una lunga intervista a Falco Accame), per giungere a “Il metallo del disonore”, scritto niente di meno che da un ex segretario alla Difesa USA, Ramsey Clark.

Le analisi effettuate da organismi sopranazionali nelle aree colpite con il mortifero metallo – spicca su tutti l’Iraq – evidenziano un anomalo ed inspiegabile “impennarsi” del numero di morti per alcuni tipi di tumore, sopravvenute solo dopo la prima guerra del Golfo, e via via aumentate.

E’ stato finalmente appurato che esiste un nesso probabilistico fra l’Uranio Impoverito ed alcuni, specifici tumori, lo stesso nesso che lega il cancro al polmone al fumo di sigarette.

Purtroppo, ci fu nel Bel Paese la solita sottovalutazione di questi fenomeni per…diciamo così…la scarsa attitudine degli “addetti ai lavori” ad informarsi. Nell’oramai lontano 2001, la Reale Accademia Medica Britannica sentenziava senza mezzi termini che l’Uranio Impoverito “è pericoloso”.

Nello stesso anno, il Mar. Leggiero – per conto delle Forze Armate – dichiarava al quotidiano “L’Adige” – per spiegare la morte di un militare che era stato nei Balcani – che “Non ci sono nessi e collegamenti fra la sua morte e l’Uranio Impoverito, e chiunque sostiene il contrario fa disinformazione”. Ancor più leggiadro, Leggiero nel 2002 comunicava che le strane morti dei militari italiani reduci dai Balcani erano da imputare “ai vaccini e non all’Uranio”. Con cosa vaccinano i nostri soldati, con i liquami di fogna?

Non voglio entrare nella triste odissea dell’abbandono, da parte dei loro comandi, di molti militari ed ex militari: almeno, a Mosca, i militari che morirono nel tentativo di limitare i danni causati da Chernobyl furono inumati tutti nel “Cimitero degli Eroi” dell’Unione Sovietica. Da noi, i comandi, si facevano vivi per il funerale: nel caso di Fabio Cappellano furono ancora più previdenti, ed inviarono il messaggio di condoglianze senza sapere che – buon per lui – Fabio era ed è ancora vivo.

Probabilmente, facevano delle fotocopie.

Ciò che stupisce è che siamo nel 2007, a sedici anni dalla prima guerra del Golfo, a dodici anni dalla Bosnia, ad otto dal Kosovo, eppure c’è ancora qualcuno che dubita. E s’accontentasse di dubitare: no, sfotte pure.

Ci riferiamo – per essere precisi e non dare adito a dubbi – al mensile RID, al suo direttore Andrea Nativi (“ascoltato” commentatore televisivo ed “esperto” di questioni belliche chiamato spesso in TV), al numero “Speciale” del 1° Gennaio 2007 dedicato principalmente al bilancio della Difesa, ed al breve articolo “L’F-35 e la questione uranio impoverito” a pagina 18. Il brevissimo articolo, che compare nella rubrica “Notizie”, non è firmato e dobbiamo dunque ascriverlo alla diretta pertinenza del Direttore Responsabile, ossia lo stesso Andrea Nativi.

Cosa si racconta in quelle poche righe?

C’è il problema del munizionamento per il futuro caccia F-35 (che sarà probabilmente acquistato anche dall’Italia, secondo quanto deciso dal governo Berlusconi), per il quale è previsto un munizionamento da 25 mm costruito con il “metallo del disonore”.

Qualche paese europeo pare aver storto il naso – la “disinformazione”, evidentemente, inizia a far breccia – e chiesto se sia possibile armare il cannone del velivolo con un altro tipo di munizione che non preveda l’uso d’Uranio Impoverito.

La risposta americana è stata chiara: la fase di qualificazione (Nativi, usiamo qualche termine meno desueto e comprensibile ai più?) del nuovo proiettile costerebbe circa 30 milioni di dollari in più. In altre parole, per avere un proiettile senza quel maledetto metallo ci sono costi di ricerca superiori, quantificati in 30 milioni di $, che sono circa 20 milioni di euro.

