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DIETROLOGIA IRANICA PER PRINCIPIANTI

DI GIANLUCA FREDA
blogghete.blog.dada.net!

Il mio articolo di ieri ha sollevato alcune critiche, soprattutto nella parte riguardante la situazione postelettorale in Iran. Le critiche sono di tre tipi:

1) Ho affermato che Mousawi, lo sfidante di Ahmadinejad che ha perso con disonore le elezioni presidenziali, è un quisling americano; in realtà, mi fanno notare, egli è stato primo ministro per ben 8 anni ai tempi di Khomeini;

2) Ho affermato che i sostenitori di Mousawi, che stanno facendo di tutto per svendere il loro paese agli interessi israelo-americani, sono “quattro gatti”. In realtà sarebbero un sacco di gente (e vai con le foto delle folle oceaniche in via Azadi);

3) Ho affermato che i capi politici e religiosi dell’Iran – sempre che le rivalità reciproche in cui sono da tempo impelagati non prevalgano sull’interesse nazionale – dovrebbero stroncare senza pietà e con tutti i mezzi a disposizione le manifestazioni pro-Mousawi. Tale mia speranza renderebbe impossibile pensare ad Ahmadinejad e ai suoi sostenitori come ai profeti di un mondo migliore.

Riguardo la prima obiezione, confesso di averla girata e rigirata da ogni lato ma di non averla capita. E già, Mousawi è stato primo ministro per 8 anni sotto Khomeini. E quindi? In che modo ciò gli impedirebbe di essere un fantoccio manovrato da zampe USraeliane? Immagino che nella fervida fantasia di chi muove quest’obiezione un tale possa dirsi manovrato dagli Stati Uniti solo se ha la barba a pizzetto e la tuba a stelle e strisce come lo Zio Sam e solo se ingurgita cheeseburger a pranzo e cena. Anche se vive in una Repubblica Islamica e deve guadagnarsi il favore di folle islamiche. A chi muove quest’obiezione non posso che offrire la mia disponibilità a prestargli, quando lo desidera, la mia lunga scala da potatura che lo aiuti a scendere dal pero.

Riguardo l’obiezione numero due, devo effettivamente correggermi. I sostenitori di Mousawi non sono semplicemente “quattro gatti”: sono quattro gatti ben finanziati e istruiti da chi tenta di utilizzarli per garantirsi un maggior controllo sulla politica interna del paese, nonché ottimamente sostenuti e pubblicizzati dall’intera stampa filoamericana internazionale. Solo uno scemo potrebbe pensare che una manifestazione di protesta possa tenersi nel centro di Teheran, contro le disposizioni del governo, in una congiuntura così delicata, senza essere appropriatamente sostenuta, favorita e logisticamente diretta da un apparato di potere di qualche rilevanza. Per gestire una simile manifestazione occorre garantire che i trasporti funzionino, che le comunicazioni siano efficaci, che i leader dell’adunata siano ben protetti e ciascuno al proprio posto, che i poliziotti entro certi limiti lascino fare e che la stampa internazionale assicuri una copertura tale da scongiurare un’azione di forza opportunamente drastica. In questo senso Repubblica, giornale-maggiordomo dei nostri colonizzatori, ha svolto un lavoro eccellente, riferendo senza esitazione dei “milioni di persone” in piazza a Teheran (immagino non si tratti di dati della questura), delle terribili e antidemocratiche manganellate buscate dai facinorosi (come se ci si potesse difendere dall’ingerenza di potenze straniere nella politica nazionale con le orazioni francescane) e supportando senza esitazione la tesi dei brogli elettorali basandosi sulla pura parola d’onore di Mousawi. Chi crede che le manifestazioni di protesta di questo tipo sorgano “spontaneamente” dall’anima del popolo ha urgente bisogno di darsi una ripassata alla fenomenologia delle “rivoluzioni colorate” dell’est europeo. Anche la mia scala dai molti pioli potrebbe essergli utile.

