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DESTRA, SINISTRA E ALTRI TIC ANTROPOLOGICI

DI MIGUEL MARTINEZ
kelebek.splinder.com/

Questo blog ha due piani: quello dei miei post e quello dei commenti.

Come ho già detto altre volte, per qualche misterioso motivo, i commenti sono spesso di altissimo livello, e toccano i temi più svariati – invito i lettori a non fare come me, che in genere guardo solo i post ma non i commenti dei blog altrui.

Tra le persone che aiutano a mantenere questo livello, c’è Andrea Di Vita, con cui in genere concordo mirabilmente.

Ieri lui ha fatto un’affermazione con cui invece non concordo: in questo articolo, quando critico “Andrea” non intendo in realtà lui, ma unicamente l’affermazione che lui ha fatto e che riporto qui.

Come sapete, quasi tutti i paesi occidentali hanno un elettorato spaccato quasi esattamente a metà tra un partito che si potrebbe chiamare “di Sinistra” e uno che si potrebbe chiamare “di Destra“.

E’ una spaccatura che esiste, che coinvolge milioni di persone, ma che non si riesce mai a definire.

Andrea Di Vita ha cercato di dare una breve definizione:

La Destra, di qualunque tipo (conservatrice, fascista, ecc.) parte dall’idea di difendere dei Valori Fondamentali dell’Essere Umano. L’appartenenza alla comunità dei credenti in tali Valori è dunque il criterio di base (siano essi Valori della Lega della Chiesa o del Partito). Chi non appartiene a tali valori è comunque un minus habens: ”io sono la la vite e voi i tralci, i tralci staccati dalla vite non portano frutto, seccano e vanno nel fuoco”. Per la Destra la libertà è la libertà DA qualcosa: il male, il peccato, la Reazione, l’Immigrato, cambia di volta in volta, non ha importanza. Un ovvio esempio di Destra è lo stalinismo.

La Sinistra dice invece che cio’ che conta è il comportamento concreto dei singoli, non essendoci necessità di qualcosa come dei Valori Fondamentali a distinguere nella loro presunta Essenza o Anima o Razza o Identità gli esseri umani gli uni dagli altri. Un caso particolare è il marxismo (che parla di rapporti di classe), un altro è il libertarismo anarchico (che invece sottolinea l’importanza della autonoma responsabilità individuale), un altro ancora il relativismo etico proprio degli Illuministi, un altro è l’Epicureismo. Per la Sinistra la libertà DI fare qualcosa (gli acquisti, oppure l’aborto, oppure l’amore ecc.).

E’ chiaro che ogni forma di oppressione legalizzata, così come ogni linciaggio, ecc. è possibile solo quando ‘Io Ho Ragione E L’Altro Ha Torto’.”

Moltissimi italiani che si definiscono di Sinistra si riconosceranno nella definizione che dà Andrea. Anzi, diciamo che tranne pittoresche frange staliniste, la grande maggioranza di chi si dichiara di Sinistra vi si riconoscerebbe.

Ma questa definizione è utile per dividere in due la specie umana?

In Italia, chi vota per la coalizione detta di centrosinistra non coincide affatto con chi si dichiara di Sinistra. La divisione elettorale in due campi – che tendiamo a chiamare con i nomi primordiali di Destra e di Sinistra, come potremmo invece chiamarli di Su o di Giù – rispecchia semplicemente un sistema elettorale sostanzialmente uninominale. E il voto si basa molto di più su interessi concreti, che dipendono dal luogo dove si vive, dalla famiglia di provenienza, dalle proprie aspettative, molto di più che da astrazioni.

Le persone che si ritengono “di Sinistra” saranno al massimo il 20% della popolazione, una minoranza rispettabile, ma niente di più. Si può definire “di Destra” il restante 80% della popolazione?

E negli Stati Uniti, dove esiste sì la divisione in due partiti, ma dove quasi nessuno si dichiara “di Sinistra” o “di Destra”? E’ corretto definire “di Sinistra” quegli statunitensi che si riconoscerebbero nella definizione data da Andrea, ma che respingono l’etichetta “Sinistra”?

Ma il problema principale sorge con il termine “Destra“, che a mio avviso non è affatto complementare a “Sinistra”. Infatti, “Sinistra” è un termine che la Sinistra usa per se stessa; “Destra” è un termine che la stessa Sinistra – e nessun altro – usa per definire chi non è di Sinistra. Una divisione in due della complessità umana, che ricorda quella operata dai seguaci di Gesù. Che legittimamente definivano se stessi “cristiani”, e illegittimamente definivano tutto il resto dell’umanità “pagani”.

Il termine “Destra” viene fatto proprio, in Italia, da pochissime persone. E a volte solo per riflesso mediatico. Uno che dice “io voto a destra perché non mi piace che le Coop abbiano il monopolio degli appalti nel mio comune“, non sta affermando di essere di Destra, bensì usa un’abbreviazione del termine mediatico “coalizione di centrodestra”.

Il termine “Destra” viene respinto per primo dalle persone che i media chiamano “di estrema Destra”, cioè i neofascisti; ma anche dalla grande maggioranza degli ex-democristiani che si dichiarano piuttosto “moderati” o “di centro“. Solo alcuni accesi anticomunisti usano il termine Destra: “sì, sono di Destra, e allora?” E’ un termine reattivo, per dire, “io sono il contrario di voi di Sinistra”.

Molti in Italia si dichiarano “di Sinistra”, magari in maniera paradossale – lo hanno fatto, che mi ricordi, Berlusconi, Bossi e Maroni. Questo evidentemente significa che il termine “Sinistra” ha un valore di mercato molto diverso dal termine “Destra”. Non tra il 20% di italiani di “Sinistra”, ma nella società in generale. Cioè nella società che la Sinistra critica.

Ora, se il 20% degli italiani si riconoscono come di Sinistra, e il 5% come di Destra, cosa ne è del restante 75% della popolazione? E quel 5% che si ritiene “di Destra” si riconoscerebbe nella definizione che dà Andrea Di Vita?

Se esiste una Sinistra, non esiste una Destra. Esistono innumerevoli “non sinistre”, che la Sinistra accomuna arbitrariamente nella categoria di “Destra”.

Esistono cattolici conservatori che ritengono che le leggi umane debbano riflettere quelle divine, ma che credono anche a forme di solidarietà sociale: tutti fratelli perché figli di un unico Padre.

Ma esiste una “non sinistra” infinitamente più potente, che agisce in maniera pragmatica, con importanti sottintesi filosofici che però non si esprimono quasi mai come verità scritte. In sintesi, il sottinteso è: il mondo è caos, non esiste né Dio né senso, ma la libera volontà dell’individuo che si esprime attraverso la potenza faustiana dell’impresa.

L’impresa devasta e crea, trasforma tutto nello scontro quotidiano con la natura e tra gli uomini: uno scontro che ha bisogno di ciò che si chiama “democrazia“, perché è solo nella libera concorrenza politica ed economica che emergono i migliori.

