DEMOCRAZIA: LIBERTA' DA.

DI GIANLUCA FREDA
blogghete.blog.dada.net

“Per il popolo è un male minore sopportare piuttosto che controllare il governo, anche cattivo, del Re, di cui solo Dio è giudice”.
(Luigi XIV, Memorie)

Col passare del tempo, il termine “democrazia” sta via via acquistando un significato negativo e deteriore che sembra preludere ad una sua futura messa al bando dal novero delle locuzioni sfruttabili dai media a scopo di controllo delle coscienze. Il declino dell’identificazione della “democrazia” come un valore è iniziato con le guerre americane successive all’11 settembre 2001, quando l’opinione pubblica mondiale si è resa conto che l’intento affermato dagli Stati Uniti – portare la “democrazia” alle popolazioni invase dall’esercito americano – corrispondeva, in realtà, ad un progetto stragista di occupazione, destabilizzazione e appropriazione di risorse di nazioni straniere, rispetto al quale la “democrazia” era una semplice foglia di fico ideologica posta a copertura morale di mire geostrategiche ben più complesse e inconfessabili. Un simile processo di svuotamento e ribaltamento semantico avevano subito, a metà del Novecento, termini come “razzista” e “razziale”, un tempo identificativi di un’ideologia diffusa, accettata e connotata da valori positivi: l’idea coloniale del “fardello” dell’uomo bianco, entità antropologicamente ed intellettualmente superiore, investito da Dio della missione di portare la luce della scienza e del progresso alle popolazioni “barbare” dell’Africa e dell’Asia. Dopo la II Guerra Mondiale, la natura pretestuosa di questa ideologia e la funzione di copertura che essa svolgeva a favore delle mire di controllo geopolitico delle nazioni dominanti ed ex-dominanti divenne così evidente da rendere necessaria una sua sostituzione con nuove parole d’ordine.

Anche la “democrazia” sta dunque per essere espulsa dal novero dei pretesti “nobili” con cui giustificare, di fronte all’opinione pubblica, l’eterna partita delle grandi potenze per il consolidamento e l’estensione della propria influenza militare e commerciale. Nessuno, ad esempio, ha più avuto il coraggio, di fronte alla necessità degli Stati Uniti di estendere allo Yemen le proprie strategie militari di occupazione e controllo del Medio Oriente, di invocare ancora questo consunto feticcio a giustificazione delle manovre. Quello di “democrazia” è divenuto un concetto ideologicamente inservibile: e direi che era ora. La democrazia, infatti, è sempre stata (prima ancora di diventare l’arma ideologica delle atrocità imperiali compiute in suo nome) una forma di governo puramente fittizia, il costrutto teorico più perverso e dannoso che il potere abbia mai dato in pasto ai popoli per giustificare e rafforzare il proprio controllo su di essi. Il disinnesco della sacralità semantica di questo lemma è da me attesa e auspicata come un primo passo verso la liberazione da quella perversione del pensiero che le parole, se non tenute sotto controllo e fatte oggetto di periodica e disincantata riflessione, disastrosamente portano con sé.

La democrazia, quand’anche funzionasse davvero secondo i criteri e i meccanismi che i media hanno cercato di fissare nelle nostre coscienze, sarebbe comunque una pessima e inauspicabile forma di governo, origine di guasti e arbitrarietà senza fine. Consentire ad un popolo di governare per via diretta o rappresentativa lo Stato che lo ospita è una buona idea solo se quel popolo possiede le qualità di moralità, cultura e consapevolezza delle modalità con cui la politica opera sul piano nazionale e internazionale che sono necessarie a questo scopo. Affidare un compito così delicato a masse di individui composte, per la stragrande maggioranza, da semianalfabeti, lettori di rotocalchi e spettatori di bestialità televisive, sarebbe un’opzione suicida per ogni nazione che, per esistere, abbia bisogno di essere governata con stabilità e criterio. Se la democrazia esistesse davvero, insomma, l’inettitudine dei popoli sovrani che pretendono di starne alla base ci avrebbe, già da tempo, condotti alla rovina. Fortunatamente, la democrazia non è mai esistita, se non come diabolico feticcio di controllo e gestione delle masse messo a punto dalle élite del potere borghese, ad inizio Novecento, per ottimizzare e rendere inattaccabile la propria posizione.