Infine la terza obiezione: manganellare e prendere a calcioni nelle palle un branco di decerebrati traditori del proprio paese non contribuirebbe all’edificazione di un mondo di pace in cui il leone giaccia con l’agnello. Ora, io so poco di leoni e di agnelli e che trombino come ricci o si facciano reciprocamente a cotolette poco mi cale. Quello che so è che se si desidera un mondo non dico “migliore”, ma appena diverso dall’obbrobrio attuale, occorre una trasformazione degli assetti geopolitici presenti. Tali assetti geopolitici vedono Stati Uniti e Israele in posizione di netta e monolitica dominanza politico-strategica in molte zone del globo, particolarmente nella nostra. Vedono ogni paese che desideri una qualche autonomia (economica, politica, militare, energetica, industriale, perfino ideologica) dallo strapotere di questo moloch bifronte venire sistematicamente zittito e schiacciato con una prepotenza e una crudeltà senza eguali. So che solo in un mondo policentrico, in cui il potere USraeliano sia soltanto uno degli attori in gioco, sarà possibile trovare quel minimo di libertà di movimento che ci consenta di fare progetti di qualunque tipo, compresi quelli concernenti lo status relazionale di leoni e agnelli. Sperare che la bestia USraeliana rinunci a parte del proprio potere senza lottare equivale a essere suicidi, rimbecilliti o traditori. E i traditori – come sono appunto in Iran i sostenitori di Mousawi – vanno schiacciati, non solo per profilassi, ma anche per privare i dominanti della loro migliore e più efficace arma segreta: il rincoglionimento ideologico collettivo che riduce la ribellione ad agitazione scomposta e mediaticamente sostenuta di scimpanzè ammaestrati. Chi pensa che tutto ciò si possa ottenere con le bandiere della pace e i digiuni gandhiani si faccia pure avanti ad elencare i suoi successi.

Per capire ciò che sta succedendo a Teheran sarebbe sufficiente, ad un lettore appena smaliziato, ascoltare ciò che i padroni del mondo hanno da dire sugli avvenimenti in corso. La Casa Bianca ha appena espresso la sua “preoccupazione” sulla regolarità delle elezioni” (le irregolarità di casa loro sono evidentemente meno preoccupanti). E il dipartimento di Stato è “profondamente turbato” dalle notizie delle violenze seguite al voto. Il primo ministro inglese Gordon Brown ha detto che Teheran dovrà rispondere (a chi?) su “seri interrogativi” riguardo al voto. Anche un idiota capirebbe, a questo punto, per chi parteggiano questi marpioni. E si sa che nel loro modus operandi non esiste il parteggiare privo di sostegno finanziario e organizzativo.

Per rendere le cose ancora più chiare, vorrei infine citare un paio di brani tratti da questo articolo di Robert Fisk sull’Independent. Fisk è al di sopra di ogni sospetto di faziosità: detesta Ahmadinejad, inorridisce dinanzi alle repressioni poliziesche contro i sostenitori di Mousawi, apostrofa il rieletto presidente soprannominandolo “The Democrator”. Tuttavia, essendo pur sempre un giornalista (specie ormai rara) e non uno sguattero dell’ideologia imperiale, non può non far notare alcune evidenze. Cito e traduco dal suo articolo. Riguardo a Mousawi, Fisk scrive:

La vita, per il presidente Barack Obama, sarebbe molto più semplice se Mir Hossein Mousawi risultasse vincitore delle elezioni in Iran. L’uomo che fu primo ministro durante la guerra Iran-Iraq degli anni ’80 dice di mirare alla distensione con l’occidente, chiede a Mr. Obama di parlare insieme a lui alle Nazioni Unite ed ha avanzato l’idea di una commissione internazionale che sovrintenda alle procedure di arricchimento dell’uranio in Iran.

Chiaro a tutti? Mousawi vuole essere eletto per spostare l’asse dei rapporti internazionali dell’Iran, finora felicemente sbilanciato verso la Russia, a favore dei peggiori nemici del suo paese. Non è ancora stato eletto e già lecca i piedi a chi minaccia, un giorno sì e uno no, di intervenire militarmente per impedire il legittimo progresso scientifico e militare della nazione di cui aspira a diventare l’indegno presidente. Ma c’è molto di più. Fisk prosegue:

Egli [Mousawi] è a favore della liberalizzazione economica, sostiene il controllo dell’inflazione attraverso politiche monetarie e vuole rendere la vita più facile alle aziende private. Ha anche promesso di “modificare” l’immagine estremistica che l’Iran si è guadagnato all’estero sotto la presidenza di Ahmadinejad ed ha attaccato la spesa sregolata di petrodollari e denaro contante a favore dei poveri, la quale, egli afferma, ha provocato l’aumento dei prezzi al consumo. Ha anche perorato la rimozione del divieto imposto alle aziende private di possedere stazioni televisive.

