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DISOCCUPAZIONE. Eurostat e i giochi di parole. ORWELL.

DI mincuo
Comedonchisciotte

Il bravo cittadino legge (da anni) sul suo bravo giornale che lo informa notizie del tipo: “il tasso di disoccupazione è aumentato dall’8,4% al 10,4%”. (Che è il tasso attuale di disoccupazione in Italia).

E quindi il bravo cittadino un pò è preoccupato per l’aumento e un pò è preoccupato che ben il 10,4% sia la percentuale dei disoccupati, che lui traduce essere quelli senza lavoro in Italia, come tradurrebbe chiunque peraltro.

Eh no, un momento….. Vediamo un po’: Chi sono intanto gli occupati in Europa secondo Eurostat?

Calma: intanto chiamiamoli employed, non facciamo i provinciali. Vabbè è lo stesso, è la traduzione di occupati. Ma chi sono?

Gli employed (occupati) sono quelli, dai 15 ai 74 anni, che hanno lavorato almeno un’ora alla settimana. Inoltre sono inclusi quelli assenti per malattia o che stanno facendo un corso di aggiornamento o qualificazione.

E i disoccupati chi sono?

Calma: intanto chiamiamoli unemployed. Vabbè è lo stesso, è la traduzione di disoccupati, (un momento, questo lo dici tu) ma chi sono?

Gli unemployed sono quelli che risultano disoccupati da meno di un anno, che inoltre risultano disoccupati nella settimana di osservazione, che risultano essere disponibili a lavorare immediatamente e infine che hanno cercato lavoro “attivamente” nelle ultime 4 settimane.

Se hanno tutte quelle caratteristiche sono quelli del 10,4%, che è il tasso di disoccupazione attuale in Italia.

E se uno è disoccupato da più di un anno?

Beh allora non è “unemployed” ma un “long term unemployed” dai 12 fino a 18 mesi, o 24 mesi, dipende.

Vabbè ma è disoccupato! No, è un “long term”, non rientra nella statistica.

E se uno è disoccupato da più di due anni?

Beh allora non è un “unemployed” e nemmeno un “long term unemployed”.

E’ un “very long term unemployed”.

Vabbè ma è un disoccupato! No, è un “very long term”, non rientra nella statistica.

E se uno non ha cercato”attivamente” nelle ultime 4 settimane?

Beh anche lui non è un “unemployed”

Ah no? No.


Vabbè ma si può sapere o no quanti sono quelli senza lavoro in Italia? Sì, certo, cercando e sapendo dove cercare, ma non sono mica disoccupati, perchè quelli si chiamano “unemployed”.

Ho capito ma sono senza lavoro? Sì.

E se glielo dessero un lavoro, lavorerebbero? Sì.

E non sono disoccupati allora?

No. Quelli sono gli unemployed.

Ma perchè non ne parla mai nessuno di quelli?

Perchè non sono mica disoccupati, non sono unemployed.

Vabbè posso vederli? Sì quelli del 2011, da Eurostat. Eccoli qua:

http://epp.eurostat.ec.europa.eu/statistics_explained/index.php?title=File:Unemployment_and_supplementary_indicators_by_Member_State_2011.png&filetimestamp=20120419081016

Li vedete sotto la colonna “persons available to work but not seeking” cioè disponibili a lavorare ma non in cerca “attivamente”.

Se li sommate, nella riga IT (Italia) agli “unemployed” vi viene fuori 20%.

Ma era il 2011.

Oggi gli “unemployed” sono 10.4% e non 8,4% quindi almeno il 2% lo potete aggiungere per il 2012. A questi si dovrebbero aggiungere le “persons seeking work but not immediately available” cioè le persone in cerca di lavoro ma non immediatamente disponibili, che sono lo 0,5%.

Poi ci sarebbero pure volendo gli “underemployement part-time workers”, che è un eufemismo per dire semidisoccupati e che sono l’1,8%.

Una misura economica, se posso permettermi di suggerire, e se le cose dovessero peggiorare, potrebbe essere quella di restringere ulteriormente la definizione di “unemployed”.

Ad esempio quelli da 15 a 25 anni potrebbero essere chiamati “young unemployed” e non rientrare più nella statistica, mentre quelli oltre i 55 anni potrebbero essere chiamati “mature unemployed” e non rientrare più nemmeno loro.

Ecco una misura economica di sicuro effetto, che piacerebbe a tutti i Partiti, e che ridurrebbe immediatamente il tasso di disoccupazione.

E i Giornali e le TV potrebbero così aprire con “Forte calo della disoccupazione, l’Italia in grande ripresa”

E il premier Monti: “E’ la luce in fondo al tunnel che io vedevo e vi avevo anticipato. La nostra serietà e sobrietà sta finalmente dando i suoi frutti”.

mincuo
08.10.2012

Nota: Anche questo articolo è stato ripreso dal forum, dove è già presente con diversi commenti.

Pubblicato da Truman

  • mincuo

    AGGIUNGO ANCHE QUESTO PER COMPLETEZZA, che stava sul forum.
    Più che altro per dire che è una cosa comune, non siami solo noi Europei.
    Anche negli USA è uguale per la disoccupazione.
    Lì il dipartimento del lavoro, Bueau of LAbour Statistics (BLS) però pubblica, a fianco della U3 (unemployed) un’altra misura U6 (broadest) che comprende una parte dei “disoccupati fantasma” e cioè quelli che non cercano “attivamente” perchè scoraggiati, però solo i disoccupati da poco tempo che non cercano più “attivamente”.
    Gli altri, cioè i disoccupati da più tempo, ufficialmente proprio non esistono fin dal 1994.
    I giornali e le TV, come qui, non mostrano mai nemmeno la U6, che è pubblicata da BLS, e da un sondaggio (però di 5 anni fa, magari oggi è cambiato) risultava che appena 1,6 cittadini su 100 la conosceva.
    Una misura ancora più completa, oltre a U3 (unemployed) e U6 (broadest) comprende perciò anche quelli disoccupati da più tempo che sono stati “eliminati” completamente fin dal 1994.
    Attualmente abbiamo:
    U3, (unemployed) ufficiale: 7.8%,
    U6 (broadest) 14,7%,
    “Tutti” 23.7%.
    Un lezione, secondo me, è questa. Non occorre nemmeno mentire, basta presentare selettivamente, o equivocare o non spiegare. E succede su tante cose.
    Infatti tecnicamente non mentono i giornali e le TV quando illustrano la disoccupazione, ma riportano solo gli “unemployed”.
    Soltanto che non informano la gente (e molti giornalisti non lo sanno nemmeno) che “unemployed” non significa “senza lavoro”, “disoccupati”, come è normale che un lettore/ascoltatore capisca, ma riguarda solo quei disoccupati con delle precise caratteristiche.
    (N.B. La definizione ristretta di unemployed non era stata pensata per imbrogliare, ma perchè statisticamente era la più sensibile alle variazioni. C’erano però anche le altre, e un economista è consapevole, ma al pubblico sono presentate solo quelle, e anche la ricerca stessa dei dati è resa un pò complicata e confusa).
    Quindi è l’uso che poi ne ha fatto e imposto l’informazione (propaganda) che è fuorviante.
    Tutto questo succede come si vede in Europa e USA, e succede anche per inflazione e altri dati, ma nei Paesi Emergenti anche succede e normalmente è anche peggio.