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DIETRO LE QUINTE DEL OBAMISMO

DI CARLO BERTANI

Il presidente Obama impazza ai quattro venti sulle reti televisive, compiendo anche qualche gaffe: sappiamo, quando l’attività ferve, che un errore linguistico – come quello sulle Paraolimpiadi – può scappare. Fossero questi i problemi.
L’esaltazione è al massimo: quello che non condividiamo è il giocoso ottimismo di Vittorio Zucconi[1] – forse la miglior “penna” italiana negli USA – come se bastasse essere giovane, negretto, simpatico ed atletico per rovesciare decenni di soprusi, interferenze interne nella politica d’altri Paesi, sciagurate scelte economiche, truffe finanziarie, innaturali compari strategici, omissioni climatiche…con in aggiunta una spocchia ed una presunzione senza pari.

Quando si hanno le pezze al sedere – caro Barack, caro Vittorio – la prima cosa da fare è un bagno d’umiltà.
Lo ha ricordato, con naturale ed estrema semplicità, l’ayatollah Ali Khamenei – massima autorità degli sciiti iraniani – affermando “ho sentito slogan sul cambiamento, ma il cambiamento non si è visto[2].
Comprendiamo le “peste” (o “la” peste?) nelle quali si trova impelagato fino al collo il giovane Presidente USA: dopo otto anni di sciagure “targate” Bush, la china da risalire è dura e deve lottare su più fronti, interni ed internazionali.
Siccome Barack – nei suoi affetti personali – pare baciato dalla fortuna più di un “galletto” come Clinton o di un “sorvegliato speciale” come Bush, sembra aver dimenticato che, in amore come in politica, ciò che regge al tempo sono i compromessi, il buon senso e le concessioni. I buoni propositi, dopo i tradimenti, lasciano il tempo che trovano.
E, di “mogli tradite”, la diplomazia americana ne ha interi harem, sparpagliati nei cinque continenti (non abbiamo notizie di guai dall’Antartide). Più, ovviamente, mogli, fidanzate, compagne ed amanti deluse che si ritrova in casa.

E’ proprio di oggi la notizia che un’antica fidanzata – con la quale, nel passato, ci fu baruffa forza 9 – ha sbattuto la porta e se n’è andata, senza nemmeno curarsi dell’argenteria o di chiedere gli alimenti.
Il Ministro della Difesa spagnolo, la signora Carme Chacon, Giovedì 20 Marzo 2009 ha annunciato direttamente ai militari spagnoli in Kosovo, appena scesa all’aeroporto di Djakova, che sarebbero tornati a casa[3].
Tralasciamo il minuetto diplomatico fra le cancellerie europee, quel “io l’avevo detto”, “no, non l’avevi detto”, “sì, l’ho fatto e non avete sentito”, “no, l’hai detto mentre eravamo voltati”.
Suvvia, signori, queste sono manfrine e giochetti che si fanno alla scuola elementare: “Marco ama Francesca”, “no, ama Giada e lo sa anche la maestra”, “li ho visti mano nella mano in cortile”, “no, Giada m’ha assicurato che andrà solo al suo compleanno”.
Insomma, signori Ministri degli Esteri (‘Gnazio, hai sentito?), lasciate il banco delle elementari e rendetevi conto che siete in diplomazia. Dovreste dissertare su Metternich, Bismarck, Pitt, Napoleone…e non di compleanni.

Il succo della vicenda è che 632 militari spagnoli lasceranno a breve una delle aree più “calde” del Kosovo, quella dove ci sono le enclave serbe, a serio rischio d’estinzione per la “magnanimità” del “presidente” kosovaro Hashim Tachi, un tizio che ha scansato il Tribunale dell’Aia nominandosi presidente di qualcosa che non si sa bene cos’è[4]. Anche Milosevich era presidente, o sbagliamo? Pronto, signora del Ponte? Tuut, tuut…sempre occupato…
La vicenda rischia di diventare un boomerang per l’Italia, perché gli spagnoli sono schierati proprio nel settore di competenza italiano e quindi toccherà all’Italia, in primis, metterci una pezza. Cioè alle nostre tasse…pardon, tasche.