L’impresa inventa un senso al mondo e incidentalmente migliora la vita a tutti coloro che sanno cogliere l’opportunità. Il resto del mondo è destinato a soccombere a causa di superstizioni, rigide regole, stati scialacquatori, vincoli familiari e culturali, regimi non democratici.

Il filosofo Leo Strauss ha espresso abbastanza bene questa ideologia, per cui la chiameremo “straussismo“: solo per capirci, perché Leo Strauss non ha inventato nulla e probabilmente è ignoto alla maggioranza delle persone che io chiamo arbitrariamente “straussisti”.

Questa è la cultura dominante di coloro che oggi fanno realmente la storia. Che non sono blogger, bensì imprenditori, militari e uomini della finanza. Lo straussismo quindi è la “non sinistra” che conta. Ma è “Destra” nel senso in cui la intende Andrea?

Anzi, mi viene il sospetto che lo straussismo abbia qualche punto di contatto con la “Sinistra” descritta da Andrea.

Ovviamente c’è una differenza importante: il libero individuo di Andrea è sicuramente rispettoso del prossimo, mentre il libero imprenditore straussista il proprio prossimo lo licenzia o lo bombarda. Però questa differenza non rientra nella classificazione di “Destra” e “Sinistra” che Andrea ha proposto.

Questa affinità non ha nulla di strano. Infatti, né la Sinistra di Andrea, né lo straussismo, sono pensieri astratti che sorgono dal nulla: sono entrambe prodotti del ceto medio-alto urbano dell’Occidente capitalista. Non a caso, la Sinistra di Andrea riceve definizioni individuali e non sociali: non si parla di cibo, di istruzione, di pensioni, ma di acquisti, aborto e amore.

Tutte cose che il libero mercato in principio dovrebbe offrire in abbondanza a chi detiene i mezzi economici.

Per questo motivo, la Sinistra di cui lui parla non ha rapporti con i movimenti che si sono dichiarati di Sinistra e hanno fatto la storia: in Russia, in Cina, in Vietnam, in Messico ad esempio. Anzi, credo che tutti i movimenti storici di quel tipo verrebbero da lui classificati come di “Destra”. Ma se quei movimenti sono stati di Destra, e sono state di Destra anche le istituzioni a cui si sono opposti, vuol dire semplicemente che il “Terzo Mondo è di Destra“; mentre il finanziere gay di Parigi che vota Sarkozy è “di Sinistra”.

“E allora, tu cosa proponi“, sento già sussurrare.

Niente. Nel senso che intendo usare i termini “Destra” e “Sinistra” il meno possibile, e quando li uso, cerco di farlo nel senso meno trascendente possibile. Ad esempio mi può scappare di definire di “Destra” chi in questo momento vuole fare tagli alla scuola pubblica (e più tagli propone, più diventa di “estrema Destra”). Non perché esista un astratto archetipo di “Destra”, ma semplicemente perché oggi si tratta di un progetto che è condiviso da gente che si riconosce più o meno come di “centrodestra”.

E va benissimo usare questi termini anche in riferimento ai buffi tic antropologici che caratterizzano alcuni italiani. Che so, è di Destra fare grandi matrimoni cui si invitano tutti i parenti, è di Sinistra fare le ore piccole in sale fumose litigando sugli aggettivi da usare in un Documento Politico.

Ma la vita è un’altra cosa.

P.S. Invito Andrea a rispondere, se vuole, non con un semplice commento, ma magari con un testo lungo da spedirmi in privato, e che ovviamente pubblicherò.

Miguel Martinez
Fonte: http://kelebek.splinder.com/
Link: http://kelebek.splinder.com/post/21341326/Destra%2C+Sinistra+e+altri+tic+a
20.09.2009