Ciò che siamo abituati a chiamare “democrazia” è infatti nient’altro che una peculiare modalità di gestione del potere che le élite hanno sviluppato nel momento in cui i mezzi di controllo di massa (giornali, radio, TV, tecniche di indottrinamento psicologico collettivo) hanno raggiunto un livello di raffinatezza e di sviluppo tali da consentire ai dominanti di sfruttare le piene potenzialità della nuova architettura politica, senza correre il rischio di perdere quello stretto controllo sui sudditi che sta alla base della loro permanenza al vertice. La democrazia garantisce alle élite il vantaggio di una pressoché totale deresponsabilizzazione. Qualsiasi azione o decisione dannosa per i sudditi, un tempo imputabile a incapacità e inadeguatezza delle élite, risulta ora addebitabile ai sudditi stessi, i quali – questo è ciò che essi devono credere – hanno conferito essi stessi alla classe dirigente la delega di rappresentanza. Se gli eletti si rivelano inadatti allo scopo, la colpa è degli elettori che hanno scelto male, o che non sono stati sufficientemente vigili, o che non si sono informati abbastanza. La democrazia trasforma magicamente la spada di Damocle di una pubblica insurrezione in una applicazione del “divide et impera” che risulta estremamente vantaggiosa per i dominanti. I sudditi, infatti, posti di fronte alla manifesta corruzione ed autoreferenzialità dei loro rappresentanti, non penseranno più di unire le proprie forze per spodestarli, come avveniva nei tempi felici della monarchia, in cui il sovrano assumeva sopra di sé i benefici, ma anche i rischi della sua carica; in democrazia, al contrario, i subordinati accuseranno solo se stessi, o più spesso l’opposta fazione politica, del cattivo andamento delle cose. Ogni cittadino incolperà del degenerare della vita pubblica non l’élite che amministra lo Stato nel peggiore dei modi, ma gli avversari politici che “hanno votato senza riflettere” per la fazione a lui avversa, garantendo così ai governanti corrotti non solo l’affrancamento da ogni imputazione, ma anche un’utilissima guerra civile permanente tra i soggetti che dovrebbero controllare l’operato dei manovratori e invece passano il tempo a maledirsi e accusarsi l’un l’altro di incompetenza elettorale. Naturalmente è tutta un’illusione: la possibilità di scelta dei governanti riservata ai cittadini è estremamente limitata, se non inesistente. I subordinati possono scegliere solo tra formazioni politiche predefinite, la cui immutabilità è garantita dall’apparato mediatico. Nessun soggetto politico che non possieda visibilità sui media avrà mai la minima chance di sostituirsi alle élite dominanti, il cui controllo esercitato sui mezzi di comunicazione garantisce loro una permanenza al vertice pressoché illimitata. E all’interno delle stesse formazioni di regime, la scelta dei singoli elementi che concretamente gestiranno il potere nelle istituzioni è riservata agli stessi membri dell’élite, non certo ai cittadini, ai quali la possibilità di selezionare nomi e volti viene sottratta con vari pretesti e vari strumenti.

Per poter funzionare secondo gli schemi previsti, questo sistema necessita di cittadini che siano capaci di contare al massimo fino a due. I mezzi di comunicazione si occupano infatti di costruire intorno alle loro vittime una realtà binaria, in cui il pensiero e la percezione del mondo vengono indirizzati su una categorizzazione fatta di dualità antitetiche, in mezzo alle quali c’è il nulla. Ad esempio, un cittadino potrà essere “di destra” o “di sinistra”, “fascista” o “comunista”, “berlusconiano” o “antiberlusconiano”, “pacifista” o “guerrafondaio”; ma in mezzo a questi opposti non è consentita (perché non prevista dalla logica mediatica) nessun tipo di riflessione critica. Non è possibile rifiutare i concetti di “destra” e “sinistra”, di “fascismo” e “comunismo”, come categorie insulse e decedute ormai sessant’anni or sono, per ragionare su forme inedite di approccio ai problemi sociali. I media si preoccuperanno di ribadire incessantemente il pericolo di “un ritorno del nazismo” o del fascismo, o del comunismo per tenere in vita artificialmente l’universo rarefatto a cui ogni buon cittadino è chiamato ad adeguarsi, se vuole rendersi comprensibile ai propri simili. Esulare dalla dicotomia istituzionale significa violare il perimetro delle categorie di ragionamento definite dal potere, e dunque condannarsi all’oscurità dialettica, ponendosi ai margini di qualunque dibattito. Un soggetto che non inveisca rabbiosamente contro Berlusconi, o non dichiari piangendo la propria adorazione nei suoi confronti, ma si limiti ad analizzare il ruolo che egli svolge attualmente sullo scenario geostrategico per tentare di comprenderne i lineamenti e definire possibili dinamiche d’intervento, verrà spicciamente ricondotto al binomio “pro” e “anti” da moltitudini di amici e parenti furiosi, che lo accuseranno di tradimento. I media si occuperanno anche qui, attraverso gli sguaiati battibecchi politici appositamente predisposti per i talk-show, di tenere viva questa impostazione binomiale, sollecitando i sentimenti più istintivi dello spettatore inebetito verso l’uno o l’altro dei due estremi, ma inibendogli allo stesso tempo ogni forma di elaborazione più complessa.    