Parentesi: la novella delle indipendenze “auto-proclamate” ci sembra proprio un bel passo in avanti della diplomazia internazionale. Ciascuno fa, del suo (presunto) territorio, ciò che vuole. Potrei fondare “Bertania”? Mi dicono di no.
A prima vista parrebbe la soluzione più semplice, ma come la mettiamo con quelli che abitano sì in quei posti, ma si sentono legati ad altri? Tutti i veneti vogliono un Veneto indipendente? Non ci sembra proprio: i dati elettorali parrebbero negarlo.
L’andazzo, ci sembra ancora una volta mutuato dalla scuola elementare, laddove – quando si litigava con il compagno di banco – si tirava una bella riga in mezzo e si minacciava: “Se oltrepassi il confine, ti pungo con l’ago del compasso”. Torniamo a chiedere alle diplomazie internazionali di salire, almeno, alle medie. Fine della parentesi.

La questione spagnola non è un fulmine a ciel sereno: è, semplicemente, la naturale risposta ad un pessimo andazzo che ricalca tutte le missioni internazionali.
“Si va tutti insieme e si decide di partire tutti insieme”: certo, però quel “tutti insieme” finisce per essere un semplice fonogramma da Washington.
Ricordiamo che, in Kosovo nel 1999, 19 aviazioni operarono (compresi gli AMX di D’Alema) così d’amore e d’accordo che – quando gli USA decisero di bombardare l’ambasciata cinese (una quisquilia, ovviamente, in diplomazia) – lo fecero senza avvisare nessuno. E la Francia iniziò a “passare” i piani di volo ai serbi: fu veramente una famiglia gioiosa e colma d’amorosi sensi. Si vide il seguito in Iraq.
Perché, oggi, la Spagna si smarca?

Per prima cosa, poiché l’aquila americana – dopo l’Iraq – non fa più paura a nessuno: con tutti i guai che hanno a casa loro, cosa potranno fare? In Italia non ci siamo ancora arrivati. In Francia, invece, ci sono ricascati.
In seconda battuta perché c’è una crisi economica e, se si “taglia” lo stato sociale, non si capisce perché non si possano tagliare i fondi destinati all’Italian Infantry Army in Kosovo. Che, pur essendo praticamente un corpo di spedizione dell’esercito americano, viene pagato dai contribuenti italiani. La Spagna ci è arrivata: noi, restiamo “fedeli alleati” e costruiamo nuove basi yankee come a Vicenza.

Queste sono controversie del breve e medio periodo – magari con qualche compensazione economica, un tempo, si sarebbero appianate – ma gli USA potrebbero oggi garantire al massimo qualche tonnellata di bond tossici. Thank you, not.
Nel lungo periodo, invece, questo “ritiro” è il segno di quel che sta avvenendo in America Latina.
La Spagna non fu nazione sconfitta nella Seconda Guerra Mondiale, e non aveva più – praticamente – possedimenti coloniali: particolari da non sottovalutare.
Gli stati latinoamericani pervennero da soli all’indipendenza, mentre il “boccone” più prelibato del restante impero coloniale spagnolo – le Filippine – fu ingurgitato proprio da Washington, imbastendo una false flag all’Avana (lo strano “attentato” alla corazzata Maine) in pieno stile Pearl Harbour od 11 Settembre.
Tutto passa in diplomazia, ma tutto resta, poiché gli interessi rimangono: se qualcuno ha dei dubbi, s’informi sulla “penetrazione” del Banco di Bilbao in America Latina.

A Sud di Monterrey, gli USA possono contare soltanto più su un “Fort Apache” in Colombia: per giunta, messo talvolta sotto scacco dai vicini. Se parlate dei gringo in Argentina, persino Maradona si mette alla testa di un treno per andare ad urlare la rabbia stratificata, quella di decenni di soprusi.
E poi Morales, Chavez, la Bachelet…oh, trovarne uno che si prostri a Washington: il Cile, aveva persino – timidamente – proposto un’affiliazione all’Unione Europea, mettendo in grave imbarazzo Bruxelles. Non scambiamo gli accordi commerciali di Lula con Bush per i biocarburanti: quelli sono affari e basta, e business is business.

Dove può trovare “sponda” la nuova America Latina – che s’è oramai affrancata dall’essere il “cortile di casa” di Washington – se non nell’antica madre/matrigna, ma pur sempre la nazione con la quale ha comunanza di lingua[5]?
Sappiamo d’accordi economici stabiliti fra il Brasile e l’India, militari fra il Venezuela e la Russia e poi Cina un po’ per tutti, ma Madrid rimane, per i latinoamericani, un faro. Molto, molto di più di Roma, che non ce la farà mai a scalzarla: basta osservare come sta andando la vicenda di Battisti.
La comunanza di lingua è un fattore importantissimo – oggi spesso ignorato, nel nome del cosiddetto “inglese internazionale” – ed invece, mentre l’impero americano declina, torna ad essere legame forte: riflettiamo che un libro in italiano può avere al massimo 60 milioni di potenziali lettori, uno in spagnolo rasenta il mezzo miliardo.