Noi sudditi dell’Impero abbiamo già largamente sperimentato le gioie della liberalizzazione economica, delle politiche di controllo dell’inflazione, dei tagli al welfare, delle privatizzazioni e della svendita ai privati delle emittenti televisive. Chissà chi ha scritto questo originalissimo programma politico del candidato “moderato”?

Infine due parole sui tanto sbandierati “brogli elettorali”:

Faccio una pausa pranzo con un fedele e sincero amico della Repubblica Islamica, un uomo che conosco da molti anni, che ha rischiato la propria vita, che è stato in carcere per il suo paese e che non mi ha mai mentito. Abbiamo cenato in un ristorante che offre esclusivamente cucina iraniana, insieme a sua moglie. Egli è stato spesso critico verso il regime. E’ un uomo senza paura. Ma io devo ripetere ciò che mi ha detto: “I risultati delle elezioni sono corretti, Robert. Qualunque cosa tu abbia visto a Teheran, nelle altre città e in migliaia di paesi tutti hanno votato a stragrande maggioranza per Ahmadinejad. A Tabriz ha votato per Ahmadinejad l’80 per cento degli elettori. E’ stato lui che ha aperto in città i corsi universitari per la minoranza azera, affinché potessero laurearsi in lingua azera. A Mashad, la seconda città dell’Iran, si è determinata un’ampia maggioranza a favore di Ahmadinejad dopo che l’imam della grande moschea ha attaccato Rafsanjani del Consiglio d’Esame Rapido, il quale aveva iniziato ad allearsi con Mousawi. Essi hanno capito cosa significava: dovevano votare per Ahmadinejad”.

E direi che noi tutti possiamo capire che cosa significhi, nell’ambito della lotta interna per il potere, questa alleanza dell’ex presidente iraniano Rafsanjani, a suo tempo sconfitto proprio da Ahmadinejad, con un candidato dalle posizioni così marcatamente filoamericane. Lo capiamo benissimo. Qualcuno crede sul serio che gli iraniani siano più stupidi di noi?

Gianluca Freda
Fonte: http://blogghete.blog.dada.net/
Link: http://blogghete.blog.dada.net/archivi/2009-06-15
15.06.2009

Pubblicato da Davide

30 Commenti

  1. BRZEZINSKI DIETRO LE RIVOLTE IN IRAN ?

    DI PAOLO FAIS
    controventopg.splinder.com

    Dalle urne un verdetto che pare inaccettabile per l’alta finanza.

    Il recente viaggio di Obama in Medio Oriente, culminato nel discorso in Egitto, mostrato da tutti i media del pianeta come un gesto di apertura al mondo musulmano, all’insegna della discontinuità con l’Amministrazione George W. Bush, ha colto nel segno. Il tentativo di fomentare indirettamente le opposizioni tanto minoritarie quanto storiche negli Stati maggiormente non allineati alla politica atlantica (su tutti l’Iran degli Ayatollah) pare essere riuscito: la destabilizzazione libanese col recente scossone che ha consentito alla enorme coalizione filo occidentale di sconfiggere le forze di Hizbollah, ha fatto da preludio alla destabilizzazione stavolta soltanto verbale e “morale” del voto in Iran, poco dopo un attentato molto strano avvenuto pochi giorni or sono nel nord del Paese mediorientale, per cui sono stati già condannati a morte tre sedicenti membri di una cellula fondamentalista sunnita.

    Un’operazione mediatica abile e manipolante ha inculcato nelle teste dell’opinione pubblica di quasi tutto il Pianeta che Ahmadinejad, legittimo presidente della Repubblica Islamica, fosse in netto calo e che l’affluenza di moltissimi giovani alle urne avrebbe quasi certamente garantito la vittoria almeno al secondo turno al riformista e moderato Mussavi. Chiaramente tutto ciò si è rivelato falso, tanto che, stante la grande affluenza, nessun sondaggio né alcuna proiezione a spoglio iniziato, hanno lontanamente confermato i proclami deliranti dello sfidante filo occidentale, che a due ore dalla chiusura del voto, si è persino dichiarato vincitore.

