DI WILLIAM SIEGHART
Times on line
Gaza è una società laica dove la gente ascolta musica pop, guarda la tv, e molte donne camminano per strada senza il velo.
La settimana scorsa ero a Gaza. Mentre ero lì ho incontrato una ventina di poliziotti che partecipavano a un corso in gestione dei conflitti. Erano ansiosi di sapere se gli stranieri si sentivano al sicuro da quando Hamas era al governo. “Sì, certamente!” ho risposto. Senza dubbio gli ultimi 18 mesi hanno visto una relativa calma per le strade di Gaza; nessun uomo armato per le strade, niente più rapimenti. Hanno sorriso pieni di orgoglio e ci hanno salutato con un arrivederci.
Meno di una settimana dopo tutti questi uomini erano morti, uccisi da un razzo israeliano durante una cerimonia di passaggio di grado. Erano “uomini armati e pericolosi di Hamas” ? No, erano poliziotti disarmati, impiegati pubblici uccisi non durante un “campo di addestramento militante” ma nella stessa stazione di polizia al centro di Gaza City usata dagli Inglesi, dagli Israeliani e da Fatah durante il periodo in cui questi guidavano il paese.
Questa distinzione è cruciale perché mentre le terrificanti scene di Gaza e Israele vengono trasmesse nei nostri schermi televisivi, si sta combattendo anche una guerra fatta di parole che sta oscurando la nostra comprensione della realtà dei fatti.
Chi o cosa è Hamas, il movimento che il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak vorrebbe annientare come se fosse un virus? Perchè ha vinto le elezioni palestinesi e perché permette che vengano sparati razzi su Israele?
La storia degli ultimi tre anni di Hamas rivela come l'incomprensione riguardo a questo movimento da parte dei governi di Israele, degli Stati Uniti e Regno Unito ci abbia condotto alla situazione brutale e disperata in cui siamo.
La storia comincia circa tre anni fa quando “Cambiamento e Riforma”, il partito politico di Hamas, ha inaspettatamente vinto le prime elezioni libere e regolari del mondo arabo, in una piattaforma politica che vedeva la fine della corruzione endemica e il miglioramento dei quasi inesistenti servizi pubblici nella Striscia di Gaza. Contro un'opposizione divisa questo partito apparentemente religioso si è impresso nella comunità a prevalenza laica tanto da guadagnare il 42 per cento dei voti.
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I palestinesi hanno votato per Hamas perchè hanno pensato che Fatah, il partito del governo che hanno bocciato, li ha delusi. Nonostante la rinuncia alla violenza e il riconoscimento dello Stato d'Israele, Fatah non ha realizzato uno Stato palestinese.
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E' essenziale sapere questo per capire la cosiddetta posizione di rifiuto di Hamas. Che non riconoscerà Israele o rinuncerà al diritto di resistere finchè non sarà sicuro dell'impegno mondiale a raggiungere una soluzione per la questione palestinese.
Nei cinque anni in cui ho visitato Gaza e la Cisgiordania ho incontrato centinaia di politici e di sostenitori di Hamas. Nessuno di loro ha professato lo scopo di islamizzare la società palestinese, in stile talebano. Hamas conta troppo sui votanti laici per fare questo. La gente ascolta ancora la musica pop, guarda la televisione e le donne ancora scelgono se indossare il velo o no.
La leadership politica di Hamas è probabilmente la più qualificata nel mondo. Può vantare nelle sue file più di 500 laureati col titolo di dottorato, la maggioranza fatta di professionisti della classe media (dottori, dentisti, scienziati, e ingegneri).
La maggior parte della leadership di Hamas si è formata nelle nostre università è non ha maturato nessun odio ideologico contro l'Occidente. E' un movimento basato sul malcontento, dedicato ad affrontare l'ingiustizia compiuta sul suo popolo. Ha coerentemente offerto una tregua di dieci anni per fornire uno spazio di respiro per poter risolvere un conflitto che continua ormai da pià di 60 anni.
La reazione di Bush e Blair alla vittoria di Hamas nel 2006 è la chiave dell'orrore di oggi. Invece di accettare il governo democraticamente eletto, hanno finanziato un tentativo di rimuoverlo con la forza; addestrando e armando i gruppi di combattenti di Fatah per rovesciare militarmente Hamas e imporre ai Palestinesi un governo nuovo e non eletto da loro. Come se non bastasse, 45 membri del Parlamento di Hamas sono ancora detenuti nelle prigioni israeliane.