In alcuni casi particolarmente delicati, attinenti alla religione di Stato, la democrazia richiede che i sudditi siano in grado di contare al massimo fino a uno. Ad esempio il termine “antisemita” è lemma che non ammette contrari, ma solo sinonimi. Questo perché, come è noto, nessuno può non essere antisemita. Tutti siamo colpevoli – per azione o per inazione – del mitico massacro nazista degli ebrei, tutti siamo chiamati a risponderne, tutti siamo chiamati a batterci il petto ogni 27 gennaio per chiedere perdono di colpe di cui siamo considerati oggettivamente responsabili, senza possibilità di controdimostrazione. Non importa se all’epoca delle deportazioni nostro nonno doveva ancora nascere, non importa se abbiamo sempre detestato il razzismo, non importa neppure – ed è anzi blasfemo il solo pensarlo – che sulla reale modalità ed entità di quegli eventi esistano interrogativi sempre più inquietanti. Nessuno può sottrarsi al senso di colpa, poiché il senso di colpa è – ed è sempre stato – una delle armi più efficaci per tenere sotto controllo una popolazione “democratizzata”. “Io chiamo discorso di potere”, affermava Roland Barthes in una conferenza del 1977, “ogni discorso che genera la colpa, e di conseguenza la colpevolezza, di chi lo riceve”. Il senso di colpa, opportunamente indotto nel prossimo, è uno straordinario meccanismo di manipolazione della psicologia altrui. Ogni essere umano, nel suo piccolo, ne fa uso d’istinto quando cerca di ottenere ciò che vuole. “Se sapeste quanto mi sono sacrificata per farvi studiare”, dice ai suoi figli la mamma premurosa, cercando di convincerli a passare più tempo sui libri e meno su Facebook; “se mi lasci, mi butto dal balcone”, dice la donna tradita al marito fedifrago, nel tentativo di ripristinare l’amor coniugale, facendo leva sul terribile senso di colpa che scaturirebbe da un gesto suicida. La religione cristiana, su più ampia scala, ha implementato un senso di colpa ecumenico, derivante dal peccato originale che macchia ogni essere umano e dal sacrificio a cui il figlio di Dio ha dovuto sottoporsi per mondarne le nostre anime. Gesù è stato una mirabile invenzione di potere, una mamma rompicoglioni alla miliardesima potenza alle cui recriminazioni nessuno può sfuggire. Non è un caso che la Chiesa, dopo 2000 anni, rappresenti ancora un rilevante centro di potere globale, nonostante i mille rivolgimenti culturali e politici che avrebbero dovuto affossarla molti secoli fa. Il mito dell’olocausto si avvia a svolgere la stessa funzione. E’ un mito ancora giovane e per ora limitato soprattutto all’Occidente, ma grazie all’appoggio formidabile garantito dai media, può fare molta strada.

Ciò che qui comunque importa, è il fatto che la democrazia ha emancipato l’élite dominante da ogni residuo senso di colpa, e di conseguenza da ogni restante potere che le masse potevano esercitare su di essa, agevolando anzi un rovesciamento dei ruoli. E’ sempre più frequente ascoltare le recriminazioni di ministri incapaci e nullafacenti contro l’indolenza degli insegnanti, degli operai, dei disoccupati, della pubblica amministrazione e di molte altre categorie sociali a cui viene imputata la responsabilità dello sfacelo repubblicano, dovuto, ça va sans dire, non allo squallore infinito dei funzionari di governo, ma alle pessime scelte compiute nel passato dal corpo elettorale. E ancora una volta questa strategia produce risultati di spettacolare magnitudine: gli operai si accusano l’un l’altro di scarsa produttività, gli insegnanti si guardano in cagnesco, i dipendenti pubblici controllano malignamente l’operato dei colleghi, inondando la società civile di agnelli sacrificali e affrancando, nel contempo, la classe dirigente dalla necessità di rivestire questo ruolo.

Tutta questa festante leggerezza istituzionale, conquistata dai dominanti dopo secoli di rovello, potrebbe subire un brusco arresto nel caso in cui, come dicevo all’inizio, il termine “democrazia” finisse per perdere il suo charme e per acquisire, come sembra di percepire in tendenza, un’accezione deteriore e mortifera. La realtà si costruisce sulle parole e muore insieme alle parole. Il decesso dell’accezione virtuosa della parola “democrazia” rappresenterebbe la fine di un mondo, un rischio che il potere considera vitale scongiurare con ogni mezzo a sua disposizione.

La democrazia ha realmente liberato l’umanità. Ha liberato i vertici del potere dalla fastidiosa incombenza di rispondere delle proprie prerogative di fronte ai governati, senza peraltro dover condividere il dominio sull’esistente nei fatti, ma solo nei fumosi e inattendibili falansteri teorici della filosofia politica. Ha liberato i popoli dal mito e dall’insostenibile paura della libertà, senza per questo costringerli al disonore della resa. La libertà obbliga a prendere decisioni, costringe a informarsi, comporta rischi, esige la selezione di criteri su cui fondare le proprie decisioni. Nessun popolo sano di mente è mai stato veramente disposto ad accollarsi tanti fastidi, se non a parole. Gli uomini comuni non vogliono queste noie: vogliono che venga loro ordinato, senza troppi fronzoli, cosa devono pensare, per poi potersi dire sinceramente convinti di ciò che pensano. Questo è ciò che vogliono, ma non hanno mai osato ammetterlo, poiché accettare la propria passività, pavidità e povertà di pensiero sarebbe un’onta intollerabile con cui nessun uomo riuscirebbe a convivere. La democrazia ha offerto una pregevole scappatoia: garantire all’uomo della strada la permanenza di fatto nell’antica e irrinunciabile servitù, ma con il titolo formale di “sovrano”, di padrone e amministratore dello Stato. La democrazia accarezza il narcisismo dello schiavo, che vuole sentir decantare le sue virtù di comando, ma non vorrebbe mai doverle dimostrare per paura di rivelare al mondo la sua inettitudine. 