Per questa ed altre, moltissime ragioni, consiglieremmo ad Obama di meditare meglio sulla sua politica: per ora soltanto un ensemble di spot ben congegnati ad uso russo/cinese/europeo, che però rischia
no d’esser mal compresi nel resto del Pianeta. Ad esempio, quel “noi non negozieremo il nostro stile di vita”, ascoltato nel suo discorso d’insediamento, non ci è parso un gran biglietto da visita.
Il problema – caro Barack, caro Vittorio – è che di “mogli deluse”, all’interno degli USA, iniziano ad essercene troppe, e guai all’inquilino di Pennsylvania Avenue se dovessero saldarsi con i riottosi harem sparsi per il Pianeta: correremmo il rischio d’osservare, per la seconda volta, un film già visto.

Perché, Barack Hussein Obama, potrebbe rapidamente trovarsi – suo malgrado – rinominato in altro modo: Michail Sergeevič Gorbaciov.

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.com
Link: http://carlobertani.blogspot.com/2009/03/dietro-le-quinte-del-obamismo.html
21.03.2009

NOTE:

[1] Fonte: “Repubblica”, http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/esteri/obama-presidenza-5/zucconi-21mar/zucconi-21mar.html
[2] Fonte: “Repubblica”, http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/esteri/obama-presidenza-5/risposta-iran/risposta-iran.html
[3] Fonte: “Repubblica”, http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/esteri/spagna-kosovo/spagna-kosovo/spagna-kosovo.html
[4] Per avere maggiori delucidazioni sulle vicende kossovare, vi rimandiamo caldamente a Miguel Martinez su Kelebek (http://kelebek.splinder.com/ ). Soprattutto la “Storia di Reska”, uno dei più commoventi brani letterari pubblicati nell’ultimo decennio.
[5] Anche se il Brasile è di lingua portoghese, le affinità linguistiche (soprattutto sintattiche) sono molte. Basti pensare che gli spagnoli “nazionalisti” considerano il portoghese “un dialecto del gallego”.

Pubblicato da Davide

  • sultano96

    Bertani scrive:”Tutti i veneti vogliono un Veneto indipendente? Non ci sembra proprio: i dati elettorali parrebbero negarlo.”
    Ma è proprio sicuro che siano veneti? Le persone che risiedono in Veneto si possono definire veneti? Si è veneti solamente perchè residenti o per genealogia?
    Come mai nei Vangeli viene indicata fino la 42a generazione ascendente per avvalorare la giuidaicità di Gesù?
    Tutti coloro che esternano in modo così copioso, probabilmente, non riservano tempo ed energie all’approfondimento, ed i risultati sociali sono in mostra! Un esempio su tutti: la classe dominante, in grado di dissetare su ogni argomento, non conoscendone realmente alcuno!

  • TitusI

    No, hai ragione, anche perche’ di veneti in Veneto ne sono rimasti pochi, sono andati tutti all’estero alla fine del 19esimo secolo, dubito che abbiano procreato piu’ di 40 generazioni la dove sono andati, bisognerebbe chiedere anche a loro cosa ne pensano, sono ancora veneti, o no?
    Poi si dovrebbe chiedere ai cittadini dei paesi che li ospitano come la pensano, magari sarebbero contenti di fare un Veneto indipendente e mandarci dentro tutti i veneti, certo, ci sarebbe qualche problemino di sovrappopolazione, si sa, ma cosa non si fa per la liberta’…

    Hai proprio ragione e’ un tema complesso…

  • francesco67

    Il Bertani é un uomo intelligente ed una penna altrettanto capace. Solo che a volte mi perdo. Prima l’articolo soporifero sul perche spegnere il televisore. Cosa gia fatta da molte persone sensate e intelligenti. Poi mi parla di Vittorio Zucconi come migliore penna transatlantica, quando in realtá è solo un servo media main stream che di intelligente a dire la veritá dice poco. Infine parla di Spagna come baluardo di liberta decisionale militare. Io vivo in Spagna da più si sette anni. Il governo ed i politici sono sicuramente piú coerenti degli italiani (e ci vuole poco per esserlo), ciò non toglie che anche qui la politica è solo un gioco nelle mani dei potenti. Almunia, Solbes e Solana prendono parte regolamente a Trilaterali e Bilderberg. L’uscita dal Kosovo ha qui in realtá un senso piu di salvaguardia della frantumazione territoriale spagnola. Il Kosovo non é stato riconosciuto dallo stato spagnolo per gli evidenti problemi disgregazione rispetto ai paesi baschi ed alla catalogna. Tutti i politici indipendentisti aspettavano l’allineamento di Madrid al resto d’Europa nel riconoscimento Kosovaro, pero questo avrebbe legittimato proprio gli indipendentisti, cosa che il governo ovviamente non voleva. Non so quali beghe racchiude la missione in Kosovo. Non so se le miniere di Trepka siano solo beneficio di alcuni paesi della Nato, o anche degli spagnoli. Fatto sta che per la politica interna spagnola meglio il ritiro per risovere incongruenze decisionali indipendentistiche che la partecipazione al bottino kosovaro. Si, Bertani è una buona penna, però pensa ingenuamente. Chissá per indovinare bisognerebbe sempre pensare il peggio…Oscar Wilde docet.