    Nel 2007 un tuonante Zbigniew Brzezinski, storico stratega della geopolitica statunitense, asseriva, durante un’audizione della Commissione Difesa del Senato degli Stati Uniti d’America, che era evidente “il fallimento [del governo] iracheno nell’adempiere ai requisiti [posti dall’amministrazione di Washington], cui faranno seguito le accuse all’Iran di essere responsabile del fallimento, indi, mediante qualche provocazione in Iraq o un atto terroristico negli Stati Uniti attribuito all’Iran, [il tutto] culminante in un’azione militare ‘difensiva’ degli Stati Uniti contro l’Iran”, lasciando esterrefatti un buon numero di addetti ai lavori. Di fatto, veniva legittimata all’interno dell’Amministrazione d’oltre oceano, l’idea di poter “orchestrare” un attentato a proprio vantaggio, manipolandone gli effetti in termini di opinione pubblica, costruendo dal nulla un fertile terreno di liceità per un eventuale attacco. Non è una novità nemmeno l’osservazione dello stesso Brzezinski a proposito del caso riguardante il falso dossier inglese usato per mostrare l’esistenza di un armamento anticonvenzionale nell’Irak di Saddam Hussein, che mise nei guai di un vero e proprio scandalo la coppia Bush/Blair. Egli affermò che “al Presidente venivano attribuite preoccupazioni per il fatto che avrebbero potuto non esserci in Iraq armi di distruzioni di massa, che si sarebbero dovute mettere in piedi altre basi per sostenere l’azione bellica” sostenendo implicitamente che la pratica di costruire “teoremi ad hoc” non era certo inedita.

    Brzezinski, Soros e Roathyn, ovvero gli agenti primari della geo-economia e della finanza mondiale, tra i principali sponsorizzatori della campagna che ha portato Obama al risultato “storico” e alla elezione alla prima carica degli Stati Uniti, da decenni muovono le fila dello scacchiere geopolitico. Dopo aver fondato Al Qaeda in funzione antisovietica, dopo aver finanziato il terrorismo degli indipendentisti ceceni in funzione anti Putin, dopo aver organizzato, assieme ai suoi sodali, tra cui ben 4 figli tutti impiegati nell’establishment della Nato e dell’intelligence yankee, le rivoluzioni “democratiche e arancioni” in Ucraina e in Georgia, il polacco Brzezinski, punterebbe dritto verso l’obiettivo finale: la distruzione della Repubblica Islamica e la conquista dell’Iran.

    Il suo libro “La grande scacchiera”, scritto nel 1996, sembrava ai più un delirante saggio di politica internazionale, piuttosto fantasioso nonchè cinico e spietatamente in grado di delineare un globo sempre più americanocentrico, indicando nel cordone eurasiatico i punti centrali in materia strategica ed energetica per la sopravvivenza del Capitalismo e dei suoi paesi-modello. Invece, pian piano, in pochi anni il quadro si è rivelato quanto mai reale tanto da mettere un certo spavento, per la geometrica perfezione con cui si è concretizzato. Oggi in Iran le manifestazioni dell’opposizione nettamente sconfitta, ed il quadro neo-golpista che ne potrebbe emergere, saranno da soppesare con la dovuta cautela: Ahmadinejad ha già lanciato pesanti e lecite accuse contro la vergognosa disinformazione che l’Occidente ha portato avanti, paventando inesistenti brogli da due mesi e annunciando un vantaggio dell’opposizione nei sondaggi che nei fatti non ha mai trovato alcuna minima conferma.

    Le delegazioni dei giornalisti olandesi e di quelli spagnoli son state espulse dal Paese, e le manifestazioni sono state nei fatti vietate. E’ incredibile come, malgrado il risultato non lasci dubbi e sia nettamente a favore del presidente iraniano (andato ben oltre il 60% dei consensi), l’opinione mondiale sia ancora critica e nutra dubbi: mai visto per dire tanto fervore per elezioni in Paesi assolutamente non democratici come Arabia Saudita o Egitto, che però hanno il “pregio” di essere Stati “amici” nei confronti degli Stati Uniti d’America. Basterebbe pensare che mentre, anche dall’Italia piovono critiche contro il governo di Tehran, qui da noi, a Roma, andava in scena un patetico siparietto di strisciante accoglienza nei confronti di Gheddafi, un personaggio che non ha mai rappresentato sicuramente un “democratico esempio” di leadership politica, ma che negli ultimi anni si è progressivamente e palesemente aperto all’Occidente e alla sua “libera economia”.

    Siamo alle solite: due pesi e due misure. E mentre Ahmadinejad paventa ai mezzi di informazione la presenza di “forze esterne” che stanno fomentando un clima irreale di tensione, la Guida Suprema Ayatollah Alì Khamenei ha assicurato che partirà un’inchiesta per approfondire la questione dei presunti brogli elettorali. Brogli sempre più fantomaticamente sbandierati da un leader riformista fermo al 32% dei consensi, e mai dato in vantaggio da alcun organo o istituto mediatico in alcun dato parziale durante lo spoglio, ad eccezione di sè stesso, autoproclamandosi vincitore a due ore dalla chiusura delle urne, in pieno svolgimento delle operazioni elettorali. Un’arroganza e una presunzione che suonano sospette: chi e cosa si cela dietro l’opposizione filo occidentale di Mussavi?