Se la democrazia dovesse morire, per senescenza inarrestabile della semantica di riferimento, ci troveremmo tutti, all’improvviso, in un universo destituito del suo significato. Sarebbe un mondo spaventosamente vuoto, terribilmente privo di punti cardinali, deliziosamente foriero di nuove e inaudite concettualizzazioni dei rapporti di potere e della vita collettiva. 

Gianluca Freda
Fonte: http://blogghete.blog.dada.net
Link: http://blogghete.blog.dada.net/archivi/2010-01-07
7.01.2010

27 Commenti
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vic
vic
7 Gennaio 2010 18:30

Oggi ci siamo intrufolati nel Ministero della Sanita’ del Governo Globale. Bussiamo alla porta dell’Ufficio della Neolingua. V: (toc toc) Permesso. Addetta alla Neolingua: Avanti. V: Buongiorno, sono venuto per via di quell’intervista. Spero di essere puntuale. AN: Prego s’accomodi. Dica pure. V: Sono incuriosito dal fatto che nel Ministero della Sanita’ ci sia un Ufficio della Neolingua. AN: Se ci pensa e’ una cosa molto logica. Pensi in proiezione futura. V: Alla lunga saremo tutti morti. AN: Cosa dice mai! Pensi alla comunicazione. V: Io cerco di andare a piedi o in bici, anche in barca se ce la faccio. AN: Guardi, la instrado io, senno’ lei mi va a parare chissa’ dove. V: Prego. Le uscite erano un po’ il mio debole, ha ragione. AN: Facciamo un esempio pratico. V: Un’invasione! AN: Bravo, ha intuito, lo sa’! V: Modestamente! AN: Mettiamo che decidiamo di invadere un paese qualunque. V: Lo Yemen. AN: Sia per lo Yemen. V: Ho sempre avuto un debole per la regina di Saba! AN: Cosa centra? V: Scusi era un pensiero vagante. AN: Torniamo alla nostra invasione. Come la giustifichiamo? V: Si porta la democrazia li’, mi pare pacifica, lapsus volevo dire ovvia, come… Leggi tutto »

myone
myone
7 Gennaio 2010 18:36

Chi sta’ sopra perfeziona un regno dalla sua scrivania in nome del popolo mondiale
che non e’ altro che il suo “oggetto” di realizzazione, sperimentazione, e materiale di lavoro.

Rossa_primavera
Rossa_primavera
7 Gennaio 2010 19:19

E’ verissimo che il fatto che uno stato sia nominalmente democratico non e’ sinonimo di altrettanta democrazia in politica estera:esistono democrazie molto aggressive ed imperialiste in politica estera e dittature che invece se ne stanno buone e mansuete a coltivare il loro orticello senza ledere gli interessi degli altri stati.Tuttavia la democrazia,per quanto falsa e parziale,e’ a mio avviso sempre da preferirsi alle forme di governo totalitarie e resta la meno peggio in assoluto perche’,almeno in teoria,col voto il cittadino ha sempre la possibilita’ di cambiare le cose,cosa che invece gli e’ totalmente preclusa in una dittatura.Ad esempio un cittadino degli imperialisti Usa,anche se bombardato dalla propaganda di disinformazione mediatica,puo’ sempre col suo voto cacciare Obama al termine del suo mandato,reo di aver continuato le guerre assassine dei Bush.E’ vero che in un sistema bipolare spesso si deve scegliere tra il minore dei mali,ma una scelta limitata e’ comunque meglio di nessuna scelta.Tra scegliere Prodi e scegliere Berlusconi,comunque la si pensi,c’e’ una grande differenza in termini di politica econmica,sociale ed estera.Questa pur piccola possibilita’ un cittadino di una dittatura non l’ha:negli Stati Uniti uno puo’ tranquillamente manifestare nei pressi della Casa bianca e gridare,Bush sei un criminale.Vi immaginate un poveretto… Leggi tutto »

Pausania
Pausania
8 Gennaio 2010 4:00

Affidare un compito così delicato a masse di individui composte, per la stragrande maggioranza, da semianalfabeti, lettori di rotocalchi e spettatori di bestialità televisive, sarebbe un’opzione suicida per ogni nazione che, per esistere, abbia bisogno di essere governata con stabilità e criterio.

E a chi lo dovremmo dare il compito, ai geni che su Youtube vedono le fialette di pomodoro?

Comunque Freda stia tranquillo, le critiche alla democrazia, anche migliori delle sue, sono vecchie quanto la democrazia stessa, non c’è niente di nuovo e non sono mai riuscite a fermarla.

