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DEGLOBALIZZARE PER SOPRAVVIVERE

DI MASSIMO FINI
ilfattoquotidiano.it

Alle primarie socialiste francesi Arnaud Montebourg, 48 anni, che rappresenta la sinistra del partito, ha preso il 17% dei voti proponendo la deglobalizzazione attraverso il ritorno a un forte protezionismo.

Mi fa piacere perché è quanto vado proponendo, nei miei libri e col mio micromovimento cultural-politico, Movimento Zero, da una quindicina d’anni (un tema che, incidentalmente, avevo ripreso, sia pure in estrema sintesi, nello scorso Battibecco), anche se io parlo di autarchia europea, Montebourg, più prudentemente, di protezionismo, ma sostanzialmente si tratta della stessa cosa.Il successo di Montebourg significa che una parte della base della sinistra francese comincia a rendersi conto degli effetti devastanti della globalizzazione e della mondializzazione (anche se si tratta di due concetti diversi: il primo è economico e riguarda la “reductio ad unum” dell’intero esistente al modello di sviluppo occidentale; il secondo la tendenziale unificazione del mondo in un unico Stato, a guida americana, naturalmente), terreno finora coltivato da nicchie culturali di destra.

È un programma, quello di Montebourg, che se non altro ha il pregio della diversità. In Italia siamo invece all’encefalogramma piatto. Il dibattito politico si riduce all’eterna diatriba tra berlusconiani e antiberlusconiani che ha finito per stancare tutti, almeno quelli che non si sentono di appartenere a nessuna di queste due squadre.

Intendiamoci, il discorso della legalità è importante: è il minimo comun denominatore perché una comunità possa tenersi insieme. Ma non basta. Epperò anche le rare volte che destra e sinistra escono dalla zuffa permanente non fanno che riproporre le solite, muffe, ricette, la crescita, la modernizzazione, insomma l’adesione acritica al paranoico modello del produci-consuma-crepa che è anzi diventato un ancora più demenziale consumare per produrre.

Anche se gli attuali esponenti della destra e della sinistra sono delle mediocri banalità, le ragioni di queste loro incapacità di uscire da quello che viene chiamato il “pensiero unico”, sono tutt’altro che banali. Marxismo e liberismo, destra e sinistra nelle loro varie declinazioni sono in realtà due facce della stessa medaglia: la Modernità. Sono entrambi figli della Rivoluzione industriale, illuministi, ottimisti, positivisti, economicisti, hanno entrambi il mito del lavoro (per Marx è “l’essenza del valore”, per i liberisti è esattamente quel fattore che, combinandosi col capitale, dà il famoso “plus valore”) e si sono illusi che industria e tecnologia avrebbero prodotto una tale cornucopia di beni da rendere felici tutti gli uomini (Marx) o quantomeno la maggior parte di essi (i liberisti). Questa utopia bifronte è fallita.

Io vedo marxismo e capitalismo come due arcate di un ponte che si sono sostenute a vicenda per due secoli e mezzo. Il crollo del marxismo prelude quindi a quello del capitalismo il cui sgretolamento sta avvenendo sotto i nostri occhi e alla cui fine ci aspetta una catastrofe planetaria. Ma gli stanchi epigoni del capitalismo e di quel che resta del marxismo non sono in grado di mettere in discussione radicale la Modernità, perché categorie di destra e di sinistra della Modernità sono nate, nella Modernità si sono affermate, e quindi non possono recidere le proprie radici anche se tutti vedono che sono già marce e che, se non si cambia rapidamente direzione, l’albero cadrà da solo.

Massimo Fini
Fonte: www.ilfattoquotidiano.it
15.10.2011

Pubblicato da Davide

  • mikaela

    Caro Fini, mi sono fermata alle prime righe (non ho tempo) ma queste poche righe che ho scopiazzato un po’ qua e la’ nella pagina di Paolo Barnard sono una degna risposta al tipo che hai messo in foto.

    -Forse vale la pena ricordare che l’implosione dell’UME e’ abbastanza intenzionale -in modo da realizzare quello che le potenze neomercantili della UE hanno sempre voluto, cioe’ due valute

    Unione Europea con un sud povero in cui attingere tanta manodopera a basso costo per il nord.

    E stato il ministro delle finanze Tedesco che ha ammesso d’aver escluso
    qualsiasi rete di sicurezza nella realizzazione dell’UME e che il parlamento dell’UE non ha nessun potere cosi’ incastrato come’ dal trattato di Lisbona.-

    Quindi dimenticatevi qualsiasi importante azione preventiva.

    La deflazione dei consume e dei salari nell’ UE non e’ una conseguenza del se-tup dell’ UME cosi’ come e’ nata –

    Bensi’ e’ stato ben codificato nella sua creazione da leggi soprannazionali dalla potente Commissione Europea.

    http://www.paolobarnard.info

  • AlbertoConti

    @mikaela: sei completamente fuori tema. Se non hai tempo di leggere che ci stai a fare qui? Se una critica si può muovere a quest’articolo di M.Fini è che è solo critica, non propone alcun superamento della dicotomia descritta. Ma questo già lo sapevamo.