    Andrea Fais
    Fonte: http://www.controventopg.splinder.com
    Link: http://www.controventopg.splinder.com/post/20765562/Brzezinski+dietro+le+rivolte+i http://www.controventopg.splinder.com
    15.06.2009

  2. Caro Freda è evidente che dietro i “casini” organizzati in Iran ci siano dietro gli usraeliani. La tattica è sempre la stessa , tipica dei guerrafondai stupidi e arroganti ,quali sono.
    Il problema è : quante persone in Italia sono abbastanza libere ed informate da non abboccare alla propaganda dei nostri media venduti?

  3. ero stata io a fare le obiezioni (le prime due almeno), e non ho nulla da aggiungere nè tanto meno da rispondere, a parte che non ho neanche finito di leggere questa sbobba. contenti voi di vivere in un modo di fantasia, contenti tutti. io saluto e taccio per sempre, almeno qui.

  4. condivido tutto dalla a alla zeta. Mi preoccupa la riduzione di capacità interpretativa della sinistra italiana che sbanda e rolla paurosamente in gran parte votandosi ai giovani che vorrebbero un Iran “democratico”

    Lo stesso disorientamento si è avuto in occasione della visita di Gheddafi in cui la questione fondamentale della riparazione dei crimini coloniali italiani in Libia è diventata secondaria ed inesistente rispetto la critica allo stesso Gheddafi. Conclusioni: Abbiamo contestato il tiranno e abbiamo anche confermato il razzismo profondo di una Italia colonialista

    Pietro

  5. Bravo Gianluca! Così si fa. E grazie per la controinformazione, anche se non avevo dubbi che dietro questa rivolta ci fosse un “manovratore”.
    Leggete “Confessioni di un sicario dell’economia”, di John Perkins, edizioni Minimum Fax, scritto da un americano che è stato soggetto di corruzioni e manipolazioni della politica interna di vari stati sudamericani e non: questo libro mi ha aperto gli occhi.

  6. Per ora, posso solo osservare che le modalità di soppressione delle manifestazioni popolari della repubblica teocratica sono le stesse delle repubbliche democratiche.

  7. Con tutto il rispetto…
    Io cerco solo di capire e valutare le argomentazioni.
    E specialmente queste ultime, mi paiono un po’ debolucce…

  8. Sarebbe interessante un parallelo con l’Italia. Che si direbbe se ad es. Franceschini la domenica delle elezioni verso le 18 proclamasse di essere il vincitore, e se la sera verso le 11,30, usciti i primi risultati dichiarasse che questi sono tutti truccati. Immaginiamo la convocazione il giorno seguente di una manifestazione a Roma, con cassonetti e autobus bruciati, vetrine spaccate, scontri etc., e un’altra il giorno dopo con tentativi di assalto alle caserme, con lo stesso Franceschini che arringa la folla. Si direbbe che la situazione è gravissima e che si tenta di ribaltare illegalmente l’esito del voto, no? Anzi, forse non ci si limiterebbe a controllare la situazione, ma ci sarebbe una risposta anche più dura. E poi, nei paesi dove si sarebbe in grado di truccare le elezioni in maniera così eclatante e brutale, come Moussavi sostiene sia avvenuto in Iran, in genere le opposizioni invitano al boicottaggio, non si presentano, denunciano IN ANTICIPO le elezioni come una farsa. In questo caso, invece, tutto sembra un copione preordinato.

  9. Caro gianluca sono d’accordo con te…!! è da molto tempo che seguo il sito ma non ho mai scritto appunti, questa è la prima volta..direi che la situazione stà sfuggendo di mano un poco a tutti…ma pochi se ne rendono conto…

  10. Gli iraniani e il movimento democratico iraniano hanno subito sempre l’ingiustizia che li veniva inflitto dalle forze straniere in collaborazione delle forze interne, ma non per mero profitto di queste ultime come avviene spesso nei paesi africani, bensi perché l’importanza geopolitica dell’Iran è vitale per l’equilibrio mondiale e per le forze che intendono egemonizzare il mondo e non solo medioriente o l’asiacentrale.