  • nautilus55

    Io non so se Bertani sia fesso, però mi viene in mente che quelli che credono che il Bildenberg, gli Skull & Bones e tutti gli altri pubblicano gli elenchi dei partecipanti su internet e pure ci mettono la foto dell’albergo dove si riuniscono…sarannno tanto furbi?

  • nessuno

    Non mi risulta che chi partecipi a questi convegni fornisca la lista dei partecipanti.
    Se mi indichi dove lo hai letto mi fai una cortesia

  • nautilus55

    Puoi trovarlo qui http://en.wikipedia.org/wiki/Bilderberg_Group ma anche in tanti altri siti.

  • francesco67

    Si, in effetti fa un po pensare che Wikipedia possa parlare di queste cose. In tutti i modi l’estrapolazione delle parole Bilderberg o Trilaterale non modifica l’essenza del post da me commetato.

  • nautilus55

    E invece, cambia, perché Bertani ha semplicemente detto che Zucconi è un buona penna, niente d’altro: sei tu che hai tirato fuori la storia del Bilderberg, Anche la questione delle nazionalità spagnole…io sono stato in Spagna fino dal tempo di Franco, ho un fratello che ci lavora da anni…credi veramente che la Spagna abbia paura di una implosione? Questa è fantapolitica, credimi.

  • sultano96

    Venetie per l’Autogoverno
    Forse non tutti sanno che ……..
    NOI VENETI SIAMO GIA’ INDIPENDENTI !!!!
    Infatti, come una legge italiana riconosce al “Popolo Veneto” il diritto al proprio Autogoverno ( art.2 L.n.340 del 1971), una legge internazionale gli riconosce anche il diritto di costituire il proprio Stato in deroga alle leggi della Repubblica Italiana (L.n.881 del 1971 ).
    Venetie per l’Autogoverno è il primo partito che nasce con lo scopo di realizzare il trasferimento di tutti i poteri dalle Istituzioni della Repubblica Italiana presenti nel territorio alle Istituzioni di Autogoverno del Popolo Veneto.
    Venetie per l’Autogoverno riconosce come proprie istituzioni naturali e giuridiche quelle di Autogoverno del Popolo Veneto, e tuttavia partecipa alle elezioni italiane proprio per realizzare il trasferimento dei poteri.
    E’ nel potere del Popolo Veneto ritornare indipendente con le leggi attuali, ma il diritto risale al 1866, cioé preesistente all’Unità d’Italia .
    Il gruppo è attivo per le elezioni amministrative italiane 2009 con la presentazione di liste in diversi comuni e province del Lombardo-Veneto.
    Il programma è quello di realizzare l’Autogoverno dell’amministrazione del Comune e della Provincia nella gestione del territorio, della giustizia, del fisco e dello stato sociale.
    L’amministrazione comunale diventerà così il soggetto a cui tutti (imprese e dipendenti) pagheranno le tasse, potendo quindi, non solo ridurre l’imposizione fiscale, ma aumentare gli stipendi dei dipendenti e disporre di incredibili risorse per la gestione dei servizi comunali e sociali.
    Avvalendosi di queste leggi, il patto di stabilità che attualmente impedisce ai comuni di spendere anche i soldi in cassa, non potrà essere imposto alle amministrazioni in autogoverno, perché permesso dalla L.n.881 del 1977.
    Per Venetie noi intendiamo le terre venete in Veneto, Lombardia, Friuli-Venezia-Giulia, Trentino ecc.
    Se abiti in uno di questi territori è tuo dovere impegnarti per far rispettare questi diritti della tua gente.
    Iscriviti al gruppo o inviaci una email all’indirizzo email [email protected]
    Stiamo creando una rete di intervento e cercando gente per creare liste locali.
    Scrivici un commento con i tuoi riferimenti per essere contattato o telefona al 347 1416187
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