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Sei mesi fa il governo israeliano ha accettato una tregua, mediata dall'Egitto, con Hamas. In cambio del cessate il fuoco Israele ha acconsentito all'apertura dei valichi e permesso il libero flusso dei beni essenziali dentro e fuori da Gaza. I lanci di razzi sono terminati ma i valichi non sono stati mai totalmente aperti, e la popolazione di Gaza ha iniziato a morire di fame. Questo devastante embargo non è una vittoria della pace.
Quando gli occidentali chiedono che cosa abbiano in mente i leader di Hamas quando ordinano o permettono il lancio di razzi su Israele, non stanno comprendendo la posizione dei palestinesi. Due mesi fa le Forze di Difesa israeliane hanno rotto la tregua entrando a Gaza e cominciando di nuovo il ciclo di uccisioni.
Dal punto di vista palestinese ogni giro di razzi lanciati è una risposta agli attacchi israeliani. Dal punto di vista israeliano è il contrario. Ma cosa significa quando Barack parla di distruzione di Hamas? Significa uccidere il 42 per cento dei palestinesi che hanno votato per esso? Significa rioccupare la Striscia di Gaza da cui Israele si è ritirato così dolorosamente tre anni fa? O significa separare in modo permanente i palestinesi di Gaza e quelli della Cisgiordania, politicamente e geograficamente?
E per coloro il cui mantra è la sicurezza di Israele, quale sorta di minaccia costituiscono i tre quarti di un milione di giovani che stanno crescendo a Gaza con un odio implacabile contro chi li riduce alla fame e li bombarda?
E' stato detto che questo conflitto è impossibile da risolvere. In realtà, è davvero semplice. Il vertice delle mille persone che governano Israele (politici, generali e lo staff della sicurezza) e il vertice dei palestinesi islamisti non si sono mai incontrati. Una pace che sia tale richiede che questi due gruppi si siedano insieme senza pregiudizi. Ma gli eventi di questi giorni sembra abbiano reso ciò più improbabile che mai. Questa è la sfida per la nuova amministrazione di Washington e per i suoi alleati europei.
William Sieghart
Fonte: www.timesonline.co.uk
Link: http://www.timesonline.co.uk/tol/comment/columnists/guest_contributors/article5420584.ece
31.12.08
Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da ANNA TORO
freeblogger 9 gennaio 2009
Hanno bombardato un centro onu. Razzi partivano nelle vicinanze. I funzionari hanno garantito che dall' interno del centro no sono mai partiti razzi, ma non sanno se al di fuori del centro, si sia fatto uso di lancio di razzi. Hanno detto che sono riusciti ad avere due nominativi di palestinesi che hanno fatto partire razzi subito fuori i confini del centro onu
UN: IDF officers admitted there was no gunfire from Gaza school which was shelled
The United Nations is claiming Israeli military officers have admitted there was no Palestinian gunfire emanating from inside an UNRWA school in Gaza which was shelled by an IDF tank.
Dozens of Palestinians were killed in the shelling.
In addition, UNRWA Thursday announced it will cease activities in the Strip due to the death of an UNRWA staffer in an IDF shelling during Thursday morning's humanitarian hiatus.
UNRWA spokesman Chris Gunness told Haaretz yesterday that the army had conceded wrongdoing.
"In briefings senior [Israel Defense Forces] officers conducted for foreign diplomats, they admitted the shelling to which IDF forces in Jabalya were responding did not originate from the school," Gunness said. "The IDF admitted in that briefing that the attack on the UN site was unintentional."
He noted that all the footage released by the IDF of militants firing from inside the school was from 2007 and not from the incident itself.
"There are no up-to-date photos," Gunness said. "In 2007, we abandoned the site and only then did the militants take it over."
The UNRWA is now demanding an objective investigation into whether the school shelling constituted a violation of international humanitarian law, and if so, that those responsible stand trial.
The UN reported Thursday that a Palestinian working for the UNRWA was killed by an IDF tank shell while driving an aid truck at the Erez border crossing. The organization claims the UN truck was well-marked and the incident took place during the humanitarian hiatus slated to allow Gaza residents to acquire supplies
http://www.haaretz.com/hasen/spages/1054009.html
E’ una notizia importantissima ma bisogna cercarla tra le brevi dove la stanno imboscando i media mainstream. L’esercito israeliano ha dovuto ammettere che nella scuola dell’ONU di Jabaylia, dove hanno commesso una strage orribile martedì scorso, uccidendo almeno 40 persone delle quali oltre la metà bambini, nessuno stava sparando contro di loro. Non solo, per giustificare il massacro, hanno diffuso delle immagini che risalgono al 2007. Lo afferma il quotidiano Haaretz da dichiarazioni di Chris Gunness, portavoce dell’agenzia ONU per i rifugiati palestinesi, UNRWA.
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