    Gli alleati Invaserò l’Iran (paese dichiarato neutrale durante la seconda guerra mondiale) nell’agosto del 1941 e senza quella invasione gli aleati non avrebberò potuto finire quella guerra nei termini e tempi come l’hanno concluso, alla conclusione della guerra l’Iran venne affidato alla dittatura dello scià nominato “il gendarma del Golfo persico”.

    Nell’agosto del 1953,la CIA e il mussad organizzarono un golpe contro Mosadee , rovesciando il suo governo democraticamente eletto dal Popolo mentre lo scià era fuggito a Roma e fecerò tornare lo scià al potere mentre Mosadeq veniva mandato in esilio per poi morire ed insieme a lui la lotta per la democrazia ed ora, l’iniziato a giugno ma probabilmente entro prossimo agosto,ci sarà un nuovo bagno di sangue in Iran , perché l’importanza geopolitica dell’Iran, secondo le potenze egemone del mondo, è troppo per essere lasciato nelle mani iraniane in un Iran libero e democratico.
    Gli equilibri del mondo del futuro fanno parte del motivo per cui oggi Ahmadinejad si trova a Mosca e di questo fanno parte anche i brogli elettorali che lo hanno dato per vincitore, su questi (i brogli e i motivi) ormai non ho dubbi, ma non credo che i riformisti iraniani siano marionette nelle mani delle altre forze contrapposte a quelli che oggi si sono riuniti a Mosca, poiché l’anima democratica dell’Iran da ben 200 anni lotta per la democrazia e la storia delle lotte democratiche iraniane non può essere macchiata dalle falsità che la vogliono accusare di “collaborazionsimo”.
    Certo che se nel mondo, particolrmente in questo momento storico direi epocale, ci sono “campi” da scegliere e ognuno alla fine sceglie di stare in un campo o in un’altro, ma il movimento democratico iraniano resta nel campo neutrale poiché la memoria degli iraniani circa le interferenze delle potenze straniere non è negoziabile o cancellabile, favore di un campo o dell’altro.

  11. Scusate, ma di cosa state parlando?
    Qui siamo semplicemente di fronte a un signore, Ahmadinejad, che piaccia o non piaccia dietrologia più dietrologia meno, è stato riconfermato alla presidenza ottenendo più di 19 milioni di voti sui quasi 40 milioni di iraniani che hanno votato.
    Mentre un altro signore, Mousavi, ne ha presi solo poco più di 9 milioni e non riconosce la sua pesante sconfitta mandando in piazza qualche centinaia di migliaia di persone che, se non si auto-controllano, prima o poi saranno veramente massacrate. Altro che i pochi morti che ci sono stati finora (sempre se sono veri i numeri che arrivano dai cosiddetti cosiddetti riformisti).

    E una repressione da parte delle cosiddette Forze dell’Ordine, qualsiasi nome abbiano, verso una guerriglia urbana che non riconosce l’esito elettorale (così netto poi, tra l’altro) accadrebbe in tutto il mondo, dagli USA ai Paesi europei, dalla Russia alla Cina ecc. ecc. con morti, feriti e arresti.
    E’ successo, succede e succederà sempre.

  12. Bisogna chiarire alcune questioni:

    – Esiste in Iran un comitato (comitato di controllo della regolarità delle elezioni) che comprende un numero di delegati quanto sono i seggi, delegati che hanno il compito di osservare(e non far osservare)che non ci siano i brogli. A detto del capo di questo comitato; Ayatollah Mohtashami, il quale appena 2 ore dopo la chiusura dei seggi ha denunciato i brolgi, i sostenitori di Ahmadinejad avrebberò compiuto atti illegali in 75% dei seggi.

    – Il sito “Farnews” sostenitore di Ahmadinejad, senza avere mai pubblicato sondaggi prelettorali, alle ore 23.30 locali cioé, appena un ora e mezzo dalla chiusura dei seggi, senza far riferimento ai probabili exit poll(che per legge devono essere publicati e dichiarati tale)dava Ahmadinejad vincitore con 63-64% delle preferenze. A questa palese provocazione dei sostenitori di Ahmadinejad, alle ore 24.00 locali, mussavi rispondeva, riferendosi sia ai sondaggi prelettorali pubblicati che ai exit poll (ufficialmente pucclicati anche essi), dichiarando che secondo questi dati sarebbe lui il vincitore con circa 65% delle preferenze.

    – Ad Ayatollah Karrubi e Mohsen Rezai sarebberò andati rispettivamente, circa 650 mila e 250 mila preferenze, mentre questi candidati, i quali protestano ufficialmente anche loro contro i brogli, hanno un elettorato di 7-9 milioni il primo e di 5-6 milioni il secondo.