Il problema è che, se mettessimo in pratica le critiche in questione, persone come Freda finirebbero al gabbio o impiccate. Meglio tenersi la democrazia, a questo punto.

stefanodandrea
stefanodandrea
8 Gennaio 2010 4:38

E’ vero che di critiche alla democrazia ve ne sono sempre state.
Freda, tuttavia, introduce una tesi, che fino a poco tempo fa poteva risultare al più provocatoria e che probabilmente era falsa: la sottrazione dei dominanti al controllo dei dominati, che divengono costituzionalmente responsabili per l’attività imputabile ai dominanti.
Oggi, invece, la tesi appara fondata e comunque coglie una parte della verità.
La bipolarizzazione, peraltro, già colta da Baudrillard negli anni 70 guardando gli stati Uniti, in Italia è un fenomeno abbastanza recente. E spinge a tener conto della prospettiva storica.
Una prospettiva storica comporterebbe una critica della democrazia più articolata, che implichi anche le conquiste e le speranze, oltre che i limiti, i difetti. E che possa più agevolmente porsi come premessa di una proposta politica che, magari minoritaria per alcuni anni, aspiri a contrastare (in Italia) il partito unico delle due coalizioni e eventualmente, anche tra dieci anni, a sconfiggerlo. Un libro colto e sintetico, dove le critiche della democrazia sono collocate in una prospettiva storica è quello, recente, di Massimo Salvadori, Democrazie senza democrazia, che è stato recensito e riassunto molto efficacemente: Fabio Gallese, Democrazie senza democrazia, http://www.appelloalpopolo.it/?p=756

amensa
amensa
8 Gennaio 2010 4:45

bello, Freda.
complimenti.
il passo successivo è :”cosa ci mettiamo al posto “?
io un’idea ce l’avrei, anzi due, e provo ad esprimerle, vediamo quante critiche sollevo.
la prima è una modifica al voto.
i partiti preparano una lista di 1000 domande relative a:
programma dell’opposizione, le battaglie dell’opposizione nella passata legislatura, il programma della maggioranza, realizzazioni del governo passato, organizzazione dello stato.
e si accordano su 3-4 risposte alternative di cui una sola giusta.
campagna elettorale fatta per illustrare e ribadire le risposte giuste.
votazione con scheda preliminare con 10 domande estratte tra le 1000.
9/10 corrette minimo, si vota, meno si va a casa.
la seconda è una modifica istituzionale.
democrazia piramidale ovvero:
50 cittadini eleggono un loro rappresentante di primo livello.
50 rappresentanti di primo livello ne eleggono uno , di loro, di secondo livello,
ecc…
caratteristica essenziale è la revoca immediata del mandato nel caso il rappresentante disattenda programma o promesse o comunque quanto ci si aspetta da lui.
commenti ?

AlbertoConti
AlbertoConti
8 Gennaio 2010 4:57

Critiche ovvie e fondatissime, riconducibili addirittura ai fondamentali stessi della cultura occidentale, alle contraddizioni intrinseche nell’uomo.
Eraclito, che trovo attualissimo, per taluni è un fascista, per altri, come me, è la chiave per entrare nel logos.
La democrazia è un’utopia, come il cristianesimo integrale, come qualunque possibile ideale umano, che spesso e volentieri si autotradisce nei fatti.
Ma la grandezza di un ideale non è nell’essere la soluzione meno peggio.
Io ho una mia teoria ben precisa, che cercherò di sintetizzare all’estremo, vista la sede (in tutta umiltà, non mi credo davvero di essere un novello Eraclito).
L’uomo è un animale dominante sul pianeta grazie all’arma più potente che la biologia abbia mai creato: l’intelligenza. Basti confrontare zanne e artigli dei più temibili predatori con lo sviluppo della corteccia cerebrale umana: non c’è storia.
Conseguenza dell’intelligenza è lo sviluppo scientifico-tecnologico, che paradossalmente ci sta uccidendo, o forse no. Da cosa dipende? Dalla stupidità umana, dalla mancanza più o meno accentuata di intelligenza individuale diffusa tra le masse.
Per questo credo nella democrazia.

Tonguessy
Tonguessy
8 Gennaio 2010 5:21

“l’uomo bianco, entità antropologicamente ed intellettualmente superiore, investito da Dio della missione di portare la luce della scienza e del progresso alle popolazioni “barbare” dell’Africa e dell’Asia.”
Invece in America……
L’Oceania poi…….

Penta
Penta
8 Gennaio 2010 5:27

Il problema non è come cambiare la forma di governo, è come cambiare la cultura.
Si pensa a come controllare chi governa il paese, ma occorrerebbe pensare a forme di controllo per chi governa la cultura, (non per la cultura). Forme do controllo che in alcuni paesi sono già attive (ad esempio limite al numero di canali televisivi posseduti, …)

tres
tres
8 Gennaio 2010 8:06

l’unica soluzione a quanto scritto nell’articolo è la rivoluzione;
visto che questa soluzione è pressocchè improbabile non rimane che l’ alternativa dell’approccio filosofico dello schiavo autocosciente

nomorelie
nomorelie
8 Gennaio 2010 10:37

forme di governo totalitarie sgozzano i propri cittadini mentre forme democratiche sgozzano altrui cittadini.
ergo è preferibilissimo starsene comodi in questa democrazia.
eventualmente possiamo togliere il mandato a un presidente se vediamo che sgozza troppi inermi lontani migliaia di km nel mentre noi ci arrovelliamo su chi succedergli.
il bello del diritto di dimostrare in piazza è che comunque se lo sgozzamento all’estero è stato deciso nulla cambia ma ci fa stare meglio con noi stessi (vedasi dimostrazioni contro la guerra in Iraq).
quindi lunga vita a questa democrazia che ci fa stare in una botte di ferro.