Pubblicato da Davide

  • stefanodandrea

    Destra e sinistra sono concetti relativi, nello spazio e nel tempo.
    Nell’ottocento, la sinistra è stata a lungo, nei paesi europei, la portatrice delle “idee nuove”: le idee liberali, che gli avversari dopo il 1870 cominciarono a definire nichiliste.
    Con l’emergere del lavoro (principalmente degli “uomini di fatica”), il termine sinistra ha designato le politiche sociali e non tutti quelli che fino ad allora erano stati di sinistra lo restarono: la sinistra infatti, ormai, intendeva risolvere problemi diversi che appartenevano a ceti e classi diverse da quelle che avevano accolto le “idee nuove”.
    Se il Fascismo sia sato di sinistra o di destra dipende da ciò: cosa ha fatto il Fascismo sul piano delle politiche sociali (introduzione dele ferie obbligatorie, previdenza sociale, alfabetizzazione primaria e secondaria, ecc.) rispetto ad altri regimi, autoritari, totalitari o democratici, che intorno al 1920 si trovavano in una situazione sociale simile o identica a quella italiana? Se ha fatto molto o abbastanza allora il fascismo è stato di sinistra. Se non ha fatto abbastanza o ha fatto poco (sempre in relazione ad altri Stati che si trovavano nella medesima situazione) allora è stato di destra. Non ha senso, invece, paragonare la politica sociale ad un ideale astratto, che magari in quegli anni non si incarnava nemmeno nella Unione Sovietica. Non bisogna dimenticare che nel 1936 (o giù di lì) Togliatti e altri 61 dirigenti del Partito comunista d’italia scrissero una lettera ai “compagni in camicia nera” nella quale dichiaravano che condividevano interamente il programma diciannovista (del partito fascista) e li invitavano ad abbandonare il partito fascista perché, a loro modo di vedere, di quel programma, nella politica del regime, non era restato niente.
    Poiché la questione sociale restò a lungo il tema politico per eccellenza, si deve dire che anche la Democrazia Cristiana, almeno dalla metà degli anni 50 in poi fu di sinistra. E man mano che passava il tempo era sempre più di sinistra. Espropriazioni e distribuzioni delle terre; il piano casa di Fanfani (che nel 1941 aveva scritto un libro il cui titolo era pressappoco “i principi dell’economia corporativa” e che nella assemplea costituente andò sovente a braccetto con l’economista comunista Antonio Pesenti); lo Statuto dei lavoratori; lo sviluppo della sanità pubblica, l’equo canone, ecc. Naturalmente ciò avvenne perché alla sinistra della DC c’erano il PCI e il PSI (che restò a lungo di sinistra, nel senso di praticare politiche sociali, anche dopo essere passato al governo). Se l’alternativa alla DC fosse stato un partito con le idee dell’attuale PDL o dell’attuale PD, non vi è dubbio che la politica della DC sarebbe stata molto più di destra.
    Con la diffusione di un certo benessere, e l’avanzata della società dei consumi – diciamo, per semplificare, dagli anni ottanta, la questione sociale venne attenuandosi e non pochi si iscrissero, simpatizzarono o votarono per i partiti di sinistra perché perseguivano una certa libertà nei costumi, intesa nel senso più lato: dalla libertà di mostrare e vivere pubblicamente la propria sessualità, eventualmente “non ortodossa”, alla libertà di utilizzare stupefacenti, fino alla libertà di recarsi a scuola calzando i sandali o indossando una camicia “di fuori”. Così, libertà dei costumi e libertà dei consumi, finivano per essere strettamente intrecciate e sotto parecchi profili finivano per identificarsi. Sicché la trasgressione, inizialmente perseguita dai “ribelli” è facilmente divenuta moda perseguita dai detentori di capitali (che hanno interesse a fomentare i consumi).
    Nell’ultimo ventennio, con la caduta del comunismo, la questione sociale restava a parole almeno uno dei temi essenziali della sinistra; ma in realtà le politiche perseguite dalle due coalizioni (io dico dal partito unico delle due coalizioni), sono state “antisociali”. A lungo la gente non se ne è nemmeno accorta o comunque pur contestando le politiche neoliberiste non ha constatato la misura dell’impoverimento crescente di gran parte della popolazione. Come è accaduto?
    Io una spiegazione me la sono data. Già dalla metà degli anni novanta andavo ripetendo ad amici e conoscenti: “Ma non vi accorgete che siete più poveri dei vostri genitori? Provate a fare lo stesso numero di figli che hano fatto loro. Provate a lasciare a ciasun figlio ciò che loro vi hanno lasciato. Provate ad andar via di casa – e singolarmente vi faccio notare che sotto questo punto di vista non cercate la “libertà”, perché è una libertà che costa – alla età in cui andavano via i vostri genitori. E allora sono certo che non andrete più in vacanza all’estero e tornerete a villeggiare, al più, una settimana a Silvi Marina (sono abruzzese), in sei dentro un appartamento di due stanze. E vi accorgerete anche che, nel 90% dei casi, non sarete in grado di ripetere ciò che hanno fatto i vostri genitori “. Questa mia posizione suscitava per lo più sorrisi. La verità è che chi resta con i genitori fino a trenta o trentacinque anni non paga una bolletta né un affitto. Quando poi va via di casa, può darsi che i genitori gli abbiano lasciato già un immobile in proprietà o una caparra per ottenere un mutuo. Di figli intende farne al massimo uno. Né intende lasciare all’unico figlio un capitale, eventualmente piccolo, simile a quello ricevuto dal padre. Anzi, talvolta, intende morire con i debiti. Il sistema mediatico sobillava e sobilla affinché i cittadini accolgano questo sistema di “valori”. Il capitale ci aggiunge del suo: credito al consumo; credito finalizzato; cessione del quinto dello stipendio; carta di credito; leasing; mutui quarantennali, anche portabili agli eredi. La conseguenza è un innalzamento del tenore di vita, sostenuto dalle ricchezze prodotte dalla generazione passata e dall’indebitamento e allo stesso tempo un impoverimento (i “valori” della società dei consumi hanno, dunque, un nome: parassitismo). Con il tempo – e a Dio piacendo – ventualmente con l’accentiarsi della crisi economica, questo impoverimento diventerà visibile o più visibile.
    E’ in questo contesto, quello degli ultimi venti anni, che Andrea può sostenere che la libertà di “fare gli acquisti” di “abortire” e di “fare l’amore” caratterizza la sinistra. Siamo alla “confusione” totale: la libertà dei costumi si confonde con la libertà dei consumi. L’affermazione di Andrea è nel fondo veritiera: la libertà dei costumi si è confusa e identificata con la libertà dei consumi (di fare acquisti). Soltanto che non vi è ragione per sostenere che quelle libertà caratterizzano la sinistra. Perché credo che coloro che si dicono di destra, mediamente, fanno più acquisti di coloro he si dicono di sinistra. Né ho ragione per credere che facciano meno l’amore, abortiscano meno o utilizzino meno droghe.
    Si tratta, allora, di elaborare le “idee nuove” del ventunesimo secolo (per coloro che sono interessati, segalo che sul sito http://www.appelloalpopolo.it abbiamo tentato di elaborare un abbozzo di programma, scrivendo un Manifesto). Poi, forse, quelle idee, quando avranno una certa diffusione e presenza nella società verranno dette di “sinistra”. Vengono prima le idee che caratterizzano un’epoca e poi la qualifica di sinistra o di destra. La nostra epoca è caratterizzta dal vuoto di idee e da un eccesso di consumi e perciò una persona intelligente come Andrea può affermare con serietà che la sinistra si caratterizza per la “libertà di fare acquisti” (magari a debito). Che orrore!

  • maristaurru

    “è di Destra fare grandi matrimoni cui si invitano tutti i parenti, è di Sinistra fare le ore piccole in sale fumose litigando sugli aggettivi da usare in un Documento Politico”.

    Appunto una delle tante fAVOLE CHE SI RACCONTANO A SINSTRA, LA VITA è UNA ALTRA COSA dice l’articolista e non va oltre, perchè, è tanto brutto dire che cosa è la vita?

    Nella realtà abbiamo matrimoni ricchi e tradizionali negli ambienti variegati di sinistra, infatti questa come ogni parvenu che si rispetti, arrivata finalmente a esercitare il potere all’aperto dopo decenni di potere nascosto, aspira a pennacchi, onori, frequentazioni con i salotti buoni,feste , matrimoni con abito a strascico di sartoria nel vecchio castello affittato e con i camerieri in polpe,e simili amenità, questo almeno per la nomenclatura, che poi ha lasciato magnanimamente le sale scrostate e fumose e le masturbazioni mentali agli sfigati della base.

    Le favole son belle da leggere, ma anche il popolo di sinistra è maturo tanto da saper distinguere la fiaba dalla triste realtà, resta qualche giapponese testardo, ma non fa storia e per quanto si cerchi di fare fumo colorato, la realtà ci viene sbattuta per forza di cose sotto gli occhi ogni giorno, hai voglia a nascondere, edulcorare, confondere, favoleggiare!

  • Sokratico

    se vi può interessare tagliare il nodo gordiano, vi propongo un’intervista a TULLIO DE MAURO sull’alfabetizzazione in Italia. In sostanza il messaggio è che la democrazia vive di “discussione e informazione” e che in italia la gente non parla e legge a sufficienza per farlo! semplice, no? il 70-75% DEGLI ITALIANI NON E’ CAPACE DI INFORMARSI LEGGENDO LINK : http://damianorama.wordpress.com/2008/11/01/intervista-a-tullio-de-mauro-alfabetizzazione-e-democrazia/

  • Guinness82

    Sacrosanto il finale dell’articolo: il comunismo, messa così è di destra, perchè veicolava dei valori, e si distingue dal comunismo immaginario dei novelli “sinistra e libertà” (che non sono comunisti!!!) che ne parlano come del sistema dove c’è libertà e bene per tutti una sorta di utopia mai realizzabile e fantasiosa (come essi stessi ammettono!!!).

    Il regno della libertà è invece il liberal/liberismo sfrenato, ricordiamo che pure gli economisti classici criticavano monopoli e simili…

    Non se ne esce, già alla fine del 1800 c’era chi diceva che destra-sinistra è una buffonata e siamo ancora qui a parlarne..