Non entriamo nel merito – anche se 20 milioni di euro non ci sembrano una cifra stratosferica, soprattutto se sono più aviazioni NATO a chiederlo – ma quello che ci ha colpito è la forma con la quale l’articolista (non me la sento di chiamarlo “giornalista”) si è espresso. Testuale:

“Accortisi di questo “dramma” alcuni Paesi (sì, ci siamo anche noi, ma in buona compagnia) hanno chiesto se non sia possibile qualificare un proiettile perforante sì, ma con penetratore realizzato in leghe convenzionali.”

Da qui, l’immediato “preventivo” americano.

Due virgolette non sono niente? Nativi, come leggerebbero – e probabilmente leggeranno – quelle due virgolette i militari italiani in ospedale, mentre vomitano e perdono i capelli per la chemioterapia? Si tratta di un dramma o di un “dramma”?

Per fortuna il testo è in italiano, perché altrimenti potrebbero leggerlo le madri della Bosnia, del Kosovo, della Serbia, dell’Iraq, della Somalia…migliaia di madri che hanno visto i loro figli deperire e morire – nella maggior parte dei casi senza cure – per aver bevuto l’acqua delle falde o mangiato ortaggi inquinati dal pestifero metallo sparso a pioggia nei mille attacchi degli A-10, mediante il loro cannone GAU-Avenger da 30 mm.

Quelle due virgolette – non raccontiamoci balle, perché chi sa scrivere lo sa – sono una negazione intrinseca, un mefitico arzigogolo della lingua usato in modo razzista ed assassino per negare nella sostanza l’evidenza dei fatti. Sì, assassino, perché – se si usano delle munizioni che uccidono ancora per anni oltre il termine degli eventi bellici – non si fa una guerra: si opera un cosciente massacro, una pulizia etnica, si è pervasi da un profondo ed iniquo spirito coloniale e razzista.

E’ la prima volta che il mensile incorre in simili “infortuni”?

No, ed Andrea Nativi lo sa: quando il direttore della rivista era Giovanni Lazzari – e Nativi un giovane inviato che cercava di non svomitazzare quando doveva, per dovere, volare su un addestratore per recensirlo – ci fu un’animata polemica per la pubblicazione di un breve articolo di Edward Luttvak. Evidentemente, Dio li fa e poi li accoppia.

Il buon consigliere della Casa Bianca esprimeva il suo “pensiero” strategico sull’Africa negli anni ‘80: insomma – sosteneva Luttvak – questa maledetta Africa non vale niente. E’ sovrappopolata e ci tocca pure mantenere gli africani (a quel tempo stimati da Luttvak in 500 milioni). Siccome la popolazione necessaria per far funzionare le infrastrutture legate alla produzione mineraria che interessa all’Occidente è forse pari ad un decimo, se l’AIDS riduce la popolazione…beh…in fondo…

Ci furono – per fortuna – molte lettere di protesta (poche pubblicate) poiché c’erano molte persone che, pur leggendo una rivista militare, non ritenevano l’AIDS un buon metodo per stabilizzare l’equilibrio maltusiano.
Oh, Nativi: se ti saltasse in mente di contestare quanto affermo, conservo le copie: chiaro?

Nonostante l’immane sforzo dei media di regime per presentare le nostre missioni all’estero come “missioni di pace”, nonostante ci si sforzi d’affermare che i militari italiani non vanno in giro ad ammazzare nessuno (e la “battaglia dei ponti” a Nassirya?), quando si gratta la vernice compare il solito ufficialetto spocchioso e razzista, che ieri partiva per la Libia e per l’Etiopia, mentre oggi va in Iraq ed in Afghanistan.
Qual è il suo bagaglio culturale? Non vogliamo affermare che tutti i militari la pensino come Nativi: non tutti i francesi sono ladri, ma Buonaparte sì.

Siamo però certi che RID è quasi “endemico” nelle caserme italiane ed è la rivista italiana più nota in campo militare: questo è il pensiero dominante? L’Uranio Impoverito è un “dramma” con le virgolette, una scempiaggine, una bufala, un’invenzione dei pacifisti?

Andate a raccontarlo alle famiglie dei militari italiani morti di tumore, guardate negli occhi le loro madri ed i loro padri e poi mettete un bel paio di virgolette. Sulla vostra qualifica di “giornalisti”.

Carlo Bertani

[email protected]

www.carlobertani.it

21.02.07

Pubblicato da Davide