vic
vic
8 Gennaio 2010 14:07

Alla continua scoperta della Neolingua, che come una radice ha mille protuberanze, siamo volati coi nostri mezzi tachionici in Arizona, noto stato USA, famoso per le 3S (sex, sin and secret) peraltro gia’ note alle SS. Ma non siamo qui per curiosare sulle S. No, vogliamo curiosare sul significato di gestione democratica. Sentiamo. V: Buongiorno signor Burien, ci scusi l’affanno. Star dietro a tutte le espressioni della Neolingua richiede un gran correre. Walter Burien (accento AZ): Hi, my friend. Mettiti comodo. Ascolta con attenzione. V: Il microfono nanosensorico e’ inserito. Se mi sfugge qualcosa, i mezzi nanotecnologici provvederanno a rinfrescare la memoria. Ci dica dell’espressione “gestione democratica”. WB (sospira): C’imbarchiamo nel campo della gestione pubblica. Che in realta’ e’ gestione privata. V: Le solita multinazionali c’han messo le grinfie? WB: Stupisca. E’ il contrario: lo stato federale, gli stati, le contee, le citta’ controllano tutto! V: Lo so, l’URSS era cosi’, ma il muro e’ caduto ormai. WB: Ragazzuolo, parliamo degli USA! Noi, la piu’ grande democrazia, siamo il piu’ grande paese comunista. La meta’ del PIL e’ di fonte statale. La nostra gestione pubblica e’ di stampo comunista. Sono specifico: siamo gestiti da un sindacato di stampo mafioso. Guardi… Leggi tutto »

DaniB
DaniB
8 Gennaio 2010 14:10

– commento alla prima proposta:
verrebbe subito investita dagli strali del politicamente corretto: non è giusto che solo i “colti” o gli intelligenti possano votare… “anche a me che mi piace guardare la maria de filippi devo potere esprimere le mie idee e votare, chi sei tu per considerarti più bravo di me?”
ricordati che la pedagogia post.moderna ha convinto il 90% per cento che “tutto” è un diritto, niente va guadagnato, i bambini nascono già intelligentissimi, con la civiltà, Rosseau e Voltaire gia inglobati nel dna, non vanno formati, vanno rispettati nel loro personalità, già strutturata a 3 mesi di vita, che se gli dici no li traumatizzi, se gli sculacci a 18 anni ti diventano serial killer. il restante 10% è composto, ovviamente, da fascisti.
– commento alla seconda proposta: già un altra cosa, ma io del popolo non mi fido più, sicuramente anche un siffatto dispositivo sarebbe vittima della corruzione lobbistica più estrema.

vecchio mio, si salvi chi può.

Saluti

DaniB
DaniB
8 Gennaio 2010 14:16

quindi tu confidi che, prima o poi, l’intelligenza delle masse finalmente cresca ad un livello minimo…. perchè per adesso, con questo popolo, mi sembra di essere comandato da un branco di stolti. La tua è una speranza, perchè allo stato attuale, continua ad avere ragione Eraclito, che se non sbaglio profetizzava con un sillogismo del genere: “democrazia significa potere al popolo, il popolo è caprone, democrazia signifca potere dei caproni”.

tersite
tersite
8 Gennaio 2010 14:37

Qualche settimana fa, sull’incredibile studioaperto, è stato mostrato un servizio con protagonista un ragazzino affetto da una strana patologia che lo costringe a vivere legato a una sedia. Il ragazzo è autolesionista, in quanto non sente dolore per le ferite, i traumi o le fratture che riporta. Quindi non possono lasciarlo libero, deve rimenere legato, se no si fa del male.
I 2 servizi successivi erano su william windsor e emanuele filiberto…..

anonimomatremendo
anonimomatremendo
8 Gennaio 2010 15:25

La critica di Freda alla democrazia e´parziale e quindi ideologica perché lascia intendere che possano esistere oltre la democrazia altri tipi di politiche capaci di regolare la societá attuale.Credere che nel capitalismo possano esistere politiche (democratiche o no che siano) capaci di dettar legge all´economia e non viceversa a essserne dettate e´, nel caso dei democratici,semplicemente da poveri sciocchi utopisti,oppure, nel caso degli anti-democratici tipo Freda,da stronzetti col bastone da maresciallo. Se la società fosse capace di dettare legge al suo mercato, invece di ricerverne legge, non si tratterebbe più di una società feticistica. Sono invece proprio la globalizzazione e il neoliberismo ad aver dimostrato che non si possono più modificare le categorie-base del capitalismo: ogni misura politica a spese del capitale in un determinato paese lo induce soltanto a muovere altrove. L’unica alternativa realistica è allora la loro abolizione.

