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DETROIT: RISTRUTTURAZIONE O TRASFORMAZIONE ?

DI TOM STEPHENS
Countercurrents.org

Come una vampata di calore

I regimi neoliberisti di austerità aziendale che si stanno aggressivamente impadronendo di tutto il mondo, dalla Grecia e dall’ Italia, fino al Wisconsin e alla California, non hanno lasciato indisturbata Detroit.

Sebbene troppo spesso Detroit sia rappresentata nei media aziendali come uno scenario di “sporche rovine’’, come una terra post-industriale desolata e senza speranza, come un cumulo di scorie umane, in realtà, ben oltre mezzo milione di persone ancora considerano casa propria quella che era la “Motor City”. Attraverso gli insulsi media locali e la leadership politica ciò non traspare, ma a livello popolare si respira per le strade l’ aria di un eccitante cambiamento.
Per i locali vertici neoliberisti di Detroit, la narrazione e la propaganda acritica riguardano solo la “ristrutturazione”.
C’è un accordo di stabilità fiscale, un comitato consultivo fiscale; un direttore di gestione del programma e un nuovo direttore finanziario, molto ben pagato. Il Governatore Snyder e il Sindaco Bing compaiono periodicamente davanti alle telecamere per dichiarare falsamente che stanno lavorando duro per risanare la città e la sua cultura patologica. Filantropi disinteressati insieme ai loro lacchè, non fanno altro che chiacchierare, su “allineamento’’, “sinergia’’ e “guadagni facili’’. Come se l’abuso di un gergo fatto di parole vuote servisse a qualcos’altro che non sia ingiustizia e oppressione.

Andy Dillon, tesoriere dello stato, prima di entrare in politica era esperto di ristrutturazioni aziendali. Anche Kriss Andrews, Project manager aziendale, era un esperto di ristrutturazioni aziendali prima di mettersi a capo della nuova struttura amministrativa di Detroit ‘’slow emergency manager’’ (gestione emergenze lente). Essi rappresentano gli interessi dell’1% (inteso) come classe degli investitori. Il comitato consultivo fiscale e Dillon cercano in ogni modo di ottenere i fondi necessari per l’ emissione obbligazionaria di quest’ anno. Detroit dovrà ingaggiare un’altra società esperta nel risanamento aziendale, (non erano forse addetti proprio a questo?), come pure un’altra ditta di “ristrutturazione operativa”. Wall Street sarà servita. Derideranno poi, le obiezioni della gente, raccontando che in realtà si tratta solo di un rilevamento aziendale.

Quando la finiremo con tutti questi “esperti di risanamento aziendale’’? Usando la retorica e l’ ideologia del “risanamento” la gara infame verso il fondo degli standard ambientali ed economici è diventata un ricircolo degli scarichi – per i sedicenti salvatori di Detroit ed i loro luoghi comuni del capitalismo disastrato, se non per la sua gente che conosce la lotta e il mutamento dalla scuola della vita vera. La leadership amministrativa continua a fare domande sbagliate –sempre se migliorare la qualità della vita della città fosse parte dei loro obiettivi – perciò essi proseguiranno a proporre le soluzioni sbagliate, finché non cambieranno il loro approccio da ristrutturazione a trasformazione.

Un ritornello urbano

Quando le nuove elites politiche del sudest del Michigan parlano in questi giorni del risanamento di Detroit, il significato essenziale non è rivolto a noi. Essi propongono di equilibrare le sfide poste dal budget a disposizione della città (sfide analoghe a quelle di altre comunità che si sono trovate a fare i conti con l’implosione economica globale di Wall Street, ma di maggiore entità) ma senza alcun beneficio per la gente di Detroit. La stabilità fiscale da raggiungere tramite l’austerità è la vera essenza di quello che essi chiamano risanamento.

Questa nuova messa in scena va sotto svariati nomi: socializzazione dei rischi e privatizzazione dei profitti; fallimento del sistema; alti e bassi del capitalismo; Wall street vs Main street; adattamento strutturale allo stile di vita del terzo mondo. Il processo è sempre lo stesso, le elites si arricchiscono e i cittadini di Detroit diventano sempre più poveri.