    – I Basiji, la mattina dopo cioé il sabato successiva al venerdi eletorale, hanno invaso la sede del Ministero degli interni dove arrivano tutti i contenitori dei voti da tutti i seggi di tutto l’Iran per il conteggio a mano, mandando via tuti i dipendenti, dicendo loro che “oggi il ministero è chiuso”.

    – Esiste una denuncia firmata(con nome, cognome, titolo e ogni dato sul ruolo nel ministero) di 300 tra dipendenti e dirigenti del Minsitero degli interni, secondo cui i Basiji avrebberò tolto dalle mani di personale adetto alle elezioni i lro compiti, ostacolando lo svolgimento delle loro funzioni nel conteggio dei voti.

    Questi sono le questioni principali su cui si basa l’accusa di brogli eletorali rivolta a Ahmadinejad e ai suoi sostenitori. A tuto ciò va aggiunta la testimonianza dei delegati del comitato(di cui sopra) sulle interferenze dei Basiji durante le votazioni.

  13. Fatti, non pugnette.

  14. Per Eli e a proposito di libri
    Fratelli d’Italia
    Ferruccio Pinotti
    Edizione BUR
    Pag.735 lettera E.
    Nel libro Fratelli d’Italia non è presente ne citato nessun Elkann Alain
    Un pò di notizie su Elkan

    Nasce da un padre francese e da una madre italiana, ambedue di religione ebraica.
    La madre, Carla Ovazza, discende da una famiglia di banchieri di Torino (nel 1976 sarà vittima di un sequestro di persona).
    Un suo zio, il banchiere Ettore Ovazza, convinto aderente al Fascismo e amico di Mussolini, fondatore del giornale ebraico antisionista La Nostra Bandiera, fu assassinato nel 1944 dai nazisti insieme a tutta la sua famiglia.
    Il padre, Jean-Paul Elkann, banchiere e industriale, è stato presidente della Comunità ebraica di Parigi (1967-1982) e a lungo ai vertici dell’amministrazione della Christian Dior SA.

    Alain Elkann ha sposato nel 1975 Margherita Agnelli, figlia del defunto presidente della FIAT Gianni, dalla quale ha avuto tre figli dei quali due hanno intrapreso la strada del nonno,
    Lapo Elkann e John Elkann. Dopo il divorzio si è successivamente risposato con Rosy Greco.

  15. Kadkhodai, portavoce del “Consiglio di Guardiani della Costituzione”, dopo l’incontro coi rappresentanti dei tre candidati durante il quale essi hanno presentato l’istanza di protesta ufficiale e denuncia di brogli e la richiesta dell’annullamento dei risultati dichiarati dal ministero degli interni:

    I RISULTATI DICHIARATI HANNO VALORE LEGALE SOLAMENTE DOPO LA CONFERMA DI ESSI, ENTRO 10 GIORNI DALLA FINE DELLE VOTAZIONI ,COME STABILITO DALLA COSTITUZIONE E LA FATTIBILITA’ DELL’ANNULLAMENTO DI QUESTI, DOPO LE DOVUTE VERIFICHE E PALESARSI DI BROGLI, E’ COMPRESO IN QUESTA PROCEDURA.

    Nella suddetta conferenza stampa, un giornalista ha domandato; SCUSI TANTO, MA IL FATTO CHE IL CAPO DEL CONSIGLIO E DUE MEMEBRI DELLO STESSO SIANO , IL PRIMO L’IDEOLOGO DI AHMADINEJAD, E GLI ALTRI DUE MINISTRI DEL SUO GOVERNO, NON PUO’ INCIDERE SULLA CORRETTEZZA DELL’OPERATO DEL CONSIGLIO E NON PUO’ CREARE DUBBI CHE IL CONSIGLIO POSSA GARANTIRE LA DOVUTA TRASPARENZA NELLA PROCEDURA DI CUI STA PARLANDO ?

    Kadkhodai ha risposto; IL CONSIGLIO HA COMPITI COSITUZIONALI E LE SUE DECISIONI VENGANO MESSE A VOTAZIONE INTERNA QUINDI IL PROBLEMA CHE LEI PONE NON INCIDE SULLA CORRETTEZZA DEGLI OBBLIGHI A CUI IL CONSIGLIO E CHIAMATO RISPONDERE!!!

    Boh, saremo a vedere.