  • Tao

    E’ arrivata la risposta di Andrea Di Vita al mio post su Destra e Sinistra . Eccola… in corsivo, brani del mio post cui Andrea risponde.
    Miguel Martinez

    Mi scuso di essermi fatto vivo con tanto ritardo, ma non ho accesso a un PC tutti i giorni Cerco di rispondere punto per punto  alle osservazioni del post.

    ”Ma questa definizione è utile per dividere in due la specie umana?”

    Certamente no. E’ una definizione utile a classificare le idee. Poi, dato che le persone sono persone e non pietre, la stessa persona puo’ avere per un certo periodo idee di destra e per un altro idee di sinistra. Magari, se è colta e/o confusa, idee diverse coesistono. La sfumatura non nega la nettezza: così come lo schermo di un televisore è fatto di tanti minuti pixel, ciascuno con un colore ben definito, la tavolozza dei comportamenti umani, esaminata in dettaglio, rivela a volte idee di un tipo a volte di un altro.

    ”In Italia, chi vota per la coalizione detta di centrosinistra non coincide affatto con chi si dichiara di Sinistra.”
    Un’eccellente spiegazione dei fallimenti del Partito Democratico.

    ”Le persone che si ritengono “di Sinistra” saranno al massimo il 20% della popolazione, una minoranza rispettabile, ma niente di più. Si può definire “di Destra” il restante 80% della popolazione?”

    No, perché la divisione è nelle idee, non nelle persone. Lo smarrimento di molti sta proprio nel fatto che oggigiorno, nel ‘mondo liquido’, non sembra esservi alternativa nè al pensiero unico neoliberista al di fuori della ortodossia cattolica. O meglio, c’e’ (nella sua forma più urlata ed elementare mi viene in mente Beppe Grillo) ma non ha diritto di cittadinanza alla televisione e sui giornali.

    ”E negli Stati Uniti, dove esiste sì la divisione in due partiti, ma dove quasi nessuno si dichiara “di Sinistra” o “di Destra”? E’ corretto definire “di Sinistra” quegli statunitensi che si riconoscerebbero nella definizione data da Andrea, ma che respingono l’etichetta “Sinistra”?”

    Proprio sul Corsera di oggi (lunedì 21 settembre 2009) Sergio Romano dimostra come le idee di molti statunitensi, ad esempio sulla sanità, sono a sinistra quanto e più di quelle di molti Europei.


    ‘Ma il problema principale sorge con il termine “Destra”, che a mio avviso non è affatto complementare a “Sinistra”. Infatti, “Sinistra” è un termine che la Sinistra usa per se stessa; “Destra” è un termine che la stessa Sinistra – e nessun altro – usa per definire chi non è di Sinistra. […] “io sono il contrario di voi di Sinistra”.”

    Questo è il vero punto di disaccordo tra noi. Mi limito all’esempio dell’Italia, che abbiamo sotto gli occhi. (Al solito, del resto, come dal tempo degli Etruschi in poi l’Italia è all’avanguardia del mondo).
    Io affermo che in Italia la sinistra non è nemmeno un termine che la sinistra usa per se stessa. E’ il termine che berlusconi usa per identificare il nemico.

    Dopo Tangentopoli e il  crollo del Muro, berlusconi, da pubblicitario qual’e’, ha utilizzato un fatto molto semplice: che la politica è innanzitutto scelta di un nemico (come capì Schmitt). Perchè? Perchè il potere, ci insegna Orwell, è la capacità di far soffrire (nulla di nuovo, dato che allo stesso modo Foscolo lodava Machiavelli: quest’ultimo aveva mostrato ‘di che lacrime grondi e di che sangue’ il trono dei potenti). E a soffrire deve esere ovviamente il nemico,se vogliamo mantenere il consenso. Solo che bisogna sapere di che nemico si parla. Coi suoi media, berlusconi ha dato un semplice messaggio: ‘chi ce l’ha con me (giudici, uomini di cultura, politici) è la Sinistra dei Nipotini di Stalin, chi sta con me Difende i Valori’. Ovvio che gli incolti lo seguono, i disinformati (la maggioranza, coi giornalisti intimiditi o lecchini) anche, e i vari Difensori di Valori, sputtanati da tangentopoli, lo hanno seguito a ruota. Dunque berlusconi ha sfruttato il fatto elementare, innegabile perchè pertinente al lessico, non alla realtà, che la ‘destra’ è antitetica alla ‘sinistra’ (del resto, orwellianamente è il lessico che cambia la realtà). Ripetuta ossessivamente, lo slogan diventa senso comune, e da qui realtà indiscussa.

    ”Se esiste una Sinistra, non esiste una Destra. Esistono innumerevoli “non sinistre”

     Simmetricamente, esistono innumerevoli ”non destre”, da Travaglio a Ferrando (continuo a riferirmi all’Italia). La contrapposizione è mediatica, e funziona perchè agendo orwellianamente sul lessico modifica e crea la realtà, e dunque diventa contrapposizione ideologica, ossia –letteralmente- una contrapposizione ‘di discorsi di idee’. Berlusconi interessa certo il mondo fuori dall’Italia per il gossip, ma anche perchè è un passo avanti a Bush jr., agli spin doctor di Tony Blair e a Goebbels: è l’inventore della ‘guerra dell’immaginario’ senza violenza fisica ma su scala interna a un paese, diremmo -per usare un termine a Lei caro  – l’inventore della ‘guerra civile dell’immaginario’. Ed è una guerra contro la quale la democrazia è ancora impreparata. Si noti che il tradizionale binomio di ‘controllo della informazione’ e ‘terrore’ tipico dei regimi totalitari (secondo almeno la definizione che ne dà la Arendt) qui sembra mancare di un tassello, chè certo non abbiamo i desparecidos e i gulag. Ma temo che la precarietà del posto di lavoro, nonché l’abbondante dose di notizie terrificanti debitamente ingigantite dai mezzi di comunicazione di massa, abbia finito col sostituire un terrore ‘percepito’ a quello fondato. Abbiamo una società conformista come quella dei gulag, senza i gulag. (Nulla di nuovo, per chi ha letto ‘Pianeta Eden’ di Lem). E’ inutile, noi italiani ci facciamo sempre riconoscere. Siamo sempre un passo avanti.
    Ovvia l’obiezione: in questo clima da ‘homo homini lupus’, che senso ha parlare di ‘democrazia’? Rimane vero che ogni Valore è un’arma, perchè identifica il bersaglio contro cui lanciare una pietra (il nostro cervello è molto più antico della nostra cultura). Bisogna infatti sentirsi senza peccato, per scagliare la prima pietra: da qui l‘utilità della liberazione dai peccati. Ma la democrazia è una sorta di tregua armata fra idee inconciliabili, regolata in modo che lo sconfitto non si faccia troppo male. E’ cioè un insieme di regole. Chi, ragionando criticamente, si rende conto che le regole vanno salvaguardate dalla preminenza assoluta di questo o di quel Valore e agisce di conseguenza è di Sinistra. Di Destra sono gli altri.