  • Kampala

    Se per Deglobalizzazione il nostro nuovo astro nascente francese intendesse “Risovranizzazione” di quei rimasugli geografici (Staterelli) che ci ha lasciato il piano dei lobbisti , sarebbe una novità di grndissimo rilievo.
    Se il disinnesco dei trattatelli a nodo scorsoio di Mastrich , Lisbona e Schengen , mai sottoposti a ratifica popolare , rappresentasse il primo vaggito di un movimento politico transnazionale , se per modifiche costituzionali intendesse proprio la modifica di quelle zone grige che ogni carta costituzionale di paese europeo prevede come intangibile , quella della ratifica dei trattati internazionali ; allora si , incominceremo a prendere la strada maestra , poichè la Megatruffa incomincia proprio da questi strumenti di totale esclusione della sovranità popolare da scelte che ne devastano completamente l’assetto democratico.
    Quindi , vediamo se chi si avvicina alla verità , avrà la forza di andare fino in fondo , oppure verrà convinto a virare la rotta verso la fuffa ambientalista , antinucleare , giustizialista manettara ecc. ecc.. storie già viste…….

  • tania

    Balle , tutte balle e molto goffe per altro . Massimo Fini la deve smettere con questo suo strumentale piegamento di Marx a suo piacimento . Marx non era affatto produttivista . Se mai produttivisti lo sono stati alcuni marxismi : sicuramente l’esperienza sovietica , sicuramente le socialdemocrazie occidentali ( che hanno molto poco di Marx per altro ). Ma altri marxismi non lo erano affatto , basta uscire dalle zone “imperiali” : come si fa a definire ( per fare un paio di esempi , ma ce ne sono tanti ) lo zapatismo produttivista ? oppure l’esperienza dei villaggi ujamaa in Tanzania ? ( basta leggersi la dichiarazione Arusha del ’67 ) .. Insomma Massimo Fini taglia , cuce e prende i marxismi che preferisce . Ma tutti i padri putativi del pensiero della de-crescita ( forse sarebbe meglio dire a-crescita ) , che Fini dovrebbe conoscere , erano e sono estimatori delle opere di Marx : a partire da Walter Benjamin e Marcel Mauss arrivando a Latouche ( ma anche Polanyi e Ivan illich erano estimatori delle opere di Marx ) . Certo Marx è figlio del suo tempo e il positivismo allora divampava .. Ma nonostante questo nessuno quanto Marx ha denunciato la logica capitalista della produzione per la produzione, l’accumulazione del capitale, delle ricchezze e delle merci come scopo fine a sé stesso. L’idea stessa di socialismo –al contrario delle sue miserabili contraffazioni burocratiche– è la produzione di valori d’uso, di beni necessari alla soddisfazione delle necessità umane. L’obiettivo supremo del progresso tecnico per Marx non è la crescita infinita di beni (“l’avere”), ma la riduzione della giornata lavorativa e la crescita del tempo libero (“l’essere”). PUNTO

  • Quantum

    Qualcuno conosce o ha mai sentito parlare del Progetto Venere di Jacques Fresco?

    La società basata sulle risorse, che prevede la tecnologia per ridurre drasticamente il lavoro, che così si diventa su base volontaria, o su orari assolutamente umani e sostenibili.

    Penso che se la vita costasse poco, e fossero sufficienti i sussidi di sussistenza per diritto di cittadinanza, si potrebbe lavorare tutti 2-4 ore al giorno. Nessuna disoccupazione significa che a turno tutti si lavora, ma anche che se il denaro è una convenzione tra chi ne accetta il valore, questo resta tale ossia una utilità, e non il fine ultimo per cui lavorare.

    Il Progetto Venere prevede anche la società cibernetica e fondata sulle risorse. Un super computer invece che calcolare quanto una banca come Goldman Sachs può speculare nei mercati, calcolerà di tutto il pesce, legname, petrolio, cereali, ecc. Che il pianeta può produrre, quanto ne spetta ad ogni nazione e ad ogni cittadino. Il denaro non ti servirà neppure, perché puoi averne quanto ne vuoi, ma se questo il pianeta produce, questo ti spetta e non puoi comprarne altro.
    Invece che acquistare ogni famiglia 2-3 auto, le auto non si posseggono, ma si prendono in prestito per il tempo che serve, come il taxi, ma a costi irrisori o nulli!

    Anche se apparentemente utopistico, molti principi alla base del Progetto Venere sono utilizzabili.

  • mikaela

    Alle primarie socialiste francesi Arnaud Montebourg, 48 anni, che rappresenta la sinistra del partito, ha preso il 17% dei voti proponendo la deglobalizzazione attraverso il ritorno a un forte protezionismo.

    Caro Alberto, mi sono fermata qui, soprattutto sul termine protezionismo , e in base a quel termine ho riportato alcuni scritti di Barnard (che non sono mai fuori tema quando si parla di Comunita’ Europea)scopiazzando un po’ fra i suoi scritti prcedente, per far capire che la potente UME si e’ ben preoccupata di prendere le sue precauzioni per proteggere i suoi interessi.

    Questo e’ molto di piu’ di “protezionismo”,dalla prima unione a oggi ben 3 rettifiche modificandoli di volta in volta (quando qualcuno alzava la testa) rendendo le cose sempre piu’ impossibili allo stato attuale.

    Stavamo facendo il nostro percorso di crescita naturale (con le mafie e corruzione come in tutto il mondo)loro invece ci stanno portando alla fame. Abbiamo bisogno d’uscire dall’Euro il protezionismo nazionale ci penseremo dopo se sara’ necessario.

  • Zret

    Quante utopiche sciocchezze! Il micromovimento di Fini è destinato a diventare un nanomovimento formato da lui e da lui.