Tutto ciò porta ad un ampio, abbagliante, distruttivo fallimento della politica: lo scenario del “Turnaround’’ (ristrutturazione) fatto su misura per la bancarotta delle imprese che Bing ( Bing Steel) e Andrews (conversione dell’energia) hanno lasciato alle loro spalle prima di venire a molestare Detroit. La loro politica aziendale non è fatta per le necessità di Detroit. Essi sono sulla strada sbagliata. Detroit è una città, non un’azienda. Fino a quando noi altri continueremo a lasciarci trascinare tra i cespugli della loro stravagante truffa?

Ballando per strada

La gente di Detroit, quella che effettivamente ci vive, a differenza della gang del “turnaround”, che gioca a fare i “Detroiters’’ in TV, conosce alcune cose che non possono essere ignorate sugli uomini e sulle trasformazioni delle comunità. Le attuali condizioni di Detroit sono frutto della politica di austerità attuata dai vertici di Wall Street e dai suoi agenti corrotti; il percorso storico che ci ha portati fin qui è il risultato del disinvestimento patologico, del razzismo, delle disfunzioni regionali, della rachitica democrazia del dollaro e della privatizzazione della vita umana. La riconversione e il riallineamento non potranno avvenire senza confrontarsi con queste realtà, indipendentemente da quanto denaro si possa buttare nell’impresa.

Kurt Metzger, guru acclamato nella gestione della statistica demografica di Detroit, ha recentemente dichiarato all’ editorialista Rochelle Reilly di Free Press che non basterà essere “pilotati dai dati’’. “Ciò di cui Detroit ha assoluto bisogno è un approccio collaborativo, olistico e risolutivo, basato sulla realtà, che affronti contemporaneamente molteplici problemi: l’istruzione, il crimine, gli alloggi, i servizi, i trasporti e tutti i problemi ad essi collegati.’’
(http://www.freep.com/apps/pbcs.dll/article?AID=2012310140196)

La chiave di svolta per affrontare la situazione di Detroit sta nella differenza tra il programma di “ristrutturazione’’ e le sfide poste alla comunità di Detroit in termini di trasformazione politica, ambientale, economica ed energetica. Temi quali sistemi economici alternativi; la sopravvivenza ecologica del pianeta nonché della città, la fiorente comunità agricola della città; ed altri innumerevoli popolari e sostanziose caratteristiche di Detroit, che non rientrano nello scenario della “ristrutturazione’’.

I cittadini di Detroit, che causa forza maggiore, ogni giorno devono affrontare le attuali ristrettezze, si chiedono cosa possono fare per creare e, assumersi nuove responsabilità per affrontare questo periodo così difficile, e si richiamano all’ idea del Social Forum USA 2010 : “Un altro mondo è possibile’’. Per loro “Un’ altra Detroit è possibile!’’

Sarà duro a Detroit affrontare sfide reali come il clima, l’energia, l’istruzione, i trasporti, la sicurezza, proteggere i diritti umani. Immagino che sarà così in qualsiasi altro posto. Ma Detroit ha un vantaggio, malgrado la storia della deindustrializzazione; la tradizione dei diritti del lavoro e dei diritti civili persiste in nuove forme quali l’Occupazione (Occupy nell’originale, NdT) e innumerevoli iniziative spirituali, sociali e creative. Tutto ciò fornisce un senso di positività e attivismo d’urgenza tipico di Detroit.

La popolazione di Detroit è tra quelle più preparate al mondo per affrontare questo periodo di crisi, loro sanno cosa è necessario fare. Tuttavia la città al momento è governata da una politica di ristrutturazione e rilevamento (takeover nell’originale, nel senso di presa del potere di controllo aziendale, NdT), senza riconoscere, né tanto meno servire la dignità dei cittadini comuni i quali devono convivere con le conseguenze reali delle decisioni di ristrutturazione. Come possiamo non guardarci attivamente intorno per trovare scelte che ci consentano di trattare le conseguenze del collasso economico del 2008 e un futuro incerto? Questo è esattamente ciò che stiamo facendo.

Cosa avverrà?