     ”Esistono cattolici conservatori che ritengono che le leggi umane debbano riflettere quelle divine, ma che credono anche a forme di solidarietà sociale: tutti fratelli perché figli di un unico Padre.”

     Chi crede a una particolare Antropologia, a una immutabile Natura Umana ispirata a Valori Fondamentali è naturalmente di Destra, perchè non riterrà mai le regole superiori ai Valori. Ecco perchè chi ha crocifisso il padre di Welby spesso vota berlusca: e il berlusca lo sa benissimo. Fra Ignazio Marino e berlusconi quei cattolici, magari turandosi il naso, voteranno Casini e Mastella; sapendo benissimo che questi poi -con la benedizione vaticana- si alleeranno con berlusconi. Peccato di pantalone pronta assoluzione. Del resto, tutti sapevano di Claretta Petacci, ma il Papa fece il Concordato ed esilio’ Don Sturzo, alla faccia di Don Minzoni ammazzato dalle camicie nere. Roma locuta quaestio soluta: Roma ha parlato, la questione è risolta. 

    ”L’impresa devasta e crea, trasforma tutto nello scontro quotidiano  [..]’’

     Il liberismo alla Strauss è un esempio -come il fascismo- di Destra: Infatti, esso parte da una antropologia -quella che vede nella Libertà Economica il Valore supremo dell’uomo- e subordina tutto alla difesa di tale Valore. Per il liberismo la democrazia è valida perchè è il modo migliore di garantire la libertà di impresa, e rimane valida solo nella misura in cui la garantisce. Il Libero Mercato è, manzonianamente, il Dio che atterra e suscita, che affanna e che consola. E’ l’unica divinità, di fatto, il cui culto esige ancora oggi sacrifici umani. Ne segue che l’accesso ai beni essenziali (ad es. l’acqua potabile e l’energia) non è garantito all’essere umano in quanto tale, ma al consumatore. Nessuna devastazione è troppo grande di fronte alla difesa di tale Valore. Se al posto di ‘Libertà Economica’ metto il Valore ‘Purezza della Razza’ ottengo il nazismo. Se metto ‘Rivoluzione Proletaria’ ottengo lo stalinismo. Se metto ‘Identità delle Radici Cristiane’ ottengo l’orina fallace. Se metto ‘Dignità Umana’  ottengo il cattolicesimo (oggi i preti in pubblico citano molto di più la Dignità Umana del Cristo. Hanno smesso di essere il sale della terra, e sembrano tanti avvocati. Del resto, molti politici parlano come i preti). Attenzione –e qui faccio contenti, mi sa, Francesco e Ritvan- chè la Solidarietà è un Valore anch’essa, così come la Pace. Fu ancora Orwell a denunciare, già negli anni ’40, la violenza insita negli slogan pacifisti. Oggi e’ facile passare dall’unilateralismo filo-‘occidentale’ a quello anti-‘occidentale’. Ad esempio, è dubbio che una Palestina indipendente e un Afghanistan libero da truppe straniere sarebbero più rispettosi ad esempio dei diritti degli omosessuali di quanto lo siano oggi. Vero è, peraltro, che ciascuno ha diritto alle rogne sue, senza dover subire quelle altrui. Detto questo, è vero che di solito i Valori sono le bandiere di un dominio assai terreno e concreto. Il Comunismo, ricorda Amalrik, sostenne un Impero Russo per altri decenni oltre la fine naturale che avrebbe incontrato con le sconfitte zariste dell’inizio del XX secolo. Il Nazismo era esplicitamente l’ideologia dell’imperialismo tedesco. Il Liberismo lo è dell’impero statunitense. Il Cristianesimo lo è stato di volta in volta nelle varie versioni (muta come un virus), prima dell’Impero Romano (di cui ha mutuato la struttura organizzativa) poi dell’Impero Bizantino, poi di quello Carolingio, di quello Spagnolo e di vari stati nazionali. Come l’edera, si avvinghia a questa o quella società in declino o in miseria, sostenendovisi. Oggi tocca all’Italia.

     ‘’Il Terzo Mondo è di destra”

    Quanto al Terzo Mondo (e anche ai movimenti noglobal, al pensiero critico tipo Stiglitz ecc.), una delle regole di cui sopra -che a Sinistra contano più dei Valori- è ‘la libertà di ciascuno finisce dove inizia la libertà degli altri’. Un sistema che tollera/provoca la morte e l’oppressione di milioni è sbagliato, perchè per la regola di cui sopra io non ho la libertà di togliere all’altro la libertà di vivere. Ed è anche poco furbo sostenerlo, perchè gli affamati e gli oppressi di oggi sono i terroristi di domani. (E anche perché le risorse spese per mantenere il dominio, aggiungo io, sono sottratte a cose come la difesa dell’ambiente, ecc. Il fatto che la sicurezza sia indivisibile non è uno slogan della Sinistra, ma una ovvietà. Lo stesso dicasi dell’inutilità del riarmo ai fini del raggiungimento di una maggior sicurezza). Ecco perchè il razionalista Russell marciava per il disarmo e contro la guerra al Vietnam; ecco perchè l’agnostico Epicuro fu ricordato per avere esaltato l’amicizia fra gli esseri umani; ecco perchè Marx comincio’ studiando il razionalista Democrito; ecco perchè Orwell ando’ in Spagna e rischio’ la pelle contro fascisti clericali e stalinisti.

    Andrea Di Vita
    Fonte: http://kelebek.splinder.com/
    Link: http://kelebek.splinder.com/post/21358862/Replica+di+Andrea+Di+Vita+su+D
    22.09.2009

  • Affus

    presupposti
    della destra

    1. Destra metafisica e destra politica.

    Il termine “destra” nasce il 28 agosto 1789, durante la Rivoluzione francese, allorchè i deputati dell’Assemblea nazionale costituente, favorevoli a concedere al Re il diritto di veto sui lavori della stessa Assemblea, si collocano a destra della presidenza e quelli contrari si collocano a sinistra.

    Ogni opera diretta ad indagare l’essenza della destra, normalmente, prende le mosse da quest’evento storico.

    Ma coniare un termine non significa dare i natali ad un’idea. Infatti, ciò che oggi noi definiamo come destra è qualcosa di preesistente alla Rivoluzione francese, si tratta di un’idea antica quanto il mondo, di una visione che da sempre sovrintende allo svolgimento della vita sociale.

    Il 1789 non è l’anno di fondazione della destra. Al più è l’anno in cui una visione del mondo si è politicizzata.

    Con la Rivoluzione francese, infatti, ogni cosa è stata messa in discussione: i principi, un tempo unanimemente accettati e praticati, che sino ad allora avevano retto le sorti del mondo, sono stati contestati; tutto – dalla idea di Stato, alla attribuzione della sovranità, alla stessa religione – è stato fatto oggetto di scelta.

    Nel momento in cui la politica ha assunto la pretesa di determinare ogni aspetto dell’esistenza, la destra è stata costretta a qualificarsi come soggetto politico, ad abbassarsi, da concezione universalmente accettata, al livello di proposta politica alternativa a quella dei rivoluzionari.