AlbertoConti
AlbertoConti
8 Gennaio 2010 16:09

Certo, altrimenti siamo spacciati. Occorre tener conto dell’economia funzionale ai processi di produzione di massa tecnologicamente avanzati. Quest’economia è ancora governata da un elite, che però ha perduto la nobiltà del principe, essendo necessariamente nascosta al popolo (democrazie attuali). Il suo modo di relazionare con le masse che producono ricchezza (consumatori) è proprio attraverso i consumi, che essa stessa controlla anche per mezzo di sofisticati mezzi culturali di persuasione. Pertanto questa minoranza non ha più alcun bisogno di regole morali al proprio interno ed è pronta a sacrificare le masse nel momento in cui non le saranno più utili da parassitare. Facile prevedere che successivamente si autodistruggeranno a loro volta, in un ambiente ormai esausto e irrimediabilmente contaminato. Questa è la visione “realistica”, che però ritengo sbagliata. In realtà i consumi di massa, dopo una fase tribolatissima di diffusione e omogenizzazione planetaria, che si adegua fatalmente ai limiti fisici dell’ecosistema, produrranno le condizioni di vita e culturali per quel salto nella coscienza collettiva che l’osservazione attuale sembra negare. A quel punto l’elite verrà meno avendo concluso il proprio ruolo di catalizzatore nell’accelerazione dei processi produttivi automatizzati. Semplicemente non verrà più sostenuta culturalmente, i loro artifici perderanno d’efficacia. Questi sono modelli… Leggi tutto »

francesco67
francesco67
8 Gennaio 2010 17:02

Tratto dal blog Santaruina____Critica del democraticismo di René Guénon____________ Naturalmente, quando noi ci troviamo di fronte ad una idea, come quella dell’ “eguaglianza”, o del “progresso”, o di fronte ad altri “dogmi laici” che quasi tutti i nostri contemporanei hanno accettato ciecamente e la maggior parte dei quali han cominciato già a formularsi nettamente durante il XVIII secolo, non ci è possibile ammettere che tali idee siano nate spontaneamente. ___ Si tratta, in fondo, di autentiche “suggestioni”, nel senso più stretto della parola, che peraltro poterono produrre un effetto solo in un ambiente già preparato a riceverle. ___ Se dunque esse non hanno creato lo stato d’animo complessivo che caratterizza l’epoca moderna, hanno tuttavia contribuito ad alimentarlo e a svilupparlo fino ad un punto, che altrimenti non sarebbe stato di certo raggiunto. ___ Se queste suggestioni venissero meno, la mentalità generale sarebbe assai vicina a cambiar d’orientamento: per questo esse vengono così accuratamente favorite da tutti coloro che hanno un qualche interesse a protrarre il disordine, se non pure ad aggravarlo – e tale è anche la ragione per cui in tempi, nei quali si pretende di tutto sottoporre alla discussione, queste suggestioni sono le sole cose che non si… Leggi tutto »

Earth
Earth
9 Gennaio 2010 0:59

Ahaha che cosa simpatica, il tuo primo punto, io l’ho scritto giusto un anno fa! 🙂 https://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=5461 Cercati il mio commento, purtroppo non te lo posso linkare direttamente, comunque te lo copincollo in fondo: di Earth il Martedì, 13 gennaio @ 16:31:56 CST E’ troppo interessante il fatto che proprio l’altro giorno ti dovevo scrivere che avevi riportato su scritto quello che pensavo ultimamente (poi per tempo non ho piu’ potuto) e ora toh capita a te! Concordo con virgosinemacula, ma prima volevo precisare che se avessi uno stipendio da medico, neppure io avrei la neceissita’ di fare i debiti… Allora dicevo, Concordo che il diritto di voto a tutti i cittadini indiscriminatamente va tolto. Pero’ non sono d’accordo sui colti, i colti sono persone che hanno cultura, la cultura si ha se si hanno i soldi per avere tempo libero e far andare i figli a scuola, questo e’ troppo discriminante, i colti possono essere venduti, inoltre i colti non sono per forza di cose intelligenti, una persona che ha cultura puo’ essere messo in difficolta’ come niente da un’intelligente con minor cultura, la quasi totalita’ delle volte finisce che il colto risponde tirando in ballo cose che l’intelligente… Leggi tutto »

Earth
Earth
9 Gennaio 2010 1:04

Quello che dici e’ proprio vero… comunque il mio commento ad amensa risponde anche al tuo primo punto facendo riferimento alla difesa personale.

stefanodandrea
stefanodandrea
9 Gennaio 2010 1:59

E’ la tua criticqa ad essere ideologica e falsa.
Svolgo solo alcuni esempi, potrei farne altri cento: fino al 1989: televisione nazionale solo pubblica; telefonia solo pubblica e quasi gratis; equo canone; stabiità del rapporto di lavoro; banche pubblliche; derivati non disciplinati e non in circolazione; una sola giocata del lotto a settimana; niente gratta e vinci; niente bingo; niente carte di credito (che già esistevano; ma le banche ubbliche non le mettevano in circolazione); niente scommesse autirizzate (al più un po’ di toto nero); risparmio degli italiani al 43% (oggi 13). Oggi tutto questo si è capovolto. Non era capitalismo quello? Non è capitalismo questo? Oppure per capitalismo tu intendi sistemi molto diversi, per redistribuzione della ricchezza, risparmio privato, stato sociale, ecc.? Un uso così esteso del termine è privo di significato pratico. Non consente di distinguere un puro sangue da un bardotto, soltanto perché anziché un cavallo si desidera una mucca. E’ privo di senso.