Il professor Peter Hammer dirige il Damon Keith Center per i Diritti civili alla Scuola di Legge della Wayne State University di Detroit, ma il team attuale di “ristrutturazione” al vertice della città non ha nemmeno considerato la sua prospettiva della nostra situazione né tantomeno le sue potenziali soluzioni.
Per esempio, nella sua recente introduzione al Journal of Law and Society, Vol. 13, No. 1, troviamo:

Quando un’ amministrazione fallisce, il popolo ne soffre. Individui e gruppi minoritari non si sentono rappresentati. Le scelte nazionali sono corrotte dagli interessi privati di chi governa, la comunità si impoverisce, i servizi pubblici necessari vengono negati, i comportamenti di segregazione razziale perpetuati, e l’ intero sistema scolastico è minacciato di collasso.

Un buon governo ha otto caratteristiche fondamentali. Che sono: la partecipazione, il consenso diretto, la responsabilità, la trasparenza, la reattività, l’efficacia e l’ efficienza, l’equità e la lealtà e il rispetto del principio di legalità. Ciò assicura la minimizzazione della corruzione e la considerazione, nelle decisioni importanti, delle esigenze di minoranze e delle voci più vulnerabili della società. È più facile esaminare criticamente i difetti di altri paesi che esaminare introspettivamente le nostre istituzioni; ma noi dobbiamo esaminare criticamente le nostre istituzioni. Il governo ha un’infrastruttura, alcuni aspetti della quale sono profondamente radicati nella cultura, nel tempo e nella legge.

Altri aspetti del governo possono essere manipolati più facilmente. Le linee di confine che determinano le circoscrizioni elettorali, sembrano scritte sulla sabbia, sono facilmente modificabili e frequentemente manipolate. In modo analogo, ciò che condanniamo come corruzione nel terzo mondo, nel nostro paese regola i finanziamenti delle nostre campagne elettorali. La linea che separa il mercato pubblico da quello privato è molto sottile, e l’ influsso del potere si avverte su entrambi i fronti.
Ma ovviamente in entrambi i settori a pagare le conseguenze sono sempre i più poveri e le minoranze. I buoni risultati non ci saranno mai senza una che vi sia da parte di chi governa una politica migliore.

Là dove il Michigan sembra spingere sulle problematiche dei manager dell’emergenza e della competizione per le scuole pubbliche, esso invece rientra pienamente nelle problematiche di un efficace governo regionale.

Il Sudest del Michigan rimane una delle aree metropolitane del paese più segregate, sia dal punto di vista razziale che economico. Per questo motivo Detroit e la regione intera, non riescono a superare la crisi finanziaria.

Senza l’ integrazione razziale non può esserci integrazione economica.
Dagli anni ‘20 agli anni ‘50 Detroit era caratterizzata da una suddivisione razziale definita da linee invisibili, ma difese a spada tratta. Quando questi confini hanno ceduto, i cittadini bianchi di Detroit sono andati oltre i confini della città, e le nuove linee di divisione sono divenute più facili da difendere e più difficili da oltrepassare.

La conoscenza della fisica è indispensabile per muoversi in campo ingegneristico, così come è necessario avere conoscenze di biologia in campo medico. Lo stesso vale in politica, una buona politica attiva presume indispensabili conoscenze di governo.
Bisogna migliorare i processi decisionali e il processo attraverso cui vengono attuate le decisioni in Michigan e tutto il paese.
In definitiva, le teorie di governo pubblico devono essere incentrate sul popolo e facilitare la sua partecipazione attiva.

C’è una parola per i leader locali che ignorano volutamente queste conoscenze: fallimento.

La vera Detroit, l’adorata comunità di Detroit, e non la Detroit che si identifica i ristrutturatori, la vera Detroit è troppo grande per fallire così. Puntiamo sulla trasformazione. Diamo un taglio alle ristrutturazioni aziendali prive di equità per i 700mila cittadini.

Tom Stephens

Fonte: www.countercurrents.org
Link: http://www.countercurrents.org/stephens311012.htm
31.10.2012

Traduzione per www.Comedonchisciotte.org a cura di CINZIAI e TRUMAN

Pubblicato da Truman

  • Fabriizio

    non ho assolutamente niente da dire

    ma 1234 persone hanno letto quest’articolo

    senza sentire il bisogno alzare la gambetta e orinare sull’albero.

    e ho pensato che potevo sobbarcarmi io dell’onere.