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DIKTAT AD ATENE, BRUCIA LA COALIZIONE

DI ARGIRIS PANAGOPOULOS
ilmanifesto.it

La destra greca, che sostiene il governo Papadimos, non vuole votare il Memorandum con le richieste della «troika» in cambio di aiuti. Il voto del parlamento di domenica diventa così a rischio per le sorti del governo. Il paese si ferma ancora: massiccia adesione allo sciopero generale, oggi si replica, tensione alle stelle nelle piazze

La maggioranza che sostiene il governo tecnico di Papadimos perde pezzi e ci sono molti dubbi se avrà i numeri per votare il nuovo Memorandum domenica sera, in un parlamento che si trova da giovedì pomeriggio sotto assedio. Sindacati, associazioni e partiti di sinistra sfidano al gelo Papadimos e la «troika». Il primo giorno dello sciopero generale di 48 ore di Gsee e Adedy ha avuto una partecipazione massiccia, mentre la polizia dopo i cortei e la manifestazione in piazza Syntagma ha disperso con i gas gruppi di giovani manifestanti a maggioranza anarchici.

Oggi sarà un altro giorno di sciopero generale e manifestazioni. Glezos, l’eroe della resistenza che aveva tolto la bandiera tedesca da Akropoli il 30 Maggio del 1941, e il famoso compositore di sinistra Theodorakis hanno chiamato insieme tutti i greci a manifestare fuori dal parlamento per domenica pomeriggio, per fermare la distruzione del paese.

Il fatto che il nuovo Memorandum imposto dalla «troika» voglia cancellare la contrattazione collettiva e il diritto di lavoro esistente ha scatenato l’ira dei lavoratori, più delle misure economiche antisociali.

Il nuovo Memorandum rischia di travolgere anche il governo di Papadimos e i tre partiti che lo sostengono, portando la Grecia a un passo dal fallimento e creando enormi problemi al Portogallo e al resto dell’eurozona.

L’estrema destra del Laos non voterà il nuovo Memorandum e ha messo nelle mani di Papadimos la decisione per la partecipazione o no dei suoi ministri nel governo. Katatsaferis, il suo leader populista e gran padrino del governo di Papadimos, ha annunciato di non votare il Memorandum, durante una conferenza stampa dopo il suo incontro con il presidente della repubblica. «Karatzafuhrer», come è stato soprannominato dalle sinistre e non solo, si era scatenandosi contro Merkel denunciando che «lo stivale tedesco ha annullato la Unione Europea» e ha dichiarato come persona non grata il rappresentante della «troika» Paul Thomsen. Il leader dell’estrema destra, che vede i neofascisti picchiatori di Xrisi Avghi di assorbire parte del suo elettorato, ha chiesto di controllare attraverso le istituzioni dello stato, giudiziarie ed economiche, la legalità del Memorandum. «Mi hanno detto che gli servono settimane e io devo rispondere in un’ora», ha detto con tanta ipocrisia Karatzaferis, che si è rivolto anche a tutti i gruppi del Europarlamento per gli stessi motivi.

La «grande coalizione» sta perdendo anche altri pezzi. Papandreou e Samaras hanno convocato la riunione dei loro gruppi parlamentari per oggi, dopo la riunione del consiglio dei ministri ieri sera, per fare una prima conta dei deputati che saranno disposti a votare domenica il nuovo Memorandum.

Il gruppo parlamentare dei socialisti ha tante difficoltà per serrare le sue fila. Il deputato Stasinos si è dimesso e nessuno accetta di sostituirlo, per non votare il Memorandum. Quattro cinque deputati sono indecisi, mentre Koutsoukos si era dimesso giovedì sera da viceministro del Lavoro perché, come ex sindacalista ed ex segretario di Adedy, non vuole votare l’abolizione della contrattazione collettiva. Altri ex deputati socialisti, che oggi partecipano al gruppo indipendente, animano la ribellione dei loro ex compagni di partito. Il segretario della direzione sindacalista di Nuova Democrazia Manolis si è dimesso denunciando il Memorandum e ha chiamato alla ribellione il gruppo parlamentare del suo partito.

Nel frattempo la Commissione Europea ha adottato la proposta della Germania, che condivide anche il fido Sarkozy, per creare un conto particolare per il pagamento degli interessi del debito greco, per controllare e ricattare facilmente i governi di Atene per lo meno nei prossimi dieci anni.

La rabbia dei greci contro le ingerenze della «troika» supera barriere politiche e ideologiche. Perfino i tifosi del Panathinaikos, durante la partita di pallacanestro con la squadra turca di Fenerbahce, hanno messo un enorme striscione: «Per salvare le banche dal fallimento, ci buttano nella povertà e disoccupazione, hanno svenduto il paese e tutto ciò che ci appartiene, spegnete la televisione, sulle strade per la vittoria». Ma la vera sorpresa è venuta dalla confederazione nazionale dei poliziotti Poasy, che denunciano le illegalità del nuovo Memorandum e chiedono mandati di cattura per i tre rappresentanti della «troika» in Grecia: tra l’altro, per «ricatto», «estorsione», «tentativo occulto di eliminazione o contrazione del nostro sistema politico democratico».

Argiris Panagopoulos
Fonte: www.ilmanifesto.it
11.02.2012

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Pubblicato da Davide

  • AlbertoConti

    Effettivamente la situazione è questa, un intero paese sotto scacco dei “cravattari”. La troika ben rappresenta i cravattari. Si chiama “democrazia rappresentativa”, molto rappresentativa e poco democrazia, visto che non si può confondere del tutto il popolo, o i popoli, con i possessori di bond. Così come non si può confondere tutta la moneta in circolazione con i bond. Così come non si può confondere chi ha emesso CDS sui bond greci con alcun popolo, nemmeno quello americano. Però si può esser certi che questi emittenti di CDS sono i più rappresentati dalla troica, che altro non è che la manovalanza politica dei veri cravattari.

  • AlbertoConti

    “Nel leggere il documento messo a punto dalla Troika – che raggruppa la Commissione, il Fondo monetario internazionale e la Banca centrale europea – colpisce quanto siano numerose le misure che dovrebbero essere adottate nel giro di pochissimo tempo. Il pacchetto riflette la crescente sfiducia in un governo greco che non è riuscito a mantenere le sue promesse. Conferma anche quanto sia ormai invasivo il controllo reciproco tra i Paesi membri dell’euro.
    Ieri ancora la Commissione ha confermato di avere ricevuto dall’Eurogruppo nuovi poteri per meglio assistere e monitorare il governo greco. Il portavoce Amadeu Altafaj ha sottolineato che malgrado l’accresciuto controllo «le responsabilità politiche restano all’Esecutivo greco», respingendo così l’idea che la Grecia sia sotto tutela. Il rapporto però tra il Paese mediterraneo e i suoi partner è ambiguo, e anche questo spiega le ultime tensioni.” (Beda Romano).

  • AlbertoConti

    Dal Sole24ore non ci si può aspettare di più dell’aggettivo “ambiguo”. Leggendo oltre le righe quell’aggettivo sta a significare il default della democrazia, e non tanto nella piccola Grecia, ma in tutta Europa e in tutto il mondo a egemonia (ancora per poco) occidentale.