Earth
Earth
9 Gennaio 2010 3:20

“A quel punto l’elite verrà meno avendo concluso il proprio ruolo di catalizzatore nell’accelerazione dei processi produttivi automatizzati.” Son d’accordo in questa ipotesi, l’avevo pensata pure io tempo fa e l’ho scritta pure da qualche parte qua su cdc, comunque ultimamente vedendo la crisi economica e lo spostamento del commercio dai paesi industrializzati ai paesi poveri si capisce che questa cosa l’hanno capita pure loro, stanno cercando in tutti i modi di rallentare il progresso tecnologico utilizzando lo sfruttamento della manodopera a basso costo, eppure la completa automatizzazione e’ alle porte, manca davvero poco, basta pensare all’evoluzione dei computer negli ultimi 15 anni e la potenza raddoppia ogni 4 anni, secondo me in 12-20 anni si puo’ raggiungere la completa automazione, con un progetto ben preciso. Riprendendo il punto del discorso e’ che l’impero si sta tenendo pronta con delle armi tecnologicamente incredibili sapendo che un giorno ci sara’ la rivolta popolare. Ci fanno vedere la guerra in iraq o altri posti che si combatte con la fanteria armata di fucile, ogni tanto esce fuori il servizio sul drone di turno, ma ci tengono sempre nascoste le armi che colpiscono direttamente il cervello umano, ora mettiamo caso che ci sia… Leggi tutto »

gnorans
gnorans
9 Gennaio 2010 4:18

D’accordo su tutto meno che su un’idea di fondo: io credo che il governo REALMENTE in mano a masse di individui semianalfabeti, lettori di rotocalchi e spettatori di bestialità televisive, sarebbe migliore di quello in mano agli psicopatici che finora hanno governato il mondo.
Siano questi ultimi re, dittatori, democratici fasulli o elite nascoste, sono sempre frutto di una selezione da cui emerge il piu’ s*****o.
Vedasi Andrew M. Lobaczewski – Political Ponerology (ma quando esce in italiano?).

anonimomatremendo
anonimomatremendo
9 Gennaio 2010 9:09

A tal proposito consiglio di vedersi “El metodo'”,film spagnolo del 2005 dove emerge con assoluta chiarezza il metodo e i criteri di selezione dei vertici di comando .Alla fine risulta che a vincere la selezione sia sempre il piu´s*****o.

AlbertoConti
AlbertoConti
9 Gennaio 2010 9:11

Dicevo che l’intelligenza è un’arma perchè può essere usata in questo senso. In generale però è uno strumento di conoscenza e di consapevolezza, ma è solo lo strumento, non la conoscenza e la consapevolezza. Queste oltre allo strumento richiedono un soggetto, un anima in grado di accoglierle. La qualità dell’uomo deciderà poi l’uso dei frutti dell’intelligenza. Non è un merito oggettivo l’esercizio intensivo dell’intelligenza, per questo la meritocrazia è una motivazione troppo debole e fasulla per questo tipo d’economia che ci opprime forse più di quanto non ci liberi. Un buon frutto dell’intelligenza è il perdono, eppure è molto difficile da accettare, anche per via dogmatico-religiosa, come il cristianesimo dimostra. Il mio ottimismo nasce anche dal fatto che l’esperienza del dolore è elaborabile dall’intelligenza, che genera saggezza o comunque un’elevazione spirituale, innescando una spirale virtuosa, tant’è che a dispetto del bombardamento mediatico e del ricatto economico la stragrande maggioranza della gente normale, cioè non ricca, ha le migliori qualità spirituali, che rendono possibile il miracolo della convivenza civile (ripeto, nonostante tutto). Un altro buon frutto dell’intelligenza è il ridimensionamento della verità, quella chimera che sembra reale proprio rispetto al dolo del fedifrago, ma che invece si stempera molto con l’esperienza… Leggi tutto »

anonimomatremendo
anonimomatremendo
9 Gennaio 2010 9:36

Criticare la democrazia senza allo stesso tempo criticarne il fondamento ,cioé il modo di produzione capitalista ,significa limitarsi a fare un discorso sociologico-politicantesco e quindi meramente ideologico.Freda non si sogna minimamente di criticare le restanti categorie portanti di questo modo di produzione come ad esempio Stato e Nazione ,economia e politica…..La critica di Freda rimane nell´ ottica dello Status Quo e come tale meramente conservatrice.Poi Freda sará anche un brillante scrittore ma questo non impedisce nessuno nell individuare nel suo discorso storture ideologiche.

Rossa_primavera
Rossa_primavera
9 Gennaio 2010 19:54

E quale sarebbe la soluzione,far votare solo una ristretta cerchia di illuminati radical chic?Votare per censo?Far votare solo i laureati?