  16. Io invece aspettavo proprio il suo commento…mi interessa

  17. Mi viene da dire solo una cosa:
    per essere avverso al modello economico-culturale-politico imperialista degli stati uniti non mi serve far finta e convincermi che Ahmadinejad sia “il buono” in questa storia

  18. In quanto alle minacce di tacere è già la terza volta che ne parli. Vuoi che ci cospargiamo il capo di cenere e ti scongiuriamo di non farlo? Bah….

  19. Nessuno, grazie della precisazione. Te l’avevo detto in una nota seguente che avevo controllato su Fratelli d’Italia, e la notizia non era lì. Chisà dove l’ho presa. ‘Sto Alain Elkann poi mi sta così sulle scatole, con quell’aria da frocio mancato…Preferisco Lapo, guarda!

  20. Brzezinski non ha alcun genio geostrategico particolare: ha solo grande influeza su alcuni settori della CIA.: afghanistan docet.

  21. Una domanda per REZA:
    in Iran che lingua si parla prevalentemente? Mi spiego meglio: io so che la lingua principale è il farsi o persiano e non, come molti credono, l’arabo.
    Assodato ciò, è mai possibile sentire a teheren il grido Allah u akbar? Non sono parole arabe e non persiane? Questo per dire: è mai possibile che i giornalisti dicano di aver ascoltato quel grido nella notte?
    GRazie

  22. In Iran si parla Farsi, Azeri,Kurdi, Lori e l’Arabo.
    La lingua Del Corano è l’Arabo e Allah Akbar si sente tra volte al giorno dai Moezin in tutto il paese.
    Si, in Iran è frequente sentire gridare Allah Akbar nelle manifestazioni.

  23. Hai proprio ragione! Da oggi in poi guarderò solamente il TG4, studioaperto o il TG1. Quelli si che danno informazioni davvero obiettive!!!! Pero’ prima devo lobotomizzarmi perchè per il momento ho un cervello che funziona.

  24. L? iran e’ diviso in due, l’ iran quello vero di sempre, fondamentalista e chiuso, tanto ci si campa uguale, e bene se volgiono,
    e l’ iran giovane, che vorrebbe cambiare, ma non ha ne capo ne cosa.
    Il cambiamento che vorrebbero, quelli delle nuove generazioni,
    non e’ altro che un’ apertura all’ occidentale del loro paese,
    industrializzarsi, rokettarsi, liberarsi, ecc ecc.
    Dalla padella alla brace alla fine.

    Potrei pensare che non sia cosi, e che il loro candidato abbia maggiori vedute del privato iraniano,
    e che sia solo un riassestamento migliore del loro paese,
    senza intrufolarsi in morali religiose e politiche di parte, per arrivare a confronti come si sa’.
    Ma difficile pensarlo. Chi si e’ liberato del (vecchio), e’ caduto come una patata, nel minestrone globale.
    Hanno anche loro il loro pope interno, che verrebbe detronizzato, perche’ una linea, non puo’ stare in piedi con la linea di sempre.
    Altri popi arriverebbero, con altre vesti. Solo cosi terrebbe la democrazia globale,
    altrimenti, sarebbe solamente un’ apertura ad esporsi frontalmente con il tutto, che e’ usa, che e’ israele.

  25. Rimanendo su questo, le elezioni sono state distorte. Falsate in pieno.

  26. Poi mi chiedo pure, perche’ gli elettori della parte presunta vincente, non scendono in piazza?

  27. Non credo propio che l’ iran diventando democratico, non piu’ sotto le vesti di islamico chiuso contro usa e isdraele, rimanga sempre da solo. Dovra’ assoldarsi per forze maggiori, o da una parte o dall’ altra, o nel suo fare, fara’ i favori o i torti di una parte o dell’ altra.
    Penso che chi per loro, giustamente o no, abbia gia’ scelto, andando come prima visita, nel giro di pochi giorni, in Russia.
    Con il governo di ora, si va’ in Russia, con un governo dell’ opposizione beffata, si va in Usa.
    Vedremo alla fine che ha vinto le elezioni, veramente, da come si buttera’ la massa degli iraniani.

  28. Obama oggi in un’intervista alla Cnbc ha detto “Penso che sia importante capire che, nonostante lo straordinario fermento in Iran, la differenza tra le politiche concrete di Ahmadinejad e di Moussavi non e’ tanto grande come appare. In entrambi i casi siamo di fronte a un regime ostile agli Stati Uniti”. E ora si aprano le danze della dietrologia…