    La destra si è svelata, ma non è nata con la rivoluzione di Francia. La destra metafisica, si è fatta anche destra politica, ma non per questo si è spogliata dell’organicità ed universalità della sua posizione.

    Quelle che, a partire dalla Rivoluzione, sono chiamate destra e sinistra altro non sono che due visioni del mondo. Le posizioni che esprimono le troviamo già nella filosofia greca: Platone, con il suo organicismo, e Democrito, con la sua filosofia atomistica, rappresentano l’esistenza di posizioni inconciliabili ben prima dell’avvento della Rivoluzione.

    La Rivoluzione francese rompe l’omogeneità culturale che sino ad allora, anche se con alti e bassi, caratterizzava il mondo.

    Prima dell’89 non poteva certo parlarsi di omologazione, tuttavia esisteva un corpus di valori e principi indiscussi: la religione, la forma di Stato, la strutturazione sociale, il costume, non erano oggetto di dibattito. Ogni popolo aveva dei valori che condivideva, un patrimonio che accettava, preservava e custodiva gelosamente. Con la Rivoluzione l’uomo si è arrogato il diritto di compiere una scelta sui valori e suoi principi. Quello che un tempo era accettato a priori, dopo l’89 andava ridiscusso e, preferibilmente, rifiutato.

    La politica, da scienza di governo ed amministrazione quale era considerata, è divenuta momento fondante dello Stato e della Società. Ha smesso di regolare i processi di vita ed ha preso a regolare la nascita, la costituzione genetica e la struttura degli organismi sociali.

    Quelle che prima erano idee generalmente diffuse, approvate e condivise, sono divenute – nel mondo disegnato dalle rivoluzioni – posizioni di una parte.

    L’idea metafisica dell’uomo, della società e della trascendenza, per affermarsi si è dovuta trasformare in proposta politica. La destra ha così iniziato a lottare secondo le regole dei rivoluzionari, si è fatta partito, si è strutturata, ha approfondito, definito e puntualizzato le proprie posizioni, ma non ha mai smesso di volere un mondo diverso.

    La destra oggi è una parte politica.

    Attenzione però, si differenzia dalle altre fazioni politiche perchè essa non è la semplice portatrice di un qualsiasi interesse sociale, ovvero la propugnatrice di una qualche ideologia rivoluzionaria; la destra non esprime interessi e ideologie, rappresenta valori e principi, esprime una visione del mondo.

    Utilizzare gli strumenti politici della modernità per affermare idee universali, e perciò ultra-moderne (ovvero idee che prescindono dal concetto di modernità), non significa negare, attraverso una scelta operativa, il presupposto delle proprie azioni. Diversamente, significa combattere realisticamente per un idea con i mezzi che si hanno a disposizione.

    Insomma, l’azione politica della destra non è una contraddizione, è una necessità.

    La destra metafisica, oggi, agisce attraverso la destra politica. Un partito politico che sia autenticamente di destra non è nient’altro che la longa manus della tradizione, lo strumento mediante il quale potrà realizzarsi una nuova omogeneità sociale fondata su valori e principi che oggi sono negati.

    La necessità di affermare la visione tradizionale del mondo stando seduti al tavolo del panpoliticismo rivoluzionario produce, certamente, dell’imbarazzo. Infatti, è la sinistra ad aver voluto una politica omnicomprensiva capace di decidere su tutto e, perciò, a sinistra l’azione politica è un momento di realizzazione, quasi un agire per agire, un movimento fine a se stesso.

    Differentemente, per la destra, l’azione politica costituisce qualcosa di strettamente necessario, di strumentale: il politico di destra utilizza strumenti che non ritiene giusto utilizzare ed assume decisioni che ritiene di non poter assumere, tuttavia lo fa – eccezionalmente – in nome della tradizione. Quando questa sarà ristabilita, quando i valori ed i principi saranno riaffermati e l’ordine sociale riconquistato, la politica tornerà ad essere amministrazione dello Stato, e l’uomo di destra potrà praticarla senza imbarazzi.

    L’azione politica della destra, tende, in ultima analisi, ad affermare un corpus di valori e principi espressione di una visione tradizionale del mondo.

    Questi costituiscono il paradigma, o meglio il metaparadigma[1], della visione del mondo della destra, la quale si fonda su due pilastri, realismo e trascendenza, il secondo dei quali la qualifica come concezione metafisica oltre che politica.

    L’impresa che si propone il presente lavoro è di intraprendere capitoli l’esposizione di questa visione del mondo, del paradigma tradizionale che sta alla base del pensiero di destra, nelle sue implicazioni politiche, sociali e trascendentali.

    Verranno perciò esplorati, di volta in volta, i pilastri del realismo e della trascendenza, partendo dal primo al fine di dimostrare che la trascendenza non è un mero accessorio, ma costituisce la necessaria conseguenza, ed al tempo stesso il presupposto, dell’impostazione realista. Quella che altrove è stata definita come la dimensione della verticalità o opzione sacrale[2] costituisce, infatti, un elemento essenziale del pensiero di destra.

    Pertanto, va tenuto sempre presente che anche quando la destra agisce su un piano esclusivamente politico la sua azione è, comunque, la conseguenza di un impostazione metafisica.

    In definitiva, destra metafisica e destra politica sono coincidenti: la seconda è espressione della prima e la prima è fondamento della seconda.

    2. L’uomo: un animale necessariamente (naturalmente) sociale.

    In prevalenza, gli storici del pensiero politico ritengono che la rottura operata dalla Rivoluzione francese abbia avuto ad oggetto il concetto di sovranità: i rivoluzionari hanno imposto il concetto di sovranità popolare, invece i controrivoluzionari, non riuscendo ad accettare un sovrano diverso dal Re[3], avrebbero rifiutato tale concetto.

    Nulla di più sbagliato.

    Infatti, la rottura si era verificata ben prima della decapitazione del Re di Francia: la divergenza in ordine alla concezione della sovranità è, soltanto, una delle tante conseguenze generate dalle congetture su uno stato di natura a-storico, le quali, a partire da Hobbes, hanno determinato la nascita delle ideologie politiche rivoluzionarie.

    Per la destra, una distinzione tra lo stato di società ed uno stato di natura, che gli sarebbe preesistito, è impensabile. Si tratta di un’astrazione del pensiero che, non solo, non trova riscontri nella realtà storica, ma non è, neppure, supportata da giustificazioni logiche.

    Immaginare l’esistenza dello stato di natura così come hanno fatto i vari Hobbes, Locke, Rousseau, dimostra come, sin dai propri albori, il pensiero ideologico presenti un’innegabile tendenza a prescindere dal reale: dall’immaginare uno stato di natura che non è mai esistito, a disegnare un mondo a tavolino – come hanno fatto le ideologie totalitarie del ‘900 – il passo è, terribilmente, breve!

    Diversamente, la destra sottolinea come l’uomo sia un animale necessariamente sociale: è la stessa natura a fissare questa innegabile regola. Infatti, sarebbe impossibile immaginare un mondo nel quale non esistano delle famiglie. E cos’è la famiglia se non l’aggregazione sociale più elementare!

    Dunque è l’analisi del dato reale, delle leggi naturali ad impedire alla destra di accettare le elucubrazioni sull’esistenza, o anche solo sulla configurabilità, di uno stato di natura differente dallo stato di società.

    L’uomo non è mai stato isolato. Il selvaggio, buono o cattivo che fosse, fuori della società non sarebbe potuto esistere. Lo stato di società è lo stato naturale dell’uomo, ed ogni teoria che sostenga il contrario non solo è falsa ma è, oltre modo, pericolosa.

    Questi astratti stati di natura costituiscono, peraltro, la giustificazione del riconoscimento dei diritti inviolabili dell’uomo, delle teorie contrattualiste e, in ultima analisi, dell’individualismo. Insomma sono all’origine degli elementi che hanno prodotto, sul piano politico la Rivoluzione francese.

    Dunque la rottura, nell’età moderna, si è avuta a livello teorico già con Hobbes: l’esigenza di giustificare un Leviatano la cui brama di crescita porterà in breve all’assolutismo, ha prodotto conseguenze disastrose.

    3. Il pessimismo antropologico.

    Le teorie sullo stato di natura non si limitavano a descrivere un uomo isolato, ma pretendevano anche di rappresentarne le caratteristiche.

    Così in Hobbes troviamo uno stato di natura caratterizzato dalla regola homo, homini, lupus, dove il contratto di fondazione dello Stato era il rimedio per sedare la ferocia primordiale. Diversamente, in Rousseau troviamo la descrizione di un buon selvaggio, un essere pacifico e libero che perderebbe queste sue buone qualità durante il passaggio nello stato di società.

    In entrambi i casi ricorre una astrazione le cui conseguenze determinano esiti comunque inaccettabili.

    Hobbes correttamente riconosce la natura cattiva dell’uomo ma, immaginandolo nello stato di natura, gli attribuisce il potere di fondare uno Stato. Questo concetto astratto, peraltro, legittimerà lo Stato, – non a caso paragonato al mostro biblico Leviatano – ad avere una giurisdizione incontrollata, limitato soltanto da un atto fondativo che nella realtà non si è mai avuto e, perciò, in definitiva illimitato.

    Hobbes fornisce, pertanto, la legittimazione teorica alla nascita degli Stati moderni, estranei, e tendenzialmente prevaricatori della realtà sociale. Lo Stato moderno è, infatti, il primo artefice del crollo della società tradizionale. Una comunità, quest’utima, che coincideva con lo Stato anzichè differirne.

    Rousseau fa peggio di Hobbes. Egli sbaglia tre volte.

    La prima nel congetturare uno stato di natura che non è mai esistito. La seconda nel descriverne gli abitanti come buoni e liberi. La terza nel supporre che bontà e libertà vengano meno con l’ingresso nello stato di società.

    Il Contratto sociale si apre con l’affermazione che “l’uomo è nato libero ma dovunque egli è in catene”.

    Pertanto, secondo il ginevrino, sarebbe giusto soltanto quell’ordinamento sociale che riconoscesse la bontà della natura umana e, conseguentemente, rendesse all’uomo tutte le libertà che merita. Ma così non è: l’uomo è più cattivo che buono, tende a prevaricare più che a sacrificarsi, cerca il miglior risultato col minor profitto, e – normalmente – dovendo scegliere tra il bene per se stesso oppure per gli altri – opta per la prima alternativa.

    A Rosseau rispondeva, senza mezzi termini, il capofila del tradizionalismo francese, il conte Joseph de Maistre, affermando che “l’uomo in generale, abbandonato a sè stesso, è troppo cattivo per essere libero”.

    L’essenza della natura umana non è l’altruismo. Un ordinamento sociale che neghi quest’evidenza esaltando, al contrario, la libertà dell’uomo non solo genererebbe infelicità ed ingiustizie diffuse, ma produrrebbe una realtà dove “il più forte finirà con l’arrostire il più debole[4]”.

    Dunque, compito fondamentale degli organismi sociali è quello di assicurare la pacifica ed ordinata convivenza tra gli uomini: se la società non esistesse gli uomini si scannerebbero. Ma di tale circostanza gli architetti degli stati di natura ed i propugnatori della sacralità della libertà astratta non si curano.

    Francesco Marascio

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    [1] Sul concetto di metaparadigma si veda D Fisichella, “De Maistre”, Laterza, Roma-Bari 1993, pp. 12 e ss.

    [2] Marcello Veneziani ritiene che destra e sinistra vadano distinte proprio in base all’opzione sacrale che è connaturata alla prima ed estranea alla seconda. Cfr.: M. Veneziani, “Sinistra e destra”, Vallecchi, Firenze 1995, pp. 47 e ss.

    [3] Un esempio per tutti, anche il liberale Galli della Loggia ritiene che la rottura sia stata sulla sovranità: “La destra nasce dalla Rivoluzione francese, dalla rottura ideologica che essa determina e che influenzerà tutto il seguito della politica europea fino ai nostri giorni. La sostanza di questa rottura ideologica, molto specifica, verte sulla sovranità”. Cfr.: E. Galli della Loggia, “Intervista sulla destra”(a cura di L. Caracciolo), Laterza, Roma-Bari, 1994, p.3.

    [4] J de Maistre, estratto de “Le serate di Pietroburgo”, in “Breviario della tradizione” (a cura di A. Cattabiani), Il Cerchio, Rimini, 2000, p. 57.

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    IL Movimento Etico Politico Culturale DESTRA RADICALE è un movimento di pensiero rivolto a tutti i simpatizzanti della Destra e a tutti quelli che sta a cuore il bene comune di una società e si ispirano a modelli etico-politici nel campo dell’azione sociale e della vera e sostanziale tradizione dei popoli . La Destra anche se spesso è andata incontro a grandi deviazioni e a falsificazioni , si ispira a modelli etico-politici non trattabili nè negoziabili , già dati e non da scoprire ,che guardano sempre con sospetto alcuni valori della moda odierna quali il libertarismo, il solidarismo , l’ugualitarismo, indici del realtivismo ed estranei ai fini specifici della legge naturale ,nonché ai fini dell’etica politica e del bene comune .
    Non essendo un partito ma un movimento di pensiero, i membri si propongono di sensibilizzare la coscienza del paese e dei cittadini ai valori etici universali nel campo della politica come prassi dell’azione sociale e attuarli nelle istituzioni dello Stato e nella società qualora abbiano la possibilità e i mezzi . Questi valori sono rigorosamente improntati alla giustizia tra le parti sociali e non all’uguaglianza perché la destra è per la giustizia e non per i valori derivati .
    Il Movimento si ispira a valori etici universali e li individua come preesistenti : nella natura umana,nella razionalità umana , nel creato, tra i popoli, in Dio . Questi valori fondamentali della natura umana, essendo razionali e universali , nonché rivelati ; non sono intercambiabili e sono alla portata di tutti come “bene comune” di uno stato e di una società e non sono idee o programmi utopistici , quindi sono il fine concreto che la Destra Radicale vuole attuare nel corpo sociale secondo le sue possibilità.

  • Affus

    DIFFERENZA IDEOLOGICA TRA LA VDR E LE PSEUDODESTRE ITALIANE.

    Vogliamo qui esporre alcuni concetti base delle radici ideologiche che differenziano la Destra e Le pseudodestre italiane . La prima ha le sue radici nel cuore dei secoli e dell’umanità ,in tutte le storie dei popoli perché ogni popolo ha alla base un insieme di famiglie e tradizioni su cui è costituito il sistema sociale con le sue sovrastrutture necessarie alla convivenza dei gruppi sociali all’interno di quel popolo .

    La Vera Dsetra Radicale individua come colonna portante della sua politica non l ‘adesione a proclami sulla razza o a fattori esclusivi della cultura di una nazione , che pure hanno il loro posto e la loro importanza in ogni sistema sociale . La VDR non parte dalle teorie marxiste di lotta di classe per affermare i diritti di una sola classe e non ha alla base del suo sistema filosofico il credo darwiniano della legge del più forte , dove la classe più unita e più forte sottometterebbe tutte le altre considerate parassitarie e dannose e avrebbe un ruolo di guida nel nuovo ed evangelico , anzi egualitario ( si fa per dire ) sistema sociale . No ! ma la Vera Destra Radicale parte da un idea molto semplice tra le parti . La GIUSTIZIA che parte dall’interno delle famiglie con il matrimonio monogamico ed indissolubile ; la giustizia tra famiglia e famiglia ,tra villaggio e villaggio, tra polis e polis ; la giustizia e l’ordine tra tutti i corpi sociali ,la giustizia tra popolo e istituzioni , tra popolo e popolo, cultura e cultura !

    E per capire cosa sia la giustizia onde orientarsi nel governo , non parte da un vago egualitarismo livellatore che assegnerebbe ai capibastore o potestà ogni potere su tutto il corpo sociale, reso alla fine una massa proletarizzata e informe che debba solo ubbidire ai vari lacché di partito e prolificare per la nazione . Per capire la giustizia bisogna rifarsi a delle leggi oggettive, riscontrabili nella natura umana , le quali debbono orientare ogni grado del sistema sociale . Amen .

  • Affus

    Una vera destra e la liberta’politica

    Se esistono dei valori fondamentali per una forza politica o delle verita per un movimento , quali esse siano ,

    quel partito o quel movimento che tenta di realizzarle , e’ condizionato da quelle idee perché operando una scelta ne esclude altre . Evidentemente sul piano politico quel movimento crede che una vera liberta si ottiene proprio facendo delle esclusioni

    che minerebbero il bene che ognuno cerca sul piano politico . Il discorso della liberta quindi è legato a un bene . Selezionando quindi dei valori veri , si esclude la liberta , cosa che fa anche una democrazia che spesso crediamo paladina della libertà .Un credente di qualsiasi fede politica e religiosa ad esempio non è mai libero e non puo essere mai libero .

    Sul piano personale , se esiste una legge naturale universale che accomuna tutti gli uomini ,seguendo quella legge che è norma morale della coscienza , si esclude ogni libertà . Anche scegliendo una morale opposta a quella universale , si esclude il discorso della liberta . Evidentemente ognuno crede sul piano personale che si è liberi facendo determinate scelte . La liberta personale o della coscienza del singolo cittadino di uno stato consiste nello sciegliere o non scegliere in rapporto alla morale fondamentale universale . Le scelte libere della coscienza pero’ quando sono opposte alla legge universale , spesso possono scontrarsi con la liberta degli altri e con le scelte morali imposte dello stato .

    Quindi esiste un problema della libertà della coscienza e uno della liberta politica che si concilia con il rispetto sul piano personale delle idee del singolo sul piano della coscienza e mai sul piano pratico se queste sono opposte agli obiettivi di uno stato . La democrazia che ha alla base il relativismo etico e il potere del popolo , non accetta tutte le leggi fondamentali di una legge naturale , ma ammette un ampio spettro di liberta rispetto a dei valori fondamentali su cui si possono fare delle scelte politiche opposte qualche volta determinate dal popolo , sebbene pone sempre una verità fondamentale e assoluta per la sua sopravvivenza che è quella del relativismo etico senza il quale è impossibile la vita stessa della democrazia . In democrazia non possono esistere dei valori fondamentali perché il popolo, o chi per lui ,è l’arbitro assoluto . Ogni movimento e ogni forza politica di uno stato democratico non deve mai attuare la sua utopia particolare o il suo progetto politico , pena la scomparsa della democrazia e del relativismo etico che ne sta alla base . Se quindi un politico sceglie un obiettivo perché intravede un bene o il bene , deve partire subito dall’ idea che la sua proposta deve essere sempre una proposta relativa da accostare ad altre magari di segno opposto ;deve poi aspettare il voto del “popolo” altrimenti sarebbe accusato di autoritarismo quindi di minacciare la liberta altrui volendo imporre sul piano politico degli obiettivi in cui vede un bene . Ecco che la politica in democrazia è spesso sinonimo di ipocrisia altrimenti detta “mediazione “ perché si dice e non si fa . La Destra radicale invece parte dall’idea che esistono dei valori non soggetti a cambiamenti di umore psicologico degli uomini , né di clima, né di latitudine , e questi valori una società non deve trovarli , capirli o eleggerli con una presa di coscienza perché essi sono gia dati nella natura umana stessa e nel carattere dello stato che ha il compito o la missone storica di attuarli . Questi valori sono dati , esistono da sempre e non provengono dalle scelte del popolo .

    Un’autorità di destra non ha come scelta pedagogica quelle dirette alla presa di coscienza riguardo a degli obiettivi buoni , perché non aspetta che la società ne prenda coscienza , ma agisce come un padre che obbliga il figlio ad andare a scuola senza aspettare che questi ne prenda coscienza o scelga di andare perché il bene sociale imponendolo è gia una scelta pedagogica in se’ . Nella vita sociale non è necessaria nessuna presa di coscienza da parte del popolo per attuare il bene necessario .

    Una vera destra quindi non si distingue per delle scelte economicistiche di carattere collettivista o capitalista a livello politico sociale , quando per un rifiuto di ogni discorso democratico e di ogni dialogo su dei valori base non negoziabili democraticamente con nessuno orientamento ideologico o politico .

    L’autoritarismo politico è quindi una caratteristica della destra radicale ,ma questo diventa davvero tale solo quando non rispetta la coscienza personale del singolo cittadino che con la sua scelta non lede quelle della comunità politica .

    Una destra che accetta come suo presupposto il relativismo etico è una contraddizione perché diventa un partito tra i partiti e un movimento ideologico tra i movimenti .

    Ecco che una vera destra radicale non compete in libere elezioni perché non deve vendere un prodotto buono ,altrimenti le sue idee sono come un prodotto che un commerciante porta sulla pubblica piazza del mercato e lo espone al pubblico aspettando il tempo che venga gradito e comprato da un popolo imbelle

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